DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
At PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
' DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. VII.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLI.
l^iy&firv()n/t, fin.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
■'Wì®^m»'
C
CAM
CAM
VJ AMERA Apostolica {Camerce
Apostolìeae). La reverenda Camera
Apostolica rappresenta l'amministra-
zione pubblica dello stato Pontificio,
e del suo tesoro , o erario, e chia-
masi anche Camera Pontificia. Il
nome di Camera ne'bassi tempi pi-
gliossi sovente pel luogo, ove custo-
divansi i tesori, e fu detto Camera
il fìsco imperiale, o reale, ed anche
il provinciale. Chiama vansi pure con
tal nome la corte dell' imperatore ,
o del re, i luoghi delle chiese e dei
monisteri, riservati a diversi usi ed
uffizii. Perciò Camera calceamento-
rum si trova di frequente nomina-
ta ne' monisteri, Camera clericorum
si diceva quella ove custodivansi le
vesti sacerdotali , Camera compulO'
rum, chiamavasi la Camera de' conti,
Camera panis matutinaUs era quel-
la, ove si facevano a' canonici le di-
stribuzioni , Camera paramenti il
luogo ove il Papa prende gli abiti
sacri, e che anche si chiama Ca-
mera del letto de' paramenti. Da ul-
imo Camera secreta Pontificia si
appellano le intime stanze della re-
sidenza del Papa, e i famigliari in
esse residenti, e addetti al domesti-
co servigio del Pontefice. V, Came-
ra de' paramenti e Camera segreta
Pontificia.
S. Leone I, Papa del 44^? ^^c®
costruire tre Camere, od oratorii nel-
le tre basiliche di s. Giovanni, di
s. Pietro, e di s. Paolo , e pose iii
esse tre individui a custodire i cor-
pi, o le reliquie di detti principi degli
apostoli. Questi custodi, dall'abitare
in tali camere , vennero chiamati
Cubicularii, o Cappellani a cubicu"
lo. Inoltre Camera fu detto il luo-
go , ove si conservano il denaro e
le scritture del pubblico, del prin-
cipe , e di alcuni collegi. Sotto il
nome di Camera furono pure com-
presi, e indicati talora i ministri, ed
i camerlenghi di essa, ond'è, che da
tal vocabolo si ripete l' origine del
nome Camerlengo , e dell' applica-
zione parziale di questo stesso no^
me air uflìzio di custodire, o ammi^
nistrare le pubbliche rendite. Per»
6 CAM
ciò Canterani Apostolici si dissero
<|udli, che aveaiio in cura i denari
della Chiesa Romana. Da Camera
trasse pure origine il nome e V uf-
fìzio de' piclati chierici di Camera ,
come Camerale si disse qualunque
cosa, o persona attinente alla re^^e-
rcnda Camera Apostolica ^ per lo
più pigliata nel significato di fìsco,
o tesoro Pontifìcio.
Dalle epistole di s. Gregorio I,
eletto neir anno Sgo , si ha che
già da molto tempo la Chiesa Ro-
mana possedeva venti tre pingui pa-
trimonii quasi tutti nell' Italia , i
quali poi si aumentarono in ogni
parte del mondo , senza eccettuare
l'Afiica e r Oriente. Il Cenni ne ha
dato il numero nell' esame del Di-
ploma di Lodovico Pio. V. V Anti-
fehronio italiano^ tomo IV, dell'edi-
zione di Cesena p. 29 r, ed il Gret-
sero, il quale nel libro de munifi-
centia principum in sedem Aposto-
licamj nel capo XI, enumera i re-
gni e gli stati, che furono tributa-
rii alla sede romana, incominciando
il dominio temporale de' Papi sotto
s. Gregorio II verso l'anno ySo. A
ciascuno de' mentovati patrimonii i
Sommi Pontefici davano un distinto
amministratore, col nome di Difen-
sore j o Rettore , che soleva essere
uno de'primarii chienci della stessa
Chiesa Romana.
In questa anticamente vi fu l'uf-
fizio di ArcariOy nome dato al cu-
stode del denaro, che soleva nell'ar-
ca conservarsi , ed altre volte vi fu
l'uffizio di Saccularioy per ragione
della cura e custodia, che avea del-
la borsa, o sacco, in cui ri pon evasi
il denaro della medesima Chiesa ,
chiamandosi anche Sacculus il luo-
go, in cui si tenevano riposti i de-
nari stessi. Sacco fu detto altresì il
tesoro del fisco : Fiscus saccus est
CAM
puhlicHX j e posteriormenle T ufTizio
di Vestarario , cui apparteneva la
cura delle sacre vesti , e delle cose
preziose, insieme al denaro. E sicco-
me presso i re di Francia incomin-
ciò a chiamarsi Vestiario e Canie-
raj quel luogo in cui le dette cose
si custodivano, nel progresso de'tem-
pi prevalse il costume di appellarlo
semphcemente col nome di Came-
ra, onde la Chiesa Romana, ad c-
sempio della corte di Francia e di
altri, chiamò Camerae domini Pa-
pae il sito, che prima diòevasi Ve-
stiario, come rileva il Muratori, /-
tal, med. aevi, tom. I col. 9.49.
Nel protocollo degli atti del conta-
do Venesino, rogati nel i3o2 enei
i3o3, esistenti nell'archivio vaticano,
si legge : Magister Malhia de Tiica-
tc Clericus Camerae domini Papa e.
Quindi è, che alla persona, la qua-
le presiedeva alla Camera del Ve-
stiario 3 fu dato il nome di Came-
rario j, o Camerlengo , in luogo di
Vestarario. Siccome poi il luogo
del Vestiario era nel patiiarchio, o
palazzo apostolico lateranense , così
il Macri asserisce, che questo si chia-
mò Camera Apostolica,
Camera [Camerae), secondo il
Borgia [Memorie di Benevento t.
II p. 4^0? diconsi tutte quelle co-
se, che immediatamente appartengo-
no al principe, ed al vocabolo Ca-
merae ^^ appresso il Du-CangCj se ne
leggono gH esempii. E siccome sotto
la medesima voce è ancora inteso il
fìsco, il Pontefice Benedetto VII!
in una bolla emanata nel io 17, ri-
portata dal Muratori, diss. 17 An-
tiq. Italie, j contro i trasgressori
della medesima, scrisse. >> Qui facere
» hoc praesumpserit etc, sciatse com-
« positurum centum aureos mancosos
•> medietatem Camerae nostrse, et
?» medietatem etc". Nelle carte anti-
CAM
che, invece di Camera tiovasi altre
volte sci'ìlto mensa j anche per dinota-
re una cosa di special dotninio del
sovrano, come che questa voce più
frequentemente sia usata ad indica-
re i beni, e i patrimonii delle chie-
se, de' vescovi e de'monisteri. Anti-
ca è la denominazione di Camera
Apostolica, ed abbiamo dal Galletti,
del Frinii cero ec. p. 65, che Igoal-
do abbate di Farfa, neìl' 829, recla-
mò contro il Pontefice Gregorio IV
e la sua Camera Apostolica, perchè
a tempo de' suoi predecessori gli e-
rano state tolte alcune possessioni ,
che mai avea potuto ricuperare. Lo
stesso autore, a p. ii3 , dice che
due figlie di Baldovino ricusarono
di ricevere a nome della Camera
Apostolica certe terre, nel 119'^,
sotto Celestino III.
Accresciute dipoi le incombenze
del Camerlengo, oltre il registro dei
conti delle oblazioni fatte all' altare
di s. Pietro , nella divisione solita
farsi tra la Camera Pontificia ed il
capitolo vaticano dei censi, che per
le esenzioni i monisteri erano ob-
bligati a pagare alla Camera Ponti-
fìcia, senza mentovare altre attribu-
zioni , cominciò il Camerlengo a
prevalersi dell' opera di que' chieri-
ci, che assistevano al Papa nel pa-
lazzo apostolico , chiamati chierici
di Camera, per distinguerli dagli al-
tri chierici addetti al servizio delle
chiese di Roma. Diede ad essi qual-
che particolare incarico per la cura
della roba, e delle rendite Pontifi-
cie , tanto più che ancora non era
stabilito il loro collegio e il tribunale
camerale, mentre è certo che nel se-
colo XIV i chierici di Camera era-
no tre, e dipendevano dagli ordini
del Camerlengo. Colla destina/ione
poi, che il Camerlengo fece di uno
di essi alla custodia del tesoro Pon-
CAM 7
tifìcio, s'introdusse la carica di teso-
rierCj il quale stabilmente già si vede
nel Pontificato di Giovanni XXII
verso l'anno i32o, e ben presto
divenne indipendente dal Camerlen-
go, col diminuirsi la sua estesa giu-
risdizione. Ma a maggior lume di
questo argomento sono a vedersi gli
articoli Camerlengo di s. Romana
Chiesa^ Tesoriere^ Chierici dì Ca^
mera, Soi^ranità de^ Pontefici ^ e
principalmente Tesoro Pontificio _,
ove molte cose , anzi le maggiori ,
riguardano appunto la Reverenda
Camera Apostolica.
Volendo dire qualche altra cosa
in genere, appartenente alla Came-
ra, si ha che nel Pontificato di Cle-
mente VI , eletto in Avignone nel
13421, molte furono le querele fat-
te al Papa contro gli ufliziali della
Camera Apostolica ; e perciò fu de-
putato ad esaminarle il vescovo di
Cabors, cui furono attribuite preca-
riamente alcune ingerenze spettanti
al camerlengo e al tesoriere. Sot^
to il Pontefice Urbano V però, nel
1864, gli appalti delle zecche erano
fatti comunemente dal Camerlengo,
dal tesoriere e da altri, senza l'in-
tervento de'chierici di Camera ; ma
non essendo un tal sistema costan-
te, si può congetturare, che a poco a
poco si sia introdotta la riunione in
corpo de' chierici di Camera ad as-
sistere ai contratti camerali , ed a
formar tribunale, le cui costituzioni
furono confermate da Eugenio IV,
nel 143 1, come si ha dal Ballar,
novis. t. Ili, p. Ili, pag. 48. U
Viale, ne' suoi Tesorieri Generali p.
21 , osserva, che da Martino V,
creato nel concilio di Costanza l'anr
no i4'7> s'introdusse l'uso, che i
Papi avessero due specie di teso-
rieri , cioè uno pi'oprio e segreto ,
r altro generale della Camera A pò-
8 CAM
stolica, il quale era per solito pre-
scelto dai chierici di Camera, i cui
presidenti vengono giù nominati nel
Pontificato di Paolo 11. Si sa infat-
ti, che certo Angelo vescovo di Fel-
ti'e , uno de' presidenti di Camera ,
fu incaricato di supplire il tesoriere
Lorenzo Zane occupato in altre gra-
vi incombenze, ed essendo morto
nel 1 47 ^ Paolo li, il detto tesorie-
re nella sede vacante s'intitolò : ^^e-
dìs Aposiolìcae thesaurarius gene-'
ralis.
Eletto in successore Sisto IV, va-
rii chierici di Camera fecero da vi-
ce-tesorieri, e Bartolomeo Maraschi,
fatto tesoriere da questo Pontefice ,
dallo Scotti (par. II, pag. 21. HeU
velia sacra , et profana ) venne
chiamato Tesoriere generale di s.
Chiesa. Lo stesso Sisto IV , con
bolla del i479:> ordinò che tutti i
pesi ed emolumenti della tesoreria
fossero comuni coi notali della Ca-
mera Apostolica.
Esercitando anticamente il Camei^
lengo anche la privativa giurisdizio-
ne in tutte le cause del foro con-
tenzioso, che il Pontefice non pote-
va sbrigare, soleva eleggere un pre-
lato uditore, che poi volle nomina-
re lo stesso Papa, chiamandolo udi-
tore generale della reverenda Ca-
mera Apostolica, ma Paolo IV, nel
1 558, gli cambiò il titolo con quel-
lo di reggente della Camera Aposto-
lica , e stabili che fosse un Cardinale,
Tale qualifica durò ben poco, giacché
il successore di lui, Pio IV, nell'anno
seguente, estinse tal magistrato, e re-
stituì alla Camera l'uditore, che dopo
il governatore di Roma, come vice-
camerlengo, è il primo prelato del-
la corte di Roma, e risiede nel pa-
lazzo della curia Innocenziana. Il detto
governatore ancora, come vice-camer-
leng;o, fa parte della Camera Aposto-
CAM
lica. Ciò forse ebbe origine alloi'-
quando, nel i434) fuggendo da Roma
Eugenio IV, ed essendo carcerato il
camerlengo, egli costituì un vice-
camerlengo, che si chiamò Guber-^
nator in alma Urbe etc., in Canic~
ra Apostolica vice-Canierarius , et
Canierarii locnnitenens, come me-
glio si dice al suo articolo. Anche
questa eminente carica si eleggeva
dal Camerlengo, finche i Papi vol-
lero essi stessi nominarla. Ne abbia-
mo una testimonianza tuttora , al-
lorché il Pontefice consegnando il
bastone del comando al Cardinal
camerlengo di s. Romana Chiesa,
questi crea il governatore vice-ca-
merlengo, col passargli tal bastone,
e col dirgli : Prendi questo bastone^
e sii il vice-camerlengo.
Quando Sisto V, nel i585, fu
assunto al Pontificato, richiedendo i
bisogni della Chiesa quel denaro ,
che non avea la Camera Apostoli-
ca, riformò gli uffizii vacabili, e ne
creò degli altri, fra'quaii stabilì, che
tale fosse il Camerlengo; eresse di
nuovo quello del tesoriere, quello
dell' uditore camerale , quelli dei
chierici di Camera, che ritornò al
numero di dodici , e creò vacabile
il commissario della reverenda Ca-
mera Apostolica , che non lo era,
ed al quale apparteneva la cura del-
l'archivio, e la direzione ed esecu-
zione degli affari più gravi e de'di-
ritti della Camera Apostolica, e so-
vente passava chierico di camera, o
ad una delle primarie segreterie ,
come si può vedere all'articolo Va-
cabili. Sisto V inoltre rinnovò ed
accrebbe i monti Camerali vacabili,
e non vacabili , argomento che ri-
guarda la Camera Apostolica, e che
si trova all' articolo Luoghi di
Monti.
Il I^outefice Alessandro VII, bq7
CAM
nemerito de'chierici di Camera, Del-
l'anno 1666, fece restituire dalla
regia Camera Apostolica agli uffi-
ciali venali da lui estinti il prezzo
da essi pagato pei loro uffici i, solle-
vando COSI la stessa Camera di una
annua rilevante gravezza. Il denaro
di siffatta restituzione fu preso dai
luoghi di monte non vacabili, e pe-
rò soggetti a fruttato più tenue. In-
nocenzo XI, appena eletto nel 1676,
fu così moderato, che dichiarò non
volere pel suo mantenimento nep-
pure un quattrino dalla Camera A-
postolica, ciò che osservò in tutto il
suo Pontificato , applicando le ren-
dite Pontificie in saldare i debiti ,
da'quali era aggravata la stessa Ca-
mera, e per le necessità della Chie-
sa, cóme attesta YHistoire des Cori'
claves tom. II p. 4^9« Fu egU con
zelo secondato dalla parsimonia del
suo tesoriere generale Gio. France-
sco Negroni, poi Cardinale, il quale
saggiamente amministrò il danaro
della Camera Pontificia, che si rieb-
be così dalle critiche circostanze in
cui trovavasi. Gli diede in successo-
re Giuseppe Renato Imperiali , al
quale, nel 1688, ampliò con chiro-
grafo le facoltà per procedere nel-
le cause criminali del monte di pie-
tà, tanto contro i ministri, quanto
contro gf incolpati di falsità.
Aveva Alessandro Vili creati mol-
li chierici di Camera Cardinali, per
ritirare dai nuovi ottantamila scu-
di per cadauno, quanti ce ne vo-
levano a comperare il posto, per
so V veni mento de' bisogni della San-
ta Sede; ma il suo immediato suc-
cessore Innocenzo XII, dopo aver
edificato il palazzo di Monte Ci Io-
rio per la curia, e per diversi tri-
bunali , per comodo anche di chi
dovea trattare gU affari, a'25 olto-
bre 1692, col disposto della costi-
cam: 9
tuzìone 35, Ad hoc iinxit, presso il
Bollar. Rom. tom. IX, p. 177, proi-
bì che gli uffizii e i magistrati, di
cui si componeva il collegio de'giu-
dici della Camera Pontificia, fossero
per r avvenire venali e vendibiH ;
anzi egli stesso dal tesoro apostolico
fece restituire al tesoriere, all'udito-
re della Camera , al presidente , ai
dodici chierici di Camera ec, poco
meno d' un milione di scudi , som-
ma da essi sborsata ad ottenere tali
ufficii, per entrare ne' quali voleva
Innocenzo XII, che altro non si ri-
chiedesse, tranne i meriti personali,
senza alcuna spesa.
Non potendo i sovrani Pontefici
per le loro immense occupazioni co-
noscere da se stessi le cause confi-
denziali, avea Pio IV perciò istitui-
to un uditore generale, detto delle
Confidenze j che s. Pio V confermò, e
Sisto V arricchì di maggior giuris-
dizione. Essendosi poi stabilito, che
questo rassegnasse nelle mani del
Papa il suo uffizio. Benedetto XIII
con bolla de' 5 novembre 1728,
Ronianus Pontifex, presso il Boll.
Rom. tom. XII, p, 828, colle stes-
se facoltà e co'medesimi emolumen-
ti del cessato uditore delle confiden-
ze, ne riunì le attribuzioni all' udi-
tore generale della regia Camera
Apostolica. Clemente XII suo suc-
cessore, nel 1731, accordò nelle ca-
valcate le insegne , che usavano gli
uditori di rota, ai chierici e presi-
denti della stessa Camera, e Bene-
detto XIV, creato dopo di lui, ve-
dendo, che per ben regolare le ra-
gioni della Camera Apostolica non
erano ancor bastanti le diverse co-
stituzioni de' suoi predecessori , nò
quelle da lui stesso emanate nel
1743, e nel 1744? "^ ^^ ^^^^^^ adot-
tate in favore del Pontificio tesoro,
uu' altra ne pubblicò a questo stcssQ
IO
CAM
fine, mediante la costituzione ApO'
stolica St'ciesj data a' 17 aprile 1746»
e riportata nel tomo XVII p. 18 del
Boll. Maga, nella quale conferman-
do la congregazione de' residui ^ cioè
de' debiti restati dagli appaltatori
Camerali, che Clemente XII avea
istituita, ordinò inoltre che si tenes-
sero libri generali , in cui fossero
descritti gli appalti , e le rendite
che provengono da' cittadini romani,
dalla provincia della Marca , dallo
stato di Urbino , Camerino ec, dai
monti camerali, ed investiture del-
la Camera Apostolica , con diversi
altri opportuni provvedimenti sulla
computisteria della medesima reve-
renda Camera, e suoi ministri. V.
Congregazioni.
Fu eziandio Benedetto XIV, che
colla costituzione Ad populorum j
nel primo aprile 174^, stabili che
ai governatori per breve, o patente,
in caso di morte, succedano interi-
nalniente i procuratori fiscali. Alla
Camera Apostolica aveva Sisto V
applicato le pene de' danni dati, e
però deputò un commissario della
stessa Camera per conoscerne le
cause. Clemente Vili soppresse que-
st'uffizio di commissario, ed applicò
dette pene alle comunità dello stato
ecclesiastico. JXon solo Benedetto
XIV confermò la costituzione di
Clemente VIII, ma inoltre colla co-
stituzione Inveterala, emanata a'25
gennaio i75i , che si legge nel
Boll. Magn. tomo XXIII, p. i85,
stabilì molti provvedimenti, per co-
noscere a qual foro spettino queste
medesime cause.
Per dire akuna cosa della Came-
ra Apostolica in sede vacante (pel
qual tempo i Romani Pontefici ema-
narono più costituzioni ), è a ricor-
darsi primieramente, che ne' tempi
antichi in assenza de' Papi, e nella
CAM
sede vacante, e fino ad un'epoca,
sino alla consacrazione, e coronazio-
ne del nuovo Pontefice, il governo
della Chiesa Romana, e sua Came-
ra Apostolica era affidato a tre sa-
cri ministri della medesima , cioè
all'arciprete, ossia il più antico dei
Cardinali preti, oggi decano al sa-
cro Collegio, all'arcidiacono^ ossia il
vicario del Papa, ovvero, come al-
tri pretendono, il camerlengo, ed al
primicerio de' notai, ossia il decano
del collegio de' protonotari apostoli-
ci, come capo delle dignità palati-
ne , il che si raccoglie dal Cenni ,
nella dissertazione HI, tomo I. Ma
poscia tal governo per Pontifìcia
prescrizione fu devoluto per turno
ai tre Cardinali capi d' ordine, e al
Cardinal Camerlengo. Divenuto Pon-
tefice, nell'anno i'27i, Gregorio X,
considerando la lunga sede vacante,
che r avea preceduto , nel concilio
generale di Lione , fra le leggi
che stabilì per evitarla, dispose per
cautelare gì' interessi della Camera
Apostolica : « Che i Cardinali nulla
» prendano dalla Camera Apostoli-
» ca, e dalle sue rendite , le quali
» in tempo della sede vacante re-
« steranno in custodia di chi ne
» avrà la commissione , persona di
» fedeltà ed integrità ; e colla mor-
» te del Papa cessino tutti i tribu-
»> nali, fuorché il penitenziere mag-
» giore ed il camerlengo , i quali
>i continueranno in tempo della se-
» de vacante «. Il governo tempo-
rale di Roma , e dello stato eccle-
siastico, appartenendo al sacro Col-
legio in sede vacante, rappresentato
da' suddetti quattro suoi membri,
nella seconda congregazione che tie-
ne dopo morto il Pontefice, confer-
ma, o rimove, inclusivamente al go-
vernatore e al tesoriere, i ministri
di Roma, e dello stato ecclesiastico,
CAM
a' quali è affidata la custodia delle
rendite della Camera Apostolica, sul-
le quali hanno i Cardinali autorità
limitata, e regolata da Pio IV e
da Clemente XII.
Difatti non solamente Pio IV
confermò le leggi di Gregorio X ,
ma colla costituzione In eligendis^
presso il Boll. Rom. tomo IV, p.
IL p. 145, nel i565, fra le ordina-
zioni che prescrisse , evvi , che :
i( Nella sede vacante i Cardinali
•> non potranno disporre degli stati
:> della Romana Chiesa, ne del de-
;> naro della Camera Apostolica, ne
:> spendere de' beni della Santa Se-
:> de, se non fino alla somma di
-•> dieci mila scudi; e i tre Cardina-
>y li pili antichi de' tre ordini per
:y turno, insieme col Camerlengo di
» s. Chiesa, esporranno i negozii al
:> sacro Collegio^'. E a rammentar-
si qui, che nel conclave, in cui fu
eletto, nel i484j Innocenzo Vili, i
Cardinali aveano formato e giurato
certi capitoli, fra i quali aveano dis-
posto, « che loro si dessero dalla
» Camera Apostolica ogni mese cento
.•» scudi d'oroj cioè a quelli, che non
*' avessero quattromila scudi d' oro
;* di benefizii , come pure che fosse-
f> ro franchi da ogni gravezza, e che
•' il Papa non potesse alienare i
•j beni della Chiesa ". Bisogna ri-
flettere che Innocenzo VI, come
narra il Rinaldi all'anno i353, sta-
bilii non potersi l' autorità Pontifì-
cia restringere da' Cardinali , nem-
meno in sede vacante . Pel resto
si vegga r articolo Piatto Cardina-
lizio.
Sembrando a Clemente XII essere
necessaria qualche altra legge pel
tempo di sede vacante, colla bolla
Jpostolatiis officium^ de' 4 ottobre
1-732, presso il Boll. Rom. tomo
Xlil, pag. 3o2, fra quanto stabih,
CAM n
evvi dichiarata « l'autorità de'Car-
fi dinali nella sede vacante, in cui
« essi non potranno far grazia, ne
« giustizia, ne mutare la polizia
» della città di Roma, né dello
« stato, non ispenderè il denaro
» della regia Camera Apostolica,
» pagarne i debiti, dar licenza per
» estrarre il grano, giubilare gli
M ufTiziali, assolvere i rei, ne dimi-
« nuire ad essi le pene. Per morte
a del camerlengo, i Cardinali, pas-
M sati tre giorni, potranno eleggere
lì il successore, che durerà fino alla
jj elezione del nuovo Pontefice. «
Vietò al camerlengo, al tesoriere, e
a' chierici di Camera , » che nella
3* sede vacante godano emolumento
M alcuno proveniente da' loro ufiBzii,
" essendo cessati d'essere venali sino
» da Innocenzo XII". Dipoi lo stes-
so Clemente XII , a' 24 dicembre
1732, pubbHcò il chirografo, A-
vendo Noi che si Ic^i^^e nel citato
Bollarlo a pag. 254, ^d in esso
proibì, « che si diano le vesti di
coruccio pel defunto Pontefice al
camerlengo, al tesoriere, all'udi-
tore generale della Camera, ai
due chierici, e al presidente della
stessa reverenda Camera e che
eletto il Pontefice, il commissa-
rio, il presidente del conclave,
le cui spese il tesoriere dovrà
mostrargli, e gli altri, che irt
questo tempo amministrano il
denaro della Camera, rendano
conto, e se avessero fatto spese
fuori delle prescritte, non le po-
tranno esigere dalla Camera apo-
stolica. «
Finalmente non è a tacersi , che
seguita la morte del Papa, il Car-
dinal camerlengo, co' chierici e col
tribunale della Camera, si reca al pa-
lazzo apostolico a fare la formale rico-
gnizione del cadavere, vestito il Car-
la CAM
dinaie di paonazzo, mentre gli altri lo
sono di nero, e col rocchetto liscio sen-
za merletto. Quindi il notaro della
Camera genuflesso ne legge il ro-
gito, dopo di che lo stesso Cardi-
nale, in nome della reverenda Ca-
mera, prende possesso de' Pontificii
palazzi , e destina ad ogni sezione
un chierico di Camera ad assistere al-
l'inventario di tutto ciò, che esiste in
essi. Recandosi poscia il camerlengo
nella Camera inferiore del medesimo
palazzo apostolico, dove suol tenersi
l'adunanza del tribunale della piena
Camera nei lunedi e venerdì, ed
in altre occasioni, o, se più gli pia-
ce, nel palazzo di sua residenza, ivi
tiene co' chierici di Camera, ed altri
camerali una congregazione, per
distribuire a' primi gli uffizii , che
loro spettano nella sede vacante,
cioè la detta custodia de' mobili delle
stanze del Papa, degli scopatori
de' palazzi Pr^ìtifìcii, delle scuderie,
de' giardini , delle florerie , ed altre
pertinenze de' palazzi medesimi , co-
me di Castel s. Angelo, e delle ar-
merie, ed eziandio le custodie della
dataria, della segreteria de' brevi,
della revisione, del ruolo de' soldati,
del piombo e del conclave.
Volendosi poi dire alcuna cosa
del tribunale della reverenda Ca-
mera Apostolica, che, come si disse,
sopraintende all'entrata, e al domi-
nio tempox'ale de' Sommi Pontefici ,
e della loi'o reverenda Camera, si
compone esso del Cardinale camer-
lengo di santa romana Chiesa, che
n' è il capo , del governatore di
Roma, come vice camerlengo, del
tesoriere generale ( che s' intitola
della santità di nostro Signore ,
e sua reverenda Camera aposto-
lica tesoriere generale ) , dell' udi-
tore generale della reverenda Ca-
mera Apostolica, di nove chierici
CAM
di Camera, uno de' quali e decano,
che esercitano le cariche di presi-
dente dell'annona e grascia, di pre-
sidente delle zecche , di presidente
delle armi , di presidente delle acque
e strade, e di presidente degli ar-
chivi, del prelato uditore del ca-
merlengato, dell'avvocato de' poveri,
dell'avvocato generale del fisco e
della reverenda Camera apostolica,
del procuratore generale del fisco
e della reverenda Camera Apostolica,
e del commissario generale della
reverenda Camera Apostolica; ed ol-
tre a questi vi sono i sosfituti
commissarii, il sostituto di monsi-
gnor procuratore generale del fisco
e della reverenda Camera, i segre-
tarii cancellieri, o notai della reve-
renda Camera ApostoHca, ed altri,
gli ufficii de' quali risiedono nella
piazza di Monte Ci torio , o nel
contiguo palazzo della curia Inno-
Genziana. Aggiungeremo qui appres-
so alcune nozioni relative a molti
de' nominati Camerali.
Prima di parlare delle principali
attribuzioni del tribunale della Ca-
meia, fa d'uopo dire qualche cosa
di alcuni de' suoi individui, e parti-
colarmente di quelli, che non han-
no apposito articolo in questo Di-
zionario di Erudizione , che lun-
gi dal trattare le cose ex profes'
so, accenna le principali compendio-
samente.
I chierici di Camera, nel Pontifi-
cato di Pio VII, continuarono ad
essere dodici , e nel declinar di esso
rimasero ad undici. Eletto, nel 1828,
Leone XII, poco dopo se ne dimi-
nuì un altro, finché egli, nel 1826,
no stabilì il collegio al numero di
nove, eh' è l'attuale. Lo stesso Pon-
tefice, nel 1828, riunì in un chie-
rico di Camera la presidenza delle
acque colla presidenza delle strade,
CAM
col titolo di presidente delle acque
e strade. Così pure la prefettura
dell' annona, eia presidenza della
grascia, esercitate pure da due chie-
rici di Camera, da Leone XII, nel
medesimo anno, furono riunite in
uno, col titolo di presidente dell'an-
nona e grascia. Il più anziano di
questo collegio è decano, anzi in
considerazione della sua anzianità,
nel chiericato di Camera, sogliono
i Pontefici crearlo Cardinale, come
rìlevasi da' seguenti esempi: Antonio
Maria Salviati fatto chierico di Ca-
mera nel 1570, da Pio V, e divenu-
tone decano, nel i583, da Gregorio
XIII fu fatto Cardinale; Giulio Ga-
brieli, dichiarato in età giovanile
chierico di Camera, giunto al deca-
nato, da Urbano YllI, nel i64r,
fu promosso alla porpora : Lazzaro
Pallavicini, decano de'chierici diCa-
mera, e prefetto dell'annona e gra-
scia, da Clemente IX, nel 1669,
venne creato Cardinale: Giambattista
Costaguti, fatto chierico di Camera
da detto Pontefice, essendo prefetto
dell'annona, e decano della Came-
ra, fu annoverato al sacro Collegio da
Alessandro Vili, nel 1690: Giam-
battista Altieri , dopo venti anni di
chiericato di Camera, come decano
di essa, nel 1724, da Benedetto XIII
fu elevato alla dignità Cardinahzia.
E per non dire di altri. Pio VI
creò Cardinali tre decani de'chie-
rici di Camera , nel suo lun-
go Pontificato, cioè. Bernardino de
Vecchi, nella sua prima promozione
del 1775; Paolo Massei, nel 178^;
e Gio. Battista Bussi de Pretis, pre-
sidente delle armi, nel 1 794. Vivia-
no Orsini decano di Camera, e
prefetto dell'annona nel 1823, fu
fatto Cardinale da Pio VII. Final-
mente ad egual dignità il regnante
Pontefice elevò due decani di Ca-
CAM i3
mera ; cioè, nel 1 834, Luigi Bottiglia
presidente delle zecche ec. , e nel
i838, Giuseppe Ugolini, presidente
delle armi, attuale legato apostolica
di Ferrara.
Fino al 1828, la reverenda Ca-
mera ebbe un prelato a presidente,
che veniva dopo i chierici di Ca-
mera per rango. L' ultimo fu mon-
signor Lodovico Conventati, attesa
r abolizione di quell' uffizio, fatta da
Leone XII in detto anno. Questo
presidente avea la particolare incom-
iDcnza di attendere alla revisione
de' conti dell' erario apostolico per
la medesima reverenda Camei'a, e
fu da Pio VII specialmente incari-
cato della corrispondenza del tribu-
nale della Camera cogli altii dica-
steri sopra tale materia. E siccome
Leone XII istituì la congregazione
di revisione de' conti, ripristinata
poi dal regnante Pontefice, con un
Cardinale per presidente , in essa
hanno luogo i quattro chierici di
Camera, che non hanno presidenze,
oltre quattro membri secolari ed
un segretario.
L' avvocato de' poven è uno de-
gh avvocati concistoriali, cioè del-
l' antico collegio de' difensori regio-
narii, la memoria de' quali rimonta
a s. Caio, Papa del 2 83, il cui capo
in que' tempi chiamavasi il primice-
ro de'difensori. Il Panvinio somiglia
il nomenclatore all' avvocato de'po-
veri, ovvero all'amministratore. Al-
l' avvocato de' poveri Clemente XH
vietò di trattare altre cause, che
non appartenessero al suo uffizio.
Questo è incaricato di scrivere gra^
tis, e di fare le necessarie difese
delle persone povere carcerate, im-
putate anche di delitti capitali, e
la prelatura Amadori fu istituita
per aiuto, e gratuita difesa de' po-
veri ingiustamente oppressi. Giaco-
i4 CAM
mo Lanfredini - A madori ottenne
questa prelatura per concorso, e
con tal zelo difese le cause de' po-
veri, che, nel 1734, giunse al Car-
dinalato, conferitogli dal predetto
Clemente XII. Anticamente nel mer-
coledì lo stesso avvoccito de' poveri
si recava all'udienza del Papa.
L'avvocato generale del fisco è
carica , la quale si esercita da altro
avvocato concistoriale, che sostiene i
diritti della Santa Sede, e della re-
verenda Camera Apostolica. Clemen-
te XII, e posteriormente anche Be-
nedetto XIV, colla celebre costitu-
zione//z^er conspicuos j\o\\e che tanto
questi , quanto l' avvocato de* poveri
non trattassero altre cause, che quelle
inerenti al loro ufficio.
Il procuratore generale del fisco
si occupava anticamente della difesa
delle cause, e delle ragioni della Ca-
mera Apostolica, nonché dei diritti di
essa, ma esercita ora unicamente pel
fìsco le azioni criminali; ed in man-
canza del governatore di Roma avea
l'udienza dal Papa: ora però si reca
alcune volte alla detta udienza uni-
tamente al governatore.
11 commissario della Camera s'in-
gerisce negl' interessi e nelle mate-
rie civili della medesima, ed unita-
mente a monsignor tesoriere gene-
rale, soprai ntende ai conti de' pro-
venti camerali di gabelle, dazii ec.
di che tiene registro il computista
generale della reverenda Camera
Apostolica. In assenza, o per impo-
tenza del tesoriere, il commissario ge-
nerale della Camera, nel mercoledì
e nel sabbato, recasi all'udienza del
Papa , ancorché questi stesse alla
villeggiatura di Castel Gandolfo, ed
anticamente vi si recava ad una
col tesoriere ne'predetti giorni. Pn-
ma che Innocenzo XII abolisse le
cariche venali , apparteneva eziandio
CAM
a tale categoria il commissario, ed
era vacabile,^ siccome si accennò, per
disposizione del Pontefice Sisto V,
pel prezzo di ventimila scudi, i quali
dal commissario si dovevano eslx)r-
sare a sovvenimento de' bisogni di
s. Chiesa, come si legge nella costi-
tuzione 44 ^^ excelsum, de^ 1 1 ot-
tobre i586 presso il Bollarlo del
Cherubini, tomo li.
11 prelodato Innocenzo XII edi-
ficò sulla piazza di Pietra la dogana
di terra, col comodo pegli uffìziali
della Camera, ed un appartamento
pel commissario di essa , la qual
fabbrica fu compita nel 1695. Ri-
tornando Pio VI, nel 1782, dal viag-
gio di Vienna in Roma, a'i3 giu-
gno , fermossi a Castel Nuovo , e
pranzò da monsignor Miselli , com-
missario generale della reverenda Ca-
mera Apostolica.
Quantunque i membri dei detti
quattro rispettabili uffizii di avvo-
cato de' poveri , di avvocato del
fìsco, di procuratore del fisco, v. di
commissario generale della reveren»
da Camera Apostolica, sieno per lo piìi
conjugati, hanno il titolo di monsi-
gnori, vestono il così detto mantel-
lettone e la sottana paonazza con co-
di
panno
r inverno, e di seta
Testate, com'è la fascia, con fiocco
di egual colore al cappello, e calze
paonazze di seta , oltre la berretta ;
ma andando i due primi al loro
collegio degli avvocati concistoria-
li , la sottana è nera. Vestono pu-
re r abito di abbate col medesimo
fiocco paonazzo al cappello, calzet-
te, e collare di seta parimenti dello
stesso colore.
L'avvocato de' poveri, e l'avvo-
cato del fisco, come avvocati conci-
storiali, nelle cappelle e funzioni
Pontificie, prendono posto fra quelli
del loro collegio, e vestono come
CAM CAM i5
tlicesi ad Avvocati CoxNCIStoriali . cappellani comuni . Talvolta pre-
II procuratore poi generale del llsco, sero luogo dopo di essi, e prima
ed il commissario generale della re- de' cappellani segreti, e talvolta do-
verenda Camera Apostolica, avendo pò di questi ultimi, seguendoli gli
il primo la precedenza, hanno luo- avvocati concistoriali, che appunto
go nelle processioni delle canonizza- è, il luogo loro conveniente,
zioni, cavalcate, possessi de' Ponte- Ritornando all'argomento del tri-
fjci ec, nonché nella processione del bunale della reverenda Camera Apo-
Corpus Domini vestiti con sottana stolica, alla sua giurisdizione, e ad
paonazza con coda e fascia ec, con altro che la riguarda, non che alle
sopravveste lunga di saia paonazza, sue attribuzioni, alle forme, ed alle
e cappa con cappuccio ed armellini procedure, diremo, che le sue fa-
r inverno. Siccome però il commis- colta variarono secondo le circostan-
sario della Camera si prende dai ze de' tempi, e il volere de' sommi
procuratori di collegio, come fra que- Pontefici. Nel secolo decorso, secon-
sti si prescelgono anche i sostituti com- do la disposizione di Leone X, Pa-
ni issari, di che si dirà a quell'arti- pa del i5i3, il tribunale della
colo , ed essi hanno luogo nelle Camera doveva aprirsi due volte la
cappelle appresso i procuratori gè- settimana, cioè nel lunedì e nel
nera h delle religioni, così il commis- venerdì. Nel solo mese di marzo si
sario può intervenire fra loro per apriva nel mercoledì , nel palazzo
ordine di anzianità, ma con veste apostohco ove risiede il Pontefice,
e cappa nera, abito proprio di tal alla presenza del Cardinal camer-
collegio. lengo, se a lui piaceva intervenirvi,
Il Bonanni, nella Gerarchia Ec- e vi si recavano inoltre il governa-
clesìastìca pag. 5o5, dice che nella tore di Roma qual vice-camerlengo
o^>
cavalcata il commissario della Ca- l' uditore della Camera , il tesoriere,
mera andava con veste e cappuccio i chierici di Camera, il presidente
di saia rossa, e dai possessi di Cle- di essa, l'avvocato ed il procuratole
mente IX, nel 1667, d'Innocenzo del fìsco, ed il commissario gene-
XI, nel 1676, e di Alessandro Vili, rale. Quantunque ognuno de'chierici
nel 1689, rilevasi che il detto com- di Camera nelle cause, che veniva-
missario v' interveniva con veste e no proposte, desse il suo voto dccì-
cappa simile a quella del procura- sivo, e gli altri cameiali benché
tore del fisco, ma di colore rosso, dessero per turno il loro suffragio,
ed in quello di Clemente XI , nel non formavano che mi solo voto
1700, si legge, che il commissario decisivo, coli' autorità stessa e in
referendario prese luogo fra questi, nome del Cardinal camerlengo, co-
Ma gli esempii anteriori, e poste- me avvisa il Cardinal de Luca,
riori sono, che ambedue incedevano Rei. Rom. dir. disc. 33. Le ma-
con veste, cappa e cappuccio pao- terie poi, che si agitavano in questo
nazzo. In quanto al luogo del prò- tribunale privativamente, riguarda-
curatore del fìsco, e del commissa- vano appalti, dazii, diritti fiscali, e
rio in dette funzioni, talvolta erano tutte le cause di appellazione dalle
preceduti dai cubicularii, che por* sentenze, o dal tesoriere, o da ai-
tano cappa con armellini , cioè gli cun chierico di Camera presidente ,
aiutanti di Camera del Papa, e i rimesse al pieno tribunale della Ca-
i6 CAM
mera stessa, o dal decano, o dal
più anziano de' chierici di Camera,
od anche in qualche circostanza dal
tribunale della segnatura di giusti-
zia. Pel di più veggasi il citato de
Luca Disc 4o> il Cohellio, Nolit.
Card. cap. 59, e il Plettemberg ,
ove diffusamente parlasi del Cardi-
nal camerlengo, de' chierici presi-
denti, e degli altri non presidenti.
Dipoi Pio VII, Leone XIl, e
particolarmente il regnante Pontefi-
ce Gregorio XVI, diedero migliore
e più regolare forma al tribunale
della reverenda Camera Apostolica
a tutela de* suoi diritti, ragioni e
giurisdizione, non che delle persone
interessate, disposizioni e leggi, che
lungo sarebbe qui riportare, e che
si possono vedere nella interessantis-
sima Raccolta delle leggi di pub-
blica amministrazione nello stato
Pontificio 3 che incominciossi a pub-
blicare nella tipografìa della reve-
renda Camera apostolica dal i834;
mentre le citazioni contro la Came-
ra Apostolica in Roma si presentano
a monsignor commissario generale,
e nelle provincie agli amministra-
tori camerali. Il tribunale criminale
della reverenda Camera Apostolica,
di cui è presidente il tesoriere ge-
nerale, si compone di sezione di
primo grado, d' un chierico di Ca-
mera colla qualifica di vice presi-
dente, del commissario generale del-
la Camera, del direttore generale
delle dogane, d' un giudice relato-
re , d' un procuratore fiscale , e di
un segretario e cancelliere della
stessa Camera. La sezione degli ap-
pelli si compone del prelodato te-
soriere, che vi esercita la presidenza,
di un chierico di Camera, dell'av-
vocato generale del fisco, d'un giu-
dice relatore e d' un segretario can-
celliere di Camera. Finalmente nel
CAM
tribunale del governatore dì Roma,
dopo i prelati assessori, prendono
luogo il suddetto avvocato de' pò*
veri, l'avvocato generale, ed il pro-
curatore generale del fìsco.
Nella vigilia, e nella mattina della
festa dei ss. Apostoli Pietro e Pao-
lo , il Cardinal camerlengo nella
così detta Camera dei tributi del
palazzo vaticano , ed il tribunale
della piena Camera, riceve i censi,
e tributi, che in detta epoca sono
di ragione della Camera Apostolica,
consistenti in denaro, in cera, in
calici, e pissidi d'argento, ed altro,
il novero de' quali censi e tributi
pei tipi Camerali si stampa ogni
anno col titolo: Liber censuum an^
ni ... . Fino al 1788, la real corte
di Napoli soleva pagare pel regno,
che avea in investitura dalla Santa
Sede , il tributo della Chinea, nel
modo che si dirà a quell' articolo,
ed il faceva in forma solenne nella
basilica vaticana, dopo i vesperi,
allo stesso Pontefìce, alla presenza
del sacro Collegio, e del tribunale
della Camera. Ma non essendosi
presentato in detto anno, il Papa
Pio VI pronunziò un'analoga allo-
cuzione di protesta, e nella mattina
seguente, dopo il Pontifìcale , nella
stessa basilica , assistendovi il tribu-
nale della Camera, monsignor pro-
curatore del fisco lesse una protesta
pel tributo non soddisfatto, la quale
venne accettata dal Papa , e questa
protesta del procuratore fiscale suol
farsi ogni anno nella stessa forma.
Nella vigilia di delta solennità dal
procuratore fiscale, coli' intervento
del tribunale camerale, si fa al Pa-
pa, sedente in sedia gestatoria, un'al-
tra protesta, cioè a pie' della scala
regia, pel ducato di Parma e Pia-
cenza, nel condursi che egli fa ai
vesperi nella basilica vaticana, aven-
CAM
do già alla presenza dello stesso pro-
curatore il maestro de' cursori ese-
guito r atto di citazione nella sa-
la regia ( che rinnova nella matti-
na seguente al Papa, allorché si
reca a celebrare il Pontificale) dei
debitori dei canoni, censi, e ti'i-
bati non pagati. In questa stessa
sala, nella vigilia de' ss. Pietro e
Paolo, avea luogo 1' altra protesta
del procuratore del fìsco, pei domi-
nii della Santa Sede di Avignone e
del contado Venesino. Ma su queste
citazioni, proteste, e risposte del Pa-
pa V. r articolo Cappelle Pontifi-
cie § X, al numero che tratta del
vespero e Pontificale della predetta
festività.
Finalmente lo stemma della re-
verenda Camera Apostolica è il pa-
diglione, o zinniccliio, come lo chia-
ma il Moretti, de Presbiterio p. i23
e 364, co^Ig chiavi incrociate, e le
iniziali R. C. A. Il Cardinal camer-
lengo nella sede vacante batte mo-
neta coir impronta dello stemma di
sua famiglia, e nel rovescio con
quello della Camera Apostolica, che
è anche il segno della sede vacante,
e del camerlengato, per cui ne' ban-
di, editti, patenti ec. del camerlengo,
su da capo, in mezzo evvi lo stemma
del Pontefice regnante, a destra quello
della Camera Apostolica , ed a sini-
stra il proprio gentilizio, ciò che
usa pure il tesoriere generale. Nico-
lò V, appena eletto nel i4475 adottò
per arme le chiavi di s. Pietro in-
crociate, delle quah usò sempre per
istemma la santa Romana Chiesa,
ed in tutto il suo Pontificato non
volle usare altre insegne. Il Garam-
pi, nella illustrazione d' un antico
sigillo della Garfagnana a p. 107,
dice, che le chiavi, come quelle
che sono propriamente attribuite
alle immagini di s. Pietro principe
VOL. VII.
CAM 17
degli apostoli e primo sommo Pon-
tefice, furono prese e adottate dalla
sede apostolica per sua propri» di-
visa.
Molti gravi autori, oltre i citati,
trattarono della reverenda Camera
Apostolica j e di tuttoclò che la
riguarda, fra' quali i seguenti: Al-
fonso Zotto , Coninientaria in con-
stitutiones Camerce Apostolicce , Ro-
maR 1546; Capucio Aesino, Praxia
judiciaria recentissima^ Romae i68o
tomo I, part. Il, art. 6 de Came-
rario, et Camera j Baldassare Go-
mesio, Commentarius in constitutiones
Camerce Apostolica;, Parisiis i546;
Sigismondo Scaccia , de Judiciis,
Venetiis 1648, libro I, capit. 21,
tractat. de Camerario, Clerici s Ca-
merce , et Thesaurario. V. Fami-
glia Pontificia, nei cui ruoli anti-
chi si riportano quali ministri della
R. C. A. venivano considerati fami-
gliari del Papa, godendo la parte
di pane, vino, ed altro dal palazzo
apostolico.
C AMERA de'Paramenti. Chiamasi
con tal denominazione quella Ca-
mera p sagrestia, che sta presso le
cappelle palatine, o nelle basiliche e
chiese di Roma, ove il Papa va a
celebrare, o ad assistere alle sagre
funzioni , e nelle quali egli, depo-
sta la mozzetta, prende i paramen-
ti. Collocati son essi sopra un gran-
de ed alto tavohno , che figu-
ra r antico letto , su cui i Pon-
tefici si riposavano ne' lungìii tra-
gitti per recarsi nelle diverse chie-
se e basiliche, non che nelle pro-
cessioni. Usavano particolarmente
quel letto quando ciò facevano a
piedi, affine di lavarsi i piedi, e net-
tarH dalla polvere e dal fango ^ e
quando si vestivano Pontificalmente,
come meglio si dirà ^11' articolo
Letto de'paramenti. In questa stan-
i8 CAM
za nella domenica Laetare benedico-
no la Rosa d* oro ( Fedi) , e nel-
la notte della vigilia del s. Natale
benedicono lo Stocco e il Berretto-
ne ( Vedi ) . Inoltre ricevono i com-
plimenti e le felicitazioni dal decano
del sacro Collegio , in nome de'
Cardinali suoi colleghi, nel d\ del-
la loro coronazione, e nell' anni-
versario di questa , ed in quella
della esaltazione loro al Pontificato,
come anche dopo aver celebrato so-
lennemente in s. Pietro nel dì del
santo Natale. Quando il Papa cele-
bra i Pontificali, o altre funzioni in
quella basilica, ovvero assiste alla
cappella della Cattedra Romana, si
suole formare e ridurre a Camera
de' Paramenti la cappella della Pie-
tà. Dice il Cancellieri , che questa
cappella fa ora le veci dell' antico
Segretario^ dove il Papa , finita la
messa, ritornava a deporre i sagri
ornamenti. F. De secretariis 1. 1. p.
287, 3i I. Anticamente la stanza de'
Paramenti si addobbava con dama-
schi rossi, o paonazzi, con trine d'oro,
secondo i tempi; e fra le incom-
benze già esercitate dai maestri o-
sliarii virga ruhea^ custodi della cro-
ce Papale, eravi quella ancora del-
la custodia delle porte della Came-
ra de' Paramenti.
Oltre le mentovate Pontificie fun-
zioni, nella Camera de' Paramenti i
Papi ne celebrarono anche delle al-
tre. Per diie di alcune, in essa nel-
la vigilia dell'anno santo destinava-
no i Cardinali legati per aprire le
porte sante delle basiliche laterane-
se, ostiense e liberiana, prima di
recarsi a far simile funzione in quella
della basilica vaticana. Nel iSji,
Gregorio XIII, alla presenza del sa-
gro Collegio, e avanti di recarsi ad
assistere al vespero del Corpus Do-
mini, vi diede il cappello rosso al
CAM
Cardinal Boncompagni , suo nipote.
In questa Camera i Sovrani Ponte-
fici talvolta ricevettero il tributo
della Ghinea (Fedi), ed Innocenzo
XIII, nel 1723, vestito di falda,
rocchetto, mozzetta, stola e camau-
ro, vi ricevette il giuramento di vas-
sallaggio pei ducati di Parma e Pia-
cenza, che dalla Santa Sede avea in
feudo la casa Farnese, giuramento
prestato dall'ambasciatore di questa
marchese Sacchetti, alla presenza dei
Cardinali palatini, del vice-cancelliere,
del camerlengo, e de' prelati tesoriere,
fiscale, e commissario della Camera,
Apostolica.
Presso la Camera dei Paramenti
evvi altra Camera, in cui il Pa-
pa depone il cappello e la stola, e
prende la Falda ( P^edi ), custodita
dal Bussolante sotto guardaroba, la
quale gli viene cinta dal secondo
maestro delle cerimonie, che ivi do-
po la funzione gliela leva. Ne' Ponti-
ficali, e in diverse cappelle, ed altre
volte in quasi tutte, il Pontefice sale in
sedia gestatoria appena sortito dalla
Camera de' Paramenti, per andare a
celebrare, o ad assistere alla funzione,
finita la quale, egualmente in se-
dia ritorna alla detta stanza, come
distintamente si tratta all' articolo
Cappelle Pontificie , ed in modo
particolare ai §§ VIII, IX, e X,
num. I , di tale articolo. A que-
sto dicesi pure quali sono i perso-
naggi, che si recano ad attendere il
Papa, per precederlo e seguirlo quan-
do va , o ritorna dal celebrare , od
assistere a funzioni , sì a piedi che
nella menzionata sedia.
CAMERA Segreta Pontificia. Con
questa denominazione vogHonsi in-
tendere, nella corte e famiglia del
Sovrano Pontefice, i primarii ed in-
timi ministri famigliari del Papa ,
che hanno luogo nell'anticamera se-
CAM
greta, e nelle altre diverse e distin-
te anticamere del palazzo Apostoli-
co, sieno ecclesiastici o secolari. Tali
sono i prelati maggiordomo, mae-
stro di camera, elemosiniere, sagri-
sla ec, camerieri segreti partecipan-
ti, soprannumerarii e di onore tan-
to di mantellone o abito paonazzo,
che di spada e cappa ; i primi mon-
signori ecclesiastici, i secondi cava-
lieri secolari. Di questi ultimi i prin-
cipali sono il maestro del sagro o-
spizio , il foriere maggiore, il caval-
lerizzo maggiore, e il sopraintenden-
te delle poste; comprendendosi an-
cora nella categoria de' camerieri se-
colari del Papa, i comandanti, ufFi-
ziali, ed esenti delle guardie nobili,
il capitano, il tenente, e sotto-tenen-
te della guardia svizzera ; e fra gli
altri di mantellone, i monsignori cau-
datario e crocifero, ambedue cap-
pellani segreti , gli aiutanti di Ca-
mera ed i bussolanti.
Inoltre sono considerati come ap-
partenenti alla Camera Segreta del
Papa, quei prelati che, siccome pa-
latini, entrano nel numero de' ca-
merieri segreti partecipanti, nonché
i monsignori prefetto e maestri del-
le cerimonie, e tutti quelli, che so-
no riguardati appartenere alle sette
classi dei camerieri del Papa sì ec-
clesiastici che secolari, nella maggior
parte summentovati, come meglio si
tratta all'articolo Camerieri del Papa.
Dicendosi poi: » il Sommo Pon-
« tefìce si è recato nella tal chiesa,
» monistero, e luogo colla sua Ca-
» mera Segreta, " si deve intende-
re col seguito delle persone addette
al suo servizio immediato, giacche
le persone , che formano il corteg-
gio di Ini quando esce dal palazzo
Apostolico col treno di città, essen-
do ristretto ne' seguenti personaggi,
si dovrà ritenere col seguito di es-
CAM 19
si; cioè maggiordomo prefetto de' sa-
gri palazzi Apostolici, maestro di Ca-
mera, praefectus cubiculi , elemosi-
niere e sagrista insigniti del grado
episcopale, camerieri segreti parteci-
panti, fra' quali evvi il coppiere, il
segretario d'ambasciata e il guarda-
roba; foriere maggiore, cavallerizzo
maggiore , esente delle guardie no-
bili, caudatario e crocifero cappella-
ni segreti, aiutanti di Camera, fio-
riere di palazzo , e credenziere se-
greto ec, oltre altri domestici fami-
gliari, che compongono e fanno par-
te del medesimo treno , senza però
comprendersi nella così detta Came-
ra Segreta. V. Famiglia Pontificia.
Sull'origine poi di tal denomina-
zione è a sapersi, che nel Caere-
moniale sanctae romanae Ecclesiae
di Agostino Patrizio vescovo di Pien-
za , pvdDblicato nel Pontificato di
Leone X da Cristoforo Marcello ve-
scovo di Corfù , nulla trovasi sulla
voce Camera Segreta del Papa^
non parlando degli officii proprii dei
famigliari intimi del Papa , i quali
ora si chiamano segreti. Nulla si rin-
viene sopra questa denominazione
nel Lunadoro, Relazione della cor-
te di Roma, ivi stampata nel 1664,
il perchè si potrebbe congetturare
essere simile espressione meno anti-
ca, solo incominciata dopo quell' e-
poca, e forse poco esatta nella sua
origine, mentre, come dicesi all'ar-
ticolo Camera Apostolica , dagli
scrittori delle cose Pontificie, colla
voce Camera per lo più s'intende
il tesoro , o denaro spettante alla
Chiesa Romana, o il luogo ove cu-
stodivasi. Neppure il Zaccaria, Ra-
tio instit. studii Ritualis art. I, § V,
nomina la Camera Segreta del Pa-
pa, dove tratta degli officii proprii
del palazzo Papale.
Tuttavolta dai Diarii di Roma,
9.0 CAM
clie incominciarono a pubblicarsi nel
171 6, chiaramente e ripetutamente
appellasi Camera Segreta, la generali-
tà delle persone addette al servigio im-
mediato del Papa, e sunnominate. Di-
fatti leggiamo al num. 3o4 dell'anno
1720, che alla processione solenne
per l'ottava del Corpus Domini del-
la basilica di s. Lorenzo in Dama-
so, v' intervenne anche la Camera
Segreta del Papa. Nel num. 648
dell' anno 1721 dicesi , che nel-
l'accademia letteraria data dai con-
vittoii del seminario romano, e de-
dicata al nuovo Pontefice Innocen-
f.O' XIII , furono invitati i Car-
dinali , e la Camera segreta del
Papa _, colla prelatura , col cor-
po diplomatico, colla nobiltà ec.
Riportasi inoltre nel num. 681
dell'anno medesimo 1721, che pel
Canio del Te Deìim, e nella messa
solenne fatta celebrare dal senatore
e dai conservatori di Roma nella
chiesa di s. Maria d'Araceli, per fe-
steggiare l'elezione del loro concit-
tadino Innocenzo XIII, furono in-
vitati i Cardinali, la Camera Segre-
ta del Papa, e la prelatura. Alla
destra sedettero i Cardinali, alla si-
nistra il senato romano col priore
de' capo-rioni ; e la prelatura, la Ca-
mera Segreta del Papa, e i baro-
ni romani presero luogo ne' banchi
dietro i Cardinali. Dell'assistenza poi
della stessa Camera Segreta , ossia
individui che la compongono , alle
esequie dei primarii famigliari del
Pontefice, del suo intervento in di-
verse pubbliche funzioni, e precipua-
mente nella qualifica come corteg-
gio, e seguito del Papa, consistente
appunto ne' personaggi , e individui
superiormente menzionati di cui un
gran numero hanno l'aggiunta di
segreti, non solo si fa menzione fi-
no dall'origine de' Diarii di Roma^
CAM
ma rilevasi inoltre da alcuni mss.
posteriori alla metà del decimo set-
timo secolo, ('he tal voce già esiste-
va. F. CuDlCUI-ARII DEL PaPA.
CAMERA (della) Filippo, Car^
dinaie. Filippo della Camera nac-
que da nobile schiatta nella Savo-
ia , ed era congiunto in parentela
alla regina di Francia Caterina de
Medici. Professò la regola di s. Be-
nedetto, e dopo aver governato co-
me abbate il monistero di Gorbia,
fu vescovo di Boulogne nella Pie-
cardia , detta anche Terovanne.
Quindi Clemente VII credilo Cardi-
nal prete di s. Martino ai Monti ,
ai 7 novembre del i533, e da
questo titolo presbiterale sotto Pao-
lo III, nell'anno i543, passò al
vescovato tusculano coH'amminislra-
zione della chiesa di Bellac, che
poi rinunziò. Dopo essere interve-
nuto ai conclavi di Paolo e Giu-
lio III, morì a Roma nel i55o,
passati diciassette anni dacché era
Cardinale, ed ebbe tomba nella chie-
sa della ss. Trinità a Montcpincio.
CAMERIERI DEL Papa [Cubi-
cularii Summi Pontificis). I. Ca-
merieri segreti partecipanti. II. Ca-
merieri segreti soprannumerarii. III.
Camerieri segreti di spada e cap-
pa, ly. Camerieri segreti di spada
e cappa soprannumerarii. V. Came-
rieri di onore in abito paonazzo.
VI. Camerieri di onore extra ur-
lem. VII. Camerieri di onore di
spada e cappa.
Prima di parlare di queste sette
rispettabili classi de' Camerieri Pon-
tificii, non riuscirà discaro, che si ri-
portino alcune generiche notizie, ri-
guardanti la loro origine ed altro.
Ardua, e forse inutile impresa sa-
rebbe se si volesse parlare delle va-
riazioni di ognuna di dette cariche,
prima perchè non si trovano di tut-
CAM
te i l'egistri, giacché nel sacco che
solln Roma, nel i5i7j furono in-
cendiati gli archivii del palazzo A-
postolico, e poi perchè nel variare
dei tempi cambiarono il titolo de-
gli ufficii loro, e quello stesso delle
loro incombenze. Se si leggeranno
i rituali antichi, compilati dal Car-
dinal Cencio, dal Cardinal Caietano,
dal canonico Benedetto , da Pietro
Amelio e da altri , i quali furono
pubblicati dal dottissimo p. Mabil-
lon, si troveranno riferiti molti mi-
nistri ed individui della corte Pon-
tificia , ma con denominazioni , le
quali ora non sono piti in uso, e
che non è s\ facile intendere a qua-
le ufficio fossero applicate. Per ac-
cennare però i pochi esempii a ta-
le argomento relativi , nell' Ordine
nono romano, fatto nel 590, si no-
minano i Cuhiculan'ìy come pure nel-
1' Ordine undecimo i Cuhicularii , o
Mappulanij così detti dal sostenere
le aste del baldacchino ; e neU' Or-
dine del citato Cencio, capo 33, si
fa menzione di un uffiziale detto
Custos Camerae, come anche degli
scudieri, cappellani ed altri. V. Cu-
BICULARir.
Abbiamo dalla Crusca , che Ca-
meriere segreto si chiama nelle cor-
li quegli, il quale senz' altra amba-
sciata può entrare a sua posta dal
suo signore, e Cameriere quello tra
i famigliari del principe , che ha
particolar cura della Camera, e del-
la persona di esso. Gli antichi dice-
vano Camerlinghi, o Camerlenghi i
Camerieri (cuhiculariiis a cubiculo).
Da Cameriere venne il nome di
ciamberlano, ed in un documento
del I 385 è mentovato l'ufficio Cam-
hellaniatuSjScu Camerarìatas. Ciam-
bellano, o Ciamberlano è voce fran-
cese, che vale gentiluomo destinato
al servigio della camera nelle corti
CAM 21
de'monarchi. Egualmente si appella
Camerario^ CamerariuSy il genti-
luomo di camera del Papa , d' un
Cardinale, d' un prelato, e di altri.
Si chiama maestro di camera, ma-
gister cubiculi, quello del Pontefi-
ce, che introduce chi vuole presen-
targlisi, e che equivale all'antico se-
condicero della Santa Sede. 11 Came-
riere delle Chiese avea l' uffizio di
distribuire gli ornamenti dell' altare,
e i vestiti de' chierici. S. Ulderico,
quando contava soltanto sedici anni ,
venne insignito di questa carica da
Adalberone, vescovo di Augusta, al
quale anche successe nel vescovato.
P^. Jo. Bohemi Oratio super pro-
hlemate 3 utnim melius sii, subito
pervenire ad honores et digniiates ,
an tarde et pedetcntim ? Lipsiae
1623; et Paul. Frid. Sperling, Ae-
las honoribus, et officiis idonea, Li-
psiae 1708. Finalmente nella corte
imperiale di Costantinopoli il Ca-
meriere era un dignitario, siccome
tra i molti esempii ne fa prova O-
limpio , da lui mandato Cameriere
dell' imperatore Costante , esarca a
Ravenna, col famoso editto Tipo,
nel Pontificato di s. Martino I,
creato nel 649- Trovandosi il detto
imperatore colla corte in Siracusa,
con Vaano gran ciamberlano impe-
riale, nel ritornare che faceva alla
sua chiesa Giovanni vescovo di Lap-
pa, il Pontefice Vitaliano^ nel 659,
gli diede una commendatizia pel
mentovato gran ciamberlano, o Ca-
meriere.
Per dire poi alcuna cosa sui fa-
migliari de' Pontefici, e per rintrac-
ciare r origine dei loro Camerieri ,
insieme a qualche aneddoto che li
riguarda , incomincieremo dal ram-
mentare, che il Papa s. Evaristo ,
eletto l'anno 112, ordinò che il ve-
scovo mentre predicava fosse assisti-
22 CAM
to da sette diacoDÌ, affinchè gli emu-
li non gì* imputassero errori , come
riporta il Ciacconio. Perciò ad esem-
pio di lui s. Lucio I, Pontefice del
aSS, comandò, cap. luhemus 60 de
Cons. dist. I, che due preti, e tre
diaconi accompagnassero il Papa e
i vescovi per servire di tcstimonii
della loro vita, al qual decreto die-
dero cagione le calunnie di Nova-
ziano contro il s. Pontefice Corne-
lio. Ed il Sirmondo, presso il Ma-
cri, al vocabolo Cellulanus , nota ,
che fu ordinato dal Pontefice san
Simmaco del 49^? o dal sinodo ro-
mano, dai vescovi, e da questi ai
loro preti e diaconi, di ritenere pres-
so di se i Cellidani . Dicesi Cellu-
lanus r abitatore della medesima
cella ( che suol prendersi anche
per tutto il recinto del monistero ),
il quale si chiama anche Siticelliia,
e Syncellus y voce molto usata dai
monaci antichi. Il Syncellus era di-
gnità grande della chiesa di Costan-
tinopoli. Come un corepiscopo suc-
cedeva al defunto patriarca, abita-
va con lui, era il suo confessore e-
letto dal capitolo, e designato veni-
va dall' imperatore per succedere al
patriarca (K. Cedreno, Zonara, e Pao-
lo diacono, Hìstoria lib. XI). Que-
sto titolo cominciò ad accomunarsi
a molti, che non abitavano in pa-
lazzo. 11 loro capo era nominato
Protosyncellus y come nella corte
Pontificia hanno titolo di Camerie-
re, senza servire, i Camerieri di ono-
re, come si dirà. Appresso Cassiano
nella collazione 20, capo XX, si leg-
ge Syncellitas per significare com-
pagnia, ovvero coabitazione.
Fino dai tempi del Pontefice san
Gregorio I Magno , eletto ad onta
della sua ripugnanza nel Sgo, si era
introdotto l' abuso , di ammettere
nella corte del Papa giovanetti laici
CAM
in qualità di Camerieri , chiamati
Doniìcelli\ e che il Macri dice esse-
re diminutivo dì domnus: nohUem
denotai y et sac. apostolici palati i
offìcìalis. Vi riparò adunque quel
Pontefice ordinando provvidamente,
che in loro vece si aggregassero sol-
tanto i monaci, scelti per santità e
dottrina , o almeno de' chierici , af-
finchè non potesse derivarne V in-
conveniente, che i soli secolari aves-
sero il vantaggio di osservare la pri-
vata esemplar condotta dei Papi,
mentre correva negli ecclesiastici un
maggior obbligo d'imitarla. Per la
qual cosa il suo palazzo fu converti-
to in un tempio di virtù e di scienze,
fiorendovi tra gli altri s. Paterio se-
con dicero della Santa Sede, ragguar-
devole dignità che veniva dopo il pri-
micero. È perciò, ches. Gregorio I pre-
scrisse nel sinodo romano, tomo III,
concil. 49^j *' Verecundus mos tor-
> pore indescritionis inolevit, ut huius
j sedis Pontifìcibus ad secreta cubicu-
j li servi tia laici pueri ac saeculares
> obsequantur. Et quum Pastoris vita
) esse discipulis semper debeat in e-
> xemplo, plerumque clerici, qualis
» in secreto sit vita sui Pontificis ne-
j sciunt, quam tamen, ut dictum est,
j pueri sciunt saeculares. De qua re
j praesenti decreto constitui, ut qui-
> dam ex clericis, vel etiam ex mo-
> nachis electi ministerio cubiculi Pon-
» tificalis obsequantur; ut is, qui in
i loco est regiminis, habeat testes ta-
> les, qui vitam eius in secreta con-
» versatione videant, et ex visione se-
"> dula exemplumprofectussumant'*.
Poteva tenersi un linguaggio , che
più di questo canonizzasse la vita
incontaminata ed irreprensibile di
quel venerando Pontefice, il quale
sapeva di certo , poter servire nei
suoi più nascosti penetrali di nor-
ma, e di specchio a lutti quelli,
CAM
che Io circondavano , e che erano
testimonii di tutte le sue private
azioni ? Se questo sapiente decreto
fosse giunto a notizia del celebre
maresciallo di Sassonia, i cui pane-
gii'isti sono registrati nella Bib. hist.
J. G. Menselii, Lipsiae 1798 tomo I,
p. I, 372, non avrebbe seguitato a
sostenere, che ninno può far 1' eroe
in faccia al suo Cameriere.
]\el Pontificato di Adriano I,
creato nel 772, Desiderio re dei
longobardi spedi a Roma un'amba-
scieria, per iscusarsi delle commesse
iniquità. Il Papa credendo vero tal
pentimento, gì' inviò Stefano saccel-
lario della Santa Sede, cioè custode
del tesoro del fisco, e Paolo Afiar-
ta Cameriere, eh' era allora superi-
sta, cioè presiedeva al palazzo late-
ranense. Ma mentre erano essi per
viaggio 5 Desiderio occupò Ferrara ,
Comacchio e Faenza , e si scoprì
che il cubiculario Afiarta era in se-
greta corrispondenza col malvagio
principe. Ad Adriano I successe s.
Leone III, contro il quale, nel 799,
cospirarono Pasquale primicero, e
Campolo saccellario, parenti del de-
funto, e mentre il Papa, a'2 5 apri-
le, faceva la processione nel giorno
di s. Marco, co' loro seguaci lo as-
salirono, e dopo averlo empiamente
percosso , tentarono di stiappargli
la lingua e gli occhi. Alcuni dico-
no che ciò sia avvenuto, e che sia sta-
to risanato dai ss. Apostoli. Certo è
che per timore del popolo lo rin-
chiusero nel monistero di s. Eras-
nio , e che Albino Cameriere del
Papa, con altri divoti amici, lo ca-
varono fuori, e lo assicurarono nel-
la basilica vaticana. Tale fu il dis-
piacere de' ribelli , che per dispetto
saccheggiarono la casa di Albino, ed
il palazzo laleranense; ma venuto
in Roma il duca di Spoleto, con
CAM 23
un esercito , portò in salvo il Pon-
tefice, che fu poi vendicato da Car-
lo Magno.
Altra menzione dei Camerieri del
Papa vien fatta dal libro Pollìcitus
del citato Benedetto canonico di s.
Pietro , diretto a Guido Cardinale
di Castello, che poi nel 11 43 di-
venne Pontefice col nome di Cele-
stino II. In quel libro narrandosi
le cerimonie fatte dal Pontefice alla
stazione di santa Maria Maggiore
nel giorno di Natale, si dice che ri-
tornava coronato al palazzo latera-
nense, e quando scendeva da ca-
vallo , era sostenuto dal primicero ,
ed il secondi cero gli toglieva dal ca-
po la corona, che consegnava ad un
Cameriere. Poco dipoi fu assunto al
Pontificato Eugenio III, già mona-
co ed abbate cistcrciense , il quale
essendo stato discepolo di s. Bernar-
do , volle , che lo assistesse co' suoi
consigli. Questo santo affinchè il dis-
posto da s. Gregorio I per la fa-
miglia domestica del Papa fosse e-
sattamente osservato, come si ha
dal libro de Consìderatione, incul-
cò ad Eugenio III, che non am-
mettesse nella sua corte comatos
pueros, complos adohscentes.
Clemente VI residente in Avigno-
ne teneva copiosa corte, ed era splen-
dido co' suoi Cubicularii, dei quali
ridondava il suo palazzo, insieme ad
altri gentiluomini ed uffiziali palati-
ni. Accadde però un giorno che,
mentre egli era infermo, i suoi do-
mestici andarono a desinare tran-
quilli, lasciandolo con un solo Ca-
meriere. Intanto essendo accresciuto
il male, morì a* 6 dicembre i352.
Anche Eugenio IV, creato nel i43i}
seguì il lodevole e giusto costume
di s. Gregorio I, e di Eugenio III,
di tenere monaci per suoi cubicula-
rii, come ne assicura l'epistola Am-
24 CAM
brosii Ct^maUiiiiaisis ad Franci-
stiim Patavinuni monachunè Cassi-
ncnstm a cubiculo Eugcnìi IV , ri-
portala dal p. abbate Miltarelli, il
quale giuslamente ha notato, Dihh
s. Michaelis Ycnet. 986 : Siquideni
wonachos adhibebat cubicularios prò-
balissiniosy tcsles vitae suae. Aggiun-
giamo che i detti monaci erano dot-
li, e che Eugenio IV li voleva se-
co allorché cenava, per domandare
loro ciò , che si diceva del suo go-
verno, affine di correggersi ove la
giustizia lo richiedesse.
Cosi anche il gran Marcello IT,
Cervini, eletto a' io aprile i555,
avea risoluto di restringere il nu-
mero de' palatini, e sceglierli di tal
merito, che potessero ad altri servir
di modello di virtù, narrandosi da
uno scrittore contemporaneo della
sua vita : >» Decrevit eiectis ex au-
" lieo ministerio cunctis obscoenis
:> et infamibus, neminem in Pala-
« tinis se passurum esse, nisi neces-
>y sariuni hominem ; idque saepe
w aiebat, Pontificem maximum, qui
« cèteris principibus specimen esse
a debet, malum esse, si ex visceri-
3» bus provinciarum , homines non
« necessarios, nec christianae reipu-
» blicae utiles pascerci '*. Paolo IV,
che successe a Marcello II nello
stesso i555, avea cinquantatre Ca-
merieri chiamati con tal nome, due
dei quali, dicevausi Camerieri as-
sistenti , e quattro sotto- Camerieri
ovvero aiutanti di camera segreti ,
che sono appunto gli odierni aiu-
tanti di camera del Papa.
Clemente Vili assunto al trono nel
1^92, per dicci anni tenne i suoi
nipoti Aldobrandini in qualità di
Camerieri, ma poi per le istanze dei
Cardinali , ambasciatori , e di tutta
la corte Pontifìcia li esaltò con lau-
te porpore . Più innanzi si vedran-
C A M
no altri esempii de'Papi, che feccra
esercitare ai nipoti V onorevole , e
distinto uffizio di Camerieri segreti.
Paolo V fece suo coppiere Tibe-
rio Muli , che gU era congiunto , e
poi il promosse al vescovato di Vi-
terbo, e al Cardinalato. Appena e-
Iclto nel i655, Alessandro VII, ai
primieri suoi antichi famigliari ag-
giunse quattro Camerieri segreti tut-
ti nobili, e costumati, fra'quali ( per
dimostrare il suo alfelto alla nazio-
ne tedesca ) Ferdinando di Fustem-
berg, giovane non meno illustre per
sangue, che per candore di vita; ed
il cav. Accarigi, che nel Cardinalato
era stato suo maestro di camera fu
da lui fatto coppiere, assegnando T
ufficio di scalco all' antico suo cop-
piere, ch'era il cav. Ciaia suo pa-
rente.
Eletto nel 1724, non senza vir-
tuosa ripugnanza, Benedetto XIII,
per tre giorni fece orazione per la
scelta dei ministri, e dei famigliari,
come avea fatto Innocenzo ^W, e
siccome era grandemente umile, vo-
leva uscire dal palazzo , alla guisa
di semplice religioso , e solo per le
rimostranze della corte si contentò
recarsi alle sue frequenti visite alle
chiese , con un solo cappellano, col
quale per istrada diceva il rosario.
Asceso alla veneranda cattedra apo-
stolica , nel 1 740, Benedetto XIV,
esortò i prelati della sua corte ad
una seria applicazione allo studio ,
protestando di non proniovere giam-
mai se non in proporzione del pro-
gresso nelle scienze e ne' buoni co-
stumi, il che pur ebbe a dire ai di
nostri in un concistoro Leone XII.
Alla sua presenza nell' accademia di
storia ecclesiastica, il suo concittadi-
no dottor Tozzi, bolognese, recitò
una disscrlazione >* sopra gli uffici i
>* e miflislri domestici, o famigliali
CAM
» del palazzo Pontificio sino ai lem-
« pi di s. Gregorio I," investigan-
do qual fosse la corte de' Romani
Pontefici ne' primi sei secoli. Ed il
p. Bernardo di s. Guglielmo delle
scuole pie vi recitò la dissertazione
« sopra i doveri de'cliierici enume-
M rati in un canone del concilio di
w Calcedonia , e sopra gì' impieglii
» competenti a quelli, ch'entrano
» al servizio dei magnati , e come
" li devono amministrare ". Lo
stesso Pontefice Benedetto XIV, imi-
tando i suoi predecessori, e special-
mente Clemente XI, eh' ebbe tra i
suoi famigliari i Lancisi, i Maiella,
i Bianchini, i Battelli, i Fortiguer-
ra , i Sergardi , ammise nelle sue
Pontificie anticamere per Camerieri
segreti , Nicolò Antonelli , Benedet-
to Veterani , Tommaso Emaldi ,
Giuseppe Simonio Assemanni, Bene-
detto Passionai , e per suoi Came-
riei'i d' onore, i monsignori Giovan-
ni Gaetano Bottari, Michelangelo
Giacomelli, Filippo Bonamici, Anto-
nio Baldani, Pier Francesco Foggi-
ni, Domenico Giorgi, ed altri insi-
gni soggetti , che trasformarono le
Pontifìcie anticamere in sale accade-
miche. Fra essi fece cappellano se-
greto, e protonotario apostolico Pie-
tro Antonio Tioli, che poi fu no-
minato Cameriere segreto e guar-
daroba da Clemente XIV, il qua-
le lo inviò eziandio quale ablc-
gato a portar la berretta Cardinali-
zia al porporato Firmian. y. Chr.
Veisii Disserlatio de fads erudito-
rum in Alda, Lipsiae 1695, e l'ar-
ticolo. Famiglia Pontificia.
Prima di descrivere le sei rispet-
tabili classi de' Camerieri Pontificii,
diremo, che gli ecclesiastici insigniti
di una tal dignità hanno il titolo
di monsignore, e ch'essi sono espres-
samente nominali dal Sommo Pou-
GAM 25
tefice, e lo sono fin ch'egli vive
per mezzo di biglietto di monsignor
maggiordomo, dal quale, e dal pre-
lato maestro di camera, come Prae-
fectus Cubiculi^ essi dipendono. Per
lo avanti gli effettivi, o partecipan-
ti, ed alili solevano farsi spedire
dalla segreteria dei brevi, il breve
della loro qualifica , per fruire dei
privilegii e delle prerogative ine-
renti. Di pili è da sapersi che i
Camerieri tanto ecclesiastici che lai-
ci. Si soprannumerarii, che di ono-
re , i quali per turno prestano sei-
vizio per una settimana nelle an-
ticamere Pontificie, vengono am-
messi al bacio del piede del Papa.
\. Camerieri segreti partecipanti.
Quattro sono i Camerieri segreti
partecipanti , il primo è Coppiere
( Pincerna ). Ad esso incombe nei
pranzi solenni assistere a mensa il
Pontefice, e dargli da bere, ed a
lui appartengono le palme, e i ce-
rei, col paramano di seta bianca
ricamato in oro, che i Papi porta-
no in sedia gestatoria : le palme nel-
la domenica delle palme, le candele
nella cappella della Purificazione, e
per la canonizzazione; palme e cerei,
che il coppiere tiene in mano du-
rante la funzione, meno il tempo
in cui li sostiene lo stesso Pontefice.
Al coppiere appartiene in oltre la
torcia, che porta nelle processioni il
Papa, e quella delle esequie de' Pon-
tefici defunti, nell'anniversario che
celebrano i Cardinali a chi li creò,
nel qual tempo la torcia viene ret-
ta dal medesimo coppiere. Antica-
mente in mancanza del maestro di
camera, costantemente il coppiere
ne faceva le veci , inclusi vamente
alle visite di formalità ai sovrani.
26 CAM
ed in molti incontri dava T acqua
alle mani al Papa.
Il secondo Cameriere segreto par-
tecipante è segretario d'ambasciata,
e ad esso spetta , allorquando vi
sono sovrani, o personaggi di fa-
miglia sovrana in Roma, di portare
loro con frullone e parafrenieri
palatini, le candele, le palme, e gli
Agnus Dei benedetti, non che altri
donativi. Prima si recavano essi dai
sovrani a significar loro quando il
Pontefice li avrebbe ricevuti, a por-
tar loro ambasciate, in nome di
lui , a prendere notizie della loro
salute, a complimentarli, e quando
partivano, talvolta essi portarono i
doni. Questi doni, e la pratica di
certi complimenti a nome del Papa,
venivano da loro fatti anche ai
Cardinali, ed eziandio agli amba-
sciatori nel punto della loro par-
tenza.
11 terzo Cameriere segreto parte-
cipante è guardaroba vestiario, e
ad esso anticamente apparteneva la
custodia delle robe del Pontefice, per
cui ora formalmente reca a' novelli
Cardinali il cappello rosso. Per lui il
sotto-guardaroba, della classe de' Bus-
solanti, come si dice a tale articolo,
ha in consegna gli Jgnus Dei, la
Falda, ed altre cose, ed esercita va-
ni uffizii già proprii del guardaroba.
Leggiamo nella benedizione degli
Agnus Dei, che Clemente XI fece,
nel 1707, che monsignor guardaro-
ba vestito di cotta e zinale , ed il
sotto-guardaroba egualmente con ta-
li indumenti, ricevevano gli Agnus
Dei levati dal sagro bagno. Talvol-
ta il sotto-guardaroba fu posto in
ruolo dojK> i Camerieri segreti , oc-
cupandone talora la carica anche
un aiutante di camera , anzi uno
di questi, sotto Innocenzo X, fu
guardaroba.
CAM
11 quarto Cameriere segreto par**
tccipante non ha ispezione partico-
lare pubblica. Questi Camerieri talvol-
ta furono tesorieri segreti, e davano
perciò i donativi,e le elcmosinepartico-
lari : alcuni furono segretari intimi, bi-
bliotecarii domestici, e molte volte
esercitarono l' uffizio di scalchi segre-
ti , ec. 11 loro numero variò a piaci-
mento de'Papi, e qui ne daremo alcuni
esempii. Le analoghe memorie dei ca-
merieri segreti partecipanti esistenti
nell'archivio del palazzo apostolico,
per l'accennato incendio, solo rimon-
tano al i555, e nel ruolo del Pon-
tificato di Paolo IV, sono registrati
senza distinzione di ecclesiastici e se-
colari, di partecipanti e soprannumera-
rii, cinquantatre Camerieri con parte
di pane e vino, ed altro somministrato
loro quotidianamente dal sacro pa-
lazzo, in un a settantasette dome-
stici, e cinquantasei cavaUi per loro
servigio personale. Il primo di essi
era considerato monsignor maestro
di camera, denominandosi decano il
primo Cameriere. 11 coppiere ebbe
il vestiario per la coronazione, con-
sistente in saia rasata veneta, palmi
venti , rascia paonazza con velo ,
palmi diciassette, raso leonato, pal-
mi trentaquaitro, damasco per le
mostre grandi, palmi dodici, orme-
sino per quelle piccole, palmi due.
Nel Pontificato di Clemente Vili,
vi fu anco il sotto coppiere. Da tale
indicazione sui drappi del vestiario,
rilevasi quelli, che si usavano allora.
Eranvi due guardaroba , uno dei
quali pei rocchetti , e ciò si legge
anche sotto Pio IV, ed altri Papi.
Sisto V ebbe otto Camerieri segreti,
Clemente Vili quindici, e sotto Ur-
bano Vili, il medico del Papa era
già annoverato fra i Camerieri se-
greti. Alessandro VII tenne cinque
Camerieri segreti , ed altrettanti non
CAM
partecipanti , fra i quali l' elemosi-
niere. Clemente X n' ebbe venti,
compresi que' prelati, cbe sono con-
siderati per tali. Innocenzo XI tre-
dici, cioè maestro di camera, udi-
tore, coppiere, guardaroba, il pro-
prio nipote Tommaso Odescalclii, lo
scalco, ed altri, e per ultimo il segre-
tario della cifra. Anche tredici furono
quelli d'Innocenzo XII, compresi i
soliti, che vengono considerati per
tali. Sette Camerieri, in un al me-
dico, ebbe Clemente XI, e poi un-
dici, senza computare quelli, che si
consideravano per tali. Innocenzo
XIII, del 1721, ne nominò due
soli, Benedetto XIII, del 1724,
sei, e due erano vescovi. Clemente
XII, del 173 1, dieci ed anche undici,
Benedetto XIV, del 1740, sei, poi set-
te, ed in seguito otto. Clemente XIII,
del 1 758, altrettanti, ed ebbe, come In-
nocenzo XIII, il nipote a Cameriere
segreto, il quale giusta il costume pre-
cede gli altri. In detto Pontificato fra
i ruoli de* Camerieri segreti si comin-
ciarono ad annoverare i Cardinali pa-
latini, con egual parte di pane e vi-
no, e scudi quarantacinque mensili
per companatico. Clemente XIV, del
1769, n'ebbe dieci, Pio VI, del 177^,
prima sette, poi otto, indi dieci, ed
anche undici; Pio VII, nel 1801, ne
dichiarò tre, poi furono quattro, e
cinque ; ma d' allora in poi , sono
sempre quattro, meno una tempo-
ranea vacanza.
Se evvi r archiatro, diviene Ca-
meriere segreto, e sebbene sieno
prelati domestici 1' elemosiniere, che
anzi è arcivescovo, il segretario dei
brevi a' principi , il sostituto della
segreteria di stato, il segretario della
cifra, il sotto datario, il segretario
delle lettere latine, pure questi sono
tutti Camerieri segreti, e come i
suddetti quattro, hanno residenza
CAM 27
nel palazzo apostolico, e partecipa-
no delle propine de' concistorii, ma
a beneplacito de* Papi, nonché delle
canonizzazioni, ec. Anche i maestri
di cerimonie sono Camerieri segreti
perpetui, e finche il nuovo Papa
non nomina il maestro di camera,
e i Camerieri segreti, o non con-
ferma chi crede di quelli del suo
predecessore, tocca a loro supplirne
le veci, come fanno in cappella
quando manca qualche ministro.
Abbiamo dal Cardellini il decreto
della sacra congregazione dei riti
de' 16 aprile 1644? col quale si
conferma a' detti cerimonieri la qua-
lifica di Camerieri segreti, ciò che
a' giorni nostri riconfermò Pio VII.
Anticamente la parte d'un Ca-
meriere segreto , oltre le provviste
ecclesiastiche di canonicati, pensio-
ni, ec. era di mille scudi annui, e
dal palazzo , come accennammo ,
avevano cavalli, domestici, e la par-
te, che consisteva nel mantenimen-
to de'cavalli, ed in porzioni relati-
ve di pane, vino, cera, olio, le-
gna, ed altro ec. Godevano ezian-
dio molti privilegi, come si può
vedere de Cubiculariis Ponlifi-
cìisy nella bolla emanata da Gre-
gorio XV, Non solum, de'3i marzo
162 1, presso il Guerra, tomo I,
pag. i83, e dai decreti di Paolo III,
We ampliuSj de' 22 dicembre 1534,
e, Qucedanij de' 18 maggio i54o,
non che da quello di GiuHo III ,
Solvity de'i3 febbraio i553, presso
Io stesso Guerra, a pag. 384- Questi
privilegi venivano confermati da ogni
novello Pontefice, gli ultimi de'quali
furono Clemente XIV: >y SS. D. N.
» D. Clementis divina providentia
>i Papae XIV concessio privilegio-
>> rum prò nonnuUis suis famiiia-
» ribus , " Romse 1769, ex typ.
re ver. cam. Apostolicae, e Pio VI :
28 CAM
»» SS. D. N. D. Pii divina provitlen-
y> tia Papa» VI concessio privilcgio-
»> rum prò iionniillis suis familia-
>' ribus, " lloma) lyy^», ex typ.
B.. C. Apostol. llisulla pertanto da
quest'ultimo breve, che Pio VI, ad
esempio de' suoi predecessori , con-
cesse i consueti privilegi a' propri i
famigliarij i principali de' quali con-
sistono neir essere conti del palazzo
lateranense, cavalieri dello sperone
d'oro, nobili romani e della città
di Roma, di Avignone, Bologna,
Ferrara , Benevento, e delle altre
città, terre ec, dello stato ecclesia-
stico, con tutti gì' inerenti privilegi,
ed ancorché non portino il rocchet-
to, e r abito de' notari , vengono
creati notari senza pregiudizio di
quelli di numero, con tutte le li-
bertà, grazie, favori, esenzioni, in-
dulti, ec. ; sono resi capaci di otte-
nere qualunque ufficiò, beneficio ec,
di poter inquartare l'arme del Pon-
tefice al proprio stemma, vengono
esentati da tutte le gabelle, decime,
sussidii urbani, agrarii, straordinari i,
reali, personali, misti, ec. nella più
ampia maniera; sono autorizzati a
ritenere più beneficii, però senza
cura d' anime , come meglio potrà
vedersi al citato articolo Famiglia
Pontificia, in cui si riporta il bre-
ve per intero. A scanso poi di equi-
voci si enumerano quali sono i fa-
migliari, cui Pio VI, e i suoi ante-
cessori concedettero tali privilegi,
cioè il maggiordomo, maestro di
camera, elemosiniere, il sagrista, il
segretario de' brevi a' principi , il
segretario delle lettere latine, il se-
gretario della cifra, il sotto data-
rio, i Camerieri segreti di sua San-
tità, che in quell'anno erano dodici,
oltre il medico segreto [cuhìculariis
intimisj seu secretis), il maestro del
sacro ospizio, il foriere maggiore, il
CAM
cavallerizzo maggiore (stabuli prce-
fccto romance itidcni cuhìculariis se-
cretis)^ od oltre questi, tre Came-
rieri segreti di spada e cappa ( uno
de' quali era il marchese Camillo
Massimo generale delle poste), altri
due individui di questo ceto, oltre
un soprannumerario, e sei cappel-
lani segreti, il p. maestro del sacro
palazzo apostolico, il maestro di casa
de' sacri palazzi apostolici , i due
chierici segreti, e i quattro aiutanti
di camera. Questi sono i nomina-
ti dal breve di Pio VI, i quali da
lui sono chiamati cubiculi no-
stri adiutoresy continui comniensa-
lesj e te.
L* abito de' Camerieri segreti or-
dinario è il così detto di mantello-
ne, cioè sottana, fascia, soprana o
mantellone, e collare di seta pao-
nazza nell'estate, con calze di seta
nera, e scarpe con fibbie, il qnal
abito, meno il collare e la fascia
con fiocchi, neir inverno è di panno.
Ne' viaggi e nelle villeggiature detto
vestiario è più corto, ed allora usa-
no calze di seta paonazza, e fiocco
di semplice fettuccia di egual colore
al cappello da prete, che adoperano
sempre, anche quando girano per cit-
tà, ma senza detto fiocco, vestiti tut-
ti di nero, cioè da abbate , col solo
collare paonazzo. Fuori di Roma
però così vestiti possono assumere le
calze, ed il fiocco paonazzo. Sebbene
alcuni Camerieri segreti , essendo
vicarii di qualche basilica, ovvero
giudici della fabbrica di s. Pietro ec,
abbiano l'uso della mantelletta, in
corte non possono incedere che col
mantellone. Il colore paonazzo è
simbolo di modestia, temperanza e
umiltà, tutte virtù convenienti agli
intimi cubicularii del capo della Cliie-
sa. L'uso di questo colore rimonta
alla primitiva Chiesa, ed era usato
CAM
comunemente dal clero, ma poscia
fu obbliato, perchè quelli, che si fe-
cero monaci, principiarono ad adot-
tare il colore nero. In progresso di
tempo fu riassunto dalla famiglia
Pontifìcia, ed in quanto alla forma
della veste, come dicesi a Mantel-
roNE, essa è antichissima, insieme alle
maniche lunghe, poi ristrette ed ora
pendenti dalle spalle. Questo abito
si depone appena viene tumulato il
Pontifice, giacché, come s'indicò,
tutte le classi de' Camerieri segreti ,
di spada e cappa, tanto onorarii,
che soprannumerarii , e di extra
urbenij cessano di esserlo alla morte
del Papa, insieme al titolo di mon-
signore, ed alle rispettive prerogati-
ve. Nelle funzioni ecclesiastiche, co-
me cappelle, pontificali, processioni,
possessi, concistori pubblici ec. , o
per dir meglio, quando il Papa as-
sume i paramenti sacri, meno quan-
do consacra vescovi, o recasi a dare
la benedizione col Ss. Sacramento
in qualche chiesa , o in questa ce-
lebra messa bassa ec, i Camerieri di
abito paonazzo vestono di collare,
sottana, e fascia di egual colore, ed
usano una sopravveste di saia, o
scoto di colore rosso, con maniche
corte ed ampie, con mostre di seta
di egual colore, ed inoltre la cappa
con cappuccio, senza coda, egual-
mente di saia rossa, colla fodera di
seta rossa nell' estate , e con pelli di
armellino bianche nell'inverno. Final-
mente l'abito di mantellone paonazzo,
e quello rosso è comune a tutti i quat-
tro summentovati Camerieri segreti
partecipanti, ai Camerieri segreti so-
prannumerarii, ai Camerieri d'-ono-
re in abito paonazzo: il rosso però si
usa soltanto ove risiede il Papa. Il
solo paonazzo è l'abito dei Camerie-
ri extra urbem, che lo possono por-
tare fuori di Roma, e recandosi in
CAM 29
questa città, è loro vietato di assu-
merlo.
Le attribuzioni dei Camerieri se-
greti partecipanti sono molte, ono-
revolissime , gelose e distinte , per
cui si dirà delle principali. Per tur-
no uno per settimana , vestito di
mantellone nelle ore di udienza,
sta col maestro di camera nell'anti-
camej'a segreta , che precede quella
ove dimora il Papa ; ed in assenza
di tal prelato, gl'incombe introdurre
i Cardinali, i prelati, gli ambascia-
tori, ed altri all' udienza del Ponte-
fice; donde viene che allora pre-
siede a tutti quelli, che sono in ser-
vigio nelle Pontifìcie anticamere. La
sera, e ne' giorni di vacanza, fanno
questi Camerieri segreti partecipan-
ti nelle ore stabilite le veci del mae-
stro di camera, tanto nel passare
r ambasciata al Papa, che in ordi-
nare il treno per le sortite private.
Che se manchino pur essi, suppli-
scono a cosiffatte attribuzioni gli
aiutanti di camera . In mancanza
del maggiordomo, o maestro di ca-
mera, il cameriere segreto di guar-
dia ascolta la predica neh' avvento
e quaresima, entro la bussola col Papa.
Tocca a due di essi Camerieri accom-
pagnare il Papa al passeggio, e quando
sorte con due mute, vanno in carrozza
con lui, mentre nelle sortite con treno
di città, ed ancbe in quello semi-pub-
blico, prendono luogo nella seconda
muta. Altrettanto si pratica nei viaggi
e nelle villeggiature, nelle quali spesso
sono ammessi dal Papa alla sua
mensa. E ne' rinfreschi , che si des-
sero nel palazzo apostolico a' sovra-
ni, tocca ai Camerieri segreti il pre-
sentarli ai sovrani medesimi.
Nelle cappelle Papali due Came-
rieri segreti sostengono al Papa la
falda , lo che fanno pure tutte le
volte che il Pontefice abbia ad as-
3o CAM
siimerla , ed in ogni concistoro se-
greto. In cappella stanno i delti due
Gimerieri al corna Evangelìiy te-
nendo in mezzo il decano della ro-
ta , custode della mitra Pontificia ,
col quale siedono ai gradini dell'al-
tare , mentre gli altri Camerieri
prendono posto nel primo banchet-
to innanzi al trono Pontificio, cioè
avanti il banco de' prelati di fioc-
chetti. Però ne' Pontificali , i due
primi siedono agli scalini del tro-
no, e gli altri nel principio di
quelli dell'altare. In quanto al luo-
go delle processioni , i due della
falda seguono il Papa sostenendo-
gliela, o seguono la sedia gestato-
ria , se in essa sia assiso. Gii altri
invece seguono quelli segreti sopran-
numerarii, e dopo di essi vengono
gli abbreviatori di parco maggiore,
e talvolta prima di questi i canto-
ri Pontificii. Ma nel recarsi al tro-
no per ricevere le candele, le cene-
ri, le palme, e gli Agnus Dei bene-
detti, nasce tutto 1' opposto. Dopo
gli abbreviatori vanno a prenderle
il prete assistente al celebrante , il
diacono e suddiacono, i maestri di
cerimonie, i primi due in cotta e
rocchetto, gli altri in cotta, perchè
non hanno T uso della cappa rossa,
e poscia i Camerieri segreti , i so-
prannumerari i, e quelli d'onore, se-
guiti dagli avvocati concistoriali.
Quando il Papa ascende la sedia
gestatoria, i due flabelli lateralmen-
te devono essere portati da due Ca-
merieri segreti, ai quali suppliscono
talvolta i soprannumerarii, o quelli
di onore.
Welle cavalcate i Camerieri segre-
ti, con vesti e cappuccio rosso, ave-
vano nell'ordine il medesimo luogo,
con qualche variazione, come ap-
presso diremo. Quando i Pontefici
pigliavano con solenne cavalcata, e
CAM
co* paramenti sacri, il possesso della
basilica lateranense qual loro catte-
drale (cerimonia praticata per l'ul-
tima volta nel i5i3 da Leone X,
giacché dopo di lui non si usarono
più nei possessi i paramenti), appres-
so i vessilliferi , e gli scudieri pro-
gredivano i Cubicularii omnes ca-
piUiatij et ruheo includa seguiti dai
nobili romani. Dopo il Papa caval-
cavano allora due Camerieri segreti,
avendo in mezzo , come nella cap-
pella e nei Pontificali, il decano, o
il più anziano uditore di rota colla
mitra , e nel possesso anteriore a
quello di Leone X, che fii preso da
Innocenzo Vili, nel i4<^4j si ha
dal cerimoniere Burcardo : » d. An-
i* tonius de Grassis , decanus rotae
a in superpellicio tobaleam ad col-
sy lum habens prò mitra, medius
« inter dominos Laurentium de
>y Mari, et Hieronymum Calagra-
>» num , secretos cubicularios Pa-
>» pae". Dipoi nelle cavalcate dei
possessi , senza i paramenti sacri i
Camerieri segreti cavalcavano dopo
gli avvocati concistoriali, preceduti dai
soprannumerarii, ed i quattro più an-
ziani portavano un cappello di velluto
cremisino trinato d' oro, simbolo della
dignità Pontificale , sopra bastone co-
perto dello stesso velluto , e seguiti
erano dai baroni, da' gentiluomini ro-
mani, e dagli abbreviatori. Talvolta
procedettero prima i Camerieri segre-
ti, e fia questi il guardaroba col sot-
to guardaroba, indi venivano il baro-
naggio, ed i quattro Camerieri sos-
tenendo i menzionati quattro cap-
pelli Papali, e di poi il capitano
degli svizzeri ; in fine gli abbrevia-
tori. Tali esempii rimontano ai pos-
sessi presi da Sisto V, nel i585,
da Gregorio XIV, nel iSgo, da
Innocenzo IX, nel iSqi, e da al-
tri.
CAM
Dopo il Papa cavalcavano il mae-
stro di camera avendo ai lati i due Ca-
merieri segreti, coppiere, e segretario
d'ambasciata, e quindi l'arcliiatro, o
primo medico alla destra del caudata-
rio. Vi sono esempii, che col coppiere
si accompagnò il segretario <le' brevi
a' principi. In occasione del posses-
so, come per la festività di s. Pie-
tro, i Camerieri segreti partecipanti
lianno la distribuzione delie medaglie
o
di argento, ed in avanti ognuno ne
aveva due d' oro , e due d' argen-
to. Le altre cavalcate, cui interveni-
vano nello stesso modo i Camerieri
segreti , precedendo e seguendo il
Papa , e sostenendo i quattro cap-
pelli, erano quelle per la cappella della
ss. Annunziata, di s. Filippo, della Na-
tività e di s. Carlo. Nel Pontificato di
Clemente XI, essendo morto in Ro-
ma Filippo Maurizio figlio dell'elet-
tore di Baviera, il Papa ordinò, che
gli fossero celebrate le esequie, co-
me si era praticato con Alessandro
Sobiesky, figlio del re di Polonia,
intervenendo alla cavalcata il mag-
giordomo colle tre classi de' cappel-
lani comuni. Camerieri extra mu-
roSj e degli scudieri con cappe e
sopravveste rossa e gualdrappe nere.
Neir esequie poi ebbe luogo anche
la camera segreta e di onore.
Per camera segreta e di onore
del Papa s'intendono tutti quelli,
che hanno luogo nelle anticamere
Pontificie, cioè ; maggiordomo, mae-
stro di camera, elemosiniere, sagri-
sta. Camerieri segreti, partecipanti,
soprannumerarii, e di onore, Came-
rieri segreti di spada e cappa , coi
soprannumerarii, e que'di onore, gU
uflìciali maggiori, ed esenti delle
guardie nobili, il capitano degli sviz-
zeri col tenente, e sotto-tenente, il
caudatario, e crocifero, gli aiutanti
di camera, i bussolanti, e finalmente
CAM 3f
que' prelati palatini, eh' entrano nel
novero dei Camerieri segreti parte-
cipanti ec. , come meglio dichiara-
si all' articolo Camera segreta Pon-
tificia (Fedi). Anticamente tutte le
volte che i Pontefici visitavano i
sovrani, e i Cardinali infermi , per
particolar benevolenza, il maestro di
camera durante la visita avea giu-
risdizione sulle anticamere dei visi-
tati, ed è perciò che mandava pre-
cedentemente a guarnirle, secondo
le regole dell' appartamento Pontifi-
cio, dalla camera segreta ecclesiasti-
ca e laica.
Nelle solennità di Pasqua, dell'As-
sunta , d' Ognissanti , e di Natale i
Papi comunicavano gì' individui del-
la camera segreta , fino ai bus-
solanti, e nel giovedì santo comu-
nicavano i sacerdoti ed i vescovi
di essa. Oggi ciò tocca nelle pri-
me a supplirvi al maggiordomo, e
nel giovedì santo al maestro di ca-
mera , cioè in que' giorni nei qua-
li non sia fatta dal Papa, pre-
sentandosi tutti a ricevere la ss. Eu-
caristia cogli abiti del proprio ufìS-
cio. Quando per Natale , Pasqua ,
Pentecoste e s. Pietro si celebrava-
no i vesperi segreti nella cappella
segreta, colf intervento del Papa, e
de' Cardinali palatini, vi avea luogo
pure la camera segreta, siccome ri-
portasi all'articolo Cappelle segrete.
Questa stessa anticamera segreta,
e di onore è invitata , ed interviene
alle esequie dei maggiordomi, mae-
stri di camera, elemosinieri. Came-
rieri segreti in paga, o partecipanti,
de' forieri maggiori , dei cavallerizzi
maggiori, dei segretarii de' brevi ai
principi, delle lettere latine, e della
cifra, dell' uditore , del sotto-datario
e dell' archiatro Cameriere segreto,
che viene esposto con abito di man-
tellone, col qual abito si vestono i
i
è9t CAM
cadaveri (le'Camcricn scgi'eli parte-
cipanti. Ad altri celi non intervie-
ne l'intera e piena camera segre-
ta, e solo due esempii ne abbiamo
nel 1735, e lySCi per due cappel-
lani segreti, caudatarii di Clemente
XII; e per monsignor Marcello San-
dri d* Amelia coppiere di Pio VI,
morto nel 1789, il cui cadavere fu
esposto nella parrocchiale de'ss. Vin-
cenzo ed Anastasio a Trevi, in ter-
i*a, con due cerei accesi, vestito con
dispensa dell'abito de' sacconi rossi,
per cui 1' anticamera segreta non
intervenne alle esequie.
In occasione poi delle esequie pei
Camerieri segreti, la chiesa suol pa-
rarsi a bruno: al feretro circondato
da ventiquattro, trenta, o trentasei
fìaccolotti, si pongono gli stemmi gen-
tilizii , la messa e cantata da mi
Cameriere segreto, o dal sagrista, o
dal prefetto delie cerimonie, coli' in-
tervento dei cantori della cappella
Pontifìcia. Clemente XI, nel 17 17,
fece celebrare solenni esequie a mon-
signor Riggi patriarca di Costanti-
nopoli, e volle che v'intervenisse an-
che la camera sesrreta e di onore;
ed essendo, nel 1759, morto a Ve-
nezia d. Aurelio Rezzonico, fratello
di Clemente XIII, questi nelle ese-
quie, che gli fece celebrare, vi man-
dò la camera segreta ecclesiastica e
secolare.
Non è qui a tacersi che tutti i
componenti la camera segreta, nel
possesso dei Papi, nella festa annuale
dei ss. Pietro e Paolo, hanno la di-
stribuzione delle medaglie d'argento,
che in tali epoche vengono coniate ;
e che dal rispettabile ceto de' Ca-
merieri segreti , per la continua es-
perienza, che acquistano nel centro
della corte Pontifìcia , e per quella
istruzione, che ricevono dalla saggia
ed esemplar condotta de' Papi, fio-
CAM
rirono in tutte le epoche nomini
preclari in virtù e dottrina, distinti
prelati, amplissimi Cardinali, e ma-
gnanimi Pontefici , fra' quali Gio-
vanni XXI li, cameriere segreto di
Ronilacio IX, nel 1396, fu creato
Papa nel i4io. Innocenzo XIII,
nel 1690 era slato fatto cameriere
segreto sopranniuncrario di Alessan-
dro VIII, ed ablcgato a portare al
doge di Venezia lo stocco ed il bcr-
lettone benedetti. Pio VI fu prima
aiutante di studio di Benedetto XIV,
e nel 1754 fu da lui promosso a ca-
meriere segreto; e Leone XII lo fu
del medesimo Pio VI. Agli articoli
Berretta, Fascie Benedette, Rosa
d' Oro, Stocco e Berrettone si
possono vedere molti nomi dei Ca-
merieri segreti, che ne furono able-
gati. A' giorni nostri vedemmo due
Camerieri segreti di Leone XII, Gio-
vanni Soglia, e Luigi Frezza, esaltati
dal regnante Pontefice al Cardinala-
to, e r attuai nunzio di Vienna era
coppiere di questo Papa, quando fu
elevato a tal sublime incarico. Lungo
pertanto sarebbe enumerare quelli,
che vennero fiegiati della porpora ,
onde ci limiteremo a registrare sol-
tanto i seguenti , potendosi leggere
le loro notizie, e le cariche, che so-
stennero, ai rispettivi articoli.
Il celebre Lodovico Scarampo
Mezzarota fu Cameriere segreto di
Eugenio IV, che, nel i44oj lo fece
Cardinale.
Giangiacomo Sclafenati, Camerie-
re di Sisto IV, che lo creò Cardi-
nale nel i4B?>.
Jacopo Casanova , Cameriere di
Alessandro VI, e poi da lui fatto
Cardinale nel i5o3.
Ercole Rangoni, primo Cameriere
di Leone X, fu da questo, nel i5i7,
promosso alla porpora.
Agostino Trivulzi, Cameriere di
CAM
Giulio li, nel loiy, da Leone X fu
creato Cardinale.
Ottone Truclises, Cameriere di
Paolo III, che nel i5445 lo anno-
verò al sacro Collegio.
Durante de Duranti , Cameriere
segreto, e segretario di Paolo III,
fatto da lui Cardinale nel i544-
Carlo Grassi , Cameriere segreto
di Giulio III, e nel iS'jo Cardina-
le di s. Pio V.
Giulio Antonio Santorio, Came-
riere di s. Pio V, e da questo crea-
to Cardinale nel iSyo.
Ippolito de Rossi , Cameriere di
Paolo IV, fu nel i585, innalzato
alla porpora da Sisto V.
Bonifazio Bevilacqua , Cameriere
segreto di Gregorio XIII, nel lò'gg,
da Clemente Vili venne creato
Cardinale.
Paolo Emilio Zacchia, Cameriere
segreto di Clemente Vili, che, nel
1599, il fece Cardinale.
Francesco Diettrichstein , mentre
era Cameriere segreto di Clemente
Vili, nel 1599, fu ornato colla por-
pora, secondo la predizione di s. Fi-
lippo , e per le istanze di Filippo
III re di Spagna.
Ladislao d' Aquino, già Camerie-
re segreto di s. Pio V, creato Car-
dinale da Paolo V nel 16 16.
Guido Bentivoglio, Cameriere se-
greto di Clemente Vili, e, nel 162 1,
Cardinale di Paolo V.
Marc' Antonio Gozzadini , Came-
riere segreto, e cugino di Gregorio
XV, che, nel iG-ii, lo elevò alla
dignità Cardinalizia.
Dionisio Simone di Marquemont,
Cameriere segreto di Urbano Vili, e,
nel 1626, da lui fatto Cardinale.
Ernesto Adalberto di Harrac ,
Cameriere segreto di Urbano Vili,
che, nel 1626, lo decorò della sa-
cra porpora.
YOL. vn.
<^AM 33
Girolamo Vidoni, Cameriere se-
greto di Clemente Vili, Cardinale
di Urbano Vili nel 1626.
Marzio G inetti. Cameriere segre-
to di Paolo V, e di Urbano Vili,
che poi, nel 1626, lo fece Cardina-
le. Fu vicario di Roma sotto cin-
que Pontefici.
Fausto Poli, Cameriere segreto di
Urbano Vili, che, nel i643, lo e-
saltò al Cardinalato.
Antonio Giori, Cameriere segreto
e coppiere di Urbano Vili, e suo
Cardinale nel i643.
Ottavio A equa vi va d' Aragona ,
Cameriere segreto di Urbano Vili,
fatto Cardinale, nel i654, da In-
nocenzo X.
Celio Piccolomini, intimo amico
e Cameriere segreto di Alessandro
Vili, che, nel 1664, il fece Cardi-
nale.
Girolamo Casanata, Cameriere se-
greto d' Innocenzo X, fatto Cardi-
nale, nel 1673, da Clemente X,
Francesco Bonvisi, Cameriere se-
greto di Alessandro VII, e Cardina-
le d'Innocenzo XI, nel 1681.
Giuseppe Vallemani , Cameriere
segreto e coppiere di Clemente X,
promosso alla porpora, nel 1706,
da Clemente XI.
Annibale Albani , Cameriere se-
greto, e nipote di Clemente XI,
fatto da lui Cardinale nel 1 7 1 1 .
Pier Luigi Caraffa, parente e Ca-
meriere segreto d' Innocenzo XII,
ebbe la porpora da Benedetto XIII,
nel 1728.
Bartolomeo Massei , coppiere e
conclavista del Cardinal Albani, che
divenuto Clemente XI, lo fece suo
Cameriere e coppiere. Nel 1730,
Clemente XII lo creò Cardinale.
Domenico Riviera, Cameriere se-
greto di Clemente XI, e Cardinale,
nel 1732^ di Clemente XII.
3
34 CAM
Giuseppe Spinelli, Cameriere se-
greto ed ablegato a Vienna colla
berretta Cardinalizia nel lySS, da
Clemente XII in llUlo Cardinale.
Domenico Passionei , Cameriere
segreto di Clemente XI, e, nel 1788,
Cardinale di Clemente XII.
Silvio Valenti, Cameriere segreto
di Clemente XI, e suo ablegato a
Vienna con una berretta Cardinali-
zia, ricevette questa da Clemente
XII nel 1738.
Gianfrancesco Stoppani, Camerie-
re segreto d' Innocenzo XIII, e Car-
dinale di Benedetto XIV, nel 1753.
Giuseppe Livizzapi, Cameriere se-
greto di Clemente XII, elevato alla
porpora , nel 1753, da Benedetto
XIV.
Finalmente, per non dire di altri,
Gianfrancesco Galleffi, Cameriere se-
greto di Pio VI, nel i8o3 fu da
Pio VII annoverato al sacro Colle-
gio, di cui di verme sotto-decano.
II. Camerieri segreti
soprannumerarii.
*
Non si conosce la loro istituzione.
Questa per altro è molto antica,
giacché i Pontefici diedero questo
titolo ad illustri e nobili ecclesiasti-
ci per rimunerarne il merito, per
accrescere il numero della famiglia
Pontiflcia a decoro delle sacre fun-
zioni , per ornare alcun soggetto,
che spedirono in ablcgazioni, o per
qualche aliare, per premiare persone
distinte per qualità e natali, gli in-
ternmizii Pontifìcii, qualche sostituto,
o segretario delle congregazioni, o se-
greterie di Roma, il sostituto de' bre-
vi Pontifìcii, canonici, uditori delle
nunziature ed altri. Diversi Camerieri
segreti soprannumerarii furono quin-
di promossi a Camerieri segreti par-
tecipanti, altri a cariche ragguarde-
CAM
voli, ed altri, come diremo, merila-
jono la dignità del Cardinalato di
s. Romana Chiesa. Il loro numero
fu maggiore, o minore a benepla-
cito de' Pontefici. Nel Pontificato di
Urbano Vili, colla qualifica di Ca-
merieri extra ordinenij furono chia-
mati due individui , e venticinque
con quella di Camerieri di onore ,
con parte di pane e vino. Nove
erano quelli di Alessandro VII ;
ed undici quelli di Clemente X,
sei de' quali fuori di Roma, e per-
ciò senza la parte di pane e Vino.
Innocenzo XI n' ebbe sei ; Innocen-
zo XII, soli due con venti scudi o-
gnuno , oltre la detta parte di pa-
lazzo ; Clemente XI, uno collo stes-
so onorario , e nove senza. Nel
Pontificato del successore Innocenzo
XIII, del 1721, erano dodici, in
quello di Benedetto XIV del 1740
sedici, e talvolta venti; così più o
meno ne'successivi Pontefici, giacché
Clemente XIII n' ebbe trentatre sen-
za paga , e senza parte palatina ;
Pio VI tredici con pane e vino, e
dieci senza; ma d'indi in poi tutti
vennero nominati senza compenso
alcuno, e con vario numero. Ora
sono circa sessanta, venendo pubbli-
cali ogni anno come i Camerieri se-
greti partecipanti , e come tutte le
altre classi de' Camerieri Pontifìcii,
dalle Notìzie di Roma, nelle quali
i Camerieri segreti soprannumerarii
furono posti nel 1741- Nei Diarii di
Roma inoltre si pubblica quando
il Pontefice, con biglietto di monsi-
gnor maggiordomo prefetto de' sacn
palazzi apostolici, ha dichiarato Ca-
meriere d' una delle sette cUissi un
individuo assente, o presente in
Roma.
Questi Camerieri soprannumerarii
cessano di esserlo colla morte del
Papa, come avviene a tutti gli al-
CAM
ti'i Camerieri, meno le eccezioni, che
si diranno ai titoli Camerieri segre-
ti di spada e cappa, e ai Came-
rieri di onore di spada e cappa.
Adunque ai Camerieri segreti sopran-
numerari i , finche godono questa
qualifica, si compete il titolo di mon-
signore , l'abito paonazzo di man-
telione, e la cappa rossa con ar mei-
lini neir inverno , ambedue eguali
al vestiario dei Camerieri segreti
partecipanti. Fuori di Roma hanno
il privilegio di far uso dell'abito di
mantellone, e con questo, e senza
questo usano le calze di seta pao-
nazza, e il fiocco di semplice fettuc-
cia di seta paonazza sul cappello.
I Camerieri segreti soprannume-
rarii, vestiti di pao^iazzo, per turno
hanno l'onore di stAre uno per set-
timana, nelle ore delle udienze, che
dà il Pontefice, nella prima antica-
mera segreta col maestro di came-
ra. Tanto essi, che quei di onore,
quando sono di servizio, sono presi
e condotti a casa dal frullone pa-
latino. Col mantellone pure vestono
allorquando il Papa nelle processio-
ni con torcia segue il ss. Sacramento,
nella qual circostanza sostengono le
aste del baldacchino ( antico uffizio dei
mappularii), e quando il Papa colla
medesima ss. Eucaristia dà in qual-
che Chiesa la benedizione , questi
Camerieri in numero di dodici por-
tano le torcie accese. Collo stcvsso
mantellone nei venerdì di marzo, e
nel venerdì santo fanno corteggio al
Papa, quando col sacro Collegio vi-
sita la basilica vaticana e venera le
reliquie maggiori. Quello di settima-
na talvolta, se in quella mattina
evvi udienza , interviene alle ese-
quie, che nella delta basilica si ce-
lebrano dai Cardinali ai Pontefici,
che li hanno creati, qualora si re-
chi il Pontefice ad assistervi.
CAM 35
Colle vesti e cappe rosse i Ca-
merieri segreti soprannumerarii si
recano a tutte le cappelle Papali,
Pontificali , processioni del Corpus
Domini j della canonizzazione, aper-
tura, e chiusura delle porte sante.
Nelle processioni seguono i Came-
rieri d' onore d' abito paonazzo , e
dopo di loro, come si disse, proce-
dono i Camerieri segreti parteci-
panti, luogo che pure era loro
stabilito nelle cavalcate de' possessi
(dei quali sino dal i590, in quello
di Gregorio XIV, ne riporta il Can-
cellieri le testimonianze), e nella
cappella della Ss. Annunziata, e nel-
le altre in cui avea luogo la cavalcata.
Nelle cappelle siedono fra i detti
Camerieri d' onore , e segreti par-
tecipanti, e ne' Pontificali praticano
altrettanto. Suppliscono pei parteci-
panti in sostenere i flabelli ai lati
della sedia gestatoria, quando in
questa ascende il Pontefice in alcune
cappelle, processioni, Pontificali, be-
nedizioni solenni ec, , e collo stesso
ordine si recano al trono a ricevere
dalle mani del Papa le candele , le
ceneri, le palme, e gh Agnus Dei
benedetti, come godono la distribu-
zione delle medaglie d'argento (s' in-
tende i presenti in Roma), che si
dispensano in occasione del possesso
che piglia il Papa alla basilica di
s. Giovanni , e nell' annuale ricor-
renza della festa de' principi degli
apostoli. Quando poi è esposto nella
cappella del palazzo aposlolico il
Ss. Sacramento, o in forma di qua-
ranta ore, o di sepolcro, per turno
debbono fare in essa un'ora di ora-
zione colle medesime vesti rosse.
Serve questa quahfica di Camerie-
re segreto soprannumerario non solo
di onorificenza e distinzione, che com-
parte loro il Pontefice , coli' am-
metterli fra i suoi famigliari , i privi-
3è CAM
legi de' quali anticamente godevano,
ma anco di preliminare alla carriera
prelatizia. Infatti innumerabili furono
quelli, che per la loro condotta e
per l'amore allo studio, ascesero ai
più alti gradi della gerarchia eccle-
siastica, non che al Cardinalato e
al Pontificato. Fra quelli decorati
della sacra porpora, ci limiteremo
a registrare i seguenti, giacché la
loro biografia e gli uffici, che eser-
citarono, vengono riportati agli arti-
coli relativi.
Guglielmo d'Agrifoglio, detto //
Seniore^ da monaco di Giugni, dal
suo parente Clemente VI fu fatto
Cameriere d'onore, e poi, nell'anno
1 35o, in Avignone venne creato Car-
dinale.
Bernardino Carvaial , Cameriere
d'onore di Sisto IV, fu da Alessan-
dro VI, nel 1493» decorato della
porpora.
Jacopo Savelli, Cameriere d'onore
di Paolo III, mentre studiava in
Padova, dallo stesso Pontefice, nel
1539, fu annoverato al sacro Col-
legio.
Pietro Pacecco, Cameriere d'onore
di Adriano VI, fu fatto Cardinale
da Paolo III, nel i545.
Federico Borromei, Cameriere di
onore di Sisto V, fu poi da lui pro-
mosso al Cardinalato, nel iSSy,
mentre aveva ventitre anni.
Scipione Gonzaga , Cameriere di
onore di Pio IV, nell'anno 1^87,
da Sisto V venne elevato alla por-
pora.
Matteo Prioli, da Cameriere di
onore di Paolo V, fu da questo,
nel 16 16, creato Cardinale.
Ascanio Filomarino, Cameriere
d'onore di Urbano Vili, che po-
scia, nel 1 64 1 , lo fregiò colla dignità
Cardinalizia.
Gian Jacopo Prioli, Cameriere
CAM
d' onore di Urbano Vili, e da questo
esaltato alla sacra porpora nel i643.
Tiberio Cenci , Cameriere d'onore
di Clemente Vili, fatto Cardinale
da Innocenzo X, nel i64'^-
Volunnio Bandinelli , Cameriere
d' onore ed intimo amico di Alessan-
dro VII, che, nel 1657, lo fece
Cardinale.
Girolamo Farnese, Cameriere di
onore di Paolo V, promosso alla
porpora, nel i658, da Alessandro
VII.
Tommaso Filippo d'Alsazia, fatto
da Clemente XI, mentre stava nel
collegio Germanico, Cameriere di
onore, e poi, nell'anno 17 19, Car-
dinale.
Michelangelo Conti , Cameriere
d'onore di Alessandro Vili, fatto,
nel 1706^ Cardinale da Clemente
XI, e quindi suo successore, col
nome d' Innocenzo XII l.
Molti altri negU ultimi tempi
incominciarono la carriera,, che li
portò al Cardinalato, con essere di-
chiarati da' Papi Camerieri d'onore,
o soprannumerarii. Diversi porpora-
ti viventi andarono fregiati di tal
qualifica , ed a cagione di lode, no-
mineremo il Cardinal Bartolomeo
Pacca, decano del sacro Collegio,
che fu Cameriere segreto soprannu-
merario di Pio VI, come lo era
stato r altro Cardinal decano del
sacro Collegio, Giulio Maria della
Somaglia.
III. Camerieri segreti di spada
e cappa.
Hanno sempre questo titolo il
maestro del sacro ospizio, il foriere
maggiore, il cavallerizzo maggiore,
e il sopraintendente generale delle
poste, tutti secolari, eguali nel gia-
do ai Camerieri segreti partecipanti;
I
CAM
ma diverso essendo il loro uffizio,
le attribuzioni e il vestiario, come
si legge ai loro articoli, qui si da-
ranno soltanto alcune generali indi-
cazioni per ciò, che li riguarda.
L* origine de' Camerieri segreti del
Papa secolari è assai antica, e dai
ruoli della famiglia di Paolo IV,
del i555, che sono i più antichi
dell'archivio del palazzo apostolico,
si rileva, ch'erano già diversi nel
numero, ed aveano tutto vitto, cioè
le parti di pane, vino, servi, ca-
valli ed altro , come si riporte-
rà all' articolo Famiglia Pontificia.
Talvolta i Pontefici senza speciale
qualifica ve ne aggiunsero alcun
altro, e Pio VI nel suo breve, Pro
nonnullis suis faniiliar,ihiis , emanato
a'2 I giugno 1775, concesse a'suoi in-
timi famigliari e cubicularii, i privilegi
suindicati al titolo I de' Camerieri
segreti partecipanti. Quindi, oltre il
comprendere in detti privilegi il
maestro del sacro ospizio, il fo-
riere maggiore , e il cavallerizzo
maggiore, vi nomina suoi Camerieri
segreti di spada e cappa, i nobili
Gio. Battista Cenci , e il marchese
Ferdinando Raggi, non che il mar-
chese Camillo Massimo, generale del-
le poste Pontificie, ch'era il primo
de' camerieri segreti di spada e
cappa soprannumerarii, come si ve-
de anche nelle Notizie di Roma per
Vanno l'j'j^ a pag. "òli e 323. Ed
il numero 104^ del Diario di Roma
del 1784, descrive le esequie cele-
brate nella chiesa di s. Francesco a
Ripa al detto marchese R.aggi, Ca-
meriere segreto di spada e cappa
di Pio VI, camerlengo del tribu-
nale dell'agricoltura, nelle quali can-
tò la messa monsignor Stay Came-
riere segreto, e segretario de' brevi
a' principi, assistito dai ministri e
cantori della cappella Pontificia,
CAM 37
coir intervento di tutta la camera
segreta ecclesiastica e secolare. Si
sono qui riportate tali notizie, per
dimostrare eziandio, che ai Came-
lieri secolari di tal ceto, anche sen-
za carica, per distinzione si celebra-
no i funerali coli' assistenza della
famiglia nobile Pontificia. I coadiu-
tori del foriere, e cavallerizzo mag-
giore , quando vi sono , si com-
prendono fra questi Camerieri se-
greti, e talvolta ve ne furono, oltre
i mentovati, altri quattro, o cinque.
Se poi il nipote del Papa regnante
è secolare, nella categoria de' Came-
rieri di questa classe , prende la
precedenza al maestro del s. ospi-
zio , come avvenne pel nipote di
Clemente XIII.
11 maestro del sacro ospizio (ma-
gisler sacri hospitii ) , rispettabile
carica che viene esercitata a vita ,
è un uffizio laicale molto antico ,
e dopo che Clemente V stabilì , nel-
r anno 1 3o5 , la Pontificia residenza
in Avignone, si accrebbe di insigni
prerogative. Le principali tra queste
consistevano , come meglio si dirà
al suo articolo, nel supplire in molte
cose il camerlengo di s. Chiesa, nell' a-
bitare il palazzo apostolico, e nel so-
praintendere ad esso, alla mensa del
Papa ed alla sua famiglia. Allorquan-
do le sovrane dimoranti in Roma per
visitarla, o per residenza, si recavano
all'udienza del Papa, appena smonta-
vano dalla carrozza , venivano servite
di braccio dal maestro del s. ospizio
sino all' anticamera segreta, facendo
altrettanto nella partenza loro. Cle-
mente XI battezzò in s. Pietro al-
cuni ebrei, una donna de' quali fu
tenuta al sacro fonte dalla regina
di Polonia. Questa dalla camera di
udienza si recò col Papa nella basilica,
e il maestro del sagro ospizio la servì
di braccio. In una parola esercitava il
38 CAM
maestro la maggior parte delle attri-
buzioni, che poi furono date al mag-
giordomo, non restandogli ora che
il lustro della dignità , l' essere il
primo fra i Camerieri segreti seco-
lari, un ahito distinto nero, cioè un
nobile rubbone corto con bragiuole
di merletto, con ispada al fianco,
colla quale interviene alle cappelle,
ai concistori pubblici ec. j\e' Ponti-
llcaU poi, nelle solenni processioni
ec, indossa l'abito di città, ossia di
Cameriere segreto nero, col man-
tello guarnito di merletto di egual
colore. JVelle cappelle ordinarie sta
a sedere, sino all' arrivo del Papa, da
un lato, accanto la cjuadratura, ed in
piedi sinché dura la funzione, dentro
il quadrato, ove siede il sacro Colle-
gio, a destra dell'ingresso, come cu-
stode de' sacri sacelli. Gode altresì
la precedenza sugli uditori di rota,
tanto nelle processioni, che in al-
tre cose, come nel ricevere la pace
nella messa. In processione precede
la croce, e quando riceve al trono
la comunione dal Papa per Natale,
e per Pasqua, va dopo la magistra-
tura romana.
Il foriere maggiore, forerius ma-
ìor, è il secondo (Cameriere segreto
laico, ed è il primo uffiziale palati-
no dopo il prelato maggiordomo,
per cui nelle vacanze di quell'uffi-
zio, o in assenza di lui, ne supplisce
le veci. Essendo il suo impiego a
vita, presta formale giuramento quan-
do viene nominato dal Pontefice a
sì rispettabile ed antico incarico,
come rilevasi dall' articolo, che gli
appartiene. Le sue principali incom-
benze, con dipendenza dal maggior-
domo, sono di far parte della con-
gregazione amministrativa palatina ,
di aver cura di tutte le fabbriche e
dei giardini appartenenti ai palazzi
apostolici, delle suppellettili, masse-
CAM
rizie, e mobili di essi, e di presie-
dere agli artisti ec. Viene rappre-
sentato da un sotto foriere della
classe de' bussolanti, e da un fiorie-
re, che veste l'abito di città con un
ferraiuolone, il tutto nero. Nei viag-
gi, e nelle villeggiature spetta al fo-
riere maggiore il preparare e distri-
buire gli alloggi, tanto pel Papa,
che per la corte , in tutti i luoghi
di fermata, o di residenza. Tutte le
volte, che il Papa sorte dal palazzo
con servizio di città, sebbene chia-
masi di campagna, o col nobile detto
semi-pubblico, insieme al cavallerizzo
maggiore , precede egli in frullone
palatino il treno ; ed anticamente il
foriere maggiore prendeva luogo
nella seconda muta col sagrista, e
i due Camerieri segreti partecipan-
ti; e il cavallerizzo maggiore prece-
deva il Papa a cavallo. In tutte le
volte, che s'invita l'anticamera se-
greta per ricevimento di sovrani,
lettura di decreti di riti, imposizio-
ni di berrette Cardinalizie, che si
fanno dal Papa a' novelli Cardinali,
concistori pubblici e segreti , cappel-
le, PontifìcaH, processioni ec, il fo-
riere maggiore col cavallerizzo ac-
compagna il Papa; e quando va que-
sti in sedia gestatoria , egli ne re-
gola la portata. L'abito ordinario di
ambedue è tutto nero , cioè calze di
seta, calzoni e gonnella, abito, cor-
petto, bragiuole e manichetti di mer-
letto, spada al fianco con impugna-
tura di acciaio , e mantello di seta,
sul quale nelle solennità vi sono
merletti neri , per distinguerli dai
Camerieri segreti soprannumerarii
di spada e cappa, essendo nel resto
l'abito eguale. Ne' viaggi , e nelle
villeggiature, nelle visite de' novelh
Cardinali, in occasione che il Pon-
tefice dà solenne convito , tanto il
foriere maggiore, che il cavallerizzo
CAM
usano una nobile montura di pan-
no rosso ricamata d'oro, con bava-
ro , e mostre alle mani di velluto
nero, cappello piumato con granoni
d'oro, sotto abito bianco, scarpe con
fìbbie quando non portano i panta-
loni, e spada civile con elsa dorata; la
qual montura è di due specie, cioè
una più ricca dell' altra , e fu con-
cessa dal Pontefice Pio VI. Per
ciò , che riguarda il resto , e le
altre sue prerogative, K. Foriere
Maggiore.
Il cavallerizzo maggiore, praefectus
stabuli y è il terzo Cameriere segre-
to laico, esercitante l'antico uffizio di
sopraintendere alle scuderie Pontifi-
cie , e sue appartenenze , di concer-
to e colla dipendenza del prelato
maggiordomo, avendo anch'egli par-
te nella congiegazione amministrati-
va palatina ; ma il suo impiego du-
ra finche vive il Pontefice, che lo
ha nominato , sebbene il successore
soglia quasi sempre confermarlo.
Nell'ordine romano nono, fatto nel
590, a carte novantatie si nomina
Prior stahuliy locchè dimostra quan-
to antica sia tal carica , che nelle
corti secolari equivale al grande scu-
diere. Egli interviene in corte, nei
treni , e nelle funzioni , come si è
detto parlando del foriere maggiore,
spettando a lui l'aprire, e il chiu-
dere lo sportello della carrozza ove
ascende il Papa, tanto ne' vi aggi che
per città, ne deve cedere che a' so»
vrani e sovrane , che talvolta lo fe-
cero, ai Cardinali, e agli ambascia-
tori. Il cavallerizzo ha tanto 1' abito
nero che la montura eguale a quelle
descritte del foriere maggiore. Pel
resto J^. Cavallerizzo Maggiore.
Il sopraintendente generale del-
le poste Pontificie è il quarto Ca-
meriere segreto di spada e cappa.
I Essendo il suo posto a vita y gode
CAM 39
sempre tal grado di cubiculario lai-
cale. Egli può usare il predetto ve-
stiario nero di corte, eh' è eguale a
quello de' principi romani, appellato
di città. Non interviene alle cerimo-
nie palatine ne alle cappelle ; ma
con uniforme di panno verde, scuro
ricamato d' oro, con ispada al fian-
co, e con cappello decorato di gra-
noni d' oro , precede il Papa quan-
do parte da Roma , per disporre i
cavalli e i postiglioni ad esser pron-
ti, e vegliare che il viaggio proceda
senza interruzione. In mancanza del
cavallerizzo maggiore , trovandosi
pronto , apre e chiude lo sportello
della carrozza del Papa; e quando
il Pontefice ammette nei viaggi gli
intimi Camerieri segreti, e famiglia-
ri alla sua mensa, vi comprende il
sopraintendente generale delle poste.
V. Poste Pontificie.
Il Bonanni nella sua Gerarchia
£'cc/e5/tì!5/ictì5, stampata in Roma nel
1720 a p. 479? dice quanto segue:
Nel numero de' cubicularii sono
alcuni , che si dicono Camerieri
segreti , ovvero di onore di spa-
da e cappa, poiché non usano
veste talare, ma essendo laici ve-
stono di nero e abito coito. Il
numero di questi è secondo l'ar-
bitrio del Papa; altri ve ne sono,
i quali assistono coli' abito mede-
simo, detti cavalieri di guardia ,
e comunemente lancie spezzate.
Negli anni addietro non erano
scelti da famiglie nobili , ma In-
nocenzo XII, nell'anno 1692, ono-
rò con questa carica alcuni ca-
valieri di Malta, assegnando loro
per r assistenza , V anticamera dei
Camerieri d'onore, e sono dodici
di numero. Quattro di loro assi-
stono all' anticamera , vestono di
nero con ispada e mantello, come
si rappresenta nella figura ag-
40
CAM
»> giunta cento e trentasette, e ca-
»* vulcano servendo il Papa, quando
» esce per Roma, assistono in cap-
>* pella dietro ai banchi de' Car-
« dinaii , ma nelle solenni cavalca-
»» te, siccome nelle cappelle solenni
» si vestono di armatura : portano
»» però il ciippello ornato di penne,
« e in mano un bastone con spada
» al fianco , nel modo che si vede
>y nell'immagine d'uno di essi al
M numero di cento e trentotto".
La citata figura cento e trenta-
sette rappresenta un cavaliere vesti-
to coir abito nero suddescritto par-
landosi del foriere maggiore, colla
croce di Malta, o Gerosolimitana
sul petto: l'altra figura cento e tren-
totto è vestita di elegante corazza
di acciaio, con bragiuolc di merlet-
to e fascia, ed il resto come descri-
ve il medesimo Bonanni.
Si è voluto riportare per esteso
questa testimonianza, affine di ren-
dere ragione perché il capitano co-
mandante, il capitano, il capitano
coadiutore, il tenente, e sotto-tenente,
e i sette esenti delle guardie nobili, fra'
quali ewi l'aiutante maggiore, sieno
considerati come Camerieri segreti lai-
ci, addetti al servigio di tutti i Papi ;
ed anche perchè si conosca meglio il
motivo per cui i cavalieri di Mal-
ta, o Gerosolimitani slieno attual-
mente in anticamera segreta, come
altrettanti Camerieri segreti secolari,
sebbene lo diremo più di (Fusamente
in appresso.
Prima di continuare quanto ri-
guarda i detti uffiziali delle guai^die
nobili, è indispensabile il rammenta-
re, che, nel i555, si formò una
compagnia di cento venti giovani
cavalieri romani, i quali senza sti-
pendio dovessero dieci per giorno,
a vicenda ogni ora servire di guar-
dia del corpo al Pontefice Paolo
CAM
IV, onde chiamaronsi cavalieri fe-
dtlij o della Colomba. Poco a po-
co si diminuirono, e restarono a so-
li dodici, ma con paga e di diver-
se nazioni. Sotto Clemente Vili, che
fu eletto nel 1592, erano capitani
riformati , fino a che fu dato loro
il titolo di lancie spezzate , le quali
essendo credute superflue da Bene-
detto Xlir, appena creato nel 1724,
furono da lui tolte. Ma essendosi poi
nelle ultime vicende ristabilite colla
distruzione dell' altra guardia de' ca-
valleggieri ( la cui istituzione rimon-
ta avanti il Pontificato di s. Pio
V) nel 1801 Papa Pio VII, formò
r attuale corpo delle guardie nobili,
ed in esso ammise col grado di e-
senti dodici lancie spezzate, che allo-
ra restarono per sempre abolite.
Adunque tutti i menzionati uffi-
ziali si recano nell' anticamera se-
greta, ed accompagnano il Papa nel-
le principali cappelle, funzioni. Pon-
tificali^ concistori pubblici ec, e nel-
le cappelle, nelle quali ha luogo la
sedia gestatoria, la circondano, schie-
randosi innanzi l'altare Papale, quan-
do i forestieri recansi al soglio Pon-
tificio a ricevere le candele, le ce-
neri, le palme, e gli Agnus Dai be-
nedetti ; mentre le guardie col lo-
ro cadetto custodiscono gì' ingressi
della cappella oltre la guardia sviz-
zera. E a sapersi che anticamente
quando il maestro di camera intro-
duceva dal Papa una decina di ca-
valieri al bacio del piede, presso a
poco costuma vasi ciò, che si fa in
cappella da' detti ufììziali nelle men-
tovate funzioni, cioè s'introducevano
in tal tempo gli ufFiziali de' caval-
leggieri , e gli svizzeri di settimana
nella camera del Pontefice, per de-
coro, e maggior sicurezza di lui. Nei'
tieni nobili, o semipubblici, il tenente
ed il sotto-tenente cavalcano coll'eòeu-
CAM
te di settimana ai lati della carrozza
del Papa ; ma nelle altre sortite, vi
vanno solo gli esenti. Lo stesso sistema
e tenuto nei viaggi, e nelle villeggia-
ture, in cui in mancanza del caval-
lerizzo maggiore, o del sopraintenden-
te generale delle poste, chiudono ed
aprono lo sportello della Pontifìcia
carrozza. Quando però ne' viaggi il
Papa ammette alla sua mensa i primi
cubicularii, vi comprende l'esente. Nel
tempo delle udienze, che dà il Ponte-
fice, gli esenti per turno di settimana
stanno nell'anlicamera segreta coi Ca-
merieri segreti, ed in loro mancan-
za dovrebbono supplire nel servigio
dell'anticamera segreta ; onde per que-
sta continuata intimità di servizio , e
di guardia del corpo del sovrano
Pontefice , sì nel palazzo apostolico,
che fuori di esso, tutti i suddetti uffi.-
ziali delle guardie nobili vengono ri-
guardati come tanti Camerieri segreti
laici, sebbene non vestano l'abito nero
di Cameriere segreto di spada e cap-
pa come lo usavano i cavalleggieri,
ma solo r uniforme turchina o bleu
giornalmente, e rassa nelle solennità.
Intorno i loro gradi mihtari, ed al-
tro che li riguarda, V. l' articolo
Guardia nobile Pontificia.
Evvi inoltre il capitano della
guardia svizzera Pontificia, capita-
nus Helvetiorum , la quale, sino da
Papa Sisto IV del i^'ji, custodisce
a tutte le ore il palazzo apostolico ,
e il Pontifìcio appartamento ; quindi
è che non solo il capitano di lei
viene considerato stabile Cameriere
segreto laico, perchè il suo corpo ,
come le guardie nobili, in sede va-
cante rimane a disposizione del sa-
cro Collegio , ed abita colla stessa
guardia svizzera il medesimo palaz-
zo, ma può indossarne l'abito ne-
ro di spada e cappa. Anzi un tal abi-
to è quello appunto sempre portato
CAM 4t
da quel capitano, il quale tutte le
volte che il Pontefice sortiva col
servizio di città, detto però di cam-
pagna , nobile o semi - pubblico ,
prendeva luogo col foriere, e col
cavallerizzo. Usa egli giornalmen-
te, con grado di colonnello, la mon-
tura propria del suo corpo, la
quale fu introdotta nel Pontificato
di Pio VI, e nelle solennità veste
colla corazza d' acciaio rabescata di
oro. Pei ricevimenti di sovrani, con-
cistorii, cappelle, Pontificali , ed al-
tre funzioni, si reca nell'anticamera
segreta, dove accompagna il Papa
in unione degli altri Camerieri se-
greti, per cui, in ragione di tal qua-
lifica, e di sì intimo servigio, è con-
siderato uno di essi del ceto laica-
le. Altrettanto fanno nelle funzioni
il suo tenente, e sotto-tenente, che,
come si dirà , godono il rango di
Camerieri di spada e cappa di ono-
re, essendo tale il vestiario, che do-
vrebbe usarsi dal tenente, sotto- tenen-
te, ed altri ulììziali svizzeri, ma coi
calzoni corti terminanti a botta, feiv
mati con rosette, o nastri di fettuc-
cia; avvertendo però che per la debi-
ta distinzione indossano invece l'uni-
forme del colore , e forma di quella
del capitano : che se questi ha due
spalline d'oro con granoni, altret-
tanto ha pure il tenente , ma col
piatto d'argento. Il sotto-tenente non
ha però che una spallina d'oro. Questi
ultimi due nell'appartamento Ponti-
fìcio stanno coi Camerieri d' onore,
cioè nella seconda anticamera, di-
morando nella terza il cadetto colle
guardie nobili, e nella quarta dei
bussolanti, gli ufTiziali svizzeri di mi-
nor grado de' nominati. K. SvizzEr
RI GUARDIA Pontificia.
A rendere finalmente ragione ,
perchè i cavalieri del sacro militare
Ordii^e gerosolimitano, vestili colica
4:ì CAM
uniforme , e decorazione dell* Ordi-
ne, cioè con montura rossa, con
mostre e calzoni bianchi, con ispada
al fianco , assistono uno per volta
neir anticamera segreta , con turno
settimanale , e ne' tempi in cui il
Pontefice dà udienza pubblica, fi-
gurando così quai Camerieri segreti
secolari, è a sapersi ciò che segue.
Nel 179B i francesi occupando l'i-
sola di Malia, obbligarono l'illustre
e benemerito Ordine gerosolimita-
no, che chiamavasi anche di Malta
per la residenza che faceva in det-
ta isola, ad abbandonarla, e ramin-
go recarsi in varie città di Euro-
pa, finche nel 1826, Papa Leo-
ne XII l'accolse nello stato del-
la Chiesa, ed il regnante Pontefi-
ce permise' di stabilire la provvi-
soria sua residenza in Roma, ove e-
siste un gran priorato, ed a cui vie-
ne nominato un Cardinale. Venendo
però a diminuirsi i cavalieri addet-
ti al priorato di Roma, e bramando
alcuni nobili cavalieri di emettere
in esso i voti dell' istituto, e la for-
male professione secondo gli statuti
conventuali dell' Ordine , non pote-
vano farsi recezioni , e ricevere ca-
valieri di giustizia pel noviziato, sen-
za che prima non si fossero eserci-
tati in quattro caravane , e senza
che prima non fossero provveduti
di chiesa conventuale, di ospedali , e
delle navi necessarie ad adempiere le
regole prescritte dalle costituzioni. A
tutto provvide l'attuai Papa Gregorio
XVI, poiché per chiesa e ospedale
in Roma diede all' Ordine l' ospizio
detto de' cento preti a ponte Sisto ;
ed in mancanza di navi per le ca-
ravane, con apostolico breve de' i4
gennaio i835, esaudì le istanze del
ven. Bailo f. Carlo Candida luogo-
tenente del magistero del medesimo
Ordine, col derogare a quella par-
CAM
te degli statuti , che prescrivono le
caravane, ed invece permise, che i
cavalieri novizii assistessero periodi-
camente ne^ tempi di udienza, nella
sua anticamera segreta personalmen-
te, ed ognuno per lo spazio di quat-
tro anni, a guisa di altrettanti Ca-
merieri segreti ; al qual onore si ag-
giunge quello, come superiormente
si disse, che al terminare della set-
timana il prelato maestro di came-
ra, insieme agli altri Camerieri se-
greti soprannumerarii e di onore,
ecclesiastici e laici, presenta i detti
cavalieri novizii al Pontefice, che li
ammette al bacio del piede. E sic-
come di sopra si fece cenno, che a
questo onore sono ammessi i cubi-
cularii , sarà bene dichiararli , come
cosa appartenente alle classi delle
sette specie di Camerieri Pontifìcii.
Essi adunque sono : il Cameriere se-
greto partecipante, quello soprannu-
merario, e r altro di onore col gra-
do ecclesiastico ; i due Camerieri se-
greti, soprannumerario e di onore,
di spada e cappa; il cavaliere ge-
rosolimitano , r esente delle guardie
nobili , e il tenente e sotto-tenente
della guardia svizzera, i ranghi dei
quali si vedono a' rispettivi titoli di
questo articolo. All' articolo Gero-
solimitano Ordine non solo si trat-
ta quanto lo riguarda, ma eziandio
della custodia, che i cavalieri ebbero
de' conclavi, in cui furono eletti A-
lessandro V, Martino V e Adriano
VI, dell'accompagnar che fecero
Gregorio XI da Avignone in Ro-
ma , e del loro intervento ne' pos-
sessi de' Papi, col vessillo della reli-
gione gerosolimitana. Leggesi poi nel
p. Fantoni, Storia d'Avignone, che
Clemente IX del 1667 , in luogo
delle lancie spezzate, sostituì sei ca-
valieri di Malta, per la guardia del
corpo del Papa.
l
CAM
IV. Camerieri segreti di spada
e cappa sopraiinumerarii.
Dal primo titolo di questo arti-
colo si sono vedute diverse notizie,
che riguardano i Camerieri segreti
laici soprannumerari! , e siccome
l'origine de' cubiculari Pontifìcii non
si può con certezza stabilire, ma
solo dedurre dalle notizie riportate,
così non si tace, quanto si legge
nel Manuel des Dates, stampato a
Parigi nel iBSg, in cui al vocabolo
Camerieri j si dice: dignité ecclesia-
stique et sécidiere^ instituée soiis Gre-
goire XIII j, nel 107 3, dove deve
dire nel i573; mais le titre etait
déja cornili sous Etienne IX en
loSy, cioè Stefano detto X. Che
dei Camerieri d' onore con abito
paonazzo sia molto antica la ori-
gine, si accennò superiormente, co-
me di quelli secolari partecipanti;
ma de' Camerieri segreti di spada
e cappa (equivalenti ai ciamberlani
delle corti secolari), l'erudito Bo-
nanni nella citata sua Gerarchia
Ecclesiastica a pag. 477 ^ 479 ?
ci assicura il principio coli' espri-
mersi : » vi sono inoltre altri Came-
rieri segreti di spada e cappa, isti-
tuiti da Clemente Vili eletto a' So
gennaio iSg^, i quali godono detto
titolo senza ingerirsi in cosa alcuna;
e che neir anticamera detta della
Bussola di damasco^ cioè la prece-
dente alla segreta, coi capitani dei
cavalleggieri, cavalieri lancie spezza-
te, sopraintendente della scuderia,
o cavallerizzo, capitano della guar-
dia svizzera, vi erano i Camerieri
di onore detti di spada e cappa
dal loro vestiario nero, non talare ".
E dipoi soggiunge: « nel numero
w dei cubiculari! sono alcuni, che
» si dicono Camerieri segreti , ov-
CAM 43
» vero di onore di spada e cappa,
>» poiché non usano veste talare,
» ma essendo laici vestono nero e
« abito corto, ed il loro numero è
« secondo l'arbitrio del Papa. "
L' esistenza di questi Camerieri nel
Pontificato di Clemente Vili , si
conferma da quanto il Novaes ri-
porta nella vita di questo Papa,
tomo IX, pag. 5i, cioè, che avendo
il marchese di Prossedi, uno de'quat-
tro rami dell'antichissima famiglia
Massimo, nella sua vedovanza, spo-
sato una dama siciliana, essendosi
recato il marchese al palazzo apo-
stolico, come Cameriere d'onore di
servizio, tornato a casa la trovò
morta, ciò che avvenne nel i^^gc),
I Camerieri segreti di spada e
cappa soprannumerarii sono tutti
nobili, e titolali dello stato Ponti-
ficio, d'Italia, ed anche di oltre-
monti. Vengono prescelti da' Ponte-
fici a far parte della loro famiglia
nobile per qualche benemerenza,
od attaccamento, che hanno per la
Santa Sede, ed a titolo di distin-
zione e Pontifìcio favore, e tutti
cessano di esserlo colla morte del
Papa, a meno che il successore non
li nomini di bel nuovo. Il loro nu-
mero, come degli altri cubiculari,
è vario, a seconda del beneplacito
de' Papi, mentre, dalle Notizie an-
miali di Ronia^ si rileva , che dopo
Clemente XII, il quale, nel 1785,
fece Cameriere d'onore il conte Ni-
colò Bielke, e poi, nel 1787, sena-
tore di Roma, sempre si accrebbe
ne' Pontificati successivi. Infatti ab-
biamo , che Benedetto XIV, nel
1741, ne aveva dieciotto, e, nel
1757, cinquantotto. Clemente XIII,
nel 1759, neavea dieci, e, nel 1768,-^
ventiquattro, Clemente XIV, nel
1770, sei, e Pio VI, nel 1777,
ventinove, e, nel 1790, trentasette,
44 CAM
Più o meno furono quelli di Pio
\n, Leone XII e Pio Vili, e gli
altuali del Papa regnante ascendo-
no a circa sessanta, e fia questi ev-
vi sempre compreso il generale delle
milizie Pontilicie, qualche colonnel-
lo di esse, e quelli de' carabinieri,
secondo la disposizione di Pio VII,
fatta quando ne istituì il corpo.
Vestono l' abito di città tutto di
panno nero l' inverno, e di seta , se
così piace, l'estate, cioè vestito, o
casacca, con corpetto, calzoni e gon-
nella, calzette di seta, scarpe con
fìbbie, spada civile coli' impugnatura
di acciaio , bragiuole, e manichetti
di merletto, cappello piumato con
granoni d'oro, e coccarda Pontifi-
cia, ed il mantello, o cappa, che
dev'essere sempre di seta; onde da
questo mantello, e dalla cappa che
portano, e dall'essere tutti nobili,
cavalieri e titolati , si chiamano ca-
valieri, o Camerieri segreti di spada
e cappa. 11 regnante Pontefice, per
distinguerli dai gentiluomini dei Car-
dinali, che, meno il cappello guar-
nito con piume bianche e granoni,
portano un abito eguale, ha loro
concesso per distintivo, di usare con
tal abito di città una collana di ar-
gento dorato, con tre ordini di ca-
tenelle, fermate a cinque borchie
ovah e smaltate, col triregno e le
chiavi incrociate. Tali Pontificie in-
segne pendono dalla borchia, che
sta in mezzo della collana. Nelle
cinque borchie poi vi sono due let-
tere iniziali C. S. , cioè Cubicula-
riiis Secretus, e queste stanno nella
collana de' Camerieri segreti di spa-
da e cappa soprannumerarii, mentre
nelle borchie della collana de' Ca-
merieri d'onore di spada e cappa,
vi sono invece le lettere iniziali C.
H. cioè Cubìcularius Honoris. Con
quest'abito adunque i Camerieri di
CAM
spada e cappa, di ambedue le clas-
si, prestano al Pontefice i servigi,
che diremo.
Hanno inoltre l'uniforme di pan-
no rosso scarlatto, con mostre di
velluto nero, con ricami e lamari
d'oro, ed allora assumono il sotto
abito bianco, cioè calzoni corti di
panno con fibbictte dorate, e calzette
di seta, con iscarpe e fibbie, oltre
la spada coli' elsa dorala. L'origine
di questa montura rimonta al Pon-
tificato di Pio VI, che la concedette
pure ai Camerieri segreti parteci-
panti laici, come si disse parlando
del foriere, del cavallerizzo, del ca-
pitano e degli uffiziali svizzeri , per
indossarla quando il Papa riceveva
ad udienza qualche principe nella
sera, cui poscia Pio VII accordò
le spalline d' oro con granoni da
colonnello, e i, granoni d'oro e le
piume bianche intorno al cappello
nero. Si usa questa divisa in occa-
sione di visite di nuovi Cardinali,
e nella circostanza di servire qual-
che sovrano, o sovrana, nell'accom-
pagnarli in certi luoghi, secondo la
destinazione di monsignor maggior-
domo.
In quanto alle onorevoli incom-
benze de' Camerieri segreti di spada
e cappa soprannumerarii, e de' Ca-
merieri d'onore di spada e cappa,
consistono primieramente, nel fare
r anticamera uno per cadauna clas-
se per ogni settimana , nelle o-
re che il Pontefice dà l' udienza
consueta per turno, e a vicenda:
i primi risiedono nell' anticamera
segreta col prelato maestro di ca-
mera, ed i secondi in quella d'o-
nore. Ciò praticano anche ne' rice-
vimenti de' sovrani, e tutte le volte,
che ha luogo 1' invito dell'antica-
mera. Ne* concistori , cappelle , e
pontificali accompagnano il Papa
CAM
nell'andare, e nel ritorno dalla sua
camera sino al luogo del concistoro,
della cappella, e de'pontifìcali nella
basilica vaticana, cioè precedendolo
colla camera segreta. Quando il
Pontefice va in sedia gestatoria, i
Camerieri soprannumerarii, e quelli
di onore di spada e cappa di setti-
mana, vanno vicino a detta sedia,
presso il foriere, ed il cavallerizzo. Ma
se le cappelle pontificali, od altre
funzioni si facessero in chiese o ba-
siliche non contigue al palazzo apo-
stoHco, l'accompagnamento non ha
luogo . Che se il Papa si reca
dal palazzo vaticano ad assistere
esequie alla basilica di s. Pietro,
alle processioni o novene di essa ,
e ne' venerdì di marzo alla visita
della medesima, i Camerieri di am-
bedue le classi fanno l'anticamera,
e precedono col resto della nobi-
le corte il Papa. Ne' Pontificali, so-
lenni benedizioni, funzioni della set-
timana santa , e cappelle annua-
li e straordinarie, insieme ad un
bussolante ne' palchi , e luoghi per
le dame, corpo diplomatico, e per-
sonaggi distinti, tocca ad essi, vale
a dire a quelli nominati dal mag-
giordomo, custodirne 1' ingresso, ed
ammettervi le persone destinate a
tai luoghi. Siccome poi quando giun-
ge in Roma un sovrano, o sovra-
na, principe, o principessa di sangue
regio, si destina dal maggiordomo
stesso un Cameriere di spada e cap-
pa ad assisterli nelle sagre funzioni,
così quegli, che n'ebbe l'incarico,
trovasi nella tribuna destinata a' detti
sovrani e principi per l'assistenza
ed accompagnamento. Tutti quelli
d'ambedue i ceti, che sono di set-
timana, o che destinati vengono ai
predetti uffici, sono serviti da un
frullone palatino.
Fauno parte nelle funzioni eccle-
CAM /p
siastiche i Camerieri di spada e cap-
pa soprannumerarii, o di onore,
soltanto alle processioni, con torcia
accese, delle canonizzazioni, e del
Corpus Domini, ed il loro luogo è
innanzi i cubicularii, che vestono
cappe rosse, cioè sono seguiti dai
bussolanti: nelle altre processioni,
devono precedere il maestro del sa-
gro ospizio, secondo la disposizione
di Leone XII. Anticamente essi sos-
tenevano le aste del baldacchino
nella detta processione del Corpus
Domini, cioè dal Fastello della por-
ta della galleria, o vestibolo, ove so-
no gli Svizzeri, e le portavano fino
al termine del colonnato contiguo.
Se nei possessi solenni, che i Pa-
pi prendono alla basilica lateranen-
se , vi è la cavalcata , le dette due
classi di Camerieri di spada e cap-
pa , andar debbono sempre col detto
abito nero da città, e cappello in
capo, intervenendovi nel modo, e
come si vedrà da' seguenti csempii
tratti da quelli riportati dal Cancel-
lieri e da me proseguiti ne' tre ul-
timi. Il primo possesso , in cui si
fa menzione ch'essi intervenissero,
fu quello preso da Clemente XI,
nel 1700, in cui ebbero il luogo
dopo gli avvocati concistoriali, se-
guiti da'cappellani comuni e segreti,
sebbene un autentico, e veridico
mss. dice, che fra le due classi di
questi ultimi cavalcarono i cavalieri
d'onore di spada e cappa. In quel-
lo del 1758 di Clemente XIII, ap-
presso §li avvocati concistoriali, ca-
valcarono i Camerieri d' onore di
spada e cappa, indi i Camerieri di
onore di mantellone, poi i Camerie-
ri segreti secolari, quindi quelli di
mantellone. Nel possesso di Clemen-
te XIV, nel 1769, si praticò altret-
tanto; ed in quello di Pio VI, nel
1775, seguirono gli avvocati conci-
46 CAM
storiali , i Ginierieri d' onore di
spada e cappa, coi quali ebbe luogo
tutta la nobiltà romana distinta in
xpiesta circostanza coll^ esser tutta
considerata, come unita all'antica-
mera di onore. Succedevano i Ca-
merieri d'onore di mantellone, e i
Camerieri segreti secolari, e di man-
tellone, e poscia il baronaggio ro-
mano, indi i quattro Camerieri se-
greti di mantellone più anziani,
portando i quattro cappelli pontifi-
cali. Ma siccome Pio VII, ed i suoi
successori non cavalcarono ne' pos-
sessi , andando in carrozza , ecco
quanto ebbe luogo. In quello del
1801 di detto Papa, dopo il foriere
ed il cavallerizzo cavalcarono i Ca-
merieri di onore di spada e cappa,
cioè il conte Pietro Giraud con
altri cinque, seguiti dai Camerieri
d'onore in abito paonazzo, da sei
Camerieri segreti di spada e cappa,
r ultimo de' quali era Alessandro
Falconieri generale delle poste Pon-
tificie, e dai Camerieri segreti in
abito paonazzo. Nel possesso di Leo-
ne XII, a'i3 giugno 1824, appres-
so le guardie nobili, cavalcarono i
Camerieri d'onore di spada e cap-
pa, seguiti dai Camerieri d'onore
di mantellone, dai Camerieri segreti
di spada e cappa, e dai Camerieri
segreti di mantellone. Nel 1829
a'24 maggio prese possesso Pio Vili,
e dopo il foriere, e cavallerizzo nel
frullone palatino, cavalcarono i ca-
Talieri Camerieri segreti di spada e
cappa, e poi i Camerieri d'onore,
e segreti paonazzi ; ma avendo preso
a'3i maggio i832, privato possesso
il regnante Gregorio XVI, non vi
fu cavalcata.
Oltre le suddette cavalcate dei
possessi, quando si facevano quelle
per le cappelle della Ss. Annunziata,
di s. Filippo , e per la festa della
CAM
Natività della b. Vergine, nonché
per quella di s. Carlo, cioè dal pa-
lazzo apostolico alla Minerva, alla
chiesa Nuova, alla piazza del po-
polo, e alla piazza di s. Carlo al
Corso, intervenivano ad esse tan-
to i Camerieri di spada e cap-
pa soprannumerarii , che quei di
onore, e per le particolarità avve-
nute in due di quelle della ss. An-
nunziata, qui riporteremo quanto è
analogo all' argomento. In quella del
1702, sotto Clemente XI, i Came-
rieri di spada e cappa di onore
pretesero precedere i Camerieri di
abito paonazzo , ma il maestro di
camera noi permise ; ed in quella
del 1770, fatta da Clemente XIV,
i quattro cappelli Pontificali furono
sostenuti sopra altrettante aste, da
quattro Camerieri segreti di spada
e cappa, come si legge nel numero
8148 del Diario di Roma di detto
anno.
Nelle comunioni, che si flmno per
le solennità di Pasqua, dell'Assunta,
d' Ognissanti, e per Natale dal Papa
nella cappella palatina , od in sua
vece dal maggiordomo, o da un ve-
scovo delegato , i Camerieri di spa-
da e cappa delle tre classi , col-
la camera segreta secolare , e le
guardie nobili , si recano con abiti
di città a riceverla , e poi passano
nelle camere di monsignor maggior-
domo pel rinfresco , nelle quali il
giovedì e venerdì santo sono tratta-
ti a mensa quelli, che prestano ser-
vigio, come lo sono tutti quelli delle
altre classi di Camerieri laici ed ec-
clesiastici, che egualmente siano di
settimana, o di ordinario servizio.
Così nelle benedizioni delle candele,
palme, e Agnus Dei ne godono la
distribuzione, i Camerieri segreti se-
colari soprannumerarii , e d' onore
in attualità di servigio, come delle
CAM
vite ed immagini nelle beatificazioni,
e canonizzazioni. In quanto poi alia
dispensa delle medaglie d' argento
nei possessi, e per la festa de' ss. Pie-
tro e Paolo, i Camerieri laici d'ogni
classe l' hanno, se prestano servigio
nel decorso anno.
V. Camerieri d! onore in ahi lo
paonazzo.
Dopo quanto si è detto al titolo
II de' Camerieri segreti soprannu-
merarii, poco altro vi è da aggiun-
gere sui monsignori Camerieri di
onore in abito paonazzo, giacche an-
che questi vengono nominati per tali
dai Papi, durante il loro Pontifica-
to, a cagione di onorificenza, distin-
guendo con tal qualifica nobili e
benemeriti ecclesiastici, molti de' qua-
li ascesero a' primarii gradi della pre-
latura, ed al Cardinalato. Il loro nu-
mero egjualmente variò, come quello
di tutti i famigliari d' onore del Pon-
tefice, onde le Notizie annuali di
Roma ne registrano sotto Benedetto
XIV, trentadue, nel 1741? quaran-
totto nel 1742, e novantadue nel
1757. Nel Pontificato di Clemente
XIII furono venlinove, nel 1759,6
quarantanove , nel 1768, Clemente
XIV ne fece otto nel 1770, Pio VI
ne nominò quarantadue, nel 1777,
e quarantotto erano quelli del 1790,
numero che si accrebbe e diminuì nei
► Papi successori. Quelli del regnante
sono circa sessanta, fra' quali si com-
prendono varii beneficiati delle basi-
liche di Roma , degl' impiegati pri-
marii delle segreterie delle congre-
gazioni Cardinalizie, e de' tribunali,
del sostituto de' memoriali, rettori di
collegi, del cappellano della guardia
svizzera, ed anche di ecclesiastici, che
dimorano fuori di Roma, ec.
Tanto l'abito di mantellone, che
CAM 47
il rosso, è come quello de' Camerieri
segreti, e soprannumerarii colle sud-
descritte distinzioni e prerogative, ed
eguale è pur 1' uso in essi delle calze
paonazze, e fettuccia semplice di e-
gual colore al cappello fuori di R^o-
ma. Cosi promiscuamente ai Came-
rieri segreti soprannumerarii por-
tano le torcic, le aste del baldacchi-
no, quelle de' flabelli , ed accompa-
gnano il Papa nella basilica vaticana
nelle sopraddette circostanze. E nelle
cappelle, processioni, ed altre funzio-
ni siedono e vanno innanzi i Came-
rieri soprannumerarii , partecipando
di tutto ciò, che vien loro dato al
Pontificio trono, non che delle dis-
pense di medaglie d'argento, allorché
prestano il servigio, si pel possesso
che per la festa de' ss. Pietro e Paolo.
Fare pur debbono l'ora assegnata per
le quaranta ore, ed al sepolcro nella
cappella palatina. Finalmente, quan-
do neir appartamento Pontificio per
turno settimanale prestano servigio,
il luogo de' Camerieri d' onore in
abito paonazzo è 1' anticamera d'ono-
re, ed al fine della settimana, come
i summentovati, sono presentati dal
maestro di camera al bacio del pie-
de di Sua Santità.
VI. Camerieri d'onore extra urbem.
Questi monsignori non si debbo-
no confojìdere coi Camerieri extra
muros y della classe de' bussolanti,
chiamati in tal modo, perchè stando
neh' appartamento del Papa nell'anti-
camera de' bussolanti, non potevano
penetrare dentro la bussola, e molto
meno nelle anticamere segrete. Ora
però non esistono più, perchè il regnan-
te Pontefice li rimiì aìbussolanti{Fedi).
I Camerieri d'onore extra urbem^ cioè
Camerieri d' onore in abito paonaz-
zo fuori di Roma, incominciarono nel
4B CAM
Pontificalo di Pio VI, ma in s'i ri-
strello numero, che non furono mai
sol lo quel Pontefice più di tre. Pio
^ li n'ebbe quattordici, ninno ne no-
minarono Leone Xll e Pio Vili;
ìui\ il Paj)a regnante ha couccdulo
tale onore a circa sessanta ecclesiastici.
Oltre il titolo di monsignore, e
Ja qualifica di famigliari del Papa,
vestono come i Camerieri segreti di
paonazzo, cioè mantellone, sottana di
panno di tal colore, e nell' estate di
seta violacea, collare, fascia, e calze
di seta del medesimo colore, del
quale è pm'c la semplice fettuccia
al cappello. Ma ne il titolo , ne
quest' abito usar possono in Roma ,
come non hanno le vesti e cappe
rosse. Che se il Papa si recasse nella
città e luoghi ove risiedono, ovvero in
qualunque altro fuori di Roma, posso-
no assumere l' abito di Cameriere di
onore, e fra quelli di questo ceto pre-
stargli servigio. Onde considerandosi
allora per Camerieri d'onore prestanti
servigio, se il Papa fuori di Roma
facesse funzioni ecclesiastiche, i Came-
rieii extra iirbeni^ potranno indossa-
re la veste, o soprana , e la cappa
col cappuccio, tutto di saia rossa con
mostra di seta di egual colore , e
pelli d'armellino nell'inverno, e ciò
ne' tempi, e nel modo che i Came-
rieri segreti ecclesiastici usano in Ro-
ma y dando però la precedenza a
quelli d' onore in abito paonazzo. I
Camerieri extra urbeiUj alla morte
del Pontefice, che li nominò, cessa-
no di esserlo , come gli altri cubi-
culari i.
VII. Camerieri d* onore di spada
e cappa.
Signori rispettabili, e cavalieri lai-
ci, tanto romani, che dello stato, e
stranieri, che diedero prove di reli-
CAM
gioso attacctnnento alla Sede Apo-
stolica, meritevoli della considerazio-
ne del capo augusto della Chiesa,
sono prescelti dai Pontefici a si (fatta
onoriiìcenza. Essa dura colla vita di
chi li dichiarò. Ma i primi quattro,
cioè i più antichi, non solo sono per-
petui sotto ogni Pontificato, ma go-
dono la così detta parte di palazzo
di pane e vino, chiamata volgarmen-
te zuppa , consistente in trentasei
scudi l' anno per cadauno. Inoltre,
sebbene essi non sieno di settimana,
percepiscono le distribuzioni di can-
dele, palme, Jgkus Dei ^ medaglie
del possesso, e per s. Pietro, nonché
le vite e le immagini de'beati, e santi,
in ciascuna beatificazione e canoniz-
zazione. E siccome a questo ceto di
Camerieri d' onore di spada e cappa
appartengono sempre il tenente e
sotto tenente della guardia svizzera
Pontificia, i quaU prestano questo
servigio sotto ogni Papa, cos\ anche
i detti uffiziali non cessano mai di
considerarsi quali Camerieri d' onore
di spada e cappa. Altre volte por-
tavano r abito nero , mentre oggi
usano montura rossa, il tenente
con ispalline di granoni d' oro da
tenente colonnello, e il sotto tenente
con ispalline da maggiore , come si
disse al titolo III, parlandosi del loro
capitano e degli ufFiziali svizzeri.
Tanto l'origine che il vestiario
d' ambedue le specie , e le incom-
benze de' Camerieri d' onore , sono
conformi a quelle dei sopra nnume-
rarii , meno che la loro collana ha
nelle cinque borchie le iniziali C. II.
Cuhicularius Honoris ^ come si disse
al titolo IV, e nell'appartamento
Pontificio risiedono nell' anticamera
d' onore, procedendo nelle processio-
ni e cavalcate innanzi ai detti Ca-
merieri soprannumerarii, con quelle
regole, consuetudini ed ordine, che
CAM
si disse al citalo titolo, godendo pe-
rò degli onori, e di ogni altra cosa
siccome ì predetti Camerieri laici so-
prannumerarii.
Il loro numero fu più o meno,
secondo il volere de' Papi. Dai ruoli
di Paolo IV, Pio IV e s. Pio V, che
sono i più antichi del palazzo apo-
stolico, dappoiché l'esercito che, nel
i527, saccheggiò Roma, incendiò pu-
re gli arclìivii palatini, si ricava, che
sotto Sisto V erano dodici, ed alcuni
con parte di pane solo. JXemmeno in
progresso non 1' ebbero tutti, perchè
quando furono aumentati a venticin-
que, l'ebbero soli cinque. Ne'ruoli di
Clemente Vili, nel 1597, se ne leg-
gono otto, dieci nel Pontificato d'In-
nocenzo X, nove in quello di Ales-
sandro VII, ed otto con pane e vino
in quello di Clemente X. I quattro
d' Innocenzo XI godevano la parte
di pane e vino; Innocenzo XII n'eb-
be tre con venti scudi mensili per
cadauno, oltre la consueta parte pa-
latina. Clemente XI tenne undici
Camerieri d' onore di spada e cappa,
cioè uno colla provvisione di scudi
venti^ e gli altri col solo pane e vi-
no. Benedetto XIV , nel r 74 1 , ne
avea trentadue, e, nel 1758, fino
a novantadue. Clemente XIII ne di-
chiarò tali quarantotto, quanti ap-
punto erano nel 1768. Nel 1773,
» cinquantotto erano quelli di Clemen-
te XIV, e, nel 1791, quarantotto
quelli di Pio VI; però, nel 1778,
erano soltanto tredici con parte di
pane e vino, ed otto senza. Nel
1823^ Pio VII ne avea sessantacin-
que, nel 1829 Leone XII n'ebbe
sei, nel i83o Pio Vili ne creò set-
te, ed attualmente sorpassano il nu-
mero di trenta quelli del regnante
Gregorio XVI.
CAMERINO (Crtmm«.). Città con
residenza arcivescovile nello stato
VOL. VII.
CAM 49
Pontificio. Essa è antichissima, opu-
lenta e popolosa, situata sopra un
colle fia gli Apennini, e dalla natu-
ra perciò fortificata. Pretendesi che
sia stata edificata dai popoli umbro
camerti, verso l'anno 1 5 1 3,innanzi l'era
volgare, che corrisponde a 759 anni
prima della fondazione di Roma .
Macrobio opina che il nome di Ca-
merino le provenga da Camese, uno
de' più antichi re dominatori dell'I-
talia. Qualunque però ne sia l'ori-
gine, è certo che, per la sua anti-
chità e pel suo splendore, gareggia
colle principali città dell'Umbria. I
camerinesi si acquistarono gloria sot-
to Scipione, che seguirono in nume-
ro di seicento nell'Africa, e sotto
Mario, il quale guerreggiando coi
cimbri, e co'teutoni^ li proclamò cit-
tadini romani nello stesso campo di
battaglia. Confederati co' romani con-
tro gli etruschi, sino dall'anno 444>
come si ha da Tito Livio , che in
più luoghi ebbe ad encomiarli , sos-
tennero essi in ogni incontro i di-
ritti di Roma. Si recarono con Pom-
peo nelle Spagne, e colle armi giun-
sero ai primari i gradi ed onori, ed
ebbero la prefettura, colla quale pu-
re si mantennero sotto gì' imperatori.
Alarico, re de'goti, inutilmente as-
sediò la città di Camerino a' 5 ot-
tobre del 409 '> P'^i tardi, e solo dopo
vigorosa resistenza potè impadronirse-
ne, l'anno 592, Agilulfo re de' longo-
bardi, duca di Spoleto, che vi si fece
proclamare duca di Camerino. Tutta-
volta nel Pontificato di Stefano II, det-
to III, ricuperarono qiie' cittadini la li-
bertà, e valorosamente pugnarono sot-
to il proprio vescovo Solone, contro
r esercito del longobardo Astolfo, nel
754, il quale per le usurpazioni, che
commetteva nei dominii della Chie-
sa Romana, fu obbligato a restituii'-
le l'esarcato, il ducalo di Urbino, e
4
5o CAM
altre citta, a cui lo costrinse il re
Pipino. Carlo Magno donò al Pon-
tefice Adriano I il ducato di Spo-
leto, ed allorquando s. Leone III
rinnovò in lui , nell' 800 , l' impero
d'occidente. Camerino fu definitiva-
m'enle dato alla Setie Apostolica, ed
ebbe da Carlo il titolo di marche-
sato, per cui la sua provincia si chia-
mò Marca Superiore, o marcliesa-
to di Camerino, ed anche stato di
Camerino. Più tardi i limiti furono
più o metìo estesi, e talvolta giun-
sero dagli A pennini al Metauro.
IN'el X secolo Camerino molto sof-
fri dal re d'Italia Berengario, e da
altri suoi successori ; ma Papa Gio-
vanni XII , coll'aiuto di Ottone I ,
che poi coronò imperatore, ricupe-
rò , nel 957 , Camerino insieme ad
altri dominii della Chiesa. Non an-
dò guari, che passò in potere di
'' Ottone III, ed alla sua morte, av-
Tenuta a' 28 gennaio del 1002, il
marchesato si divise in contee , fin-
ché, verso il io5o, ne concentrò in
se il potere Bonifazio, padre della
celebre contessa INIatilde, alla quale
ubbidì Cameiino sino al 1 1 1 5 cir-
ca, epoca in cui ritornò alla Chiesa,
per lo dono fatto dalla pia contes-
sa del suo patrimonio alla Santa
Sede, atto confermalo nel Pontifica-
to di Pasquale II l'anno 1102.
Quindi salvo l'alto dominio soggetto
a' sovi-ani Pontefici, in seguito Ca-
merino fu governata da' suoi consoli.
Regnando Gregorio IX e Cele-
stino IV, i camerinesi respinsero col-
le anni gli attentati di Federico li
di Svevia, e di Enzio suo figlio, per
cui Innocenzo IV li ricolmò di elo-
gi, giacché, a difesa della Chiesa ro-
mana, i camerinesi si erano collega-
ti con altre possenti città. Ma sot-
to il successole Alessandro IV, Man-
fiedi figlio naturale di Federico li,
CAM
spedi contro la città Princi valle
d'Oria, il quale favorito dalla fazio-
ne de' ghibellini , vi portò 1' in-
cendio e la distruzione verso l'anno
1258, per lo che poche famiglie po-
terono salvarsi ne' luoghi inaccessibi-
li degli Appennini. Trascorsi due an-
ni coll'aiuto de'confederati, cogli a-
iuti di tre Cardinali degli Orsi-
ni, non che per le cure ed il va-
lore di Gentile Varano, fu messo un
ordine nelle cose della città, ed in-
vitati furono i profughi cittadini a
ritornarvi ed a ripararne i danni.
E tante benemerenze meritavano un
premio, considerandosi il Gentile
qual secondo fondatore della città;
laonde prima Alessandro IV gliene
conferì la signoria, che fu approvato
poi da Nicolò III colla giunta di varii
lerritorii. In progresso col benepla-
cito degli altri romani Pontefici, i
discendenti di Gentile s' imparenta-
rono colle sovrane famiglie d' Ita-
lia , signoreggiarono per tre seco-
li i camerinesi, con titolo di prin-
cipi, di duchi , e talora di mai che-
si della Marca, ed i Papi gli onora-
rono del generalato della Chiesa, e
d'importanti legazioni all'estero. Tut-
ta volta evvi chi sostiene, che la so-
vranità dei Varani su Camerino
ebbe principio mentre i Papi stava-
no in Avignone, tra il 1820, e
1 33o,ovvero che in quel tempo si sarà
estesa ed aumentata la loro autorità.
Clemente VI residente in Avignone,
nel 1 344) sp<^^i Ridolfo II Varani con
mille camerinesi nell'Asia, e Smirne
fu tolta per esso dalle mani degl'in-
fedeli , per cui meritò di essere di-
chiarato viceré dell'Abruzzo, e gon-
faloniei'c della Chiesa.
I camerinesi ed i Varani nel
grande scisma d'occidente, e nelle
guerre delle fazioni , che tanto agi-
tarono il declinar del secolo XlVj e
CAM
i primordii del XV, soggiacquero a
varie sciagure, militando or contro
lino or contro l'altro; giacché Ri-
dolfo II si alleò prima con Innocen-
zo VI, e col suo legato Cardinal
Albornoz, che stava per conquistare
lo stato, anzi fu da lui fatto suo
generale, e potè reprimere i Mala-
testa. Ma avendogli un altro ponti-
ficio legato tolto Camerino per riu-
nirlo alla Chiesa, nel 1876, profit-
tò della guerra suscitata dai fioren-
tini a Gregorio XI per ricuperare
il suo patrimonio, ed aggiungervi
Macei^ta. Quindi si ritirò dai fio-
rentini, e si unì alle armi del Pa-
pa; e Gentile di Varano, che si
vuole nato da lui, fece prigioniere
in Macerata Antonio Tomazelli mar-
chese della Marca e nipote di Bo-
nifazio IX, «d ottenne nel rilasciar-
lo r indipendenza del principato di
Camerino dalla Santa Sede; indi passò
al servigio di Ladislao re di Napoli,
poi parteggiò per Gregorio XII. In
questo tempo Giovanni Varani am-
pliò la città, e'circondò di mura il bor-
go s. Venanzio ; ma i suoi parenti
si macchiarono di delitti, e Piergen-
tile fu decapitato per ordine di Vi-
telleschi, legato della Marca. Fu al-
lora che Camerino si diede al pro-
de Francesco Sforza, coli' aiuto del
quale i superstiti Varani ricupera-
rono lo stato, e lo divisero tra lo-
ro, cioè fra Ridolfo IV fighuolo di
Pier Gentile, e Giulio Cesare, figlio
di Giovanni II. A tal ricupera con-
corse la dottrina di Costanza di
Varano, che, nel i44^j ^i sposò con
Alessandro Sforza signore di Pesaro.
Ad istanza di questi due il Pon-
tefice Nicolò V, a' 9 maggio i447)
con suo diploma confermò tutte le
immunità ed i privilegi da'suoi prede-
cessori conceduti ai camerinesi; e po-
scia, a' 3i gennaio i449> li assolvct-
CAM 5t
te dal delitto di ribellione, e di lesa
maestà in cui erano caduti.
Infelice fu il principio del secolo
XVI pei Varani, giacche, nel 1 5o i ,
Papa Alessandro VI condannò co-
me reo di spergiuro, di sacrilegio^
di ribellione e di lesa maestà, Giu-
lio Cesai'e vassallo della Chiesa Ro-
mana, e privoUo eziandio della si-
gnoria, perchè non avea pagato il
dovuto censo pel ducato di Came-
rino'; tornato però nel pristino stato,
prese la protezione de' pubblici as-
sassini, uccise il proprio fratello, per
levargli certo governo , e commise
parecchi altri misfatti. Tragica fu la
sua fine perchè Cesare Borgia duca
Valentino, nel i5o2, lo fece stran-
golare nella rocca di Pergola , coi
suoi tre figli Venanzio , Annibale e
Pirro, e ne occupò gli stati. Anco-
ra si veggono gli avanzi della roc-
ca, fatta costruire da Alessandro VI;
ed ammirasi siccome insigne monu-
mento architettonico.
In tanta catastrofe riuscì a ripa-
larsi a Venezia cogli aviti tesori
Giammaria Varani superstite di que-
sti, e dopo la morte di Alessandio
VI, che accadde a' 18 agosto i5o3,
fece ritorno in Camerino , dove fu
accolto con tripudio universale. Spo-
sata egli avea la nipote di Papa
Leone X, Caterina, figlia della so*
rella di lui Maddalena e di Frauce-
schetto Cibo. Come fu assunto al
Pontificato, Leone elevollo tosto alla
dignità di duca , e lo distinse con
onorevoli cariche, per cui nel solen-
nissimo possesso preso da quel Pon-
tefice della basilica lateranense, in-
tervenne Giammaria, ed ebbe luogo
nelle cavalcate fra i più degni. Giac-
ché, oltre la prefettura di Roma,
Leone X gli diede le signorie di
Sassofèrrato, di Ci vita nuova , Cer-
reto, e poi anche Sinigaglia. Successe
5>x CAM
Adriano VI, che essendo morto con
sospetto di veleno, nel i^23, furo-
no messi in prigione per quel moti-
vo alcuni sudditi del duca di Ca-
merino , comunque ne sortissero
senza che fosso proseguito il processo.
Da Giammaria , e da Caterina
nacque la sola Giulia, la quale vo-
levasì sposare a Mattia figlio di Er-
cole Varani , stabilitosi in Ferrara
dopo la morte di Ridolfo IV suo
genitore. Ma Caterina la madre ad
onta delle analoghe disposizioni del
defunto consorte, la uni invece a
Guidobaldo II , figlio di Francesco
Maria della Rovere^ duca di Urbi-
no, del sangue di Sisto IV e di
Giulio II, per la qual cosa Cameri-
no fu unito al ducato di Urbino.
Inutilmente avea Sciarra Colonna
occupato lo stato, ed inutilmente
Mattia si volle difendere dalla po-
tenza del Roveresco, il perchè si
trovò costretto a cedere per la for-
za delle armi, e vendette le sue ra-
gioni per trentadue mila scudi a
Paolo III, tornandosene a Ferrara ,
ove col fratello continuò la fami-
glia, detta de' Varani di Camerino,
donde fiori nei pri mordi i del decor-
so secolo d. Alfonso di Varano, dei
duchi di Camerino, insigne prete ,
autore di parecchie opere enco-
miate , e benemerito della lin-
gua, ed italiana poesia, cui resti-
tuì a quella gravità ed elevatezza,
colla quale Dante 1' aveva nobilitata.
Il Pontefice Paolo III, Farnese,
nel 1539, obbligò di poi colle anni
il duca di Urbino a restituire alla
Chiesa Camerino, sul quale oltre lo
sborso di trentadue mila scudi, fece
valere i diritti dell'alta sovranità della
Sede Apostolica. Difatti in persona vi
si recò a' i4 ottobre dichiarando la
città metropoli dell'Umbria, e desti-
nandovi un Cardinal legato a late-
CAM
re . Poscia ne invesfi Pier Luigi
Farnese, signore di Ncpi, ma, noi
i/)45, volendo riprendersi il Papa
tanto Camerino, che Nepi, diede al
Farnese invece i ducati di Parma ,
e Piacenza a ragione di feudo, seb-
bene allora da Camerino e da Ne-
pi si ricavasse un maggior frutto.
Tornò allora a risiedere in Cameri-
no un legato apostolico, cioè il Car-
dinal Durante de' Duranti, col tito-
lo di legato a lateve dell'Umbria e
di Camerino. E con tale modera-
zione, dolcezza e prudenza si con-
tenne egli in quell'uflicio,, da guada-
gnarsi l'affetto, e la stima de' popo-
li. Alcuni vogliono, che Giulio III
succeduto^ nel i55o, a Paolo III, in-
feudasse Baldovino suo fratello del
ducato di Camerino. Però non è ve-
roj che affatto gliene desse la infeii-
dazione; bensì abbiamo dalla sua
vita, che quella fu una delle cause
che il portarono al sepolcro, nel
i555, perocché vedendosi il Papa
continuamente pressato da Baldovi-
no a dargli quello stato di Cameri-
no, e sapendo l'opposizione dei Car-
dinali , finse di sentirsi oppresso di
languore per non essere costretto
dal medesimo fratello a tener con-
cistoro , e per darlo a credere , co-
minciò a nutrirsi di cibi diversi, che
lo trassero alla tomba.
Da allora in poi Camerino rima-
nendo costantemente sotto l'asso-
luta sovranità della Santa Se-
de, fu governata dai prelati go-
vernatori per più di due secoli.
Nel declinar del XVI li secolo, la na-
tura , e la politica congiurarono ai
danni di Camerino : il terremoto
che, nel 1279, avea recato immen-
si danni, si ripetè in tal'epoca ; con
tutte le funeste conseguenze, che
precedettero, e seguirono la fran-
cese invasione. Nella seconda inva-
CAM
sione francese, cioè nel 1809, di-
venne capoluogo di circondario del
dipartimento del Tronto e del Mu-
sone, e, dopo il i8i4, quando Pio
VII ritornò sul trono, fu Camerino
dichiarata capoluogo della delegazio-
ne di Camerino, e, nel 1825, da
Leone XII fu riunita a quella di
Macerata, finché, nel i83i , il re-
gnante Pontefice dichiarolla nuova-
mente delegazione indipendente , e
sede d'un prelato delegato, e di un
tribunale di prima istanza. Ha di
sua dipendenza i governi di Piora-
cOj rinomato per le cartiere, e di
Caldarola, borgo cospicuo, famige-
rato pei suoi bagni termali, e pa-
tria della illustre famiglia Pallet-
ta, di cui nomineremo in seguito
i Cardinali. L* insigne collegiata di
s. Martino è patronato di tal fa-
miglia con capitolo e prevosto, il
quale per concessione di Sisto V ,
e Clemente Vili spedisce diplomi ca-
nonici a' suoi dipendenti. Dal secolo
IX al XII Caldarola fu posta dai
Papi, e dagl'imperatori sotto la giu-
risdizione dell' abbate di s. Clemen-
te j nell'anno 1 240 da Gregorio IX fu
sottoposta a Camerino, e poscia me-
ritò gli encomii di Eugenio IV, che
la pose sotto il diretto dominio del-
la Chiesa Romana, dandole per i-
stemma le Pontificie chiavi. Anco al-
tri Papi ebbero predilezione per Cal-
darola , e , nel 1 598 , quando Cle-
mente Vili 8Ì recò a prendere pos-
sesso di Ferrara, volle alloggiare nel
vasto e bel palazzo dei Pallotta.
Passando ora a dire alcuna cosa
delle notizie ecclesiastiche di Came-
rino, e della sua cattedra episcopale,
immediatamente soggetta alla Santa
Sede , si vuole che , verso l'anno
238, ricevesse il lume del vangelo
dai ss. Porfirio e Venanzio , e che
nel 255, ne fosse vescovo s. Leonzio.
CAM
53
Esso era stato compagno di s. Ve-
nanzio, che fu martirizzato a' 1 8 mag-
gio del 254, e venne consagrato in
Pioma. Nel 465 il vescovo di Cameri-
no Geronzio intervenne al concilio
celebrato in Roma dal Pontefice s.
Ilario, e l'altro vescovo Glorioso si
recò in quello convocato , nel 649,
da Papa s. Martino I al Laterano.
NeirVlII secolo s. Ansovino vi eb-
be i natalij e prima di essere elet-
to vescovo di Camerino, era stato
canonico della cattedrale , ed avea
diretta la coscienza dell'imperatore
Lodovico II, morendo nel bacio del
Signore l'anno 8 1 6. L'Ughelli, nella
sua Italia sacra tomo I, pag. 546,
e tomo X, pag. 25 1, riporta la suc-
cessione dei vescovi di questa sede.
Fra quelli, che andarono decorati
della porpora, vi fu Gio. Battista
Altieri , ma rinunziando egli il ve-
scovato. Urbano Vili, nel 1627, lo
diede ad Emilio Altieri suo fratello,
il quale, nel i63o, vi celebrò il si-
nodo, in cui stabili provvide leggi
per la diocesi, e nell'anno seguente
introdusse i padri dell' Oratorio in
Montecchio. Fatto però Cardinale ,
nel 1669, dopo cinque mesi fu crea-
to Papa col non? e di Clemente X
(redi). Questo Pontefice, fra le al-
tre beneficenze, con cui fu largo coi
camerinesi , aggiunse due canonici
al capitolo, che sino dal vescovato
di Eudone, nel 994» si fregiava del-
le dignità d'arcidiacono, arciprete, e
primicerio; e nel Pontificato d'In-
nocenzo IV si componeva di dodici
canonici, a' quali quattro ne accreb-
be Paolo IH.
Fra i sinodi celebrati in Cameri-
no meritano pure menzione quello
del i584, tenuto da Gaspare Orsi-
ni, e l'altro, nel i587, ^^^^^ Giro-
lamo Bobo, o Bobus. Lo Scotto, nel
suo Itinerario d'Italia^ dice che la
54 CAM
diocesi anticamente era tanto vasta,
che per le sue dismembi-azioni ne
furono progressivamente erette altre
quattro, ma tuttavolta è ancora e-
stcsa. Sisto V, nel i586, in forza
della bolla Superna dìspositione vi
staccò la città di Sauseveriuo con
alcune dipendenze, per farne un ve-
scovato particolare. Benedetto XIII,
nel 1728, elevò la chiesa di Fa-
briano a cattedrale, e col contenuto
della costituzione Notoria sunt, la
luiì a Camerino ; ma Pio VI divise
Fabriano, ed invece decretò l'unio-
ne colla sede episcopale di Matelica,
erigendo però, nel 1787, Camerino
in arcivescovato, e facendone primo
arcivescovo Luigi Amici di Cameri-
no, della qual chiesa Clemente XIII
lo avea preconizzato vescovo, nel
I 768. Finalmente Pio VII, col dis-
posto della lettera decretale Per ve-
tustam locorum originem^ emanata
nel 1816, nel restituire a Treja l'o-
nore di cattedrale, ne affidò l' am-
ministrazione pei'petua agli arcive-
scovi di Camerino, la cui metropo
litana non ha suffraganei. Ora è
zelante arcivescovo di Camerino Ni-
cola Mattei Baldiqi, eletto dallo
stesso Pontefice nel concistoro de' 1 4
aprile 1817, il primo che in se riu-
nì tale amministrazione (V. Treja).
Considerevoli sono l'episcopio, circon-
dato da portico e da colonne, gran-
dioso nell'interno, nonché l'ospedale
degli esposti, ed il seminario.
Il vecchio tempio di Bellona, li-
na delle principali deità adorate dai
camerti, fu ridotto nel III secolo, e
circa l'anno 253, in chiesa cri-
stiana, dapprima consacrata alla
Beata Vergine, divenne quindi cat-
tedmle. Sappiamo dal Turchi, Ca-
ììiers Sagra pag. 7 e 5^, che in
queir epoca in Camerino vi era cle-
ro e vescovo, il quale avea voto nella
CAM
elezione dei re d'Italia. Nel secolo
XIII fu incendiata quella cattedra-
le, e distrutta dalla fazione dei ghi-
bellini per le truppe del re Man-
fredi ; ma due anni dopo, cioè nel
1260, per le sollecitudini, e genero-
sità di Gentile Varano , i cameri-
nesi più sontuosa la riedificarono,
venendo ultimata nel 1268 nel
Pontificato di Clemente IV. La sua
architettura è del cosi detto ordine
gotico a tre navate, sostenute da
colonne ottangolari , e 1' aitar mag-
giore , assai magnifico per le pietre
preziose impiegatevi , si compì nel
1295 sotto Bonifacio Vili. Ad in-
cendii e ad altri disastri soggiacque
questa cattedrale, finche nel terre-
moto del 1799, fu rovinata intera-
mente, meno il campanile e la sa-
grestia. L'ultima anteriore riedifica-
zione della cattedrale era stata ese-
guita dal vescovo Rambotto Vico-
manni, che da arcidiacono del ca-
pitolo, era stato elevato alla sede
episcopale dal capitolo stesso, e che
fu l'ultimo ad essere eletto in sif-
fatta maniera, e morì nel 1285. Do-
po il suaccennato disastro, sul dise-
gno nell'interno di Andrea Vici, e
su quello del cav. Folchi per la
facciata, venne da ultimo questa cat-
tedrale rifabbricata splendidamente :
la sua forma è quella delle antiche
basiliche con tr« navate, e fu por-
tata al termine mercè le cure del-
l' odierno arcivescovo, e della depu-
tazione della fabbrica. V. Giuseppe
d' Este, Ragionamento della nuova
metropolitana di CanierinOj Boma
i838.
In questa bella cattedrale , dedi-
cata alla ss. Annunziata, col fonte
battesimale, e scelta cappella musi-
cale, si venerano le spoglie del pa-
trono s. Ansovino, e de'martiri Vit-
torino e Vincenzo. Essa è servita
CAM
da diciannove canonici , e due di-
gnitarii, primo de' quali è l'arcidia-
cono, e secondo è il prevosto, eret-
to da Leone X, decorati tutti; e per
pi'ivilegio di Leone XH, d' insegne
prelatizie, cioè, come prelati dome-
stici, mentre già Urbano Vili, inve-
ce delle almuzie , avea loro conces-
so la cappa magna ; la quale dal
detto Leone XII fu pure accordata
ai dieci beneficiati. Uno dei detti
canonicati si gode dall' arcivescovo
prò tempore^, e ciò non pertanto la
presidenza del capitolo è devoluta
all'arcidiacono. Questo antichissimo
capitolo ha sempre fiorito con uo-
mini di un merito distinto, che asce-
sero alle primarie dignità ecclesia-
stiche.
Celebre è pure, fino dal secolo
XIII, la collegiata dedicata a s. Ve-
nanzio, la cui vita fu pubblicata nel
1807, per le stampe del Gori in
Camerino, dal canonico Venanzio
Pizzicanti. Nella cappella sotterranea
edificata, e dotata dal Cardinal ca-
merinese Pierbenedetti , si conserva
il corpo di s. Porfirio , e quello di
s. Venanzio , il quale nell' età di
quindici anni, sotto Decio impe-
ratore, nel 252, in Camerino sua
patria, fu in più modi martirizzato.
Ma venendo prodigiosamente salva-
to, anche quando fu precipitato dal-
l'alto delle mura, è invocato uni-
versalmente nelle cadute, ed a pre-
servativo si portano anzi in dosso
medaglie benedette colla sua effi-
gie. Fu il presidente Antioco , che
ebbe il barbaro trionfo di ordinare
la decapitazione di un santo s\ se-
gnalato. Nella chiesa poi priorale di
s. Maria in Via, si venera una pro-
digiosa immagine della Madonna,
che una pia tradizione dice dipinta
da s. Luca. Questa chiesa fu eretta
dal camerincsc Cardinale Giori, e i
CAM 55
dodici cappellani, che la ufficiano, go-
dono il privilegio della mozzetta ce-
leste.
Dopo le ultime disastrose vicende,
incamerino si sono ristabiliti parec-
chi conventi, e monisteri. Nel i368,
nel Pontificato di Urbano V, in
poca distanza, vi si stabilirono i re-
Hgiosi zelatori della regola france-
scana, detti Zoccolantij e sotto Cle-
mente VII v'ebbero il primario do-
micilio i cappuccini. Il grandioso pa-
lazzo già ducale, ora residenza del
delegato , ha tre ampii cortili ; e
quello della magistratura è elegan-
te, decorato di busti, e d' iscrizioni
de' cittadini illustri. Sisto V, che
avea una particolar tenerezza per la
Marca, ov' ebbe i natali, beneficò
grandemente anche Camerino, per
che sua madre Marianna Ricuccia
era nativa di questa città. Vi fece an-
che varie riparazioni, per cui i came-
rinesi riconoscenti, sulla piazza presso
la cattedrale , gì' innalzarono una
statua colossale di bronzo.
Camerino finalmente è celebre
per la università che il Pontefice
Benedetto XIII , per soddisfare alle
istanze de' camerinesi , eresse nel
1727, col disposto della costituzio-
ne Lìberaliuiiiy emanata nel primo
di luglio, che si legge nel Bollarlo
Romano tom. XII p. 284, e che
r imperatore Francesco I, già gran
duca di Toscana, con diploma del
1753, arricchì di privilegi valevoli
in tutti i dominii imperiali. Ma de-
caduta nelle memorate vicende dal
suo lustro, risorse per le disposizio-
ni della bolla Quod divina sapiens
da, pubblicata, nel 1824, da Leo-
ne XII, onde in sedici cattedre con-
ta numerosi studenti, e fiorisce par-
ticolarmente nella giurisprudenza ,
scienza in cui sempre si distinse la
curia Camerinese.
56 CAM
Non sono a taccisi poi la diicsa e
con fra temila nazionale, che i came-
rinesi hanno in Roma, sulla piazza
di Campidoglio. Clemente X che,
come dicemmo, era stato zelante e
benemerito pastore di Camerino ,
per l'adetto, cui conservava pegli
antichi suoi diocesani , permise a
questi, nel iGyS, di erigere in Roma
una compagnia nazionale. Acquista-
ta perciò da essi la chiesa parroc-
chiale di s. Giovanni in Mercatello
( che già appartenne ai basiliani di
Grottaferrata, e così chiamato per-
chè vi si faceva il mercato, prima
che fosse trasferito in piazza Navo-
na ), la restaurarono con disegno di
Antonio Liborio Raspantini , e la
dedicarono ai ss. Venanzio ed An-
sovino loro protettori , la festa dei
quali ivi celebrasi a' i8 maggio, e
i3 marzo. Tre anni dopo la sua
erezione, la confraternita a' 6 mag-
gio 1678, vide approvate le co-
stituzioni, ed adottò vin sacco di
tela rossa, mozzetta bianca con or-
latiU'a rossa, e cordone egualmente
bianco. Delle indulgenze ad essa
concedute da Clemente X, e degli
esercizii di pietà, che vi si esercita-
no, tratta il Piazza nelle Opere pie
di Roma a p. SgS, siccome ne ab-
biamo erudite notizie dal Cancellie-
ri nel suo Mercato p, 11, 172, e
288. Continuò quella chiesa ad es-
sere parrocchia sino al Pontificato
di Leone XII, il quale nel nuovo
riparto delle parrocchie di Roma,
rimosse la cura; per altro fiorisce
ne'pii esercizii di pietà, che tuttora
ivi si fanno a gloria di Dio.
Molti uomini grandi, come si dis-
se, ebbe Camerino, in santità, in
dottrina ed in valore, ed al sacro
Collegio diede i seguenti Cardinali,
le cui notizie biografiche sono ri-
portate ai rispettivi articoli.
CAM
Luca Gentili Ridolfucci da Ca-
merino , già arcidiacono , e priore
della cattedrale, ed ivi sepolto, fu
creato Cardinale da Urbano VI nel
1378.
Giovanni Evangelista Pallolta di
Caldarola, diocesi di Camerino, fa-
vorito di Sisto V, che, nel i587,
lo decorò della porpora.
Mariano Pierbenedetti, nobile ca-
merinese, celebre governatore di Ro-
ma sotto Sisto V, che, nel 1589,
il premiò col Cardinalato.
Jacopo Sannesi di Belforte, dio-
cesi di Camerino, creato Cardinale
da Clemente Vili, nel i6o4-
Giambattista Palletta di Caldaro-
la, diocesi di Camerino , decorato
colla porpora da Urbano Vili nel
1629, di cui abbiamo dal Bompia-
ni l'Imago purpuratae constaiiLiar^
Or alio in funere Jo. Bap. Cardin.
Pallotta, 1668.
Antonio Giori, di Camerino, Simi-
gliare intimo di Urbano Vili, che,
nel 1643, lo fece Cardinale.
Antonio Saverio Gentili , figlio
dell'aiutante di camera di Clemen-
te X di Camerino, ma nato in Ro-
ma, annoverato al sacix) Collegio ,
nel 1731, da Clemente XII, sepol-
to nella detta chiesa di s. Venan-
zio in Roma.
Pietro Paolo Conti , nobile ca-
merinese, creato Cardinale da Cle-
mente XIII, nel 1759.
Guglielmo Pallotta di Caldarola,
diocesi di Camerino , innalzato al
Cardinalato da Pio VI, nel 1777,
il cui elogio leggesi in Cancellieri
nel suo Discobolo, ove si riporta l' i-
scrizione sepolcrale fatta da Gaetano
Marini.
Antonio Pallotta di Caldarola,
diocesi di Camerino, nato in Ferra-
ra, fatto Cardinale da Pio VII, nel
1823, sul quale si ha Gralulalur
CAM
Caietaniis Prqfilìus , Romae 183 3.
In questo scritto sonovi erudite noti-
zie sulla famiglia Palletta, su Came-
rino, e su Caldarola. Abbiamo inol-
tre una lettera di Caucellieii a tal
Porporato, Pesaro 1826.
Finalmente dalla Bibliografia sto-
rica delle città dello stato Pontifi-
vio j stampata in Roma nel 1792,
abbiamo un catalogo di autori, che
trattarono della città e ducato di
Camerino, e della sua sede episco-
pale, fra'quali sono a ricordarsi Ca-
millo Lilli , [Ustoria di Camerino^
Macerata x^Si-, ed Ottavio Turchi.
De ecclesiae camerinensis pontifici'
bus libri VI. Praecedit de Civit. et
eccl. Canierinensi Dissertalio _, Ro-
mae 1762; Vincenzo Bellini, De
ììionetis Camerini, Exst. in Op. de
monet. Ital. ined. aevi j Giuseppe
Col ucci, DeW origine., e dell* anti-
chità di Camerio , oggi Camerino
Exst. nel tom. VII dell' .^«;. Pie.
ConteSy et Ducs de Camerino de
la Maison de Varane, V. Italia
u. 5 tomo II.
CAMERLENGO di Santa Ro-
mana Chiesa ( Camerarius). Questo
vocabolo ebbe origine da quello di
Camera, come si disse all' articolo
Camera Apostolica, appellandosi ca-
mera quelle cose, che appartengono
immediatamente al sovrano. Quindi
è , che con tal voce s' intende il
» fisco, o ciò che riguarda i diritti,
e il dominio del principe, custoden-
dosi nella camera i suoi tesori, Ca-
mera denariorum. Perciò il custode,
e l'amministratore di essi, e del de-
naro e delle rendite pubbliche, si
chiamò Camerlingo, o Camerlengo,
e il Ducange lo appella Aerarli
Qucestor. Co' vocaboli inoltre Ca-
marlingatOj Caniarlingatico , e Ca-
merlengatOj s' intende l' uffizio del
Camerlengo. Fu di parere il Cohcb
CAM 57
Ho , Notlt. Cardinal, cap. 1 6 , che
questo impiego fosse fino all'anno
mille esercitato dai magnati della
città, e poi fosse trasferito a' Cardi-
nali ; quindi più tardi in simile modo
passasse un'egual carica anche fi*a
gli elettori del sacro Romano Im-
pero, per cui divenne nome di di-
gnità, della quale fu rivestito l'e-
lettore marchese di Brandemburgo.
§ I. Orìgine del Cardinal Camer-
lengo di Santa Chiesa^ e notizie
della dignità.
Ne' primordi! del secolo IV, e nel
Pontificato di s. Melchiade, l'impe-
ratore Costantino Magno non solo
diede pace alla Chiesa Cattolica,
eresse basiliche , ed onorò la dignità
del successore di s. Pietro, vicario
di Gesù Cristo in terra, ma gli
donò il sontuoso palazzo di Latera-
no , e gli assegnò copiose rendite
per sostenere con ecclesiastico deco-
ro la sua sublime dignità. Onde
tal palazzo, conosciuto sotto il nome
di Patriarchio Lateranense, conti-
guo alla basilica dedicata al Salva-
tore, cominciò fin d'allora ad essere
la stabile residenza de' sommi Pon-
tefici romani, del fiore del clero di
Roma, e di molte persone addette
al servigio, e impiegate ne' pubblici
ministeri del Papa, e della Santa
Sede. Occupati i Pontefici nelle gra-
vissime cure della Chiesa, destina-
rono un vice-domino, o primario
uffiziale per soprai ntendere , e pre-
siedeie al patriarchio, e alla fami-
gha Pontificia, e lo scelsero fra i
più cospicui del clero romano, insi-
gniti talvolta della dignità episco-
pale , per cui presto si distinsero
fra gli uffiziali maggiori della Chiesa
romana, stante 1' importanza del
nobile impiego, e l'eminente rango
58 CAM
che godevano. Primi cavalcavano
insieme col vestarario , col nomen-
clatore, e col saccllario, primati
tutti della Chiesa romana, e princi-
pali iifllziali della Sede Apostolica,
ad una col primicerio de'nolari. La
sua residenza era nel patriarchio,-
che perciò chiamavasi il Vicedomi-
nio. Il più antico vicedomino, di
cui si abbiano memorie certe, fu
Ampliato prete, che, nel 544? segui
il Pontefice Vigilio in Costantinopoli.
Sì sa ancora, che Anatolio lo fu di
san Gregorio I, creato nel 590.
L'ultimo vicedomino poi di cui ci sie-
no pervenute notizie, è Benedetto ar-
cidiacono, che ne fungeva T, uffizio
ne' Pontificati di Giovanni XIX,
detto XX, eletto nel 1024, e di
Benedetto IX, suo successore, come
risulta da una bolla di questo, del
io44> ^^^ ^^^^ ^^^^ ^^ sottoscrizione
di Benedetto vicedomino.
Dopo quest'epoca non si fa men-
zione di altri vicedomini, e deve
ritenersi, che nella corte Pontificia
gran cambiamenti e vicende acca-
dessero, perchè ne cessasse 1' uffizio ,
come lo fu d'altri ujfiziali surrogati
con altre cariche e denominazioni.
Non può dubitarsi, come asserisce
il Renaz/i, Degli antichi vicedomini
pag. i4, che le funzioni del vice-
domino concernessero la cura di
provvedere l'occorrente per la sagra
persona del sovrano Pontefice , e
pel mantenimento della sua corte
e famiglia, e che assunto non fosse
dal Camerlengo, Carnei arius^ carica
che appunto comincia verso tal' epo-
ca a comparire come propria di
un primario ministro de' Papi.
Era il Camerlengo nella sua pri-
ma introduzione sostituito al Vesta-
rario della Chiesa Romana _, co-
me vuole Muratori, Ant. Ital. tom. I,
Gol 949? ^^ ^ 1^* l'imaueva affidata
CAM
l'amministrazione delle rendite della
medesima. Osserva però il Vitale ,
nelle sue Memorie istorichc de' te-
sorieri, p. IV, che presso i sovrani
di Francia specialmente cominciò ad
essere in uso il chiamarsi vestiario
e camera, il luogo in cui si custo-
divano le vesti sagre , le cose più
prezio;»e , ed anche il denaro in
somma considerabile. Coll'andar del
tempo prevalse altresì il costume di
chiamarlo semplicemente camera. La
Chiesa romana segui 1' altrui esem-
pio, chiamando Camerani Domini
Papae, quel luogo, che prima dice-
vasi vestiario, ed in conseguenza alla
persona, che alla medesima presiede-
va, fu dato il nome di camerario, os-
sia di Camerlengo , in luogo di vesta-
rario. E quantunque il Panvinio, co-
me si legge nel citato Muratori, t. I,
col 94^? abbia lasciato scritto, che il
Cameilengo , o cameraiio, fosse già
surrogato all'arcidiacono della Chie-
sa romana ( di che si tratterà ap-
presso ed al § IV) nell'amministra-
zione delle rendite della medesima,
per diminuirne 1' autorità oltre mo-
do accresciutasi ; nondimeno questa
opinione, secondo lo stesso Muratori,
manca di fondamento, per non tro-
varsi negli antichi monumenti men-
zione alcuna della camera Pontificia,
dicendo egli: »» fortasse nomine ve-
« stiarii Pontificii camera olim de-
!i signata est ". T^. Galletti , del
Festarario, p. Sy.
Sostituito il Camerlengo al vesta-
rario per l'amministrazione delle ren-
dite della Santa Sede, e del Ponti-
ficio tesoro, ninno più prontamente
e più opportunemente di lui, almeno
per questa parte sostanziale , poteva
supplire le veci, ed adempire le in-
cumbenze, che in avanti esercitavansi
dal vice domino. Perocché tra i mo-
tivi, pei quali non più v' era bisogno
CAM
di lui, eravi questo, che cessando la
vita comune e quasi monastica dei
chierici addetti al servigio del Papa
nel palazzo 'lateranense, non era piti
mestieri di clii vegliasse alla dome-
stica ecclesiastica disciplina loro. A
far cessare poi quella vita comune fu-
rono cagione le gravi e le frequenti
turbolenze, onde nei secoli X e XI,
era agitata la Chiesa, per cui furono
spesse volte costretti i Pontefici ad
abbandonare non solo il patriarchio,
ma anche Roma, trasferendosi altro-
ve , per porsi in sicuro dai popolari
tumulti , e dalle civili fazioni. Cos\
poco a poco si sciolse la primiera
forma di vita comune osservata nei
secoli precedenti da' chierici e fami-
gliari Pontifìcii nel patriarchio late-
ranense; e il Camerlengo potè solo
bastare per sopraintendere alla cura
e al regolamento del palazzo aposto-
lico, e delia corte del Papa.
Che il Camerlengo, fra le molti-
plici ingerenze del suo autorevolissi-
mo officio , avesse quelle di provve-
dere tutto ciò 5 che occorresse per
comodo e servigio del Papa , e di
presiedere alla famiglia e palazzo
Pontificio, si raccoglie non solo da-
gli antichi registri de' conti came-
rali , cod. c'amerai. 9 , p. 5o , del
1285, ma eziandio da un antico
ruolo degli uffiziali, e famigliari com-
ponenti la corte di Nicolò III, Or-
sini, ruolo formato nel 1277, in cui
fu eletto quel Pontefice, e ruolo che
poscia fu pubblicato dal Galletti ,
nelle Memorie di tre antiche chiese
di Rieti. Ora il primo, che in detto
ruolo si trova descritto, è il Camer-
lengo, cui, come a capo ed a supe-
riore di tutti gli altri palatini, ve-
niva somministrato quotidianamente
dalle officine di palazzo, copioso nu-
mero di vivande.
Inoltre rilevasi dagU Ordini ro-
CAM
%
mani, e da quello XIV pubblicato
da Mabillon, quale esatta corrispon-
denza passi fra le principali funzioni,
le quali già proprie del vicedomino si
adempivano nel patriarchio, e le in-
combenze, che dal Camerlengo erano
esercitate . Basterà qui solo accen-
nare , che alla cura di presiede-
re al solenne Pontificio convito nel
giovedì santo, ed all' onore d' invita-
re ed ammettere alla propria mensa
i prelati della corte, ed altri palati-
ni, che già appartenevano al vicedo-
mino, si vede nel citato Ordine XIV,
esser subentrato il Camerlengo. Lo
stesso accadeva nel dì della consa-
crazione e coronazione del nuovo
Papa. Il Camerlengo, dopo aver som-
ministrato al Signore apostofico, cioè
al Pontefice , le monete per distri-
buire il presbiterio [Vedi) a' Car-
dinali , e prelati , e ad altri perso-
naggi , che solevano partecipare di
tal Pontifìcia munificenza, seguiva il
Papa alla mensa, e lo assisteva per
tutto il tempo del solenne banchet-
to. Allorché questo era terminato ,
accompagnava il Papa, che ritiravasi
a riposare nelle sue camere, ed egli
andava al suo quartiere dentro il
palazzo , dov' era già imbandito il
desinare pei famigliari Pontificii , e
altri rispettabili personaggi di suo
ordine invitati ad intervenirvi, il
che si può vedere nei tempi ezian-
dio, in cui erano i Papi in Avigno-
ne, presso il Gattico acta select. caer.
rub. 87, p. 98. Nell'occasione della
residenza de' Pontefici in Avignone,
sembra che il Camerlengo fosse esen-
tato dall' obbligo di soggiornare con-
tinuamente nel palazzo Papale, e di
presiedere al domestico quotidiano
governo della famiglia Pontificia ;
dappoiché trovasi in quel tempo, cioè
dopo il i3o5, un altro uffiziale laico,
denominato maestro del sagro aspi-
6o CAM
210 (Fedì)^ cui pare espressamente
commesso T incarico di supplire iu
questa parte alle veci del Camerlen-
go. E quando la notte, e in tempo
di desinare chiudevansi le porte del
palazzo, incombeva al maestro del
sacro ospizio presentarne ogni volta
le chiavi al Pontelìce , e lasciarle
sulla mensa, fuorché quando il Ca-
merlengo desinasse, o pernottasse in
palazzo, mentre in tal caso, come
ad immediato superiore, si consegna-
vano a lui; in una paiola il maestro
del sagro ospizio suppliva le veci
del Camerlengo, e dipendentemente
dal medesimo regolava la domestica
azienda, e presiedeva al palazzo e
famiglia Pontificia, ricevendo ogni
sera dagli uffiziali minori del palazzo
i conti delle spese occorse ne' diversi
loro dipartimenti , per poi mensil-
mente presentarli al Camerlengo, e
suoi ministri, acciocché si saldassero,
e venissero registrati ne' libri della
camera apostolica. Ma dopo l' estin-
zione degh scismi, e dopo che i Papi
stabilmente risiedendo di nuovo in
Roma, si ricompose la famiglia Pon-
tificia, non sembrò più convenire ad
un laico , qual era il maestro del
sagro ospizio, la presidenza del sagro
palazzo, onde, ne' primordii del se-
colo XV, fu introdotto un primario
ufliziale ecclesiastico col nome di
prefitto del sagro palazzo apostoli-
co, volgarmente chiamato maestro
di casa del Papa. Cosi cessò poco
a poco anche nel Camerlengo l' in-
gerenza sul detto palazzo, e sui fa-
migliari del Papa, ingerenza che si
concedette interamente al maestro
di casa del P^^^^ che Urbano Vili
dicliiarò con nome più decoroso ,
Maggiordomo Pontificio. Vedi.
Ritornando all' origine del Camer-
lengo di Santa Romana Chiesa , ri-
corderemo , eh' esso rappresenta la
CAM
persona dell'arcidiacono della Chiesa
Romana (Fedi), come quello, che a
lui succedeva. Imperocché si sa, che
la presidenza della camera apostolica
fu già del primo diacono, ossia ar-
cidiacono , quale fu il Cardinale Il-
debrando Aldobrandeschi fino dal
io59, poi Papa col nome di Grego-
rio VII, che sostenne nel Pontificato
di Alessandro li, suo immediato pre-
decessore, come presidente della ca-
mera Pontificia, il giudizio tra il
monistero di Farfa, e quello di Mica
Aurea. Ma dopo il loyS, in cui
appunto divenne Papa Ildebrando,
non si riguardò più un tale impie-
go annesso all'arcidiaconato; anzi, co^
me si accennò superiormente, venne
estinta la dignità da Gregorio VII
medesimo , giacché colla sua sover-
chia autorità, come dice il Macri,
resisteva talvolta allo stesso Pon-
tefice, anzi per la sua grande in-
fluenza spesso era esaltato al Pon-
tificato, e in suo luogo sostituiva un
Cardinale chiamato Camerlengo. Cer-
to è, che l'ufficio dell'arcidiacono
fu dato ad un Cardinale, il quale
ebbe il nome di Camerarius_, o Ca-
merlengo . In un istromento del
Il 59, trovasi « Dominus Roso ve-
* nerabilis Cardinalis diaconus ss.
M Cosmae et Damiani, Domini Pa-
» pae Camerarius "; e le porte di
bronzo dell' antico episcopio , o pa-
triarchio lateranense , ordinate , nel
1 1 96, dal Pontefice Celestino 1 II,
furono fatte fare da Cencio Came-
rario ministrante , come rilevasi dal-
la sua iscrizione , esistente nell' in-
gresso della sagrestia di s. Giovanni
in Laterano.
Finalmente quando accadde, che
il Camerlengo fosse assente, o impe-
dito per qualche causa, era solito
eleggersi un altro, che in suo luogo
esercitasse l'ujlicio, e si chiamasse
CAM
reggente della camera _, o prò- Ca-
merleììgOy o vice-CamedengOy carne-
rae regenss ^ "vel proto- Carne rarìua^
vel Knce-Camerarhis, Ciò fu pratica-
to in varie occasioni , eome consta
dai registri camerali, e il Cardinal
Garampi nell'opera inedita : Osserva-
zioni sul valore delle antiche monete
Pontificie , neir appendice num. XX
rota 2, dice: « Che nel Pontificato
d' Innocenzo X , quel Pontefice de-
putò un pro-Camerlengo, in luogo del
Cardinal Barberini Camerlengo il
quale per comando del Papa era
andato in Francia a trovare il Car-
dinal Mazzarini. Di che si trovano
anche più recenti esempii, come dal
breve de' 20 settembre i65i, acla
Paoletti , poi Selli , segretario della
camera, ed anche nel libro delle
sentenze 3 del i74^> ed altrove. Tal-
volta è stato concesso al decano dei
chierici di camera di esercitare l'uffi-
cio del Camerlengo vacato per mor-
te, come si legge nel chirografo di
Sisto V, de* 17 agosto 1587. Reg.
per acta Martini N. cancel.
g II. Giurisdizione, prerogative, e
privilegi del Cardinal Camer-
lengo.
Introdottosi adunque l'ufficio di
Camerlengo, il piano dell'ammini-
strazione da lui esercitata si andò
formando gradatamente , a seconda
degli affari della romana corte , e
già vedemmo come l'arcidiacono, e
poi il Camerlengo succedessero nel
sacro palazzo al vice-domino , nel
fare le spese per esso e per la fa-
miglia Pontificia, come pure nel som-
ministrare le monete al Papa nella
distribuzione de' presbiteri! per la
consacrazione e coronazione. Aggiun-
giamo qui quanto si legge nell'Ordi-
ne, ossia ceremoniale di Gregorio X,
CAM 61
eletto nel 1271, presso il Mabillon
Musaci ital. tom. li, p. 2 33. n. 12.
In quello dicesi, che andando il Pon-
tefice ad assistere ai vesperi del sah-
bato Gaudete in s. Pietro: >» Canoni-
« cus s. Petri quintam antiphonam
» quae est juste praenuntiat Pa-
« pae ; et idem dominus Papa post
« talem praenuntiationem accipit mo-
ji netam auream de manu camera-
» rii , et ponit in ore ipsius prae-
» nuntiantis, eodem praenuntiatore
» tenente os apertum ". E perciò
allora il Pontefice dalle mani del
Camerlengo prendeva il denaro per
le oblazioni e presbiterii. Posterior-
mente cominciò a prenderlo dal te-
soriere , come si legge in varii dia-
rii, specialmente in quello del Mu-
canzio, che descrisse il possesso preso
da Clemente VIII, nella basilica la-
teranense. Sino a quello preso da
Leone X nel i5i3, solevano i Pon-
tefici usare particolari cerimonie, le
quali poi furono tralasciate. Fra que-
ste è a rammentarsi, come descrive
Cencio Savelli Camerario nel rito
usato con Celestino III, che nella
basilica lateranense, il Pontefice si
metteva a sedere in tre sedie di porfi-
do, e mentre sedeva sulla prima, pren-
deva dal grembo del suo Camerlen-
go un pugno di monete di rame, e
le spargeva al popolo dicendo : » Au-
>» rum et argenlum non est mihi ,
>» quod autem habeo, hoc tibi do ";
così nella seconda sedia prendeva
nuovamente dal Camerlengo un pu-
gno di monete d' ogni sorte , e le
spargeva al popolo dicendo: » Disper-
» sit, dedit pauperibus, justitia ejus
» manet in saeculum saeculi ".
Quando poi andarono in appres-
so accrescendosi le occupazioni del
Camerlengo, per la moltiplicità de-
gli affari a lui commessi , come a
primario ministro Pontifìcio, gli restò
€k CAM
addossato il principal peso del go-
verno politico, e r universale ammi-
nistrazione degli allai'i economici ,
aggiungendoglisi i/ la cura di rice-
vere le obbligazioni, e le sommissio-
ni , che facevano i nuovi provvisti
delle cliiese episcopali, e dei moni-
steri pei corrispondenti pagamenti
delle tasse per la spedizione delle
bolle; 2." il registro de' conti delle
oblazioni de' fedeli, come anche delle
decime, de' censi, che per l' esenzio-
ne i monisteri doveano pagare alla
reverenda camera ; 3." la soprain-
tendenza alla battitura della moneta,
dappoiché Papa Giovanni XXII, ver-
so il i322, introdusse in Avignone
quella d' oro, per la quale i zecchie-
ri solevano pagare il diritto di mo-
netaggio, chiamato Signoria, alla stes-
sa camera Papale, battendo la mo-
neta coir oro proprio di essi , come
riporta il Vitale , de' Tesorieri^ par-
te VII. Finalmente, dovea il Camer-
lengo, siccome scrisse Enea Silvio
Piccolomini, poi Pioli, in apologia
ad d. Martinum Mayer: >» patrimo-
'» nii ecclesiae curam gerere , et
" omnes urbis magistratuum actus
^» inspicere , providereque , ne quid
>» respublica detrimenti patiatur, ar-
" migeros ecclesiae tueri , et belli
w causas tractare, pacique consulere,
« et qui nervi reipublicae dicuntur
?> pecuniarum habere curam ". Scel-
ti all' ufficio allora di Camerlengo
alcuni insigniti del carattere episco-
pale, come rilevasi dal cod. carne-
ral. regest. Ponti/. Gallia Christiana,
Italia sacra, e da altre simili ope-
re, cominciarono essi a prevalersi
dell'aiuto di que' chierici, che assi-
stevano il Papa nel proprio palazzo,
chiamati poi chierici di camera [Ve-
di), per distinguerli dai chierici ad-
detti al servigio delle chiese di Ro-
ma, dando loro qualche particolare
CAM
incombenza, la cura delle robe , e
delle rendite Pontificie, e la sopia-
intendenza al regolamento delle pulj-
bliche cose, non che la destinazione
di uno di essi per parte del Gimer-
lengo, alla custodia del tesoro Pon-
tificio (V^edi). Da quest'ultima in-
combenza s' introdusse l' ufficio di
Tesoriere, il quale in progresso di
tempo esercitò molte prerogative
spettanti ai Camerlenghi di s. Chiesa,
come molte altre vennero addossate
a diversi ministri della Santa Sede.
A varie vicende soggiacque la
giurisdizione del Cardinal Camerlen-
go, e se fu ingrandita da molti Pa-
pi con costituzioni apostohche, da
altri poscia venne diminuita. Fra i
Pontefici, che principalmente occupa-
ronsi della dignità e facoltà de'Ca-
merlenghi , sono a nominarsi i se-
guenti. Essendo la carica di Camer-
lengo a vita. Clemente V, eletto
nel i3o5, decretò, che morendo il
Camerlengo in conclave, i Cardina-
li ne potessero eleggere il successo-
re, da approvarsi, o rimoversi a be-
neplacito del nuovo Papa. Urbano
V, colla costituzione data in Avigno-
ne a' 12 ottobre i363, ApostoLatus
qfficium, molte providenze emanò a
favore de' Camerlenghi , ciò che
pur fecero Urbano VI colla costitu-
zione, Apostolicae Camerae, de' i3
settembre i37g, Gregorio XII con
quella , che principia Siniilis ema-
nata a' i3 luglio i4o7, facendo al-
trettanto Eugenio IV, Calisto III,
Sisto IV ed altri. Quindi Leone X
colla costituzione Licet, de' 12 giu-
gno i5i7, confermò la giurisdizio-
ne amplissima de'Camerlenghi, tan-
to in Roma , che nello stato eccle-
siastico , e Paolo III emanò a loro
vantaggio le costituzioni Romani
Pontijicis, nel primo dicembre 1 544>
e, Licet ea , ai io aprile 1547.
CAM
Giulio III confermò i privilegi, e le
facoltà de' Camerlenghi , ma Paolo
IV le diminuì, mentre V immediato
successore Pio IV, col disposto del-
la costituzione Providentia Romani^
de' 1 3 novembre 1 56o , ritornò al
primiero vigore le loro attribuzioni,
ne confermò i privilegi, ciò che pur
fece, agli 8 gennaio 1 56 1 , mediante
la costituzione Romanum decct. Co-
sì praticò Clemente -Vili, agli 8
dicembre 1599, particolarmente su-
gli ebrei, e sulle monete, per mezzo
della costituzione , In confertndis _,
e così coir altra Qiium in li Iteri s ,
de' 25 febbraio 1600. Gregorio XV
enumerò le facoltà , e le prerogati-
ve de' Camerlenghi col tenore della
bolla Romanum decet , spedita a' 6
marzo 1621. E inoltre a vedersi
la bolla Ad Romani Pontijicia ,
d'Innocenzo XII de' 4 agosto 1698.
Sugli emolumenti poi del Camer-
lengo si possono leggere i chirografi
d'Innocenzo XII l de' i i giugno 1 7 2 i ;,
di Benedetto XIII dei 3o
1724,
g'"J
e la costituzione JYiiper ad
nostrani^ de^ 3o gennaio 1734, di
Papa Clemente XII, i quali ultimi
tre Pontefici , ed altri emanarono
eziandio diversi chirografi, e motu-
proprii sul Camerlengato.
Benedetto XIV fece altrettanto, e
col chirografo de' i3 agosto 1741 di-
chiarò: Che al Cardinal Camerlengo
della santa Romana Chiesa ( il quale
per ragione del suo ufficio viene ad
essere capo della Camera Apostolica,
e della Camera capitoHna), oltre la su-
periorità , cui nelle cose risguardanti
la Camera Apostolica ed il suo uf-
ficio deve avere sui ministri ed uf-
ficiali tanto di Roma, che dello sta-
to ecclesiastico mediatamente, ed
immediatamente soggetto alla Santa
Sede, compete un' ampia giurisdizio-
ne anche superiore a quella, che
C A INI 63
per Io passato hanno goduta, e pre-
sentemente godono i conservatori
dell' alma città di Roma , i chierici
di camera, ed il tesoriere generale
nelle materie alle loro rispettive ca-
riche, ed officii spettanti ed appar-
tenenti ec. Lo stesso Pontefice sulle
facoltà del Camerlengo per l' uni-
versità romana ( Vedi ), della qua-
le è arcicancellicrey confermò colla
sua bolla Inter conspicuos ^ de' 28
agosto 1744) quelle di Bonifacio
Vili, di Eugenio IV, di Sisto IV,
di Leone X, di Giulio III e di Si-
sto V, come ancora pubblicò diver-
si chirografi riguardanti alcune giu-
risdizioni dello stesso Cardinale. F.
la costituzione, Quod divina sapien-
tia, di Leone XII.
In somma per le prerogative e-
stesissime , e per l' autorità del Ca-
merlengo, basterà generalmente no-
tare, che dai più antichi tempi, fi-
no a quelli non molto da noi lon-
tani, era per ufficio a lui affidata
la cura , e la sopraintendcnza di
tutti gli affari , che riguardavano i
diritti e gì' interessi del tesoro Pon-
tificio, e del governo temporale de-
gli stati appartenenti alla Chiesa
Romana, ufficii tutti che non ba-
sterebbe un grosso volume a regi-
strare. Quindi e titoli di nobiltà, e
censi, e gabelle, e appalti, e spogli
di chiese vacanti, e decime imposte
agli ecclesiastici, e agricoltura, e pa-
scoli , e caccia , e pesca , e annona
e grascia, e zecche, e corrieri, e po-
ste , e strade , e acque , e ponti , e
porti, e franchigie, e commercio, e
sensali, e fiere, e mercati, e mari-
neria, e navigazione ne' porti esteri e
dello stato, e consolati, edarti liberali
e meccaniche, e università, e colle-
gi d'arti, e studii , e polizia medi-
ca, e sanità marittima e continenta-
le, e milizia , e fortificazioni, e for-
H CAM
tezze, e guerra, e statuti municipa-
li, e simili, erano tutti i rami di
pubblica amministrazione apparte-
nenti all'uiìlcio de' Cardinali Camer-
lengbi, e dall'autorità Joro regolati
e diretti, con facoltà amministrativa
e giudiciaria.
Tratta copiosamente del Cardinal
Camerlengo il de Luca , nella sua
Relatio curine Romanae, Coloniae
i683, ove fra le altre) cose, dice:
li Cardinal Camerlengo di s. Chie-
sa ne' tempi andati godeva di una
immediata giurisdizione pel grado
arcidiaconale che sosteneva, su tutte
le cause secolari, e della città di
Roma e suo distretto. In quanto poi
alle liti dello stato ecclesiastico, che
a lui erano devolute per l'appelia/io-
«e, esercitava giurisdizione media-
ta , riconosceva parimenti le contro-
versie devolute in grado di appella-
zione dagli Ordinarii, e dai metro-
politani alla curia. A tale effetto u-
sava il Camerlengo di eleggersi i.**
un uditore, che poi si chiamò udi-
tore della camera ( J^edi), il quale
ascoltava le cause di appellazione ;
1° un governatore, che ora è il
governatore di Roma ( Vedi), chia-
mato pure vice-Camerlengo, perchè
invigilasse all' amministrazione degli
interessi criminali di Roma, e suo
distretto; 3.** un tesoriere (Vedi)
al quale apparteneva la cura del
pubblico erario, e la sopraintendenza
alle cause criminali. Tali estese facoltà
poco a poco furono tolte, dimezzate,
o rinnovate , mentre attualmente i
detti tre principali ministri esegui-
scono le loro incombenze per solo
ordine del sovrano Pontefice, che li
«legge.
Il cav. Lunadoro nello stato pre-
sente, ossia la relazione della corte
di Roma ivi ristampata nel 1 774, al t.
li, capo XXX, del Cardinal Camerlen-
CAM
go di s. Chiesa, e dell'uditore del Ca-
merlengato , dice quanto segue :
Questo posto eminente viene con-
» ferito dal Papa ad uno do' più
«cospicui Cardinali. Egli è capo,
» ossia prefetto della Camera Apo-
> stolica ( Vedi), e perciò ha spe-
» cial diritto d'ingerirsi cumulativa'
» mente col tribunale della stessa
reverenda camera in tutte le cau-
se di appalti , e di altri negozii
riguardanti in qualunque modo
la camera. Egli può concedere
luogo pubblico nella città a' ven-
ditori di vettovaglie; egli, o da sé
solo, o unitamente cogli altri de-
putati, esamina le controversie in-
»» torno ai risarcimenti delle strade,
M e intorno alle materie di esazione
*> per l'ornamento di Roma, ei può
» frammischiarsi in tulte le cause spet-
>* tanti a' chierici della camera , già
>» chiamati Actorcs , e Actionarii ,
y che si radunano in tempi stabili-
« ti nelle stanze di lui per assiste-
re alle congregazioni, ed in tutte
le cause di delitti , o commessi
neir amministrazione degl' impie-
ghi camerali, o pei quali vengono
oltraggiati i diritti del fisco, ossia
della reverenda camera apostoli-
ca. Il medesimo Cardinal Camer-
lengo concede la laurea dottora-
le nell'università della Sapienza,
ovvero se dai dottori di questo
arciginnasio viene dispensata a
taluno, ciò si fa colla di lui au-
torità : le quali facoltà si aumen-
tano in sede vacante. Un prelato
col titolo di uditore del Camer-
lengato, serve di aiuto al Cardi-
nale pel disbrigo degli aflfari. Vi
hanno pure due altri privati udi-
tori del Cardinale medesimo, imìo
per le cause civili, e l'altro pei*
le criminali; ed a' comandi di lui
ubbidisce una particolare armala
CAM
idra, come meglio d(
» e il citato Cardinal de Luca, e il
'» Coliellio JYotit. Carditi, capo i6.
M:i , come si disse , tanta estesa
giurisdizione venne ristretta, finché
la costituzione di Pio VII Post
diuturiios y ad onta che preservasse
le altre antiche sino allora esercita-
te, le restrinse oltre modo, separò,
e disciolse i ministri subalterni dal
Camerlengo capo della Camera Apo-
stolica , dichiarando essere i Cardi-
nali Camerlenghi di s. Chiesa, mi-
nistri privativi della legislazione eco-
nomica, mentre i tesorieri generali,
i chierici di camera , sono ministri
indipendenti da lui nella esecuzione
della legge, quando in avanti erano
da lui nominati , come nominava i
depositarii, i commissarii, gli avvo-
cati fiscali , ec. Riguardo poi al-
le ulteriori riforme , e restrizione
sull'autorità de' Camerlenghi , fatte
dopo Pio VII, queste sono riporta-
te nella Raccolta delle leggi e dis-
posizioni di pubblica amministra-
zione nello stato Pontificio, che in-
cominciarono a pubblicarsi dalla
stamperia della rev. Camera Apo-
stolica nel i834- Inoltre dei Camer-
lenghi, e della loro attuale giurisdi-
zione e prerogative, si tratta in mol-
ti analoghi articoli di questo Dizio-
nario.
I Una delle cause della diminuita au-
^"^ torità de'Camerlenghi, dopo che Euge-
nio IV principalmente l'ebljeconsohda-
ta e regolarizzata, avvenne nel seco-
lo XVI, allorquando pe'bisogni del-
la Camera Apostolica, e del suo era-
rio, gli ufficii camerali divennero ve-
nali. Allora quelli, che gli acquista-
rono, cercarono poco a poco, per via
di esenzioni e privilegi, togliersi dal-
la dipendenza del Cardinal Camerlen-
go. Anche il Cameilengato, che ancora
m detto secolo presiedeva a tutto il go-
VOL. VU.
cAivr 65;
verno economico dello stato ecclesia-
stico, venne venduto. 11 Cardinal Cibo
pel primo, nel i52i, lo comperò per
trentacinquemila scudi , il Cardinal
Vitellozzi sborsò settantamila scudi
sotto Pio IV; poscia s. Pio V lo
conferì al Cardinal Luigi Cornaro
col pagamento di settantamila scu-
di, impiegati dal Papa nella guerra
contro il turco; e Gregorio XIII al
Cardinal Filippo Cruastavillani pel
prezzo di sessantamila scudi : morto
questo porporato, Sisto V, colla bolla
Prtclarae sui generis nobilitasi de' 2 3
marzo i588, lo diede per diecimila
scudi di meno della predetta som-
ma al Cardinal Enrico Gaetani ,
obbligandogli in sicurtà la Camera
Apostolica. Colla stessa bolla smem-
brò dai proventi del Camerlengato
un'annua somma di seimila scudi
applicata alla stessa camera, per va-
lersene a creare il Monte Camer-
lengato, co' frutti al nove per cento
di ciascun luogo di monte , per ri-
parare alle necessità dell' erario. Ma
Innocenzo XII, col disposto della
bolla Ad hoc unxit j spedita a' 2 5
ottobre 1692, che si legge presso
il Boll. Rom. tom. IX pag. 277,
abolì la vendita degli uffizii, compre-
si tutti quelli spettanti alla Camera
Apostolica. E quando Clemente XI,
Albani^ per morte del Cardinal Spi-
nola Camerlengo, conferì, nel i 7 1 9,
questa ragguardevole carica al suo
nipote Cardinal Annibale Albani ,
nel concistoro de' 29 marzo (giacché il
Camerlengo di S. C. B.. viene sempre
dal Papa dichiarato in concistoro^ me-
diante allocuzione), protestò al sagro
Collegio con una bella allocuzione, la
quale si legge nel diario di Roma n.
270, ch'egli voleva evitare ogni pe-
ricolo, che non venisse religiosamen-
te adempiuta la volontà d'Innocen-
zo XII. Quel Pontefice avea appli-
5
66 CAM
cato in vantaggio della reverenda
Camera Apostolica gran parte dei
frutti del Camerlengato, e alle spe-
zierie de' poveri di lloma avea la-
sciato gli eniolnnienli provenienti
dal sigillo di quest' nlìi/io, e goduti
dal Cardinal Spinola. Il perchè Cle-
mente XI con Ieri al suo nipote quel
posto senza veruno degli emolumen-
ti, o incerti ordinarii o straordinarii,
de' quali aveano goduto tutti quelli,
che lo precedettero: disposizione, che
molto lece onore alla moderazione
del Papa, e che fu da tutti applau-
dita.
Fra le attuali attribuzioni de'Car-
dinali Camerlenghi , ewi quella di
ricevere il giuramento dai primarii
seguenti ministri , dopo la loro no-
mina ed elezione , cioè avanti il
tribunale della piena camera , pre-
sieduto dal Cardinal Camerlengo ,
dai monsignori governatore di Ro-
ma , dall' uditore generale della R.
C. A., dal tesoriere generale di No-
stro Signore, e sua K. C. A., dagli
uditori di rota, dai chierici di ca-
mera, dall' avvocato de' poveri , dal-
l' avvocato generale del fisco e del-
la R. C. A., dal procuratore gene-
rale del fìsco e della R. C. A. , e
dal commissario generale della R.
C. A. Prestano il giuramento avan-
ti il solo Cardinal Camerlengo, il
senatore di Roma, i prelati delega-
ti apostolici nelle provincie, i gover-
natori di esse, l novelli principi , i
marchesi ed i conti, quando però
tali titoli si spediscano per Pontifì-
cio breve. Inoltre a lui danno il
giuramento gì' impiegati ed artisti
scelti a servigio del conclave , dei
quali si parlerà al seguente § III.
Innanzi di trattare dell'autorità,
e rappresentanza del Cardinal Ca-
merlengo in sede vacante, aggiun-
gerò poche alti'e notizie, che lo
CAM
riguardano. E primieramente, dal
momento che la carica cominciò ad
essere a vita secondo i decreti di
Clemente V, ed i concilii gcìierali
di Leone II e di Vienna, dopo
ch'egli è stato eletto dal Sommo
Pontefice, per la niortc o per la
rinunzia del Camerlengo predeces-
sore, lo stesso Papa preconizza in
concistoro il Camerlengo al sacro
Collegio de' Cardinali , colla formida;
Che ne pare a Voi? 11 Camerlen-
go, e il vice cancelliere sono le sole
cariche, che il Papa dichiari in
concistoro con apposita allocuzione,
la cui formula riportasi al termine
di questo articolo. Dal num. 6117
del Diario dì Roma, abbiamo la
elezione fatta da Benedetto XIV,
nel lySG, del Cardinal Girolamo
Colonna in Camerlengo. Ed in con-
cistoro, o v'era stato pubblicato, alla
presenza di monsignor governatore
di Roma, e dei monsignori tesorie-
re, chierici e ministri della Reve-
renda Camera, prestò egli il giura-
mento di Camerlengo di s. Romana
Chiesa, prendendo dal Papa il ba-
stone del comando, che poi passò
al governatore. Però una descrizione
più esatta della creazione del Camer-
lengo , si legge nel Diario di Roma
num. 24 del 181 4, quando Pio VII
nominò a tal dignità il Cardinal
Bartolomeo Pacca, attuai decano del
sacro Collegio: laonde qui ci limitere-
mo a darne un sunto. Papa Pio
VII, nel concistoro de' 26 settembre
i8i4j creò Camerlengo il Cardi-
nal Pacca ;, dipoi, a' 28 dello stesso
mese, vestito di mozzetta, rocchetto
e sottana, sedente in trono nelle sue
Pontificie camere, ed assistito dal
maggiordomo, dal maestro di came-
ra, e dal primo maestro di cerimo-
nie, alla presenza del governatore
di Roma, e del pieno tribunale
CAM
della camera apostolica, gli consegnò
il bastone del comando, colla con-
sueta formula latma, che in italiano
suona cosi: Prendi il bastone della
tua giurisdizione e autorità, e sii
il Camerlengo della santa Romana
Chiesa. Il Cardinal Pacca, dopo
averlo ricevuto, lo passò al gover-
natore, ch'era allora il prelato Ca-
valchini, creandolo, colle seguenti
parole, e secondo il costume, in
vice - Camerlengo : Prendi questo
bastone , e sii il vice' Camerlengo.
Quindi il Cardinale, in ringrazia-
mento ed ossequio , baciò il piede
e la mano al Pontefice, il quale lo
ammise al duplice amplesso. Monsi-
gnor decano de' chierici di cameia
pronunziò un ringraziamento al Pa-
pa, per aver dato a capo della sua
camera apostolica un Porporato si
degno; finalmente il Cardinale, i
prelati, ed altri appartenenti al tri-
bunale della camera, passarono nel-
le stanze del tribunale nello stesso
palazzo apostolico quirinale, ove col-
la lettura del breve Pontifìcio di ele-
zione, il Cardinale prese possesso del-
la dignità.
Non riuscirà discaro che qui si
accenni , perchè il governatore di
Roma sia anche vice- Camerlengo ,
ed abbia il primo luogo nella camera
apostolica, dopo il Cardinal Camerlen-
go. Il citato Lunadoro, parlando del
governatore-, dice che il Camerlengo
anticamente lo eleggeva dal ceto
de' chierici di camera , destinandolo
a far le sue veci nel governo di
Roma, e che perciò si chiama governa-
tore di Roma , e vice-Camerlengo.
Peraltro si crede, che il governatore
di Roma, benché già ricevesse le sue
fecoltà immediatamente dal Papa, e
a lui facesse il giuramento, pure non
fosse sufficiente a poter con questo
solo titolo escludere in molti casi
CAM 67
le giurisdizioni privative di altri tri-
bunali , ed in ispezie di quelli del
maresciallo della curia, e del sena-
tore di Roma. Pertanto fu munito
di più estese facoltà, e decorato con
un titolo, che quasi equivaleva a
quello di legato apostolico , chia-
mandosi » Gubernator in alma Ur-
« be, eiusque territorio et districtu,
» et in camera apostolica vice-ca-
w merarius, et camerarii locum te-
» nens ". E questa quahfica di vi-
ce-Camerlengo al governatore di
Roma, incominciò nel Pontificato
di Eugenio IV.
Abbiamo già veduto come ne'pri-
mi tempi, quando il Camerlengo a-
vea la suprema ingerenza nel pa-
lazzo apostolico, e risiedesse in es-
so. Il Cancellieri, ne' suoi Posses-
si pag. 5o5 , dice, che nella piaz-
za lateranense il Camerlengo avea
un bel palazzo. Il Ratti poi^ della
famiglia Sforza, p. I pag. 282, dice:
« Certe cariche Cardinalizie spesso
» portavano seco anche l' abitazione
»» col mobilio dell' ultimo defunto
w antecessore .... Oltre la vice-can-
» celleria, anche il Camerlengato
" godeva di questo vantaggio ; on-
« de, essendo morto l'anno i4B3,
« il Cardinal di Roano, Camerlengo
« di santa Chiesa, che avea palaz-
« zo a s. Apollinare , dice l' anoni-
« mo scrittore della vita di Sisto
» IV, che dal Papa Ri fatto Ca-
*» merlengo il Cardmal di s. Gior-
» gio, nipote del conte Geronitno, e
" gli fu data la casa di Roano con
" tutte le masserizie " ( Rer. Ital.
t. III, part. II, e. 1082). Ma in se-
guito il detto palazzo appartenne al
Cardinal titolare, quando la mento-
vata chiesa era diaconia Cardinali-
zia, e poi, sotto Gregorio XIII, pas-
sò al collegio germanico, dandolo
poscia Leone XII al seminario ro-
(Ifi CAM CAM
mano. Rimanendo i Camerlcnglii na, lib. VI, cap. 5, num. i3, il
senza stabile residenza, T ultimo ri- Cardinale, che celebra non sem-
cordato Pontefice la concedette al prc osserva il digiuno, ed in ciò
Cardinal Camerlengo Galletìì nel pa- v' ha la tacita dispensa del Papa,
lazzo della curia hinocenziana , vita che non lo ignora, come meglio
sua durante, onde il suo successore, dice il Novaes tom. XIV, pag. 23*2.
come gli altri , dimora nel proprio 11 Cardinal Camerlengo gode in fine
piilazzo, ove risiede eziandio la se- la nomina di uno di quegli eccle-
greteria del Camerlengato. V. Cari- siastici, cui il Papa nel giovedì
rrileria yépo.tlollca , edificata dal santo lava i piedi, e serve a mensa,
«letto Cardinal di s. Giorgio, e per chiamati volgarmente /^// apostoli.
un tempo residenza de'Camerlenghi. Morendo il Cardinal Camerlengo,
Nel turno, in cui i Cardinali so- o essendo assente da Roma per al-
gliono cantare messa nella cappella cun interesse, i Papi, come vedremo
Papale, vi entra come Cardinale il al § IV di quest'articolo, elessero
Camerlengo di s. Chiesa, secondo mi pro-Camerlengo sino alla elezione
l'ordine presbiterale, o vescovile cui del nuovo, o al ritorno dell'assente;
appartiene, ed oltracciò anche se- ma oggidì supplendo il segrctaiio
paratamente , perocché due volte di stato prò tempore alle vacanze
all'anno spetta a lui esclusivamen- delle cariche Cardinalizie, anche
te il cantarla. La prima in quella quella del Camerlengo viene da lui
dell'anniversario de'Pontefi«n dcfon- esercitata, come ultimamente accadde
ti a' 3 novembre, secondo le pre- nella morte del Cardinal GallefH
scrizioni di Alessandro IV e Bene- avvenuta a' i8 giugno iSSy. In
detto XIII; e l'altra nella notte quell'occasione fece da pro-Camer-
della vigilia di Natale. Che se il Pa- lengo l'attuale segretario di stato
pa non assistesse al mattutino, l'ut- Cardinal Lambruschini, finche il re-
fizio si fa dallo stesso Cardinal Ca- gnante Pontefice, nel concistoro dei
merlengo. Anticamente nella mattina i ottobre i837, dichiarò Camer-
di Natale, un mazziere in abito si lengo il presente Cardinale Giacomo
recava nell'anticamera del palazzo Giustiniani romano.
del Cardinal Camerlengo, o di quel II trasporto de' cadaveri de' Car-
Cardinale, che ne avea fatto le ve- dinali Camerlenghi, dal loro palazzo
ci, ed a nome di sua Santità gli alla chiesa, ove si celebrano le ese-
prescntava una torta , prò missa quie ( nelle quali per quelle dei
bene cantata j come riporta il Can- Cardinali celebra sempre la messa
cellieri ne'.^uoi Pontificali pag. 27, il Cardinal Camerlengo del sacro
e il Moretti, Riius danài preshyte- Collegio ), si suol fare con pom-
riiim, pag. 267. Non è vero, come pa maggiore degli altii Cardinali,
alcuni credono, che il Cardinal Ca- anzi sopia il letto, e coi vestiti
merlengo dovendo celebrare la sud- Pontificali, come si pratica pei Car-
detta messa prima della mezza net- dinali decani, penitenzieri maggiori,
te, abbia dal Papa un breve di ec. seppure non avessero disposto
dispensa per prendere qualche risto- altrimenti i defunti, o gli eredi non
ro : ci debbe astenersi dal mangiare supplichino d Papa per la dispensa.
dal giorno innanzi ; ma secondo Be- Inoltre pei detti Cardinali , al paro
nedelto XIV, De Synodo dioecesa- che pei Camerlenghi, nei trasporti a-
CAM
vea luogo la cavalcata ( Vedi ) della
famiglia Poiitilìcia, cioè del capitano
degli svizzeri , de' mazzieri, de' mae-
stri di cerimonie, del maggiordomo,
de* vescovi assistenti al soglio, dei
protonotari apostolici, de' chierici di
camera, ec. La descrizione di tali
cavalcate e trasporti è riportata dai
Diarii di Roma num, 267 dell'an-
no 1719, e num. 7107 e 7110
del 1763, ove si parla di quelle
fatte pei Cardinali Spinola e Co-
lonna.
§ III. Autorità, e rappresentanza
de Cardinali Camerlenghi nella
sede vacante.
Anticamente il governo della Chie-
sa romana nella sede vacante resta-
va affidato a tre sacri ministri della
medesima, come afferma Mabillon,
Commentari in Ord. Rorn. cap. 17
pag. 112, cioè l'arciprete, o sia il
più antico de' CardinaH preti, che
oggi chiamasi il Cardinal decano;
r arcidiacono, ossia il vicario del
Papa nelle cose ecclesiastiche , e ci-
vili , che sedeva alla presenza del
Pontefice, ed al quale poi successe,
come vedemmo, il Cardinal Camer-
lengo; e il primicerio de'notari, o
sia il decano de' protonotari aposto-
lici. Il Cenni, nella sua III Disser-
tazione, trattò: se fino ai tempi di
Benedetto li, eletto nel 684, in
sede vacante, o assente il Pontefice,
governassero la Chiesa V arciprete ,
^arcidiacono, e il primicerio de'no-
tari. Ma in seguito, per le bolle
Pontifìcie , il governo temporale di
Roma, e di tutto lo stato ecclesia-
stico, si è devoluto, e si devolve
tuttavia, al sacro Collegio, rappresen-
tato dai tre Cardinali capi d'ordine,
e dal Cardinal Camerlengo di santa
Chiesa. Quindi la prima cougregu-
CAM 69
zione è da essi tenuta dopo la morte
del Papa , è composta de' Cardi-
nali decano, come primo vescovo siib-
laijicario, del primo prete, del primo
diacono, col Camerlengo, il quale
però interviene anche per turno del-
fordine cui appartiene, e di anzia-
nità, a tutte le successive ; mentre
gli altri Cardinali soltanto secondo
l'ordine, al quale appartengono, poi
divengono col turno di tre giorni ca-
pi d' ordine , trattando il Camer-
lengo sempre insieme con essi gli
affari. Tutte le risoluzioni, ed i de-
creti, che si spediscono da tali con-
gregazioni, sono sottoscritti dai capi
d'ordine prò tempore, dal Camer-
lengo, e dal prelato segretario del
sacro Collegio, come prescrisse Pio
IV, colla costituzione In eligendis ,
argomento che si tratta meglio agli
articoli, Conclave, Elezione de'Papi,
Sacro Collegio, e Sede Vacante.
Spirato appena il Sommo Ponte-
fice, il Cardinal Camerlengo, con
avviso ricevuto dal maestro di ceri-
monie, o dal maggiordomo, si reca
col tribunale della camera apostolica
al Pontifìcio palazzo, del quale pren-
de possesso a nome della stessa ca-
mera , nel modo che si dice a quel-
r articolo, e vestito di color paonazzo
s'introduce nella camera del defunto
per fare la formale ricognizione del
cadavere ( Vedi ). Ciò seguito, ri-
ceve dal prelato maestro di came-
ra, a cui fa formale ricevuta, l'a-
nello pesca torio per farlo spezzare,
e dalle stesse camere, il Camerlengo
sottoscrive l'ordine, perchè la cam-
pana maggiore di Campidoglio an-
nunzi alla città la morte del sovrano
Pontefìce, e poscia spedisce altro ordi-
ne al direttore delle zecche Ponti-
ficie, pel conio della moneta, di che
si riparlerà. E qui poi da avvertii-
si, che leggiamo nel num. 1 966 del
70 CAM
Diario di Roma^ del lySo, clic es-
sendo mortOj a' ai febbraio, Bene-
detto XIII, fece la ricognizione del
suo cadavere il Cardinal Corsini so-
stituito al Cardinal Albani Camer-
lengo, assente da Roma. Da quel mo-
mento il Camerlengo finche entra in
conclave, è accompagnato sempre, e
servito dalla guardia svizzera, che cir-
conda la sua carrozza, e veglia il
suo palazzo; il perchè si dà ad essa
un compenso pecuniario. E se il
Camerlengo andasse di notte per la
città, la sua carrozza è circondala
di torcie accese. Per ordine del Car-
dinal Camerlengo, si fanno in sede
vacante tutti i pagamenti occorrenti
in servizio del conclave , de' suoi
ministri, ed inservienti, inclusiva-
mente ai mensili pel maggiordomo
governatore del conclave, per la
tavola giornaliera, che deve dare ai
custodi delle rote ec. Inoltre il Ca-
merlengo dispensa nella sede vacante
mille scudi di elemosine, oltre le
consuete, che fa monsignor elemosi-
niere, sebbene anche il mandato
del denaro di esse sia spedito dallo
stesso Camerlengo.
Gregorio X nel concilio generale
XIV, che, nel 1274, celebrò in
Lione di Francia, stabili diverse leg-
gi, che fra gli altri riporta il Catii-
lani, Commentar, concil. t. IV, con
cui provvide all' elezione de' Pa-
pi, ed ai regolamenti del conclave (il
quale a quel momento incominciò a
prendere regolar forma), ed a tut-
tociò, che riguarda la sede vacante.
Nella sesta legge ordinò, che colla
morte del Pontefice cessino tutti gli
uffizii ed i tribunali, fuorché quelli
del penitenziere maggiore, e del Ca-
merlengo, i quali continueranno in
sede vacante, cui poi fu aggiunto il
vicario di Roma. Ciò fu confermato
anche da Pio IV, mediante la costi tu-
CAM
zione Jn eligrndi.i del 1 56^ ; ond'è
che morendo in tal tempo il Ca-
merlengo, i Cardinali per la bolla
Apostolatus qfj/ciumy emanata nel
1732, da Clemente XII, passati tre
giorni , eleggono il pro-Camerlengo
per voti, il (piale dura sino alla e-
lezione del nuovo Pontefice. Clemen-
te XII, colla medesima bolla, vietò
al Camerlengo di godere nella sede
vacante emolumento proveniente dal-
Tuflizio, non essendo più venale. Col
chirografo poi Avendo Noi, de' 24
dicembre 1782, lo stesso Pontefice
proibì, che assunte fossero le vesti di
coruccio pel defunto Papa dal Car-
dinal Camerlengo di s. Chiesa, e che
non si desse perciò verun compenso.
In virtù delle disposizioni dello stesso
Clemente XII, il Camerlengo, all'en-
trare della sede vacante, deve farsi
consegnare i libri della camera , e
chiuderli, formando cioè lo slato at-
tivo e passivo, sino al giorno della
morte del Papa; e, passati sei mesi,
deve il Camerlengo presentarne lo
spoglio, od il ristretto autentico, al
nuovo Pontefice.
Alessandro Vili avea ordinato,
con decreto de' 29 novembre 1690,
presso il Camarda, de e.lect. Pont.,
cui indirizzò al Cardinal Paluzzo
Altieri Camerlengo di s. Chiesa, che
nelle esequie novendiali pei Ponte-
fici, non si oltrepassasse nella spesa
la somma di diecimila ducati. In
esse, per ordine del Cardinal Camer-
lengo, si fanno ancora tutte le dis-
pense della cera.
Nella prima congregazione gene-
rale, che celebrano i Cardinali do-
po la morte del Papa , il pri-
mo maestro di cerimonie riceve dal
Cardinal Camerlengo fanello pesca-
torio, e quindi lo rompe. E quan-
do nella seconda congregazione i
Cardinali confermano, o riuiovoiio i
f
CAM
ministri di Roma, e dello stato ec-
clesiasticOj nelle lettere patenti, che
il sagro Collegio spedisce, di confer-
ma al governatore di Roma, o di
elezione di un uiiovo_, incombe al
Camerlengo il sottoscriverle. Indi la
sera del terzo giorno delle esequie
novendiali, nel darsi sepoltura al ca-
davere del Papa , alla presenza dei
Cardinali da lui creati, non solo ev-
vi presente il Camerlengo , ma an-
che v'intervengono i suoi notari, in-
sieme a quelh del palazzo apostoli-
co, e del capitolo vaticano. Fanno
essi il rogito della consegna del ca-
davere ai canonici di s. Pietro; e
fra i sigilli, che s'imprimono nella
cassa, appongonsi eziandio quelli del
Cardinal Camerlengo . Esso viene
sempre destinato a far parte de' tre
Cardinali incaricati alla costruzione
del conclave, come quello , a cui
spetta di farla eseguire, ed è per-
ciò, che quando nella decima con-
gregazione si eleggono dal sagro Col-
legio, a proposizione del Cardinal
Camerlengo, un architetto, un falegna-
me, e un muratore pel medesimo
conclave, si ha sempre riguardo di
scegliere quelli , che il Camerlengo
stesso impiegò per la fabbricazione
di esso. Appartiene eziandio al Car-
dinal Camerlengo di deputare il com-
missario del conclave, che, a tenore
delle prescrizioni Pontifìcie, confer-
mate da Benedetto XIV colla bolla
Inter conspicuos, nomina un indivi^
duo del collegio degli avvocati conci-
storiali i^Vedi)', così pure al Camer-
lengo spetta nominare il sostituto
commissario, il provvìsore, o un prov-
veditore del conclave, persona di sua
fiducia, ed un dispensiere pel concla-
ve, come anche dodici inservienti
scopatori o facchini^ in servigio del
conclave, nel quale dovranno pur
essi racchiudersi. Spedisce altresì il
CAM 71
Camerlengo la sua patente, s\ al
commissario, che al sostituto, prov-
visore, ec. architetto, ed artisti del
conclave, e sì a nome del sagro Col-
legio (come si disse), al governatore di
Roma, direttore generale di polizia.
Quest'ultimo deve fare il giuramento
nelle mani dello stesso Camerlengo,
che lo riceve eziandio da tutti quei
ministri , a' quali ha spedite patenti
in sede vacante. Finalmente dopo
l'entrata de' Cardinali in conclave,
nella sera dopo le tre ore, si chiu-
de, e formasi la clausura di lui, on-
de i tre Cardinali capi d'ordine, col
Camerlengo, ed un maestro di ceri-
monie, ne fanno la formale ispezione,
con rogito, secondo la bolla di Urba-
no Vili; però si lascia una sola por-
ta, chiusa con due chiavi, custoden-
done l'interna il Camerlengo, e l'es-
terna il maresciallo del conclave, per
cui quando si deve aprire per farvi
entrare i Cardinali assenti, o per rice-
vervi gli ambasciatori , sono accom-
pagnati gli uni e gli altri dal ma-
resciallo , e ricevuti da' capi d'ordi-
ne, e dal Camerlengo, clie^ apre di
dentixj colla sua chiave. E da ag-
giungersi , che mentre il Camerlen-
go, e gli altri Cardinali capi d'or-
dine fanno la visita del conclave per
la sua clausura interna, si fa con-
testualmente l'esterna dal nominato
avvocato commissario del conclave ,
e da* predetti sostituto commissario,
provvisore, architetto, artisti ec, as-
sistiti da uno de' segretari! e can-
cellieri della R. C. A., rogandosi ap-
posito atto, il quale si reca poi al
Cardinal Camerlengo , e ai capi
d' ordine, allorché il maresci^allo del
conclave si presenta ad essi a pren-
derne le chiavi.
Da tutto ciò chiaro apparisce, che
il Cardinal Camerlengo nella sede
vacante ha molta giurisdizione e au-
72 e A M
toritìi, e mppresenta in qualche for-
ma esicriore la sovranità, liicendo ese-
guile ^li ordini dei sagro Collegio
elettore del nuovo sovrano Pontefice,
e godendo la singolare prerogativa di
far battere in tal tempo monete
d'oro e d'argento, collo stemma suo
gentilizio e con quello della carica
di Camerlengo, che sono due chia-
vi incrociate, sotto il padiglione del-
la Chiesa, segno appunto della sede
vacante. Le ultime doppie d'oro cO'
iiiate nelle sedi vacanti, in cui fu-
rono Camerlenghi i Cardinali Pac-
ca e Galleflì , sopra il padiglione
hanno lo Spirito Santo raggiante,
ed in giro l'iscrizione sede vacante,
ANNO ec Nel rovescio poi si vede
incisa l'immagme di s. Pietro, che
benedice colla destra , e tiene nella
sinistra le chiavi, ed intorno: prin-
CEPS APOSTOLORUM. Il Camerlengo fa
inoltre coniare medaglie di argento
e di mistura , da usarsi per quelli
che si vogliono recare alle iY)te del
conclave, ed anticamente servivano
per passare i ponti, ed altri luoghi
di Roma guarniti di soldatesche.
Seguita l'elezione del Pontefìcej
nel ricevere egli la prima adorazio-
ne dai Cardinali, il Camerlengo gli
pone in dito l' anello pescatorio , di
che tratta il Rinaldi all'anno i4<^7
num. 3o, ed il nuovo Papa lo con-
segna ad un maestro di cerimonie
per farvi incidere il nome preso da
lui. Data ch'egli abbia la prima so-
lenne benedizione, nel recarsi all'ap-
partamento Pontifìcio, le cui chiavi
custodiva il Cardinal Camerlengo,
questi glielo consegna augurando-
gli lunga serie d'anni, e prosperità
di salute per goderlo.
§ IV. Elenco dei Camerlenghi dì s.
Romana Chiesa^ ed altre notizie.
Sino dalla nascente Chiesa di Ge-
CAM
sh Cristo, allor(;hè essa divenne pro-
prietaria , e dispensalrice de' beni,
che i fedeli depositavano nelle ma-
ni degli apostoli, il ricavato di essi
fu da questi dato in custodia a' diaco-
ni per distribuirlo pel mantenimento
de' poveri, de' pupilli, e delle vedove,
e così s' introdusse nel clero l'ordi-
ne diaconale. Da questa istituzione
derivò, come dimostra il Tommasi-
ni. De vet. et noi'. Eccl. disc, tit,
de Archìdiaconisj la dignità dell'arci-
diacono, che avea la cura di veglia-
re sui diaconi, e la sua grande au-
torità, congiunta all'amministrazione
de' patrimonii della Chiesa Romana.
Pare, che do[X) s. Gregorio 1 ad esso
sia succeduto il vestarario, sebbene
fino ai primordii del secolo XI ab-
biamo memoria degli arcidiaconi, e
del loro potere e giurisdizione , co-
me già si è detto.
Papa Innocenzo I, fiorito nel /\oi,
avea fatto arcidiacono Caixlinale Eu-
lalio, che, nel 4'^? divenne antipa-
pa. S. Agapito I, eletto nel 535,
era arcidiacono di s. Romana Chie-
sa ; Pasquale arcidiacono fu pseudo-
pontellce, nel 687, ma poi venne
degradato anche dall' arcidiaconato ;
Giovanni Vili, noli' 872, sab sul-
la cattedra Apostolica, mentre era
arcidiacono Cardinale ; e, come si
disse, s. Gregorio VH, creato nel
1073, era stato arcidiacono Cardi-
nale di s. Maria in Domnioa , che
era la diaconia, e la residenza de-
gli arcidiaconi. In essa abitò, e dis-
pensò a' poveri le sue facoltà s. Lo-
renzo, che fu pure arcidiacono sotto
il Pontehce s. Sisto I, e per questo
quel luogo divenne l'erario della
Chiesa, e fu chiamato Arcidiaconia.
Dopo la metà del secolo XI, nei
Pontificii diplomi invece de' vesta-
rarii, e dell'arcidiacono , la cui dignità
fu abolita, si leggono i nomi de'Ca-
r
CAM
merlenghi di s. Romana Chiesa, no-
me che, come quello di vestarario,
fu dato ad alcuni nella corte Ro-
mana, ad imitazione di simili uffi-
ciali, che avea la corte imperiale. Il
Panvinio però e il Ciacconio, nella
vita di Alessandro II, creato nel
1 06 1 , alìermano , che il primo , il
quale abbia portato il titolo di Ca-
merlengo, fu Leon diacono Cardi-
nale di santa Romana Chiesa, crea-
to da quel Pontefice, e decorato del-
la carica di Camerlengo, ossia teso-
riere della Chiesa Romana, come
dice il Cardella tom. I, p. I, pag.
1 66. E vero, che in una bolla spe-
dita da Stefano X a favore della
chiesa di Arezzo, nel io57, e ripor-
tata dairUghellio, t. I, p. ^16 del-
Vllalia Sacra, si legge : Scriptum
per manus Gregorìi notarii et ca-
merarii s, Sedis Apostolicae j ma
questo Gregorio, secondo il citato
Cardella, non entra nel numero dei
Cardinali : laonde sembra non po-
tersi dubitare, che il primo Cardi-
nale denominato Camerlengo di s.
Chiesa Romana, sia il nostro Leo-
ne , cui si dà il titolo diaconale di
s. Maria in Cosmedin, come rileva-
si da una bolla spedita in Anagni
da Alessandro II, nel 1062, in fa-
vore del monistero di s. Benedetto
di Mantova. Dopo Leone, oltre quan-
to si è detto al § I, del tempo in
cui il Camerlengo sottentrò ad e-
sercitare nel patriarchio lateranense
le moltiplici, ed autorevoli incom-
benze del vicedomino , non si rin-
viene, sino al secolo seguente, docu-
mento alcuno di Cardinali, che s'in-
titolassero Camerlengo. Il certo si
è, che da Rosone Breskpeare , cioè
dal II 55 circa, sino al presente
giorno, si trova quasi non interrot-
ta la serie dei Camerlenghi della
s. Romana Chiesa. Noi andremo ri-
CAM 73
portando l'elenco di quelli, che ci
fu dato di rinvenire. Le loro no-
tizie biografiche si potranno legge-
re ai rispettivi cognomi, dacché ri-
vestiti furono di quella carica uo-
mini insigni per pietà, zelo, dottri-
na e nobiltà di natali. Fra essi e-
mergono Onorio III, Innocenzo VII,
e molti altri, che ascesero alla cat-
tedra apostolica. Si annoverano an-
cora molti congiunti ie nipoti dei
Pontefici ; tuttavolta è da avvertir-
si, che il Camerlengato di S. R. C.
non sempre si conferì a' Cardinali ,
che anzi avvenne più volte, che do-
vessero questa carica dimettere, co-
me si vedrà innanzi , tosto che ve-
nivano promossi alla dignità Cardi-
nalizia, come rileva il Garampi nel-
le Osservazioni sulle monete num.
XV, not. I. Ciò per altro non eb-
be in seguito più vigore, principal-
mente dopo che l'ufiìzio fu reso ve-
nale da Sisto V, il che con molte,
e sode ragioni scusa il celebre Car-
dinal de Luca. Le altre cose poi,
riguardanti i Camerlenghi, si posso-
no desumere dalle memorie stori-
che, dai tanti famigerati registri dei
censi della Chiesa Romana [Fedi),
e specialmente da quello compilato
da Cencio camerario , dalle bolle
Pontificie, e da altri documenti. Ma
senza più andiamo a riferire l'elen-
co dei Camerlenghi, cominciando dal-
l'anzidetto Leone.
Leone fu fatto da i\lessandro II,
del 1061 , Cardinale diacono di s.
Maria in Cosmedin, e poi Camer-
lengo , o tesoriere della Chiesa roma-
na, per lo che si disse: « Praefectus,
}> quaestor aerarii, curator pecuniae
y> publicae ". S'ignora l'epoca in cui
morisse : però è certo che, seguendo
le parti dell'antipapa Clemente II f,
divenne pseudo- Pontefice , contro il
legittimo s. Gregorio VII, nel 1084.
74 CAM
Bosone Breskpeare, inglese, nipo-
te di Adriano IV, dal quale, nel
mese di dicembre 1 1 55 , fu creato
Cardinale diacono de* ss. Cosimo e
Damiano, e Camerlengo di S. R. C,
poi prete di s. Pudenziana, custode
e prefetto di Castel s. Angelo. Mori
verso il 1 1 8 r .
Mcliore, ossia Megliore , detto il
Maestro, di nazione francese, elevalo
al Cardinalato nel dì delle ceneri
del II 84, da Lucio III, Camerlen-
go di S. R, C. , e legato a latere
in Francia, insieme col Cardinal Cen-
cio Savelli, morto nel Pontificato di
Celestino III, o, secondo l'Eggs, nel
I200.
Cencio Savelli, romano, economo
del Cardinal Giacinto Bobò Orsini,
il quale divenuto Pontefice col no-
me di Celestino III, nel 119'^, o
1193, lo creò Cardinale diacono di
s. Lucia in Selci, donde passò a pre-
te de' ss. Gio. e Paolo. Fu Camer-
lengo, e vice-cancelliere di S. R. C,
essendovi memorie che già, nel 1 196,
era camerario ministrante. In que-
.sta carica scrisse un volume sopra i
censi della Chiesa Romana , rica-
vato con singoiar diligenza dalle me-
morie antiche, chiamato per la sua
autenticità e celebrità // libro di
Cencio Camerario. Il Ferlone però,
de' Viaggi de' Pontefici, Venezia
1783, a p. 164, dice ch'egli lo
compilasse soltanto quando era ca-
nonico di s. Maria Maggiore, e che
inoltre compose un Cerimoniale ro-
mano , poi pubblicato colie stampe.
Cencio, dopo aver esercitato la cari-
ca di Camerlengo ne' Pontificati di
Celestino III ed Innocenzo III, nel
12x6, succedette nel Pontificato a
quest' ultimo, col nome di Onorio III.
Ouavìano Conti, nato in Anagni,
era cugino d' Innocenzo III, che, nel
dicembre del 1206, lo fece diacono
CAM
Cardinale de' ss. Sergio e Bacco. Di-
venne poscia Camerlengo di S. R. C ,
e legato della Marca contro l'usur-
patore Marcualdo ; morì, come dice
il Cardella tom. I, part. II, p. 204,
arcidiacono della Chiesa Romana, cioè
primo dell' ordine de' diaconi, dopo
il I23l.
Stefano da Ceccano, monaco be-
nedettino, o cistcrciense, detto Car-
dinal di Fossanova , dignità che ri-
cevette da Innocenzo III, colla dia-
conia di s. Angelo, nel 12 12, o nel
1 2 1 3. Indi passò all' ordine presbi-
terale , e al titolo de' ss. Apostoli ,
e poi fu fatto Camerlengo di S. R. C.
Morì nel 1227.
Tommaso, della nobilissima fami-
glia dell' Ocra di Abruzzo , abbate
de' celestini , contro sua voglia , nel
1294, fu da s. Celestino V creato
prete Cardinale di s. Cecilia, e Ca-
merlengo di S.R.C. Morì nel i3oo.
Teodorico Ranieri, d'Orvieto, col-
lettore apostolico nella Germania , e
Camerlengo di s. Chiesa, da Bonifacio
Vili, nel dicembredel 1298, fu creato
Cardinale prete di s. Croce in Gerusa-
lemme, donde passò al vescovato sub-
urbicario di Palestrina, allora chiama-
ta Città Papale. Questo Porporato ,
come Camerlengo della Chiesa romana,
recò in Francia con gran pompa e
comitiva la corona Papale a Clemen-
te V, il quale, dopo che, a' 5 giu-
gno i3o5, fu elevato al Pontificato,
ricusò di partire dalla Francia, ove
si trovava, e con essa fu incoronato
in Lione a' i4 settembre. Morì in
Francia nel i3o6.
Arnaldo Frigerio , detto da C/ian-
teloup, o Cantalupo, diocesi di Bor-
deaux, fu ivi fatto arcivescovo dal
suo parente Clemente V, il quale,
a' i5 dicembre i3o5, il promosse
al Cardinalato, col titolo presbiterale
di s. Marcello, ed al Garaerlengato
CAM
di s. Chiesa. Secondo però Baluzio,
o non ebbe mai quest'ultima carica,
o la rinunziò alcuni anni prima di
sua morte , che avvenne nel 1 3 i o,
ovvero dopo il 1 3 1 1 . Tutta volta,
checche ne dica un tale autore, è
certo che il Frigerio fu Camerlengo
di Clemente V sino al novembre i Soy.
Bertrando de Bordis, o de Bar-
de, francese, vescovo di Alby, fu fat-
to da Clemente V, a' 19 dicembre
i3io. Cardinale prete de' ss. Gio. e
Paolo, colla carica di Camerlengo
di S. R. C. Morì dieci mesi dopo
in Avignone. In questo tempo i chie-
rici di camera erano tre, e dipende-
•vano dagli ordini del Camerlengo,
come si rileva nella quietanza , che
il de Bordis fece al collettore di Boe-
mia, ohlìgat. cameral. t. II, p. 100:
" Quod quidem computum quam-
y> pluribus Domini nostri , et ejus
« camerae negotiis occupatis viris
•> discretis, et magistris Oddoni de
>i Sermoneta, Jo. de Pvegio , et Jo.
w de Verulis ejusdem camerae cle-
?j ricis, comniisimus audiendum ".
Arnaldo , o Arnoldo d' Aiichj o
AnXy da vescovo di Poitiers, fu da
Clemente V fatto Camerlengo di s.
Chiesa, in successione al de Bordis,
e poi, nel 1 3 1 2 o 1 3 1 3, venne crea-
to in Avignone Cardinale vescovo di
Albano. Terminò i suoi giorni, nel
i32 0, avendo alcuni mesi prima ri-
nunziato il Camerlengato.
Gasberto de Valle , vescovo di
Marsiglia, da tesoriere di Giovanni
XXII , fu da questo Pontefice, nel
i320, elevato al grado di Camerlen-
go apostolico , come abbiamo dal
Vitale p. XII, rimanendo nell' ufficio
di tesoriere il suo compagno Ade-
mario, che fu fatto vescovo di Mar-
siglia, quando Gasberto venne tras-
locato alla chiesa d' Arles.
Stefano, abbate nel monistero del-
CAM 75
la Cella nella diocesi di Troyes, fu
nel 1342, da Clemente VI fatto te-
soriere, insieme a Guglielmo d'Al-
bussacco; quindi dal Papa venne elet-
to vescovo di Monte Cassino, come
riporta l'Ughellio, Ital. sacr. tom. I,
col. 57 6j trasferendolo nel i346, alla
chiesa di s. Ponz , e facendolo nel-
l'anno seguente Camerlengo Pontifi-
cio , Balut. Fìt. Pap. Avenionens.,
tom. II, col. 677. Indi, nel i349, ^^
stesso Pontefice lo nominò al vesco-
vato d' Arles, e, nel i35o, a quello
di Tolosa. Dello stesso Stefano si
fa menzione nella Gali. Chris t. t. I,
col. 577, colle seguenti parole: « Ste-
fy phano Aldebrando facilis fuit adi-
>i tus ad ecclesiasticas dignitates, quod
w fuisset Clementis Papae VI came-
w rarius et thesaurarius ".
Giiglienio d'Agrifoglio, il iuniore,
di Limoges, fu fatto Cardinale prete
di s. Stefano in Monte Celio, da
Urbano V, a' 12 maggio 1367. Gli
venne quindi conferita la carica di
Camerlengo della Chiesa romana, e
morì in Avignone , nel 1 4^ i , dopo
aver seguito il partito degli antipapi.
Arnaldo Bernardi, o Bertrand,
francese, elevato alla porpora da Ur-
bano V, a' 22 settembre i368, ed
al Camerlengato di s. Chiesa. Morì
in Viterbo dopo dodici mesi.
Pietro Gross, o di Cros, francese,
dopo la morte del precedente, fu da
Gregorio XI suo cugino, ultimo dei
sette Papi, che dal i3o5 risiedettero
in Avignone, dichiarato Camerlengo
di s. Chiesa a' 20 giugno 1371, co-
me si badali' Ohi. cerner, t. XXXI X,
p. i53. Continuò nondimeno nell'uf-
ficio col titolo di arcivescovo di Bour-
ges sino a' 2 agosto i374, Oblat,
cam. tom. XL, pag. 2i3, e 221,
divenendo poi arcivescovo di Arles.
Si ha però dal Novaes, t. IV, pag.
219, che Pietro era Camerlengo, e
7« CAM
fratello del Cardinal di Limogos,
quando, agli 8 aprile iSyS, Ai elet-
to Urbano VI; dappoiché ricusan-
dosi questi di riportar la residenza
Pontifìcia in Avif^none , insorse lo
scisma di Clemente VII, col pretesto
che non fosse canonica la elezione
di lui, in favore della quale depose
Pietro de Cross Camerlengo. Tutta-
Tolla egli poscia aderì al pseudo-
Pontefice, che ritirandosi in Avigno-
ne, confermò Pietro nel Camerlen-
gato, e poi, nel i383, lo nominò
anticardinale, notandosi nel registro
delle sue lettere, die » die 2 3 de-
« cembris, dominus Petrus Came-
» rarius fuit in Cardinalem S. R C.
« assumptus, et dieta die factus ca-
M raerarius novus reverendissimus
« dominus Franciscus Gratianopoli-
« tanus '*. Non fu un esempio nuo-
vo in questo secolo, che il Camer-
lengo, per l'assunzione al Cardinala-
to, dimettesse il proprio ufficio, ben-
ché esso fosse dichiarato perpetuo
dalla Exlnivag. di Clemente V, Ne
Romani. Il Frigerio eljbe per suc-
cessore de Bordis, il quale conti-
nuò nella carica , e l' Auch la di-
mise prima di morire , come si è
detto di sopra. Del nostro Pietro de
Gross trattano più diffusamente il
citato Baluzio, tom. I, col. 1066, e
la Gali. Christ. seconda edizione t. I,
col. 578.
Marino del Giudice^ d'Amalfi,
fu creato Cardinale prete di s. Pu-
denziana, nel dicembre i38i , da
Urbano VI. Da questo venne fatto
Camerlengo di S. R. C. Fu condan-
nato a morte nel i385 dallo stesso
Papa, per la congiura ordita in No-
cera de' Pagani.
Corrado Caracciolo 3 nobile na-
poletano, fu fatto da Bonifacio IX,
nel 1396, arcivescovo di iNicosia, ed
un giorno dopo, come dice INovaes
CAM
tom. V, pag. 7, cioè, a' 3o marzo,
da vice- Camerlengo, divenne Camer-
lengo del Papa. Da Innocenzo VII,
nel i4o5, fu poscia creato Cardina-
le prete di s. Grisogono. Morì in
Bologna nel \f\ii. Cardella parla
del suo Camerlengato dopo il Car-
dinalato.
Stefano PalosiOj o Palocci, patii-
zio romano, fu canonico di s. Maria
Maggiore , e Camerlengo del clero
(P^edi), come scrive il Ciacconio; ma
rUghelli, Ital. sacr., asserisce, che fu
invece Camerlengo della S. R. C. :
tutta volta il Cardella segue l'opinio-
ne del Ciacconio, dicendo averlo Gre-
gorio XI, nel 1373, fatto vescovo
di Todi , e dipoi averlo dichiarato
Camerlengo della Chiesa romana ,
non che vicario di Roma, nel 1377,
mentre Urbano VI, nel i38i , in
dicembre lo creò Cardinale prete di
s. Marcello. Morì Stefano Palosio ,
nel 1398, e Novacs, tom. IV, p. 235,
dice, che Urbano VI lo dichiarò Ca-
merlengo.
Cosimo Migliorali y di Sulmona ,
chierico di camera, collettore della
Chiesa romana in Inghilterra, venne
da Bonifacio IX fatto tesoriere , e
vice Cancelliere, e, nel 1389^ Cardi-
nale prete del titolo di s. Croce in
Gerusalemme. In morte del prece-
dente Palocci gli fu confermata la
carica di Camerlengo di santa ro-
mana Chiesa: indi pc' suoi meriti,
a' 1 7 ottobre 1 4o4 j gh successe
nel Pontificato , col nome d' Inno-
cenzo VII.
. Marino Vulcani, o BulcanOj na-
poletano , di nobile famiglia , teso-
riere Pontificio, da Urbano VI, nel
i38i, fu fatto Cardinale diacono di
s. Maria Nuova, e Camerlengo di
S. R. C. , fatto forse da Bonifacio
IX dopo il Migliorali. Certo è, clie
godette venlidue anni il Cardinalato,
CAM
giacche mori nel i4^3 in Assisi, ove
si trovava la corte Pontifìcia.
Enrico Mimiolo _, patrizio napo-
letano, cui il Garimberti ingiusta-
mente dà la taccia d'illetterato. Bo-
nifacio IX , nel I 38g , lo dichiarò
Cardinale prete di s. Anastasia, e
Gregorio XII lo elesse, il primo di-
cembre i4o6, Camerlengo della Chie-
sa romana. Morì nel i^ii.
Antonio CorrarOj patrizio veneto,
nipote di Gregorio XII, della con-
gregazione de' canonici regolari di
s. Giorgio in Alga, dallo zio fu fatto
Camerlengo di S. R. C, e patriarca,
indi a' 19 maggio i4o8, Cardinale
prete di s. Pietro in Vincoli, non
che di s. Grisogono, poi vescovo di
Porto, e quindi di Ostia. Mori deca-
no del sagro Collegio, nel i44^-
Francesco Conzy^ Conziéj o Gon-
zic y che alcuni fanno vescovo di
Grenoble, e, nel iSgS, Camerlengo
di Bonifacio IX , cosicché avrebbe
esercitato il Camerlengato circa cin-
quant' anni. Certo è che Francesco,
dopo la morte del Cardinale Tur-
reio primo legato in Avignone , ac-
caduta a' 9 dicembre i4iOj venne
dichiarato da Giovanni XXIII , nel
i4i 1 5 successore al Turreio, e crea-
to vicario generale della Santa Se-
de in quella città , e nel contado
Venesino, e Camerlengo di S. R. C.
Dal medesimo Pontefice fu di poi
confermato nel i4i4- ^^^ ^^^^ ^
coraggio di lui furono cacciate le
truppe, che difendevano le preten-
sioni dell'antipapa Benedetto XIII.
Istituito fu per cura di lui in Avi-
gnone il vicegerente dell'uditore della
camera, ossia il tribunale della vicege-
renza dell' A. C, e nel i4i7) f^i con-
fermato da Martino V nella legazione
d' Avignone, il principio della quale
legazione, secondo alcuni, rimonta ap-
punto a questo tempo. Continuò in
■ CAM 77
tale u/Ticio dopo essersi recato a\
concilio di Costanza ed al suo arci-
vescovato di Narbona, sino al i432,
anno in cui morì in Avignone.
Quando il nostro Conzy si recò
al concilio Costanziense , nel luglio
1417, dichiarò suo luogotenente nel
camerlengato, e nel governo di Avi-
gnone, finche fosse per durare la
sua assenza, il proprio nipote Lodo-
vico della nobilissima famiglia Alle-
mandi francese , qualifica in cui
Martino V lo confermò a' 21 no-
vembre i4i7j dicendo nella bolla:
« ti eleggiamo per luogotenente di
» Francesco Conzy nostro Camer-
w lengo, e nella di lui assenza, per
y quel tempo in cui sarà lontano
« dalla curia romana, con l' ufficio,
»> giurisdizione, grazie, sigilli , onori
a* e pesi soliti e dovuti al Camer-
>* lengo della Sede Apostolica prò
» tempore ... ed anche ti eleggia-
y» mo cappellano, commensale con-
>» tinuo della prefata sede, e nostro
>i cameriere, coli' uso del rocchetto,
» cappa , cappello , chiavi , ed altre
w insegne di tal fatta, solite a con-
i» cedersi ai Camerlenghi , cappella-
» ni, commensali, e camerieri ec. ",
come si può vedere pel resto del
tenore di questa bolla all' articolo
Governatore di Roma, vice- Camer-
lengo, e nel lib. Officiai. Mart. V,
part. Ili, art. IV. Lodovico Alle-
mandi poi venne dallo stesso Papa pro-
mosso, a' 22 giugno i4i^j ^11^ chie-
sa di Magallona, e, a' 20 dicembre,
fu dal medesimo Martino V, consa-
crato in Mantova. Nel 14*2 3, fu
trasferito alla sede di Arles ; ma, pro-
mosso nel i4^6 al Cardinalato, gli
fu sostituito il seguente Guidalotti.
Siccome Francesco Conzié, o Con-
gié, in tutto il Pontificato di Marti-
no V, risiedette nella legazione di
Avignone^ così le sue funzioni e ve-
7« CAM -
ci di Camerlengo apostolico furono
esercitate nella romana curia da al-
tri soggetti, dal Papa successivamen-
te destinati col titolo di luogotenenti,
o vice-Camerlenghi, dal momento
che il mentovato AUemandi fu pro-
mosso, a' 24 maggio 1426, alla di-
gnità Cardinalizia.
Benedetto Guidalotli , chierico di
camera, indi vescovo di Teramo, e
poi di Recanati e Macerata che mo-
rì a' 9 agosto 1429» siccome rile-
vasi dairUghelli, Ital. sacr. tom. I,
col. 1222.
Oddone f o Ottone de Varri, o
Varris di Genazzano, non di Tivoli,
chiamato dall' Ughelli de Vannis ^
lini. Sac. tomo I, col. Zìi. Fu
egU prima cubiculario di Martino V,
mentre questi, nel i4i8> stava in
Ginevra Cod. Canier. 588, pag. 4»
e fu anche canonico di Firenze,
come si legge nel Regist. Martini V,
tomo 8, pag. 174: indi, a' 24 ago-
sto 1426, fu dal detto Papa nomi-
nato tesoriere, e suddiacono aposto-
lico, e promosso non meno alla
dignità di protonotaro apostolico,
a' 2 gennaio 1428. A' 6 aprile dello
stesso anno, per la indisposizione, e
per l'assenza del Guidalotti, luogo-
tenente del Camerlengo apostolico,
venne fatto suo luogotenente, dicen-
dosi nel lib. IV Offic. Martini V,
pag. 78: Pro certis negotiis sili
coniniissis, et prò bona coiivalescen-
tia personce suce se a romana cu-
ria absentavit. Il Varri, tanto nel
vice Camerlengato, che nel tesorie-
rato, continuò fino alla morte di
Martino V ( Divers. Canterai, tomo
XllI), che accadde a' 20 febbraio
i43i. Questo Oddone de Varris,
di cui si riparlerà all' articolo Te-
sorieri GENERALI, fu talvolta chia-
mato pure de Barris, de Poccis, o
Poccia, giacché abbiamo dal Rer.
CAM
Italie, tomo II, pag. ri, col. 1128,
che Oddone col nuovo Pontefice
Eugenio IV incontrò una sorte ben
diversa da quella, che avea goduta
sotto Martino V. Scrissi? Stefano
Infessum nel suo Diario del i432,
che agli i i aprile fu pigliato Oddo
Poccia vice Camerlengo, da Stefano
Colonna per Romando d'Eugenio IV,
bramoso di sapere dove stavano la
roba, ed i denari di Santa Chiesa,
imponendo a Stefano di condurlo
avanti a se; ma Stefano operò di-
versamente facendolo disertare, e
per questo il Papa molto si sdegnò,
e minacciò il Colonnese. Oddo Poc-
cia qui nominato non deve essere
diverso dal nostro Varri, seppure
per equivoco i copisti non iscrives-
sero il soprannome, o altro cognome,
con cui egli si appellava.
Francesco Condolniieri^ veneziano,
nipote di Eugenio IV, da protono-
tario apostolico, fu dal Papa dopo
la sua elezione, eh' ebbe luogo a' 3
marzo i43i, destinato all'impiego
del Varri; ma promovendolo dipoi
al Cardinalato a' 1 9 settembre , col
titolo presbiterale di s. Cleuiente,
non di s. Cecilia, prese quindi il
titolo non pili di vice Camerarius
Domini Papce, ma quello di Carne-
ram Apostolicam regens, o regens
officiuni camerariatus Domini Papce:
susseguentemente , essendo morto ,
a'3i dicembre i43i, Francesco de
Concy, dal Pontefice fu dichiarato
Camerlengo apostolico, a' i3 o 2 3
gennaio 1482, e vice cancelliere.
Pure, ad onta di tali dignità, fu ri-
tenuto prigione in Campidoglio dal
popolo romano, comunque venisse
liberato da Vitelleschi, e da Gaspare
di Lello Petroni, nominato perciò
maresciallo di Roma. Sostenne il
grado di Camerlengo fino al dicem-
bre 1439.
CAM
B. Nicolo Albergali, bolognese,
certosino, creato da Martino Y Car-
dinale prete di s. Croce in Gerusa-
lemme, nel 14^6, e dipoi da Eu-
genio IV, come riportano nella sua
vita Novaes e Cardella, Camerlen-
go penitenziere maggiore. Morì nel
1443.
Lodovico Scarampi Mezza rota,
di Padova, da Eugenio IV, a' 22
giugno i44<^j f^* creato Cardinale
prete di s. Lorenzo in Damaso, pa-
triarca di Aquileia, e Camerlengo
di s. Chiesa per cessione del Car-
dinal Condulmiero, che passò vice
cancelliere . Abbiamo però, Div.
Cameral. tomo XX, pag. 1243,
che questo Lodovico successe, nel
gennaio i440j ^^^ Camerlengato al
► Condulmero , onde s' ignora come
l'Albergati esercitasse egual carica,
seppure per un tempo non abbia
fatto da pro-Camerlengo , nell' as-
senza dello Scarampi , che come
valoroso militare comandò le milizie
di Eugenio IV contro i ribelli. Quindi
Io Scarampi fu incaricato da Nicolò V,
a'2 3 novembre 14^2, della visita del-
le chiese di Roma, e terminò i suoi
giorni nel i465. Nel suo Camerlen-
gato, a' 27 agosto 1460, Gilo dei
tBuonconti di Pisa fu fatto luogo-
tenente; a' 28 agosto 1460, Girola-
mo Landò venne nominato vice
Camerlengo; nel i463, lo fu Alessio
Cesarei sanese, arcivescovo di Bene-
I; vento; agli 11 gennaio 1462, lo fu
? Stefano Nardini arcivescovo di Mi-
\ lane. Nel i464j nuovamente Giro-
lamo Landò, indi nel medesimo
anno. Marco Barbo ebbe il titolo
di commissario del Camerlengo ; ed
a' 29 agosto i464> Vianeiro Alber-
gati venne fatto vice Camerlengo,
e nel i47ij luogotenente del Ca-
merlengo.
Latino Orsini^ nobile romano,
CAM 79
fu da Nicolò V, nel i44^j creato
Cardinale, ed essendo vescovo di
Frascati, appena eletto Sisto IV,
a' 9 agosto 1 4? I > fii fatto Camer-
lengo di S. R. C. ed arbitro di
tutti i maggiori affari . Mori agli
li agosto i477-
Guglielmo d' Estouteville del regio
sangue normanno, monaco clunia-
cense, detto di Rohan, o Roano, ul-
tima chiesa vescovile da lui gover-
nata, mentre venne da Eugenio IV
esaltato, nel 1439, al Cardinalato
col titolo presbiterale di s. Martino,
Il Pontefice Sisto IV, che, come de-
cano del sagro Collegio, e vescovo di
Ostia , fu dall' Estouteville solenne-
mente consacrato, gli conferì la cari-
ca di Camerlengo della S. R. C, nel
1477, vacante per morte del Car-
dinal Orsini, carica eh' egli godette
sino ai 22 dicembre i4B3, epoca di
sua morte.
Raffaele Sansoni Riario , proni-
pote di Sisto IV, che, nel i477j lo
fece Cardinale diacono di s. Gior-
gio, indi vice-cancelhere a' 24 gen-
naio. Nel 1483, non nel 1482, fu
fatto Camerlengo di S. R. C, co-
me scrivono Panvinio , Marangoni
ed altri. Egli fu uno de' compHci
della congiura tramatasi contro Leo-
ne X dal Cardinal Petrucci, per cui
venne privato di tutti gli onori e
beneficii, ne' quali però fu bentosto
reintegrato colla multa di centomila
scudi. Continuò nondimeno nel Ca-
merlengato; ma, per meglio dire, non
n'ebbe che il solo titolo, mentre
Leone X, con suo breve de' 24 lu-
glio i5i7, commise l'amministrazio-
ne di detto ufficio, a suo benepla-
cito, a Francesco Pantalassi di Peru-
gia chiamato Armellini, e poi de
Medici , cioè quando fu adottato
dal Papa nella propria famiglia .
Quel Pontefice creollo eziandio Car-
8ò CAM
tlinale prete di san Marco , il pri-
mo giorno di detto mese, cos'i es-
primendosi il breve citato: « Ciun
»» Ten. fr. noster. r. episcop. Ostien.,
»» camerari US nosler ex certis caii-
M sis oneri iifllcii Camerlengalus si-
» bi injnncto vacare non possit, siip-
9> pjicfiveritque, ut de opportuna
M dicti officii administratione cogi-
« tai'emus, etc. Z>/V. Canier. tomo
*' XLVII. " Ciò nonostante tutti gli
atti e mandati, che spedi vansi dalla
camera Apostolica, portavano sem-
pre il nome del Cardinale Kaffaele
Biario vescovo d'Ostia, finché visse,
cioè sino a' 6 luglio i52o, in cui
mori in Napoli. Al Cardinal Armel-
lini furono assegnali di provvisione
centocinquanta ducati al mese.
Innocenzo CibOj genovese, nipo-
te d'Innocenzo Vili, e di Leone X,
il quale, nel i5i3, fu creato Car-
dinal diacono de' santi Cosma e
Damiano, poi per morte del Riario,
fu, nel 1 52 I , dichiarato da Leone
X Camerlengo di S. R. C. Per quel-
la carica, allora venale, sborsò tren-
tacinqiic mila ducati , sebbene non
la ritenesse che due soli mesi, o fos-
se per rinunzia, come scrive Paride
de Grassis allora maestro delle ce-
rimonie, o per essergli tolta, come
asserisce l' altro ceremonista Biagio
Martinelli nel modo, che si dirà qui
appresso.
Francesco Armellini^ Cardinale ,
di cui parlammo più sopra, dopo
aver eseicitato il Camerlengato co-
me amministratore in luogo del Ria-
rio, lo ebbe elfetlivamente da Leo-
ne X, e con pienezza d'autorità, nel
i52i, cioè dopo due mesi, che l'a-
vea ottenuto il Cardinal Cibo, sbor-
sando però la somma di trentacin-
que mila ducati , in compenso di
quelli dal Cibo già pagati. Indi l'Ar-
mellini da Clemente VII fu fatto
CAM
vice cancelliere, e mori nell' ottobre
del i57.7.
Agostino Spinola, genovese, fu da
Clemente VII a' 3 maggio i^^y,
creato prete Cardinale di s. Ciriaco,
e poi, agli 8 giugno i528, per mor-
te dell' Armellini , fu nominato Ca-
merlengo della S. R. C, carica che
esercitò con molla soddisfazione del
popolo, per l'abbondanza dell' anno-
na, e de' viveri, e per chiari con-
trassegni, che diede di liberalità e
munificenza ad ogni classe di perso-
ne. Morì compianto nel iSoy.
Guido A Scanio Sforza y romano,
fatto dal suo avo Paolo III, nel
i534, Cardinale diacono de' ss. Vi-
to e Modesto, quindi patriarca di
Alessandria, ed a' 2 2 ottobre 1^37,
Camerlengo di S. R. C. 11 Petra-
mellara, pag. 109, afferma, che que-
sto Cardinale, detto di Santa Fiora,
come Camerlengo insieme col teso-
riere Capodifèrro, si recò per lo
stato ecclesiastico ad oggetto di a-
dunare, e raccogliere dalle chiese, e
da altri luoghi pii denaro per sos-
tenere la guerra contro il turco, che
minacciava l'Italia. Nel Pontificato
di Paolo IV soffrì alcune peripezie,
e nella sua assenza, da Pio IV , ai
IO ottobre 1564, fu dichiarato per
poco tempo prò- Camerlengo, Fran-
cesco Alciati milanese suo datario, il
quale fu poi creato Cardinale, nel
i565, da Pio IV medesimo. Lo
Sforza cessò di vivere nell'anno pre-
cedente in- Canneto, diocesi di Par-
ma.
Fitellozzo de" Filellozzi , o Vi-
telli, di città di Castello, chieiico di
Camera, fu crealo da Paolo IV, ai
i5 marzo iSSy, Cardinale diacono
de' ss. Sergio e Bacco, donde passò
a s. Malia in Via Lata, col dono
di alcuni ufficii camerali vendibili, la
somma de' quah ascendeva a circa
CAM
ventimila scucii . Dallo stesso Pio
IV, a' IO novembre i564, iU fatto
Camerlengo di S. R. C, collo sbor-
so di settautamila scudi d'oro, i qua-
li furono accettati da Pio IV, affine
di non aggravare di nuove imposi-
zioni gli amati suoi sudditi, com'e-
gli protestò ai Cardinali suoi nipoti,
Serbelloni, e s. Carlo Borromeo, do-
lente di simili vendite. Oltre a ciò
Pio IV diede facoltà al Vitellozzi,
che dentro lo spazio di otto anni,
potesse dare il medesimo uffizio a
persona idonea, mediante il rimbor-
so di egual somma , ma mori nel
i568.
Fr. Michele Bonelli di Bosco, da
religioso domenicano fu da s. Pio
V suo zio, a' 6 marzo i566, crea-
to Cardinale prete di s. IMaria so-
pra ]\linerva. Fu detto V Alessan-
drino, ed ebbe la sopraintendenza
di tutto lo stato ecclesiastico. Per
morte poi del Vitellozzi, a' 20 no-
vembre, o a' i3 dicembre i568, fu
fatto Camerlengo di s. Chiesa, ca-
rica che, ad insinuazione dello zio,
nel 1070, rinunziò di buon grado
al Cardinal Cornaro per la somma
di set tanta mi la scudi, i quali dal
Papa furono impiegati nella guerra
contro il turco. In ricompensa ot-
tenne r abbazia di s. Michele di
Chiusi, e il priorato della religione
di Malta.
Luigi Cornavo j patrizio veneto ,
pronipote della regina di Cipro, fu
da Giulio 111, nel i55i, creato Car-
dinale diacono di s. Teodoro, e, nel
1570 a' IO maggio, ottenne il Ca-
merlengato, mediante il pagamento
della mentovata somma per la guer-
ra contro i turchi , alla quale, per
parte della sua repubblica, pregò
s. Pio V a contribuire. Indi per lo
stesso motivo, nel iSyi, fu depu-
tato, insieme ad altri otto Cardina-
VOL. VII.
CAM 81
li, ad ahenare i censi imposti sui
fondi ecclesiastici, e morì nel i584.
Filippo Fastavillaniy o Guasta-
villani, nobile bolognese, nipote di
Gregorio XIII, nel i574, fu ele-
vato al Cardinalato colla diaconia
di s. Maria Nuova. Per morte del
Cornaro poi, nel i584 a' r4 mag-
gio, venne fatto dallo zio Camer-
lengo di S. R. C, collo sborso di
cinquantamila scudi (che, secondo
il Novaes t. Vili, p. 26, ascesero a
sessanta), carica cui amministrò con
fama d'integrità e prudenza. Morì
a' 17 agosto 1587.
Domenico Pinelli, nobile genove-
se, dopo aver acquistato un chieri-
cato di camera colla spesa di qua-
rantamila scudi, da Sisto V, nel
i585, venne decorato della porpo-
ra, e del titolo presbiterale di san
Lorenzo in Paneperna. Prima della
sua esaltazione fu dichiarato sosti-
tuto, o vice - gerente del Cardinal
Cornaro, nella carica di Camerlen-
go, e dopo la morte di lui, diven-
ne effettivo, avendo comperata dal
Cornaro quella carica pel medesimo
prezzo di cinquanta mila scudi. Mo-
rì di poi decano del sagro Collegio,
nel 1 6 1 1 .
Enrico Gaetani, nobile romano,
da patriarca di Alessandria , da Si-
sto V fu promosso, nel i585, a
prete Cardinale di s. Pudenziana,
ed avendo il Pontefice medesimo di-
chiarato vendibile il Camerlengato
di S. R. C, con bolla Prceclarae
de' 2 3 marzo i588, glielo conferì.
Morì Enrico nel 1 599 a' 1 3 dicem-
bre. Di lui abbiamo un diploma in
data 26 giugno 1589, riguardante
le poste Pontificie.
Pietro Aldohrandini, romano, ni-
pote di Clemente Vili, che, nel
1593, lo dichiarò diacono Cardina-
le di s. Nicola in Carcere ^ e , nel
6
8a CAM
1599, per morte del Gactnni, lo
fece Camerlengo di S. R. C; con
assoluta autorità in lutto lo stalo
ecclesiastico. Terminò di vivere l' ul-
tima notte del conclave, in cui fu
eletto Gregorio XV, a* 9 febbraio
1621.
Lodovico TakÌovìsÌj bolognese, ni-
pote di Gregorio XV, a' i5 febbra-
io 1621, fu creato prete Cardinale
di s. Maria in Traspontina, e lega-
to di Avignone. Poscia, a' 1 6 aprile,
gli vcime conferito il Camerlengato
di S. R. C, clie poi rinunziò per la
carica di vice-cancelliere, vacata ai
2 giugno 1623, per morte del Car-
dinal Montalto.
Ippolito Aldohrandini, romano ,
pronipote di Clemente Vili, fu, nel
1621, da Gregorio XV innalzato
alla porpora colla diaconia di s. Ma-
ria Nova, e poi, a' 7 giugno 1623,
al Camerlengato, dopo la rinunzia
del Cardinal Ludo visi , e cessò di
vivere nel i638. Da un rass. rile-
vasi, che Ippolito comperò il Ca-
merlengato per la somma di ses-
santamila scudi, nonostante la bolla
proibitiva di Clemente Vili. Ab-
biamo dalle Vite de Cardinali, che
Ottavio Raggi, genovese, chierico di
Camera, in assenza del Cardinal
Aldobrandini Camerlengo, venne in-
signito di questa carica, mentre pri-
ma era vice-Camerlengo, ed incari-
cato di gravi incombenze, come di
far accomodare le strade dello stato
ecclesiastico per l'anno santo 1625,
di sedare le gravi differenze insorte
col contestabile Colonna ; per le qua-
li cose meritò la porpora conferita-
gli da Urbano Vili nel 1641.
Antonio Ballerini iuniore, nobile
fiorentino, nipote di Urbano Vili,
nel 1627, fu annoverato al sacro
Collegio col titolo diaconale di s.
Maria in Aquiro, donde poi passò
CAM
a vescovo di Palcstrina. Lo stesso
zio, in morte dell' Aldobrandini, gli
conferì, a' 23 luglio i638, la carica
di Camerlengo di S. R. G., e mol-
te altre, fra le quali quella di ge-
neralissimo delle milizie Pontificie.
Nel 1 644> dopo r elezione d* Inno-
cenzo X, si ritirò il Barberini in
Francia, ove il re fra le altie prov-
viste, lo nominò all'arcivescovato di
Reims , di cui sebbene godesse le
r«idite, non potè da Alessandro VII
ottenere le bolle, per non aver vo-
luto rinunziare, come scrivono i Sam-
martani nel tomo IX della Gali.
Christ. p. 162, la dignità di Ca-
merlengo al nipote dello stesso Pon-
tefice. Tuttavolta le bolle furono da
lui ottenute da Clemente IX. Nella
assenza del Barberini in Francia ,
Innocenzo X, nel i65o, conferì T
uffizio di pro-Camerlengo al Cardi-
nal Lorenzo Raggi genovese, nipote
del Cardinale di tal nome, con tut-
ti i diritti ed emolumenti annessi a
sì splendido ufficio. Esaltalo al Pon-
tificato., nel 1667, Clemente IX,
questi nominò Camerlengo, in sup-
plenza del Barberini, il suo nipote
Cardinal Carlo, incarico, che eserci-
tò nell' assenza dello zio , ed anche
dopo il ritorno di lui in Roma, nel
1670. Attesa la malattia, da cui era
impedito, continuò a sostenerlo con
somma lode, precipuamente ne' cin-
que mesi di sede vacante per mor-
te di Clemente IX, ed elezione di
Clemente X. Finalmente, morto il
Cardinal Antonio a* 3 agosto 167 1,
Clemente X fece Camerlengo il se-
guente
Palazzo Palazzi degli Alberloni
Altieri, romano, fatto Cardinale da
Alessandro VII, e adottato per ni-
pote da Clemente X, che, nel 167 1,
lo fece successore nel Camerlengato
della Chiesa Romana al defonto
t
CAM
Cardinal Antonio Barberini, con di-
spotica autorità nel governo dello
stato, a segno che si disse essere
Clemente X Papa di nome, e Pa-
lazzo di fatto. Avendo egli messo la
gabella dtl tre per cento sulle mer-
ci estere, senza esentarne i Cardina-
li e gli ambasciatori, nacquero gra-
vi differenze , che il Pontefice com-
pose colla sua prudenza , ed in-
terposizione del Cardinal Colonna.
11 Paluzzi morì a' 29 giugno 1698,
dopo aver veduto, nel Pontificato di
Innocenzo XII, abolire la vendita
degli ufficii compreso il Camerlen-
gato , e dopo aver pubblicato per
ordine di quel Papa un editto, con-
tro le pretensioni sui feudi di un
sovrano.
Giambattista Spinola, nobile ge-
novese, detto il Cardinal di s. Ce-
sareo , perchè Innocenzo XII, nel
1695, colla porpora gli assegnò il
titolo presbiterale di s. Cesareo. In
morte del Cardinal Paluzzi , nel
1698 , il Pontefice medesimo lo
nominò Camerlengo di S. R. C. ,
vietando nuovamente la vendita di
sì eminente posto, per cui de' frut-
ti, che in avanti ritraeva, parte ne
stabilì in vantaggio dell'ospizio apo-
stolico , e parte in quello della re-
verenda camera. Il nostro Spinola,
per l' industria e diligenza , con cui
disimpegnò l'uffizio, produsse molti
utili alla stessa camera, e tolse pa-
recchi abusi introdotti a pregiudizio
di lei . Cessò di vivere nel 1 7 1 9
a* 19 marzo.
Annibale Jlbani d' Urbino, nipote
di Clemente XI che, nel 1 7 1 1, lo ele-
vò al Cardinalato, colla diaconia di
s. Maria in Cosmedin, ed in morte
dello Spinola lo fece, a' ^4 marzo
1 7 1 9, Camerlengo della Chiesa Roma-
na.L' Albani rassegnò questa caricanel-
le mani di Benedetto XIV, nel i747-
CAM 83
Silvio Falenti Gonzaga , nobile
mantovano, venne creato Cardinale
prete di s. Prisca da Clemènte XII,
nel 1738, indi fu segretario di stato
in tutto il Pontificato di Benedetto
XIV, e poscia, nel 1747 a' 25 feb-,
braio, fii fatto Camerlengo di santa
Chiesa. Morì vescovo di Sabina, nel
1756 a' aà agosto.
Girolamo Colonna, nobile roma-
no, nel 1743, venne croato Cardi-
nale diacono di s. Angelo in Pesca-
ria da Benedetto XIV, e poi vice-
cancelliere ; carica , che lasciò nel
1756, per quella del Camerlengato,
eh' ebbe a' 20 settembre. Morì nel
1763 a' 18 gennaio.
Carlo RezzonJco , veneziano , ni-
pote di Clemente XIII che, nel 17^8,
lo fece Cardinale prete di s. Loren-
zo in Dama so, e vice-cancelliere , ed
indi lo trasferì al titolo di s. Clemen-
te. Rinunziato però da lui il posto
di vice-cancelliere per morte del Co-
lonna nel 1763, fu nominato, a* 25
gennaio. Camerlengo della S. R. C.
Morì a' 26 gennaio 1799. Nel Pon-
tificato di Pio VI, e, nel 1779, fece
da pro-Camerlengo il Cardinal Gio:
Battista Rezzonico fratello di lui.
Romualdo Braschi Onesti ^ di
Cesena , nipote di Pio VI che , nel
1786, lo creò diacono Cardinale di
s. Nicolò in Carcere, donde poi -pas-
sò alla diaconia di s. Maria ad
Martyres. Pio VII, nel 1800, in
Venezia (ove fu eletto a* i4 mar-
zo) lo dichiarò Camerlengo di s.
Chiesa , corica , che rinunziò nel
1802; indi lo stesso Pontefice nominò
pro-Camerlengo il Cardinal Giusep-
pe Boria Pamphily genovese, prima
del titolo presbiterale di s. Pietro
in Vincoli, e poi vescovo tusculano.
Quindi, colla stessa qualifica di pro-
Camerlengo , Pio VII dichiarò il
Cardinal Ippolito Antonio Vincenti
ai CAM
Mareri di Rieti, clic esercitò la ca-
rica finche i francesi, nel 1809, oc-
cuparono nuovamente lo stato Pon-
tificio.
Bartolomeo Pacca, nobile bene-
. ventano, fii da Pio VII, .a' 2 3 feb-
braio i8oij creato prete Cardinale
di s. Silvestro in Capite^ e dopo il suo
glorioso ritorno in Roma, nel 1 8 1 4 ai
26 settembre, lo stesso Papa in conci-
storo lo dichiarò Camerlengo di S. R.
C, carica che esercitò fino al settem-
bre del 1 824, epoca in cui la rinun-
ziò, ricevendo poscia 1' altra di pro-
datario, conferitagli da Leone XII,
e che. ancora disimpegna qual prin-
cipale ornamento del sacro Collegio,
di cui è degnamente decano.
Pier Francesco Galleffi , nobile
di Cesena, fu elevato al Cardinala-
to da Pio VII, a 12 luglio i8o3,
col titolo presbiterale di s. Bartolo-
meo all' Isola, donde venne trasferi-
to, a' 29 maggio 1820, al vescova-
to suburbicario di Albano. Per la
detta rinunzia del Cardinal Pacca,
liei 1824, fu fatto Camerlengo di
S. R. C. Mori sotto-decano del sa-
cro Collegio, e vescovo di Porto, di
s. Ruffina, e di Civitavecchia, a' 18
giugno 1887. Il Cardinal Luigi
Lambruschini , come segretario di
stato, fece da pro-Camerlengo dalla
morte del Cardinal GallefFi, sino al-
la elezione del seguente attuale Ca-
merlengo
Giacomo Giustiniani, nobile ro-
mano , fatto Cardinale prete de' ss.
Marcellino e Pietro da Leone XII
a' 2 ottobre 1826, quindi dal re-
gnante Pontefice dichiarato prima
suo segretario de' memoriali, poi ar-
ciprete della basilica vaticana vacata
per morte del prelodato Cardinal
GallefS, cui lo diede per successore
anche nell'eminente carica di Ca-
merlengo di S. R. C. , nel conci-
CAM
storo de* 2 ottobre 1887, e poscia,
in quello de' 2a novembre i83g, il
preconizzò vescovo suburbicario di
Albano , che paternamente gover-
na.
Riporteremo tradotta in italiano
dal latino idioma 1' allocuzione fat-
ta al sacro Collegio, con cui nel
predetto concistoro Gregorio XVI
creò Camerlengo il Cardinal Giusti-
niani, acciocché possa servire di e-
sempio come sono concepite le al-
tre. « Vacando, attesa la morte del
»j Cardinal Pietro Francesco Galleffi
3> di eh, me. già vescovo di Porto
w e s. Ruffina, l'ufficio di Camer-
« lengo della S. R. C. , e volendo
* noi conferire il medesimo ufficio
» al nostro diletto figlio Giacomo ,
» del titolo de' ss. Pietro e Marcel-
« lino, prete Cardinal Giustiniani,
« di cui nella familiare esperienza,
>» che ne abbiaino avuto, conoscem-
« mo la provata fede, l'integrità
" de'costumi, e la destrezza nel ma-
« neggio degli affari, cose tutte che
» sono anche a voi bastantemente
w cognite:
,» Che ve ne sembra?
'•> Coir autorità dell' onnipotente
»» Iddio, de'ss. apostoli Pietro e Pao-
>» lo, e Nostra, concediamo al pre-
« detto Giacomo Cardinale Giusti-
>> niani 1' ufficio di Camerlengo No-
» stro, e della S. R. Chiesa, e tale
» lo creiamo, facciamo, e deputiamo,
w sua vita naturale durante, cogli
w assegni, privilegi, facoltà, modera-
« zioni, limitazioni e deroghe, e con
« tutte le clausole, condizioni, e di-
» chiarazioni consuete da esprimersi
>i pienamente, ed in tutta la estcn-
» sione nelle bolle apostoliche , che
» dovranno spedirsi , e colla riten-
>y zione di tutto ciò, che al presen-
" te possiede, e degl'indulti che go-
}> de. In nome del Padre , ->Jf del
CAM
5» Figliuolo, -^ e dello Spirito San-
>t to. +^ Cosi sia'*.
CAMERLENGO del Sagro Col-
legio Dfi' Cardinali. Nel Pontificato
di Leone X, adunatosi il sagro Col-
legio, decretò che tino de' Cardinali,
cominciando dal primo, esercitasse
la carica di Camerlengo del Colle-
gio, e così in seguito in ogni anno,
eccettuati gli assenti, i vecchi impo-
tenti ed i malati. Infermandosi quel-
lo, che esercitava il Camerlengato ,
ovvero dovendo partire da Roma,
fu deciso, che il Collegio avesse a
destinare altro Cardinale, perchè ne
facesse le veci. Pàolo III, creato nel
i534, approvò ciò, che su tale ar-
gomento il sagro Collegio avea sta-
bilito, il che in dettaglio può veder-
si nelle costituzioni : Sacri sanctae
romanae Ecclesice cpiscoporum^pres-
byterorunij et diaconorwn Cardìna-
liiini Collega Constitutiones , le quali
furono ristampate in Roma nel i833
dal Salviucci.
Questo Camerlengo pertanto vie-
ne eletto dallo stesso sagro Colle-
gio (P^edi) d'anno in anno, ed a lui
secondo il grado di anzianità vicen-
devolmente , finito l'anno , succede
un altro Cardinale di quelli dimo-
ranti in Roma, secondo i tiie ordi-
ni, in cui si divide il sagro Colle-
gio, cioè di vescovi , di preti e di
diaconi. Con tal graduazione divie-
ne Camerlengo successivamente ogni
Cardinale di s. Romana Chiesa, pri-
ma ed alternativamente i Cardinali
vescovi suburbicarii, poi i Cardinali
dell'ordine de' preti, indi quelli del-
l'ordine de' diaconi ; e dopo che l'ul-
timo Cardinale diacono ha esercita-
to questo Camerlengato, ricomincia
il turno del prìmo Cardinal vesco-
vo. Ultimamente i Cardinali diaco-
ni non ne fungevano più l'uffizio ,
ma solo i Cardinah suburbicarii , e
CAM 85
quei dell'ordine de' preti; ma dopo
che il Cardinal Antonio Doria, pri-
mo dell'ordine de' diaconi , supplicò
il Pontefice Pio VII a voler nuova-
mente estendere il turno del Ca-
merlengato , colle pratiche antiche ,
i Cardinali diaconi tornarono ad e-
sercitare la carica.
Questa elezione si fa nel primo
concistoro d'ogni anno dopo la na-
tività di Gesti Cristo, in cui il Car-
dinale, che segue il predecessore, ne
riceve nel medesimo concistoro il
possesso dal Papa, mediante la con-
segna della borsa, di cui parleremo.
Il nuovo Camerlengo fa al Papa, al-
la presenza del sagro Collegio, il
giuramento per la retta, ed esatta
amministrazione delle rendite, pro-
pine, ed altro spettanti allo stesso
Collegio . Accade talvolta, che un
Cardinale eserciti il Camerlengato del
sagro Collegio un anno e mezzo, ed
anche più, giacché soltanto dopo il
periodo di un anno, e nel primo
concistoro che convoca il Papa, suc-
cede il termine dell'antico, ed inco-
mincia l'esercizio del nuovo.
Il Camerlengo del sagro Collegio
amministra l'entrate del Collegio me-
desimo , e distribuisce a' Cardinali
suoi colleghi presenti in curia , gli
emolumenti provenienti dal Rotolo.
Così chiamasi quella somma di de-
nari, che si dispensa a' Cardinali re-
sidenti in R.oma, a compensare in cer-
to modo le loro fatiche per l'inter-
vento ai concistori, alle sagre con-
gregazioni Cardinalizie, e alle cap-
pelle Papali. Ad evitare poi le preten-
sioni de'Cardinali i quali, non essendo
molto distanti dalla città, vi si re-
cassero senza necessiti», solo per fruire
tale partizione, Benedetto XIV decretò
colla costituzione In Regimine, data
a' 3 febbraio 1 745, che si legge nel
tomo XVI p. 278 del Bull. Magn.,
86 CAM
che i Cardinali costantemente assen-
ti . da Roma , benché vi si trovino
nel tempo del Rotolo , di esso non
possano in alcun modo godere; e se
per qualche tempo, e per causa giu-
sta dimorassero in Roma, non par-
tecipino del Rotolo, se non per la
giusta rata del tempo, in cui si sa-
ranno trovati, come meglio rilevasi
dal De Luca, in Relal. Rom. Cur.
disc. 5, num. 34, tom. XV, e dal
Plato, De Carditialis dignitate et
officio § II, p. 76 e 77 synopsis
p. 407- Inoltre ne trattano l'Aimon,
Tableau de la cour de Rome, e
Banicr, Ceremon, rclig. t. I. pag.
3 29. Aggiungiamo che il Cardinal
Camerlengo del sagro Collegio in
ogni concistoro porta seco una bor-
sa di seta color paonazzo trinata d'o-
ro, entro la quale evvi un libretto
chiamato delle Proposizioni, cioè i
fogli concistoriali , o ristretti delle
preconizzazioni, che gli consegna nel
giorno precedente al Concistoro il
sostituto di questo; co' quali fogli
egli confronta le chiese, che dal Pon-
telìce vengono proposte; e se il Pa-
pa tratta nel Concistoro alcun altra
cosa , e che voglia sia registrata
nella segretaria del sagro Collegio,
come lo sono gli atti concistoriali ,
il Cardinal Camerlengo la trascriva
a parte. Inoltre nella detta borsa
vi sono le palle per le ballottazioni
de' voti, che danno i Cardinali in
trattare i loro affari nella congre-
gazione, cui tengono dopo il con-
cistoro, nella stessa aula concisto-
riale. Questa è la borsa che, co-
me si disse, al terminare del Ca-
merlengato , dal Papa è consegnata
al successore.
Quando i Cardinali ne' concisto-
ri , dopo le chiese proposte dal Pa-
pa, proponevano i soggetti per le
sedi vescovili vacanti , comprese le
CAM
suburbicarie Cardinalizie, ed i Car-
dinali protettori delle corone propo-
nevano quelli appartenenti alle me-
desime, spettava al Cardinal Camer-
lengo del sagro Collegio il preconiz-
zare, o proporre nel medesimo con-
cistoro l'ultima delle chiese da esse-
re provveduta, ed un esempio non
tanto antico lo abbiamo nel conci-
storo celebrato da Pio VI, nel 1779,
riportato dal Diario di Roma di
quell'anno num. 4^6. Sul qual ar-
gomento vi sono diversi decreti e-
manati dai Pontefici, che si leggono
nelle citate ConstitiUiones pag. 37 e
seguenti. Anzi, ad onta che il Ca-
merlengo del sagro Collegio fosse
stabilito nelle costituzioni fatte dagli
stessi Cardinali , ed approvate da
Paolo III, anche a' 19 febbraio i546,
solo rilevasi dagli atti concistoriah ,
che soltanto nel 1695 il Cardinal
Denoff sia stato il primo Camerlen-
go del sagro Collegio a proporre
una chiesa in concistoro , alloichè
avea compito l' anno del suo Ca-
merlengato , cioè di una chiesa di
libera collazione del Papa, e non
eccedente la tassa di duecento fiori-
ni sulla mensa di essa , e ciò in
compenso delle fatiche per tal ge-
stione. L' ultimo Cardinal Camer-
lengo del sagro Collegio a proporre
in concistoro una chiesa fu il Car-
dinal Visconti, nel 1780. Poiché ri-
flettendo egli, che di rado accadeva
incontrarsi una chiesa di libera col-
lazione Pontificia non eccedente la
detta tassa, così pregò Pio VI a
proporre lui in avvenire j che vi
convenne, salvi gli emolumenti spet-
tanti al Cardinal Camerlengo, e sua
famiglia. Tuttavolla divenuto Camer-
lengo il Cardinal Conti ^ nel 1782,
volle proporre quella di Segni per
d. Paolo Ciotti, ma dopo di lui non
vi furono altri esempii, hi assenza
I
CAM
poi dei Cardinali protettori delle
corone, incombeva al Cardinal Ca-
merlengo proporre le loro Chiese.
Al Camerlengo prò tempore del
sagro Collegio spetta celebrare la
messa nelle esequie de^ Cardinali de-
finiti, e quando il Camerlengo (seb-
bene sia sacerdote) appartenga al-
l' ordine de' diaconi, e quindi come
tale non possa nelle cappelle Papali
celebrare, sostituisce un altro Cardi-
naie dell'ordine de'preti, ed allora la
quota della cera, che in libbre ven-
tiquattro tocca alla famiglia del ce-
lebrante, si divide fra quella del so-
stituto, e quella del Camerlengo.
Nello stesso modo, a' 5 novembre,
nella cappella Papale del palazzo
apostolico , ha luogo T anniversario
dei Cardinali defunti , istituito nel
Pontificato di Leone X, fanno 1^17,
per suggerimento del Cardinale Achil-
le Grassi, eh' era allora Camerlengo
del sacro Collegio. In quelf anniver-
sario è da celebrarsi parimenti la
messa di requie dal Camerlengo prò
tempore de' Cardinali; che se questi
è diacono, prega un collega di altro
ordine a farne le veci.
Il celebre maestro di cerimonie
Paride de Grassi, fratello del detto
porporato, racconta nel suo Diario,
che il lodato Papa proponeva di far
dire messa nelle esequie anniversarie
dei Cardinali da monsignor sagrista,
ma che egli, il Grassi, lo persuase di
farla dire al Cardinal Camerlengo
del sagro Collegio, come quello che
tiene nelle mani il denaro dello stesso
sagro Collegio, e fa le spese di tutti i
Cardinali. Da ciò si deduce, che (ino da
quei tempi il Camerlengo era come
un economo, o un tesoriere de' Car-
dinali colleghi, quando essi facevano
massa della maggior parte delle loro
rendite, di cui il Camerlengo era cu-
stode ed amministratore. Di fatti
CAM 87
si ha dal Cardella tomo III, p. 354,
che Leone X destinò tesoriere, ossia
Camerlengo del sacro Collegio, il Car-
dinale Achille Grassi^ e che fu esso,
come scrivono il Moreri nel suo Di-
zionario, e il Fleury, Slor. eccl. tom.
XL,p. 223,che non solo progettò di
farsi ogni anno solenne anniversario^
come si fa presentemente a'Caidinali
defonti, ma che nell'anno stesso rasse-
gnò la carica di Camerlengo, y. Car-
dinali DI SANTA ROMANA CHIESA. E Ìl
Sistini, nel suo Maestro di camera^
Stampato in Liegi nel i634, parlan-
do di detta cappella, dice, *> che la
» celebra il Cardinal Camerlengo
»» del sacro Collegio, cioè quello, che
>* tiene i libri ed i sigilli del sacro
w Collegio, che ha cura di riscuotere
»> e tener conto delle entrate del
»» medesimo ", il quale si muta ad
ogni principio d'anno.
Finalmente al Cardinal Camer-
lengo del sacro Collegio , siccome
accennammo , è affidata la cura
di far notare , registrare , e sotto-
scrivere gli atti concistoriali in un
libro intitolato Acta concistoria-
lia, e delle congregazioni Cardinali-
zie in un altro libro detto Cougre-
gationes capitiuii ordimim. Inoltre
incombe a lui d' incaricare il com-
putista del sacro Collegio della dis-
tribuzione dei predetti rotoli a' Car-
dinali, distribuzione, che in avanti
fìicevasi nella solennità del ss. Na-
tale , in quella di Pasqua , e nelle
feste della natività di s. Gio. Batti-
sta e d' Ognissanti. Come ancora
deve questo Camerlengo ogni anno
per la festa del Corpus Domini
mandare le torcie di cera per la
solenne processione , mentre a suo
tempo gli tocca rendere conto della
sua gestione ai Cardinali colleghi ,
ed è assistito dal prelato segretario
del sacro Collegio, f^. tale articolo.
88 CAM
CAIMERLENGO del clero roma-
no. L' ufficio dì Camerlengo del cle-
ro romano rappresenta il clero me-
desimo, come sì rileva dal § i i, e. 2,
De officio camcrarìi, e paiticolar-
menle il collegio de' parrochi. Per-
ciò dev' essere insignito di questa di-
gnità un sacerdote idoneo. 11 Galletti,
Del primicerio j p. 272,dice che la ro-
mana fraternità era un antichissi-
mo collegio composto dei canonici,
e dei parrochi delle chiese di Roma,
il cui superiore chiama vasi Ree ter
romanae fralernilatis , corrisponden-
te all'attuale Camerlengo del clero.
Il Moretti ne trattò eruditamente
nel suo libro Rilus da/idi preshyLe-
riirnij p. 3o5, De veleri schola cru-
cis^ collegio reetorum rem. frater-
nilalis y et utriusque vesligiis ^ ed il
Cancellieri nella sua Sagrestia vali-
caiia, p. 16, dice, che nella sagre-
stia medesima ogni anno nell' ultimo
giorno delle rogazioni, nella vigilia
dell' Ascensione, secondo « statata
a antiqua de oflicio camerarii cleri
« romani, et juribus funeralibus ec-
w clesiarum, praesertim parochialium
« almae urbis , Romae 1 6 1 8 , et
« 1707 ", si unisce la porzione più
scelta del clero romano, intervenuto
processionalmente alla basilica di s.
Pietro per le litanie minori, invece
di radunarsi a s. Caterina de' Fu-
paii, o a s. Lorenzo in Damaso, co-
me anticamente , e ciò fa, per isce-
gliere coi voti segreti, alla presenza
di monsignor vicegercnte, fra tre sog-
getti nominati dal Cardinal vicario
di Roma, il Camerlengo del clero,
che alternativamente suol essere un
canonico delle basiliche minori , o
delle collegiate, od uno de' parro-
chi secolari . Passiamo a descri-
vere compendiosamente 1' elezione
di esso, e le sue prerogative, col-
r autorità dell* oper£^ Statuta Jii-
CAM
tiqua, ristampata in Roma nell'an-
no 1735.
Elezione del Camerlengo del clero
romano.
Questa si fa, come si disse , ogni an-
no nell'ultimo giorno delle rogazioni,
nella sagrestia della basilica vaticana
per voti segreti de' canonici, e par-
rochi di Roma, tutti in veste talare,
e, in mancanza di alcuno di questi
ultimi, suppliscono gli economi, non
i sostituti, o vice parrochi. In un
anno si scegHe il Camerlengo dal
ceto de' canonici, nell' altro da quel-
lo de' parrochi , e i candidati per
la ballottazione in numero di tre ,
sono nominati dal Cardinal vicario.
A questa elezione presiede il prelato
vicegerente insignito del carattere
episcopale, e v' interviene il segreta-
rio del vicariato, ed il sostituto della
segreteria.
Ecco come si effettuava 1' elezione
a seconda de' citati statuti, De eli-
gendo cleri camerario i cap. I, p. I,
e seg. Chiusa la porta della sagre-
stia, monsignor vicegerente, sedendo
in mezzo ai due canonici vaticani
più antichi, pubblicava i nomi della
terna del Cardinal vicario , in tre
individui, pei quali doveano votare
gli elettori. Questi si recavano rego-
larmente e gradatamente, cioè prima
i capitoli, e poi i parrochi innanzi
a tal prelato deponevano nell' urna
preparata sopra una mensa, il voto,
consistente in una palla di pelle
bianca pel suffragio favorevole a quel-
lo, che si ballottava, o nera se non
piaceva il soggetto; indi il vicege-
rente contava i voti favorevoli ed i
contrarii, ed il segretario del vica-
riato, o il sostituto ne faceva il
registro, facendosi altrettanto nelle
ballottazioni degli altri due individui
della terna, secondo l'ordine di no-
CAM
mina , la cui votazione seguiva co-
me la prima, ma in urne separate,
ognuna delle quali avea avanti, o
sopra il nome di uno de' nominati,
quindi quello fra i tre, che riceveva
maggior numero di voti , diventava
e restava eletto Camerlengo del clero
romano. Questo è quanto prescrive
lo statuto; ma oggi ecco ciò, che si
pratica nella votazione. Il vicegerente
consegna ad ogni elettore nel punto,
che si reca a votare, una palla bian-
ca, che l'elettore, mettendo la mano
chiusa in ciascuna delle tre urne,
lascia cadere in quella, nella quale
evvi il nome di chi egli vuole
eleggere : nel resto si osserva il tutto
come sopra.
Si deve avvertire, che non posso-
no eleggersi per Camerlenghi i coad-
iutori de' canonici, arcipreti e par-
rochi , sebbene godano voce attiva
e passiva nell'assenza del coadiuto:
neppiu'e possono eleggersi i pariochi
regolari, ne gli economi delle chiese
parrocchiali, qualora non sieno pa-
tentati.
Gli arcipreti canonici, che hanno
cura d'anime, non possono essere no-
minati ed eletti nell' anno in cui ca-
de r elezione ad un parroco , ma
soltanto lo saranno in quello, in cui
si sogliono nominare i canonici. Do-
po che Leone XII riparti e restrin-
se le parrocchie di Roma, i curati
arcipreti vengono nominati quando
si elegge il Camerlengo dal ceto dei
parrochi.
Il Camerlengo del clero dura un
anno nell' ufficio, e non si può con-
fermare, prorogare, rieleggere per
qualunque pretesto, se non trascorsi
tre anni, eccettuato però il caso del-
la sede vacante: ed allora chi eser-
cita r ufficio, secondo la consuetudi-
ne, s'intende confermato senza nuo-
va elezione, in guisa per altro, che
CAM 89
non possa continuar nella carica ol-
tre il biennio, dal giorno della sua
elezione, anche per motivo di nuova
sede vacante.
L' eletto riceve dalle mani del Ca-
merlengo che cessa, la croce, gli sto-
loni, e le suppellettili del clero per
le processioni di esso , cioè piviali ,
cotte, candellieri, ed altro, facendo di
tutto ricevuta. Morendo il Camer-
lengo prima del termine del suo uf-
ficio , il Cardinal vicario a suo be-
neplacito sostituisce im altro , cioè
un canonico se il defunto era tale,
e viceversa, un parroco. Se l' eletto
ricusa di accettare, e poscia si vuol
dimettere dall' ufficio , il detto por-
porato nomina il successore dal ceto,
cui apparteneva il rinunziante. Il
sostituto poi di questo non può prose-
guire nella carica, se non nel periodo
di un anno dall'elezione di quello,
cui è succeduto, ma in sede vacan-
te continua nell' ufficio come sopra.
Inoltre il sostituto può dipoi eleg-
gersi in Camerlengo, allorquando toc-
chi la nomina di uno degli indivi-
dui al ceto cui appartiene.
Dell' officio y e delle prerogathe del
Camerlengo del Clero Romano.
L' officio del Camerlengo, come
si esprime lo statuto, sarà d'inter-
venire collo stolone dello stesso cle-
ro, alle processioni generali, cioè
del Corpus Domìni, di s. Marco,
delle rogazioni, de' giubilei, di sede
vacante e simili . 11 suo posto è
immediatamente dopo tutti i cano-
nici , eccettuati quelli delle patriar-
cali , e delle insigni collegiate , o
basiliche minori. Tocca al Camer-
lengo nelle processioni ordinare di
portare i piviah , ec, 1' intuonazio-
ne , ed il canto delle htanie da chi
crederà.
90 CAM
Essendo intervenuto il Camerlen-
go a tali processioni generali del
clero, deve in conseguenza percepire
le distribuzioni, come se fosse inter-
venuto col proprio capitolo, s'egli
è del ceto canonicale. Qualora poi
il Camerlengo non si recasse alle
processioni, la stola sarà portata
dal sostituto, il quale deve essere
approvato dal \icegerente, e debba
essere del ceto de' canonici , o dei
parrochi, a seconda di quello, cui
appartiene il Camerlengo stesso. Ma
nelle processioni pei funerali, si pira-
tica quanto diremo in seguito. Ad
evitare confusione, e per maggior
decoro del collegio dei parrochi ,
procurerà il Camerlengo, che nelle
predette processioni , tanto i parro-
chi regolari , quanto gli economi
curati approvati vadano in capo
della processione : gli altri parrochi
però seguiranno l'ordine di anzianità.
Per riguardo alla processione, che
fa il Clero, mentre i Cardinali sono
raccolti in conclave, nel cortile del
conclave medesimo, al termine del
Veni creator Spiritus, in una cap-
pella, era in uso non è molto tem-
po , che prima di cominciare le
preci, doveva il Camerlengo del Cle-
ro, dallo stesso cortile rivoltato al
conclave, interrogare ad alta voce:
Hahemus Poiitificem? e se venivagli
risposto di no, allora, dopo le pre-
ci , s' intonava da'musici di cappella
l' introito della messa , la quale tut-
tora si celebra durante il conclave,
ma non coli' assistenza del clero, e
del Cameilengo. V. Novaes, Intro-
duzione alle V^ite €16^ Pontefici to. I,
Dissertazione II del Conclave, pa-
gina 97.
11 Camerlengo del Clero dev* es-
sere presente alle due congregazioni
de' prefetti curati del clero romano,
e prima che termini l'annuale suo
CAM
eserazio , deve tenere nella chiesa
de* parrochi , a s. Salvatore delle
Cappelle, innanzi al Cardinal vicario,
una riunione di parrochi, per la
soluzione di tre casi di coscienza,
dati dallo stesso Camerlengo ai tre
ultimi parrochi. Inoltre egli deve
destinare i parrochi a difendere, e
ad oppugnare le argomentazioni per
tali casi. Spetta pure al Camerlengo
ricevere il giuramento sull'Evangelo
di stato libero da qtielli che voglio-
no contrarre matrimonio, non che
esaminare i testimonii, e ciò colf as-
sistenza di un notaro del vicariato.
Nel caso della impotenza del Camer-
lengo, potrà essere altri sostituito,
annuendovi il Cardinal vicario.
Appartiene al Camerlengo deci-
dere sommariamente le vertenze, che
insorgono ne' fimerali , e le contro-
versie di precedenza, che accadono
in simih casi, senza però pregiudizio
delle parti . In alcune circostanze
risguardanti il clero, può il Camer-
lengo intimarla per mezzo de' man-
datarii del Cardinal vicario, previo il
permesso di quest'ultimo. 11 Camer-
lengo sia di notte, che di giorno,
dovrà essere invitato a tutti i fune-
rali, in cui siano state chiamate dal
parroco, o dal sagrestano della chie-
sa, nella quale trovasi il defunto, sia
di notte che di giorno, sei croci, ossia
egual numero di corporazioni di chie-
se , o di regolari , o di secolari.
Che se per mancanza di tempo, o
per altra causa, non possa interve-
nirvi personalmente , o per mezzo
del sostituto, allora lo stesso parro-
co, autorizzato dal Camerlengo, ne
assume lo stolone, e fa le veci di
lui dando a portare la propria stola
ad altro sacerdote. Se accade, che
due o più parrochi intervengano
alla processione funerale , assente il
Camerlengo,© il sostituto di lui,
CAM
deve allora portare lo stolone que-
gli , che gode preminenza . Ma il
Camerlengo, senza un urgente impe-
dimento deve sempre intervenire in
persona a' funerali, affinchè colla
sua prudenza e autorità sia com-
posta qualunque contesa, che per
avventura si suscitasse.
Se il Camerlengo si reca al luogo
del funerale nell'ora dell' intimazio-
ne , non è lecito agli eredi del de-
funto di rifiutarlo, sebbene alcuna
delle sei croci, o corporazioni invi-
tate, sia per alcun motivo mancata,
affinchè non si deluda il clero nella
persona del Camerlengo. Che anzi,
sebbene il cadavere si porti per tu-
mularsi alla chiesa parrocchiale dei
regolari, ed oltre il parroco della
stessa chiesa, sieno stati invitati an-
che i frati, o altri religiosi, il par-
roco, e i regolari dello stesso luogo
devono computarsi per due corpi
distinti. Altrettanto si ritenga quan-
do nelle pariocchie secolari vi sia
il capitolo, o una congregazione di
sacerdoti, che parimenti in un al
parroco devono valutarsi per due
corpi: altrettanto si praticherà nelle
altie processioni generali del clero,
e nelle processioni, che si fanno nella
sede vacante.
Al funerale poi del defonto Ca-
merlengo del clero, il clero romano
con cotta, col canto alternativo dell'in-
tero ufficio dei morti , è obbligato ad
intervenire nella chiesa in cui deve
il cadavere essere tumulato, e que-
gU , il quale per ultimo esercitò
l'uffizio di Camerlengo, deve pro-
curare, che il clero intervenga alle
esequie nell'ora, e luogo intimato.
Quando muore un parroco (^Vedi),
il viciniore, il vice curato, o il sa-
grestano della chiesa, ancorché sia
collegiata e regolare, ne danno av-
viso a quello che per ultimo eser-
CAM 9£
citò il Camerlengato, il quale invita
il vicegerente, e gli altri parrochi
alle esequie , uffizio , o messa del
Camerlengo defonto.
Il Camerlengo prò tempore non
può esigere emolumento per la se-
poltura , funerale , o altra causa ,
escluso qualunque titolo. T^. Clero.
Abbiamo dal citato Moretti, De
Presbiterio p. 86, che al conciho pro-
vinciale celebrato nella basilica late-
ranense da Benedetto XIII, nel
1725, non solo intervennero i Car-
dinali , gli arcivescovi , i vescovi , e
i procuratori di quelli assenti, affin-
chè dessero il loro voto; ma ancora
furono ammessi i collegii de' canonici
delle tre patriarcali, i collegii de'cano-
nici delle due insigni basiliche, cioè
di s. Maria in Trastevere, di san
Lorenzo in Damaso, non che il Ca-
merlengo del clero, come rappresen-
tante il rimanente del clero romano,
da cui viene eletto, ed inoltre tre
parrochi , che rappresentassero il
corpo di tutti i parrochi di Roma.
Questi però, sebbene non dessero il
voto , presero posto dopo i padri
del concilio, vestiti de' sacri para-
menti , e anch' essi lo erano cogli
abiti corali.
CAMERONIANL Eretici calvini-
sti, discepoli delle massime di Gio-
vanni Camerone scozzese. Visse que-
sti nel secolo decimosettimo, ed in-
segnò teologia nelle accademie di
Samur, Londra, Glasgow e Montai -
bano, dove morì in età di quaran-
tasei anni. Scrisse un dialogo con
Tileno, intitolato : De grada et vo-
luntatis humance concursu in voca-
tione j così pure un trattato in cui
difende la sua opinione sul punto
della grazia e libero arbitrio. Sono
sue opere anche le proslectioiies, ov-
vero lezioni di teologia, nonché le
osservazioni sul nuovo testamento
9* CAM
col tìtolo Mìrrliothecìum Evnti-
geli'cuni. y. Bossiiet Hist. des va-
riai.
CAMICE. Tonaca di tela bianca,
lunga sino ai piedi , indossata dagli
ecclesiastici nella celebrazione degli
udicii divini. Fu eli ia mata ydlba dal
suo color bianco, canilsus, camìsile,
camisia, quindi Camice dagl'italia-
ni. I greci poi r appellano poderes
da podaSy piedi, perchè discende fi-
no ai piedi. Da principio , secon-
do afferinano Fleury , De^ costumi
degli antichi cristiani _, e il padre
Le-Brun tom. I, p. ^5, era un or-
namento proprio soltanto delle per-
sone laiche di qualche condizione.
Infatti si legge presso Vopisco , in
Aurelian., che Aureliano avea man-
date ai romani di quelle tonache
bianche : Tunìcas alhas, mamcatas,
ex diversis provinciis etc. Passò di-
poi dall' uso dei laici a divenir abi-
to particolare degli ecclesiastici , in-
serviente al divin ministero. Nondi-
meno, siccome riferisce il Tomma-
sino. De Bencficiis p. I. lib. II, e.
45, ne'primi secoli si portava il Ca-
mice anche fuori della chiesa , qual
veste ordinaria, e laddove tratta va-
si di avvicinarsi agli altari , venia
cangiato con un altro più mondo
e più nobile. Di ciò ne assicurano
molti decreti di concilii in diversi
tempi e luoghi ragunati , ne' quali
vien proibito a'sagri ministri di ce-
lebrare con quel Camice, che ado-
peravano usualmente. E Leone IV
ordinò pure con suo decreto : Nid-
liis in Alba, qua in suo usa utitur,
praeswnat missas cantare. Se quin-
di quella veste veniva adoperata si-
no da' primi tempi dell' era cristia-
na, non deve recar meraviglia, che
gli stessi apostoli la vestissero, quan-
do offerivano il sagrilicio. Anzi non
mancano autori, che sostengono ta-
CAM
le opinione, o la provano con una
lettera di Teodosio arcivescovo di
Gerusalemme^ il quale nell'anno 70
di Cristo, scrivendo a s. Ignazio di
Costantinopoli , dice , che ad imita-
zione di s. Giacomo apostolo, egli
adoperava ne' divini ullizii una ve-
ste talare di lino. Che poi fosse in
VISO nel secolo IV, ne parla chiaro
il quarto concilio di Cartagine , il
quale stabili : ut diaconus tempore
oblationis tantum ac lectionis Alba
utatur. S. Girolamo, Dialog. con-
tro i Pelagianij, 1. i, scrisse che la
veste candida era indossata a' suoi
tempi dai sacerdoti , diaconi e sud-
diaconi. Il concilio di Narbona, ce-
lebrato nel 589, ne fece apertamen-
te menzione, allorché prescrisse: » ne
» diaconus, aut subdiaconus vel lector
» antequam missa consumatur Alba
« se praesumat exuere ". I chierici
pero
se allora vestivano il
Camice al pari de' sagri ministri, in
appresso lo mutarono in una veste
assai più corta, per essere più spe-
diti neir adempiere le loro incom-
benze.
Anticamente nel Camice si cuci-
vano alcuni pezzi di drappo , orna-
menti di seta e d'oro sul petto, sulle
spalle, alle maniche e alle falde. Di
tal forma appunto era il Camice di
s. Bonifazio vescovo di Ferentino ,
che si conservava nella cattedrale di
Viterbo , insieme coli' amitto di lui,
nel quale si vedeva una lista di broc-
cato in cima con alcune lettere go-
tiche lavorate in margheritine , ed
appellate Tetra grammaton, per allu-
dere al nome ineffabile di Dio, por-
tato sulla fronte dal sommo sacer-
dote degli ebrei in lamina d' oro.
Tali ornamenti si vogliono praticati
sino air 855. Anastasio, nella vita
di Benedetto III, scrisse che il re
de' sassoni , oltre i doni che inviò alla
CAM
basilica di s. Pietro, vi mandò de' Ca-
mici fregiati con molti ornamenti di
seta e d' oro : e benché il Casaubo-
no sia di sentimento che fossero piut-
tosto addobbi di chiesa, il Ferrari,
De re vestiaria ^ 1. 3, e. i, piena-
mente comprova, eh' erano i Camici
de' sacerdoti.
Quelli, che si usano oggidì, ven-
gono ornati intorno al collo, nelle
estremità delle maniche e ai lembi
di merletti pii^i o meno nobili, se-
condo il grado dell' ecclesiastico. A
questi di sotto talvolta si pone ima
fascia di tela nera per l'uso de'semplici
sacerdoti, di seta cremisi o d'altro
colore, secondo il loro abito, pei ve-
scovi e prelati , di seta rossa pei
Cardinali, e bianca pel Sommo Pon-
tefice. 11 Camice di quest' ultimo si
ferma intorno il collo con fettuccia di
seta bianca, con ghianda e fiocchetti
d'oro. Vogliono alcuni autori, che ne-
gli antichi tempi i Papi l'adoperassero
di color celeste, come si osserva in al-
cuni mosaici di Roma ; ma quella ve-
ste era veramente una specie di to-
nicella distinta dal Camice, la qua-
le si poneva sopra di esso.
Dal libro sacerdotale di Alberto
Castellano si rileva , che nel vener-
dì santo i sacerdoti alla processione
si vestivano de' Camici di color ne-
ro. Tale costumanza però è del tut-
to abolita, essendo stabilito con de-
creti generali _, che il Camice sia
sempre di lino bianco. Esso vestir
si deve dopo l'amitto; secondo il
rito ambrosiano però e maronita, lo
s'indossa prima. I sacerdoti latini
mentre lo assumono, devono recita-
re la preghiera : « Dealba me ,
i> Domine, et munda cor meum, ut
'^ in sanguine Agni dealbàtus, gau-
« diis perfruar sempiternis ". I vesco-
vi poi hanno la seguente : >ì Deal-
'^> ha me, Domine, et a delieto meo
Cam 93
•» munda me, ut cum iis, qui stolas
« suas dealbaverunt in sanguine A-
« gni, gaudiis perfruar sempiternis".
Gli autori, che trattarono sul mi-
stico significato delle sagre vesti,
trovano nella bianchezza del Cami-
ce il simbolo della purezza del cuo-
re, della integrità de' costumi, della
innocenza, che dev'essere distintivo
carattere del sacerdote; nella lun-
ghezza, la perseveranza nel bene, di
cui in ispecieltà non deve mancare il
ministro di Dio; finalmente negli
ornati, le buone opere, le virtii ec,
delle quali deve mostrarsi il sacer-
dote specchiato modello. Alcuni al-
tri vorrebbero nel Camice figurata
anche la veste bianca di cui Erode
vestì Gesù Cristo per dileggiarlo. Su
tal argomento, si potranno consulta-
re, tra gh altri, Lambertini Del sa-
crificio della Messa 3 p- IV, sez. i,
n. ^^', Titelmano De expositione
mysterior. missae^ cap. 2; Le-Brun
tom. I; Suarez tom. Ili, p. lil, q.
83, disput. 82, sez. 2; e il Soto, in
4. sentent. dist. i3, q. 2, a. 4-
CAMICETA. Città vescovile d'A-
frica, di cui s'ignora la provincia. Si
sa che un suo vescovo chiamato Da-
miano intervenne, e sottoscrisse al
concilio di Cabarsusa nelf Africa, a-
dunato nell'anno 393, sopra Pri-
miano vescovo di Cartagine.
CAMILLO DE Lellis (s.). Bac-
chianicOj piccola città degli Abruzzi
nel regno di Napoli, ha il vanto di
aver dato i natali, nel i55o, a que-
sto benemerito eroe di evangelica
carità. Rimasto privo assai giovane
d'ambedue i genitori, non soggetto
alle cure di alcuno, condusse gli an-
ni primi di sua vita nel giuoco, e
negli altri disordini della milizia, cui
per alcun tempo venne ascritto. Non
fu abbandonato però in mezzo a'suoi
giovanili traviamenti, e commosso
94 CAM
altamente per alFettuosissima esor-
tazione d' un patire cappuccino ,
pianse i passati errori, e divisò ve-
stire qiiellahito religioso nell'età di
anni venticinque. Ma il Signore lo
avea destinato ad ufficio diverso,
ed egli, seguendone la vocazione, ab-
bandonata la patria, fu a Roma, do-
ve per quattro anni continui si a-
doperò nella cura degl' infermi del-
l'ospitale di s. Giacomo. La sua ca-
rità verso il prossimo non conosce-
Ta limite alcuno, e d'i e notte ve-
gliava al letto di quegli infelici,
apprestando loro ogni maniera di
soccorso sì dello spirito che del cor-
po. E siccome il vero amore dei
prossimi non può essere disgiunto
dal santo amore di Dio, cosi egli
nel mezzo delle sue lunghe e inces-
santi fatiche, non trovava miglior
sollievo e conforto, che nel piìi fer-
vente esercizio dell'orazione, e nella
frequenza de' sacramenti. Cresciuto
in fama di santità, fu eletto in ca-
po a quell'ospitale, e per assistere
piii efficacemente i malati, si prepa-
rò a ricevere gli ordini sacri. Da
Tommaso Goldwel, vescovo di san
Asaffo, poiché riuscì bastantemen-
te istrutto negli ecclesiastici studii ,
fu ordinato sacerdote, e incaricato
poscia, nel i584, ad ufTiziare la cap-
pella della beata Vergine dei Mira-
coli, dovette rinunziare alla direzio-
ne dell'ospitale. Non fu però che il
nuovo suo impiego facesse a lui di-
menticare l'usato caritatevole ufficio:
che anzi, l'anno medesimo, istituì a
vantaggio dei poveri infermi la sua
congregazione, la quale porta il no-
me di chierici regolari ministri de-
gl' Infermi ( Fedi) detti volgarmen-
te Crociferi, dalla croce di panno
rosso che portano sul petto tanto
nella tonaca, che nel mantello. Pre-
scrisse, che quelli, i quali vi fossero
CAM
«
ammessi, vestissero un abito nero
con mantello dello stesso colore, an-
dassero quotidianamente all' ospitale
dello Spirito Santo, acconciassero il
letto ai inalati, riguardassero ognun
di que' miseri come (r. C. medesimo,
ed esortassero i moribondi a santa-
mente disporsi alla morte. Ma anche
questa lodevole opera del nostro san-
to ebbe a sostenere possenti opposi-
tori, i quali però valse egli a vin-
cere interamente, per quella confi-
denza in Dio , che fu sempre indi-
visibil compagna a' suoi passi. L'an-
no r585 ebbe in dong una casa as-
sai comoda, ove alloggiava la sua con-
gregazione, e preso animo per tan-
ta avventura, allargò i suoi disegni,
e volle che i suoi fratelli si obbli-
gassero a giovare gli appestali, i pri-
gionieri , e quelli che ammalava-
no nelle private famiglie . Racco-
mandò loro sopra ogni altra co-
sa l'assistenza spirituale delle anime,
li provvide a tale effetto dei miglio-
ri libri di pietà, e compose alcune
apposite preci per gli agonizzanti.
Questo novello istituto avea incon-
trata la comune approvazione , e
molli si meravigliavano come un uomo
di ristretta dottrina avesse potuto im-
maginarne il disegno, e, quel che più
è, condurlo egregiamente ad effetto. 11
Pontefice Sisto V lo confermò nel
i586, e Gregorio XIV, nel i^qt, e-
resse questa congregazione in Ordine
religioso coi privilegii dei mendicanti,
con la condizione, che in giunta ai
voti di povertà, castità ed obbedien-
za , vi facessero ancora quello di
sovvenire agH infetti di peste. Il
medesimo Pontefice proibì loro di
appartenere ad altre comunità reli-
giose, tranne che ai certosini ; loc-
chè parimenti fu confermato da
Clemente Vili, nel i5()7., e nel
1600, aggiungendovi alcuni altii
CAM
priTÌlegl. Giunto per tal modo Ca-
luillo al compimento de' suoi desi-
derii, non è a dire come di giorno
in giorno aumentasse il suo ardore
e la sua premura per lo vantaggio
sempre maggiore degli indigeiili, e
come lo zelo dell'altrui bene spiritua-
le così lo infiammasse da rendere,
colle sue dolci ed affettuose parole,
gioconda, anziché triste, l'ora estre-
ma ai morienti. Né le gravi infer-
mità, cui soggiacque, gì' impedirono
minimamente gli usati pietosi eser-
cizii, che infermo voleva ogni gior-
no visitare gì' infermi e conclucen-
dosi a stento da letto a letto solca
ripetere queste parole : » la felicità,
» che io spero è sì grande, che tutte
» le sofferenze mi divengono piaceri '\
La umiltà di lui era oggetto di ma-
raviglia a tutti , e di questa virtù
diede pruova singolare , quando
nel 1607, rinunziò volentieri alla
onorevol carica di generale dell'Or-
dine, per poter servire maggiormen-
te i suoi poveri. Fondò molte case
nelle principali città d'Italia, man-
dò alcuni suoi confratelli anche nel-
l'Ungheria, e dopo aver logorata la
sua vita a vantaggio di quella d'al-
trui, rese in Roma l'anima a Dio,
a' i4 di luglio 16 19, in età d'anni
sessantanove , come avea già pre-
detto. La tomba di lui fu onorata
da molli miracoli, e Benedetto XIV
lo beatificò nel 1742, canonizzando-
lo due anni appresso. La benedetta
spoglia di tanto uomo fu riposta in
un' arca nella sontuosa cappella a lui
dedicata nella chiesa di s. Maria
Maddalena, degli stessi padri mini-
stri degl'infermi, che ne solennizza-
no la festa a' i5 luglio. La Chiesa
universale ne celebra le glorie ai
18 di detto mese, non potendosi
celebrarle nel giorno medesimo di
«uà morte > attesa la festa di san
CAM g5
Bonaventura, Cardinale, e dottore
di s. Chiesa.
CAM 1 NATE Uberto, Cardinale.
V. Belmonte Uberto.
CAMmiECR,oCAMENEC {Ca-
meiieciiim). Città vescovile nella Ga-
lizia Polono-Austriaca, capitale della
Podolia , paese che lungamente go-
vernato da' suoi proprii principi ,
e disputato dai polacchi , e htuani
si ebbe nel 1569 dai primi. Cami-
nieck è piazza forte situata sopra
una rocca, a pie' della quale scorre
il fiume Smotrziez , verso i confi-
ni della Moldavia. Dopo diversi at-
tacchi , fu presa, nel 1672, dalle
truppe di Maometto IV, imperatore
de' turchi ; ma dipoi per la pace di
Carlowitz, conchiiisa a' 20 gennaio
dell'anno 1699 tra gli ottomani, la
Russia, Federico Augusto I re di Po-
lonia e i veneziani , fu restituita ai
bastami suoi antichi signori, da Mu-
stafà II. Quindi la possedette la
Russia, e, nel 1773, fu devoluta
air Austria, ed ora fa parte del re-
gno di Galizia.
Questa città ebbe un vescovo di
rito latino sino dal 14^4? speditovi
dall'arcivescovo latino d'Halicia, della
provincia di Lwow, o Leopoli, e fat-
to suffraganeo dell'arcivescovo di
Lemberg [Vedi). Clemente XI, nel
1700, fece vescovo di Caminieck il
cistcrciense Goniowski , indi , nel
1721, ne divenne vescovo Stanislao
Osio. Nel 1790, lo era Adamo Rra-
sinski , e Giovanni Dembowski da
Pio VI fu fatto suo coadiutore con
successione. Pio VII, a' i5 mai7;a
181 5, vi destinò Francesco Borgia
Machiewlez. Però dopo il 1824, non
ha più avuto vescovo latino, ma
solo di rito greco-unito, e questo
fu unito all'arcivescovo di Leopoli
di rito greco ruteno ^ che riunisce
anche l'altra chiesa d'Halicia, es-
96 CAM
vsendonc altiialmente insignito Mi-
clide LcAvicki Iraslatato da Prcmislia
agli 8 marzo i836.
CAMLMTZA ( Olencn. ). Città
vescovile della Grecia nella Morca,
provincia di Acaia , posta sul golfo
alla foce del fiume dello stesso no-
me, con titolo di vescovato in par-
tibus, suffraganeo della metropoli di
/ Patrasso, nell' esarcato di Macedonia
(Fedi). Il Commanville dice, che
la sua sede episcopale fu istituita
nel IX secolo.
CAMINO (Caminum). Città ve-
scovile d'Alemagna nella Pomerania,
sull'imboccatura dell' Oder nel mar
Baltico, e nella provincia della Prus-
sia occidentale. S. Ottone , vescovo
di Bamberga, ed apostolo della Po-
merania, convertì Uratislao I, re de-
gli slavi e di Pomerania , in uno a
que' popoli. Perciò il re gli conce-
dette molte terre, nelle quali il det-
to santo eresse due monistcri, ed
il vescovato di Fulin, o Julin. In
questa città Ottone medesimo con-
sacrò una chiesa ad onore de' ss. Adal-
berto e Venceslao martiri, lasciandovi
per primo vescovo Adalberto suo di-
scepolo : istituzione, che dal Pontefice
Calisto II, ed Innocenzo II venne
confermata negli anni 1 124 e i \^o.
Avendo i danesi , verso l' anno
1173, demolita la città di Fulin,
venne sulle sue ruine edificata Ca-
mino, la quale in breve tempo creb-
be di maniera, che, nel 11 85, Bo-
gislao II, duca di Pomerania, vi tras-
ferì l'antica sede vescovile, l'arric-
chì di beni , ed il suo vescovo di-
venne signore della città, e del ter-
ritorio, comprendendo nella sua giu-
risdizione Colberg, ov' eravi una di-
stinta collegiata, Gripswalde deco-
rata di università, i cui vescovi
erano i cancellieri , Stettino con. la
collegiata dedicata a s. Ottone, e
CAM
Colino, residenza episcopale. Il ve-
scovato essendo sulFiaganeo prima
di Bamberga, indi di Magdeburgo,
e poscia di Gnesna, venne da Cle-
mente VI, nel 1 346, assoggettato im-
mediatamente alla Sede Apostolica.
La sua cattedrale, sotto l' invocazio-
ne di s. Giovanni Battista, avea quin-
dici prebendati di nomina de' duchi
di Pomerania ; ed otto erano le sue
dignità, cioè il prevosto, il decano,
il tesoriere , e i cinque arcidiaconi,
di Camino, Dymin , Uznan, Stetti-
no e Stargard.
In Camino, l'anno i53o, s'inco-
minciò ad introdurre il luterani-
smo , perlochè i duchi di Pomera-
nia fondatori del vescovato si fecero
eleggere in amministratori. Fino dal
i556, la riforma visi è stabihta inte-
ramente, e, nell'anno 1^74, la sua
propagazione fu compiuta. Essen-
dosi estinta l'antica linea dei duchi di
Pomerania, l'elettore di Brandem-
burgo ne ereditò i dominii, e nella
pace di Munster ( an. 1 648 ), gli fu
ceduta Camino, a condizione, che la
terrebbe come feudo dell' impero, e
che potrebbe abolire i canonicati ,
dopo la morte de' canonici, ed altri
del capitolo, che in quell' epoca vi
si trovavano, erigendo il vescovato
di Camino in principato , e goden-
done le rendite. Attualmente Cami-
no conta due chiese, una cattolica,
l'altra luterana. Abbiamo la serie
de' vescovi di Camino , nella SLoria,
ecclesiastica d' Alemagna, tomo II,
pag. 307.
CAMISABDI. Ramo di calvinisti
spuntato alla fine del secolo XVII. Va-
riano gli autori nello assegnare la
etimologia del loro nome. Alcuni
pretendono , che venga da CamisCy
voce del vernacolo di Linguadoca ,
che significa una specie di camicia
da essi portata sopra gli abiti ; altri
CAM
la fanno derivare da camis _, voca-
bolo francese, che vuol dire strada,
perchè coloro e ò\ giorno e di not-
te infestavano le vie ; né mancano
alcuni, che la vogliono originata dal
teimine militare incamiciate^ dino-
tante impreveduti attacchi, perchè i
fanatici assalivano all'improvviso, e
colla massima empietà trucidavano
specialmente i preti, e distruggevano
le chiese cattoliche. Essi sollevaronsi
ad una terribile rivolta sedotti dai
deliri del ministro Surien , e dalle
fòlse promesse del principe d' Gran-
ge. Surien predicava l'estinzione del-
la religione romana, ed il regno del
calvinismo. Du-Serre, vecchio calvi-
nista, riuscì uno de' piti forti pro-
pagatori di que'sogni. Egli scelse un
numero di giovanetti dei suoi con-
torni , gli ammaestrò dei passi del-
l'Apocalisse dove si parla dell'anti-
cristo, della liberazione del suo im-
pero e del trionfo della Chiesa , a-
scrivendo tutto ciò al Papa come
anticristo , ed al calvinismo come
vera chiesa. Que 'giovanetti lusingati
dalle sciocche di lui promesse si
dilFusero nel Delfinato e nel Vi Vare-
se, e per tal modo fecero progressi,
che molti villaggi erano del loro par-
tito. Prima di predicare si fingeva-
no addormentati ; poi sorgendo ad
un tratto, quasi che fossero divina-
mente ispirati, annunziavano quanto
loro di strano si presentava all'idea,
e tutto spacciavano come rivelazioni
avute nel sonno; e quegli attoniti
montanari tutto credevano e a tut-
to giuravano.
CAMMIINO (s.) nacque in Ir-
landa. Non appena cominciò a co-
noscere il mondo, che di esso fu
annoiato, e riputando cosa migliore
il menar la sua vita nella solitudi-
ne, elesse a ritiro l'isola di Inish-
Realtair. La fama della sua santità
VOI. vn.
CAM 97
attrasse a lui tanto numero di se-
guaci , che a l'i covra meli gli fu
d'uopo innalzare un monistero, reso
celebre poscia per tutta Irlanda.
Cammino è tra i santi piìi rinomati
di quella parte di mondo; vi ha
una chiesa, che da lui s' intitola
Tempio di Cammino. Morì il sau-
to abbate nell'anno 653.
CAMPAGNA (Campanien.). Cit-
tà con residenza vescovile nel regno
delle due Sicilie, nella provincia di
Principato Citeriore, così denomina-
ta perchè trovasi ai confini della
campagna. Situata vagamente in una
delle vallate di Montenero, viene ba-
gnata dal torrente Tenzo, che in-
fluisce sul Silaro. Nella pianura ma-
rittima ha due laghi chiamati gran-
de piccolo , e dalla parte di que-
sto ultimo , là dove il luogo porta
tuttavia il nome di Vicenza, si vuo-
le ravvisarvi l'area dell'antica Picen-
tia o Picentimi j già capitale de' pi-
cenlini, colonia trasferitavi dal Pice-
no. Dalle epistole di s. Gregorio I, il
quale fu eletto nel Sgo, rilevasi che
tra i ventitre pingui patrimonii pos-
seduti dalla Sede Apostolica (^Vedi),
si enumera quello di Campania, o
Campagna. Questa città fu anche
marchesato della nobile famigha Gri-
maldi, ed il Sommo Pontefice Cle-
mente VII, a' 19 luglio i525, la e-
resse in vescovato, facendola suffra-
ganea della metropoli di Salerno,
con mille e duecento ducati di ren-
dita. Indi venne unita alla sede di
Satriano, ma poscia Pio VII, ne'pri-
mordii del nostro secolo, colle let-
tere apostoliche De melìorij quinto
Kalendas julii 1 8 1 8 , soppresse la
sede di Satriano , e l' uni a Cam-
pagna, e questa contemporaneamente
uni in perpetua amministrazione al-
l'arcivescovo di Conza [Fedi). Cam-
pagna ha una magnifica cattedrale
7
g8 CAM
dedicata alla B. V. Maria, il cui ca-
pitolo sì compone di dieciotto ca-
nonici, selle de quali sono dignitarii ;
il primo è l'arcidiacono, gli altri so-
no l'arciprete, il diacono, il corista,
il primicerio, il tesoriere e il sagre-
stano. Sonovi inoltre mansionarii, al-
tri preti, e chierici pel servigio di-
Tino. Ve il fonte battesimale, e due
canonici ne sono i parrochi. Nella
città vi sono tre chiese, oltre la det-
ta caltedi-ale, ed hanno cura d'ani-
me. Vi sono poi due conventi di
religiosi, un monistero di monache,
due seminarii, l'episcopio, non che
uno spedale ben fornito.
CAMPANA. Strumento di me-
tallo fatto a guisa di vaso arrove-
sciato, il quale con un battaglio, det-
to volgarmente hattocco _, sospesovi
entro, si suona a diversi oggetti. E
appeso in luogo elevato, chiamato
campanile, e serve principalmente ad
invitare i cristiani alla chiesa, e ad
altri usi promiscui sagri e pubblici.
Convoco, signo 3 noto^ compello:
concino, ploro
Arma , dies , horas , fulgitra ,
festa, rogos.
§ I. Origine delle Campane
Molto si è disputato sulla origi-
ne delle Campane, e sulla loro pri-
ma invenzione, che il p. Rirker fa
risalire sino agli egiziani. Alcuni vor-
rebbono, che derivassero dai campa-
■nelliy o dalle campanelle, che seb-
bene diversi di molto dalle Campa-
ne d'oggidi, pur ad esse gradatamen-
te diedero origine. Sappiamo dall'^E"-
sodOf e. XVI li, 33, e daW Ecclesia-
stico, e. XLV, IO, che il sommo
sacerdote degli ebrei nel giro estre-
mo della veste, che dovea sovrap-
CAM
porre alla tonaca di bisso, avea
disposti de' campanelli d'oro, fra po-
mi melogranati di giacinto, di por-
pora e di cocco , afilnchè da tutti
se ne sentisse il suono, ogni volta
che entrava od usciva dal santua-
rio, e tutti fossero eccitati a un pro-
fondo rispetto, leviti e popolo. Giu-
seppe -Ebreo chiama questi campa-
nelli Tinlinnahida , Campanidae :
s. Prospero dice, ch'erano cinquan-
ta, s. Girolamo crede che fossero
sessantadue , Clemente Alessandri-
no sostiene, ch'erano trecentosessan-
tacinquc come i giorni dell' anno ;
ed i misteriosi signiiìcati ne sono
spiegati da s. Cirillo Alessandrino,
da s. Girolamo, e da s. Gregorio.
Il citato Giuseppe, nel libro III
delle Antichità Giudaiche, fece men-
zione delle Campane : Campanulac
siniilem , quemadnioduni tubae j
ed alcuni nostri antichi scrittori ram-
mentarono il suono delle Campane
nel tempio di Salomone. Anche i
gentili si prevalsero delle Campane,
Narrasi, che il famoso tempio di Do-
dona fosse circondato da certe cam-
panelle, che agitate dal vento ren-
devano un suono quasi continuo.
Presso gli ateniesi i sacei'doti di
Proserpina chiamavano il popolo ad
assistere ai misteri con una Campa-
na. I sacerdoti di Cibele usavano
campanelle, e sonagli nelle loro ce-
rimonie, e Luciano, in Dial. t. III,
ci assicura, che i sacerdoti della dea
Siria si servivano di Campane: tin-
tinnahidum pulsai. Gli antichi ado-
peravano questi vasi metallici nelle
feste de' loro dei, e si asserisce clie,
oltre i greci anche i persiani, ed i
romani conoscessero l'uso delle Cam-
pane, come accennano Polibio e
Tibullo.
Certo è, che riguardo ai romani,
Augusto, come riporta Svctonio nella
CAM
sua vita e. 91, collocò i tinlinnabuli o
campanelli soliti a tenersi alle por-
te ( come si usa anche al presente)
nel più alto luogo del tempio di
Giove Capitolino. I romani se ne
servivano particolarmente nelle ter-
me per invitare o congedare la gen-
te dai bagni , e Strabene, 1. IV,
Geogr. ante med., parla dell'uso del-
la Campana nei tempi di Tiberio.
Nelle vaste abitazioni de' magnali, per
adunare le persone a mensa, usa va-
si la Campana , detta pulinentaria.
Ve n' era un' altra per destare di
buon mattino i servi dal sonno, e
negli scavi dell'Ercolano e di Pom-
pcja si rinvennero Campane da quei
popoli usate.
§ li. Origine delle Campane
maggiori.
Sebbene gli ebrei , i greci , i ro-
mani ed altri abbiano fatto uso del-
le Campane minori, gli antichi cri-
stiani ne' primi secoli della Chiesa,
e finche durarono le persecuzioni,
non si sono serviti di esse, e mol-
to meno delle maggiori, dappoi-
ché l'introduzione di queste, pen-
denti dalle torri, o campanili, si cre-
de non essere più antica del VI, o
più probabilmente del VII secolo ,
come si vedrà in appresso. A con-
vocare il popolo, e il clero agli ufìi-
cii divini , in que' primi tempi , e
avanti l' invenzione delle Campa-
ne, conveniva procedere con cau-
tela , servendosi o dei viglietti per
avvisare quello, che doveasi fare, o
intimando in un congresso l' altro
futuro, determinandone il tempo e il
luogo, come dice il Baronio all'anno
58 num. 102. Data poi da Costan-
tino, nei primordii del IV secolo, la
pace alla Chiesa, è probabile che
poco a poco s'introducesse l'uso
CAM
99
pubblico delie Campane, tuttavia
ciò non è sicuro. F^. Coccio in The^
sauro, t. li, lib. I, art. 6.
La prima menzione della Cam-
pana s'incontra presso Mabillon in
saec. I Annal. Bened. e. XXII: » me-
« dia nocte, pulsante Campana, ad
» ecclesiam perrexit ". Ed al cap.
» XXV: >> quadam die, ministro suo
» Campanam subito pulsare prae-
>i cepit, cujus sonilu fratres excita-
« ti, ecclesiam protinus sunt ingres-
» si. >» La prima invenzione per
altro dell'uso delle Campane è una
delle tante cose, di cui confessa Po-
hdoro Virgilio, De rerum Invent.
lib. III e. 18, ignorarsi e il tempo
e fautore; nondimeno si congettura,
che la voce Campana, cui alcuni credo-
no gotica, sia stata introdotta nel de-
clinare del VII secolo, o derivi dal-
l' Aes Cainpanum _, che essendo il
bronzo il più purgato e il più fino,
era il più atto a rendere un miglior
suono; o dalla stessa forma della
Campana , che oggi si usa , diversa
dall' antica, e forse per la prima vol-
ta adoperata in Nola, città della pro-
vincia di Campagna. Nella vita di
s. Colombano, abbate nella Scozia,
che mori T anno 590 , il Mabillon
fece menzione delle Campane, l'uso
delle quali, ne' secoli posteriori , e
precipuamente nell' ottavo e nel no-
no si diffuse per tutte le chiese. An-
che il ven. Beda, che visse nel VII,
e VITI secolo, ne parla al lib. IV,
cap. 2 3. Le Campane furono conce-
dute a'monaci di Monte Cassino dal
Pontefice Zaccaria nel 741, e l'Ana-
stasio racconta nella vita di s. Leone
IV, eletto neW^^^ '. fecit in ecclesia
s. Andreac Campanile, et pò suit Cam-
panam cum malleo aureo . Il p.
Paciaudi ha creduto con altri, che
il battaglio , la lingua, o battocco,
fosse d' oro, leggendo malleo aureo.
100 CAM
Il Novaes t. II, p. 4. dice malleo
ferreo, et crnce axaurntay citando
lo stesso Anastasio, ondo l'equivoco
del Paciaudi sembra chiaro. Peitan-
to dice il Cancellieri, nelle sue Cani-
pancj p. 9, che hanno preso abba-
glio quegli scrittori , i quali suppo-
nendo le Campane molto più anti-
che, le hanno attribuite a s. Giro-
lamo, a s. Severo vescovo di Napoli,
a s. Paolino di Nola, o a Sabiniano
Papa, per lacere degli altri, che le
credono usate dagli eretici meleziani
fino dal 320, come scrive Theodor,
lib. IV Haercs.y o che le attribui-
scono a s. Stefano arcivescovo di Sens,
o a s. Eligio vescovo di Noyon, pres-
so r Achery t. V Specileg. Tutti que-
sti scrittori però sono confutati da
Thiers, Des cochles , p. 1 6, IV. Il
Ducange, nel suo Glossario, dà que-
sti nomi alle campane: Aes ^ Cam-
pana y Condon ^ Cloca , Crotalum ^
Glogga, Lehes , Nola, Pelasus, Si-
gnuìiiy Squilla y Tintinnabulum.
La regola delle monache, su cui
si fondano monsignor Rocca, il Ga-
vanto , e Gio. Antonio Castiglione ,
che ne credono introduttore nel prin-
cipio del V secolo s. Girolamo, se-
condo il citato Cancellieri, dai criti-
ci non è riconosciuta in questo rap-
porto. S. Severo non fece uso che
d'un campanello portatile ; lo stesso
deve dirsi del Pontefice Sabiniano ,
mentre e V Anastasio e il Ciacco-
nio nulla riferirono di campane nel-
la vita di detto santo: Genebrando
però in Chron.y ad ann. 6o4 pag.
474} e Panvinio, Epitome Rom. Pont.
p. 27, attribuiscono l' invenzione del-
le Campane al detto Sabiniano. Vero
è per altro, come riporta il Macri, che
Sabiniano fu il primo, il quale facesse
collocare le Campane sulle torri e
campanili, ovvero che ne abbia pre-
scritto il suono ne' divini uffizii , e
CAM
per distinguere tra loro le ore ca-
noniche, per eccitare con esso la de-
vozione de' fedeli, come dice il Du-
rando lib. I , cap. 4 1 , chiamandoli
eziandio ad intervenirvi. Altri scrit-
tori opinano, che il Pontefice Sabi-
niano altro non facesse se non che ap-
provare solennemente, od anche esten-
dere ed applicare piìi particolarmen-
te alla liturgia cristiana l' uso dei
sacri bronzi. La maggior parte però
degli scrittori ha creduto, che s. Pao-
lino fatto vescovo di Nola nella Cam-
pagna nel 4io> se non è stato il
primo ad inventarle, almeno sia
stato il primo di tutti a far col-
locare le Campane sulle torri vicino
alle chiese , oppure ad ingrandirle.
Tuttavolta non è a tacersi , che lo
stesso s. Paolino, nella lettera XII a
Sulpicio Severo , descrivendo la ba-
silica, che quest' ultimo avea fatto
fabbricare in onore di s. Felice con
tutte le particolarità , non fa ve-
runa menzione delle Campane, o
del campanile, onde ne segue una
forte questione per tante discrepan-
ze d' opinioni, come ben riflettono
Benedetto XIV Institiit. XX, n. 3,
pag. 118, il Cardinal Bona Rer.
liturg., lib. I, cap. 22, n. 3, Teofilo
Raynaud nel tomo XV oper. p. 4 1 1 •
Da Valfrido Strabone, de divìn.
Offlc. cap. V, De vasis fasilihm ,
si è immaginata la distinzione adot-
tata dal Casali, De veter. christ. riti-
bus, cap. 43, che dalla provincia di
Campagna, o Campania, si sieno chia-
mate le Campane grandi^ e dalla città
vescovile del santo di Nola (non più an-
tica del IV secolo) abbiano avuto o-
rigine le piccole. Ad onta, che tale opi-
nione sia stata adottata da diversi
autori, non regge in conto alcuno;
altro dunque non può congetturarsi,
se non che certo passo di s. Isidoro
di Sivigha, che morì nel 636, Eiy-
CAM
mologiarum, lib. XVI, cap. 3^, può
aver dato luogo a cosiffatta volgare
opinione. Forse che la forma cilin-
drica, introdotta posteriormente nelle
Campane, sia stata inventata a Nola ;
che il bronzo adoperato nelle prime
usate in Italia fosse della provincia
di Campagna, e che quindi final-
mente principiassero a chiamarsi con
questo nome in seguito loro rimasto,
dopo che, verso il fine del VII se-
colo ed anche nel principio del se-
colo medesimo, s'incominciarono a
fondere de' grandi strumenti metal-
lici, che si chiamarono appunto Cam-
pane, per distinguerle da' campanelli.
§ III. Forme diverse^ e qualità del
metallo delle Campane^ loro gran-
dezza, e di quelle più celebri.
Alcuni chiamarono la Campana
Petasum , per la forma, che ha di
cappello, e Ccdonem^ dalla voce gre-
ca significante la testa del papavero,
la cui figura è rappresentata dalla
piccola (Campana. Da quest' ultima
appellazione ne provenne, che fosse
chiamato Cedonophorus colui, che
portava la campanella , sonando e
precedendo il funerale, acciò i fla-
mini diali avvisati dal suono si ri-
tirassero; uso pure adoperato in al-
cune città afflitte dalla peste, nelle
quali uno col campanello precedeva
il carro, che portava a seppellire i
cadaveri delle vittime del contagio.
Sì chiamò la campanella piccola col
nome di Scilla, o Squilla ^ la cui
etimologia viene dalla voce greca,
che significa cipolla selvatica, giac-
ché ne' tempi antichi tale era la
forma delle campanelle. Siccome pres-
so i sirii, Saditi vuol dire Sindon
Tapiri, Tympanum, quindi da talu-
no si crede, che sia stala detta Cam-
pana, a guisa di una celata Cam-
CAM loi
panìforme, come dai botanici chia-
mansi ancora i fiori di questa fog-
gia; altri dicono, che le celate di
bronzo, essendo percosse, risuonavano
come Campane. Il Pacichelli, De Tin-
titi nabulo Nolano j che è stato il solo,
fuori del Magio e del Rocca, a ri-
levare nelle Campane qualche diver-
sità, ed a riconoscerne alcune fatte
a guisa di pera, o di pileo, produce
la figura di alcune Campane , che
esistevano nel museo Ciampini. Una
era a guisa di elissoide, una di un
cono equilatero, un'altra di emisfe-
ro, armata di un sol manico. Inol-
tre dimostra l'antica forma delle
Campane di Scala e di Ra vello, for-
mate a foggia di caldaie, la cui par-
te superiore è di una tenue conves-
sità. Il della Noce descrive quella di
Subiaco, alta quasi il triplo del suo
diametro, la cui antichità rimonta
all'origine de' benedettini. Nel museo
Kirkeriano se ne vede una quadrata,
e quelle di s. Giovanni di Capua,
a differenza della Nolana, rifusa nel
XIV secolo, il cui labbro, ripiega qual-
che poco dalla perpendicolare quasi
formando una voluta, finiscono a modo
di cilindro, ch'è la forma più usata,
e secondo la quale soglionsi fare per
lo pili le Campane di vetro, le pneu-
matiche ed altre. F. il p. Paolo Ma-
ria Paciaudi, Dissertazione sulle
Campane di s. Giovanni di Capua,
Napoli 1750.
In quanto alle qualità de'metalli,
con cui si fusero le Campane , non
volendosi talvolta badare a verun
risparmio, per renderle più preziose
e sonore, vi si aggiunse qualche mi-
stura d' argento, come si ha dal ci-
tato Paciaudi . Ciò nonostante il
metallo di questa natura , come os-
serva f erudito Cancellieri, non può
chiamarsi ne propriamente , né im-
propriamente Corintio j dappoiché
lot CAM
deiruntico misturato di stagno , di
piombo, di argento, e anche di qual-
che porzione d' oro, a cui suole at-
tribuirsi questo nome, n'esiste in
più luoghi , come si può vedere in
Savot, dt Num. Ant.
Ne' passati secoh si sono fatte
Campane di varie sorte di metaUi ,
ed i campaneUi ne' bassi tempi si
fecero di t'erro, di ottone, di bron-
zo, e in seguito di argento, e an-
che d' oro. Poscia s' introdusseio
altre leghe, come di rame, di sta-
gno, di zinco, di antimonio, e si
formò la lega più comunemente
adoperata, e nominata metallo da
CampaìWj e dai francesi metal dcs
cochlesj lega però assai fragile.
Ne' secoli X e XI molte Campane
si gettarono, particolarmente in Ita-
lia, locchè prova l'eccellenza, a cui
era giunta l'arte di gettare in bron-
zo in queir età, vedendosi quelle
Campane ornate di simboli , di cifre
di bassi rilievi , e d' iscrizioni { oggi-
dì molto interessanti per la storia,
per le arti e pei riti ) , ed alcune
curiose anche in versi. Usavasi so-
vente di apporvi il nome di quello,
per cui ordine erano state fabbri-
cate , e del Pontefice e del vescovo,
che le avea benedette. Simili Cam-
pane con molto artifizio furono
^^ gettate anche oltremonti, principal-
mente in Germania, in Francia ed
in Olanda. Con una specie di en-
tusiasmo si adottò in seguito l' uso
delle Campane, le quali moltiplica-
ronsi grandemente, e si fecero coi
più melodiosi concerti, come si può
vedere nel Rocca. Finalmente Yan-
nuccio Biringuccio, nella sua Piro-
tecnia, tratta diffusamente dell'arte
di fondere le Campane, benché do-
po di lui siasi di molto accresciuta
e raffinata.
Nella Chiesa poi orientale furono
CAM
più tardi introdotte le Campane,
quando nel secolo IX, ha l' aimo
864 e 8G7, Orso, doge di Venezia,
mandò in dono all' imperatore Mi-
chele dodici Campane di metallo,
che questi collocò in un nobile
campanile, perciò da lui fabbricato
presso la chiesa di s. Sofia. Fino a quel
tempo i greci si valevano, per con-
vocare il popolo alle funzioni sacre,
0 di una tavola di legno, che con
altro si percuoteva, detta Synan-
dram , non molto dissimile dallo
stromento, che da noi si usa, come
si dirà meglio al § V, negli ultimi
giorni della settimana santa ; oppure
di una piastra di ferro battuta con
martello simile, detta Sacruin fer-
rum, ed anche Agiosidero ( Vedi ) ,
la cui figura riporta il Maggi al cap.
XV de Tinti iinahulis. Il p. Goar
dimostra, nel suo Eucliologio pag.
56 o , che la chiesa greca non ha
mai usato le Campane, ma solo
de' legni levigati e sonori , ovvero
lamine di bronzo. Difatti nel VII
secolo, nel sinodo generale, Act. IV,
ove si parla de'prodigii, che faceva
s. Anastasio martire, si racconta,
che recandosi le reliquie di lui in
trionfo dalla città di Cesarea, i cit-
tadini le incontrarono , con alzar
yoci festive, sacraque Ugna pul-
santes. Anzi evvi chi assicura , che
non permettendo i turchi a' cristiani
di Oriente l'uso di Campane, per
timore di sollevazione, e perchè ad
esse, come si dirà a' Campanili, sono
contrarii, i cristiani adoperano colà
pe' divini ufficii istromenti di legno.
Tuttavolta attestano alcuni viaggia-
tori di aver trovato l' uso delle
Campane presso varii popoli orien-
tali.
Tommaso Hyde, De religione
persarum, pag. 343 , scrive che i
persiani sogliono adunarsi nelle loro
CAM
assemblee al suono d' una Campa-
na; ed in Etiopia, come si legge
nel Macri, entro le chiese eranvi
Campane di pietra molto sonore.
Riguardo poi alle principali gran-
dezze delle Campane , e di quelle
più celebri, abbiamo dal Sarnelli
H tomo Vili, pag. 27, che in Erfurt,
^^ grande città di Germania , sino al
1664, eravi una Campana fusa nel
1497, chiamata dal p. Rirker Re^
gina di tutte le Campane, essendo
creduta la più grande, non solo
nella Germania, ma in tutto il
mondo, come quella, che era alta
otto cubiti, e sette ne avea di dia-
metro, ventisei di periferia, e sei
dita e mezzo di grossezza, ascen-
dendo il peso del suo metallo a
veuticinquemila e quaranta libbre.
Quella però di Pekino, capitale della
Cina, sebbene inferiore in bellezza
a questa di Erfurt , è maggiore
nella grandezza, dappoiché l'altezza
sua giunge a dodici cubiti, il dia-
meti'o dell' orificio, ossia la base, a
dieci, la periferia a trentanove, ed
il peso è di centoventimila libbre.
Lungo sarebbe se si volesse tessere
r elenco delle Campane più rino-
mate, che sono sparse per le varie
parti del mondo, onde ci restringe-
r remo a parlare delle seguenti.
P Monsignor Angelo Piocca ha pub-
blicato il rame d' una Campana
della cattedrale di Liegi, di tal
gì andezza , che non può suonarsi ,
che da ventiquattro uomini, i quali
muovono due grandi ruote su cui
è sospesa. La maggior però di tutte
le Campane, e la vera regina di
tutte quelle, che si conoscono, e che
dai russi chiamata viene V impera-
tore dei campanoni^ se dee prestarsi
fede agli storici, è quella nel con-
vento della ss. Trinità presso Mosca,
che fu gettata nel 1 746 per ordine
CAM io3
dell' imperatrice Elisabetta. Ha tre-
cento quarantamila libbre di metal-
lo, diciotto pollici di grossezza, tredici
piedi e nove pollici di diametro, e
quarantuno piedi , e tre pollici di
circonferenza ; il battaglio poi , che
pesa quanto una grossa Campana, è
lungo quattordici piedi, e grosso sei
nella sua maggiore circonferenza.
Questo smisurato Campanone, del
cui metallo si potrel^bero formare
trentasei grosse Campane, insieme
al battaglio , si trova ora in una
cavità presso F Ivan-velikii, cioè il
grand' Ivano, che è una torre, ossia
campanile attinente alla cattedrale
della città. Quella di s. Pietro ia
Vaticano, che Pio VI fece rifondere
da Valadier, pesa ventotto mila lib-
bre, ha undici poUici di diametro,
e tientacinque di circonferenza , e
nella sua maggior altezza, cioè dal
bordo sino alla sommità della ca-
pigliera, ossia mastro manico, è di
palmi quattordici incirca. Con que-
sta Campana, nelle sere della cele-
berrima illuminazione della gran
cupola, ad un'ora di notte, si dà il
segno per la illuminazione stessa,
che forma il più sorprendente spet-
tacolo. Il suono di lei, accompa-
gnato da quello delle altre cinque
Campane, dà un armonioso concerto.
Tutte queste Campane insieme al-
la detta maggiore, pesano settanta-
unamila settecento e ventidue lib-
bre. Il peso di tutte queste Campa-
ne del Vaticano preso insieme è
supcriore a quello delle Campane
del duomo di Milano, la cui Cam-
pana maggiore pesa venticinquemi-
la libbre, e le altre unite non ol-
trepassano le quarantasette mila lib-
bre . Nondimeno , tanto per riguar-
do al suono che al peso delle Cam-
pane (anche a preferenza di quella
del Gesù di Roma, fusa nel i4oo
io4 CAM
in Londra, ove stava nel tempio di
s. Paolo, e dedicata a s. Barbara,
e di quelle di s. Agnese in piazza
Navona, nel 1649, P^'^*»^ dalla distrut-
ta città di Castro) , si vuole a giu-
dizio de* più periti filarmonici, che il
doppio delle Campane della basilica
Liberiana, due delle quali furono
fuse nel i285, e l'altra nel 1291,
essendo stata rifusa la maggiore nel
i6i4j sia il più sonoro, e il più ar-
monioso delle tante Campane, che
sono in Roma. B'inalmente l'antica
Campana maggiore di Campidoglio,
che era la Patarina di Viterbo, aveva
otto pollici di diametro; ma l'attuale,
rifusa nel i8o3, e benedetta da Pio
VII, pesa dieciscttemiia quattrocen-
to novanta libbre, mentre la Cam-
pana minore pesa ottomila nove-
cento settantasette libbre.
Riguardo poi al numero delle
Campane , da principio non v' era
che una sola Campana per chiesa ;
ma per distinguere e significare la
diversità delle uffiziature e delle fe-
ste, ne vennero successivamente in-
tiodotte parecchie, uso che incontrò
per parte del clero secolare non po-
che contraddizioni nel punto de're-
ligiosi degli Ordini mendicanti. Pa-
pa Giovanni XXII, creato nel i3i6,
per le istanz,e appunto del clero ,
coir Extrav. un. de Officio. Ciistod.
inler Coni., non concedette che una
sola Campana nelle chiese de' reli-
giosi mendicanti , onde il Barbosa,
f'^oL 102 num. 62 seg. , avverte,
che la consuetudine contraria non
si dee stendere universalmente , ma
restringersi al luogo, dov'è in vigo-
re. L'arcivescovo di Milano s. Car-
lo stabilì per la sua diocesi , che il
numero delle Campane per la cat-
tedrale sia di sette , o almeno di
cinque. Tre ne accordò alle colle-
giate, due alle parrocchie , ed una
CAM
agli oratori i , avvertendo che «iene
rispettivanjente dill'erenti nel peso,
e nella forma , acciò si ottenga un
suono che le distingua.
Ai padri domenicani il Pontefice
Innocenzo XI , colla bolla Exponi
Jiobù , de' 12 febbraio r685, con-
cesse di poter nelle loro chiese aver
tante Campane, quante ne accorde-
rà il loro generale , o provinciale.
Ed in Anversa la chiesa della bea-
ta Vergine è ornata di una torre
alta quattrocento e venti piedi, con
trentatre Campane, le quali formano
un concerto di tale armonia, che sem-
bra un vero organo, f^. Guicciardi-
ni in Descript. Germaniae inferio-
riSf p. IO 3.
§ IV. Benedizione delle Campane.
Egli è ordinamento della Chiesa,
che tuttociò, che ha qualche rap-
porto al culto di Dio, sia consagra-
to con cerimonie sacre, e perciò bene-
dice le Campane nuove. Si presentano
queste adunque alla chiesa come i
fanciulli nati di recente ; si dà loro
un padrino, e una madrina, e s'im-
pone loro un nome. Abbiamo l'or-
dine di questa benedizione, chiama-
ta ancora consacrazione^ dagli an-
tichi codici Remense e di Ratoldo
abbate, presso il Menardo, nelle no-
te al Sacramentario Gregoriano. Al-
cuni parlano di questa cerimonia
come anteriore al 770, insegnando-
ci Alenino, maestro di Carlo Ma-
gno, presso un Ordine Romano, che
« novum videri non debet, Campa-
»> nas benedici et ungi, eisque no-
»> men imponi"; ond'è chiaro, che
quest' uso fu introdotto sino dal-
l' Vili secolo , come affermano il
Rocca De Campanis, il Sandini, i/i
vita Joh. XIII, e Benedetto XIV
Notif.XXii XLVII, per imitare l'u-
CAM
so eli lavare e benedire tutti i vasi
sacri. Alcuni però credono , che il
Pontefice Giovanni XIII, nell'anno
968, sia stato il primo a benedir
la Campana della basilica lateranen-
se, e ad imporre ad essa un nome ,
come si può vedere in Baroni© ,
Annal. ad an. 968 n. 98, ed in
Cancellieri citato, p. 14. Ma che
prima di lui fosse già in uso que-
sto rito , lo dice Teofìlo Raynaud ,
Oper. tom. XVI, p. 245. Seguendo
quelli, che si appoggiano ai Capito-
lari di Carlo Magno, in quello del
789, e. 18, si proibisce di benedi-
re le Campane, per le superstizioni
che si erano introdotte ; ma Vito
Amerbarchio avverte , che Carlo
Magno vietò le superstizioni, fra le
quali di servirsi pei proprii usi del-
l' acqua della lavatura delle Campa-
ne, non già la legittima, ed eccle-
siastica benedizione delle Campane,
i cui effetti consistono nel dar loro
la forza di muovere il cuore dei
fedeli, ed eccitarvi la divozione.
Il vescovo è quello , che d' ordi-
nario fa la benedizione delle Campa-
ne, ovvero la fa la persona da lui de-
legata. Gli abbati, e i prelati, che
hanno l'uso de' Pontificali, possono
essi pure benedire le Campane, pur-
ché queste siano per uso della pro-
pria Chiesa , come decretò la con-
gregazione de' Riti in Patavina a' 5
aprile 1620, nel Pontificato di Pao-
lo V. Ordina pertanto il Pontifica-
le Romano con precetto la benedi-
zione delle Campane, prima di col-
locarle ne' campanili ( Vedi ).
Il vescovo , o abbate, ec, che fa
la funzione , vestito di piviale bian-
co, giunto col clero presso la Cam-
pana, che deve stare sospesa, e in
modo da potersi maneggiare, e cir-
cuire tanto entro che fuori, si pone
a sedere sul faldistorio col pastorale
CAM io5
in mano, e colla mitra in testa. Quin-
di istruisce brevemente il popolo
sulla santità dell' azione, che intra-
prende , e si alza per cantare col
coro i sette salmi assegnati dal Ri-
tuale. Ciò terminato esorcizza, e be-
nedice il sale, e l'acqua che mescola
insieme, e facendo tre volte il segno
della Croce , prende l'aspersorio , lo
bagna nell'acqua benedetta, ed assi-
stito dai sacri ministri, lava la Cam-
pana dentro e fuori, la quale poi vie-
ne asciugata con un mantile dal ce-
lebrante , e poi dai ministri stessi.
Indi il celebrante segue la recita di
sei salmi , terminati i quali si alza
dal faldistorio, e col poIHce della
mano destra , coli' olio degl'infermi,
fa la figura di croce nel mezzo del-
la Campana al di fuori. Poscia as-
terge con un panno la croce fatta
da lui , e collo stesso oho fa altre
sette croci suU' esterno della Cam-
pana , e quattro ne fa col crisma
al di dentro in egual distanza, di-
cendo : f> questa Campana sia san-
w tificata, e consacrata in nome del
y> Padre, del Figliuolo, e dello Spi-
« rito Santo". Indi, per distinguere
ciascuna Campana, nomina un san-
to, sotto l'invocazione del quale la
Campana dicesi benedetta: onde que-
sta cerimonia prese il nome di bat-
tesimo incompetentemente tra il vol-
go. Nell'incensiere, che si pone sotto
la Campana , si mette dell' incenso ,
della mirra , del timiamo , e degli
aromi odoriferi per far profumi alla
Campana; finalmente si canta il van-
gelo di s. Luca, e, X, ed il celebrante si
rivolge verso la Campana , fa sovra
essa il segno di croce, e così termi-
na la cerimonia , che si legge nel
menzionato Pontificale Romano, al
titolo De Benediclione signi , yel
Campanae.
La imposizione del nome di alcun
io6 CAM
santo, clic si fa alla Campana,
di che tratta il Diicange, Glossar,
verb. Campanas haptizare , serve
per distinguere, come dicemmo, una
Campana dall' altra , come si leg-
ge in Pouget Instit. Cathol. tomo
II pag. 902 , o per essere più
conlbrme alla pietà , die il popo-
lo sia convocato alla Chiesa dalla
voce di quel santo , come ben ri-
flette il p. Pietrasanta , Riti della
Chiesa Caltolicaj tom. II, p. 4^> ^
per impetrare la protezione del san-
to, il cui nome si assume a prò del me-
tallo come istromcnto della divina lode.
Come dicemmo, la sacra funzione ter-
mina con un segno di croce, cui forma
il celebrante sulla Campana, conceden-
dole con esso l'autorità di fugare col
grato suo rimbombo le tempeste ,
di dissipare i turbini , di sciogliere
gì' incantesimi , invitando i lèdeli
alla divozione, ed alla frequenza
della Chiesa. Ciò si raccoglie dal-
le belle parole del Pontificale ci-
tato.
Oltre a queste cerimonie, nella
Catalogna suolsi eleggere il compa-
rCj e la comare della Campana, che
si benedice, locchè una volta pra-
ti cavasi ancora nella Germania , e
però fia cento falsi gravami, cui
neir abbandonare la religione catto-
lica opposero alla Santa Sede alcu-
ni di que' popoli , ritrovasi quello
delle soverchie spese, che si faceva-
no dai compari, e dalle comari del-
le Campane, come può vedersi ap-
presso il lìinghamo, Origin. et Ant.
Eccl. t. Ili, lib. VI e. V. Veggasi
il Bona^ Rer. liturg. lib. J, cap. 22,
il quale parla delle cerimonie analo-
ghe al battesimo, che si fa alle Cam-
pane , fondato nel capo XIV del
concilio di Colonia celebrato nel
1 536, appresso Labbé, Concil. tom.
XIV, col 549, e Bellariniuo, de
CAM
Roman. Pontif. lib. IV, cap. 1 2, che
confuta i Centuriatori di Magdebur-
go, i quali scioccamente accusano il
Pontefice Giovanni \lll di orrendo
sacrilegio per silfalto battesimo, con-
tro r istituzione di Gesù Cristo, non
riflettendo que' protestanti, che que-
sta benedizione non è che un bat-
tesimo metaforico , così detto non
già dai Papi , ma dal volgo soltan-
to, mentre nella benedizione delle
Campane nulla vi è del battesimo,
ma solamente preci fatte a Dio, co-
me nelle altre benedizioni degli al-
tari, calici, ed altri vasi sacri. Ed
il p. Menochio, tom. II, pag. 193,
» Dell' uso delle Campane, e del ri-
»> to di benedirle, o, come si vuol di-
>» re volgarmente, battezzarle ", sog-
giunge, non dover sembrare strano ,
che le Campane si benedicano, un-
gano , lavino , e s' imponga loro il
nome , perchè, come dice s. Paolo ,
ogni creatura colla divina parola, e
coir orazione si santifica. Il più volte
citato Cancellieri, nelle sue Campane
al capo XIII , annovera gli scrittori
protestanti, che le hanno condanna-
te, ed al capo XIV dà l' elenco dei
cattoHci, che le difesero. Nondime-
no in molti paesi di religione rifor-
mala si suonano le Campane per
morti, e per altre circostanze.
Talvolta anche i Sommi Pontefici
hanno benedette le Campane , ed
oltre il suddetto Giovanni XIII, che
impose il nome di s. Giovanni Bat-
tista alla Campana lateranense , ed
oltre altri antichi esempi, che per
noi non si riferiscono , diremo solo
dei più recenti. Nel giorno della
beatificazione di Giacinta Mariscotti,
fatta in s. Pietro, nel 1726, da Be-
nedetto XIII, neir atrio della basili-
ca il Papa benedì per uso della
medesima una Campana , eh' egli
avea fatto fondere, e perciò chiama-
CAM
tn la Bencdcllìna ( V. la descrizione
clie riporta il Diario di Roma n.
1 4 1 8 di tal anno ). Nello stesso por-
tico Benedetto XIV, nel 1 746, be-
ncd\ una Campana per uso della
predetta basilica, e nel n. 4^38 del
citato Diario si leggono le cerimonie,
che si praticarono , come nel nuin,
4641 ^'i sono le cerimonie fatte dal
medesimo Pontefice nel palazzo qui-
rinale per due Campane fuse ad
uso di due chiese di Germania.
Essendosi infranta la Campana
maggiore di Castel s. Angelo, fatta
da Alessandro VII , venne rifusa
per ordine di Clemente XIII, che
nel 1759, incaricò monsignor pa-
triarca de Rossi vicegerente a bene-
dirla, dedicandola alla b. Vergine
Maria, ed al principe degli ApostoH,
come abbiamo dal n. 6549 ^^^
Diario di Roma. Il numero poi
6750 riporta la benedizione , che
Clemente XIII fece nel duomo di
Albano d' una Campana in onore
della b. Vergine , di s. Clemente I
Papa, e del Cardinal s. Carlo Bor-
romeo, essendovi incisa questa iscri-
zione, " Conflatam anno i643, at-^
« que anno 1755 disruptam , rcstir
>* tuit, unxit, et benedixit Clemens
iy XIII anno 1760". Della Campa-
na per la chiesa parrocchiale di Ca-
stel Gandolfo, benedetta solennemen-
te co' nomi dei ss. Tommaso , Be-
nedetto e Nicola, per ordine di Cle-
mente XIV, dal maggiordomo Ar-
chinto, nel 1773, tratta il num.
8020 de' predetti Diarii. Il Cancel-
lieri, De Secretariis p. 1992 t. IV,
De Tinlinnahulis templi vaticani re-
cens iterato translatis, fa la descrizio-
ne della summentovata Campana
maggiore della basilica vaticana, fatta
rifondere da Pio VI, e da esso benedet-
ta solennemente nel portico della stes-
sa basilica a'21 giugno 1786, giorno
CAM
07
sacro alla ss. Trinità. Finalmente
Papa Pio VII, a'26 noveml)re i8o5,
nel palazzo di Campidoglio , I)cnedi
soleiuiemente le due Campane del
medesimo Campidoglio, la descrizione
delle quali colla cerimonia relativa,
vedesi in Francesco Cancellieri; Le
due mioi'e Campane di Campido-
glio, B-oma 1806.
Veggasi altresì Pompeo Sarnelli ,
tomo Vili, lettera Xll, Della be-
nedizione delle Campane, ove dice
che questa benedizione, cioè de'cam-
panelli, o Campane minori, era no-
ta anche a' greci , mentre si legge
presso Gregorio prete, che il beato
Teodoro archimandrita tinlinnahulis
benedixit, ed egli visse a' tempi di s.
Gregorio l Papa, l'immediato pre-
decessore di Sabiniano. Da un ano-
nimo scrittore abbiamo, » Recueil
curieux et edificant sur les clo-
•j ches avec les ccrémonies de leur
» Benediction. 1757 ", /^. Francesco
Cecconi, Benedizione delle Campa-
jiej e suoi significati e. XVI, p. 109,
nel Sagro rito di consacrar le
Chiese,
§ V. Uso delle Campane, sacro
e pubblico, e loro suonatori.
Le Campane nelle chiese fanno
le veci delle trombe sacerdotali de-
gli ebrei, col suono delle quali nei
giorni festivi era il popolo convoca-
to, e, secondo gli ordini di Mosè,
movea il campo israelitico. Stante
dunque la morale necessità di dare
in qualche modo segno al popolo cri-
stiano, molto ragionevolmente si deter-
minò la Chiesa , invece delle trom-
be, di usare le Campane, il cui suo-
no è gagliardo, penetrante e di lun-
ga durata. Come abbiamo Teduto,
sino ai tempi di Costantino, che, nel
Pontificato di s. Melchiadc l' anno
io8 CAM
3i3, diede pace alla Chiesa, non vi
«•a slato alcun segno per radunare
i fctleli. 11 vescovo, ovvero il diaco-
no, o i cursori, erano ([uelli, i quali
loro noliiìaivano il tempo, e il luo-
go della radunanza. Si vuole anco-
ra, che nelle diverse regioni, i fede-
li ibssero convocati agli ufllcii divi-
ni col hatteie, che si faceva, sopra
alcune tavole, nominate perciò ta-
vole sacre j ma dopo che fu Carlo
eletto imperatore, si usarono diversi
strumenti, come le trombe, i corni,
ì vasi di rame, di ottone, ec. La
Glossa al e. Quia cunctos una de ofjì.
cnslodis Ejctravag. coni., alla parola
Campana^ porta questi due versi di
una , che di se dice 1' uflicio a cui
è destinata;
Laudo Deuni veruniy pleheni vo-
ce, congrego Cleruni,
Defilile tos ploro j pestenifiigo, fe-
sta decoro.
Questi versi sono illustrati dal p. Zac-
caria, nel libro de Jur. Rer. Eccle-
siasLicarwn tom. Ili, sect. i, de
Campanis , ove in luogo di pestem
fiigOf legge ninihwn fiigo. Si scor-
ge una felice imitazione di questi
versi ne' seguenti :
Funera piango, fiilmina frango,
sabbaio paugo,
Excho Icntos, dissipo venlos, paco
cruentos.
Le Campane adunque servono a
chiamare i fedeli alla chiesa ( V. Da
Signal pour appeller le peuple à
la Messe. Dans. let. LXXXIV da
Dinovart p. 257), ad avvertirli dei
diversi soccorsi spirituali loro offerti
dalle chiese, dei diversi doveri loro,
e di alzar la mente a Dio; nonché
per la recitazione delle ore canoni-
che, per le prediche, per le istruzio-
CAM
ni della dottrina cristiana , per dar
segno delle esequie de'defunti, e del
portarsi che si l'anno i cadaveri nel-
le chiese , per T arrivo del vescovo,
o superiore ecclesiastico , e per le
funzioni straordinarie dalla (Uiiesa
comandate. Nel i3i4, Ili ordinato
nel concilio provinciale di Ravenna,
che quando i vescovi camminassero
per le strade di cittì\, e della cam-
pagna, dovessero suonarsi le Cam-
pane delle chiese; ed in Roma,
quando sorte il Papa, suonano anco
le Campane pubbliche, come quelle
di Campidoglio , della curia Inno-
cenziana , ec. , ciò che si deve fare
anche nelle città ov'egU si reca.
Le Campane si suonano inoltre per
le processioni, alle ore vento na del
giorno innanzi le feste, in tutti i
venerdì in memoria della passione
di Gesù Cristo, nella esposizione ed
ostensione di reliquie insigni , nella
esposizione del ss. Sacramento , ed
ogni ora quando lo è in forma di
quarant'ore; quando si porta il Via-
tico agi' infermi, nell' agonia de' mo-
ribondi , per eccitare i cristiani ad
implorar loro buona morte ; e nel-
le messe conventuali alla elevazione
dell' Ostia , e del Calice. 11 suono
delle Campane prima e dopo 1' ele-
vazione fu istituito in Sicilia, e pro-
pagato per tutto il mondo nel Pon-
tificato di Alessandro VI, allorquan-
do un eretico, per nome Rizzo, in
Catania, strappò dalle mani del sa-
cerdote r Ostia consacrata. Perciò a
prevenire simili enormi attentati, si
stabih suonar le Campane al prin-
cipio del prefazio, per invitare i fe-
deli di ti'ovarsi presenti alla consa-
crazione. Si suonano pure regolar-
mente le Campane tre volte il gior-
no, all' aurora, al mezzogiorno, e al
tramontar del sole, per eccitare i
fedeli, ad onorare la beata Vergine
CAM
colla recita della Salutazione Ange-
lica. V. Angelus Domini. Questo
triplice suono facendosi a tocchi ,
ed a riprese, siccome nel giorno del-
la commemorazione de' morti , e in
occasione di qualche Umerale, così
ad alcuni è piaciuto di riconoscer-
vi un quotidiano avviso del nostro
fine. Le Campane a morto si suo-
nano in diversa maniera, dice Du-
rando in Rol. Dtv. Off. >i Pro mu-
M liere bis ; prò viro, ter ; si autem
» Clericus sit, tot vicibus, quot or-
« dinjes habuit ille ". Il PufFendorf
esaminò 1' uso da farsene nel signi-
ficare la morte de'parrocchiani, Jur.
Univ. p. IV n. 104. Paolo V de-
cretò si suonassero le Campane per
tutto il cristianesimo ad un' ora di
notte, affine d'invitare i fedeli a suf-
fi-agare le anime dei defunti , colla
recita del salmo De Profundis [Ve-
di). Né, dice il Menochio, è ripren-
sibile di suonarle nelle esequie per
eccitare la pietà de' fedeli a suffra-
gare le anime di que' defunti con
orazioni e con altre opere. E Cle-
mente XI, nel 1703, pegli ur-
genti bisogni della Chiesa , ordinò
che per quindici giorni si suo-
nassero le Campane a due ore di
notte, concedendo indulgenza a quel-
li , che in quel tempo ricorressero
al divino aiuto con alcune preci;
premio che altri Papi aveano con-
ceduto , e concedettero per diversi
suoni.
Il p. Marlene, nelle Consuetudini
di s. Germano, parla della Campa-
na dell' elemosina , eh' era il segno
per chiamare i monaci al refettorio,
o alla distribuzione della carità da
farsi a' poveri. Non esistono più quel-
le, che davano avviso della esecu-
zione di pene pubbliche e sup-
plizi!.
Si suonano le Campane per con-
CAM 109
vocare gli Ordini religiosi , i moni-
steri , i seminarii , i collegi, le par-
rocchie, i capitoli, le confraternite,
gli ospedali, alle loro uffiziature, ed
alle ripartite azioni della loro vita,
nel giorno, e nella notte; i magi-
strati ai loro consigli, i tribunali al-
le loro giudicature ; la scolaresca
ai suoi ginnasii , licei e scuole. In
Roma la Campana di Campidoglio,
come altrove si disse , annunzia la
morte del Papa alla città ; e per
diverse altre occasioni suona a fe-
sta , cioè per l' ingresso del nuovo
senatore, pel possesso dei nuovi
conservatori ed uffiziali del popolo
romano, non che negli otto giorni
di carnevale ad ore diciannove, ed an-
ticamente suonò non solo per lie-
te circostanze, ma anche per la
morte dei rei condannati dal se-
natore, nonché per varie giustizie.
Il suono delle Campane a mar-
tello per pubbliche calamità, come
d'incendio, d'inondazioni, e d'inva-
sioni di armate, giova a chiamar gen-
te, ad eccitare i cittadini a prende-
re le armi in difesa della patria,
sempre però coli' autorizzazione dei
rispettivi magistrati. Gerardo Lodo-
vico Boemero trattò del diritto di
tenere le Campane ne' feudi : Pro-
gramma de feudo campanario, Got-
tingae lySS, et in eius Ohserv. Jur.
Feud. n. 7. E siccome le Campane
destinate a chiamare a consiglio gli
abitanti de' distretti , erano denomi-
nate Tintinnahula Bannalia, quin-
di il re di Francia Filippo VI, nel
1345, concesse nell'Auvergne, facol-
tà, >-> quod possit habere ibidem
» quamdam Campanam prò con-
« gregatione dicti consulatus".
Siccome la patriarcale basilica la-
teranense , come capo e madre di
tutte le chiese del mondo , rappre-
senta la Chiesa celeste, ove la pace
no CAM
è perfidila e perpetua , così in que-
sta basilica ogni giorno, al mattuti-
no, alla messa, ed ai vespeii si suo-
nano sempre le Campane a festa ,
come si ha dal Crescimbeni , Stato
della Papale basilica lateranensc
p. 179. Cessando in tempo d'inter-
detto, e di scomuniche i divihi ufll-
cii, le Campane de' luoghi affetti da
tali censure ecclesiastiche , non pos-
sono suonare , siccome prescrive il
Ciip. quod iionnidlis . E quando
i Papi nel giovedì santo pubblica-
vano le scomuniche contenute nella
bolla in Coena Domini , allora le
Campane suonavano senza ordine.
Il Novaes, nella vita di Urbano
VI, riporta che essendo egli , nel
i38j, assediato per cinque mesi nel
castello di Nocera , ogni giorno a
suono di Campane si affacciava per
ben quattro volte alla finestra ,
ed ivi scomunicava i suoi nemici.
Suonavano disordinatamente le Cam-
pane nel pronunziar le censure, per-
chè, siccome in « pulsatione Campa-
» narum ordinata, Ecclesia fìdeles
« congregai , sic inordinata infldeles
j> dispergit". Angelo Rocca nel suo
Commentario de Campani s, Romac
1612, cap. XXV, tratta de tempori-
bus in qui bus Campanas pulsare
non licei y et cur itaì 11 mesto si-
lenzio delle Campane , a cui si so-
stituisce lo strepito di alcuni legni,
non solo serve a rammentare la
pratica de' primi secoli suddescritta,
ne' quali col loro mezzo, invece del-
le Campane, si chiamavano i fedeli
agli ullicii divini; ma anche ad in-
dicare nel giovedì e venerdì santo
l'abbandono degli apostoli, la mor-
te, e la sepoltura del nostro divin
Redentore; ed il doppio e lieto
loro suono è diretto a festeggiare
la faustissima mcinoria della glorio-
sa sua resurrezione nel sabba to san-
CAM
to. La sospensione di tal suono , dice
il Macri , significa , che siccome gli
apostoli si tacquero nella passione di
Gesù Cristo, così anche nel triduo
d(;IIa settimana santa suonar non si
debbono le Campane, in segno e-
ziandio di mestizia.
Il Cancellieri, nella Settimana San-
ta, parlando dell'antica riconciliazio-
ne, che avea luogo de' penitenti al-
l'ora di sesta, o di nona, dice che
dopo tal funzione suonavansi le
Campane a festa in segno di gioia ,
e che d'allora in poi, tacevano lino
al sabbato santo. I penitenti prende-
vano luogo tra' fedeli per sentire la
messa, che per loro dicevasi, e par-
tecipare cogli altri ai sacri misteri.
Trattando poi dell' attuai rito, che
si fa in tal mattina, soggiunge, che
siccome non si può separare la me-
moria dell' istituzione dell' Eucaristia
da quella della passione, così la
Chiesa fra le cerimonie di letizia ,
dà ancora varii segni di tristezza,
il perchè dopo il Gloria ec, non
solo sospende l'uso delle Campane,
come riflette Lamberti ni, Instit. 20
pag. 88, e ripiglia l' antico delle
Troccole, come si ha da un decreto
della S. C. de' Riti, t. IX, pag.
128, num. 3733, o tavolozze, che
usavansi specialmente da' monaci , e
chiama vansi Crepilaculum, Ligmmi
congregans , malleus excitato rius ,
ligneus, tabula lignea per invitare
il popolo alla chiesa ; ma si astiene
ancora dal dare la pace. /^. Leo Alla-
tius de recentium grcecorum templis,
ubi de chirosemantrOj aul seniantc-
rioj Theod. Laudien, Diss. hislorica
de simandris grcecorum, sive de ritu
convocandi populum ad sacra per
Ugna, Regiomonti 17 16. Nella chiesa
ambrosiana suonansi le Campane
fino alle parole del passio, emisit
spiritum, del venerdì santo , dopo
CAM
di cui tacciono iiiio qXV Alleluia del
sabbato santo. In questo frattempo
adoprasi il Crotalo di lesino, come
chiamasi nel messale ambrosiano,
P^. Nicolò Sormani, V Origine aposto-
lica della chiesa milanese, e del
rito di essa, Milano 1754.
Nella mattina poi del sabba to
santo al Gloria iti excelsis ce, ri-
suonano le Campane, dopo che han-
no suonato quelle della cattedrale,
o della chiesa matrice, e non prima,
sotto pena di cento ducati, secondo
la costituzione di Leone X, Dicni
intra j emanata nel i5i8, la qual
legge s' intende anche per le chiese
parrocchiali , e per quelle de' rego-
lari, a tenore dei decreti della Con-
gregazione de' Riti in Oriolen. 1 1
aprii. 1601 , e 19 febbr. 1608.
Ma Benedetto XIV, confermando,
nel 1754, i privilegi della basilica
di s. Francesco d'Assisi, colla bolla
Fidelisy le concesse quello di suo-
nare nel sabbato santo la Campana
prima della cattedrale.
Al cominciare del secolo VI poco
si conosceva, o poco era comune
r uso delle Campane , per cui si
narra, sebbene da molti si tenga
per favoloso, che avendo il re Clo-
tario mandato l'esercito ad assediare
Sens, i soldati rimasero spaventati
dal suono della Campana della chie-
sa di s. Stefano, cui il vescovo di
Orleans avea comandato di suona-
re, così che datisi improvvisamen-
te alla fuga abbandonarono la città.
Degli effetti prodigiosi del suono
delle Campane, fanno parola diversi
autori, e fra gli altri Macri, Sarnelli,
e Menochio, il quale nel t. II, pag.
195, tratta al capo XVI, Di alcu-
ne Campane, che in certi tempi suo-
narono da se , e di altre che per
miracolo non si poterono suonare.
Per dire alcuna cosa sul suono mi-
CAM IH
racoloso delle Campane, ci limite-
remo ad accennare, che quando le
ceneri di s. Romualdo furono por-
tate in Fabriano, tutte le Campane
suonarono da per se a festa, con
grande stupore della città. Al mo-
mento della morte del b. Alvaro
di Cordova domenicano, che accad-
de nel i4oo, la Campana del con-
vento suonò da per se. E nel punto,
che il b. Cirio Lunelli spirò, nel
secolo XIII, in Potenza del Piceno,
tutte le Campane suonarono diste-
samente, senza che alcuno le avesse
mosse. Abbiamo pure, che quando
pertossi a E.oma il corpo della b.
Margherita Colonna, morta in Pa-
lestrina, suonarono da se tutte le
Campane, con meraviglia, e con-
corso de'romani. F^. Ragguaglio delle
Campane di p^iliglia, terra nel re-
gno d' Aragona j e quante volte che
7iel i6oi abbiano sonato da se stesse,
cavato daW autentico processo, Ro-
ma 1601, di Carlo Wllietti.
Tanta poi fu la riverenza, in cui
si tenevano le Campane sopra le tor-
ri, o campanili , che gli antichi cri-
stiani solevano collocarvi ora la cro-
ce, ora la stella , e talvolta il gallo
con misteriosi significati. Nel i58i,
la congregazione de' vescovi e rego-
lari prescrisse, che le Campane con-
sacrate, poste in una torre, o cam-
panile profano, non possano servire
ad uso pi'ofano, sebbene fossero fab-
bricate a questo fine, meno che lo
permetta il vescovo, o la consuetu-
dine. I sacri canoni diedero il cari-
co di suonare le Campane all' ostia-
rio, o al mansionario. S. Benedetto,
nel capo 7 della sua regola, ingiun-
se quest'ufficio all'abbate stesso del
monistcro , affinchè di notte e di
giorno chiamasse i suoi monaci a
cantar le lodi di Dio. Carlo Magno
ne' suoi Capitolari vuole , che i sa-
ffl CAM
cei-doti suonino le Campane per le
ore canoniche. V. il p. Azevedo ge-
suita , De signo quo oli ni ad di-
vina officia clerici convocabantur, ed
è la ter/a nella raccolta del p. Zac-
caria De disciplina populi Dei. Si
sa che i francescani, e altri religiosi
per la levata ed ore canoniche usa-
no il segno delle Troccole, o Trac-
cole di legno, ed i cappuccini per
invitare i fiati in refettorio, battono
un coppo di terra cotta. Il concilio
di Colonia prescrive, che non pos-
sano suonarsi le Campane che da
un chierico in cotta, come s. Carlo
Borromeo, Inslruct. fah. eccl. cap. 26,
procurò sempre si osservasse nella
sua diocesi. Perciò fu vietato a'iaici,
canon, perlectis 25, dist. V, Rocca,
De Campanario, sive de officio pul-
sandi Caf?ipanaSy ^. lyS, di tenerle
in casa, e di suonarle se non è loro
permesso; concedendosene soltanto
l'uso alle chiese ove celebrasi il san-
to sacrificio della messa, come riporta
Bonifacio, dell' Arte de' Cenni j ar-
te di sonar le Campane , p. 3 1 8.
Dappoiché 1' uso pubblico delle Cam-
pane non potevasi ad arbitrio usur-
pare , essendo un distintivo molto
apprezzato e ricercato , ne risultava
un onore speciale agli ospedali , se
potevano ottenere il privilegio di con-
vocare con esse il popolo agli ufficii
di carità , in essi esercitati , o alla
celebrazione de' divini misteri , che
facevansi nella chiesa annessa. Ciò
apparisce dagli statuti cluniacensi, ove
al can. 25 si prescrive, che » loco
9i famulorum, qui mane vociferando
M fratres in infìrmaria jacentes inho-
« neste ad missam vocare solebant,
« squilla ad hoc in sublimi infir-
» mariae loco suspensa pulsetur ".
Anche presentemente i certosini sa-
cerdoti suonano alternativamente le
Campane. JXelle sagrestie delle chie-
CAM
se principali deve esservi una tabel-
la, che ne indichi e regoli il tempo,
e il modo di suonarle, e per quali
oggetti devono esser suonate, acciò
sia di norma al campanaro, e di
avviso al popolo, che deve ubbidire
alla voce della Campana , tanto col
recarsi alla chiesa, quanto pregando
in casa, od accompagnando in istra-
da le preghiere altrui. Devonsi inol-
tre di frequente pubblicare le in-
dulgenze concesse a quelli, che pra-
ticano i di voti esercizii prescritti a
certi suoni delle Campane sopraccitati.
Il suono delle Campane non deve
aver luogo per cose profane, ne deve
essere fatto in modo profano, come
imitando qualche musica teatrale ec.
Presso gli scozzesi, e gì' irlandesi sa-
lirono le Campane a si alto pregio,
da esser tenuto tanto sacro, e invio-
labile il giuramento fatto sopra le
Campane, quanto sopra l'evangelio,
come si ha da Silvestro Giraldi in
Anglic. nornian. ac topogr. hibernen.
Disc. 3, cap. 33. Dimostrano la dif-
ferenza dell' uso delle Campane in
vigore della superiorità territoriale ,
o in servigio della chiesa , Giacomo
Federico Ludovisi : De eo quod ju~
slum est circa Campanas , Halae
1708; e Gio. Ulrico de Cramer,
Aliud est Campanis itti vi siipe-
rioritatis territorìalis , aliud ad ec-
clesiae usum in conforniitate ordì-
nationis concistorialis. In ejus observ.
jur. univ. p. I. n. 299".
Sono proibite tutte le superstizio-
ni sulla fusione delle Campane, sul
loro suono, ed usi, che riporta il ci-
tato Thiers, Traile des superstitions
tom. I, lib. V , cap. 4* ^^' ^in^erali
de' gentili fu adoperata la Campa-
na, sulla fiducia, che il suono dei
bronzi avesse la virtù di espellere i
cattivi genii, e gli spettri, capaci di
inquietar le anime dei trapassati, e
CAM
gli spartani solevano battere i bron-
zi ne' funerali dei loro re.
Anticamente vi era il bizzarro co-
stume di ricuoprir la Campana di
una nuova veste preziosa , di toc-
care la corda, e di ripeterne a gara,
e ad alta voce il nome. Altri , e
massime i più ricchi e facoltosi, co-
me riporta il p. Zech De Canipa-
nisj et instrumentis inusicis, in t. Ili,
De Iure rer. eccl. sec. I, et int. I,
Dìsciplinae populi Dei, gareggiava-
no di prendere coi denti la fune
delle nuove Campane, per la ferma
persuasione di restare immuni per
tutto r anno dal tormentoso dolore
de' medesimi. Luigi Navarino, in En-
cyclopedìa epistolari, ep. 182, rife-
risce il costume di alcune città di
mandare in donò le funi per le
Campane di qualche santuario, affin-
chè potessero suonarsi pei temporali,
non perchè su questi possa aver in-
fluenza la loro forma, o la natura del
metallo, ma suonandole nell'intem-
perie dell' aria, i santi ad onore dei
quali si benedicono , implorassero
da Dio la cessazione di tali flagelli.
Narra il p. Gio. Botlando, che i al-
lignati per lungo tempo furono so-
liti di mandare in dono delle pezze
di lana, e delle somme di denari ai
religiosi del monistero di s. Dome-
nico abbate, presso la città di Sora,
afììnchè potessero rivestirsi,, e com-
prare de' mazzi di corde per suonar
le Campane ; e dice di più, che i
fulignati erano rimasti esenti da
ogni danno di grandine e di fulmi-
ni ^ finché aveano continuate queste
pie oblazioni : Sur Vusage de sonner
les cloches dans le tenis d'orage
Dans le tom. Ili, De Journal eccles.
du DiiLOvart, p. i55.
Nel medio evo si costumò di por-
tare nelle battaglie le Campane sul
carroccio, come un campanile por-
VOL. VII. ^ ^ .
CAM ii3
tatile [V. Campanile), e tanto era il
conto, che si faceva delle Campane,
usate dalle comunità, che anticamen-
te se ne privavano le città soggiogate,
insieme alle loro porte; e, nel i3oo,
i toscanesi, vinti dai romani, furono
condannati^ Campanam populi^ por-
tas deducere Roniam. Ciò forse de-
rivò (benché siasi disputato dai ce-
lebri juspubblicisti PufFendorf, e dal
Zeiglero, se possano giustamente sog-
giacere alla rappresaglia) stante l'uso
che praticavasi di suonare per unOj
o due mesi avanti la guerra, la Cam-
pana del pubblico, per avveitire i
cittadini a prepararsi al conflitto.
V. Euchar. Gottheb Rink, De car-
rociisj et j'ure militari medii aevi,
Altorfii 1771; e l'articolo Cabroz-
ZE, ove parlandosi di carri si dice
pure del Carroccio.
Riguardo poi al suono delle Cam-
pane , e alle Campane stesse intro-
dotte negli orologi, se ne tratterà a
questo articolo. Tuttavolta qui ac-
cenneremo, come da alcuni si creda,
che Gerberto d' Aurillac , poi Pon-
tefice Silvestro II, sia stato, nel 998,
r autore degli orologi da suono. Dit-
maro, lib. VI Cliron. p. 899 , dice
che lo fece in Magdeburgo con tale
artifizio , che una stella veduta per
una fistola ne dimostrava le ore.
Altri scrivono, che lo facesse in Ra-
venna per Ottone III imperatore;
il custode poi , e regolatore degli
orologi nelle chiese, e ne' monisteri
era il sagrista , che chiamavasi an-
che ludex. V. Ducange Glossar. ^
Bona, de Divina Psalniodia , e. 3 ,
et in horologio ascetico, Pavìsììs 1678.
CAMPANELLI Filippo, Cardina-
le. Filippo Campanelli nacque a
Matelica il primo maggio 1739. Di-
venne avvocato nella curia di Roma,
poi uditore del Papa Pio Vi , che
per le sue belle doti lo favoriva
8
vÒsòMiymk, [^.
ii4 CAM
Tòlcntieri, quindi, ai 3o marzo dcl-
l'anno 1789 dal medesimo Ponte-
lìce fu cieato Cardinal diacono di
s. Cesareo, donde passò alla diaco-
nia di s. Angelo in Pescheria. Ap-
partenne alle congregazioni Cardi-
nalizie del s. oflizio , de' riti , del
concilio, della concistoriale, di Avi-
gnone, e di Loreto. In seguito ven-
ne promosso alla cospicua carica di
prodatario dallo stesso Pio VI, e
compianto per la sua dottrina e
virtù, morì a Roma li 18 febbraio
1795, carissimo al Pontefice. Fu pro-
tettore delle maestre pie, comprotet-
tore della città di Matelica sua pa-
tria, di Montopoli, e della confrater-
nita di s. Giuseppe di Bagnacavallo.
CAMPANELLO o CAMPANEL-
LE. Diminutivo di campana, Cam-
panula^ nota, tiiilinnabidum. Anti-
chissimo è l'uso delle Campanelle
sulle mura delle fortificazioni, e nei
luoghi ove i soldati fanno la ron-
da, e la sentinella , per istar vigi-
lanti, cambiar il posto, e domandare
ajuto a' compagni.
Zonara dice, che Campanelle si u-
sarono anche ne' trionfi, ed in quel-
lo di Camillo vincitore de'veienti,
al carro tiionfale fu appesa ima
Campana, e un flagello per avver-
tirlo a non insuperbirsi del trionfo;
potendo un giorno meritare e il fla-
gello, e il patibolo. Questo ultimo
supplizio gli era appunto ricordato
dal Campanello, avvegnaché costu-
mavasi di attaccarlo sempre al col-
lo di quei, che erano trascinati al
patibolo, affinchè ninno per timore
di malefizio nel toccarla potesse lo-
ro accostarsi. Se ne servivano anco-
ra i romani negli appartamenti, e
nelle guerre, ornando di sonagli il
petto de' cavalli, e Scipione fece por-
re Campanelli al collo degli elefanti,
forse per incitarli col suono ad un
CAM
moto più veloce. Inoltre s'introdusse
l'uso di porre un Campanello o sona-
glio anco a* cani sani; ed i bifolchi
fecero altrettanto coi buoi, agnelli ,
giumenti ec, per non perderli , e
Giustiniano imperatore, e Dagober-
to re di Francia decretarono pene
contro il furto di tali Campanelli,
come pur fecero i goti , perchè ol-
tre la perdila dell' animale, potea
cagionar lo smarrimento del greg-
ge , che ne segue il suono , ed a
questo si riunisce.
All'articolo Campane abbiamo det-
to degli usi diversi de' campanelli, delle
loro forme, e delle loro specie, di cui
furono composti , cioè di misture di
ferro, di ottone, di bronzo, di argento,
e d'oro, con ornamenti di cesellature,
emblemi, iscrizioni ec. Perciò senza
far qui ulteriori ripetizioni, ci limi-
teremo a dir qualche cosa sull'odier-
no uso sacro de' Campanelli, e sul-
l'uso della Canipajtella in Roma,
come distintivo principesco de' Car-
dinali, senatore, conservatore, prin-
cipi e ambasciatori. Lungo poi sa-
rebbe l'entrar a parlare in dettaglio
d'uno strumento di uso tanto comu-
ne. Solo aggiungeremo, che il Fran-
klin formò la sua armonica con una
filza di Campanelli di vetro, di for-
ma emisferica, e che l'irlandese Pu-
keridge insegnò a cavare da' bicchie-
ri di vetro pieni d'acqua, de' suoni
dolci e puri.
Favolosa è la narrativa d' uno
storico del secolo XIII, riportata dal
Cancellieri nelle sue Campane, pag.
121, che nel Campidoglio Romano
si conservassero tante statue, quan-
te erano le provincie del mondo, e
che ciascuna di esse avea una Cam-
panella al collo, disposta per arte
magica in tal guisa, che se una pro-
vincia straniera prendeva le armi, e
si rivoltava contro l'impero, subito
CAM
la Campanella appesa al collo della
provincia la più esposta a questo
assalto, suonava, ce. Curioso poi fu
il castigo di Pietro prefetto di Ro-
ma, il quale, nel 967, per aver
discacciato Giovanni XIII per ordi-
ne di Ottone I, fu messo con un otre
pennato in capo, e due alle coscie
al rovescio d'un asino, con un Cam-
panello alla coda. V, Cancellieri, nei
Possessi p. q.
I primi cristiani, siccome dicem-
mo a Campane, obbligati nelle per-
secuzioni a celebrare le sagre fun-
zioni in luoghi nascosti, non pote-
vano in essi far uso delle Campane,
il suono delle quali li avrebbe sco-
perti; al più per fissar meglio l'at-
tenzione degli assistenti in certi
momenti delle stesse funzioni, come
della consacrazione, della predica, del-
le orazioni, adoperavano il crepi ta-
citlum , istromento sonoro di legno.
Soltanto nel secolo XI , per op-
porsi all'eresia di Berengario^ e dei
Sagramentarii^ sembra, che siasi in-
trodotto il pio costume del suono del
Campanello alla elevazione dell'ostia,
e del calice, preceduto ed accompa-
gnato in alcuni luoghi da quello
delle Campane maggiori, per ecci-
tare non solo gli astanti all' adora-
zione, ma anche il popolo , che sta
fuori della chiesa. Questo viene ram-
mentato da Ivo, o Ivone di Char-
tres, in Epist. CXLII, il quale ver-
so l'anno i 1 1 5, ringraziando la re-
gina d'Inghilterra Matilde, per aver-
gli regalate alcune Campanelle, le
disse che col loro suono si rinnova-
va in lui ogni giorno la sua memo-
ria, principalmente all'elevazione del-
la messa, nella consacrazione dell'O-
stia salutare, e del calice. J^. Mabil-
lon, Comment. in Ord. Rom. cap.
VII, p. 49, e Bona, Rerum. Li'
iiirg, lib. lì, cap. i3, § 3, il quale
CAM ii5
dice, che verso questo tempo Gu-
glielmo, vescovo di Parigi, stabili, che
il Campanello dovesse suonarsi a\Y epi-
nicio j o all'inno trionfale del sanctus.
Abbiamo poi da Alberico, in Chro-
nicon ad annum 1200, che il Car-
dinal beato Guido, o Guidone Pa-
re francese, già generale de' cistcr-
ciensi, ed esaltato al Cardinalato, nel
1190, da Clemente III, e decorato
della legazione di Germania, stando
in Colonia, introdusse il costume di
dare col Campanello il segno dell'e-
levazione dell'ostia, e del calice nel-
la messa, e quello di recarsi il ss.
Viatico agl'infermi, costume che poi
fu abbracciato da tutta la Chiesa.
Non può dunque ammettersi, che
Gregorio IX, nel 1239, sia stato il
primo ad ordinare il suono della
Campanella all'eie vazion e, per av-
vertire i fedeli a genuflettersi, e ad
adorare il gran mistero, come vor-
reljbero l'autore della vita di Gre-
gorio IX, appresso il Muratori Re-
rum Script. Ital. t. Ili, pag. 582,
e l'annalista Spondano all'anno 12 39
num. 12. Senonchè dovrà ritenersi
piuttosto che Gregorio IX approvò
tal religiosa pratica. V. Maldonato
De Ccsremoniis in t. III. Bihl. Liturg.
A questo proposito il Mayer de-
scrive il calice di s. Malachia, arci-
vescovo d'Armadi morto nel ii4^^>
conservato a Chiaravalle, come at-
testano Mabillon e il Bona, calice dal
cui labro pendevano all'intorno va-
rie Campanelle, per invitene i fede-
li col loro suono all'adorazione. Nel
vecchio testamento i leviti suonavano
le trombe d'argento, per eccitare il
popolo all'adorazione . I^o stesso ora
si pratica quando il Papa fa Ponti-
ficale, dai trombetti delle guardie
nobih, per avvertire il popolo a ge-
nuflettere. Prescrive pertanto la li-
turgia, che quegli, il quale risponde
k
ii6 CAM
alla messa privala, suoni tre volte
il Campanello, quando il sacerdote
dirà sanctus , ed allrettante volte
sì nell'elevazione dell'ostia, che in
quella del calice. Nelle messe però,
che si celebrano e cantano dai Car-
dinali e vescovi nelle cappelle Pon-
tificie, non ha luogo né il suono
delle trombe, né quello del Campa-
nello, il quale non si deve neppur
suonare nelle messe, che si celeljras-
sero in quelle chiese, ove il Papa si
reca a tenervi cappella, intanto che
si canta da' Cardinali quella, cui e-
gli assiste. Nel 1 68 1 a' 7 marzo, la
S. C. de' Riti decretò : >* In proccs-
« sionibus candelarum, palmarum,
*# et similium, quae fiunt per ec-
»• clesias sine ss. Sacramento non
*» est pulsanda campanula ad ele-
*♦ vationem ss. Gorporis Christi in
» missa privata: quod si pulsetur,
» et advertatur clevatio, tunc ge-
>» nuflectendum est a transeuutibus
M utroque genu ante altare, ubi
M missa celebratur ".
L'antico rito de' maroniti pre-
scrive, che si accompagni col suo-
no de' piatti j e delle Campanel-
le il canto delle varie parti del
Pontificale, specialmente al sanctus,
alla consacrazione, ^\\^ elevazione ,
dopo l'orazione dominicale , e alle
duphcate benedizioni, prima della
consumazione della metà dell'ostia, e
del calice, e prima di consumare l'al-
tra metà, dopo aver comunicato il
clero e il popolo. Alcune Campanel-
le disposte all' intorno di certi cir-
coli sono agitate da due chierici vi-
cino al celebrante, il quale nel pro-
nunziare Vinno cherubico y rappresen-
ta col tremor delle mani, quelle
de' beati spiriti , assistenti al trono
della divina maestà con timore e
tremore. Ciò in alcune chiese si es-
prime col suono dell' organo, nel
CAM
quale s'introdusse pure quello dei
Campanelli.
Quando i Papi si faceano prece-
dere ne' viaggi dalla ss. Eucaristia,
si poneva al collo del cavallo bian-
co, o della mula, che la portava entro
nobilissima macchina, un Campanel-
lo d' argento dorato. Neil' itinerario
de' viaggi di Gregorio XI , eletto nel
1870, composto da Pietro Amelio,
i Campanelli si chiamavano Tintiti-
nabula Papalia, et Imperialia.
\ cleri delle principali basiliche
di Roma, quando procedono per le
processioni del Corpus Domini, di
s. Marco, delle canonizzazioni ec. ,
prima, e non dopo il sinnichio, o pa-
diglione, innanzi la croce, fanno por-
tare un Campanello, che si va suonan-
do a tocco, finche dura la processione,
il qual uso parve al Garampi, Si-
gillo della Garfagnana, pag. 1 1 3 ,
introdotto in origine per avvertire
il popolo a venerare il glorioso ves-
sillo della croce, o a far luogo al
passo della processione medesima. Il
padiglione, e il Campanello però si
usano qual distintivo speciale delle
basiliche di s. Giovanni, di s. Pie-
tro, di s. Maria Maggiore, di s. Ma-
ria in Transtevere, e di s. Lorenzo
in Damaso, ec. Tal Campanello è ap-
peso ad una piccola macchina di
legno intagliata, e dorata cogli em-
blemi, e simboli delle basiliche, cui
appartiene. Quest'uso è antichissimo,
giacche da un registro del capitolo
vaticano del i384j in data de' 18
maggio, notasi un pagamento latto,
w illis qui tenuerunt crucem , syn-
« nichium, et campanellam, quando
» venit processio cleri urbis ad no-
« stram basilicam in vigilia Ascen-
« sionis.
Si suona il Campanello, oltre le
Campane, per invitare e raccoghere
i giovanetti ali' istruzione della dot-
CAM
trina cristiana, ed alle istruzioni
preparatorie alia confessione, ed alla
comunione, e per eccitare i fedeli
ad intervenire ad altre opere di
pietà. Nella basilica vaticana si suo-
nano le Campanelle nell' ostensione
delle reliquie maggiori, come descri-
ve il Torrigio, Grotte Vaticane pag.
383, e Nicolò V, nell'anno i45o, fe-
ce fondere tre Campanelle per tal uso.
L' antichissimo costume di porsi
al collo delle bestie un Campanel-
lo , chiamato anche campanaccio ,
come si disse, fu poi santificato col
farlo benedire in qualche chiesa de-
dicata a s. Antonio abbate, ad tu-
telarli illìs a lue j aliisque incom-
modis exorandam. V, il p. Ray-
naud , Symhola s. Antonìi § XIII,
eo quod bruta in sui tutelarli .ni-
scepisset ^ ed il Molano , De Sacr.
Imagiriibus lib. Ili , e. 5. E però
r insegna de' frati di s. Antonio è
il tau col Campanello, simbolo di
quello, che portavano nel girare per
le loro questue. Dice il Piazza, nel
suo Santuario Romano p. 25, che
si dipinge s. Antonio abbate colla
lettera T, la quale significa appresso
gli egizii la croce, pel miracolo fatto
da quel santo di resuscitare due
morti col suo bastone di tal figu-
ra. Il Campanello è insegna ezian-
dio dell'Ordine equestre di s. An-
tonio {Fedi), per l'uso antico dei
suoi religiosi di cercare l' elemosina
pegli spedali col suono del medesi-
mo. Il fuoco in mano è posto a s.
Antonio per aver liberato molti dai
pericoli di esso, ed il porco a' piedi,
pel dominio eh' ebbe sui demonii, i
quali in simile figura sovente si
presentarono al santo, come scrisse
il Surio nella vita di lui. Tuttavia
in molte pitture del venerando ana-
coreta, si vede da un lato il porco
col Campanello al collo. Giacomo,
CAM 117
re di Gerusalemme e di Sicilia, co-
me narra l'Heliot, insigne protet-
tore dell' Oi'dine di s. Antonio, in-
culcò a' suoi eredi, e successori di
portar sempre appeso al collo un
tau d'oro, e un Campanellino, sim-
boli di quel santo : ond' è che alcuni
appendono anche alla cinta de' bam-
bini un Campanellino, e quelli be-
nedetti alla s. Casa di Loreto sono
in maggior divozione.
In quanto poi alla Campanella,
distintivo in Pioma de' Cardinali ed
altri , abbiamo dal CancelUeri nelle
sue Campane, p- 29 , che uno dei
privilegii de' Cardinali era quello
di tenere ne' loro palazzi la Campa-
nella, di cui si servivano tutte le
volte, che uscivano con nobile tre-
no. Quindi è, che in molti palazzi
da essi abitati ancora si vedono i
piccoli campanili, ov' erano collocate,
ed al suono di siffatte Campanelle, i
Cardinali ricevevano le visite di for-
malità degli altri Cardinali , degli
ambasciatori o dei principi , e con
esse si soleva indicare l'ora della mes-
sa, e della tavola. Dal giorno in cui
s' incominciava a suonare cotale Cam-
panella , dopo la loro creazione in
Cardinale, cioè nella mattina dopo
avere ricevuto il cappello rosso, si
desumeva ne' loro ruoli il diritto di
anzianità e per le ripartizioni dei
Famigliari nelle benefiche disposi-
zioni testamentarie dei rispettivi
padroni. Avverte però il Sestini ,
Del maestro di camera cap. XXXIII,
che incombeva al maestro di came-
ra ordinare tal suono al decano dei
domestici, e che anticamente a' soli
Cardinali visitanti si suonava la
Campanella. Senonchè dopo il Pon-
tificato di Paolo V s'introdusse il
costume di suonarla a quasi tutti
gli ambasciatori visitanti dei Cardi-
nali , ed anche ai nipoti del Papa
ii8 CAM
regnante, ed ai principi assistenti al
soglio; suono che dovevasi ripetere
nel partire il \isitando. V, Rocca ,
De Campanis, capo II, p. iSy, et
XXIV, pag. i83.
Sul privilegio poi della Campa-
nella usata dal senatore, e da' con-
servatori di Roma, il Valesio regi-
strò nel suo Diario, che, a' i4 mag-
gio 1737, Clemente XII concesse al
nuovo senatore conte Bielke l' uso
della Campanella, e il baldacchino
come gli ambasciatori ed i principi. Ed
il Vettori , nel suo Fiorino d' oro ,
p. 5i3, annoverando i privilegi del
senato romano, dice, che uscendo i
conservatori dal loro palazzo di cam-
pidoglio collegialmente, sogliono per
antica costumanza far suonar la cawi-
pana, che volgarmente si chiama la
Campanella , e che esiste sopra il
medesimo palazzo. Serve essa per
darne il segno alla famiglia , anzi
per questo medesimo effetto si fa
suonare ancora la sera precedente,
benché allora i conservatori si adu-
nino in una delle proprie case. Non
è a tacersi, che sebbene non per-
mettano i turchi ne^ loro dominii ai
cristiani 1* uso delle campane, ed oro-
logi, pure permettono e gli orologi
e la campanella a' ministri esteri nei
loro palazzi.
Finalmente col suono del Campa-
nello, l'ultimo maestro di cerimo-
nie in conclave, invita allo scruti-
nio i Cardinali la mattina , ed il
giorno, suonando innanzi alle celle,
e dicendo in Cappellani Domini ,
come la sera invita ognuno a riti-
rarsi alle proprie celle , dicendo col
suono del Campanello: in cellam Do-
mini. Nelle congregazioni Cardinali-
zie, il Cardinale più degno suona il
Campanello ; in quelle corani San-
dissimo^ lo stesso Pontefice ; ma al
termine de' concistori incombe farlo
CAM
all' ultimo Cardinale diacono, ovvero
al CanUnal Camerlengo del sagro
Collegio. Ed innanzi le ultime vi-
cende avea V uso del Campanello an-
che il tribunale degli uditori di rota ;
onorificenza, che non god(^vano nep-
pure le congregazioni Cardinalizie,
come osserva il Bernini parlando di
quel tribunale a p. 149, ne altro
tribunale della corte e curia di Roma.
Dappoiché è a sapersi, che quando
ne' primi giorni di ottobre si riapre
nel palazzo vaticano il tribunale ,
suona la campana, detta a]3punto
della l'ota, della contigua basilica. 11
Cancellieri dice, che questa pesa dieci
mila settecento trentuna libbre , è
alta sette palmi e mezzo, e larga sei
e mezzo. Prima delle menzionate vi-
cende, suonava tutte le volte, che si
riunivano gli uditori, ed al termine
del tribunale, suonava quella anche
situata fuori della camera dell' audi-
torato , eh' era 1' unica Campanella
del palazzo apostolico, e ciò merite-
volmente, come abbiamo anche dal-
la Glossa, Magistris crepitaculwn a
Glossa pulsatur.
CAMPANIA o CASTRIUM. Città
vescovile dell' esarcato di Macedonia,
dipendente dalla metropoli di Tessa-
lonica nell'I lliria orientale, chiamata
pure Paniwn. Secondo Commanvillc
fu istituita la sua sede episcopale nel
IX secolo, e vuoisi situata tra Edessa,
e Berrea, ma non si conoscono che
due soli vescovi.
CAMPANILE . Torre dove si
tengono le campane sospese, Turris
sacraj Turris campanaria. Dal no-
me, e dall' uso delle campane, si tras-
se il nome architettonico, e l' uso di
costruire i Campanili , che d' or-
dinario sono torri , o edifìzii assai
elevati, ne' quali sospendonsi le cam-
pane , affin che possano udirsi da
lontano. L' Italia è piena di questi
CAM
edifizii, che talvolta foimano Torna-
mento delle città, le quali, partico-
larmente in certa epoca, hanno pro-
curato di gareggiare tra loro nell'al-
tezza, nella ricchezza degli ordini e
degli ornati, nonché nella sontuosità
delle loro torri. Celebri sono i cam-
panili di Pisa, di Firenze, di Bolo-
gna, di s. Marco di Venezia, di Cre-
mona ec. Una gara, somigliante a
quella delle città italiche , fu nelle
altre città di Europa. E già rino-
mati sono, come antichi e d' inge-
gnosa costruzione i Campanili di
Reims , di Chartres , e soprattutto
quello di Strasburgo, la cui altezza
è solo inferiore di venticinque piedi
alla più alta piramide di Egitto, ol-
tre di essere mirabile per la sua co-
struzione. Fu cominciato nel 1277,
e compito nel 1439.
Ora non più s' innajzano moli
così alte, ed i recenti Campanili han-
no la forma d' una torre d' ordina-
rio quadrata, preferendosi edificarli
piuttosto a parte, che attaccati alla
fabbrica delle chiese. Molto si occu-
parono gli architetti inglesi nella
costruzione de' Campanili, per cui
questi divennero 1* ornamento più ri-
marchevole delle chiese d'Inghilterra.
Lungi dall'entrare in dettagli sui
Campanih, oltre ciò che sopra essi
è stato detto all' articolo Campane ,
ci limiteremo a qui riferire qualche
erudizione sulla loro origine, antichi-
tà, forma e uso, ed alcun* altra co-
sa, che li riguardi, non dimenticando
quelli portatili, chiamati Carroccio.
Abbiamo già descritto, che gli
antichi si servirono delle piccole
campane per molti usi, sacri , pub-
blici e domestici , manifestandolo
chiaramente i nomi di Cymhalum^
Crotaluni , Tinti nnabulum y Nola ^
Acs sonans. Gli antichi però non
usarono torri presso i loro tem-
CAM 119
pli, e gli scrittori non fanno men-
zione che di torri militari , giacche
non si accostumò fra' gentili convo-
care alle funzioni sacre , ai mercati
ed alle fiere , se non per mezzo di
preconi, e di accensi, cioè di libici-
ni o trombettieri, ed anche di messi.
Appresso i greci , come si ha da Plu-
taico e da S trabone, si dava il se-
gno alla città nell' aprirsi la pesche-
ria per la vendita del pesce, median-
te il Codone, strumento sonoro, che
era sospeso nelle piazze del mercato,
onde naturale è il ritenere, che il
Codone, per farsi ovunque sentire ,
fosse sospeso in alto di qualche tor-
re, ovvero in luogo elevato. Qualche
edifizio simile a un Campanile con-
vien dire che fosse nel tempio di
Dodona, ove que' Campanelli chia*
mati pure Poioli, erano sospesi. An-
che nel più alto sito del Campido-
glio presso il tempio di Giove to-
nante, fece Augusto appendere i tin-
tinnabuli, che usavansi alle porte.
Dicemmo ancora, che i romani se
ne servivano, come oggidì, per le sen-
tinelle, per risveghare nel mattino
gli operarii e gli schiavi, come si
legge in Luciano, e stante l' ampiez-
za delle case e bagni dei magnati ,
giova congetturare, che tali campane
minori fossero collocate in alto, accioc-
ché il suono loro fosse da tutti inteso.
Per venire ai Campanili de' cri-
stiani, indicammo già, che costretti
essi a sottrarsi nelle persecuzioni al-
le ricerche de' nemici, assistevano
nelle catacombe, e nei luoghi nasco-
sti, alla celebrazione de' santi miste-
rii. Ne potendo perciò far uso di
campane, si avvisavano scambievol-
mente, prima di separarsi, per le fu-
ture adunanze, e, per fissar meglio
r attenzione degli astanti in certi
momenti delle sacre funzioni, adope-
ravano il Crepitaculum. Ila essendo
lao CAM
poi stata duta la pace alla Chiesa
da Costantino, ed il culto cristiano
essendo poco a poco divenuto pub-
blico , non è dubbio , che si sarà
provveduto ai mezzi di convocar i
fedeli nelle chiese. E come il mezzo
più semplice e più spedito è il suo-
no delle campane, ben tosto di esse
si saranno serviti i credenti di Cri-
sto. Il comune degli autori attri-
buisce a s. Paolino, fìitto vescovo
di Nola nel ^lò, V invenzione delle
campane, lo stabilisce almeno il primo
che le collocasse sulle torri, vicino
alle chiese , per convocare più age-
volmente coloro, che abitavano in luo-
ghi dal sacro tempio discosti, e rimoti.
Se fosse vero il suesposto, avrem-
mo l'epoca de' primi Campanili; ma
il Macri, Hiero lexicon ^ ce la dà in
tempi più posteriori. Prima dice ,
che il Ponteiice Sabiniano di Vol-
terra, creato l'anno 6o4, fu il pri-
mo a collocare le campane sulle
torri, e sui Campanili; e parlando
poi de' Campanili di Roma , dopo
Adriano Giunio lib. 3. Animad. e. i5,
soggiugne che « in vaticana Basilica
'» primum nolarium constat ab Hcra-
>i elio Imp.erectum fiiisse", ed ognun
sa, che egh fu assunto all' impero nel
6 1 o, e regnò trent' anni ; ed aggiunge :
« refert Turrygius in Cryp. valica-
« nisy quod quando de anno 1610
^» demolitum fuerat nolarium, in cu-
w ius fundamentis Heraclii Imp. nu-
" misma repertum fuit". Ecco a-
dunque il primo Campanile trovato,
ed eretto fino dal secolo VII. Per la
forma poi , sua struttura , ed or-
namenti, il Ciampini, P^et. Mommi.
tom. Ili, tab. XII, espone la faccia-
ta della basilica vaticana, tal quale
pra prima che da Paolo V venisse
rifatta nel 1612, e la famosa cupo-
la fosse terminata. Ivi dunque, die-
tro la loggia della benedizione, si
CAM
vede predominare una lorixì quadra-
ta assai alta , segnata colla lettera
A. Essa è terminata con un fron-
tone semicircolare , o con cupoletta
in cima, come consta dall'antico ra-
me del sito , ove stava l' obelisco,
e vi sono diverse file di archetti ,
a guisa di finestre, partiti in mezzo
con colonnette. Il medesimo Ciam-
pini descrivendola, dice alla lettera
A. » Quocdam non humilis turris
)» cum pi uri bus, et eximicc magni-
» tudinis campanis erigebatur in
« via denominata Cymbala. »* In
seguito , ad onta dei ristauri , la
primitiva forma si conservò sino al
tempo della sua demolizione, ed
è quella stessa, che trovasi oggidì
in tutti i Campanili delle più anti-
che chiese di Roma.
Sulla erezione de' primitivi Cam-
panili riporteremo quanto il Mabil-
lon, all'anno 780, dice del monistero
de' benedettini di Corbie , Annal.
Ord. s. Benedicd lib. i^\ « Basii icae
»•> perfecta fabrica, turrique imposi-
« ta , ex qua signa , vel campanae
« de more pendebant, Fuhadus ve-
« nerabilis abbas, qui operi strenue
» institerat, cuidam Airrado prae-
» cepit , ut summoveret instru-
» menta, quibus nixi artifices prae-
» dictae turris cacumen ercxerant.
)i Quod dum ille excqueretur, ex
« summa turri in terra ra corruit
» ante basilicam sancii Petri, quae
« turri proxima erat, etc. " Si legge
poi presso monsignor R.occa, Com-
mentar, de Campanis cap. 12, pro-
vata con buone ragioni l'autorità
del Biondi, che lasciò scritto , Romce
restauratce lib. I, essersi dal Ponte-
fice s. Leone IV fabbricata, nell'an-
no 85o, la prima torre per le cam-
pane: w Leo IVcampanarium turrini
>» extruxit, quae omnium prima in
» orbe terrari! m fuit.
CAM
Da tutto ciò si rilera, che riguar-
do ai primi Campanili, non è ben
chiara la loro origine, né la data
della loro invenzione, perchè è assai
probabile, che le campane usate in
Italia dopo il IV secolo, e forse an-
che avanti tal' epoca, essendo cam-
pane minori, fossero provvisoria-
mente collocate o = sopra qualche
torre, o sopra qualche edifìzio ele-
vato, o sopra la travatura stessa
delle chiese , innanzi che si eseguisse
con apposita architettura l'erezione
de' Campanili. Ma sebbene gli archi-
tetti cristiani avessero il buon senso
nella costruzione delle chiese d' imi-
tar quella delle antiche basiliche,
in materia di Campanili, non tro-
varono ne presso gli antichi , ne
presso i primi cristiani niente ad
imitare , benché esistessero edifìcii
altissimi, e fra gli altri la torre
dei Cerchi, e i settizoni ce. Questi
esemplari ed altri a nulla servirono
per loro, ne poterono cavarne profìt-
to, come aveano fatto delle basiliche,
onde per costruire i Campanili, al-
zarono torri quadrate altissime, di
opera laterizia, con più ordini di
archetti semicircolari, sostenuti da
colonnuccie con cornici a seghe di
mattoni , e modiglioni di marmo
bianco, per indicarne i diversi piani,
e la trabeazione, e formarvi gì' iu-
ta volamen ti, e per loro ornato niente
altro adoperarono, che piccoli dischi
di marmo, di porfido, di serpenti-
no, o piatti concavi di maiolica di
diversi colori. Questo modo di fììb-
bricarc i Campanili diventò pure la
norma per quei di tutte le chiese
di Pioma, ed altrove, fino al secolo
XV. Di fatti tali sono oggi ancora
i Campanili delle basiliche di san
Paolo, e di s. Lorenzo fuori delle
mura, di s. Croce in Gerusalemme,
di s. Maria Maggiore, eh' è ancora
CAM 121
il pili alto di Roma, delle sante
Rufina e Seconda, di s. Maria in
Transtevere, de' ss. Gio. e Paolo, e
di tanti altri , che sebbene non ab-
biano bellezza intrinseca , nuUadi-
meno sono assai pittoreschi, e da
lontano producono un buon effetto.
Le campane poi in questi Campa-
nili non si vedono al di fuori, per-
chè sono sospese sopra castelli di
legno.
Verso l'VIII ed il IX secolo, il
modo di costruire i Campanili, le
chiese, ed altri edificii provò gran
mutazione. Gli arabi, o saraceni
avendo, al paro de' romani, formato
rapidamente il loro impero nell'A-
sia, nell'Africa, e nei regni di Sici-
lia, di Spagna, e sino nel centro
della Francia, cambiarono da per
tutto, e a modo loro le arti, e le
scienze , innalzando fabbriclie son-
tuose con un sistema di architettura
dilFerente, ed in tutto opposto a
quella degli antichi greci e roma-
ni, sia determinando forme, propor-
zioni, ed ornati a'ioro edifizii regolate
dal solo capriccio, sia facendo i muri
traforati a giorno ad imitazione di
merletti e lìlagrana , e sia unendo
le colonne, come tanti fasci di per-
tiche, cercando più il meraviglioso,
che il bello, e piuttosto amando di
sorprendere che di piacere . Non
ostante devesi confessare, che i loro
artisti portarono al sommo grado
l'arditezza nella costruzione. La loro
architettura fece grandi progressi,
prima sotto i nomi di araba , mo-
resca , saracena , e poscia di gotica
moderna, perchè Carlo Magno l'a-
dottò ne' principali edificii d'Acquis-
grana,. preferendola al gotico usi tato
sino allora j ch'era tanto pesante,
quanto questo era leggero e svelto.
Su tal gusto furono edificate le
chies*e cattedrali, e i Campanili di
121 CAM
Parigi, (ti Reims, di Chartrcs, di
Vienna d'Austria, di Strasburgo,
d'Anversa ec, e su tale stile furono
pure eretti i Campanili di molte
dttà delle Fiandre, de' Paesi Bassi,
ed anche d' Inghilterra, come può
vedersi nel Monasticon Anglìcaiiuniy
con ornati curiosi, con nicchie, con
guglie, statue, piramiduccie, anima-
li, ed in cima con una croce di
metallo, o ima stella, ed alcune volte
con un gallo. Su questo proposito
abbiamo dal Macri , che solevano
gli antichi collocare in cima del
Campanile un gallo di bronzo, o
di altra materia , per dinotare la
vigilanza de' prelati, ovvero de' pre-
dicatori ecclesiastici, di cui sono fi-
giu*a simbolica le campane, il qual
Inailo sempre si volta contro il ven-
to, come le banderuole, per signi-
licare, che i predicatori apostolici
non devono temere la furia de* po-
tenti, ma voltar la faccia, e ripren-
dere i vizii. Così a quella guisa, che
il gallo prima di cantare, e risve-
gliare gli altri , scuote le ali , il
predicatore del vangelo deve moi*ti-
iìcar sé stesso, prima di esortare gli
uditori alle virtù, e alla penitenza.
11 qual uso si vede ancora in alcu-
ni antichi Campanili di Germania ,
Fiandra, Francia ec., ed anco in
quello della cattedrale di Viterbo,
V. Cancellieri De Secretariis, dir
veteres christiani turribus campa-
nariìs gallum imponerent? p. i363.
Ma siffatta architettura in mate-
ria di chiese non allignò mai in
Italia in una piena estensione, come
si vede nel duomo di Milano, di
Pisa, di Siena, d'Orvieto, di s. Mar-
co di Venezia. L' istesso accadde
pure per j Campanili. Quello di
quest' ultima chiesa è uno de' più
alti d' Italia , dopo quello di Cre-
mona, ed è maggiormente ammira-
CAM
bile, per essere fabbricato sul ter-
reno paludoso, senza però che abbia
pregiudicato alla sua solidità. I fon-
damenti costarono più della torre,
che fu alzata verso il i 1 4^ > *^^
offre poco del gotico. Poco altresì
di tal sistema offie quello di s. Ma-
ria del Fiore di Firenze eretto nel
l336, ricco di marmi di diverso
colore, con varie statue di valenti
artisti. Lo stesso diremo del Cam-
panile di s. Chiara in Napoli, inco-
minciato sotto il re Roberto nel
i328, e di quello di Torino, detto
la Torre della Città, antichissimo, e
rimodernato, nel 1 666, dal duca di
Savoia Carlo Emmanuele II. Vi sa-
rebbero cose curiose ed insieme in-
teressanti circa i Campanili delle
altre città d'Italia, quali sarebbero
p. e. queUi di Parma, Piacenza,
Padova, Ferrara, Ravenna, Bologna
e Modena. Quest' ultimo vuoisi dal
Vedriario, che fosse eretto nell'VIII
secolo, a' tempi di Desiderio re dei
longobardi. Ma siccome mi sono pro-
posto di trattare questi argomenti in
compendio, così mi basta dire, che
quantunque sì questo campanile di
Modena, che quello di Bologna abbia-
no del gotico, nonostante vi sono mol-
te parti, le quali non appartengono a
quello stile, stile che in nessun luogo
fii meno abbracciato che in Roma,
in grazia di Roma antica, se si ec-
cettuino alcuni altari maggiori iso-
lati , detti confessioni , o tribune.
La qual cosa deve attribuirsi all'abi-
tudine degli architetti per le for-
me quadrate, e alla loro giusta
ripugnanza per le linee aguzze.
Avendo parlato fin qui dell'archi-
tettura de' Campanili sino al secolo
XV, diremo che verso la fine di esso
prese l'architettura medesima sistema
migliore, mediante il Brunellesco in
Firenze, ed in Roma per le cure
CAM
del Molano , e del Pintelli , ond' è
probabile che sotto questi ultimi due,
alcuni Campanili romani fossero accre-
sciuti con una piramide meno aguzza, e
più semplice che le guglie gotiche,
con croce in cima su d' una palla,
con ventarola, e che coperti fossero
di lastre di piombo , o di mattoni
colorati, e collocati a guisa di squa-
ma di pesce, ed anche con semplici
tegole. Ma nel secolo XVI l'architet-
tura avendo fatti progressi strepitosi,
i Campanili migliorarono , e diven-
nero per sempre fìssi nelle loro for-
me. Mirabile è quello eretto da Gre-
gorio XIII sul campidoglio con ope-
ra di Martino Lunghi , di diversi
piani, e tre ordini di pilastri. Alzò e-
gli una torre quadrangolare in mez-
zo al palazzo del senatore ,• ed in
cima sopra alta base è collocata
la statua di Roma vestita col sago
militare, coli' elmo in capo , e colla
croce nella destra, per esprimere forse,
che benché Pv.oma pagana avesse con-
quistato il mondo colle armi, Pioma
cristiana lo avea sottomesso colla
croce di Gesù Cristo. Ne Campani-
le con ornati meglio adattati po-
teva inventarsi pel Campidoglio cri-
stiano, né si potea terminare in mo-
do più imponente la facciata di quel
celebre palazzo. Dalla parte della
piazza, fra i due piani del Campa-
nile, vi fu pure collocato 1' orologio
Questo stile passò ai Campanili
delle chiese in que' tempi , e anche do-
po. Nelle dueloggie di essi si collocaro-
no in una le campane, e nell'altra l'oro-
logio ; innovazione, che fu gradita pel
comodo, e per la simmetria. Nel se-
colo XVII , il Bernini fece un pro-
getto pei due Campanili della basi-
lica di s. Pietro ; ma appena (sotto
Urbano YIII, e colla spesa di cen-
tomila scudi), ne eresse uno, che il
CAM 123
successore Innocenzo X lo fece de-
molire, avendone però il Fontana
nella sua descrizione del Praticano,
p. 262, conservata la forma. Il San-
gallo avea pure ideato il progetto di
due Campanili per la basilica vati-
cana, progetto che pubblicato venne
da Antonio Salamanca ; ma riflette il
citato Fontana, che dalle parti colos-
sali, ond' è composta la facciata va-
ticana, sarà sempre difficile di col-
locare Campanili corrispondenti.
Molte sono le chiese in Roma,
che hanno due Campanili, e questo
modo di adornare le facciate delle
chiese fu imitato in Italia ed oltre-
monti, ma delle diverse loro forme,
e di tutto ciò, che riguarda i Cam-
panili, oltre i relativi trattati di ar-
chitettura, F". la lellera del p. Gia-
como Pouyard a Francesco Cancel-
lieri, e le opere De secretariis etimi-
corimi ac veterwn chrislianorum^ ac
veteris, et iiovae basilicae vaLicanae,
p. 134*3!, De turribus campanariis
veteris bas. valic. tom. II; et de
tempio s. Marine in turni ^ si ve tur-
ribuSj ibid. pag. i344- ^l Campa-
nile ritrovato nel tempio vaticano ,
da Michelangelo Simonctti.
Finalmente i Campanili, che sosten-
gono, e custodiscono i sacri bronzi,
formando una parte non ignobile
nelle chiese, godono il privilegio del-
l'asilo dell' immunità ecclesiastica, an-
corché siano staccati dalla chiesa ,
dove però la distanza non ecceda
trenta passi, come decretò la congre-
gazione Cardinalizia del concilio ai
7 dicembre i632 nel Pontificato di
Urbano VIII. V. il Macri.
Anticamente gl'imperatori cristia-
ni facevano trasportare nel campo
di battaglia la campana col carroc-
cio, Carrociunij cioè un carro a gui-
sa d' un Campanile portatile, da cui
pendeva una campana , eh' era cir-
Ili CAM
conciata e difesa dai combattenti col
maggior impegno, stimandosi la sua
perdita come la più grande di qua-
lunque altra, e di vituperio per l'e-
sercito; uso, che continuò nel medio
evo. Serviva quella campana per da-
re i segui delle preghiere, delle mes-
se militari, e per radunare i soldati.
Nel INIacri si riporta la figura di
questo carroccio, o Campanile porta-
tile, secondo il diligente disegno di
Antonio Campo, pittore cremonese, il
quale soggiunge, che, nel 1081, i cre-
monesi nominarono detta macchina
Berta, o Bertaccìola , per aver ot-
tenuto dall'imperatore Enrico IV
r uso di essa ad intercessione di
Berta Augusta.
Il carroccio veniva usato nelle guer-
re delle piccole repubbliche italiane,
con quattro ruote , era colorato di
rosso, e veniva tirato da bovi coperti
di panno vermiglio. Sovr' esso i fio-
rentini inalberavano la loro ban-
diera rossa e bianca, e vi portavano
la loro celebre grossa campana, chia-
mata la Marlinella, che faceva an-
che r uiììcio de' tamburi, come ab-
biamo dal Denina , dal Villani , da
Leonardo Aretino e dall' Ammirato.
Ed in geniu'ale nel carroccio s' inal-
berava la bandiera del comune, vi
si celebravano i divini misterii, e si
collocavano vasi, ed altri oggetti pre-
ziosi. Federico li, qual alleato de' ro-
mani avendo, nel 1287, vinti i mi-
lanesi , mandò a Roma il loro car-
roccio, siccome il più illustre, e sin-
goiar ornamento del suo trionfo. Par-
landosi all'articolo Carrozza (Fedi),
dell'origine dei carri, si riportano
altre notizie del Carroccio.
I maomettani non permettono le
campane, e quando s'impossessano
di qualche città, le tolgono dalle tor-
ri, e dai Campanili, e ne converto-
no il metallo in artiglierie, o altri
CAM
usi, come praticarono nella presa di
Gerusalemme, fatta dal re Saladino ,
nel ri 87, e in quella di Costanti-
nopoli, fatta, nel i453, da Maomet-
to II. Essi poi servonsi de' banditori
sopra le torri delle moschee , che
cinque volte al giorno chiamano
il popolo gridando ad alta voce :
Allacli Hee ber, cioè Dio vero ed uno.
La voce del Minaret di s. Sofia ,
si sente fino a Pera, Di queste
torri o minaret delle moschee, col-
la ringhiera sopra, e che servono
invece di campana , ve n' ha gran
quantità in Costantinopoli. Inoltre
i maomettani hanno l' uso di met-
tere la mezza luna sui minaret, come
i cristiani la croce, il gallo, e la stel-
la sui Campanili. Pei Campanili più
celebri, sarà data illustrazione nelle
città rispettive. F". Torri.
In quanto poi agli orologi da Cam-
panile, oltre quanto si dirà al detto
articolo, qui indicheremo solo, che
cominciarono verso il secolo X o XT,
e che uno de' più rinomati è quel-
lo della chiesa di Dijon in Francia.
Questo in epoche diverse ha ricevu-
to varii cambiamenti; le tre figure,
che vi si rappresentano sono di un
nomo, di una donna , e di un fan-
ciullo. Le prime due figure munite
di martelli battono la campana gros-
sa, ed il fanciullo batte la minore. Ad e-
sempio degli antichi, che, come si disse,
sulle torri, e ne' luoghi elevati tenevano
sentinelle col tintinnahulo o campa-
nello j nel medio evo si posero sulle
torri , e ne' luoghi elevati , alcune
guardie, che dovevano vegliare alla
quiete pubblica , e dar avviso , sia
dell' avvicinamento del nemico , sia
degl' incendii, de' furti, e degU omi-
cidii , che si commettevano nell' in-
terno della città. In seguito le prov-
videnze de' governi avendo resi inu-
tili tali misure, se ne conservò per
CAM
altro la memoria, costruendosi figure
di ferro, o di bronzo, alle quali si
fecero suonare le ore battendo le
campane.
CAMPANO Lodovico, Cardinale.
Lodovico Campano o da Capua, det-
to di Capice, dei conti di Altavilla,
divenuto protonotario apostolico, da
Libano VI fu creato Cardinal dia-
cono di s. Maria Nuova ai i8, ov-
vero 28 settembre del 1378. Col
Cardinal Galeotto Tarlati condotto-
si alle porte del palazzo apostolico,
chiese se alcuno fosse comparso a
sostenere la causa dell'antipapa Ro-
berto da Ginevra, citato da Urba-
no, e si rispose che no. Mori nel
Pontificato di Urbano VI medesimo,
ma ne ignoriamo il gioi-no, ed an-
che l'anno.
CAMPEGGI Lorenzo, Cardinale.
Lorenzo Campeggi, patrizio bologne-
se, nacque a Milano nel i474- Se-
condo Garimberti e Fantuzzi, di di-
ciannove anni divenne pubblico pro-
fessore d'istituzioni civili nella uni-
versità di Padova; e dopo un trien-
nio passò a quella di Bologna, nel-
la quale insegnò in tal facoltà con
universale ammirazione. Nel 1499,
essendo stimato il miglior canonista
di quei tempi, si laureò in diritto
canonico e civile. Visse un tempo
in matrimonio, e n'ebbe cinque fi-
gli, tra' quali Alessandro, Porporato
di Giulio III, e Giambattista vesco-
vo di Majorca. Rimasto libeio, nel
i5io, dal vincolo coniugale, si fece
ecclesiastico, e si studiò con molto im-
pegno di ridurre la sua patria alla
ubbidienza di Giuho II, dal quale
erasi ribellata. In premio della sua
fedeltà, quel Pontefice, nel i5i i, lo
fece uditore di Ruota, nel i5i2,
vescovo di Feltre, e nunzio a Massi-
mihano imperatore, perchè richia-
masse i suoi ministri dal conciliabo-
CaM 125
lo di Pisa, e li mandasse al legitti-
mo ed ecumenico di Laterano. Ebbe
dappoi la nunziatura a Massimiliano
Maria Sforza, duca di Milano ; e nei
primordii del Pontificato di Leone X,
a mezzo del Campeggi, tornarono
Parma e Piacenza alla ubbidienza
della Santa Sede, le quali, come go-
vernatore, egli stesso dirigeva con
somma integrità , e difendeva dalle
guerre intestine dei guelfi e ghibel-
lini. Dipoi Leone X lo spedi un'al-
tra volta a Massimiliano per pa-
cificarlo con Ladislao re di Boe-
mia , affinchè la concordia di es-
si valesse a proteggere la cristianità
dai mali, che le sovrastavano da par-
te del turco. Dopo le quali cose il
Pontefice l'onorò della sagra porpo-
ra benché assente, col titolo di san
Tommaso in Parione nel primo lu-
glio i5i7; e poi lo nominò vescovo di
Crotone. Appena Pontefice Clemen-
te VII, nel i523, lo fece vescovo
di Bologna, ed in questa qualità il
Campeggi fu alla coronazione di Car-
lo V, latta dal medesimo Clemente
nella basilica di s. Petronio di Bologna,
nel i53o. Poscia amministrò la chie-
sa di Osca, nel i533 quella di Pa-
renzo , e fu arcivescovo di Candia.
Secondo Flaminio Cornaro, si ad-
dossò il governo di quest'ultima dio-
cesi per sovvenire colle rendite di
quella metropolitana alle fanciulle
della famiglia Landi nobilissima ,
ch'erano nipoti a Girolamo Lan-
di suo antecessore , e lo fu fino
a che Pietro Landi, nipote dello
stesso Girolamo, ebbe l'età per con-
seguire quella chiesa. Ma per poco
si trattenne a Roma. Bramando il
Pontefice di collegar contro il tur-
co i re di Francia, di Spagna e d'In-
ghilterra , alla corte di questo ul-
timo inviò, come legato, il Cam-
peggi, che fu da Enrico YIII ac-
ia6 CAM
colto con istraordinarii onori, poi-
ché (la ducento anni non compar-
vciT) nunzii in Inghilterra. Si trat-
tenne a quella corte il Cardinale
per tredici mesi, nei quali promos-
se la lega contro il turco, e la ri-
forma degli ecclesiastici. Ottenuto il
suo intento, fece ritorno a Roma, e
rendette conto della sua legazione alla
Santa Sede, con piena soddisfazio-
ne del Pontefice, che lo fece prefetto
della segnatura di giustizia. In ap-
presso Clemente VII invioUo per la
terza volta in Alemagna, perchè
ponesse argine alla eresia di Lu-
tero. Fu al congresso di Norim-
berga , alla dieta di Augusta , nel
i53o;enel i532, intervenne a quel-
la di Ratisbona, in cui si stabiliro-
no le leggi severe contro gli eretici,
a favor della Chiesa. Con varii
principi deirimpero promulgò la fa-
mosa riforma del clero in trentacin-
que capi, e, nel 1529, erasi pure di
nuovo recato alla corte d' Inghilterra
per lo strepitoso divorzio di Enrico
VIII, al quale mostrandosi assai con-
trario in ciò il Campeggi, dovette, non
senza pericolo della vita, fuggire in
Francia a salvarsi dall' ira di quel
monarca. Il Pallavicini, nella storia
del concilio di Trento, parla assai
lìene del nostro Porporato , che fu
ai comizii di Adriano VI, Clemen-
te VII e Paolo III. Dopo aver
pacificato Clemente VII colla casa
Colonna, Paolo III nominollo fra i
tre Porporati, che come legati a la-
tere dovevano dar principio all' ecu-
menico concilio. Dopo aver ottenuto,
nel i537 , il vescovato di Sabina,
pieno di meriti morì a Roma nel
1539 nell'età di sessantacinque anni,
ed ebbe tomba nella chiesa di s.
Maria in Transtevere. Depredata la
casa di lui nel sacco di Borbone, si
ritirò in Castello s. Angelo, col Pon-
CAM
tefice, il quale quando partì da Ro-
ma, lo dichiarò legato dell'alma cittìi.
Colla sua prudenza e saggezza verso i
generali dell'esercito nemico, seppe por
freno alla sfrenatezza e libidine delle
milizie, salvò parecchi romani dall'ul-
tima mina, e finalmente, ai 1 8 feb-
braio del 1528, persuase il nemico
a partire dalla città ; laonde per tan-
ta benemerenza, oltre segnalati pri-
vilegii, Clemente VII nel i53o do-
nollo del nobile castello di Dozza nel
territorio d' Imola , cui tuttora come
feudo possiede la famiglia di lui, del-
la quale fu egli il primo conte.
CAMPEGGI Alessandro, Cardi-
^m/e. Alessandro Campeggi, bolognese,
nacque nel i5o4. Era figlio del Car-
dinale Lorenzo Campeggi, che lo eb-
be dalla legittima sua moglie, pri-
ma di abbracciare lo stato ecclesia-
stico. Per le egregie virtù, ond' era
adorno, Alessandro fu promosso al
vescovato di Bologna da Clemente
VII, nel i526, nella qual città in-
trodusse i gesuiti. Paolo III, nel 1 542,
lo volle vicelegato in Avignone, ove
colla sua consumata prudenza, e col
suo zelo si adoperò per estirpare i
valdesi, detti Poveri di Lione^ che
coi loro errori aveano poste profon-
de radici. Trasferito da Trento a
Bologna il concilio generale, ebbe
l'onore di ricovrare i padri di quel-
l'inclito consesso nella propVia casa,
ove tennero le loro congregazioni ;
nel qual tempo oltre a lui abitava-
no la stessa casa altri quattro vescovi
della famiglia Campeggi, che Leo-
ne X grandemente avea beneficato.
Tia i beni considerevoli, ch'ei fece,
abbelh la basiHca di s. Petronio,
ornandola di una tribuna magnifica
all'aitar maggiore sostenuta da quat-
tro colonne di marmo, e lavorata a
finissima architettura. A Bologna ri-
covrò i gesuiti, protesse i cappucci-
CAM
ni , e gli eremiti di sant' Agosti-
no. A premio di tanti meriti Giu-
lio III, ai 20 dicembre del i55i,
cveollo Cardinal prete di s. Lucia
in Septisolio ; ma dopo tre anni, nel
i554, mori a Roma, quando com-
piva il decimo lustro. Ebbe egli o-
norevole tomba presso a Lorenzo
suo padre, nella chiesa di s. Maria
in Transtevere. Tra' suoi scritti si an-
noverano alcune opere dommaliche.
CAMPI Egidio , Cardinale. Egi-
dio Campi, dei signori di Tourville,
era oriondo di Rouen di Francia.
Fu celebre teologo di Parigi, cano-
nico di Rouen, confessore e consi-
gliere del re Carlo VI} e venne pro-
mosso, circa il 1409 > ^ vescovo di
Coutances in Normandia ; poco do-
po Giovanni XXIII creoUo Cardinal
prete ai 6 giugno i^w, ed egli col-
ia sua erudizione, e con l'opera fa-
vorì molto la Chiesa di Dio. Carlo
YI pel suo valore lo spedì am-
basciatore all'antipapa Benedetto XIII
in Avignone coi duchi d'Orleans, di
Berry e di Borgogna, per termina-
re una volta l'orrendo scisma , che
lacerava la Chiesa. Fu al concilio di
Costanza, ed alcuni vogliono, che
fosse primo presidente del collegio
di Navarra, fondato a Parigi, e pri-
mo elemosiniere della Francia. Alo-
ri nel 141^5 dopo due anni di Car-
dinalato. 11 BaluziOj nelle note alle
vite dei Papi di Avignone alla pag.
132*2, nomina il Campi, ma non
parla del suo Cardinalato, locchè fa
dubitare della sua promozione, seb-
bene l'Eggs, nel supplemento alla
sua porpora dotta pag. 171, lo an-
noveri fra' i preti Cardinali.
CAMPI Pietro, Cardinale. V.
Chappes.
CAMPIDOGLIO , Canipìdolio ,
Capitoiiuni. Nome di uno de' sette
colli di Pioma, chiamato anche mon-
CAM 127
te Capitolino, il più celebre di tutti,
sul quale era la rocca. Non è del
nostro divisamente fare il dettaglio
di un luogo, la cui rinomanza suo-
na ancora formidabile da un capo
all'altro del mondo, avvegnaché ri-
piene sono le storie delle sue glorie,
e gl'itinerarii e le guide di Roma
ne danno esalte descrizioni . Solo
diremo alcuna cosa della primiera
erezione de' suoi monumenti, e di
quanto servì a renderlo celebrato,
ricordando altresì cronologicamente
quanto fecero i Papi per ridurlo al
presente stato, che, sebbene inferiore
all'antico, tuttavoUa è vago e son-
tuoso.
Prima dunque di parlare dell'an-
tico, coll'autorità del Vasi, Itinerario
di Roma p. 226, e del Martinelli,
Roma ricercata nel suo sito pag.
186, diremo, che Numa Pompilio,
secondo re di Roma, il quale abitò
sul monte Quirinale, edificò nel luo-
go, ove oggi è il giardino Barberi-
ni, un piccolo tempio (con tre cap-
pelle dedicate a Giove, a Guinone,
ed a Minerva), che prese il nome di
Campidoglio. E siccome, ad imita-
zione di esso , fu poscia eretto un
tempio sul monte Saturnio , que-
sto prese il nome di Capitolino , e
poi Campidoglio j onde per distin-
guere il luogo dell' antico tempio
da quello del nuovo, si appellò il
primo Campidoglio vecchio , se-
condo la opinione più comune degli
antiquaria V. Nardini del Campii
doglio antico sul Quirinale, Roma
Antica li p. 4495 6 del nuovo, ivi
p. 797 ; Matth. Mayer, Roma Septi-
Collis antiquae, Romae 1697.
Il monte Saturnino o Capitolino,
uno de' più rinomati di Roma, è di-
viso da due sommità, che lasciano
un piccolo piano nel mezzo, dove
oggidì è la piazza, denominata in-
ia8 CAM
termonzio. Quella parte del colle al
nord si disse Capitolium ^ Capitoli-
no, e Campidoglio pel motivo, che
si dirà ; l'altro al s. o. , ove fu la
l'occa, si disse Rupti Tarpea (arx
Capilolina)j e più anticamente ^Vz^-
so di Carmenla, dalla madre di E-
vandrOj antico abitatore di questa
contrada, la quale fu qui sepolta.
Secondo il presente stato della cit-
tìi, il monte rimane quasi nel suo
ceiitio. Chiamossi primieramente il
monte Saturnio, perchè il re degli
aborigeni Saturno vi edificò la sua
città, Tarpeo, dal nome del suo pri-
mitivo castellano, o dalla sua figlia
Tarpeja uccisa dai sabini , dopo a-
verli fatti entrare nella rocca, ed an-
co per la ragione addotta , si dis-
se Rocca di Evandro, e Capitolino
dal tempio dedicato a Giove otti-
mo massimo pel seguente avveni-
mento. Nel cavarsi i fondamenti per
ordine del re Lucio Tarquinio Pri-
sco il Vecchio, fu trovato un capo
umano, che altri dicono fosse già te-
schio, e che volevasi essere stato di
certo Tolo, o Tullio etrusco. Per-
ciò Caput toli, o talli fu chiamata
quella cima del monte, Capitolino il
tempio, e poi cosi appellossi l'intie-
ro colle , che in progresso converti
il suo nome in quello di Campido-
glio. V. Theodoro Sprengero, in Ro-
ma nova. Francofurti 1660, p. ig8
et ibid. 1667, p. 44*5j ove tratta
deìV Etimologia del Campidoglio.
Questo dunque è quel celebratis-
simo monte, sopra il quale si re-
stringeva, come in suo centro, tutta
la romana potenza, e dove da' ro-
mani si tenevano pubbliche adunan-
ze. Da qui davasi legge a tutto il
.mondo, riunivasi il senato, e poi co-
stringeva nsi i cristiani a sagrificare
ai falsi dei. NcU'intermonzio era l'a-
silo stabilito da Homolo pel rifugio
CAM
de' servi, col fine di accrescere abi-
tatori alla sua nuova città ; in pro-
gresso si è costrutto l'arco di Nero-
ne nel mezzo di un portico quadra-
to fatto da Scipione Nasica.
11 Campidoglio era circondato di
muiaglie fatte di grosse pietre , le
quali non cominciavano a pie' del
monte, ma circondavano solo le due
sommità, e l'intcrmonzio. Ancora si
veggono gli avanzi di tali mura, die-
tro il palazzo de' conservatori , cioè
quelle, che circondavano la rocca, o
fortezza Capitolina. Anticamente da
tre parti si ascendeva al Campido-
glio; una ch'era la più scoscesa e
ripida, riguardava il lato del Teve-
re, e dell'odierna piazza Montanara,
donde per una scala di cento gra-
dini si saliva alla rupe Tarpea. L'al-
tra era quella del Cliifo Capitolino,
la quale principiava dal lato del fo-
ro verso lo spedale della consolazio-
ne. Al suo ingresso eravi 1' arco di
Tiberio, il quale conduceva alla roc-
ca. La tei'za via avea il suo princi-
pio dall'arco di Settimio Severo , e
voltando a sinistra, terminava sul-
l'intermonzio , ed era precisamente
quella per la quale salivano i trion-
fanti nel recarsi al Campidoglio. V.
Justi Pycquii, De Capitolio Roma-
no, Commentarius , Gandavii 161 7;
e Jac. Gronovi, De Clivo Capitoli-
no, Lugd. Batav. 1696.
Molli templi, ed edificii magnifi-
ci e grandiosi furono eretti sul mon-
te Capitolino. Il primo tempio, che
venne edificato in Roma e nel Catn-
pidoglio, fu quello di Giove Fcre-
trio , fabbricato sulla rocca da Ro-
molo per la vittoria, che riportò sui
ceninesi. In questa avendo egli uc-
ciso il loro re Acrone portò sul Cam-
pidoglio le spoglie opime di lui, co-
me segno di glorioso trofeo, ed a-
veudolc dedicate a Giove, esse in-
CAM
sieme col tempio presero il nome
di Feretrio a ferendis spoliìs. Inol-
tre un tal nome acquistava quel
tempio per essere stato innalzato
affine di riporvi le spoglie dei ca-
pitani romani tolte ai nemici.
Sull'altra sommità del Campido-
glio, ove oggidì è la chiesa di s.
Maria d'Araceli ( Vedi), vi era l'ac-
cennato famoso tempio di Giove
Capitolino. Incominciato da Tarqui-
nio Prisco in occasione dell' ultima
guerra co' sabini, avea tre cappelle,
come quelle del Campidoglio vec-
chio di Numa. Fu esso continualo
dal nipote Lucio Tarquinio il Su-
perbo, settimo ed ultimo re di Ro-
ma, ma consagrato soltanto in tem-
po della repubblica, e nell'anno 247
di Roma dal console Marco Orazio
Pulvillo. Questo tempio , incendiato
nelle guerre di Mario, arricchito poi
nobilmente da Siila, quasi distrutto
ai tempi di Vitellio, fu rifabbricato
con maggiore splendidezza da Ve-
spasiano e da Domiziano. Nel mu-
ro, che divideva l'edicola di Miner-
va da quella di Giove , affigevasi
nel principio dell'anno il chiodo an-
nuale ^ cioè un chiodo, che figurava
l'unità dell'anno decorso, affinchè
dai diversi chiodi conficcati si po-
tesse desumere il numero degli an-
ni passati. Nel sotterraneo del tem-
pio conserva vansi poscia dai decem-
viri i tanto famosi libri sibillini, ed
in esso i trionfatori , prima di de-
porre le spoglie nemiche nel tempio
di Giove Feretrio, facevano i sagri-
fìzii in rendimento di grazie per le
vittorie ottenute.
Gli altri edifizii del Campidoglio
consistevano nel tempio di Vegiove,
o Veivove, così detto perchè i gen-
tili stimavano questa deità non solo
atta a giovare, ma anche a nuocere,
ed era situato nell'asilo fra due bo-
VOL. VII.
CAM 119
schi. Nella rocca stava la Cuiia Ga-
labra, donde i sacerdoti, dopo aver
osservato il novilunio, annunziavano
al popolo convocato le calende e
le none, ufficio, che equivaleva in
quell'epoca agli usi prestati dai no-
stri calendarii. Cosi pure sulla rocca
si ergevano il tempio di Giunone
Moneta, e le officine metalliche per
la coniatura delle monete. Conser-
vavasi in detta rocca un*~oca d' ar-
gento, in memoria delle oche, che
svegiiarono le sentinelle romane ,
quando i galli volevano sorprendere
il Campidoglio , per cui , avendo
Manlio potuto respingerli salvando
il luogo, s'ebbe il soprannome di
Capitolino. L' altro lil3eratore dei
Campidoglio, e insieme di Roma, fu
Camillo, il quale in memoria della
levata dell' assedio di Campidoglio ,
institui i giuochi capitolini. Dipoi
Domiziano stabilì de' nuovi giuochi
chiamati Jgones Capitolini^ che
celebravansi ogni cinque anni. Ove
ora è il palazzo del senatore, tro-
vavasi r atrio pubblico, colla gran
sala per le pubbliche assemblee; il
Tabulario (di cui non ha guari
scuoprironsi bellissimi avanzi), cioè
r archivio pubblico , dove si conser-
vavano quattromila tavole di bron-
zo, sulle quali erano registrati i
consulti del senato, i plebisciti, ed
altri atti de* privati; l'Ateneo consi-
stente in un gran salone destinato
allo studio delle arti liberali, al di
sopra del quale dovea esservi la
celebre biblioteca capitolina; e la Sco-
la Xanta, così chiamata perchè fu ri-
fatta da Aulo Fabio Xanto. Era esso
un edifìzio contiguo al tabulario, e
prossimo al tempio di Vespasiano,
ed era destinato a scuola, ed a resi-
denza de' notari , copisti e famigli
degli edili, conservatori del pubblico
archivio. Finalmente eravi altresì
iSo CAM
nella rocca la casa di Romolo, fatta
in forma di capanna, e conservata
con gran cura, quella di Tazio suo
fluixxno re de' sabini, e quella del
mentovato Manlio, non che i tem-
pli della fortuna primogenia, incen-
diato da Massenzio, e rifatto da Co-
stantino, quello della fortuna priva-
ta, e quello di Giove custode, de-
dicato da Domiziano, secondo alcuni.
Erano tutti questi edifìzii dentro e
fuori ornati di superbe statue, per
cui il Campidoglio si chiamava la
sala degli dei . GÌ' incendii, e le
devastazioni di Roma operale dai
barbari , distrussero però tutti i no-
minati edidzii , massime quando To-
tila, re de' goti, dopo aver preso
Roma nella metà del VI secolo,
incendiò il Campidoglio romano.
Il nome di Campidoglio, secondo
il Moreri, passò sotto gì' imperatori
ai templi , e ad altri grandiosi edi-
fìzii di diverse città , massime a
quelli di molte colonie romane. E
però varie città principali delle pro-
Tincie, che godevano la detta digni-
tà, e qualifica di colonie, si gloria-
vano di averlo ad imitazione di Ro-
ma : poiché, come dice Gellio, erant
colonice quasi effigìcs parva populi
romani, eoque iure habebant thea-
tra, thermas, et capilolia. Può ve-
deisene la lunga enumerazione nella
C. P. del Ducange, e nel suo Glos-
sario alla voce Capitolium , come
anche nel supplemento del Carpen-
tier alla stessa voce, ove si trovano
ran\|nentati i Campidogli di Carta-
gine, di Capua, di Narbona, di
Augusta, di Colonia, di Treveri,
di Verona, ec. Quindi ebbero pure
Campidogli Bizanzio, Cesarea, Ra-
venna, Milano, Autun, Nimes, Be-
sanzone , Reims , Tolosa , ed al-
tre città ^i Francia. Del Campido-
glio Ravennate si fa menzione nel
CAM
libro Pontificale di Agnello. Diversi
furono d' avviso , che il nome di
Campidoglio in molte città del ro-
mano impero si desse solo a quel-
r edifizio , in cui si radunavano i
magistrali, come lo è quello di Ro-
ma riguardalo qual sede della mu-
nicipalità romana, per la resideirza,
come diremo, del senatore , de' con-
servatori, e di altri primarii della
romana magistratura. Frequente è
la menzione, che si fa dei Campi-
dogli negli atti de' martiri. Ne fan-
no principalmente ricordanza in A-
quilcia gii atti de' ss. Felice e For-
tunato, pubblicati dal Mombrizio, e
riprodotti dall' Eschcnio, dal Bollan-
do, e da altri. Così per conto della
passione di s. Saturnino vescovo di
Tolosa presso il Surio, a' 29 novem-
bre, ed ilRuinart, Ad. Mari. 129,
leggesi, che fu precipitato dall'alto
del Campidoglio di quella città, e
restò colla lesta infranta , e col corpo
tutto straziato, nel terzo secolo sotto
Decio.
Secondo le regole di Vitruvio, i
Campidogli solevano costruirsi nei
luoghi più eccelsi, in excelsissimo
locOy lib. Ili, cap. 1. Anche oggidì
l'America ha il suo Campidoglio ,
anzi pel magnifico suo complesso, è
l' edifizio più considerevole di essa.
Questo è il Campidoglio di Washin-
gton, città principale degli Stati Uniti,
fondata nel 1791 ad onore del fa-
moso generale di tal nome; Campi-
doglio , che, arso dagl' inglesi , fu
restaurato nel 181 5. Esso è costruito
di pietra bianchissima, colla facciata
decorata da portico sostenuto da co-
lonne d'ordine corintio, ed ha tre
cupole. Contiene due vastissime sale,
una molto elegante per la cameia
de' rappresentanti , l'altra più mae-
stosa pel senato; nel centro poi ve
u' ha una terza egualmente spaziosa
CAM
por r Inaugurazione, in cui delìbono
istallarsi i presidenti, ed ove si adu-
na il congresso, o corte suprema
degli Stali Uniti ogni volta che le
circostanze esigono la riunione delle
due camere in un medesimo locale.
Avanti di parlare cronologica-
mente di qualche piti rilevante aned-
doto riguardante il Campidoglio ro-
mano, dopo che i Sommi Pontefici
divennero sovrani di Roma , ed in-
nanzi di dire della progressiva ere-
zione fatta dalla loro munificenza
degli attuali edifizii esistenti neWI/i-
tcrmontìum, ha le due vette Capi-
tolina e Tarpea, luogo detto ora
Monte Caprino dalle capre, che vi
pascolarono, ed il più forte dell'an-
tico Campidoglio, accenneremo il
complesso di esso. Si ascende per-
tanto al romano Campidoglio per
una grande scalinata o cordonata,
al principio della quale vi sono la-
teralmente due leoni di basai te. La
supcriore balaustrata viene decorata
dalle statue colossali chiamate di
Castore e Polluce coi loro cavalli,
nonché dai creduti trofei di Mario,
eretti a Domiziano o a Traiano, e
qua trasportati dal castello dell'acqua
Giulia. E decorata ancora questa
balaustrata da due colonne, la destra
delle quali è la Milliaria trovata nel
i584, 6 c;he indicava il primo mi-
glio della Via Appia. Nella palla di
metallo di essa dice qualcuno essere
state poste le ceneri di Traiano; ma
la mano, egualmente di bronzo, che
la reggeva, sta nel palazzo de' con-
servatori. La sola delle innumerabili
statue equestri di bronzo, che ador-
navano l' antica Roma , rappresen-
tante r imperatore Marc' Aurelio,
sorge nel mezzo dell' intermontium,
o piazza di forma quadra. Di fronte
sta il palazzo senatorio, eretto con
disegno di Bonarroti, per cui si
C A M
i3
ascende da due rami di grandiose
scale, ornati nel centro da bella
fontana, la quale ne'possessi de' Pa-
pi, e de' senatori talvolta gettò vino.
Ivi, fra le statue dei due fiumi Ti-
gri e Nilo, vi è quella di Roma di
porfido, sotto le sembianze di Mi-
nerva, scavata già in Cori, feudo
del senato romano. Sovrasta tal pa-
lazzo elevata torre con campanile,
ed orologio, dalla cui cima l'occhio
spazia da un lato su tutti i vecchi
illustri ruderi della dominatrice del
mondo, e dall'altro su tutto l'odierno
abitato della capitale del cristianesi-
mo. Altri due palazzi, disegnati pin^e
dal Bonarroti, sorgono a' fianchi del
senatorio: il sinistro de' conservatori
di Roma è stanza de' fasti , della
galleria, e della protomoteca capito-
lina, mentre quello a destra lo è
del museo capitolino. Dalla parte
della piazza , e da basso si gode la
vista del Campidoglio moderno, il
quale se non ha quella severa mae-
stà, splendidezza e sontuosità del-
l' antico, nondimeno, avuto riguardo
ai tempi, e alla diversa condizione
di Roma, presentasi ne' suoi edifizii
imponente e dignitoso , e tale da
renderlo degno dell'alma città, uno
de' più bei suoi luoghi, ed un ri-
flesso del prisco splendore. Dal detto
lato del prospetto di Campidoglio
anticamente non si poteva ascendervi,
giacche le primiere tre vie erano
dalla parte di mezzogiorno, ma ora
per tre strade si sale al colle Ca-
pitohno. La prima è la grande sca-
linata di Araceli , la seconda è
la menzionata cordonata fatta da
Paolo III, e la terza (forse aperta
ne' bassi tempi, e resa meno ripida
da Innocenzo Xll, Pig/iatelli) è dallo
stemma di quest' ultimo Pontefice
chiamata delle tre pile. Dalla parte
poi del foro romano, vi sono due
i32 CAM
alh-c strade, che conducono sul
piazzale di Gimpidoglio , cioè la
cordonata teste restaurata, dal lato
dell'arco di Settimio Severo, e del
carcere mamertino, già appellato
Clivo deir asìloy che conduceva ov'è
adesso la moderna piazza, e l'altro
propriamente detto il Clivo Capilo-
linOy ch'era la più nobile, perchè
dalla \ia sacra salivano i trionfatori
al Campidoglio.
Passiamo ora a vedere quanto di
più interessante avvenne del tanto
celebrato Campidoglio, che ora è si-
tuato al rovescio dell' antico , dopo
la sua decadenza e distruzione, e co-
me risorse nel modo suindicato. Do-
po la salutifera vocazione delle gen-
ti, i principi degli apostoli predica-
rono nella capitale dell' universo la
parola divina, e s. Pietro vi stabili la
Pontificia sua sede nell'anno di Cri-
sto 4^, suggellandovi col loro san-
gue la fede, che vi avevano propaga-
ta. Seguirono contro i primi credenti
dieci persecuzioni , a cui diede ter-
mine Costantino imperatore l'anno
3 II. Egli concorse al trionfo del l'e-
vangelo, ed il Pontefice s. Melchia-
de s'ebbe il palazzo di Laterano,
che divenne il patriarchio apostoli-
co. Ma pel trasporto della sede im-
periale in Bisanzio, per la distruzio-
ne delle statue e de' templi, per le
successive invasioni de' barbari, che,
nel 47^5 estinsero il romano impe-
ro di Occidente, il Campidoglio de-
cadde dal suo splendore, finche To-
tila co' suoi goti lo incendiò intera-
mente alla metà del VI secolo. Verso
poi l'anno ySo diedesi Roma, e il
suo ducato spontaneamente a Pa-
pa Gregorio li, e però sotto di lui
ebbe origine il dominio temporale
de* Pontefici, e l'esercizio della piena
amministrazione delle cose civili prin-
cipiò quindi sotto il Pontificato di
CAM
Adriano I, laddove qualche volta non
ne fossero stati impediti dal furore
delle fazioni , come pur troppo molti
ne furono la vittima.
Nel 972 l'Italia fu sossopra, s'isti-
tuirono consoli, ed un regime repub-
blicano, ed i privati fabbricarono
molte fortezze. Roma per la prima
volta si sollevò, col fine di ricupe-
rare l'antica Hbertà, e Cencio, citta-
dino romano , sacrilegamente fece
morire in Castel s. Angelo Benedet-
to VI perchè difendeva i diritti del-
la Chiesa, e dell'impero. Ciò avven-
ne per opera di Francone, che nel
974, invase la cattedra Pontificia
col nome di Bonifacio VII. Ma po-
co tardò a pagar la pena di sua
scelleraggine con una morte subita-
nea, accompagnata da una crudele
carnificina, cui fu bersaglio il suo
cadavere, il quale trascinato pei pie-
di fino alla piazza di Campidoglio ,
quivi fu lasciato spoglio, e trafitto
di lanciate, sino a che alcuni chie-
rici lo portarono a seppellire in s.
Giovanni Laterano.
Il Cancellieri , nel suo Mercato ,
parlando di quello, che si teneva nei
Campidogli delle città , tratta al-
tresìi del mercato, che avea luogo
sulla piazza di Campidoglio , e sue
adiacenze, con un corredo d' impor-
tanti, ed erudite notizie. La più an-
tica memoria del mercato tenuto in
Roma ne' secoli di mezzo s'incontra
in un diploma di Pietro Leone, il
quale per violenza fu eletto pseudo-
Pontefice, nel 1 1 3o, contro il legit-
timo Innocenzo II, col nome di A-
nacleto II. Volendo egli imitare la
pia beneficenza de' successori di san
Pietro verso i sagri templi, conce-
dette tutto il monte Capitolino alla
chiesa eretta sul Campidoglio da s.
Gregorio I, fino dal ^gr, dedicata
alla ss. Vergine, ed a s. Gio. Battista.
CAM
Essa fa innalzata sugli avanzi deltem-
Ì)io di Giove Capitolino, onde si disse
prima s. Maria in Capitolio, e poi
in Ara-Coelì per la tradizione, che
Augusto avesse in quel luogo innal-
zato un altare, col titolo Ara pri-
Jìiogeuili Dei^ dopo aver appreso la
nascita di Gesù Cristo, come si di-
rà all'articolo di quella Chiesa , di-
venuta allora una delle venti abba-
zie privilegiate di Roma, apparte-
nente a' monaci benedettini. La det-
ta concessione ebbe pure l'indicazio-
ne de' confini, dicendosi Terra ante
monasteriiim, qui locus nundinarum
vocatur^ donando ai benedettini to-
tani montem Capitola in integrum ^
con tuttociò che in esso contenevasi
cioè domos casalinas , cryptas, er-
gastoria, cioè le botteghe, in mer-
cato, ed in conseguenza anche una
torre, che vi era , detta perciò del
mercato, di cui parlasi nello statuto
romano, e in altri luoghi. Egual
concessione dipoi fu confermata da
Innocenzo IV che, nel i25i , con-
segnò la chiesa ed il monistero ai
frati minori osservanti di s. Fran-
cesco, facendo altrettanto, nel laSg,
Alessandro IV. La costituzione di
Anacleto II antipapa fu riferita dal-
l'annalista Wadingo all'anno i25i ,
num. 44> 6 poi dal p. Casimiro
da Roma, Memorie istoriche del-
la chiesa e convento di s. Maria
in Araceli, ^oma lySG p. 4^2 e seg.
Anche dallo statuto di Roma ri-
levasi espressamente, che nella piaz-
za di Campidoglio facevasi il mer-
cato in un giorno determinato, per-
chè ivi si dispose, che se qualcuno
degli esecutori , spedito dai giudici
ad entrare a forza nelle case, aves-
se trasgredito gli ordini avuti, il
contravventore dovea subire la pe-
na di stare a cavallo di un leone
di maamo, esistente nelle sccje del
CAM i33
palazzo di Canipìdoglio, con una
mitra di carta in capo, e colla fac-
cia unta di mele, per tutto il tem-
po del mercato. Da tuttociò sem-
bra che il sito, in cui era colloca-
to questo leone, fosse destinato pel
castigo de' rei. Inoltre apparisce dal
citato Cancellieri , che in alcuni
tempi siasi mantenuto in Campido-
glio un leone vivo, e ne riporta i
documenti e gli esempii , fra' quali
un diploma del 1283 di Carlo d' Au-
gi ò, che nomina il custode del leo-
ne, e la sua provvisione, ed il Mu-
ratori, anno i^ii, tom. XXIV, i?er.
Ital. , parla della morte e sepoltu-
ra del leone, che stava nel palazzo
maggiore di CampidogUo, perchè uc-
cideva i ragazzi. Il mercato poi del-
la piazza di Campidoglio si esten-
deva alle chiese di s. Biagio, poi
dedicata alla b. Rita da Cascia, ed
a quella di s. Giovanni de Merca-
tOy o in Mercatelloy oggi delta di
s. Venanzio de' camerinesi. Fu pro-
seguito il mercato in Campidoglio
fino al secolo XV, finché il Cardi-
nal di Estouteville, Camerlengo di s.
Chiesa, nel i477> lo trasferì in piaz-
za Navona nel mese di agosto, ove
ancora si tiene nei mercoledì. Tut-
tavolta una specie di mercato si con-
tinuò fino verso il secolo XV sulla
piazza di Campidoglio, colla vendi-
ta de' generi, per essere frequentato
a cagione de'tribunaU esistenti in
Campidoglio.
Nel suddetto secolo XII, oltre
quanto si è detto del monte Capi-
tolino dato a' benedettini dall' anti-
papa Anacleto II, già il Campidoglio
cominciava nuovamente presso i roma-
ni a riguardarsi con rispetto e predile-
zione, radunandovisi per le cose pia ri-
levanti. In fatti abbiamo, che il Pa-
pa Innocenzo II morì a' 24 settem-
br« 1143 pel gran dispiacere, che
•r34 CAM
ebbe , perchè i romani , avendo
terminata la guerra co' tivolesi, ra-
dunati tumulluarianiente nel Cam-
pidoglio, risolvettero di rientrare
in campagna, e continuar la stessa
guerra. Indi aggiunge il Panvinio, che
sul Campidoglio, contio il volere del
Papa, i romani eressero un nuovo
corpo a forma di repubblica, eleg-
gendo dall' ordine equestie alcuni
senatori, coi consoli, ed un patrizio,
die fòsse come capo (Jegli altri, con
alcuni giudici, ad esempio degli an-
tichi romani, per cui furono scomu-
nicati da Innocenzo II.
Continuò il Campidoglio a ripren-
dere lustro, e per la sua eminente
posizione, e pegli avanzi degli edi-
fìcii e della ixjcca si ritenne come
luogo fortificato. Ed è perciò, che,
ribellatisi i romani al Pontefice Lu-
cio II per la ristabilita dignità se-
natoria, e per quella di patrizio [P'e-
di), volendo il Pontefice reprimere
gl'insorti, e cacciarli dal Campido-
glio, allorché vi ascendeva con un
esercito, fu colpito da una sassata,
che lo portò al sepolcro a' i5 feb-
braio I 145. Per quasi cinquant'an-
ni durarono le discordie civili tra i
Pontefici e il popolo romano, ne
terminarono che nel i 187, nel Pon-
tificato del loro concittadino Cle-
mente III, stabilendosi, che si eleg-
gessero i senatori , e che in luogo
del patrizio fosse eletto il prefetto
di Roma ( Vedi). D'allora in poi i
tempi per la Chiesa furono più tran-
quilli.
Tra le campane destinate an-
che a chiamare a consiglio gli abi-
tanti, si ha memoria che ne esistes-
se una nel Campidoglio nel 11 35,
come dice anche Cancellieri , Cam-
pane p. ^o. Conquistala però nel
1200 dal popolo romano nella guer-
ra de' viterbesi, la lamosa campana
CAM
detta Patarinrij di otto palmi di
diametro, ch'era del comune, fu tras-
portata in Campidoglio, e servì sino
al declinar del secolo XVI II a pub-
blicare il carnovale, a suonare nelle
più liete circostanze di Roma, a da-
re il segno della morte del Sommo
Pontefice, ed a festeggiare il passaggio
dei Papi dal Campidoglio al Late-
rano pel possesso (Fedi). 11 Venuti,
Numis. Pont. p. 147, vi aggiunge
l'incarico di annunziare la morte di
qualche reo condannato dal senato-
re. Chiamossi tal campana la Pata-
rina di Viterbo, per avere i settarii
patarini infestala quella città, ed
abitando essi nella contrada ov' era
situata, ne prese da loro il nome. In
quanto al luogo dove fu collocata
sul Campidoglio, prima che Bonifa-
cio IX erigesse il palazzo senatorio,
e Gregorio XIII il campanile, pare
che fosse in qualche altra torre, la
quale forse sarà stata la così detta
Torre del Mercato.
L'anonimo, che scrisse la vita d'In-
nocenzo 111 eletto nel i 198, presso
il Baluzio, narra che Pandolfò della
Suburra senatore di Roma, si mos-
se contro i viterbesi , che avevano
assediato Vi torchiano, e dopo averli
vinti, e fatti prigioni, universos cap-
tlvos misit in carcerem Canepariiun,
vicino al tempio della dea Tellure,
muUis miseriis macerandos. In tem-
pi a noi più prossimi sembra , che
fosse tal carceie , dove adesso sono
le carceri capitoline, luogo che allora
chiamavasi cancelleria^ come si rileva
dagli Statuti di Roma. I rei però
decapitavansi presso la chiesa di s.
Maria d'Araceh, come vuole il citato
p. Casimiro, o sul monte Capitoli-
no, come opina il Martinelli nella
sua Roma ricercata ec. Che Roma
avesse più carceri^ lo rileviamo da
Livio, il quale dice, che essendosi
CAM
moltiplicati i delitti, i decemviri die-
dero la cura ad Appio Claudio lo-
ro collega di fabbricare nel suo de-
cemvirato un nuovo carcere, fra il
Campidoglio e il Tevere. Di questo
argomento, e del carcere Mamerti-
no alle falde del Campidoglio dalla
pa«te dell'arco di Settimio , abbiamo
le Notizie del carcere Tulliano , o
Maniertino alle radici del Campi-
doglio , Oi'C fu rinchiuso s. Pietro ,
di Cancellieri, Ptoma 1788. Non riu-
scirà discaro che qui si aggiunga,
che le attuali carceri capitoline so-
no a pie' del lato sinistro del palaz-
zo senatorio; che appena la campa-
na di Campidoglio ha annunziato
col suo hìgubre suono la morte del
Papa, il capo-rione [Vedi) o presi-
dente del rione Campitelli, accompa-
gnato da un capitano de' Capotori
[Vedi), paite subito dal Campidoglio
con uomini armati per aprire le
carceri della città, e porre in liber-
tà i rei di piccoli delitti, e i debi-
tori di tenui somme; che il magi-
strato romano tasto si aduna in
Campidoglio per occuparsi della si-
curezza della città , aprendo in se-
gno di autorità similmente le prigio-
ni del suo tribunale di Campidoglio,
e prendendo altre provvidenze.
Gran feste, nel i235, come ri-
portano a detto anno l'annalista Ri-
naldi, e il Vendettini, del Senato
Romano p. 222, si fecero per la
concordia stipulata da Gregorio IX,
ed il senatore Angelo Malabranca ,
a nome del senato, e popolo roma-
no, e molte memorie si hanno dal-
le storie sul Campidoglio, sul sena-
torato di Carlo I d'Angiò, la cui
statua si vede nel salone del palaz-
zo senatorio con otto versi latini
sotto, e la data i4^r, cioè dell'an-
no in cui fu eretta. Quel princi-
pe però, nel 1266, venne investito
CAM i35
del regno delle due Sicilie dal Pon-
tefice Clemente IV, e dal Pontefice
medesimo fu fatto senatore di Ro-
ma, governando dispoticamente sot-
to Adriano V, e nel Pontificato di
Giovanni XXI. Ma Nicolò III, elet-
to nel 1277, ritenne per sé il sena-
torato, mentre inseguito, adonta che
dai romani venisse oiferta a Martino
IV del 1 28 I tal dignità, venne da quel
Pontefice restituita a Qùr\o d'Angiò.
Essendo dipoi, nel i3o5, eletto Cle-
mente V di Bordeaux, questi, chia-
mando i Cardinali in Francia, sta-
bili la residenza Pontificia in Avi-
gnone, onde ne' settantun anni che
vi dimorarono, l'autorità della ma-
gistratura romana si accrebbe note-
volmente per tale assenza. Il Cam-
pidoglio fu in que'dì teatro di gran-
di avvenimenti, che si trattano agli
articoH Roma, Senatori di Roma, ed
altri. I principali però sono i se-
guenti.
Avendo Clemente V approvata la
elezione in imperatore di Enrico VII
di Luxemburgo, colla condizione che
si recasse a Roma per ricevere dai
Cardinali legati le insegne imperia-
li, nel 1 3 [ I , il senatore di Roma
Lodovico di Savoja si condusse in
Brescia al campo di Enrico VII ,
lasciando il Campidoglio in conse-
gna ai suoi vi cari i, a condizione che
glielo dovessero restituire all' arrivo
dell'imperatore. Ma tornato a Ro-
ma il senatore, i vicarii ricusarono
di rimetterlo in sue mani , perchè
Roberto d'Angiò, re di Napoli, avea
spedito in Roma suo fratello Gio-
vanni principe di Morea , affuichè
coll'esercito impedisse la coronazione
di Enrico VII. Allora questi spedi
alla città Stefano Colonna, perchè
co' suoi provvedesse contro gli sforzi
dell'Angioino, che cogli aiuti di Fi-
renze, di liucca, e degli Orsini era-
iS6 CAM
sì impadronito del Campidoglio, del-
le torri, e de* luoghi forti all'intor-
no, nonché della torre del Mercato,
presidiando ancora il Castel s. An-
gelo, il palazzo valicano, e tutto il
borgo e Transtevere. All'incontro i
Colonnesì, e quelli che seguivano le
parti dell'imperatore, si erano forti-
ficati in s. Maria della Rotonda , o
Pantheon , in s. Sahina , e nel Co-
losseo, e presa la torre delle milizie
(poi racchiusa nel monistero di s.
Caterina di Siena), tutta Roma si di-
vise in fazioni, ed ognuno si armò; le
strade furono sbarrate, e gli abitanti
si fecero forti nella propria casa, pel
timore di gravi turbolenze. Final-
mente Enrico VII giunse in Roma
a' 7 maggio 1 3 1 2, ricuperò il Cam-
pidoglio con gran piacere del popo-
lo romano, il quale volle, che Lo-
dovico di Savoja continuasse nel se-
natorato, e quindi lo stesso popolo
elesse a capitano un militare del-
l'imperatore, Giovanni di Savigny
borgognone , onde avesse in cura
il Campidoglio, finché il Papa eleg-
gesse il nuovo senatore. La corona-
zione seguì a' 29 giugno nella basi-
lica lateranense , perché nel Vatica-
no Enrico VII temeva le insidie de-
gli Angioini, per cui nacque nel popo-
lo una generale sollevazione, come
racconta il Mussato nel lib. VII de
gest. Henrici VII.
Nel 1342, nel Pontificato di Cle-
mente VI, nel Campidoglio si cele-
brò la coronazione del celeberrimo
poeta Francesco Petrarca, con una
corona d'alloro, di che fu cinto ai
i3 aprile da Orso collega del se-
natore Stefano Colonna ; funzione
che rivide Roma poi eseguita per
ordine di Benedetto XIII, a' 23 mag-
gio 1725, nella persona del cav. Ber-
nardino Perfetti, rinomato poeta, e
per mezzo dì cinque cavalieri roma-
CAM
ni, de' conservatori di Roma , e del
senatore Mario Frangipani. 11 Crc-
scimbeni nello stesso anno pubblicò
anzi gli Atti di tal solenne corona-
zione in Campidoglio. Nel Pontifi-
cato quindi di Pio VI, ed a' 3 1 a-
gosto 1776, seguì pure nel Campi-
doglio quella della insigne poetessa
Corilla , cioè di Maria Maddalena
Morelli Fernandez, di cui si pub-
blicarono gli Alti in Parma nel 1779.
Sopra queste due ultime coronazio-
ni, V. Bettinelli nella sua Raccolta
d'opuscoli, tomo XXXI. Il Grade-
nigo ci diede una lettera sopra i
Poeti laureati j nel tom. I delle Nuo-
ve Memorie per servire alla storia,
letteraria, p. 267 e 3o^, coli' estrat-
to d' una dissertazione di M. 1' Ab.
du Regnel; ed Apostolo Zeno ne scrisse
un'altra de' Poeti laureati^ nel t. II
delle sue Lettere, p. 191 e seg.
Regnando lo stesso Clemente VI,
mentre stava in Avignone, essendo-
si per sua autorità cambiata in Ro-
ma la forma di eleggere i senatori.
Cola di Rienzo cittadino romano, e
pubblico cancelliere, siccome d^ ani-
mo generoso e libero, adunò in Cam-
pidoglio il popolo alla presenza del
pontificio vicario, lo arringò, e dopo
aver proposto alcune savie leggi, fu
acclamato signore, con pieni poteri,
onde stabilì , col legato del Papa ,
nel palazzo capitolino la residenza.
Cola di Rienzo subito occupò il Cam-
pidoglio , e tanta autorità e credito
si acquistò presso tutti, che a suo
talento ridusse il popolo, e nel 1 347
divenne tiranno di Roma, facendosi
chiamare « Nicola severo, e clemen-
« te, tribuno della libertà, della pa-
« ce, e della giustizia, ed illustre
M liberatore della sacra repubblica
« romana ". Ed é perciò, che quasi
tutti i principi d' Italia domandaro-
no la sua amicizia, per mezzo de'
CAM
loro omtori , per lo die V audace
tribuno giunse a citare V imperatore
Lodovico di Baviera a comparire al suo
tribunale pei* render conto di sua ele-
zione, cbe a lui solo spettava come ca-
po del rinnovato impero. Quindi sba-
razzatosi del legato, citò formalmen-
te anche il Papa a litornare in Ro-
ma, e fece strage de' baroni romani;
finche costretto a fuggire, ed arresta-
to, venne condotto prigioniero in Avi-
gnone. Dopo la morte di Clemente
VI, il suo successore Innocenzo VI,
nel i353, rese la libertà a Cola di
Kienzo e lo spedì in Roma per ri-
comporre le cose, ed in fatti cacciato
dal Campidoglio Francesco Baron-
celli, che si era usurpato il supre-
mo potere, esercitò severa giustizia
contro i primarii signori. Ma insu-
perbitosi, e commettendo parzialità
allorquando ammoniva i principali
del popolo, che procurò guadagnare
anche con una pittura da lui fatta
esporre sul palazzo di Campidoglio,
aizzò invece i romani alla vendetta
dei nobili, e, agli 8 settembre 1 353,
la moltitudine cinse il palazzo capi-
tolino gridando: morie al traditore
Cola. Egli tentò invano di difender-
si, e di parlare colla sua portentosa
facondia. Voleva morire da forte
colle insegne senatorie ricevute da
Innocenzo VI; ma cambiando divi-
samento si travestì, si rase la barba,
si tinse il volto per fuggire : però es-
sendo stato riconosciuto, venne fatto
a pezzi, e dipoi sepolto nella chiesa
di s. Bonosa in Trastevere.
Da ultimo, prima precariamente
Urbano V, e poi Gregorio XI esaudi-
rono i voti dei romani, e ritornando
quest'ultimo stabilmente in Roma
a' 17 gennaio 1377, vi ristabilì la
Pontifìcia residenza . Breve però
fu il giubilo de' romani, dappoiché,
eletto jiell'annO seguente Urbano VI,
CAM 137
insorse V antipapa Clemente VII ,
che diede principio al funesto scisma,
il quale afflisse la Chiesa più di
cinquant'anni. Quindi ambedue sca-
gliaronsi reciprocamente gli anatemi,
e, prese le armi, riuscirono funesti
i piincipii per Urbano VI, perchè
i soldati dell'antipapa penetrati nella
città , e capitanati da Silvestro di
Budes, mediante un corpo di caval-
leria, ascesero il Campidoglio, e vi
fecero strage, in cui morirono di-
versi magistrati, vendicati però nella
reazione del dì seguente, in cui il
popolo massacrò tutti gli oltramonta-
ni, che abitavano in Roma. Ciò non
pertanto in progresso, sebbene ad
Urbano VI, nel 1389, ^^^^^ succe-
duto Bonifacio IX, alla morte del-
l'antipapa, in Avignone ove si era
fissato, fu continuato lo scisma dal
falso Pontefice Benedetto XIII. Pie-
no di coraggio Bonifacio IX si fece
rispettare in guisa, che dopo la ce-
lebre concordia del senato romano,
restaurato il Castel s. Angelo, forti-
ficato il Campidoglio, sopra le rovi-
ne dell'antico tabulano, eresse, verso
il 1395, un palazzo a guisa di roc-
ca, e prescelse i magistrati a suo
piacimento. Tuttavolta i fautori del-
l' antipapa , insieme col conte di
Fondi, e coi Colonnesi, nel i4oo,
ordirono una congiura per occupar
la città, ed arrestarvi il Papa; ciò
che sarebbe avvenuto, se le guardie
del Campidoglio non avessero respinto
i ribelli al primo assalto. V. Eckhar-
di, Scìiediasnia de Tahulariis ariti-
quiisj Quedlimburgi 17 17.
Sappiamo dal Diario di Stefano
Infessura, che, morto Bonifacio IX
nel primo ottobre i4o45 i romani
si sollevarono, proclamando la li-
bertà, e la città venne ovunque
sbarrata. Gli Orsini, siccome guelfi ,
combattevano per la Santa Sede, e
i38 CAM
i Colonncsi, gliiln'Ilini, soslencvano il
popolo. Kibellaronsi il Campidoglio,
e la torre del Mercato , onde gli
Orsini per porta Castello si recarono
a soccorrere il Campidoglio contro
i nemici, seguiti da molti romani
fedeli alla CJiiesa, per cui incontra-
tisi coi Colonnesi, nella zuffa venne
ucciso Poncelletto Orsini, colla peg-
gio di questi, che ritiraronsi a monte
Giordano. Eletto quindi limocenzo
VII, Migliorati, fece egli di tutto
per quietare i romani, che ad onta
della pace fatta, lungi dal diveni-
re docili, ribellaronsi nuovamente,
reclamando il Campidoglio, e il
Castel s. Angelo [f^edi), indi ebbero
l'audacia di affrontare le milizie Pa-
pali, il perchè Lodovico Migliorati,
nipote del Pontefice , fece uccidere
all' insaputa dello zio alcuni cittadi-
ni, a' 5 agosto i4o5. Appena i ro-
mani intesero tal fatto , al suono
della campana di Campidoglio cor-
sero alle armi , e sui più rispettabili
ecclesiastici, che trovarono, diedero
sfogo alla loro vendetta strascinan-
doli ignominiosamente alle carceri
del medesimo Campidoglio. Inno-
cenzo VII, dopo tali disastri, sospet-
tando di Tomazelli , castellano di
Castel s. Angelo, coiTOtto dal dena-
ro, e dalle promesse di Ladislao re
di Napoli, se ne partì per Viterbo.
Il citato Infessura racconta la cosa
un poco diversamente sull'epoca, poi-
ché egli dice, che a'21 agosto i\o6
si ribellò il Campidoglio, per disposi-
zione de' signori, i quali reggevano
Roma , e con molti cittadini si for-
tificarono , e chiusero in esso per
timore del popolo; tuttavia per sal-
vare la vita fuggirono Nicola Co-
lonna, e Battista Savelli con altri
romani, onde a' 23 di detto mese
si rese il Campidoglio da chi lo
teneva, a condizione di avei' salva
CAM
la persoiKì , ma furono demoliti ì
merli, e la torre del mercato.
Erano già passati sette mesi, che
il Papa soggiornava a Viterbo, e
però pentiti i romani, lo richiama-
rono, nel 1406, con diverse amba-
scerie, dopo le quali Innocenzo VII
nominò in Viterbo per senatore
certo Panciatici, che asceso il Cam-
pidoglio, ne prese possesso, onde il
Pontefice col pieno dominio della
città vi fece ritorno. Nel Pontificato
del successore Gregorio XII, racconta
il diarista Antonio di Pietro, presso il
Muratori, Rer. It. t. XXIV, p. 904,
che nel i4o7j giovedì 25 agosto
>» de noctc vidi supra scalas capi-
» tolii vexilla de capitibus regionum
n .... cum eoTum toto populo ar-
»* mato, per totum meraitum ple-
»* num usque in pede Mercati, di-
»» ceiites omnes : mora questo re
« traditore con tutta la gente sua."
Questo re era Ladislao, il quale
profittando dello scisma, che sepa-
rava gli animi, ed agognando il
dominio di Roma, per l'assenza di
Gregorio XII, procurò impadronir-
sene, locchè gli riuscì col consenso
di Paolo Orsini, e del Cardinal Anni-
baldeschi, che il Papa avea lasciato
al governo della città. Indi Ladislao
elesse senatore di Roma de Tostis,
e gli consegnò il Campidoglio; ma
eletto Alessandro V, questi ricuperò
la signoria di Roma , onde il de
Tostis, che ancora teneva il Campi-
doglio pel re di Napoli, a' 5 gen-
naio 1 4 1 o, ne fu privato esso, e quin-
di venne espulso dai romani.
Estinto finalmente lo scisma colla
elezione del romano Martino V,
Colonna, e meritato il titolo di
Padre della Patria, per aver re-
staurato la desolata Roma, gli suc-
cesse Eugenio IV, Condulniieri. Nel
1434 nuovamente i romani si sol-
CAM
lerarono, imprigionarono il Cardi-
nal ConcUilmiero nipote del Papa,
e camerlengo di s. Chiesa , e lo
portarono nelle carceri di Campi do-
glip, ed avendo creati nuovi magi-
strati, cioè sette governatori con
amplissima potestà, Eugenio IV si
salvò colla fuga. Intanto aggredito
da'romani il Castel s. Angelo, riuscì
al castellano farne alcuni prigioni,
che furono ricambiati col Cardinal
camerlengo , il quale venne posto
in liberta. Passati cinque mesi dalla
partenza di Eugenio IV, i romani
si sottomisero a lui, onde si crea-
rono nuovi magistrati in nome del-
la Chiesa, e il Campidoglio fu for-
tificato con buona guardia, e mu-
nito di vettovaglie; finché Giovanni
Vitelleschi , comandante le milizie
^ Pontificie, ricuperò il dominio di
IP Roma , e tutte le città occupate
dai tiranni, per cui il senato roma-
no gli decretò una statua equestre
in Campidoglio, col titolo di terzo
Padre della Patria ^ dopo Romolo
ed Augusto.
Anticamente la giustizia si faceva
tanto in Castel s. Angelo, che sul
Campidoglio, nella rupe Tarpea , o
monte Caprino, ma nel Pontificato
d'Innocenzo Vili, come riporta il
Venuti, Descrizione di Roma, pag.
35, cominciò a farsi, nel 14^8, sulla
piazza del ponte di s. Angelo.
Ecco alcuni degli ultimi esempii
della giustizia eseguita in Campido-
glio . Neil' anno 1 4^3 furono pu-
niti i congiurati contro Nicolò V,
Stefano Porcari fu impiccato al
muro di Castel sant' Angelo , e
poco dopo in Campidoglio Angelo
Massa col figlio , ed un compagno ,
oltre Battista Serra, Gabadei, e Pie-
tro di Monterotondo. Pertanto a' 3o
gennaio fu suonata , secondo il co-
stume, la campana di Campidoglio
CAM 139
per la morte del Battista. E nel
1484 a' 26 dicembre, come si legge
nel Muratori tom. Ili, p. 11. Rer.
Ital. p. 1071, furono presi due fi-
gli di Jacopo di Cola di Santo An-
gelo, ovvero di Ripa, con tre altri
compagni, e furono impiccati i due
fratelH alle finestre della prima sala
di Campidoglio, e fu tagliata la te-
sta a Gio. Antonio Arlotto a pie-
di delle scale. Questa giustizia venne
fatta senza il suono della campana di
Campidoglio. Sul suono della cam-
pana aggiungiamo, che negli antichi
Slatuti di Roma si prescrive, che
» mareschalchi, et ofliciales domini
M senatoris non capiant, nec capi fi-
» ciant aliquem, post tertium sonum
» campanae; nisi esset homicida, la-
» tro publicus, vel persona infamis,
»» diffidatus, condemnatus , vel apo-
t> dixatus " ; e in altro luogo si dispo-
ne che » campana audientitne con-
>i sneta pulsari incipiat; et, ne quis
>i ignorantiam praetendere possit, per
» quartam partem unius horae pul-
3i se tur ".
Abbiamo dal Cancellieri, Memo-
rie delle Ss. Feste, p. 78, che la
concordia seguita in Campidoglio
sotto Giulio li a' 27 agosto i5ir,
media^ite solenne istromento, fra i
primi baroni romani , guelfi e ghi-
bellini, cioè tra gli Orsini , e i Co-
lonna ( per cui il Papa fece coniare
una medaglia coli' epigrafe : pax ro-
mana , e pubblicata dal B.atti nella
parte II Della famiglia Sforza, p.
283), termina con acconsentire, che
in perpetua e memorabile condanna
ed infamia, si dipingano le immagini
de' contravventori a rovescio, e sotto-
sopra, al modo de' perfidi e crudeli
traditori, nella facciata di Campido-
glio, e in altri luoghi pubbhci dal
popolo frequentati, per memoria e
testimonianza della loro scellerata
i4o CAM
vita. Cosi il gonfaloniere Giuliano
Cesarinij per aver ferito il governa-
tore, tu bandito con grossa taglia,
e dipinto ignominiosamente nella fhc-
ciata di Campidoglio, sopra la flno-
stra a croce, che si vede al torrio-
ne, dalla parte di Araceli, colla spa-
da e cappa in testa, senza cappello,
e in giubbone. Vi stette sino alla
morte di Clemente VII, che avven-
ne a* 25 settembre i534, il quale
però poco prima di morire gli fece
grazia di rimetterlo, e cassare la det-
ta pittura nel Campidoglio. Questo,
quando nell'agosto i5ii si spargeva
la falsa voce della morte del suddetto
Giulio II , fu occupato dal po-
tente Pompeo Colonna, sollevando il
popolo a vendicar colle armi la li-
bertà perduta ; ma ritornato il Pa-
pa in sentimenti, il Campidoglio fu
ricuperato dalle sue milizie.
Verso questo tempo abbiamo la
erezione del palazzo CafTarelli, edi-
ficato dalla famiglia stessa sulla som-
mità del Campidoglio, nel luogo
ov'era la rocca Tarpea, già fortez-
za e cittadella antica della città con
disegno di Gregorio Canonica , di-
scepolo del Vignola. Narra l'Amide-
nio, che fra i paggi del popolo ro-
mano deputati a Carlo V nella sua
venuta in Roma, vi fu Ascanio CafFa-
relli , a cui l' imperatore donò un
sito di fianco del palazzo Capitolino
sopra la rupe Tarpea , oggi detto
Monte Caprino^ donde si gode una
veduta sorprendente di Roma. For-
se Carlo V volle dimostrare la sua
gratitudine ai Caffarelli per l' allog-
gio datogli nel proprio palazzo in-
contro la porteria di s. Andrea del-
la Valle, architettato con disegno di
Raffaele.
Eccoci finalmente a vedere il Cam-
pidoglio nobilitato, ed ornato sem-
pre più dalle cure de' romani Pon-
CAM
tefici. Questo colle famosQ, sopra la
cui vetta la fortuna e il valore a-
veano gareggiato per tredici secoli
a sostenere lo scettro dell'universo ,
conquistato dalle sue aquile vinci-
trici, dopo di aver cambiato il suo
governo militare e feroce in altro
spirituale e pacifico, mutò ancora il
suo aspetto cogli edifìzii innalzati
da' Papi. Sovrasta nella piti alta sua
cima la croce salutare, ed in vece
de' vincitori delle nazioni , accolse
ne' solenni possessi de' Pontefici i pa-
dri e maestri dell' orbe cattolico, con
ecclesiastica pompa, ben diversa da
quella de' trionfatori. P^. Gaddi, Ro-
ma nobilitata, stampata nel lySG,
ed il Cancellieri ne' Possessi , che
parla delle diverse decorazioni, con
cui fu ornato il Campidoglio in tali
festive occasioni.
Con singoiar giubilo de' romani ,
a'i3 ottobre i534, fu elevato alla
cattedra di s. Pietro il loro concit-
tadino Paolo III, Farnese, il quale
volendo accrescere il lustro al Cam-
pidoglio, con disegno di Michelange-
lo Bonarroti , ingrandì e decorò il
palazzo eretto da Bonifacio IX, con
doppia scala, parapetti, e balaustrata
di travertino, che, portando a un ri-
piano, introduce nella sala di mez-
zo , la quale serve di tribunale al
senatore di Roma per le cause ci-
vili , giudicate dai due suoi collate-
rali, e serve ancora ai premii, che si
dispensano dalla Pontificia Accademia
di s. Luca [P^edi) in occasione de'con-
corsi, con istraordinaria pompa. So-
pra tal sala evvi l'appartamento del
senatore, e si ascende al campanile
di Gregorio XI II, la cui statua co-
lossale di bronzo, insieme ad altra
simile di Paolo III, lo decora gran-
demente ; a sinistra vi sono gli uf-
fizii del tribunale capitolino, non
che le sue cancellerie. Bonarroti ne
CAM
adornò d'ordine corintio a pilastri
la facciata, che fu poi compiuta da
Giacomo della Porta. Questi facendo
il portone, condusse l'ediAzio fino al
primo ordine delle finestre , e poscia
Girolamo Rainaldi gli diede l'ulti-
ma perfezione. L' attuai forma del-
l'ampia sala si deve a Giuseppe
Camporese. Inoltre Bonarroti esegui
la principale cordonata, e collocò in
mezzo la piazza, sopra un gran pie-
distallo di marmo, preso da un cor-
nicione di marmo, del foro di Ncr-
va, la statua equestre di bronzo do-
rato, non ha guari ristampata, di
Marc' Aurelio Antonino imperatore ,
o, secondo altri, di Lucio Vero, ed
anche di Lucio Settimio Severo. Fu
detta pure di Costantino, perchè Cle-
mente III, dal foro romano, o Cam-
po Vaccino, ove fu rinvenuta, la fe-
ce trasportare avanti il palazzo la-
teranense, sulla qual piazza la fece
innalzare Sisto IV, riponendo il ca-
valiere sul caviìllo. Di qui però, nel
i538. Paolo III la trasferì sul Cam-
pidoglio. Scrive Plaminio Vacca ,
Memorie antiche di Roma, pag. 6,
che di tal tiasporto provò sì gran
dispiacere il capitolo lateranerise ,
che ogni anno soleva protestare
giudizialmente contro il popolo ro-
mano del ritorno di quella alla piaz-
za della loro basilica. Il Cancellieri,
ne' suoi Possessi, ci disquisite notizie
di tale statua, avanti la quale ogni
volta che passava Pietro da Cortona,
ammirando la movenza del cavallo,
esclamava : perchè non marci ? non
sai, che tu sei vivo? 11 mentovato
Clemente III, avendo pure trovata la
famosa lupa di bronzo, la quale al-
latta Romolo e Remo che secondo
Flaminio Vacca stava presso la chie-
sa di s. Teodoro, già tempio di Ro-
molo, presso il Fico Ruminale, la
trasportò nella piazza lateranense.
CAM i4i
Nel XVI secolo fu però collocata
nella loggia coperta de' conservatori,
indi nel loro palazzo, come diremo.
F. Winkelmann nelle Notizie delle
antichità scavate in Roma ec. pui>
blicate nella Miscellanea del Fea.
Finalmente lo stesso Paolo III sul
monte Capitolino edificò il convento
d' Araceli y ed un palazzo (f^edi),
onde per un tempo il Campidoglio
divenne anche residenza dei Papi.
Giacche abitando Paolo III il pa-
lazzo di s. Marco, con un arco lo
unì a detto convento, ove passava
a godere dell'amenità, ed aria salu-
bre del luogo. Altrettanto fecero Giu-
lio III e Pio IV. Ma poscia avendolo
donato il medesimo Pio IV ai religiosi
minori osservanti, Sisto V, a'2 agosto
1 585, ne confermò la donazione. Gra-
to il senato romano a Paolo III , non
solo gli decretò la mentovata statua
di bronzo, ma avendo fatto il Car-
dinal de Silva un epigramma in
lode del Cardinal Alessandro Far-
nese nipote del Papa, per ordine
dello stesso senato fu incisa in mar-
mo, e collocata in Campidoglio.
Anche a Paolo IV, eletto nel
i555, per riconoscenza fu dal se-
nato romano eretta una statua in
Campidoglio; ma per aver egli au-
mentato la giurisdizione al tribunale
dell' inquisizione, sollevatosi il po-
polo nella sua morte, ignominiosa-
mente , e con gravissimo scandalo
la ruppe in pezzi. 11 suo successore
Pio IV, seguendo il disegno di Mi-
chelangelo, incominciò il palazzo dei
conservatori di Roma sul Campido-
glio, e nel principio delle due ba-
laustre della grande cordonata, fece
collocare i due bellissimi leoni antichi
di basai te, o granito nero, tolti dalla
porta della chiesa di s. Stefano del
Cacco. Il Marangoni , nelle Cose
Gentilesche pag. 368, e. 68, parla
i42 CAM
di alcuni leoni di marmo genlilesclìi,
adoperati por adornamento, fuori e
dentro \c nostre chiese. Dalle bocche
dei leoi»i di Canipidof^lio scatnriscto-
no due fonlane di acqua. Quesle nei
posscSvSi di Urbano Vili, Innocenzo
X, Clemente IX, Clemente X ed altri
gettarono puro vino, in vantaggio del
popolo, locchè si fece pure ne' pos-
sessi de'senatori di Roma, e talvolta
gettò vino in tale circostanza anche
la fontana maggiore, o minore della
piazza capitohna.
Nello stesso Pontificato di Pio IV,
presso il luogo abitato dagli ebrei , si
rinvennero due statue colossali di
marmo greco , una rappresentante
Castore, l'altra Polluce, celebri do-
matori de' cavalli, trovate presso di
questi, e gli nni e gii altri furono
collocati da Gregorio XIII ai lati,
e nella sommità della balaustra di
Campidoglio. Indi questo magnanimo
Pontefice, nel 1^79, con architet-
tura di Martino Longo fece innal-
zare il maestoso campanile, che tor-
reggiando nel mezzo corona l'edifi-
zio, e tutto il moderno Campidoglio.
JVella cima di essa trionfa la vera
statua di Roma armata, che invece
dell'asta, inalbera il glorioso vessillo
della croce, illustre trofeo della re-
ligione cristiana. Il Bonanni, alla ta-
vola trecento venti tre, riporta tre me-
daglie coniate dal senato romano in
onore di Gregorio XIII : in una vi
è il palazzo senatorio colla torre
quadrata, la quale per la bella, e sua
soda architettura è la migliore di
Roma, ed una sola figura in cima
con due vasi, ma senza le campane;
nella seconda la torre campanaria
con tre figure in cima, con due so-
le campane ; nella terza è rappre-
sentato il Campanile ( Fedi ) , con
quattro figure in cima , tre vasi , e
tre campane. Oltre quanto si accen-
CAM
nh sul suono della campana di Cam-
pidoglio, il Cancellieri, che nel suo
Mercato^ e Caiiijìaiì(\, scrive erudi-
tamente del Campidoglio , è di pa-
rere, che il lugubre suono di lei per
la morte de'Papi, incominciasse dopo
il loro ritorno da /Vvignone. Per tan-
ta lienemerenza di Gregorio XIII col
romano Campidoglio, per tutto quel-
lo che fece in vantaggio di Roma ,
e per la conferma de' suoi statuti ,
eseguita colla bolla CXV, Urbeni
Homanij a' 25 maggio i58o, gli fu
eretta dal senato romano una sta-
tua di bronzo in Campidoglio.
Successe degnamente a Gregorio
XIII, Papa Sisto V, il quale procu-
rò a Roma coU'animo suo magna-
nimo il maggior lustro ed ornamen-
to. Il Campidoglio ancora ne provò
gli effetti, dappoiché i trofei comu-
nemente conosciuti sotto il nome di
Mario, e che sembrano indicare i
parti , e i daci debellati, ed eretti
dalle legioni Valeria e Apollinare in
onore di Trajano, vennero da Sisto
V dal castello dell'Acqua Giulia sul-
r Esquihno , fatti collocare nella
balaustra della bella piazza di Cam-
pidoglio, sulla qual balaustra fe-
ce anche erigere due statue rap-
presentanti i figli di Costantino Ma-
gno, di mediocre stile, trovate nel
terme di quell'imperatore sul quiri-
nale. Grato il senato romano , per
le grandiose beneficenze di Sisto V,
gli eresse mia statua in Campido-
glio, ma siccome alla morte di questo
Pontefice alcuni fautori della lega
di Francia eccitarono i plebei ad at-
terrarla, il senato romano, come ri-
porta ne' suoi Annali il Muratori al-
l'anno 1590, stabih con decreto di
non erigere piti statue in Campido-
glio ad alcun Pontefice vivente. Tut-
ta volta Urbano Vili, e poi Inno-
cenzo X, derogando a tale decreto,
CAM
perraisero, che ad essi fossero alzale
stallie in Campidoglio.
Nominalo senatore di Roma, nel
i5q3, da Clemente YIII, Lodovico
Arca di IVarni , questi restaurò il
Campidoglio dalla parte delTarco di
Settimio Severo, cioè dal lato del
palazzo, e della residenza del sena-
tore. Il detto Pontefice Clemente
Vili, nel 1593, benedì e gettò la
prima pietra, che servì di fonda-
mento al magnifico palazzo de' con-
servatori in Campidoglio, per uso
delle loro adunanze, giacche quello,
che l^io IV avea ideato di erigere,
non andò innanzi. Conservandosi per-
tanto il disegno di Bonarroti, parti-
colarmente nel bel portico, fu eret-
ta la fabbrica da Giacomo del Du-
ca, e da altri architetti , e quindi
progressivamente fu arricchita di an-
tichi marmi, e pitture a fresco e ad
olio. Nel vestibolo si ammira la ri-
nomata statua di Giulio Cesare, u-
nico de* suoi ritratti, che si abbia in
Roma, ed in fondo del portico fece
dipoi Clemente XI collocar quel-
la di Roma trionfante. La sala del-
lappartamento de' conservatori ven-
ne dipinta dal cavalier d' Arpino,
che vi rappresentò i principali fatti
della storia lomana. Vi sono al-
tresì le statue di Leone X, Urba-
no Vili, ed Innocenzo X, nonché
i ritratti delle regine Cristina di
Svezia, e Maria Casimira di Polo-
nia. Nella sala de' capitani vi sono
pure altri fatti di storia romana, e-
seguiti dal pennello di Tommaso
Laureti, oltre le statue degl' illustri
capitani Marc' Antonio Colonna , A-
lessandro Farnese, Francesco Aldo-
brandini, e Carlo Barberini, ed ol-
tre a quelle di altri valenti condot-
tieri di eserciti. Chiamasi stanza del-
la Lupa quella, che contiene il si
famoso simulacro della lupa di bron-
CAM 143
zo che allatta i gemelli fondatori
di Roma, e sì una statua detta di
Marzio pastore , in atto di levarsi
una spina dal piede, non che il ri-
nomato busto di bronzo di Giunio
Bruto, primo console della repub-
blica romana. Segue la camera dei
Fasti, per le tavole consolari di
marmo incastrate nel muro, nelle
quali sono registrati molti consoli,
ed i trionfi riportali dagli antichi
romani. Nella camera di udienza,
oltre diversi preziosi monumenti, vi
sono due oche, o anitre di bronzo,
a memoria di quelle che col loro
grido impedirono ai galli di sor-
prendere il Campidoglio. La sala
del trono, che serve per le adunan-
ze del senato, è decorata di arazzi ,
e di fregi del Caracci. La cappella
è degna del magistrato romano, ed
a poca distanza vi sono i fasti mar-
morei de' moderni magistrati . La
galleria de' quadri, eretta da Bene-
detto XIV, si compone di due gran-
di sale, e contiene superbi dipinti ;
finalmente nel medesimo palazzo dei
conservatori evvi la Protomoteca ,
di cui si parlerà in appresso, ed il
quartiere della milizia Urbana, chia-
mata dei Capo tori (Vedi).
In questo palazzo dalla insigne
artistica congregazione de' Virtuosi^
al Pantheon, della quale parlammo
all'articolo Accademie, voi. I, p. 5r,
ad ogni due anni si dà luogo, per
le mani del Cardinal Camerlengo
di S. R. Chiesa, alla solenne premia-
zione, con Tintervento del sagro Colle-
gio, della prelatura, magistratura ro-
mana ec, del grande concorso bien-
nale Gregoriano instiluito per la
pittura, scultura ed architettura sui
temi di sacro argomento fino dal-
l'anno i838, e così chiamato dal
nome augusto del regnante Grego-
rio XVI, sotto il cui Pontificato
i44 CA.M
ebbe principio la nuora ei*a artisli-
co-religiosa di sì lodata corporazione.
Paolo V, nel 1620, accrebbe a
Roma il comodo dell'acqua, e ne
lece distribuire anclie al Campido
glio. Vacata nel pontificato di Ur-
bano Vili la cospicua dignità di
prefetto di Roma, nel 1 63 r , fu no-
minato a ricuoprirla il nipote don
Taddeo Barberini , generale della
Chiesa, onde in memoria i conser-
vatori di Roma posero una iscri-
zione a lettere d'oro in Campido-
glio. Gli successe, nell'anno i644}
Innocenzo X, Pamphily^ romano,
dal quale il Campidoglio ricevette
il suo perfezionamento. Egli infatti
vedendo, che di contro al palazzo
de' conservatori, dal lato di Araceli,
eravi un monticello, lo fece spia-
nare, e quindi col medesimo dise-
gno, di Michelangelo, fabbricò altro
palazzo, in tutto uniforme nella fac-
ciata a quello de' conservatori, orna-
to di balaustre con istatue antiche,
cosicché formate furono due ale al
Campidoglio . 11 severo Mihzia ,
Roma delle belle artip. 256, chiamò
capriccio de' capricci i capitelli io-
nici a campanacci, che sono nelle
due prospettive J^. Alex. Donati ,
Roma veluSy ac recens , Romae
ijiS, e Bonanni NumismaUt Pont.
tom. I, p. 340, 35o, e tomo li
p. 497 e 632.
Grato il senato romano a tanta
liberalità d'Innocenzo X suo con-
cittadino, collocò la statua di bronzo
di lui nel medesimo Campidoglio ,
con una elegante iscrizione del ge-
suita Dandini. In questo palazzo si-
no dal medesimo Innocenzo X fu
incominciato il Museo Capitolino
(Vedi), sì celebrato per la splendi-
da raccolta di statue, di busti, di
bassi rilievi, d' are, di sarcofagi, di
inscrizioni in marmo, ed altri su-
CAM
perbi monumenti di anticliità, come
di frammenti deU'anlicji pianta di
Roma incisa in marmo a' tempi di
Settimio Severo, già esistente nel
tempio di Romolo e Remo, sulla
via sacra, oggi chiesa de' ss. Cosma,
e Damiano. Furono benemeriti di
questo prezioso museo i romani Pon-
tefici, e principalmente Clemente XII,
Benedetto XIV, Clemente XIII, Pio
VII , che lo riordinarono, ed il re-
gnante Pontefice, per averne nuova-
mente affidata la cura ai conservatori
di Roma, i quali in riconoscenza, ed
in memoria dell'avvenimento, fecero
coniare un'apposita medaglia. Di que-
sto museo, oltre le descrizioni degli
antiquari!, e di parecchi autori, ab-
biamo // Museo Capitolino del
cav. Agostino Tofanelli, direttore del
medesimo , stampato in Roma nel
1829.
Clemente XI, nel 1702, fece ese-
guire dalla Pontificia accademia di
s. Luca la prima premiazione in
Campidoglio, e, nel 1 7 1 9, vi si re-
cò in persona a vedere la statua di
Roma antica, e quella dei due re
parti , ch'egli avea fatto collocare in
Campidoglio. In questo augusto luo-
go il benemerito Clemente XII, ol-
tre tutto quello, che avea fatto pel
maggior suo lustro, eresse un edili-
zio pel tribunale dell' agricoltura. Il
Gaddi, nel Campidoglio illustrato da
Clemente XII, riporta la statua, che
gli fu alzata nella sala con disegno
del Bracci, fusa in bronzo dal Giar-
doni, e posta sopra piedistallo cen-
tinato di marmo greco con una bel-
la iscrizione. Anche a Benedetto XIV,
nella magnifica galleria de' quadri
da lui acquistati principalmente dai
Sacchetti, e dai Carpi, venne e-
retto un busto marmoreo scolpito
da M.r Verchafelt. Col disposto della
costituzione Inter curas, nel 1754,
CAM
Benedetto XIV istituì nel Catnpido-
glio un' accademia, o scuola di pit-
tura e scultura, denominata del Nu-
do, sotto la protezione del Cardinal
camerlengo , della quale meritò gli
encomii anche Clemente XIII . ( F',
Accademie ). Oltre a ciò, volendo Be-
nedetto XIV onorare di sua presen-
za il Campidoglio , vi si recò nel
detto anno 1704, affine di osserva-
re tutti gli oggetti d' arte , insieme
air archivio segreto della Camera
Capitolina.
Per opera del senatore di Roma
Rezzonico, nel 1 793, nella gran sa-
la del palazzo senatorio fu posta una
lapide in onore di Pio VI, per aver
egli ricusata la statua di bronzo, che
gli voleva tributare il popolo roma-
no pel suo invitto animo, dimostra*
to nelle più scabrose circostanze del-
lo stato e della Chiesa. Tuttavolta
le calamità si accrebbero a segno j
che occupato lo stato Pontificio dai
repubblicani francesi , nella mattina
de' i5 febbraio 1798, i fautori del-
l' anarchia si recarono al Campi-
doglio con un albero di abete, e fra
Je giida di Viva la libertà^ lo pian-
tarono innanzi la statua di Mar-
c'Aurelio, legahzzandone l'atto rivo-
luzionario per mezzo de' notari , ed
invitando sul Campidoglio il france-
se general Berthier. Vi si recò egli
col suo stato maggiore, e con quat-
trocento dragoni, ed al suono della
banda musicale pronunziò analoga
allocuzione, e con un proclama, che
si legge nel Beccatini, Storia di Pio
VI tom. IV, p. 109, dichiarò la
libertà di Roma, e l'istallazione del-
la nuova effimera repubblica tibe-
rina, che durò diecinove mesi, in-
sieme co' suoi consoU, tribuni, que-
stori e demagoghi.
Avendo il senato romano, median-
te la munificenza di Pio YH, fatte
VOL. VII.
CAM 145
rifondere le due grandi campane del
campanile nel palazzo senatorio, sup-
plicò il Pontefice a farne la solenne
benedizione, la quale ebbe luogo a'
26 novembre i8o3 nella gran sala
capitolina alla presenza di Carlo Em-
manuele re di Sardegna, dell'arci-
duchessa Marianna d'Austria, de' Car-
dinali palatini, del senato romano,
della corte Pontificia, e di molti
ragguardevoli personaggi, V. Frar-
cesco Cancellieri, Le due nuove cam-
pane di Campidoglio benedette dal
Pontefice Pio VII, Roma 1806. Do-
po che quel venerando Pontefice fu
deportato da Roma, per l'occupazione
che di essa, e degli stati romani avea-
no fatto i francesi, incominciando dal
primo luglio 1809 sino al So giugno
1814, invece del Diario di Roma,
e delle Notizie del Giorno^ si pub-
blicò il Giornale di Campidoglio.
11 n. 96 del 1 8 1 o di esso giornale an-
nunziò, che dai i4 fino ai 18 ago-
sto per la festa del giorno onoma-
stico di Napoleone, si sarebbe tenu-
ta una fiera, per tutti i prodotti del-
le manifatture e delle arti, ne' por-
tici del Campidoglio, e nelle botte-
ghe a bella posta costruite, e sim-
metricamente disposte alle sue fal-
de lungo la strada sottoposta al col-
le capitoHno, sino verso la chiesa di
s. Venanzio. 11 mercato poi di tutti
i generi frumentarii, e dei bestiami
dovea tenersi dall'altra parte di Cam-
pidoglio, nel foro romano. Per tale
ricorrenza ebbe pur luogo l' illumi-
nazione di tutta r architettura del
Campidogho disegnata dai lampio-
ni ; onde Roma , dopo il giro di
trecentoventisette anni, tornò in cer-
to modo a rivedere alle falde del
Campidogho l'antico mercato descrifr
to superiormente.
Ritornato Pio VII gloriosamente
ih Roma a' 24 maggio i8i4j non
IO
i46 CAM
andò guari che fece demolire alcune
casupole, che stavano tra la grande
cordonala capitolina, e la scalinata
d'Araceli, come si legge da una
iscrizione ivi posta; onde il Campi-
doglio rimanendo senza quell'ingom-
bro ignobile acquistò più maestà
nella prospettiva. Dalla morte di
Raffaello (che fu tumulato nel Pan-
tlieon, o chiesa di s. Maria ad
Martyres), incominciossi a collocare
in quel tempio le immagini marmo-
ree degli uomini illustri , che fiori-
rono nelle arti e nelle lettere; ma
non piacendo la continuazione di
tal uso a Pio VII, per la venera-
zione, che devesi alla casa di Dio,
incaricò il gran Canova a far tras-
portare tutti que' ritratti nelle sale
terrene del palazzo de' conservatori
in Campidoglio, formando cos\ la
Protomoteca 3 nella quale dovessero
essere aggiunti quelli, che tra gì' ita-
liani in progresso avessero meritato
tal distinzione, purché ne fosse con-
ceduta l'ammissione dal senato ro-
mano, mediante le norme prescritte.
Canova eseguì il Pontificio incarico,
e pose nella protomoteca anche il
busto del fondatore Pio VII, come
Leone XII , alla morte di Canova,
comandò, che vi fosse posto quello
del sublime artista, dandone com-
missione all'egregio scultore cav. Giu-
seppe Fabris, attuale direttore del
museo vaticano . La protomoteca
è composta di otto camere , ed è
piena di busti di grandi uomini.
Leone XII per la celebrità del luo-
go, permise alla insigne accademia
d'Arcadia di potervi tenere le sue
solenni adunanze , volendo cosi ac-
crescere le glorie del Campidoglio
romano, sede della municipalità del-
la capitale del cattolicismo, anche colle
scienze. Ripetiamo ancora una volta,
che lungo sarebbe il descrivere il
CAM
Campidoglio di Roma, pe'suoi fasti
antichi, e moderni. Pure chi volesse
rendere appagata la propria curiosità
può leggere la stona, e l' illustra-
zione di esso fatta da chiarissimi
autoià , che ora fu compita con
grandi rami, e che porta per titolo:
La descrizione del Campidoglio di
Pietro Righetti j Roma pei tipi di
Crispino Pucciuelli i833. Il Cancel-
lieri nella sua Lettera sull'aria di
Roma pag. 5i, e 69, dice che il
colle Capitolino viene calcolato cento
e un piede sopra il mare, e che la
sua superfìcie è coperta da un gros-
so e possente strato di materie vul-
caniche , le quali costituiscono la
massa intera di sì celebrato colle.
CAMPITI. Appellazione data ad
alcuni discepoli dell'eretico Donato,
perchè tenevano le loro congrega-
zioni in mezzo a' campi. P^. Dona-
tisti.
CAMPLI,oCAMPOLI {Campieri.).
Città vescovile nel regno delle due Sici-
lie, nella provincia di Abruzzo ulteriore
primo, edificata fra dirupati colli di
tufo , a pie' de' quali scorre un ra-
pido torrente, che influisce nel Tor-
dino. E mancante di mura, do-
mina sopra un fertile suolo. Se-
condo alcuni. Campii fu dichiarata
cattedrale da s. Pio V verso il iSyo,
ed unita ad Ortona a mare, nel
1596, da Clemente Vili. Altri di-
cono, che questo Pontefice elevasse
al grado di vescovato CampU, fìs^
sando la mensa a mille ducati, e
quindi l'unisse ad Ortona, ma che
poi venisse compresa nella diocesi
di Teramo. Certo è, che Pio VII,
colla bolla De miliori , dell' anno
18 18, soppresse la sede vescovile di
Campii, e l'unì ed incorporò a
Teramo . La città ha un antica
e maestosa cattedrale, parecchie
chiese, comprese alcune collegiale,
CAM
un'abbazìa di celestini, diverse case
religiose, un ospedale ed il monte
di pietà. V. Ortona , nuovamente
eretta dal regnante Pontefice nel
i838, e data in amministrazione
perpetua all'arcivescovo di Lancia-
no, nonché l'articolo Teramo.
CAMPORI Pietro, Cardinale.
Pietro Campori, o, secondo altri,
Campora, nacque nella Garfagnana
alle falde degli Appennini, nel i553.
Venuto a Roma, ed ammesso alla
corte di Cesare Speciano, celebre
prelato nella curia di Roma, dopo
essere stato lettore di giurisprudenza,
accompagnollo alla nunziatura di
Spagna, che riuscì con soddisfazione
del re cattolico . Segui lo stesso
Speciano nunzio in Alemagna al-
l' imperatore Ridolfo , ed interven-
ne ai gravissimi affari, che passa-
vano fra quella corte, e la corte
romana. Morto lo Speciano, divenne
familiare, e segretario del Cardinal
Scipione Borghese , ed ebbe per tre
anni la sopraintendenza della casa di
lui; quindi fu commendatore di s. Spi-
rito in Sassia, dirigendo per intiero
gì' interessi domestici della casa Bor-
ghese. I molti suoi meriti gli apriro-
no l'adito alla sacra porpora, della
quale fu fregiato da Paolo V ai 1 9
settembi-e del 161 6, col titolo di
s. Tommaso in Parione. Dipoi fu
ascritto alle congregazioni del s. of-
fizio , dei vescovi e regolari , del
concilio ed altre, colla protettoria
degli eremiti camaldolesi, e benché
poi-poiato, ritenne l'amministrazione
della casa Borghese. Morto Paolo V,
il Cardinal Borghese fece il possibile
per sollevare il Campori al sommo
Pontificato, ma trovò tali opposizioni
nei Cardinali, specialmente nei più ri-
putati, che dovette desistere dall'im-
pegno. In appresso Gregorio XV
lo fece vescovo di Cremona, che il
CAM 147
Campori resse per ventidue anni, nel
qual tempo, vissuto assai economi-
camente, potè far acquisto di molte
ricchezze, cui adoperava in opere
pie, singolarmente dirette all'onore
della Vergine Santissima. Da ultimo
di novanta anni di età, e ventisette di
Cardinalato, nel i643, morì a Cre-
mona , ed ebbe tomba in quella
cattedrale al destro lato dell' aitar
di s. Pietro , rim petto al sepolcro
del suo antecessore Cesare Speciano.
Intervenjie ai conclavi di Gregorio
XV, e di Urbano Vili ; era altamente
stimato dai principi e sovrani, tra' quali
Ferdinando Cesare, e Filippo III re
di Spagna lo appellavano prodigio
di saviezza e prudenza j Paolo V,
lo diceva oracolo della Curia di
Romaj ed il duca di Baviera lo
volle più di una volta alla sua
corte.
CAMUL. Provincia di Tanguth,
sottoposta al gran-can dei tartari,
interessante per le sue città, borghi
ed abitanti idolatri. Nel 1266 si co-
nosce un vescovo di Camul chia-
mato Giovanni, che assistette alla pro-
mozione del cattolico Denha^ comef
si ha dalla Biblioth. Orient. tom. 11^
pag. 455.
CAMULIANA. Città vescovile del-
la prima provincia di Gappadociaj
nell'esarcato di Ponto, dipendente
dalla metropoh di Cesarea. Questa
sede, secondo Comman ville, fu isti-
tuita nel VI secolo. Nel quinto con-
cilio generale si fa menzione di Ca-
muliana , pur conosciuta sotto il
nome di Nuova Giustiniana. Si co-
noscono tre de' suoi vescovi , cioè
Basio, che intervenne al detto con-
cilio costantinopolitano, Giorgio I,
che si recò al VI concilio ecume-
nico, e Giorgio II, che fu in quello
in cui Fozio venne ristabilito.
CAMUS Stefano, Cardinale. Sia-
i48 CAM
fimo Camus nacque a Parigi dn
lagguardevole fariiigiia di Poifiers,
nel i63i. Fino dalla infanzia diede
non dubbi segni di soda e maschia
pietà. Divenuto presso alcuni sospetto
di giansenismo, ed accusato al Car-
dmal Mazzarini, fu esiliato, e rico-
vratosi presso al principe di Conly,
che a nome del re cristianissimo pre-
siedeva a quella provincia, determi-
nò di dare ai certosini il suo nome.
Senonchè il Mazzarini, conosciuta la
integrità ed innocenza di lui, lo
rimise in grazia al sovrano, e lo
fece nominare alla chiesa episco-
pale di Grenoble sotto Clemente
X, nel 167 1. Divenuto vescovo, nul-
la cangiò della sua maniera di vi-
vere. Amator della giustizia, ricusò
sottoscrivere alle proposizioni del cle-
ro gallicano nel 1682, persuaso di
non doverlo, né poterlo fare. Nelle
gravissime controversie, ch'ebbe la
S. Sede colla corte di Francia, dis-
se apertamente in faccia allo stesso
Luigi XIV, che operava ingiusta-
mente nel ledere 1' immunità della
Chiesa, cui gli antenati di lui si
facevano gloria mantenere inviolata;
ed inoltre scagliandosi contro ai vizi ed
abusi, con libertà sacerdotale, riusciva
male accetto a quel sovrano. Ma
ciò nulla valse a smuoverlo dal suo
proposito. Per le quali cose Inno-
cenzo XI, ai 1 settembre nel i685,
lo ascrisse al sacro Collegio come
Cardinal prete di santa Maria degli
Angioh, esaltando in pubblico con-
cistoro la maschia virtù di lui
qum-
di lo annoverò alle congregazioni
dei vescovi e regolari, del concilio,
e di propaganda, i quali onori non
valsero a fargli cangiar neppure l'a-
bito di rehgione, cui sempre volle
vestire. Innocente nei costumi, ado-
perava ogni genere di mortificazio-
ne, sovveniva i poverelli, governava
CAN
colla cura più assidua il suo gi'egge.
Stabih due seminarli, uno in città
l'altro presso Grenoble, per formarvi
virtuosi e dotti sacerdoti. Divenuto
Cardinale, ricuperò la perduta gra-
zia del monarca , senza però fa-
vorire per niente il vizio , che
anzi volle nella sua diocesi una
perfetta riforma . Senonchè , do-
po un corso di opere gloriose, mori
nel 1707, di settantacinque anni, e
ventidue di Cardinalato, dopo essere
intervenuto ai conclavi di Alessandro
Vili, Innocenzo XII e Clemente
XI, ed ebbe tomba nella sua chiesa.
Ambrogio Lallovette ne dà un com-
pendio della vita di lui in francese,
Parigi 1720, con un estratto delle
sue sinodali costituzioni, e lettere
ai parrochi della sua diocesi per
istruire i novelli convertiti, più una
istruzione pel giubileo.
CANA, o CHANA. Città vesco-
vile della seconda provincia della
Frigia Pacata nell'Asia , sotto la
metropoli di Jerapoli, che vuoisi
eretta in sede vescovile verso il IX
secolo. Inoltre vi fu una sede ve-
scovile di Cana, della quale si fa
menzione nel concilio di Calcedonia.
CANACO Guglielmo, Cardinale.
Guglielmo Cana co , oriondo della
provincia inferiore di Limoges, nac-
que a Parigi da nobile prosapia, e
fu monaco ed abbate in parecchi
monisteri dell' Ordine benedettino .
Lesse pubblicamente diritto canonico
nella università della Sorbona, quan-
do Urbano V, nel 1 368 , lo fece
vescovo di Chartres , e Gregorio
XI, nel 1371, lo trasferì al vesco-
vato di Mande, secondo Cantalmaio.
Fu anche uditore di Ruota, e da ulti-
mo, sebbene assente. Io stesso Pontefice
Gregorio, a'3 1 maggio 1 37 r,lo sollevò
all'onor della porpora col titolo di s.
Vitale, e lo prepose al governo di Avi-
CAN
gnotie col Cardinale Gio. di Blandiaco.
Sion in Avignone ai 3o dicembre
del i383, dopo essere stato fautore
dell'antipapa Clemente VII. Quindi
trasferito a Limoges , ebbe tomba
nella chiesa di s. Marziale, ove, al
destro lato dell' aitar maggiore, sor-
ge magnifico marmoreo avello. El>
be questo porporato a nipote Ber-
trando di Canaco, arcivescovo di
Bourges e patriarca di Gerusalem-
me, che dall'antipapa Clemente VII
fu creato pseudo-cardinale.
CANADA'. Vasto paese dell'Ame-
rica settentrionale, già conosciuto
sotto il nome di Nuova Francia, ed
ora denominato Nuova Brettagna ,
nelle possessioni inglesi. Esso è si-
tuato in lungo e in largo sul fiume
di s. Lorenzo, tra il golfo dei nord,
le terre artiche, e il Labrador al
settentrione, il mare del nord a mez-
zodì ed a levante, la Virginia pure
al mezzodì , la Nuova York e la
Nuova Brettagna o Inghilterra, che
in passato formava parte di esso.
Dividesi in Alto e Basso Canada, per
le ragioni, che in appresso diremo.
Le sue principali provincie sono
l'Acadia, il Canada propriamente
detto, il Saguenai, il paese degl'iro-
chesi, degli algonchini , degli uroni ,
e degl' ilinesi, Terra Nuova, il Ca-
po Bretone, V isola dell' Assunzione,
di s. Giovanni, ec. Quebec è la ca-
pitale di tutta la vasta contrada del
Canada, che ha per colonie Montreal,
le tre riviere, il forte Frontenal ,
Porto-Reale, Richelieu o Saurei, il
Gap, e Chanibly, ec.
Pretendesi, che il Canada sia sta-
to scoperto, nel i497> da Giovan-
ni e Sebastiano Cabot, e che in se-
guito la costa fosse visitata da altri
spagnuoli , i quali non rinvenendo
vestigie d'oro e d'argento, esclama-
rono aca nadaj nulla qui, le quali
CAN i49
parole ripetute, come si crede, da-
gl' indigeni ai francesi, che vi sbar-
carono con Giovanni da Verazzano
fiorentino, hanno agli stessi fatto
credere, che Canada fosse il nome
del paese. Per altro è più verosi-
mile, che tal nome derivi dalla paro-
la irochese canadà, la quale significa
riunione di capanne. Giovanni da Ve-
razzano fu mangiato dagli abitanti,
siccome avidi di carne umana, do-
po che avea preso possesso del pae-
se in nome di Francesco I re di
Francia. Stefano Gomez, nel i5i5y
viaggiò sino all'altura del capo Ra-
ro, affine di rinvenire un passaggio
alle Indie orientali. Incaricato, nel
i534, Giacomo Cartier di s. Malo
a continuare le scoperte, visitò le
coste della baia da lui denomi-
nata di san Lorenzo in onore
di questo santo, e sottomise gran
parte del Canada all'ubbidienza di
Francia. Nel i535 si recò sino al-
l' isola ov' è Montreal , fece allean-
za cogl' indiani, e prese formale pos-
sesso di tutto il paese pel re Fran-
cesco I, onde lo nominò Nuova
Francia, stabilendovi molte colonie,
che poi sotto Carlo IX ed Enrico
IV meravigliosamente si accrebbe-
ro. Quest'ultimo, nel i6o5, rilasciò
lettere patenti al commendatore di
Caste, per continuare le scoperte, e
Camplain fece una descrizione del
Canada, gettando nel 1608 le fon-
damenta di Quebec; ma nel iB^g
fu obbligato consegnarlo agi' ingle-
si, che per altro lo restituirono nel
i6ii. Tutta volta, nel i6go e nel
1 7 1 1 tentarono i medesimi di ri-
prender quella capitale, locchè riu-
scì loro nel 1759, impadronendosi
quindi di tutto il Canada, che in
forza del trattato di Parigi del 1763
fu ceduto. In virtù di un atto del
parlamento brittanico, del 1791, il
|5o CAN
Canada fu diviso in provi ncie sotto
i nomi di Alto, e Basso Canada j
Upper Canada y Lower Canada.
Al principio della guerra dell'indi-
pendenza, gli americani fecero con-
tro Quebec un tentativo infruttuoso,
e durante la guerra , che scoppiò
nel 1812 fra l'Inghilterra, e gli
Stati Uniti, il Canada fu spesso il
centro delle loro ostilità. Finalmen-
te, nell'agosto 1 840, Vittoria re-
gnante regina d'Inghilterra, sanzio-
nò la legge, ammessa dal parlamen-
to, della riunione dei due Canada ,
dovendo perciò riprendere la deno-
minazione di provincia di Canada.
Gli europei in molti luoghi vi
introdussero la cattolica religione ,
conoscendosi pei primi banditori del
vangelo i padri Denis, Jamay, Gio-
yaimi d'Olhaan, Giuseppe le Carom,
ed im frate laico, che vi giunsero
a' 24 aprile 161 5. I padri gesuiti, e
i recolletti, mandativi dal re di Fran-
cia negli anni 1637 e i638, vi fe-
cero moltissime conversioni, e con fa-
coltà delia sagra congregazione di Pro-
paganda, vi stabilirono una numero-
sa cristianità , e si grandi furono i
progressi, che la chiesa di Canada
venne ben presto in flore, principal-
mente per la conversione degli u-
roni, algonchiui ec, che i missiona-
rii andavano cercando fra i boschi,
esponendosi al ferro e al fuoco de-
gl'irochesi. Ma entratevi le armi dei
portoghesi, la nascente missione ne
risentì grave danno. Indi, nel i658,
nel Pontificato di Alessandro VII,
la mentovata sacra congregazione vi
spedì un vicario apostolico col tito-
lo di vescovo di Petreia , onde pel
concorso di ecclesiastici francesi par-
liti da Parigi per adoperarsi nella
vigna del Signore, Quebec fu eret-
to /n vescovato, e pel suo mante-
nimento il re di Francia assegnò la
CAN
badia di s. Benedetto nella diocesi
di Bourgcs. Mediante un clero pie-
no di virtù e zelo apostolico, ven-
nero fabbricate molte chiese, e, nel
1666, i convertiti arrivarono a cir-
ca duecentomila, oltre tremila fran-
cesi, perlochè il culto, che gli abi-
tanti rendevano al demonio, poco
dopo venne abolito, e per le cure
de' Sommi Pontefici la congregazio-
ne de' Cardinali di Propaganda, col
piti vivo impegno coltivò questa par-
te della cristianità.
Lo stato attuale religioso del Ca-
nada consiste in Quebec , che Pio
VII elevò al grado arcivescovile , i
cui cattolici, compresi quelli di Mont-
real, superano i duecentomila. Mont-
real , situato come Quebec nel Bas-
so Canada, è un'isola , la cui città
chiamasi Marie- Ville. Il suo vica-
rio apostolico era vescovo in parti-
bus j ma il regnante Pontefice vi
ha istituito una sede vescovile ( F.
Quebec e Montreal ). Ewi il dis-
tretto della regione estesissima, che
comprendesi sotto il nome di Baja
d'Hudson, e di Tomes, amministra-
to da un vicario di Quebec, vesco-
vo in partibiis j che vive di pie o-
blazioni e di decime, ascendendo a
più di cinquemila il numero dei
cattolici, che hanno chiese di legno.
Nell'alto Canada vi è la sede di
Kingston ( Vedi ), città primaria di
tal paese, coadiutore della quale era
Tommaso W^eld, di onorevole me-
moria, quando Pio Vili lo esal-
to alla sacra porpora . I cattoli-
ci di questa diocesi superano i
settantamila. Il vescovato di Char-
lottetown (Vedi) fu formato coi dis-
membramenti della diocesi di Que-
bec. 11 vicariato apostolico della Nuo-
va Scozia, sostenuto da un vescovo
in partibusj comprende anche l'iso-
la del Capo-Bretone. Halifax, è la
CAN
capitale della nuova Scozia, e Pic-
tou la seconda città con diciotto
chiese circa ; ma nell'isola di Capo
Bretone, esse sono di legno. Il clero
Idi ambedue i luoghi vive colle obla-
i zioni dei cattolici, i quali sono più
• di trentamila.
■ Finalmente vi è il vicario apo-
stolico di Terranova, insignito pure
del carattere vescovile in partìhus.
Quest'isola è estesissima, ed è divisa
in cinque stazioni con varie chiese
di legno. Ha settantamila cattolici,
che si accrescono ne' tempi di pesca,
i quali tutti concorrono colle loro
oblazioni al mantenimento degli ec-
clesiastici.
CANALE Saverio, Cardinale. Sa-
^verio Canale nacque a Terni ai i5
febbraio del 1695. Fatti regolar-
mente i suoi studii, abbracciò lo sta-
to ecclesiastico , e si pose in prela-
tura. Percorsa in questa la carriera
delle cariche, e fattosi onore, pel
suo zelo, ingegno e virtù, il Som-
mo Pontefice Clemente XIII lo pro-
mosse al cospicuo e rilevante posto
di tesoriere generale della r. Came-
ra. Poi ai 21 luglio del 1766 fu dal
medesimo Clemente XIII creato Car-
dinal diacono di s. Maria della Sca-
la. Quindi venne annoverato alle
congregazioni Cardinalizie del buon
governo, dell'immunità ecclesiastica,
delle acque , e della reverenda fab-
brica di s. Pietro. Inoltre fu protetto-
re dell'Ordine betlemmitico nelle In-
die Occidentali, e della città di Ter-
ni, sua patria. Mori a' 20 maggio
1773, di settantotto anni, e sette di
Cardinalato.
CANALI Francesco, Cardinale.
Francesco Canali nacque in Perugia
a' ig ottobre 1764. Intrapresa la
carriera ecclesiastica, diede prove lu-
minose di zelo e pietà , alle quali
seppe congiungere la coltura delle
CAN i5i
lettere amene, e profonda conoscen-
za delle facoltà teologica e canoni-
ca. Riguardato pel suo merito sic-
come uno de' più begli ornamenti
del clero di sua patria , dal Ponte-
fice Pio VII, nel 181 4, fu destina-
to a governare la chiesa, allora ve-
scovile, di Spoleto, e quindi , a' 28
agosto 1820, fu trasferito al vesco-
vato di Tivoli , sede già occupata
dallo stesso Pio VII. Progredendo il
Canali in dottrina, virtù e sollecitudi-
ne pastorale, Leone XII, nel 1826, lo
dichiarò arcivescovo di Larissa in
partihus, segretario della s, congre-
gazione de' vescovi e regolari, e ca-
nonico della basilica vaticana. Final-
mente il regnante Pontefice, nel con-
cistoro de' 3o settembre i83i , lo
creò Cardinale, e poi, in quello de*
i3 giugno 1834, lo pubblicò del-
l'ordine de' preti, dandogli quindi il
titolo di s. Clemente. Poco visse nel-
la dignità Cardinahzia, dappoiché,
agli II aprile i835, dopo breve
malattia, terminò i suoi giorni. Si
celebrarono l' esequie di lui nella
chiesa di s. Marcello, donde fu tras-
portata la mortale sua spoglia in
quella titolare, ov'ebbe onorevole se-
poltura.
CANANO Giulio, Cardinale, Giu-
lio Canano nacque da nobili parenti
a Ferrara nel i524. Laureatosi nel-
l'una e nell'altra legge, si recò a Ro-
ma colla protezione dei principi di
Este, e divenne amicissimo a Bai-
duino fratello del Cardinal Giamma-
ria del Monte, il quale conosciuta-
ne in breve l'abilità, lo volle se-
gretario nei più importanti affari. Su-
blimato il de Monte al Sommo Pon-
tificato col nome di Giulio III ,
concedette al Canano illimitato po-
tere di segnare a suo nome qua-
lunque scrittura , e quindi , nel
1554, lo fece vescovo di Adria. Mor-
i5» CAN
to Giulio UT, andò il Canano alla
sua chiesa, ove adempiè le parti di
vero pastore ; pubblicò alcune isti-
tuzioni pel suo clero, nella sua cat-
tedrale tenne il sinodo diocesano ai
4 ottobre i566, ed un altro ne
celebrò nella collegiata di s. Stefa-
no di Rovigo, nel iSGy e nel iSGg.
Fu ai conci lii provinciali di Raven-
na, tenuti r uno nel primo maggio
del i568, dal Cardin.il Giulio della
Rovere; Tallro, nel 1 582, dall'arcive-
scovo Cristoforo Boncompagni. Inter-
venne al concilio generale di Trenlosot-
to Pio IV, dove acquistandosi grand'e-
stimazione pel suo sapere congiunto ad
una singolare modestia, i duchi estensi
di Feri-ara, specialmente i Cardinali
IppoUto, e Luigi , si valsero molto
utilmente dell'opera di lui. Poscia
Gregorio XIII, ai 12 dicembre i583,
lo fregiò della porpora col titolo di
«. Eusebio, e Sisto V, nel i585, gli
diede la legazione di Ferrara. Da
Gregorio XIV fu trasferito dalla chie-
sa d'Adria a quella di Modena , a
cui andò dopo il conclave di Cle-
mente Vni, e la resse per un solo
anno, visitandola due volte, quando,
nel 1592, di sessantotto anni, e nove
di Cardinalato, morì a Ferrara, ove
andava per ossequiare quel duca, ed
ebbe tomba nella sagrestia dei do-
menicani con iscrizione magnifica.
Intervenne ai conclavi di Sisto V ,
Urbano VII, Gregorio XIV, Inno-
cenzo IX e Clemente VIII. Era eru-
dito, specialmente nelle materie di
curia, ingenuo nel proferir sentenza,
di prima impressione, ed iracondo;
ma zelante assai, ed amator della
equità, le quali doti gli affezionaro-
no i popoli.
CANARIE Isole ( Insulae Ca-^
nariae j Islas Canarias , Fortu-
natac Insulae) . Isole dell'Africa
ìxeir arcipelago dell' oceano atlauti-
CAN
co, chiamate anche Beate. Situate
sono alla sinistra dell' uscita dello
stretto di Gibilterra, e stanno a fron-
te di Marocco. Sono sette le gran-
di , la principale delle quali pre-
se il nome di Canarie ( Fedi) , ed è
sede vescovile; le altre sono Tene'
riffa, la piìi vasta di tutte, che ha
il vescovato di s. Cristoforo de La-
guna i^Fedi), Forteventiira, Lance'
rota, Gomera, V isola di Ferro e
Palma. Queste isole furono cono-
sciute soltanto nel secolo XIV, poi-
ché le notizie anteriori erano piut-
tosto favolose. Gli antichi abitanti ,
che gli spagnuoli chiamano guanchi,
di cui s' ignora l' origine, erano bel-
li , grandi e vigorosi. Si vuole, che
la maggior parte di essi aì)itasse le
caverne per guardarsi dall' eccessivo
caldo, e che fossero civihzzati, cono-
scendo la musica, la poesia, e la scrit-
tura geroglifica. Avevano molti ri-
guardi per le donne, ed in qualche
isola v'avea il privilegio di poliga-
mia. Rendevano que' popoli il culto
ad una specie di vestali , chiamate
magadiy imbalsamavano i corpi dei
morti, e sebbene avessero un re, il
loro governo era oligarchico.
Mentre ad un'armata di genove-
si, alla metà del XIV secolo, riuscì
di penetrare nell'isola Canarie, Lo-
dovico de la Cerda, conte di Clei'-
mont, o Chiaramonte in Francia,
piincipe reale di Spagna, figlio di
Alfonso cognominato V Eseredato ,
prima di mandare ad effetto il suo
divisa mento, si propose di conqui-
starle, e si recò in Avignone per es-
serne autorizzato dal Pontefice Cle-
mente VI. Il Papa glielo concedet-
te, mediante il giuramento, che pre-
stò, di tributario della Chiesa Ro-
mana, coU'annuo censo di quattro-
cento fiorini d'oro, e la condizione
espressa di stabilirvi la fede cattoli^
CAN
ca. Ciò avTenne nelPanno i344>ed
in pieno concistoro Clemente VI
pronunziò un'analoga allocuzione, che
incomincia colle parole del libro dei
Numeri : Faciam principem super
gentem magnam. Quindi il Pontefi-
ce coronò Lodovico re delle Isole
Fortunate, il quale andò per Avi-
gnone in solenne cavalcata , colla
corona d'oro in testa , e lo scettro
in mano, come abbiamo dallo Spon-
dano, dal p. Fantoni , nella Storia
di Avignone p. 2o5 , da Novaes f.
IV, p. i34, e da altri. Pure dopo
questa scenica rappresentazione quel
re non giunse mai a conquistar le
isole, perchè gli mancarono i pro-
messi aiuti dei re di Castiglia e Por-
togallo, che in ossequio di Clemen-
te VI aveano stabilito concedergli ,
nonostante le loro pretensioni sulle
Isole Canarie. Ed è perciò, che Lo-
dovico fu poi chiamato il principe
della fortuna 3 ed i suoi discendenti
formarono i duchi di Medina-Celi
nell'Andalusia.
Coleste isole, discoperte dai navi-
gatori spagnuoli , specialmente nel
1895, furono trascurate per le guer-
re, e pel grande scisma d' Occiden-
te sino al i4i7j epoca nella quale
la Spagna le cedette a Giovanni
Belhencourt , gentiluomo francese ,
che vi era approdato verso il i4^^>
e che continuando le sue conquiste
s'impadronì di Lancerota, e dell'i-
sola di Ferro. Recatosi nella Spagna,
cedette i suoi diritti a Diego Her-
rera, nobile castigliano, il quale, col-
l'isola di Gomera, accrebbe i domi-
mi del predecessore. Nel i436, O-
doardo, re di Portogallo, promosse
alcuni diritti, che diceva avere sulle
isole Canarie, contro quelli, che col-
le armi sosteneva Giovanni II re di
Castiglia e di Leone, il quale aven-
do domandato al Pontefice Eugenio
CAN 153
IV il permesso di far guerra agl'i-
solani, e di propagarvi il vangelo, il
Papa gli rispose di concederglielo,
qualora non recasse pregiudizio ad
altro re cristiano: anzi venendo in
cognizione che i neofiti, o nuovi con-
vertiti delle isole, erano stati sotto-
messi dai cristiani a misera schiavi-
tù, Eugenio IV lo vietò sotto gra-
vissime pene.
Nel 144^5 Ferdinando Peraza in-
vase le altre isole non ancora con-
quistate ; e la Canaria fu sottomessa
a Ferdinando V, re di Spagna, da
Pietro de Verras, nel 1480. 11 Pon-
tefice Sisto IV con gran zelo si a-
doperò, che in queste regioni si dif-
fondesse la fede cattolica. Palma fu
conquistata nel i493 da Alfonso
Ferdinando de Lugo , che inoltre ,
nel 1496, prese l'isola di Teneriffa.
Finalmente i discendenti dell'Herre-
ra vendettero i loro diritti a Fer-
dinando V, che, nel i5i2, vide tut-
te le isole sotto il proprio dominio,
dopo im corso di guerre crudeli sos-
tenute dagli abitanti guanchi, che,
preferendo la morte alla soggezione,
quasi tutti vennero sterminati, rima-
nendo la Spagna padrona delle iso-
le Canarie. Divenne dominante in
esse la j-eligione cattolica, e vi fu-
rono eretti conventi, chiese , e mo-
nisteri per ambo i sessi. Fu dichia-
rata capo luogo Santa Croce di Te-
neriffa. Il clima è dolce, ed in gran
copia evvi ottimo vino, frutti, gra-
no, zucchero, ec, ed importante è il
suo commercio.
CANARIE, o CANARIA (Cana-
rien.). Città con residenza vescovile
neir isola di Canarie ( già chiama-
ta Fortunata) , nell' oceano Atlanti-
co e soggetta al dominio spagnuo-
lo. Quest' isola è la più fertile del-
le altre di egual nome, a segno, che
talvolta il raccolto del frumento si
1^4 CAN CAN
£i tre Tolte. Secondo Commanville, «ì ritralth nel concilio di Calcedo-
essa fu scoperta sino dal i346, nia. La sua sede episcopale fu fon-
e Martino Y vi eresse un vescova- data nel quinto secolo. Gli ultimi
to. Conquistata però dal re Perdi- suoi vescovi in parlibus furono d.
Dando V // Cattolico , Sisto IV Io Luigi da Ciriè, d. Giuseppe de Scliu-
eresse in sede vescovile, trasferendo- bert di Wratislavia, che il regnan-
tì quella di Lancerota e di Palma te Pontefice, preconizzandolo nel
(civitas Pfilmarum). ^ siccome l'ar- concistoro de' 3o settembre i83r,
civcscovo di Siviglia era il più vici- deputò ad esercitare i Pontificali
no, dichiarò suifraganea ad esso la nella chiesa e diocesi di Wratislavia.
chiesa, ciocché approvò Innocenzo Presentemente vescovo di Canata è
Vili, nel i486. monsignor Antonio Franci di Nepi,
La cattedi'ale di Canarie di me- fatto dal medesimo Gregorio XVI,
derna costruzione è dedicata a s. nel concistoro de' 2 ottobre 1837,
Anna. II capitolo era in avanti più e dichiarato suffraganeo delle diocesi
numeroso, ed ora si compone di tre suburbicarie di Ostia e Velletri.
dignità, capo delle quali è il deca- CANCELLERIA della S. Romana
no, con sci canonici con ambe le Chiesa. Residenza del tribunale dei-
prebende , oltre a sei altri , quattro la Cancelleria, e del Cardinal vice-
detti dimidii rationarii j ha inoltre cancelliere, suo capo. Da cancello
diversi sacerdoti e chierici pel dtvi- nel primo significato, si trassero le
no servizio. Nella medesima catte- voci cancellare , vale a dire chiu-
drale evvi la cura d'anime e il fon- dere con cancello, che poi si applicò
te battesimale, esercitandosi l'uffizio al significato di cassare la scrittura,
di parroco da due preti. Fra le re- segnandosi sopra la medesima colla
liquie conservasi il cranio di s. Gioac- penna alcuni tratti paralleli per tra-
chino. L'episcopato é annesso alla verso, ed altri per diritto, che rap-
cattedrale, e le tasse camerali ascen- presentano come un cancello ; e
dono a cinquecento fiorini. Nella stes- cancellata, cioè chiusura di cancelli,
sa città , oltre altra chiesa parroc- inferriate, o altro intraversarne nto a
chiale, vi sono tre monisteri di mo- guisa di cancelli ; cancellazione, e
nache, un seminario con alunni, con- cancelleria, che propriamente è la
fraterni te, ed ospedale. residenza del cancelliere {tabularium).
CANATA , Canath ( Canathen. ). Alcuni vogliono , che i cancellieri
Città vescovile, già celebre, presso Fi- delle chiese fossero i maestri del
ladelfia, nella Celisiria, ora vesco- coro, e che il loro nome sia deri-
vato inpartibus, considerato suffra- vato dai cancelli, che separano il
ganeo della metropoli di Eostro, det- coro dalla chiesa. Altri pretendono,
ta anche Chonat^ o Anitha, di cui che lo abbiano preso dal decoro,
fanno menzione Tolomeo, Plinio ed che accompagna questo nome presso
altri. Questi autori la pongono nel- gl'impiegati secolari. Col vocabolo
le DecapoH dell'antica Celisiria. Vie- cancelli gli antichi intesero divide-
rle pure ricordata nel cap. 32 re il celebrante dagli altri ecclesia-
dai Numeri v. ^i-, e ne' Paralipo- stioi, e questi dai laici, come prati-
meni lib. I, e. 2, v. 23. Ne fu ve- cano i greci. Nel cerimoniale del
scovo quel Teodoro, che intervenne Davantria e di Cencio Camerario, i
al conciliabolo di Efeso , e che poi cancelli sono chiamati rigac. Secon-
CAN
ciò Menage , il vocabolo cancelleria
deriva egualmente da cancelli , vo-
cabolo del luogo, che occupava Tim-
peratore quando amministrava la giu-
stizia, poiché il cancelliere ( cancel-
larius) era alla porta della chiusu-
ra, che separava il principe dal po-
polo. Di questo parere è il Luna-
doro, trattando del Cardinal vice-
cancelliere diS.R. Chiesa, ove dice,
che il nome di cancelliere viene o
dai cancelli, dentro i quali il can-
celliere stava per porre in iscritto
le risposte del principe, gli ordini
de' giudici, ec, o piuttosto dal suo
uffizio, che era, come dicono le an-
tiche Glosse » scripta , responsaque
w imperatoris, atque mandata in-
" spicere et male scripta cancellare '*.
Il Macri poi, al verbo cancellarius^
aggiunge, che il cancelliere viene così
chiamato, perchè anticamente dava
udienza dentro i cancelli , per non
essere oppresso dalla calca del po-
polo. V. r articolo Cancellieri non
che il Ciampini, de vice cancellarli
origine, vocisque etymologìa, p. I.
§. I. Cancelleria Apostolica.
La Cancelleria Apostolica, che ri-
siede nel palazzo, il quale dal suo nome
chiamasi della Cancelleria, come si
vedrà al §. IV , secondo il Bovio ,
La pietà trionfante, e della Can-
celleria, ec, è un luogo determina-
to e stabile, in cui dai ministri ed
uffiziali del Sommo Pontefice si spe-
discono le bolle apostoliche, e si sten-
dono regolarmente le grazie sulle
suppliche, che vengono dal Papa ac-
cordate. Il capo di essa, presidente, o
prefetto è il vice cancelliere della
santa Romana Chiesa, della cui ri-
spettabile dignità , origine ed uffizio
vario è il sentimento degh autori.
Riflette l'annalista Baronio, che mol-
CAN i55:
te usanze, ed antiche cerimonie dei
gentili non contrarie alla legge evan-
gelica, furono adottate, ed imitate dai
primitivi cristiani. Abbiamo infatti
dal Cassiodoro, lib. II, ep. VI, che
gì' imperatori e i re aveano i can-
cellieri, per cui a loro esempio co-
minciarono ad introdurli eziandio i
Romani Pontefici, dopo che nel IV
secolo Costantino diede pace alla
Chiesa, e concedette al Papa s. Mel-
chiade il palazzo di Laterano , con
rendite proporzionate a sostenere con
decoro il sublime grado Pontifìcio.
Quindi si può credere, che il pri-
mo cancelhere fosse s. Girolamo dot-
tore di s. Chiesa, dal Papa s. Da-
maso I, eletto nel 867, chiamato a
Roma, per servirsene come segreta-
rio nelle risposte alle lettere, che an-
dava ricevendo dai conci li i , dalle
chiese, e dai vescovi di tutte le parti
del mondo, locchè si accrebbe nel
Pontificato del successore s. Silicio,
come si ha dalle sue decretali in più
luoghi inviate. Pertanto, se si face-
vano costituzioni apostoliche, ne viene
per conseguenza, che vi fosse il can-
celliere, il quale le registrasse, in uno
ai decreti, ed alle risposte intorno
ai dubbii della fede, intorno alla ec-
clesiastica disciplina , ed alle spiri-
tuali materie, che dovea stendere un
tal ministro. Perciò il luogo di sua
residenza chiamossi Cancelleria, che
in progresso prese forma regola-
re con distinte attribuzioni , come
si dirà al §. II del Vice-cancellie-
re, e sua autorità. Si vuole peral-
tro, che la Cancelleria Apostolica sia
stata chiamata con tal nome nel Pon-
tificato d' Innocenzo III, del 1 198.
Trattando l'erudito Galletti, Del
Primicerio della santa Sede, e de-
gli uffiziali maggiori del palazzo
lateranense, e parlando de' Nolari
regionarii, dice, p. 6, che in tempi
i56 CAN
posteriori si vede istituita la Caii»
celleria, proveniente dall' oflìcina dei
notari regionarii , poiché nell' anno
87 I lesse per la prinna volta Pietro
Diacono di S. R. C. , e Cancelliere
del sacro palazzo. Inoltre aggiunge,
elle l'altro Pietro vescovo e cancel-
liere sotto Giovanni III, nel 5'jo,
di cui fanno menzione Martinelli ,
Rasponi, ed il Ciampini, come Teo-
doro arcicancelliere neir847, e Teo-
filato cancelliere nel 910, da que-
st'ultimo scrittore sicno stati anno-
verati tra i Ccìncellieri, senza appog-
gio di sicuri documenti. Luca Penna
paragona il vice-cancelliere apostoli-
co air antico uffizio del questore ,
non dell'erario, ma dell'amministra-
tore pubblico della giustizia.
La giurisdizione di questo tribu-
nale si estende sulla spedizione delle
Pontificie bolle, e delle lettere apo-
stoliche sub plumbOy a tenore delle
suppliche, che sono segnate dal Pa-
pa in dateria (Vedi), se trattasi di
nialeria beneficiale e matrimoniale,
ovvero alla cedola concistoriale, se-
gnata egualmente dal Papa in se-
greteria de' brevi ( ^etì?/)j se trattasi
di aflÈiri concistoriali , come vesco-
vati, abbazie, ec.
La Cancelleria ha le sue regole,
che si chiamano Regole della Can-
celleria, e che sono regolamenti
fatti da ogni Pontefice al principio
del suo Pontificato, perchè sieno
osservati nella disposizione de' bene-
ficii, nella spedizione delle provviste,
e nelle sentenze de' processi intorno
le materie beneficiali; regolamenti,
che ogni nuovo Papa può appro-
vare, estendere, o moderare, loc-
chè suol fare il di seguente alla sua
elezione, come attesta Novaes tomo
VI, pag. 6. Quindi si pubblicano
nella prima Cancelleria del nuovo
Pontificato. La rinnovazione delle
CAN
regole di Cancelleria si Hi in una
congregazione, che si tiene apposi-
tamente coir intervento del Cardinal
pro-datario, dei due piìi antichi vidi-
tori di rota, di due abbreviatori di
parco maggiore, del reggente della
Cimcelleria,del prelato sotto-datario, di
due avvocati concistoriali, e di altret-
tanti procuratori di collegio, del prefet-
to delle suppliche per ohitum, iilUziale
di dateria, di due revisori, ed altri
uffiziali di questa. Le regole di Can-
celleria sono ricevute ne' luoghi, a
seconda delle consuetudini stabilite
dalla giurisprudenza, e se ne trove-
ranno sparse in questo Dizionario
sulle materie, che ne sono l'oggetto.
Furono queste modificate in alcuni
stati in forza dei concordati, e di
disposizioni della Santa Sede, che
prescrissero gli effetti delle dette
regole. In quelH poi, che le accetta-
rono senza riserve, non terminano
o cessano di esser valide, che colla
morte del Papa, d'onde avviene,
che i beneficii, la cui provvista è
riservata alla Santa Sede, in vigore
di esse sono devoluti alla libera
collazione de' vescovi in tempo di
sede vacante. La Cancelleria a' suoi
atti pone la data ah anno incar-
nationisj come si disse all' articolo
Rolla (Vedi), che si computa dal
giorno 25 del mese di marzo.
Al Pontefice Giovanni XXII, re-
sidente in Avignone, si attribuiscono
la maggior parte delle regole di
Cancelleria , la erezione di molti
ufficii , e lo stabilimento di varie
tasse, come prova il Gemesio, in
Proemio Regni. Cancel. q. 1. Rene-
detto XII che, nel i334, gh suc-
cedette, riformò con nuove leggi, le
quali ancora oggi si osservano, la
Cancelleria apostolica, per esservi
entrati diversi abusi: ed avendo
trovato che nella provvista de' be-
CAN
neficii si erano falsificale alcune sup-
pliche, egli ordinò che si registras-
sero tutte, colle concessioni accor-
date, e se ne conservassero gli ori-
ginali nella Cancelleria , ond' eb-
be origine ciò, che in questo tribu-
nale si chiama registro delle bol-
le. Diversi Pontefici, oltre Nicolò
V, emanarono provvide costituzioni
per regolare la Cancelleria, ed In-
nocenzo XI, con ottime leggi, chia-
mate Innocenziane, riformò i tribu-
nali della curia, e Cancelleria ro-
mana. K. la costituzione 207 Decet
de' 28 giugno 1689 presso il Bolla-
rio romano tomo VIII, pag. 257
e seg. Oggi però le regole di Can-
celleria sono settantadue . II vero
commentatore di esse è T avvocato
Riganti, Commentarla Regulas Cari-
cellarice AposLoUcos^ Roniae ijHì
et Coloniae 1751. Gli altri com-
mentatori sono il Soto, Gomez, Man-
dosioj Gonzalez, Kocchiore, Luezio,
Peleo, Quesada , ed altri , superati
tutti dal Riganti , che meritò l' alta
estimazione di Benedetto XIV.
Lo stato degli uflìziali della Can-
celleria sino a tutto il secolo XV HI
si riporta al § MI di quest' artico-
lo. Nel pontiOcato di Pio VII il
tribunale della Cancelleria fu ridotto
ai seguenti individui, divisi in due
classi. 1 primi presiedono alla retta spe-
dizione delle bolle, perchè sieno com-
pilate secondo le regole di Cancelle-
ria, e la spedizione sia fatta colle
formole in uso. Essi sono: il Cardi-
nal vice-cancelliere di S. R. C, e
sommista; il prelato reggente; il
pro-sommista, ovvero sotto-sonimi-
sta; il sostituto del sommistato; il
piombatore ; il notaio segretario ; il
collegio de' prelati abbreviatori del
parco maggiore, con un segretario;
il custode della Cancelleria; il sosti-
tuto delle contraddette; i regislra-
CAN 1^7
tori di bolle ; i maestri del re-
gistro.
L' uflìcio di alcuni de' suddetti si
trova descritto al medesimo § ìli
di questo articolo ; e di alcuni altri
se ne dà qui un cenno. Il pro-som-
mista, che leggo nei ruoli di Paolo
IV enumerato fra la famiglia Pon-
tifìcia, in mancanza del vice-cancel-
liere, attende alla spedizione delle
bolle per via segreta. P\ Bolle.
Il sotto-sommista , uffizio che dal
Ciampini è detto Emi. Card. W-
ce- cancellarli rerum concistorialiunt
a secretis j oltre quanto si dirà,
ha cura di preparare i decreti con-
cistoriali in un libro , che il vice-
cancelliere porta in concistoro in
una borsa di damasco rosso, o pao-
nazzo, guarnita d' oro, sui quali de-
creti tira una linea di lapis rosso,
di mano in mano che il sommo
Pontefice li pubblica dal suo trono.
Fa ancora la copia autentica degli
stessi decreti , che sottoscritti dal
Cardinale sono la base della spedi-
zione delle bolle ; presenta ai nuovi
Cardinali il decreto ossia la fede au-
tentica con che il vice-cancelliere
fa testimonianza della seguita lo-
ro promozione ; assiste al giura-
mento delle diverse classi di perso-
ne, che lo prestano nelle mani del
vice-canceUiere ; fa la minuta delle
bolle, che si spediscono per via se-
greta , e presiede alla spedizione del-
le bolle, che vanno per via di ca-
mera. Conserva in separato archi-
vio le suppliche e le schedole, che
appartengono a tali bolle. Al cu-
stode della Cancelleria tocca conser-
vare le schedole concistoriali dei ve-
scovati , di cui sono spedite le bolle
in Cancelleria , e presiede alla com-
pilazione delle forme di giuramento,
che si spediscono agli assenti. Il suo
uffizio corrisponde al seneschalco
i58 GAN
Cancellariae aposiolìcar del Ciam-
pini, di cui parleremo al § III. 11
sostituto delle contraddette , stante
la diminuzione di aflari in qnelT uf-
ficio, ha riunito in se le attribuzio-
ni di tutti gl'impiegati nominati nel
più volte citato § IH, cioè dell' udi-
tore , correttore , procuratore del-
le contraddette, ec. Finalmente i
maestri del registro riscontrano colle
bolle il registro compilato dai registra-
toli, per riconoscere se sia eguale.
La seconda classe poi degli uflì-
ziali presentemente esistenti in Can-
celleria, sono quelli, che prima era-
no nominati dai coUegii dei vacabi-
listi, ed ora dal Cardinal pro-data-
rio ; e sono tutti i cappellani, ossia
computisti dei detti collegii, i quaU
sorvegliano, che ciascuna bolla pa-
ghi al collegio quanto si deve. Inol-
tre \i sono due cassieri, o deposita-
rli, che raccolgono il danaro spet-
tante ai vacabilisti, e questi sono il
depositario generale dei vacabih, ed
il depositario generale del piombo.
§ II. Del Cardinal vice-cancelliere ,
sua autorità e prerogative, e se-
rie de" cancellieri , e vice-cancel-
lieri di S. R. C.
Il grado di cancelliere della S.
R. C. fu sempre riputato posto s\
eminente, che credevasi il primo do-
po il Romano Pontefice , come si
espresse san Bernardo nell'epistola
33. Il Cardinal Zabarella, in Cleni.
de elect. _, lo chiama occhio destro
del Papa, ed il maggiore nella cu-
ria romana. Il Ciampini parlando
di questa antichissima, e nobilissima
carica , aggiunge, che fu qualificata
con titoli distinti, e onorevoli : « Cu-
ii stos dicitur, praepositus admini-
»» strationì iustitiae , gubernator , et
»j dii'ector audientiae sacri palatii
CAN
»» apostolici, intimi concistorii nota-
»• rius, maior in romana curia post
*» Papam , oculus dexler Romani
M Pontificis , cancellariae apostolicae
»* praeses, quandoque etiam quae-
» stor appellatus est ".
Quest' ulficio, e quello di camer-
lengo di S. R. G. , sono i due soli,
che con analoga allocuzione dal
Pontefice -vengono creati , e dichia-
rati al sagro Collegio de' Cardinali
in concistoro, interpellandone il sen-
timento con dire loro: Quid vohis
videtur ? e creandoli con questa for-
mola: » CoH'autorità dell' onnipoten-
» te Iddio, de' ss. Apostoli Pietro e
» Paolo, e Nostra creiamo N. N. in
>» vice-cancelliere della S. R. G. sua
» vita naturale durante ec. In nomine
w Patris ec. " Se il Cardinale vice-
cancelliere muore in conclave, non
si elegge il prò, come si fa del ca-
merlengo e del penitenziere, non
cessando il loro tribunale colla moi*-
te del Papa, mentre quello della Can-
celleria, che rimane sospesa in sede
vacante, mancando le materie per
esercitarla, secondo la legge di Grego-
rio X, cessa con tutti gli altri, eccet-
tuati i due menzionati , e quello del
vicario. Ed in fatti rimanendo in se-
de vacante sospesa l'azione del vice-
cancelliere, appena spirato il Ponte-
fice, egli ritirava dai piombatori le
stampe, con cui si formano le bol-
le, rompendo pubblicamente quella
parte di esse , che hanno impresso
il nome del defunto ; l' altra parte
poi del sigillo, colle teste de' ss. Pie-
tro e Paolo, veniva consegnata dal
presidente del piombo nella prima
congregazione, che tengono i Cardi-
nali in sede vacante, per ispezzarsi
alla loro presenza. F. Sigilli Ponti-
Ficii.. Ora però ambedue le parti del
piombo si portano dal piombatore alla
detta congregazione, per essere rotte.
CAN
Che sino dai primi tempi della
Chiesa avesse la Santa Sede i suoi
Cancellieri, non altrimenti che le
chiese cattedrali, le quali pure ave-
vano i loro proprii ( F. Van-Espen,
Jus Eccl Univ. p. Ili tit. Ili e. i ),
si può manifestamente dedurre an-
che dal numeroso elenco di quelli,
che furono registrati dal Cohellio
Notìt. Card. cap. Vili. Era loro
5 incombenza trasmettere nelle diver-
se parti del mondo le risposte, e le
intenzioni de'sommi Pontefici, come
si è già accennato^ s\ sui dubbii del-
la fede , e s\ sul governa mento ec-
clesiastico. A tal fine aveano tredici
scrittori , o protonotarii apostolici ,
cioè gli scrinarii e i notari regio-
narii , che formavano le copie , ed
eseguivano le minute. Non sempre
si chiamarono Cancellieri , e tra i
privilegi di Amburgo si ha dal Li-
denbrogio un diploma di Leone IV,
eletto neir 84-7, ^^^^ P^^' maniim
Stephani Cancellarii S. R. E.j ma
presso lo stesso autore si vede un
alti'o diploma di Nicolò I, creato
neir 858, scritto per manum Leo-
nis iiotarii^ regionariìy et scrinarii^
e dato per manum Tiberii primice-
rii sanctae Sedis apostolicae. Il
Galletti, del Primicerio p. i4o, ri-
porta, che il protonotario era diver-
so dal cancelliere, e che talvolta il
cancelliere, chiamandosi ancora ar-
cicancelliere , si è detto nel tempo
' stesso arciscriaario , come , a' 3i
marzo del 10Ì7, trovasi un Pietro
vescovo di s. Ruffina, che nella stes-
sa data dicesi arcicancelliere, ed ar-
ciscrinario, cioè in una bolla di Gio-
vanni XIX detto XX, spedita in fa-
vore della badia di s. Benedetto di
Fruttuaria. Dubita però il Galletti,
che il copista scrivesse archiscrina-
^ rio, dovendo piuttosto ripetere ar-
chicaacelliere, poiché è certo , che il
CAN 159
protonotaio , il protoscrinario , e il
primiscrinioj nomi i quali indicavano
la stessa carica , erano uffiziali di-
versi dal cancelliere, al quale si vede
anticamente solo unito quello di bi-
bliotecario (Vedi). Furono pertanto
spesso chiamati biblioteca rii i cancel-
lieri della Chiesa Romana, come
quelli , che aveano in custodia i libri ;
che qualche volta poi fossero detti
arcicaucelUeri, come Ermanno II, ar-
civescovo di Colonia sotto Leone IX,
lo afferma T Ughelli Italia sac. t.
I, col. 4^o> fi 'Òo^.
In progresso di tempo, secondo
Lunadoro, ed altri , il cancellieie fu
distinto dal bibliotecario, e dal se-
gretario , cariche che in avanti riu-
niva, e continuò a chiamarsi col
nome di cancelliere sino al secolo
XIII, finché prese quello di vice-can-
celliere , come vedremo , dopo Gre-
gorio Vili. Non mancano però an-
teriori esempii, che i cancellieri fos-
sero appellati vice-cancellieri , ed il
citato UgheUi, alla col. 55, ne ri-
porta uno all'anno 8o5, sotto san
Leone III. Prima di dire il vero
motivo di tal cambiamento, il qua-
le sembra diminuire 1' importanza
dell'uffizio, accenneremo i diversi pa-
reri di quelli , che ne vollero dare
una fallace spiegazione, senza fonda-
mento. Alcuni hanno detto, presso
il Cohellio e il Macri, che lo splen-
dore della dignità, e l'abuso di que-
sta, facesse determinare i Papi a ri-
tenere per sé il nome di cancellie-
re, e dare al ministro esecutore de-
gli ordini Pontificii quello imperfet-
to di vice-cancelliere, per contener-
li ne' limiti della moderazione. U
Cardinal de Luca vuole, che i Car-
dinali riguardando il titolo di can-
celliere come inferiore alla loro di-
gnità, abbiano preferito quello di
vice-caucelhere, che significa uà in-
i6o CAN
carico provvisorio, sebbene lo sìa a
vita, meno che venisse rinunziato, o
rimosso per qualche causa di pro-
mozione ad altro uflizio , o per di-
versa ragione. Il Gomez asserisce,
che essendo il solo Sommo Pontefi-
ce cancelliere di Dio in terra , non
è dovere, che si chiami il ministro
col medesimo titolo, asserzione in-
sussistente come la prima. P^. il Bo-
vio a p. 206. Altri presso ilZaba-
rella opinarono, che ciò provenisse
pel rispetto dovuto a s. Lorenzo
martire, che vogliono aver esercitato
pel primo l'uffizio di cancelliere. Ma
ognuno sa, che s. Lorenzo non e-
sercitò altra carica da quella in fuo-
ri di arcidiacono , o camerlengo , e
di sovvenire e alimentare i poveri
colle proprie sostanze, e con quelle
della Chiesa, e nessuno ignora, che
per novecento e pili anni dopo il
suo martirio, quelli, che esercitarono
la carica , si nominarono cancellieri
senza farsi riguardo alcuno. Il Man-
dosio fu di parere, che le due voci
sieno sinonimi , perchè la dignità e
il potere è eguale. 11 Panvinio poi
dice che, nel 12 16, Onorio III con-
ferì la carica a Rainiero priore di
s. Frediano di Lucca, il quale per
non essere Cardinale incominciò a
sottoscriversi vice-cancelliere, e che
i successori, benché fregiati della por-
pora, trovando introdotta la denomi-
nazione, l'adottassero, e seguissero.
Ma il vero motivo, come affer-
mano il Borgia, Lunadoro, Bovio ed
altri, del cambiamento del titolo si
è, che il Cardinal Alberto di Mo-
ra, fatto cancelliere della S. R. Chie-
sa da Alessandro III, elevato poi al
Pontitlcato a' 20 ottobre 1187 col
nome di Gregorio Vili , non fece
altro cancelliere Cardinale , ma ne
conferì l'uffizio a Mosè, canonico la-
teranense, che sotto di liu era sla-
CAN
to vice-cancelliere, il quale principiò
a sottoscriversi vìccrn agens cancel-
lani\ come in simili casi avea pra-
ticato chi non era rivestito della di-
gnità Cardinalizia. Quindi coii que-
sto titolo si chiamarono in appres-
so, fino ad Onorio III , due Cardi-
nali, e gli altri prelati non Cardi-
nali, che a tale illustre carica furo-
no destinati. Sotto Onorio III il
mentovato Rainiero fu il primo, che
si sottoscrisse vice-cancelliere, e così
seguitarono a nominarsi gli altri non
Cardinali, che esercitarono la carica
fino a Bonifacio Vili, il quale resti-
tuì al sacro Collegio de' Cardinali
l'uffizio, facendo Cardinale, nel 1298,
Riccardo Pe troni sanese, già da lui
dichiarato vice-cancelliere , che a-
vea compilato il VI libro delle De-
cretali. Perciò proseguendo questo
Porporato nella carica, ed a sotto-
scriversi vi ce- cancelliere, senza pren-
dere l'antico titolo di cancelliere , i
Cardinali, che gli succedettero, fece-
ro altrettanto, cessando così insensi-
bilmente il titolo di Cancelliere. P^.
Malinkrot de Archicancel. S, R. J.
pag. 334.
Aggiunge il predetto Bovio pag.
208, segueildo il parere di Saussai,
Tract. de mist. Gali, script, cap.
VI, un'altra ragione del cambiamen-
to del titolo dignitoso di cancelliere
in quello piti umile di vice-cancel-
liere, raccontando, che spesse volte
i romani opposero al cancelliere di
S. R. Chiesa, quello che in Roma
era costituito dall'imperatore per di-
fendere i cittadini, come fra le altre
volte avvenne nel Pontificato di Gre-
gorio IX, ed a' tempi di Federico
li. Vedendo adunque i Papi, che il
cancelliere era divenuto oggetto d'in-
vidia, ed esposto agl'insulti delle fa-
zioni, stimarono prudente diminuir-
gli lo splendore del titolo, facendo
CAN
che si sottoscrivesse con quello di
vice-cancelliere di S. R. Chiesa, qua-
si che esercitasse la carica per altri,
e non per proprio uffizio. Cosi in
certa maniera cedeva la precedenza
nella denominazione al cancelliere
laico di Roma. Lo storico Villani ,
p. 54, narra, che il cancellierato di
Roma sotto JNicolò III (che fu crea-
to nel 1277) era ereditario della
casa de' Brancaleoni. In quanto poi
al parere di Lunadoro suaccennato,
sul tempo che il cancelliere cessò
d'essere bihliotecario, sarà bene ret-
tificarne l'epoca , con quanto scrive
il Bernini a p. 281 del suo tribu-
nale della Rota : « quando l'ufficio di
vice-cancelliere, e di bibliotecario la-
teranense era lo stesso, il che durò
sino a Clemente V del i3o5 (anno
in cui stabilì la residenza Pontificia
in Avignone) formata quivi una nuo-
va libreria, « Vice-Cancellarii mu-
« nusa bibliothecarii officio distin-
si gui coepit , et factus est novus
« bibliothecarius, qui vice-cancellarii
'> munus non gessit, " e molti udito-
ri di rota furono dai Pontefici di-
chiarati vice-cancellieri, e biblioteca-
ri i lateranensi.
Passiamo a dire alcuna cosa in
generale sull'autorità, e sulle prero-
gative del Cardinal vice-cancelliere
della Romana corte, che tiene in
custodia il sigillo Pontificio. Il Car-
dinal Cancelliere pertanto, oltre quan-
to abbiamo detto, presiede alla Can-
celleria apostolica con doppio titolo,
cioè come Vice- Cancelliere di s.
Chiesa , e come Somniista , prove-
niente da due diverse bolle, che si
spediscono in favore di lui , dopo
che è nominato dal Papa in con-
cistoro.
Come vice-cancelliere ha l' uffi-
cio di vegliare sui piìi gelosi affari,
e principalmente su quelli, che si
VOL. VII,
CAN
61
compongono ne' concistori. A tal ef-
fetto nel giorno precedente al con-
cistoro, dall' uditore del Papa, o dal
sostituto del concistoro riceve i fogli
concistoriali , ossia ristretti delle pre-
conizzazioni, giacche, come notaro del
sagro concistoro, nota, e registra tutti
gh atti concistoriali in cancelleria.
Quindi egh solo ha 1' ufficio di esten-
dere i decreti, simili a quelli, che il
Pontefice pubblica in concistoro, dei
quali decreti si parlò superiormente,
come ancora fu fatto cenno della fe-
de autentica, che rilascia de' mede-
simi decreti , fede che è la base, su
cui la segreteria de' brevi forma la
cedola concistoriale, che viene sotto-
scritta dal Papa, dopo il qual atto si
spediscono le bolle. Tutte le lettere
di provvisioni apostoliche, che ven-
gono spedite col sigillo di piombo,
sono segnate da lui, o a nome suo
da quelli che sopraintendono ai mi-
nisterii di lui. Le stesse provvisioni
delle cattedrali, e abbazie concisto-
riali, cui concorre il moto proprio del
Pontefice, oltre la schedola sottoscritta
dal Papa stesso, debbono esser con-
validate dai decreti stesi dagli utH-
ziali della cancelleria. Della manie-
ra, colla quale si spediscono le prov-
visioni, che sono dispensate fuori del
concistoro, veggasi l' Araidenio, de
Siylo Datariae lib. I, cap. II, et e.
18, num. 6, ed il Cardinal de Lu-
ca, nel suo libro intitolato il Car-
dinale pratico. Inoltre il Cardinal
vice-cancelliere riceve i giuramenti
di fedeltà dei nuovi dignitari!, ve-
scovi, abbati, o priori nominati in
concistoro, uditori di rota, abbre via-
tori di parco maggiore, reggente di
cancelleria, avvocati concistoriah , e
da molti altri, che sono espressi nel
libro contenente le formole dei giu-
ramenti. Tanto nella compilazione
dei decreti concistoriali, quanto nel
n
i62 CAN
ricevei-e i giuramenti, è assistito dal
suiumentovato iiffiziale eli cancelle-
ria, che dal Ciampini viene chiama-
to: Emi. Cardinalis vice-cancellarius
rerimi concìstorìaliuni a secredsj
il qual uiìlcio il Ciampini stesso eser-
citò quarantadue anni, unitiunente
all'altro di pro-sonimista ^ ma però
con doppia patente. In oggi tal ca«
rica è perpetuamente riunita a quel-
la di sostituto della soinmisteria a-
postolica.
Egualmente, nella qualifica di vi-
ce-cancelliere , presiede il Cardinale
alla suaccennata spedizione delle bol-
le, che si spediscono per cancelleria
sub plumbo , le quali sono in sua
vece sottoscritte dai prelati abbre-
viatori di parco maggiore , e rive-
dute dai loro sostituti : ha facoltà
di punire gli uffiziali colpevoli di
cancelleria essendo tutti a lui sog-
getti per autorità concessagli da di-
verse costituzioni pontificie, partico-
larmente dalla 84 di s. Pio V, e
1 iportate dal Cohellio e. 1 7, per la
qual cosa ritiene diritto cumulativo
.col Cardinal prò- datario , di proce-
dere tanto contro gli uffiziali , che
contro gli spedizioneri , che si ren-
dessero rei in materia di spedizione
di bolle apostoliche, e contro qua-
lunque, che in affare di giustizia e
di grazia, si renda colpevole in quella
riguardante la ^ sua giurisdizione, e
la camera Apostolica, ed in altro,
che tratta il Bovio a pag. 19, e il
Ciampini De vice-cancellarii digni-
tate et prerogativa^ munere et au-
etorilate^ etc.
Finalmente questo Cardinale, co-
me vice-cancelliere, presiede e sotto-
scrive alle bolle, che vanno per via
segreta, ed in tale spedizione è as-
sistito dal pro-sonimista^ e dal so-
stituto del sonimistatOy benché que-
sti due ufilziali appartengano a lui
CAN
come sommista, e non come vice-
cancelliere.
Come sommista il medesimo Por-
porato presiede alla spedizione del-
le bolle, che vanno per camera. As-
sai antica è la spedizione delle bol-
le pei- camera: in tali bolle si ap-
ponevano alcune clausole , che non
erano conformi alle regole di can-
celleria, e perciò eiavi bisogno di
uno special mandato del Pontefice,
ed il Cardinal sommista doveva
egli stesso redigere summam^ ossia
il ristretto della bolla, la quale do-
vea spedirsi per cameram.
W Cardinal sommista è' assistito
in tale spedizione, come nelle bolle di
via segreta j cui presiede, secondo che
si disse al § I parlandosi del sostitu-
to del som mi stato, non solo dal pre-
Iato pro-sommista, ma eziandio dal
medesimo sostituto del sommistato.
Però oggidì le sole coadiutorie si
spediscono per camera in ragione
appunto delle clausole di sopravvi-
venza, che non sarebbono ammesse
dalla cancelleria. Ecco quanto dice il
Lunadoro, Della corte diRoma^ sul-
l'officio del sommista. » 11 sommista
» deve riconoscere sommariamente le
J5 lettere apostoliche, che escono dal-
» la camera ; ed il presidente, o pro-
•5 sommista fa le veci di lui. Vi
)i hanno quattro revisori, i quali
ti inviano le bolle, che rivedono, al-
yy r uffizio del piombo , e le quali
» vengono registrate poscia da uno
« dei notari ; giacche Pio IV, colla
w costituzione Ingens immani, or-
yy dinò, che tutte le lettere aposto-
» liche, le quali riguardano la ca-
» mera, spedite o con sigillo di piom-
» bo, o con forma di breve, debba-
« no essere registrate nella camera
» stessa entro tre mesi, sotto pena
« di nullità ". Si dee aggiungere,
che le lettere beneficiali, secondo le
CAN
costiliizioni In eminenti di Alessan-
dro VI, e Ponlifice dignum di s.
Pio V, si possono conseguire anche
dalla camera apostolica , la quale,
come dicemmo, spedisce pure le coad-
iutorie, ec. Ma allorché vengono
tali lettere spedite dalla camera, de-
vono essere sottoscritte, e rivedute
dal pro-sommista , e oltre le tasse
di cancelleria pagano ancora una tas-
sa ai segretarii di camera.
Da altri poi vediamo qualificato
il sommista l'ufficiale della Cancel-
leria romana, come quegli che ha
r incarico di far le minute, e di far
apporre ad esse il sigillo, che inol-
tre ammette nelle bolle delle clau-
sole ^ cui non è permesso agli ab-
brevi atori di ricevere, a seconda del-
le regole di cancelleria. Nei ruoli
del palazzo apostolico, nel Pontifi-
cato di Sisto V, il Cardinal Mon-
tai to, suo nipote, è registrato colle
qualifiche di sommista^ e vice-can-
cellierej le quali si leggono anche
ne' Diarii di Roma^ eh' ebbero ori-
gine nel 171 6, mentre erane in pos-
sesso il Cardinal Ottoboni.
Anticamente, quando i Papi a-
bitavano il patriarchio lateranense,
nella mattina di Natale, dopo la ter-
za messa, e prima del solenne con-
vito, il vice-cancelliere, con tutta
la Cancelleria si recava dal Pontefi-
ce, il quale dava loro il pane ed il
vino, come si ha dall'Ordine XIII
romano p. 234.
Martino V creò molti degli ufficii
di Cancelleria, e Sisto V aumentò
quelli vacabili ( Vedi ). Di questi
della Cancelleria, i Pontefici asse-
gnarono una porzione per appan-
naggio del Cardinal vice-cancelliere,
il quale nella vacabilità rassegnava
di piena potestà, ed appropriava a
se medesimo il loro prezzo, come
si legge nel moto proprio d'Inno-
CAN i63
cenzo XI a' i4 dicembre 1679, ^^^
quale smembrò, ed abolì la mento-
vata concessione ai Cardinali vice-
cancellieri di detti ufficii vacabili, i
quali erano: il reggente della Can-
celleria, quindici abbreviatori di par-
co maggiore, e sei del minore, ven-
ticinque sollecitatori detti giannizze-
ri, dodici notar! della rota, Ire cu-
bicularii, sette scudieri, ventisei ca-
valieri di s. Pietro, tredici di s. Pao-
lo, due del giglio, venti pii, custo-
de, e portiere della Cancelleria, un
notaro delle contraddette, ed un no-
tare delle confidenze. Anche Inno-
cenzo XII, a beneficio della Came-
ra Apostolica, diminuì le rendite del
vice-cancelliere.
La residenza del Cardinal vice-
cancelliere, e degli ufficii del suo tri-
bunale è nel palazzo chiamato della
Cancellerìa, presso Campo di Fiore,
uno de' più ampli e belli di Roma,
come si dirà al § IV, fabbricato dal
Cardinal Raffaele Riario, nipote di Si-
sto IV, che fu spogliato da Leone X,
come consapevole della congiura tra-
mata contro di lui dal Cardinal Pe-
trucci, e dato per abitazione al Car-
dinal camerlengo, che lo godette si-
no a Clemente VII, il quale con sua
bolla, confermata poi da Sisto V,
lo assegnò in perpetuo ai Cardinali
vice-cancellieri della S. R. C. Inoltre
lo stesso Clemente VII, avendo nel
1 532, conferita la carica al suo nipote
Cardinal Ippohto de Medici, emanò
nello stesso anno a' 5 luglio , la bolla
Etsi ad singula Romance Ecclesice
officia^ e non solo con essa rese per
lui, e successori perpetua la carica
di vice-cancelliere , concesse diverse
prerogative e privilegi ; ma unì alla
dignità stessa la basihca contigua,
col titolo Cardinalizio di s. Lorenzo
in Damaso, che il mentovato Ria-
rio avea pure riedificata, come si
i64 CAN
può vedere all'articolo Chiesa di s.
Lorenzo in Damaso. Ed è perciò, che
la carica di vice-cancelliere va sem-
pre unita con questo titolo Cardi-
nalizio. Che se il Cardinale vice-can-
celliere prò tempore fosse vescovo
siiburbicario, la ritiene eziandio a
titolo di commenda, e se poi appar-
tenesse all'ordine de* preti o de* dia-
coni, la chiesa diviene titolo presbi-
terale, o diaconale, secondo il gra-
do di chi la possiede, nominando il
vice-cancelliere a tutti i benefìcii di
essa, che non sono affetti. E però da
avvertirsi, che se un Cardinale prete
o diacono viene elevato a questa
carica , può ritenere in commenda
il titolo o diaconia , ma deve su-
bito assumere quello di detta chiesa,
come risulta dai registri concistoria-
li. Rinunziata però la carica, cessa
il titolo o diaconia della chiesa , e
se ne otta un'altra. Il Piazza , Ge-
rarchia Cardinalizia , del titolo V
di s. Lorenzo in Damaso^ pres-
so il teatro di Pompeo, detto in
Pr asino , dice che in questa chiesa
vi sono alcuni cappellani, detti val-
trini dal fondatore, i quah devo-
no celebrare la messa ne' giorni di
Cancelleria, dopo il fine di essa, a
comodo degli uffìziali del tribunale,
che volessero ascoltarla. V. Gio. Bat-
tista Bovio, La pietà trionfante sul-
le distrutte grandezze del gentilcsi-
jno, nella magnifica fondazione del-
la insigne basilica di s. Lorenzo in
Damaso di Roma , colla serie sto-
rica di tutte le sue chiese figliali,
degli ufjlcii della Cancelleria Apo-
stolica, e de cancellieri della S. R.
Chiesa, Roma 1729; ed Antonio
Fonseca, già canonico di s. Loren-
zo in Damaso, vescovo di Jesi, De
basilica s. Laurentii in Damaso,
Fani 1 745.
Finalmente fra le prerogative dei
CAN
Cardinali vice-cancellieri , evvi pure
quella, che godevano soltanto i Car-
dinali decano , camerlengo , e peni-
tenziere, ciot;, che nella pompa fu-
nebre del trasporto de' loro cadave-
ri, soleva farsi la cavalcata ( P^edi)
coir intervento della famiglia Ponti-
fìcia. In fatti il Ciampini , » De
»> solemni funebri que pompa , quae
>» in cadavere vice-cancellarii , dum
« ad sepulturam defertur , observa-
» tur " e. VII, rilevando che il Car-
dinal vice-cancelliere nella curia ro-
mana è il primo dopo il Sommo
Pontefice, dice essere giusto e con-
veniente, che nelle esequie di lui si
usi maggior solennità , riportando
perciò il Diario del maestro di ce-
rimonie Paolo Alaleona, il quale de-
scrive quelle celebrate, a' 4 marzo
1089, al Cardinal Alessandro Far-
nese vice-cancelliere, arciprete della
basilica vaticana. Dice pertanto l'A-
laleona , che il cadavere di lui ve-
stito pontificalmente fu esposto nel-
l'aula della Cancelleria, ove si re-
carono i religiosi a cantare l' ufficio
de' morti, assistendovi trentotto Car-
dinali in cappa paonazza, e che do-
po r uffizio i canonici di s. Lorenzo
in Damaso consegnarono il corpo
del defunto a quelU di s. Pietro
per essere loro arciprete, venendo
trasportato, sopra letto coperto di
panno aurato , alla chiesa del Gesù
dal defunto fabbricata. Precedevano
le confraternite, gli Ordini religiosi,
indi diversi sacerdoti , ed i capitoli
di s. Lorenzo in Damaso, e vatica-
no , e poi il letto col cadavere. Se-
guivano la cavalcata composta del
maggiordomo Pontificio, coi vescovi
assistenti al soglio, gli uditori di ro-
ta coi loro mantelloni, gli abbrevia-
toli di parco maggiore, ed i fami-
gliari del Papa con vesti rosse, men-
tre quelli del defunto vestiti a lut-
CAN
to circondavano il feretro. Innanzi
gli uditori di rota cavalcarono due
protonatari partecipanti ; inoltre è
da avvertirsi che gli uditori di ro-
ta, e gli abbreviatori vi si recaro-
l no, come addetti al vice-cancelliere ,
poiché alle cavalcate degli altri Car-
dinah non intervenivano.
§ III. Serie dei Cancellieri e vice-
Cancellieri dì Santa Romana
Chiesa.
Nel tessere il catalogo dei Can-
cellieri, e vice-Cancellieri della Chie-
sa Romana, seguendo principalmen-
te quelli compilati da Bovio, e Ciam-
pi ni, vi aggiungiamo alcuni, che po-
temmo rinvenire presso altri auto-
ri. Il primo però a tesserlo fu Gia-
como Cohellio, il quale nella Noli-
tia CardinalatuSj stampata in Ro-
ma nel i6i3, dopo aver trattato
nel e. XVII, p. 193: De vice-can-
cellariis, nel e. XXXVIII, p. ^45,
ragiona, de varia vice-cancellarii
nomenclatura^ quive liane dignità-
tem adtribuerint . \J ultimo poi a
parlarne fu monsignor Fonseca, il
quale nella citata sua opera de ba-
silica s. Z^ifre/i/zzetc, pubblicata nel
1745 p. 166, nel e. Vili, tratta
de auctore hujus basilicaej catalo-
gus titulariuni. Non si può compren-
dere come il Fonseca siasi discosta-
to nella serie de' vice-Cancellieri dal
Ciampini , sebbene dovesse crederlo
piti di qualunque altro informato
su questa materia da lui esaurita
con profondità di cognizioni. Noi
per altro ci gioveremo di tutti, in-
serendo cronologicamente quelli, che
furono riconosciuti per Cancellieri, o
vice-Cancellieri dai citati autori e da
altri, rettificando gli equivoci. Oc-
cuparono sì importante e luminoso
uffizio personaggi di alto hgnaggio,
CAN i65
ed alcuni nipoti de' Pontefici, e mol-
ti si resero illustri per santità e
dottrina. Tredici meritarono di a-
scendere la veneranda cattedra di
s. Pietro , cioè Giovanni XIII, Ste-
fano IX detto X, s. Gregorio VII,
Gelasio II, Lucio II, Alessandro III,
Gregorio Vili, Onorio III, Innocen-
zo IV, Urbano VI, Innocenzo VII,
Alessandro VI e Clemente VII.
Il primo Cancelliere, come dimo-
stra nel suo catalogo il Bovio, è il
dottore s. Cxirolamo, il quale, secondo
la più comune opinione, essendo sta-
to altresì Cardinale, congettura egli
che questa fosse carica CardinaHzia
sino dall'origine. Sebbene poi s. Gi-
rolamo non avesse l'espresso titolo di
Cancelliere di santa Romana Chiesa,
ne fungeva l'uffizio, e le ingerenze.
Tutti convengono che il santo fos-
se stato segretario del Papa s. Da-
maso I, e lo comprova il Breviario
Romano a' So settembre nelle le-
zioni, dicendosi : « Hieronymus Ro-
» mani ad Damasum Pontifìcem
w profectus,ejus ecclesiasticis Htteris,
« ac epistolis scribendis ad jutor fuit ".
Ciò premesso, ed essendo il segre-
tario sinonimo di bibliotecario e can-
celliere, perchè significavano una stes-
sa cosa nell'esercizio dell'uffizio, sem-
bra dimostrato che s. Girolamo pos-
sa dirsi il primo cancelliere, anche
per le ragioni, e testimonianze, che
adduce il predetto autore. Che poi
fosse una stessa carica quella del
bibliotecario, e quella del Cancellie-
re, si prova dal testo di Adriano I,
dist. 63, in Glos.^ oltre quanto si
disse superiormente , ove si legge :
Anastasius bibliothecarius Romance
Sedisy e spiega la Glossa: Hoc est
cancellarius Romance Sedis.
Ecco pertanto il catalogo de' Can-
cellieri e vice- Cancellieri della Chie-
sa Romana.
i66 CAN
Anno 370. S. GirolamOy naio nel-
la città di Stridonia, situata tra la
Dalmazia e l'Ungheria ( F. Capor,
ilella patria di s. Girolamo), fu in-
vitato a Roma da Damaso I, che
lo fece suo segi'etario o cancelliere,
affinchè rispondesse ai dubhii fatti
alla Santa Sede, proponesse la ve-
ra confessione di fede, ed insegnas-
se ciò, che si dovea credere dai
convertiti dall'eresia per essere am-
messi nella comunione cattolica. In-
di, verso Fanno 870, terzo del suo
Pontificato, come riporta anche Ciac-
conio, fu da esso creato Cardinale di
S. R. C, col titolo di s. Anastasia ad
Palatinas, ed avendo poscia il Ponte-
fice terminato la fabbrica della chie-
sa di s. Lorenzo, che da lui fu det-
ta di s. Lorenzo in Damaso, volle
che il primo a goderne il titolo
fosse s. Girolamo (F'edi), il quale
rese Tanima a Dio in Betlemme
verso l'anno 384- H corpo di lui
col Presepio fu trasferito in Roma,
e riposto nella basilica di s. Maria
Maggiore. Come però s. Girolamo
ebbe occupato il titolo di s. Loren-
zo in Damaso, così ci pare di do-
ver qui registrare in carattere cor-
sivo quelli , che lo portarono sino
all'unione colla dignità di vice-can-
ceUieri, dando in tale maniera la
serie de' titolari di quella basilica.
444* '^' Prospero d'Aquitania è
il primo, di cui il Bovio dica tro-
varsi memoria, che abbia esercitato
il cancellierato. In tale uffizio servi
Papa s. Leone I.
494» Projecrizio^ o Projetlizio ,
prete Cardinale di s. Lorenzo del
titolo di s. Damaso.
499- Lorenzo, prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso.
Specioso, prete Cardinale di s. Lo-
rcnzo del titolo di s. Damaso.
570. Pietro, Cancelliere, rammen-
CAN
tato dal Ciacconio e dal Ciampmr,
fiori nel Pontificato di Giovanni
III. Si vede sottoscritto in un pri-
vilegio conceduto da quest' ultimo
colla data: mense majo 5'jo per
manus Pelri episcopi Cancellarii
sanctae Sedis Apostolicae.
590. Pietro, diacono Cardinale ro-
mano, promosso alla dignità dal suo
amico s. Gregorio I Magno , dopo
la morte del quale si oppose all'in-
cendio, che si voleva fare dei libri
di lui, e fini di vivere a' 1 2 marzo
6o5.
594. Giovanni, vescovo di Alba-
no, che nel Pontificato di s. Gre-
gorio I , come Cancelliere e biblio-
tecario di S. R. C, sottoscrisse un
privilegio per Onorato abbate sub-
lacense.
600. Leone, arcipi'ete del titolo
di s. Lorenzo, il quale appellasi di
Damaso Papa.
680. Stefano, diacono Cancelliere
della Chiesa Romana, di cui si fa
menzione nel VI concilio generale
celebrato in Costantinopoli, a' tempi
di Papa s. Agatone, nel 680, con-
tro i monoteliti.
707. Gregorio, vescovo d'Ostia,
secondo l'Ughellio, fu bibliotecario,
o Cancelliere di Giovanni VII , e
sottoscrisse, dodici giorni avanti le
calende di agosto 707, un privile-
gio pel monistero di Subiaco.
735. Epifanio, prete Cardinale
del titolo di s. Lorenzo in Damaso.
745. Leone, prete del titolo di
s. Damaso.
761. Marino, umile prete della
S. R. C. del titolo di s. Lorenzo
detto in Damaso.
796. Giovanni, vescovo di Selva
Candida, promosso da Leone III
alla carica, del quale si ha memo-
ria nel privilegio di Carlo Magno,
accordato alla chiesa di s. Salvato-
CAxN
re nella città Leonina, leggendosi
nella sottoscrizione : »» Datum Eres-
M burgi per manus Joannis biblio-
M thecarii, et Cancellarii Ecclesiae
*» Romanae, Vili kal. januarii an-
>» no Dom. 798, Leonis III quarto ".
Egli fu legato Pontificio presso Lo-
dovico I // Pio.
828. Giovanni, vescovo d'Albano,
sottoscrisse un privilegio sotto Gre-
gorio IV.
847. Teodoro _, arcicancelliere
della santa Romana Chiesa, che me-
ritò la fiducia di Pasquale I. Ciac-
conio, seguito dal Bovio, lo riporta
all'anno 817,6 quest'ultimo aggiun-
ge che , dopo r 847 , in cui lo re-»
gistra Ciampini , non se ne par-
lò più.
Stefano y Cancelliere della S. R.
Chiesa, summentovato.
MegistOj o MegezziOy prima mo-
naco, e poi abbate del monistero
di s. Gregorio, che per la sua dot-
trina, e pietà fu da Leone IV crea-
to Cardinal vescovo d'Ostia, e poi
Cancelliere di S. R. C.
858. Anastasio, bibliotecario, suc-
cesse a Megisto sotto Nicolò I, e
dalla carica di Cancelliere s'intitolò
bibliotecario, giusta il costume dei
primi secoli, e lo ebbe anche come
cognome. Esercitò la carica ne' Pon-
tificati eziandio di Adriano II e Gio-
vanni Vili, colla dignità Cardinali-
zia, che il Ciacconio dice conferita-
gli da Stefano V detto VI per la
sua profonda scienza.
Leone, vescovo Cardinale di san
Lorenzo in Damaso.
871. Pietro, diacono di S. R. C.
Cancelliere del sagi'o palazzo, secon-
do Galletti.
883. Valentino fiorì sotto Papa
Marino I, o Martino II, e viene
rammentato anche dalla Gali. Chri-
stiana.
CAN 167
go3. Cristoforo, prete Cardinale
del titolo di s. Lorenzo in Damaso,
nel go3 , invase la cattedra Ponti-
ficia.
906, o 910. Teofilato, che sino
al 920, fu CancelHere di Sergio III,
Anastasio III, Landò, e Giovanni X.
920. Stefano, primicerio pro-can-
celliere, dignità, che esercitò fino al
95o, cioè ne' Pontificati di Giovan-
ni X, Leone VI, Stefano Vili, Gio-
vanni XI, Leone VII, Stefano Vili
detto IX, Martino III ed Agapito
II, come apparisce dalle bolle. Il
Cohellio osserva, che vi fu altro
Stefano primicerio, il quale eserci-
tò il Cancellierato per dieci anni, da
Martino III ad Agapito II, che mo-
ri nell'agosto gSG.
960. Sergio j vescovo di Narni ,
Cancelliere e Cardinale, che nel 965,
fu elevato al Pontificato col nome
di Giovanni XIII, e fu il primo dei
Cancellieri, il quale fosse creato Pon-
tefice.
965. Tidone, vescovo di Porto e
Selva Candida, fu nominato alla ca-
rica da Giovanni XIII.
992. Pietro, abbate Cancelliere
sotto Giovanni XV, il cui nome si
rinviene sottoscritto a diverse bolle.
993. Giovanni 3 prete Cardinale
di s. Damaso.
994. Giovanni, vescovo di Nepi,
fatto CancelHere da Giovanni XV
detto XVI. Fra le bolle, che sot-
toscrisse, evvi quella della prima so-
lenne canonizzazione di s. Udalrico-
ioo3. Pietro, vescovo d'Ostia,
fatto Cancelliere da Giovanni XVIII,
sottoscrisse una bolla per la basili-
ca vaticana.
Gregorio, vescovo d'Ostia, fu Can-
celliere sotto Giovanni XVIII, come
apparisce da un diploma per la
chiesa de' ss. Cosma e Damiano.
IO 12. Pietro, Cardinale diacono
i68 CAN
Cancelliere, poi vescovo di Palestri-
iia, che deve essere il medesimo re-
gistrato dal Ciampini all'anno 1022.
ioi3. Pietro^ Cardinale del tito-
lo di s. Damaso.
IO 19. Pellegrino y arcivescovo di
Colonia. Siccome non risiedeva in
Roma, Benedetto vescovo di Porto
sottoscrisse le bolle in sua vece,
come rilevasi da un diploma di
Giovanni XIX a Pietro, vescovo di
Selva Candida.
1022. Pietro i Cardinale diacono,
rappresentato da Giovanni vescovo
di Palestrina, come si legge da un
diploma di Giovanni XIX detto
XX : Datum per manum Joannis
Cardinalis, et Cancellariiy loco Pe-
tri diaconi. Dicemmo già, che il
Galletti, nel 1027, rinvenne un Pie-
tro vescovo di s. Ruffina , arcican-
ceUiere.
1034. B. Gregorio, vescovo d'O-
stia, già abbate de' ss. Cosma e
Damiano, ad Micam Auream, crea-
to Cardinale da Benedetto IX, ad
onta della sua ripugnanza.
io36. Pietro, Cardinale diacono,
bibliotecario, e Cancelliere sino al
I o5o ; però il Ciampini lo pone al
1045, e dice, che per sei anni e-
sercitò una tal carica.
1049. ^^onCj prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso.
I o5o. Ermanno , Erimanno , o
Jeronimo , arcivescovo di Colonia ,
ed arcicancelliere di S. R. C. s. Leo-
ne IX, essendosi recato in Colonia
coU'imperatore Enrico III, per gra-
titudine alle onorificenze fattegli da
Ermanno, lo creò Cancelliere di S.
R. C, col titolo di s. Giovanni a
Porla Latina per lui, e successori
nel vescovato , oltre altri privilegi.
Questa concessione non si ammette
dai critici, e lo provano i Cancellieri,
che furono nominati dai successori di
CAN
s. Leone IX, seppure non fosse sta-
to per titolo onorifico , giacche lo
stesso Papa fece il seguente Cancel-
liere
io5i. Federico Giiiniano Goz-
zolone di Lorena, fatto da s. Leo-
ne IX diacono Cardinale di s. Ma-
ria in Domnica, sostenendo le veci
di Ermanno. Il Ciampini dice, che
fu bibliotecario e Cancelliere di S.
R. C. per l'arcivescovo di Colonia
arcicancelliere , ma per morte di
questo, o per sua rinunzia, nel io') 3,
Vittore II dichiarò Cancelliere il
medesimo Federico, che si sotto-
scrisse vice-Cancelliere, e, nel i oSy,
ad onta della sua ripugnanza , fu
eletto Papa, col nome di Stefano X.
Nell'assenza di Federico da Ro-
ma, quando si recò a Costantinopoli
per legato, esercitarono l' uffizio di
cancelliere Ildebrando, Uberto, ed
Aribone, e continuarono sotto lo stes-
so Stefano X, e per due anni sotto
Nicolò II fino al 106 1.
io6i. Ildebrando Aldobrandeschi
di Soana , monaco benedettino, ar-
cidiacono-Cardinale, economo o Ca-
merlengo di S. R. Chiesa, nel io6r,
da Nicolò II fu fatto Cancelliere del-
la medesima, e, nel 1073, benché
ritroso, venne esaltato al Pontifi-
cato col nome di Gregorio VII, che
la Chiesa venera per santo. Uber-
to di Borgogna, monaco benedettino,
fatto da s. Leone IX Cardinale vesco-
vo di Selva Candida, come si ac-
cennò, per un tempo fece le veci di
Cancelliere. A ribone poi fu proto-
scrinario, e primicerio di s. Chiesa,
ed esercitò la carica di prò -Cancel-
liere , venendo da Stefano X pro-
mosso a Cardinal arcidiacono.
1061. Bernardo di Pa^ia, vesco-
vo d'Anagni, dopo i suddetti tre in-
dividui, o nel tempo delle loro le-
gazioni , fu fatto Cancelliere da
CAN
Nicolò II, ovvero da Alessandro II.
1062. S. Pietro Damiani, Cardi-
nal vescovo d'Ostia, dottore di santa
Chiesa, secondo Bovio, od altro Pie-
tro Damiani, come vuole il Ciampi-
^ ni, fu Cancelliere.
io63. Pietro, romano, venne da
Alessandro II creato Cardinale bi-
bliotecario, e Cancelliere di S. R. C.
Ei sottoscrisse varie bolle nel Pon-
tificato di lui.
IO 65. Pietro Clerici, forse di Mi-
lano, fatto Cancelliere da Alessan-
dro II.
Mainardo Campano di nobile stir-
pe. Cardinal vescovo di Selva Can-
dida, sotto Alessandro II esercitò la
carica di bibliotecario e Cancelliere.
1073. Leone, prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso, come voglio-
no alcuni.
1079. '^l^^^to, o Idelberto, ftitto
da Alessandro II Cardinale prete ,
divenne poi Cancelliere.
Pietro Guglielmo, fatto Cardinale
di s. Giorgio da s. Gregorio VII ,
fu bibliotecario e Cancelliere, indi
seguì l'antipapa Clemente III.
1097. Lanfranco esercitò la ca-
rica di luogotenente del Cancelliere,
o neir assenza da Roma di questo,
o nella sospensione del precedente,
sottoscrivendosi Vicegerente del Can-
celliere.
1 099. Deus dedit, prete Cardinale
di s. Lorenzo col titolo di s. Damaso.
1099. Giovanni Gaetani, o Cae-
tani, di nobilissima famiglia di Gae-
ta, prima monaco benedettino, fatto
diacono Cardinale di s. Maria in
Cosmedin, e Cancelliere da Urbano
II, esercitò la carica, secondo il JVo-
vaes, anche sotto Vittore III e Pa-
squale II, e, nel 11 18, succedette a
questo col nome di Gelasio II. Da
^ alcuni è venerato per santo.
iii5. SicconCy o Sigizzoncj Car-
CAN 169
dinaie diacono di Pasquale II, di cui
il Ciacconio riporta la sottoscrizio-
ne d' una bolla come Cancelliere.
II 19. Ugone d' Alatri j Cardina-
le de' ss. XII Apostoli, venne da Ca-
listo II nominato Cancelliere.
11 22. Grisogono Malconcino da
Pisa, Cardinale diacono di s. Nicola
in Carcere di Pasquale II, fu Can-
celliere della Sede Apostolica , se-
condo il Ciampini; dignità, che pe-
rò il Bovio gli fa dare da Gela-
sio II.
1123. Aimerico Segni, borgogno-
ne, da canonico regolare, fu creato
Cardinale di s. Maria Nuova, e Can-
celliere di s. Chiesa da Calisto II ;
posto, che egli occupò per venti anni.
In quel tempo, sotto 1' antipapa A-
nacleto II, furono suoi Cancellieri
Sasso e Matteo. Aimerico ebbe stret-
ta amicizia con s. Bernardo, dal qua-
le ricevette molte lettere atfettuose,
e nell'epistola 3i3 gli furono de-
scritte le obbligazioni del Cancelliere.
1 1 3o. Angelo, prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso.
1 1 37. Gerardo CacciancmicijCav-
dinale prete di s. Croce in Geru-
salemme, fu da Innocenzo II pro-
mosso a Cancelliere e bibliotecario
di s. Chiesa , finché , a' 1 2 marzo
1144} divenne Papa col nome di
Lucio II.
1 143. Guido Moricoso, o Mori-
cono, prete Cardinale de' ss. Loren-
zo e Damaso.
II 44- iV^^'co/5, prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso, onlmesso dal
Fonseca nella sua serie.
1 1 45. Roberto Bulleno , inglese ,
fatto Cardinale da Innocenzo II, e
Cancelliere da Lucio II.
II 47- Guido M aricotti , pisano,
Cardinale diacono de' ss. Cosma e
Damiano, dopo la morte di Roberto,
da Eugenio III, fu fatto Cancelliere.
17© CAN
Barone, cappellano e scrittore a-
postolico, <lopo la morte di Aimerico,
supplì all'impiego di Cancelliere sotto
Celestino III nell'esaltazione di Caccia-
nemici, e dopo la morte di Maricotti.
1 1 5o. Giovanni PaparOj o Pa-
pero ni j Cardinale prete del titolo
di s. Lorenzo in Damaso.
II 52. Rolando Bandinelli, sane-
se, canonico regolare, da prete Car-
dinale di s. Marco, ebbe da Euge-
nio III, nel II 52, la carica di Can-
celliere, che esercitò sino al ii58,
finché poco dopo fu creato Ponte-
fice col nome di Alessandro III, In-
di per circa diciotto anni non \i fu
alcun Cancelliere nella curia roma-
na, venendo esercitata la carica dai
notari, il che avvenne, perchè ap-
pena eletto Papa Alessandro III ,
essendo insorto lo scisma sostenuto
da quattro antipapi, fu egli costretto
a fuggire da Roma, ed andare ra-
mingo.
I notari a tal uffizio assegnati si
chiamarono maestri. Nel 1 1 59 co-
minciò a fungere la carica, come
pro-Cancelliere, il maestro Erman-
no suddiacono della Chiesa Romana
e notaro apostolico, il quale conti-
nuò sino al II 66, in cui Alessan-
dro III lo esaltò alla poi'pora.
Dal ii65 o 1166
prose^
n il
prò - Cancelliere nella persona del
maestro Gerardo notaro, della no-
bile famiglia Allucingoli di Lucca ,
parente di Lucio III, che continuò
nella supplenza sino al 1 168, venen-
do fatto Cardinale.
Il maestro Graziano di Pisa, sud-
diacono e notaro di S. R. C. fu
prò cancelliere dal 11 68 fino al
1178, epoca in cui terminò il la-
grimevole scisma. Alessandro III poi
lo annoverò al sacro Collegio.
1 163. Pietro de Mi so, prete Car-
dinale di s. Lorenzo i\i Damaso.
CAN
1171 o 1173. Lamberto o Uni' |
herto Crivelli, prete Cardinale di s.
Lorenzo in Damaso, poi Papa Ur-
bano HI.
1 178. Alessandro III ritornato pa-
cificamente in Roma, elesse in Can-
celliere Alberto Mora, beneventano,
già monaco cistcrciense, e Cardinale
pretedi s. Lorenzo in Lucina, il qua-
le, a' 20 febbraio 1 187, divenne Pa-
pa col nome di Gregorio VIII , e
con lui terminarono i Cardinali ad
intitolarsi Cancellieri, ed incominciò
ad essere permanente il titolo di vi-
ce-Cancelliere, come si jlisse.
II 85. Uberto Allucingoli , prete
Cardinale di s. Lorenzo in Damaso.
1186 e 1187. Nell'assenza da
Roma del Cardinal Mora , suppli-
rono la carica di Cancelliere tre
notari , uno dopo l' altro, come pro-
cancellieri. Il primo fu Dauferio,
notaro e suddiacono, che l'esercitò
nel 1 1 8 1 . Gli successe maestro Ugo-
ne Pierleoni romano, ovvero Rica-
soli toscano, che supph nel postò
dal 1182 a tutto l'anno seguente.
Indi soltenlrò Trasimondo^ e seguì
fino al I 1 86. Divenuto Pontefice
il Mora, non fece Cancelliere un
Cardinale secondo il costume, ma
un certo Mose^ canonico regolare
lateranense, soggetto ragguardevole,
che alcuni dicono aver già fatto da
pro-cancelliere, o vice-cancelliere. E
sebbene rimanesse effettivo nella ca-
rica , continuò a sottoscriversi vice-
cancelliere, siccome praticarono i
successori. Egli ebbe tutti gli emo-
lumenti, come gli antichi Cancellieri,
e ne esercitò l'incarico durando nel
suo posto per insino all'anno 1190.
I 1 89. Pietro, Cardinale prete di
s. Lorenzo in Damaso.
1191. Egidio Pierleoni y romano.
Cardinale diacono di s. Nicola in
Carcere, fu fatto vice-cancelliere da
CAN
Celestino III. Poco visse, e gli suc-
cesse Cencio Savelli romano, da
Celestino III creato Cardinale, e poi
camerlengo, e vice-cancelliere della
Sede Apostolica, o prò- cancelliere,
o vicegerente della Cancelleria, in-
di Papa, nel 1216, col nome di
Onorio III.
I 195. Maestro Rainaldo, accolito
e cappellano del Papa, fu fatto vice-
gerente, o vice- cancelli ere, e vi du-
rò poco tempo, giacché da Innocen-
zo III fu eletto inoltre, e consacrato
vescovo d'Acerenza. Dopo di lui il
Papa nominò pro-cancelliere il mae-
stro Biagio suddiacono, e notaro
apostolico , indi vescovo turritano.
Quindi fece pro-cancelliere il mae-
stro Giovanni suddiacono, e cappel-
lano, elevato dipoi alla poi'pora.
i2o5. Giovanni Conti j anagnino.
Cardinale diacono di s. Maria in
Cosmedin, fu dichiarato cancelliere,
da Innocenzo III suo cugino , onde
con lui risorse tal titolo, e con lui
esercitò 1' impiego , sino al 1 2 1 5,
Rainaldo, vice -cancelli ere , di cui
s' ignorano le notizie.
12 16. Rainiero, priore di s. Fre-
diano di Lucca, vice-cancelliere di
S, R. C, «, nel 1220, eletto patriarca
antiocheno.
Maestro Tommaso di Capua, vice-
cancelliere, poi Cardinale.
1221. Maestro Guglielmo di Pie-
monte esercitò il vice-cancellierato
sino al 1222, in cui fu fatto vescovo
di Modena, e legato da Onorio III.
Maestro Guidone Pierleoni , o
Guido Besonzio di Orvieto, cappel-
lano, e notaro della Sede Aposto-
lica dal 122 3 sino al 1227, ^^ P*'°'
cancelliere, o vice-cancelliere, eh' è
kj stessa cosa. Nel i2o5, Innocenzo
III lo avea creato Cardinale. Fu
anche vescovo prenestino. Novaes
riporta eziandio un Giovanni suddia-
C A N 171
cono, notaro apostolico, uditore di
rota. Cardinale d' Innocenzo III, e
vice-cancelliere.
1227. Si nibaldoFic scili, genovese,
da Onorio III fu fatto vice-cancel-
liere, e da Gregorio IX Cardinale
prete di s. Lorenzo in Lucina, poi,
nel 1243, fu creato Papa col nome
d' Innocenzo IV.
1228. Maestro Martino , o Ma-
rino Filomarino Ebula^ sanese, o
napoletano, venne da Innocenzo IV,
o piuttosto da Gregorio IX , nomi-
nato vice-cancelliere, poi arcivescovo
di Capua. Compose tre volumi colle
formule per compilare lettere apo-
stoliche, brevij bolle e diplomi Pon-
tifìcii.
1235. Maestro Bartolomeo^ vice-
cancelliere di Gregorio IX.
1236. Maestro G u glielmo j notavo
del Papa, vice-cancelliere sino al
1237.
Fr. Rainiero y domenicano, vice-
cancelliere, poi da Innocenzo IV
fatto vescovo di Magallona.
Fr. Giacomo Boncampio, bolo-
gnese, domenicano, fatto vice-cancel-»
here da Innocenzo IV, nel 1243,
e vescovo della propria patria.
1244- Maestio Martino o Ma-
rinOy francese, fu uno de' primari i
uffiziali della Cancelleria, ed Inno-
cenzo IV ne premiò i meriti col
conferirgli la carica del vice-cancel-
lierato.
1252. Maestro Guglielmo di Ca-
tadegOj maestro delle scuole di Par-
ma , vice-cancelliere d' Innocenzo IV,
e di Alessandro IV. Novaes, tomo
III, pag. 208, dice che certo Gu-
glielmo lombardo, vescovo di Mo-
dena, e legato nel settentrione, al
suo ritorno fu fatto vice-cancelliere,
e poi da Innocenzo IV, nel 1244»
creato Cardinale.
12 58. Maestro Giordano Pironto
172 CAN
de* conti di Terracina , suddiacono
apostolico, notavo di s. Chiesa, e
prelato della aincelleria, da Ales-
sandro IV fu nominato vice-cancel-
liere. Tre volte rinunziò alla carica,
ed altrettante gli fu conferita, finché
Urbano IV Io promosse alla porpora
nel 1161.
Maesti'o Rolando , vice - cancel-
liere.
1260. Maestro Michele tolosano,
uno de' primi prelati della Cancel-
leria , da Alessandro IV fu dichia-
rato vice-cancelliere.
1271. Giovanni Leccacorno, pia-
centino, fatto vice-cancelliere da Gre-
gorio X.
1273. Lanfranco, arcidiacono di
Bergamo, fatto vice-cancelliere da
Gregorio X, continuò ad esercitare
tal carica fino a Giovanni XXI.
1276. Maestro Pietro Peregrossi,
milanese, vice-cancelliere di Giovan-
ni XXI, Nicolò III, Martino IV e
Onorio IV, elevato alla porpora da
Nicolò IV nel 1288.
1288. Matteo d' Acquasparla ,
prete Cardinale di s. Lorenzo in
Damaso.
1288 o 1291. Giovanni le Moi-
ne, o Monachi, o Monaco, detto
ancora de Granches francese , udi-
tore di rota, vice-cancelliere, ad i-
stanza di Carlo II re di Sicilia da
Celestino V, nel settembre del I2g4,
venne creato Cardinale.
1294' Nicolò de Nonancour,
prete Cardinale di s. Lorenzo in
Damaso.
1294- Giovanni di Gastroceli,
napoletano, monaco benedettino, ar-
civescovo di Benevento, da Celestino
V fu dichiarato Cardinale e Cancel-
liere , come vuole Novaes, tomo IV,
pag. 2 5.
1294. Riccardo Petroni, sanese,
celebre giureconsulto, esaminatore
CAN
del VI libro delle Decretali, pre-
miato da Bonifacio Vili colla carica
di vice-cancelliere, e colla dignità
Cardinalizia. Fu il primo, che rias-
sunse colla porpora il vice-cancel-
lierato di S. R. C, carica che tornò
a possedersi dal sagro Collegio, sen-
za che però fosse ripreso il titolo di
cancelliere.
Pietro Valeriano Duragnerra di
Piperno, Cardinale, e vice-cancel-
liere di Bonifacio Vili.
i3o4. Papiniano della Rovere,
patrizio di Torino, fu fatto da Bo-
nifacio Vili, nel 1296, vescovo di
Novara, poi di Parma, indi vice-
cancelliere. Di quest'ultima carica
prese possesso sotto Benedetto XI.
i3o5. Arnaldo Novelli, francese,
abbate cistcrciense, da Papa Cle-
mente V (che stabili la residenza
Pontifìcia in Avignone ) , fu fatto
vice-cancelliere di S. R. C, e Car-
dinale di s. Prisca nel i3io. Morì
nel i3i7. La Cancelleria Apostoli-
ca , com' è naturale a vedersi , si
trasferì a que' giorni da Roma in
Avignone.
i3i4. Pietro Arnaud, francese,
abbate benedettino, cappellano, e
uditore di rota, fu creato Cardi-
nale, nel i3o5, da Clemente V, e
poi da lui fu fatto vice-cancelliere.
Morì nel i3i6.
1 3 1 6. Quacelino de Jean, o di
Ossa, francese, era nipote di Gio-
vanni XXII, che lo fece Cardinale,
e vice-cancelliere.
i3i7. Pietro Testori, francese, o
le Tessier de Cahors, cappellano, e
uditore di rota. Cardinale e vice-
cancelliere di Giovanni XXII, morì
nel i325.
i33o. Pietro de Prato o de Pre-
lati, francese, arcivescovo d'Aix, fu
dichiarato da Giovanni XXII Car-
dinale vice-cancelliere della S. R, G.
CAN
1337. Bertrando ctEux o Deii-
ciò j francese , fatto da Benedetto
XII Cardinale di s. Marco, e vice-
cancelliere, carica che esercitò anche
sotto Clemente VI.
1342. Ugo Roggiero^ francese,
da Clemente VI fu fatto in Avigno-
ne prete Cardinale di s. Lorenzo
in Damaso.
1343. Pietro de Prato ^ o de^Pre-
latij nuovamente vice-cancelliere. Il
Ciampini lo registra pure all' an-
no i356 nel Pontificato d'Innocen-
zo VI.
i362. Pietro di Selve o Mootur^
o MonturcOy francese, nipote d'In-
nocenzo VI, vescovo di Pamplona,
e dal detto Pontefice, nel i356,
innalzato alla porpora, col titolo di
s. Anastasia, e a vice-cancelliere di
S. R. C. Avendo, nel iSyy, Gre-
gorio XI riportata la curia in Ro-
ma , Pietro sotto pretesto d' infer-
mità, rimase in Avignone, per lo
che il Papa voleva spogliarlo del-
l' uffizio, che richiede la residenza
ove dimora il Pontefice; ma, ad
istanza del re di Francia, permise,
che rimanesse in quella città. Gre-
gorio XI però fece presiedere la
Cancelleria Apostolica da Bartolo-
meo Butilli Prignani, napoletano ,
che dalia sede di Acerenza aveva
promosso a quella di Bari, affinchè
pel vice-cancelliere reggesse il tiibu-
nale, ond' ebbe origine la carica di
Reggente della Cancelleria, di cui
parleremo nel seguente paragrafo.
Morto in Roma Gregorio XI, Bar-
tolomeo, benché non fregiato della
porpora, agU 8 aprile iSyS, fu
eletto Papa col nome di Urbano
VI ; ma ricusandosi compiacere i
Cardinali fiancesi, che bramavano
litornare in Avignone, questi scisma-
ticamente, a' 20 settembre, crearono
l'antipapa Clemente VII, il quale
CAN 173
recandosi in quella città, ebbe da
molte nazioni l'ubbidienza. 11 Car-
dinal Monturco ne seguì le par-
ti, e poscia mori in Avignone nel
i385.
i368. Pietro di Bankaco, Bau-
kacOj o KinacOy prete Cardinale di
s. Lorenzo in Damaso.
1370. Pietro Corsini 3 prete Car-
dinale di s. Lorenzo in Damaso.
1378. Rainolfo da Monturco, o
Gerza, francese, nipote del Cardinal
Pietro, da Urbano VI, nel 1378,
fu cieato Cardinale di s. Pudenzia-
na, e fatto reggente della Cancel-
leria in luogo dello zio, il quale per
r antica amicizia, che avea per esso,
senza togliergh 1' uffizio , lo fece
supplire da Rainolfo, che morì nel
i382.
1378. Tommaso Frignoni, mo-
denese, prete Cardinale di s. Lorenzo
in Damaso.
1378. Bartolomeo di Coturno,
prete Cardinale di s. Lorenzo in
Damaso.
i383. Francesco Prignani Ma-
ricotti, napoletano, creato dallo zio
diacono Cardinale di s. Eustachio,
nel 1378, in morte di Rainolfo,
reggente della Cancelleria. Morto
poi il vice-cancelliere Monturco, nel
i385, conferì a lui la carica, che
da Bonifacio IX gli venne confer-
mata appena fu eletto nel 1389.
Morì in Assisi, ove si trovava la
curia, nel 1394.
i384. angelo Àcciajuoli, fioren-
tino, fatto Cardinale da Uibano VI,
nel i38r,col titolo di s. Lorenzo
in Damaso, quindi vice-cancelliere.
Fu il primo, che riunì la carica con
detta chiesa, che poi venne annessa,
come si disse, all'uffizio. Morì e fu
sepolto in Pisa nel 1^0^.
i4o5. Giordano Orsini, prete
Cardinale di s. Lorenzo in Damaso.
174 CAN
Vuoisi, che fosse il primo ad in-
tmdiirre V uso sotto Alessandro Y
dell' ozione de' titoli, poiché passo a
questo da quello di s. Martino , e
poi, nel i43i, ritenendo in com-
menda s. Lorenzo in Damaso, diven-
ne \escovo suburbicario.
1409. Giovanni di B rogne r , o
BruniacOj savojardo , dall' antipapa
Clemente VII fu fatto anticardinale,
e dall' antipapa Benedetto XIII ven-
ne eletto vescovo d' Ostia. Esercitò
sotto ambedue in Avignone il vice-
cancellierato, finché, abbandonato lo
scisma, e recatosi al concilio di Pi-
sa, nel 1409? f" da Alessandro V
confermato nelle dignità, e dichia-
rato vice-cancelliere di S. R. C, ca-
rica che esercitò sino alla morte, la
quale lo colse in Pioma nel 14^6,
essendo decano del sagro Collegio.
i4i8. Giamniarliiio Murillo, an-
ticardinale di s. Lorenzo in Dama-
so, fatto dall'antipapa Benedetto XIII-
pentito poi dello scisma, fu ricono-
sciuto per vero, nel i4i^j da Mar-
tino V. S'ignora se ritenesse il ti-
tolo.
i4^6. Giovanni la Ro^he-Taisle y
o Rupescissa^ francese, vescovo di
più chiese, da Martino V, nel 14^6,
fu creato prete Cardinale di s. Lo-
renzo iiri Lucina, ove edificò il pa-
lazzo pei titolari. Fu vice-cancelli e-
le sino alla morte, che avvenne nel
437. .
1438. Francesco CondulnierOj ve-
neziano, nipote di Eugenio IV, che,
nel i43i, lo nominò Cardinale di
s. Marco , poi Camerlengo , e , nel
1437, vice - cancelliere. Morì nel
.454.
i44o- Alessandro Romowski, dal-
l'antipapa Felice V fu fatto anti-
cardinale prete di s. Lorenzo in Da-
maso.
Lodovico Scarampi Mezzarola,
CAN
di Padova, celebre guerriero, e il
più ricco d'Italia, fu da Eugenio
IV, nel i44^> creato Cardinale pre-
te di s. Lorenzo in Damaso , ove
poi venne sepolto nel i465. Dallo
stesso Pontefice fu fatto inoltre ca-
merlengo, ed alcuno vuole, che fos-
se anche vice-cancelliere. Il Novaes,
t. V, p. 142, dice che Eugenio IV,
nel 1 436, fece vice-cancelliere Astor-
gio Agnesì arcivescovo di Beneven-
to, il quale fu, nel i448, creato Car-
dinale da Nicolò V.
i\5(j. Giovanni di Mello , pre-
te Cardinale di s. Lorenzo in Da-
maso.
1457. Roderico Lcnzoli Borgia^
spagnuolo, era nipote di Calisto III,
che, nel i45>6, lo elevò alla porpo-
ra, e poi a vice-cancelliere, uffizio
che esercitò fino al 149^3 i^^ cui fu
eletto Papa col nome di Alessandro
VI. Fra gli spogli de' codici vatica-
ni, fatti da monsignor Tioli, si de-
scrive: » Codex elegantissimus 3i83
» auro picturis ac stemmate Car-
« dinalis ornatus in fol. membran.,
>i ad Rodericum Borgiam Cardina-
« lem vice-cancellariiim, Gondisalvi
>i de Villa Diego Sac. Pai. Causarum
» Auditoris , de dignitate Cardi-
as nalatus , et de officio vice-can-
» cella rii, cum pracfatione ".
Abbiamo dal Cardella, t. IVj p.
210, e dal Novaes t. VI, p. 22,
che Sisto IV, nel i477> creò Car-
dinale diacono di s. Giorgio il suo
nipote Raffaele Sansoni, detto Riari
dall'eredità del Cardinal Pietro suo
zio materno, e che di più gli con-
ferì il posto di vice-cancelliere, e poi,
nel 1482, lo fece camerlengo, men-
tre, passando al titolo di s. Loren-
zo in Damaso, riedificò la chiesa ,
e fabbricò il palazzo, come si accen-
nò, e meglio si tratterà al §. IV.
Dalle Effemeridi romane di febbraio
CAN
1822, p. i58, si ha dai documenti
ivi prodotti , che il Cardinal vice-
cancelliere Francesco Gonzaga morì
in Bologna, ov' era legato, a' 1 1 ot-
tobre i477> ^ ^^^ 0^^ succedette il
Riari nel vice-cancellierato.
1492. A Scanio Maria Sforza Fi'
scontij figlio del duca di Milano ,
creato Cardinale da Sisto IV , fu
fatto vice-cancelliere da Alessandro
YI, carica che ritenne per tredici
anni fino alla morte.
Il citato Novaes, tom. VI, p. 81,
dice che Alessandro VI, nel i492>
creò Cardinale il suo nipote Giovan-
ni Borgia il Seniore ^ e che poi lo
dichiarò vice-cancelliere , forse nel-
l'assenza del Cardinal Sforza, disgu-
stato del Papa, e mori nel i5o5.
i5o5. Galeotto Franciotli della
Rovere , lucchese, esaltato alla por-
pora, nel i5o5, dallo zio Giulio U,
che gli conferì il posto di vice-can-
celliere. Mori nel i5o8, e fu com-
pianto dal Papa, dalla curia, e dal
popolo romano.
i5o8. Sisto Gara della Rovere,
fratello uterino del precedente, era
nipote di Giulio lì, che, nel i5o8,
lo aggregò al senato apostolico, col-
la carica di vice-cancelliere, sebbene
illetterato. Cessò di vivere nel ìSiy.
iSiy. Giulio de^ Medici, fioren-
tino, cugino di Leone X, venne da
quel Pontefice, nel i5i 3, fatto Car-
dinale diacono, ed in appresso prete
di s. Lorenzo in Damaso e vice-
cancelhere di S. R. C, il qual ti-
tolo, come afferma anche l'Oldoino
in Ciacconio tom. UT, col. 4?^? f''*^"
to dipoi Papa, nel i52 3, col nome
di Clemente VII, unì perpetuamen-
te ai vicecancellieri.
i52 3. Pompeo Colonna^ romano,
nel i5i7, fu da Leone X dichia-
rato Cardinale prete di s. Lorenzo
in Damaso, e da Clemente VII rim-
CAN 175
piazzato nella carica, che avea oc-
cupato di vicecancelliere. Morì nel
i532. Essendosi ribellato al Papa,
questi lo depose nel 1027, e no-
minò pro-vicecancelliere il Cardina-
le Armellini, che cessò di vivere
nello stesso anno pel tremendo sac-
co di Roma.
i532. Ippolito de^ Medici, di Fi-
renze, cugino di Clemente VII, che
nel 1529, lo fece Cardinale di s.
Prassede, e per morte del Colonna
il dichiarò vice-cancelliere, riunendo
per sempre a questa dignità la chiesa
di s. Lorenzo in Damaso, e il con-
tiguo palazzo. Morì nel i535, e
fu sepolto in detta basilica. Il Piaz-
za nella sua Gerarchia, p. 4^3, di-
ce aver messo tal chiesa del vice-
cancelliere fra i titoli Cardinalizii,
per seguir l'ordine del Panvinio, ed
aggiunge, che anticamente il suo ti-
tolare celebrava il giovedì in s. Pietro.
i535. Alessandro Farnese j ro-
mano, figlio del duca di Parma, nel
i534, fu dal suo avo Paolo III
creato Cardinale diacono di s. An-
gelo, e quindi vice -cancelliere di
S. R. C, insieme al titolo di s. Lo-
renzo in Damaso, che decorò di pit-
ture, rinnovandone il soffitto. Quan-
do morì, nel 1589, decano del sa-
gro Collegio, vi si riposero i pre-
cordi i, dacché lasciò il suo corpo al-
la chiesa di Gesù da lui eretta.
1589. Alessandro Datnasconi Pe~
retti, di Montalto, romano, che dal-
lo zio Sisto V, nel i585, fu creato
Cardinale di s. Girolamo degli Schia-
voni. Venne fatto vice-cancelliere e
sommista col titolo di s. Lorenzo in
Damaso , e sebbene edificasse la
chiesa di s. Andrea della Valle,
si fece seppellire nella sua cappel-
la alla basilica liberiana. Morì nel
1623, e fu compianto da tutta Ro-
ma, e dagli stessi ebrei.
176 CAN
1623. Lodovico Ludovisi^ bolo-
gnese, (la Gregorio XV suo 7Ìo pri-
ma fu fatto arcivescovo della stia
patria, Cardinale di s. Maria in Tras-
ponlina, e camerlengo, posto che ri-
nunziò, nel 16?. 3, pel vice-cancellic-
rato ; indi , ritirandosi in Bologna ,
vi morì nel i632 d'anni 37. 11 cor-
po di lui fu trasferito in Roma , e
tumulato nella magnifica chiesa, che
egli eresse a s. Ignazio.
i639.. Francesco Barberini Senio-
re, fiorentino, nipote di Urbano Vili,
fu da lui fregiato della porpora, ricol-
mato d'autorità, e fatto biblioteca-
rio di s. Chiesa, nel 1627, e nel
1 632 vice-cancelliere della medesima.
Questi ultimi due ufficii si riunirono
in lui, come lo furono negli antichi
tempi. Munifico verso le chiese, lo fu
anche a prò della sua titolare di s.
Lorenzo in Damaso. A' 12 dicembre
1679, terminò i suoi giorni decano
del Sagro Collegio, ed arciprete di s.
Pietro, nella cui basilica fu sepolto.
Cesare Facchinetti di Bologna, ni-
pote d'Innocenzo IX, nel i643, fu
da Urbano Vili fatto Cardinale del
titolo de' ss. Quattro. Innocenzo XI,
nel 1679, per morte del preceden-
te vice-cancelliere, lo dichiarò pro-
cancelliere. Morì decano del sagro
Collegio nel i683. Per la qual cosa
il Bovio non calcolò bene la vacan-
za di tal dignità, che asserì aver
durato da circa quindici anni, dalla
morte del Barberini , sino alla ele-
zione del seguente , poiché ommise
il nostro Facchinetti come pro-can-
celliere. Anzi leggiamo nei registri
concistoriali, che dopo la morte del
Barberini, essendo rimasto vacante
il Cancellierato , e sommistato per
un decennio, dopo il Cardinal Fac-
chinetti, ne esercitò le veci il Car-
dinal camerlengo del sagro Colle-
gio prò Lempore.
CAN
1689. J^^ctro Otloboni, veneziano,
nipote di Alessandro Vili, che nel-
1 età di ventidue anni, nel 1689, lo
fece Cardinale vice-cancelliere, som-
mista, e commendatario della basilica
di s. Lorenzo in Damaso, chiesa da
lui grandemente beneficata. Mori
decano del sagro Collegio nel if^o,
colla fama di splendido mecenate
dei letterati , a' quali aprì generoso
asilo nel palazzo della Cancelleria
da lui addobbato con regia magni-
ficenza. K. Francesco Cancellieri ,
nelle Notizie sulla stabilita venuta
in Roma di Federico IV, re di
Danimarca, nel 1708, per aver Cle-
mente XI incaricato il Cardinal Ot-
toboni ad assistere quel principe.
1740. Tommaso Ruffo, napole-
tano, era Cardinale di Clemente XI,
col titolo di s. Lorenzo in Paneper-
na. Per morte avvenuta in concla-
ve del Cardinal Ottoboni , mentre
si trattava di esaltarlo al triregno,
dato in vece a Benedetto XIV, ai
17 agosto 1740» giusta il costume,
da questo Pontefice nel primo con-
cistoro fu dichiarato vice-cancellie-
re, e segretario del s. offizio, come
lo era il predecessoie. Il Cardinal
Ruffo generosamente rilasciò alla Ca-
mera Apostolica la maggior parte
delle rendite annesse al vicecaiicel-
licrato, e morì d'anni novanta, de-
cano del sagro Collegio , a' 1 6 feb-
braio 1753.
1753. Girolamo Colonna, ro-
mano, fatto da Benedetto XIV, nel
1743, diacono Cardinale di s. An-
gelo in Pescaria, diaconia, che riten-
ne in commenda, quando fu nomi-
nato vicecancelliere, prendendo pos-
sesso del titolo di s. Lorenzo in Da-
maso, e della cancelleria, a' 1 3 mar-
zo 1753. l'assati tre anni e tre me-
si, nel 1756, rinunziò a tal carica,
e dallo stesso Benedetto XIV fu
CAN
creato camerlengo di S. R. C. Mo-
rendo egli, nel lyGS, a* i8 genna-
io, il capitolo di s. Lorenzo in Da-
maso per gratitudine volle celebrar-
gli esequie straordinarie.
17 56. Alberico Archinto ^ mila-
nese, nel 1756, fu aggregato al se-
nato apostolico da Benedetto XIV,
col titolo presbiterale di s. Matteo
in Merulana, e poi fu fatto succes-
sore al Colonna nel vice-cancelliera-
to, e, per morte del Cardinal Va-
lenti, segretario di stato, gli fu pu-
re conferita questa carica, nel qual
cospicuo posto, con raro esempio,
venne confermato da Clemente XIII.
Cessò poco dopo di vivere a' 3 1 a-
gosto 1758, dopo aver goduto per
trenta mesi la porpora, e due pri-
marie dignità, come quegli, eh' era
capo della curia, e dello stato della
Chiesa, canche che vedremo anche
riunite nel Cardinal della Soma-
glia.
1758. Carlo RezzonìcOj venezia-
no, era nipote di Clemente XIII, ed
a' 2 ottobre ^758, venne da quel
Pontefice pubblicato Cardinale di S.
Chiesa, e quindi creato vice-cancel-
liere e sommi sta, col titolo di san
Lorenzo in Damaso, di cui, e del
palazzo prese possesso il primo di-
cembre 1758. Per morte del Car-
dinal Colonna camerlengo, a sua i-
mitazione, rinunziò la vice-cancelle-
ria, nominandolo lo zio camerlengo
di S. R. C.
1763. Enrico Benedetto Maria
Clemente , duca di Yorck, figlio di
Giacomo III re d'Inghilterra, nacque
in Roma nel 1725, e da Benedet-
to XIV fu fatto Cardinale nel i75r,
e da Clemente XIII vice-cancelliere
e som mista. Prese possesso della ca-
rica, e della basilica di s. Lorenzo
in Damaso a' 28 gennaio 1763. Mo-
ri arciprete vaticano, e decano del
VOL. VII.
CAN 177
sagro Collegio, in Frascati a' 1 3 lu-
glio 1807.
1807. Francesco Caraffa di Tra-
jettOf napoletano, creato da Clemen-
te XIV, nel 1773, Cardinale prete.
Come primo di tal ordine, lo di-
venne di s. Lorenzo in Lucina; in-
di Pio VII lo fece vice-cancelliere,
e sommista di s. Chiesa, e poi pre-
fetto della congregazione de' vescovi
e regolari, di cui era stato segreta-
rio. Morì a' 28 settembre 18 18, fu
esposto nella chiesa di s. Maria in
Vallicella, ed ivi temporaneamente
venne sepolto, donde poi fu trasfe^
rito nella sua chiesa commendata-
ria di s. Lorenzo in Damaso.
18 18. Giulio Maria della So-
maglia j piacentino, fatto, nel 179^,
da Pio VI Cardinale, e poscia vi-
cario di Roma, che lasciò quando
fu dichiarato da Pio VII vice-can-
celliere e sommista, e da Leone XII
segretario di stato, e bibliotecario
di s. Chiesa, carica che anche sotto
di lui si riunì col vice-cancelliera-
to, e che lasciò colla morte a' 2 a-
prile i83o, essendo decano del sa-
gro Collegio. Fu esposto e tumula-
to nella chiesa di s. Maria sopra
Minerva, antico suo titolo.
i83o. Tommaso Arezzo, sicilia-
no creato Cardinale, nel 18 16, da
Pio VII, vescovo suburbicario di
Sabina, da lui promosso alla carica
di vice-cancelliere defla S. R. C, e di
sommista. Morì a* 3 febbraio i833;
fu esposto e sepolto nella sua chie-
sa commendataria di s, Lorenzo in
Damaso, essendo ivi intervenuto al-
le esequie il regnante Pontefice, in
considerazione del posto, che cuopri-
va il defunto.
i833. Carlo Odescalchi, romano,
creato Cardinale a' io marzo 1823,
da Pio VII, indi per morte del
precedente, dimessa la chiesa pres-»
12
bitcrale eie' ss. XII Apostoh , dal
Papa regnante Gregorio XVI, nel
concistoro de'i5 aprile i833, venne
preconizzato vescovo di Sabina, e
fatto vice-cancelliere della S. R. C,
e commenda lario di s. Lorenzo in
Damaso. Indi, essendo morto a' 9.9
ottobre 1 834 > il Cardinal Ziirla ,
vicario di Roma , lo stesso Pontefice
accettando la rinunzia del vice-can-
cellierato, gli conferì quella carica;
ma finalmente vinto dalle sue cal-
de e replicate istanze di deporre
la sacra porpora, e la dignità di
cui era fregiato, Gregorio XVI am-
mise, nel concistoro de' 3 o novembre
i838, la edificante, e generosa ri-
nunzia dell' Odescalchi, il quale con
universale, e tenera ammirazione
vesti l'abito di s. Ignazio, f^. Por-
pora RimJNZIATA.
1834. Carlo- Maria Pedicìnij
beneventano, creato da Pio VII,
nel 1823, Cardinale di S. R. C,
quindi vescovo suburbicario di Por-
to, s. RufiTina e Civitavecchia, sotto
decano del sagro Collegio, prefetto
della S. C. de' riti, carica che avea
esercitala il Cardinal Somaglia, e
dal regnante Pontefice, dichiarato
nel concistoro dei 19 dicembre i834,
vice-cancelliere, sommista, ed abbate
commendatario di s. Lorenzo in
Damaso.
5 III. Tribunale ed Uffìzii della
Cancelleria Apostolica^ prima
che fosse riformato.
Gli autori, che hanno scritto sul
tribunale della cancelleria della Chie-
sa Romana, oltre gli uffiziali dipen-
denti dal Cardinal vice-cancelliere,
dei quali abbiamo dato T elenco al
§ I, hanno annoverato anche i di-
versi collegi vacabi listi , i quali as-
sistevano, col me^zo dei rappresen-
CAN
tanti deputati da ciascim collegio,
alla spedizione delle bolle per sor-
vegliare gì' introiti, che per loro con-
to si faceva|;io nell'atto della spedi-
zione stessa. Siccome pero in tempo
della occupazione dello stato della
Chiesa, cioè dal 1809 al i8i4, la
maggior parte dei vacabilisti liquidaro-
no i loro vacabili, vale a dire ri-
nunziaiono al diritto, che avevano
sulla cassa de! governo per questo
titolo, prendendo una determinata
somma di denaro dal regime fran-
cese. Ritornalo, nel 18 14, Pio VII
in Roma, si riconobbe, che gli an-
zidetti collegi formati prima da più
centinaia d' individui , erano ridotti
a due, o tre persone, perchè tuHi
gli altri aveano liquidato. Fu allo-
ra, che il Cardinal pro-datario, co-
me superiore, ed amministratore
dei vacabili, assunse la nomina dei
cappellani ossia computisti di ciascun
collegio, come ancora con suoi re-
scritti abilitò quegl' individui , cui
credeva idonei all'esercizio dei diver-
si ufilzii, i quali prima non potevano
esercitarsi se non dai proprietarii dei
vacabili, come sono gli scrittori e
registratori di bolle. Anche l'esazio-
ne, ed il deposito dei denari spet-
tanti ai diversi collegi furono riuni-
ti in due soli individui , uno dei
quali è chiamato Depositario gene-
rale dei vacabili^ uffiziale che no-
minammo di sopra al § I, e l'al-
tro Depositario del piombo.
Quantunque per tali l'iforme non
possa più dirsi, che i vacabilisti sie-
no tut l'ora uflìziaU in cancelleria ,
crediamo opportuno di riportare le
notizie, le quali tanto di essi, quan-
to di altri collegi ci furono tras-
messe dagli anlichi autori, come
inerenti alla cancelleria apostolica ,
avvertendo, che per le progressive
mutazioni dei tempi, molte attribu-
CAN
zioni sono in parte estinte, e in
parte cambiate, e clie le vero qua-
lifiche degli ufHziali di cancelleria
come in oggi si esercitano, sono
state descritte da noi al precitato
§1-
Riguardo poi ai vacabilisti di-
pendenti dalla Cancelleria, che in-
tervenivano alla solenne processione
del Corpus Domini, regolati dal
reggente della medesima Cancelle-
ria, si tratta a quell'articolo. Degli
uffiziali poi della Cancelleria, che
cavalcavano nei possessi de' Papi ,
compreso l' uditore delle contrad-
dette, si vede l'elenco in quello pre-
so , nel 1 644 j tla Innocenzo X,
presso i Possessi del Cancellieri,
pag. 23o. Il reggente della Cancel-
leria cavalcava dopo i chierici di
camera, e veniva seguito dagli u-
ditori di rota. E siccome tanto il
reggente, che l'uditore delle con-
traddette aveano luogo in cappella,
questo era dopo i protonotarii so-
prannumerarii , dietro i Cardinali
diaconi, cosi ne'pontificali , lo che
praticavasi nelle precedenze di recar-
si al trono a ricevere la candela, le
ceneri, ec. Ma di questo punto me-
glio si tratterà all'articolo Cappelle
Pontificie.
Reggente della Cancellerìa.
Il Reggentato ebbe origine, come
superiormente si accennò, allorquan-
do Gregorio XI, restituendo a Roma
la residenza Pontificia, a' 17 gennaio
1377 (dopo che dal i3o5 era stata
in Avignone), il Cardinal vice-can-
celliere Pietro di Monturco volle ri-
manere in quella città mediante la
protezione di Carlo V re di Francia.
Il Papa stimò meglio tollerare, che
procedere contro di lui perchè si
recasse in Roma a presiedere alla
CAN 179
Cancelleria, onde gli surrogò a reg-
gerne l'ufiìzio l'arcivescovo di Ba-
ri Bartolomeo Prignani, col titolo
di Reggente della Cancelleria. Poco
dopo essendo questi divenuto Papa
col nome di Urbano VI, volle essere
indulgente col Monturco, per cui no-
minò altro reggente, ed i Pontefici
successori, benché il vice-cancelliere
risiedesse presso il Papa , continua-
rono a nominarlo. Distinti perso-
naggi, molti de' quali vennero innal-
zati al Cardinalato, furono rivestiti
di tal carica, come Rainolfo di Mon-
turco nel 1378, Francesco Prigna-
ni Maricotti nel 1378, Gio. Batti-
sta Ferreri, già scrittore apostolico,
ed abbreviatore, nel 1 5oo , Paolo
Cesi nel i5i7, Carlo Caraffa, nipo-
te di Paolo IV, nel i555, e, sen-
za dire di altri, Lorenzo Corsini,
il quale l'avea comprato per trenta
mila scudi, essendo allora, come
diremo , la carica venale , quindi
fatto Cardinale nel 1706, e creato
Pontefice nel 1730, col nome di Cle-
mente XII.
Il reggente della Cancelleria A-
postolica tiene il primo luogo dopo ,
il Cardinal vice-cancelliere, e pre-
siede alle spedizioni come il primo
degli uffiziali. Viene altresì conside-
rato qual luogotenente del Cardi-
nale, secondo la bolla di Sisto IV.
Le sue incombenze, e prerogative
vengono riportate, come quelle di
tutti gli altri uffizii, dal Bovio, dal
Ciampini, dal De Luca ec, per cui
qui ne daremo un sunto. Per turno
agli abbreviatori detti di Parco Mag-
giore, i quali pur stanno nella Can-
celleria, nel luogo del reggente, egli
distribuisce le suppliche, acciocché
vengano da loro compilate le minu-
te; segna nelle bolle la prima let-
tera del nome del vice-cancelliere, e
nel mezzo, o all'estremità, vi pone
I
i8o CAN
un L ed un C, che significa bolla
ietta, e corretta ; indi la consegna
al piombatore, perchè vi attacchi il
consueto sigillo di piombo. Il reg-
gente può rimettere le cause di ap-
pellazione al giudizio di varii pre-
lati della curia, con appom la clau-
sola : de Mandato D. M. D. P. P.
audiat Magisterj e finalmente pres-
so di lui viene deposto da' novelli
vescovi, o candidati costituiti in di-
gnità ecclesiastica, V opportuno giu-
ramento in assenza del Cardinal Can-
celliere. La sua carica era venale,
come gli altri impieghi di Cancel-
leria, si acquistava per venticinque,
o trenta mila scudi, vacava per
morte dell' acquirente , ma in vita
poteva venderla , o rassegnarla ad
altri, per minore o maggior som-
ma , col beneplacito del Papa : pe-
rò attualmente la carica è vacante.
Protonotarii Apostolici partecipanti.
Tra i primarii uffiziali della Cu-
ria Romana figura il collegio dei
Protonotarii Apostolici (Vedi\ la cui
istituzione rimonta al primo secolo
della Chiesa. Erano impiegati a scri-
vere le lettere apostoliche , ed a
sottoscriverle colle denominazioni di
Notari regionarii , e scrinarli della
S. R. Chiesa. Il decano di essi era
il protoscrinario , o primicerio. De-
scrivevano essi gli atti de' martiri,
conservavano le memorie nell'archi-
vio, e registravano quanto riguar-
dava la Chiesa. Vacabile era il lo-
ro posto, e colla soppressione de-
gl' impieghi venali sarebbero ter-
minati i protonotarii partecipanti, se
il regnante Pontefice non avesse ri^
pristinato il loro illustre collegio pre-
latizio. Alessandro VI vietò agli uf-
fiziali di Cancelleria di sottoscrivere
le lettere dì spedizione di bolle pei
CAN
beneficii maggiori, come vescovati ec,
se prima non avesse posto la sua
firma uno de' protonotarii aposto-
lici ; disposizione, che approvò nel
i5o6 Giulio 11, e che ora si ese-
guisce dal segretario dell'anzidetto
collegio.
Uditori del Tribunale della Sagra
Rota Romana.
Anche i prelati uditori di Rota
sono annoverati tra gli uffiziali della
Cancelleria Apostolica, poiché deb-
bono essere esaminati, approvati, ed
ammessi dal vice-cancelliere, come
prescrisse Martino V , il quale sta-
bili la formola della loro accctta-
zione. Talvolta con ispeciale facoltà
Pontificia vennero accettati dal Car-
dinal camerlengo, che impose loro
il rocchetto, la berretta e la cappa ;
ma Sisto IV reintegrò il vice-can-
celliere in questa sua prerogativa.
E peiò opportuno osservare, che ora
la nomina si fa direttamente dal
Papa, senza la relazione del Cardi-
nal Cancelliere, e che il sistema del
tribunale della Rota, per ciò che
riguarda la sua dipendenza dalla
Cancellerìa, è in parte cambiato,
come si vedrà all' articolo Udito-
ri DI Rota (P^edi). La loro orì-
gine rimonta ai primi secoli del-
la Chiesa , dappoiché non poten-
do i Pontefici per le crescenti oc-
cupazioni ascoltare i ricorrenti, e
decidere le cause, vi delegarono i
più saggi dottori. Giovanni XXII
diede miglior forma al loro tribu-
nale, come dicesi al rispettivo arti-
colo. Il decano pertanto di essi ri-
ferisce le qualità de' candidati al Car-
dinal vice-cancelliere, il quale ne fa
la relazione al Papa, e non essen-
dovi cosa in contrario, se ne stabi-
lìsQC l'acccttazione. Quindi ha luogo
CAN
l'alto, o la disputa pubblica, chia-
mata conclusione, nell'aula della stes-
sa Cancelleria, ove debbono alla pre-
senza del sagro Collegio, e della
curia romana sostenere e difendere
alcuni punti sulle materie legaU, a
seconda de' regolamenti prescritti da
Benedetto XIV, che dai colleghi, e
dagli avvocati concistoriali verranno
ad essi opposte. Nella stessa Cancel-
leria si fa anche l'altra privata fun-
zione delle dispute segrete, coli' in-
tervento de' soli uditori di Rota a-
vanti il medesimo Cardinal vice-
cancelliere; e per l'osservanza delle
costituzioni del proprio tribunale,
indi prestano il giuramento nelle
mani del vice-cancelliere, cui appar-
tengono alcune ingerenze sulle cau-
se, e sui rescritti. Di ciò tratta il
Bernini, il tribunale della Rota p.
169 ec, e p. 192, il quale poi a
p. i4B descrive il pranzo, che agli
a^ uditori di Rota veniva dal vice-can-
celliere imbandito entro il palazzo
della Cancelleria nel carnevale , col
consueto donativo d'un canestro in-
argentato pieno di scelte confetture,
cui il Cardinal Ottoboni aggiunse
medaglie d'oro e di argento.
Abbreviatovi Apostolici.
Gli Abbre viatori Apostolici, che
costituiscono uno de' più cospicui col-
legi prelati zii della romana corte ,
• dal quale uscirono Pontefici, e Por-
porati, fino da Benedetto XII si di-
videvano in due ordini. Gli uni
chiamati di Parco Maggiore, gli al-
tri di Parco Minore, e sebbene for-
massero un solo collegio, per la di-
gnità e l'uffizio, i primi precedeva-
no. Chiamansi Abbreviatori per le ab-
breviature, che fanno nello scrivere
le lettere apostoliche, comunemente
appellate brevi, o per formarle ia
CAN* 181^
sommario, o compendio. Dicesi di
Parco da quel luogo, ove risiedono
in Cancelleria, circondato con can-
celli di legno torniti, in mezzo al
quale evvi il tavolino di forma o-
vale contornato da sediU, il cui in-
gresso, come diremo, era custodito
dall'ostiario della Cancelleria. Si di-
cono poi Maggiore, o Minore, dalla
diversità delle attribuzioni, e dalla
distinzione nel posto del parco, più
vicino, o lontano dal seggio del vi-
ce-cancelliere. Oltre quanto si è det-
to di questo collegio al rispettivo
articolo, aggiungiamo, che in Avi-
gnone i membri di esso furono da
Benedetto XII ridotti a venti , e che
da . Pio II furono estesi a settanta-
due, cioè dodici del Parco Mag-
giore, e sessanta del Minore. I pri-
mi avevano un sostituto, ed era-
no appellati assistenti del vice-
canceUiere, ed uno di loro inter-
veniva alla Segnatura di grazia
( F'edi ) innanzi al Papa , goden-
do la qualifica di prelati referenda-
rii d'ambedue le segnature; mentre
i secondi non aveano sostituto, era-
no chierici o laici, per cui, a teno-
re della bolla di Sisto IV, poteva-
no ammogliarsi, e l'impiego era in-
feriore. Finalmente questi compera-
vano l'uffizio per circa duemila scu-
di, ed i prelati doveano sborsare
non meno di diecimila scudi, poten-
do sì gli uni che gli altri vendere ,
o rassegnare la carica fino all'età
di sessant'anni. Gli Abbreviatori di
Parco Minore furono soppressi, e
quelli del Maggiore attualmente so-
no undici.
Avvocati Concistoriali.
Quantunque non abbiano luogo
in Cancelleria, si devono annovera-
re tra gU uffiziali di essa, perchè
i8» CAN
riconoscono il vice -cancelliere per
capo loro. Anlicliissima è Tonf^ine
di tal collegio, e dappoi che ne' con-
cistori incominciarono gli avvocati
a trattare gli aCfari , furono detti
concistoriali; ed ancor essi, come
gli uditori di Rota, devono sostene-
re la disputa, atto pubblico, o con-
clusione, di argomenti di giurispru-
denza nella grand'aula della Can-
celleria coll'intervento de' Cardina-
li, ce. Oltre a ciò gli avvocati con-
cistoriali fanno le private conclusio-
ni loro nelle camere del Cardinal
vice-cancelliere, terminate le quali ,
e fatta pubblicine dallo stesso Por-
porato, per mezzo del segretario del-
la Cancelleria, l'approvazione dei
candidati , vengono' essi introdotti, e
gcnullessi dinanzi il vice-cancelliere,
prestano nelle mani di lui il giura-
mento proprio degli avvocali conci-
storiali. Dop(3 ciò il Cardinale dà
loro il possesso dell' ufficio, metten-
do loro al collo il cappuccio della
cappa concistoriale, e dando ad essi
un abbracciamento. Questo colle-
gio, come dicemmo al suo articolo,
è regolato a forma della costituzio-
ne Inler conspicuos ordìnès ^ ema-
nata da Benedetto XIV a' 29 ago-
sto 1744? neWa cpiale si conferma-
no i privilegi i, che gli appartengo-
no, stabilendo il modo con cui si
procede all'elezione degli avvocati
concistoriali nelle rispettive vacanze.
E dopo aver trattato delle nomine,
che competono per Pontificie con-
cessioni a Bologna, Ferrara, ed al-
tre città, o principi, e della ter-
na, che deve presentarsi al Papa
nella circostanza in cui la nomina
competa allo stesso collegio, ordi-
nò espressamente, che la terna sia
composta di avvocati , i quali sieno
cittadini o di Roma, o di altra cit-
tà dello slato Pontificio.
CAN
Segretarìi Apostolici.
Remola n'è l'origine, e nobile
ne fu l'oificio. Calisto III, e Pio li
li ridussero a sei, e Innocenzo Vili
ne aggiunse ventiquattro, stabilendo
che nella mancanza dei sei antichi,
rimanesse il collegio composto dei
ventiquattro segretarii, dai quali, pei
bisogni della Santa Sede, ricavò
62400 ducati d'oro di camera,
conferendo loro l' incarico di assiste-
re alla spedizione de' brevi sotto
r anello pescatorio ( Vedi) , il che
rendeva copiosi emolumenti. Inno-
cenzo Vili si riserbò la nomina di
un segretario domestico, il quale
servisse di presidente al collegio, per
cui talvolta si deputò un Cardinale
legista, o personaggi istruiti negli
affari della Curia Romana. Egli avea
abitazione nel palazzo Pontifìcio, e
doppia porzione di quella de' segre-
tarii. Sisto V concedette a questi
l'elezione del segretario domestico,
ma con l'approvazione del Papa ,
finché Innocenzo XI soppresse il
Collegio. V. Segretaru ArosTonci,
Scrittori Apostolici.
Il più antico collegio della Can-
celleria è quello degli Scrittori Apo-
stolici, il cui numero era di novan-
tanove, compresi alcuni Cardinali .
Lo stesso Pontefice, per essere il pri-
mo a segnare le suppliche, se ne di-
chiarava capo. In fatti nel presen-
tare il collegio degli Scrittori ad
Urbano VIII, secondo il costume,
nel di dell'Epifania, un tributo chia-
mato Befana (Vedi), dice il Ciam-
pini, de Ahbrev. t. 2, cap. 24, che
rispondesse il Papa al discorso cui
gli facevano : nos quoque sumus scri-
ptoresj et si nos non scriberemus ^
CAN
vos quoque mìnime scriherelis. Consi-
ste poi il loro uflìzio nello scrivere
sulla pergamena le bolle, ed i loro
privilegi sono riportali dal Cohellio,
Notizia del Cardinalato lib. II, cap.
24. f^- Scrittori Apostolici.
Scrittori de' Brevi.
Questi furono istituiti per dare
esilo speditamente alle grazie apo-
stoliche, giacché, pel gran numero
de' supplicanti, i Pontefici non po-
tendo tutti contentale col solo mez-
zo degli Scrittori Apostolici, sepa-
rarono anche le grazie e materie ,
e ne venne la diversità, che si dice
agli articoli Bolle e Brevi, sia pel
carattere, per la pergamena, ec. Al'
cuni fanno risalire la loro istituzio-
ne ad Innocenzo III, eletto nel 1 198,
altri a Giovanni XXII del 1 3 1 6,
in Avignone, che appunto divise,
ed assegnò loro gli affari , mentre
Alessandro VI, nel XVI secolo, ne
stabili il numero. Prima la loro
scelta apparteneva ai segretari i apo-
stolici, e quando furono essi estinti,
fu devoluta al Papa, che dalla ven-
dita di ciascun posto ritraeva sette-
cento sessantuno scudi d'oro.
Scrittori dell' archìvio,
Giulio II, creato nel 1 5o 3 , isti-
tuì questa terza classe di scrittori ,
il cui collegio componevasi di cen-
tuno individui. Di essi tratta il Cohel-
lio, il quale parla eziandio dei privi-
legi che godevano. II Papa, nella
bolla con cui li creò, assegnò loro per
protettori e difensori perpetui i Car-
dinali vice-cancelliere, e camerlengo,
e r uditore della camera apostolica.
Fra questi scrittori vi erano dieci
maestri chiamati Correttori j e fra
essi, a cagione della giurisdizione or-
CAN i83
dinaria della curia romana, si com-
prendevano r uditore della camera
ed un chierico di camera , mentre
gli altri otto Correttori doveano
essere o prelati, o costituiti in di-
gnità ecclesiastica. Tanto gli scrit-
tori de' brevi, che dell'archivio fa-
cevano cassa comune ; ma i corret-
tori ne' proventi godevano mezza
porzione di più. Fra i privilegi lo-
ro sono a rammentarsi, che con-
sideravansi come famigliari, e com-
mensali del Papa, e spedivano le
loro grazie senza pagar emolumen-
ti. Dovevano esercitare di persona
l'uffizio, e, collo sborso di cinquan-
ta ducati alla camera, potevano ven-
derlo, o rassegnarlo.
Scrittori e Procuratori dì minor
grazia.
Ad evitare nella quantità degli
affari la confusione, slimarono op-
portuno i Papi di separare le gra-
zie, acciò per diverse vie si evitasse
il disordine, e fosse sollecito il dis-
brigo. Vennero pertanto istituiti ven-
tisette scrittori per ispedire le let-
tere del tribunale della sacra peni-
tenzieria, e ventiquattro procuratori
per dettare le suppliche da presen-
tarsi ad essa, pel disbrigo delle co-
se appartenenti al foro di lei. Era-
no perciò chiamati Scrittori, e Pro-
curatori della Penitenzieria, e vena-
le n'era l' uffizio. S. Pio V soppresse
sedici procuratori, e trasferì i super-
stiti otto, co' mentovati scritlori ,
nella Cancelleria Apostolici!, dichia-
rando, che ad essa rimanessero ag-
gregati, onde lasciato il nome della
penitenzieria, furono appellati Scrit-
tori, e Procuratori di minor gra-
zia , come quelli, che slabiliscono
l'intera tassa delle lettere per le dis-
pense matrimoniali nei gradi mino-
i84 CAN
ri, ed in altre grazie Pontificie di
non grave entità. La loro nomina
tiittoi'a dipende dal Cardinal peni-
tenziere maggiore, e col provento di
queste tasse si pagano le mensuali-
tà agli ufficiali delia penitenzieria .
Fu loro assegnato il banco dopo
quello di cavalieri di s. Pietro e di
s. Paolo, ove prima si passano tut-
te le lettere apostoliche, che si spe-
divano per ulìizio di minor grazia,
come rilevasi dalla bolla 84 di s.
Pio V.
Registratori delle Lettere
Apostoliche.
Dice il Bovio ignorarsi chi ab-
bia istituito questo collegio; ma,
come dicemmo altrove, sembra es-
serne stato istitutore il Pontefi-
ce Benedetto XII in Avignone ,
nell'anno i335. Uffizio loro era
registrare in un libro, chiamato Re-
gistrOy tutti i diplomi Pontificii per
conservarne memoria, ed il loro nu-
mero ascese a venti, e a ventiquat-
tro, come attesta il citato Cohellio.
Maestro del Registro.
Dopo seguito il registro delle let-
tere apostoliche, bolle, brevi, diplo-
mi, ec, si debbono confrontare dal
registro coll'oiiginale, da un ufidziale
chiamato Maestro del Registro^ e
siccome il registratore dopo aver re-
gistrata la lettera vi pone Registrata ^
così il maestro del registro vi ag-
giunge Auscultata. Quattro erano
anticamente questi uffiziali, che tal-
volta facevano da altri esercitar l'im-
piego.
Custode del Registro.
Questi gelosamente custodisce il
libro del registro ìh archivio, e per-
CAN
ciò può dirsi il vero archivista del-
le bolle apostoliche.
Collegio de' Cubicularii.
I Cubicularii in Cancelleria avea-
no banco assegnato , come gli scu-
dieri. Questi non si devono confon-
dere coi cubicularii segreti e di o-
nore del Papa, che furono in ori-
gine istituiti da s. Leone I, del 44^»
mentre i Cubicularii di Cancelleria lo
furono da Leone X, creato nel 1 5 1 3.
Essi erano quaranta e l'uffizio loro con-
sisteva nel veghare sulle bolle, che
devono pagare l'annata. Dal Novaes
però, t. VI, p. 202, rileviamo, che
Leone X non l'istituì, ma accreb-
be il numero de' Cubicularii a ses-
santa. L'uffìzio rendeva al collegio
novantamila fiorini, f^. V articolo
CUBICULARU.
Collegio degli Scudieri .
Questo collegio vuoisi che venisse
eretto da Leone X. L' uffizio degli
Scudieri consisteva presso a poco come
quello de' cubicularii. Quel Pontefice
vendette tah posti a sovvenimento
della Santa Sede, per difendere Par-
ma e Piacenza, frenare il turco, e
non aggravare i sudditi, unico fine
de' Pontefici nel creare gli ufficii ve-
nali e vacabili, ed anche non vaca-
bih. Il Novaes dice, che Leone X
accrebbe, non eresse il collegio de-
gh Scutiferi al numero di centoqua-
ranta, i quali ritraevano dagli emo-
lumenti cento dodici mila fiorini
annui. P^. l'articolo Scudieri.
Presidenti^ o Porzionarii di Ripa.
Avea GiuHo II eretto il collegio
de* presidenti dell' annona , composto
di centoquaranta persone, acciocché
CAN
procurassero l'abbondanza delle vet-
tovaglie. Ricavò dalla vendita di
tali posti novantuno mila scudi d' o-
ro, assegnandone però diecimila di
quelli del sale ai presidenti stessi.
Leone X confermò il collegio, l'au-
mentò con altri seicento dodici uf-
fiziali, ne ritrasse duecento ottanta-
seimila ducati d' oro, ed invece sta-
bilì corrispondenti rendite sulla ca-
mera. In tutti ascesero a settecenfo-
cinquantatre i Presidenti o Porzio-
narii di Ripa , ed in Cancelleria a-
veano luogo dopo i cubiculari! e gli
scudieri.
Cavalieri di s. Pietro,
Dopo i detti pii5esidenti e porzio-
narii tenevano luogo in Cancelleria
i Cavalieri di s. Pietro (P^cdi), isti-
tuiti da Leone X. Componevasi il
collegio loro di quattrocentuno, per
la somma di quattrocento quaran-
tuno mila fiorini d'oro. Ad essi ven-
nero assegnati i privilegi ed i pro-
venti, descritti nella XXXVI bolla
dello stesso Leone X.
Cavalieri di s. Paolo.
Collegio, che fu eretto da Paolo III
nel i54i, i membri del quale era-
no duecento. Da essi ritraeva la ca-
mera centomila scudi d'oro di stam-
pa, ed assegnati n'erano venti per
cento sulle annate e dogane. In Can-
celleria prendevano posto nel banco
de' cavalieri di s. Pietro , e veniva-
no riconosciuti per famigliari del
Papa, per cui essendo rosso il loro
vestiario, alla morte del Papa assu-
mevano quello lugubre. F. Gohel-
lio, lib. II, e. 3i.
Cavalieri Pii.
Collegio fondato da Pio IV, eiet-
CAN i85
to nel 1 559, , con trecento sessauta-
cinque uffiziali. Questo Pontefice, ai
i3 settembre i56o, ve ne aggiunse
altri cento sessanta, per cui la ca-
mera incassò duecento scssantasette-
mila scudi d'oro, ed invece fu ob-
bligata dal Papa a pagare ai ca-
valieri annualmente trentaquattro-
mila, e cinquecento scudi, cioè dalla
gabella della carne , dalla tesoreria
di Camerino, e dalla dogana di Ro-
ma. Pio IV inolhe concesse a que-
sti cavalieri alcuni privilegi, e quello
di portare per insegna l' immagine
di s. Ambrogio, arcivescovo di Mi-
lano, della qual città era egli na-
tivo, e quella del Papa regnante.
In Cancelleria non avevano luogo
assegnato , ma all' occorrenza si a-
dunavano in quello de' cavalieri di
s. Pietro e di s. Paolo.
Cavalieri Laure tani.
Sisto V, nel dichiarar città Lore-
to, e neir istituire la sede vescovile,
per onorare la s. Casa ivi portata
dagli Angeli , eresse pure un colle-
gio de' Cavalieri Lauretani. Altri pe-
rò vogliono, che ciò facesse Paolo
III, e che Sisto V soltanto ripristi-
nasse quel collegio. Furono annove-
rati i Cavalieri Lauretani tra gli uf-
fìziali di Cancelleria, e benché non
avessero posto, si congregavano co-
me i Pii. Il numero loro era di
duecento sessanta. Particolarmente
furono privilegiati dal medesimo Si-
sto V.
Cavalieri del Giglio.
Paolo III eresse questo collegio,
composto di cinquanta uffiziali, che
pagarono venticinquemila scudi d'o-
ro. Paolo IV ve ne aggiunse altri
trecento dai quali la camera ri-
i86 CAN
trasse centocinquantamila 5?cudi d'oro,
venendo stabilita al collegio una ren-
dita di diciottomila scudi. Essi non
el)lxjro sede in Cancelleria , solo si
l'adunarono come i sopraddetti alle
evenienze.
Sollecitatori delle lettere Apostoliche.
Questi aveano luogo in Cancelle-
ria, due giorni la settimana come
gli altri, ed ebbem la seguente ori-
gine. Avendo Sisto IV , eletto nel
1 47 1 , bisogno di denaro , formò
quattro collegi, da' quali, a prò del-
la camera, cavò somme rilevanti. Il
primo sì chiamò degli Stìpulatóri^
il secondo dei Giannizzeri, il terzo
degli Stradiatorij ed il quarto de'
Mamalucchij che poi da Innocenzo
Vili furono soppressi per giusti mo-
tivi. Ai Giannizzeri furono surro-
gati i Sollecitatori delle lettere Apo-
stoliche, i quali però si chiamarono
anche Giannizzeri. Il loro numero fu
di cento, ed ogni giorno era loro
permesso sollecitare il disbrigo delle
bolle. Ognuno pagava mille quattro-
cento scudi per la compra del po-
sto. Al banco de'Sollecitatori, o Gian-
nizzeri, pervenivano le bolle dopo
essere passate per mano degli abbre-
viatori , e degli scrittori apostolici ,
dove ricevuta da uno di loro la
consueta tassa , vi ponevano il loro
nome. I Sollecitatori, o Annatisti ,
non s' ingerivano se non nelle bolle
riguardanti le annate, ed allora, per
non essere delusi dai sollecitatori
privati, cui è permessa la spedizione,
solevano attergar le bolle, quali uf-
fiziali e ministri di Cancelleria, col-
lo scrivervi : Pro Annata solvit tot,
col pagamento della somma, che di-
videvasi tra i sette collegi de' vaca-
bili, e gli stessi Sollecitatori. Tutti
sanno, che l'annata in discorso so-
CAN
no i frutti del primo anno de* be-
neiìcii vacanti, ridotta poi a mezza
annata, la cui origine si ha dalle
decime, che i Leviti tributavano ai
sommi sacerdoti, e la regola prin-
cipalmente da Urbano IV. Sul col-
legio de' Sollecitatori, che doj)o ccn
to anni ebbe, nel i585, da Sisto V
un prefetto , parla Leone X nelli
sua bolla XXVII , con cui approvò
gli emolumenti, ed accordò privile-
gi. Il prefetto fu incaricato di ri-
scuotere la nuova tassa.
Bollatori, o Pioinhatori, e Collettori
del piombo.
Quando i diplomi apostolici sono
terminati e sottoscritti , i Bollatori ,
Piombatori e Collettori del piombo
ne pongono l'autentica con attaccar-
vi ad una funicella un globo di piom-
bo, cioè passandola nel foro, e poi
schiacciandolo, per imprimervi da
una parte le teste de' ss. Pietro e
Paolo, e dall'altro il nome del Pa-
pa autore della bolla. Oltre poi
quanto dicemmo all' articolo Bolla,
ci sia permesso qui aggivmgere ,
che la funicella, a cui si appende il
piombo della bolla, è differente tan-
to nel colore, quanto nella materia,
secondo i diversi oggetti, a cui ap-
partiene la bolla. La funicella è di
séta bianca nelle provviste de' ve-
scovati, e di altri benefìcii di mag-
giore importanza, è di seta gialla
mista con rossa nella bolla di asso-
luzione delle censure pei nuovi ve-
scovi, e nelle provvisioni dei bene-
ficii riservati alla Santa Sede; è di
capicciola rossa mista al giallo nelle
provviste di beneficii di minore im-
portanza, e di tutta canape nelle
bolle di dispense matrimoniali. Fi-
nalmente è di argento ed oro nelle
bolle dirette ai frateUi, o nipoti dei
CAN
sovi'anij ed in tal caso lo stesso si-
gillo, in vece eli essere di piombo,
è di oro. L' ultima volta, in cui la
Cancelleria spedì la bolla col sigillo
di oro fu nella provvista dell' arci-
vescovato di Olmiitz per sua altez-
za serenissima il defonto Cardinal
Ridolfo Gio. Giuseppe Ranieri, ar-
ciduca d' Austria, fratello dell' impe-
ratore Francesco I, fatto arcivesco-
vo a' 4 giugno 1819.
Il collegio deiBoliatori fu eretto da
Innocenzo Vili, con venticinque uffizii
vacabili, ciascuno de'quali si vendeva
per milleseicento scudi. Novaes però
dice, nella vita d' Innocenzo Vili,
che quel Pontefice istituì cinquantadue
uifiziali, cui chiamò Pìomhatori del-
le bolle Apostoliche^ da' quali rica-
vò ventiseimila ducati d'oro, ren-
dendo ciascun ufllzio duemila cin-
quecento ducati. E il Lunadoro ag-
giunge, che tre erano i maestri del
piombo, con un presidente, e cento
e quattro collettori del piombo, al-
cuni dei quali sigillavano, altri rive-
devano, altri riscuotevano le tasse.
11 presidente del piombo, per privi-
legio conferitogli da Sisto V, gode-
va l^iLiso del cordone paonazzo al
cappello. Ebbero già la cura di sigil-
lare le bolle Pontifìcie due monaci, o
piuttosto due conversi cistcrciensi, che
solevano chiamarsi comunemente
Frati barbati^ Fratres de bulla,
Fralres de plumbo, e Fratres pliim-
hi , i quali rimossi da Sisto V, vi sur-
rogò un prelato, che per mezzo di un
sostituto potesse esercitare l'ufficio;
onde passando in mano de' secolari,
a memoria degli antichi piombato-
ri, nelle processioni del Corpus Do-
mini solevano portare l'abito de' con-
versi cistcrciensi.
Questi religiosi anticamente lava-
vano il cadavere del Papa (Fedì),
dicendolo Pietro Amelio, che fiorì
CAN 187
nel XIV secolo. Certo è che i frati
del piombo lavarono i cadaveri di
Adriano VI, e Pio IV. Furono chia-
mati anche Inai/abeti^ per essere
idioti , e vuoisi che si richiedessero
illetterati acciocché non potessero
leggere le bolle, per cui anche og-
gidì in Cancelleria suol domandarsi
ai piombatori se sanno leggere. Per-
ciò quando Bramante fu fatto fra-
te del piombo, fu interrogato co-
me andavano le cose sue , ed egli
rispose: » benissimo, poiché la mia
»> ignoranza mi fa le spese " , seb-
bene fosse anche poeta, cosmografo,
e di grande ingegno. Gli stessi frati
del piombo, nella prima congrega-
zione, che i Cardinali tenevano do-
po la morte del Papa , rompevano
il sigillo di piombo, e dal Diario del
Firmianosisa, che nella morte di Pio
IV, ruppero anche l'anello pescatorio.
Sebbene il Bovio vsia di parere che
Sisto V sopprimesse i conversi ci-
stcrciensi, prima di tal' epoca ne e-
sercitarono l'uffìzio, o almeno ne
fruivano i vantaggi i vacabiHsti ,
fra i quali diversi distinti artisti,
che furono soprannominati Frati del
piombo, come Sebastiano del Piom-
bo, Guglielmo della Porta, ed il sud-
detto Bramante dalle Penne archi-
tetto del Vaticano, cui Giulio II con-
ferì l'uffìzio. Lo desiderava Benve-
nuto Cellini, ma Clemente VII glielo
negò, temendo che abbandonasse l'o-
reficeria per quell'uffìzio, che frut-
tava ottocento scudi l'anno.
Senescalco, o Custode della
Cancelleria Apostolica.
Questo fu istituito da Martino V,
eletto nel i^i^j, come si legge nella
III sua costituzione, nella quale ne
descrive gli obblighi, che consisteva-
no nel ricevere le lettere Apostoli-
i88 CAN
die, chiamate di grazia ^ e che si
indìrizziivano alla stessa Cancelleria,
ed accettate, dovea descriver il d'i
delia presentazione, per consegnarle
poi a chi le spediva, col medesimo
ordine con cui le avea ricevute.
Prestava il giuramento nelle mani
del Ginceliiere di esercitare fedel-
mente l'uffizio, si quando entrava
in possesso , e sì ogni anno succes-
sivo. Dipoi, cessato l'esercizio, si con-
ferì il posto ad un nobile ; ed ora
ne funge la carica il custode della
Cancelleria, di cui si parlò al ter-
mine del § I.
OstiariOj o Portinaro della
Cancelleria.
Apparteneva a lui regolare l'in-
gresso al parco degli abbrevia tori ,
facendo passare regolarmente solo
quelli, che vi si recavano per affari.
Usava veste lunga violacea, con ma-
niche pendenti dalle spalle, come
un mantellone; ma 1' esercizio di
lui terminò col declinar del secolo
XVII.
Uditore^ Correttore^ e Procuratore
delle Contraddette, e suo tribunale
nella Cancelleria, ora non più
esistente.
Esisteva pure nella Cancelleria
Apostolica il tribunale, dettò delle
Contraddette, perchè decideva le
contraddizioni. Il prelato uditore
n'era il giudice ordinario, che de-
cideva le contraddizioni, il correttore
ne correggeva le bolle, e due let-
tori, chiamati dell' udienza delle
contraddette, venivano scelti dagli
scrittori apostolici. De' suoi notari si
dirà qui appresso. Dall' antichità
tleir u<litore delle Contraddette si
giudicherà di quella del tribunale.
Can
Abbiamo pertanto, che Sinibaldo
Fieschi l'u latto da Innocenzo HI
uditore delle contraddette, da Ono-
rio IH vice-cancelliere, da Gregorio
IX, nel 1227, Cardinale, e poi, nel
1243, fu creato Sommo Pontefice
col nome d' Innocenzo IV. Questi
dipoi nominò uditore delle contrad-
dette Goffredo da Trani, e quindi,
nel 1244» lo fece Cardinale. Aime-
rico di Chatelus, uditore delle con-
traddette, nel 1342, fu in Avigno-
ne innalzato alla porpora dal suo
parente Clemente VI. Elia di s. Yrier,
uditore delle contraddette, da Inno-
cenzo VI in Avignone fu fatto Car-
dinale nel i356. E senza nominar-
ne altri , Pietro di Sortenac , udi-
tore di Rota, o delle contraddette,
fu fatto Cardinale da Gregorio XI,
nel 1375, in Avignone.
In questo tribunale, che avea i
suoi procuratori, e difensori delle
cause, concorrevano tutti gli affari,
che si doveano pubblicare, o di
rassegne, o di lettere di giustizia,
o di mera grazia , nelle quali sole-
vansi destinai'e i giudici, o gli ese-
cutori, colla clausola: vocatis vocan-
dis. In questo tribunale, detto pure
auditorio, si leggevano le citazioni,
che s' intimavano per pubblico edit-
to. Esse si affiggevano alle porte
della basilica vaticana, e se il citato
non compariva, veniva giudicato reo,
ed inoltre l'uditorio godeva la facoltà
chiamata Processum per audientiani
Contradictarunij di citare i contu-
maci in giudizio. Da questo tribu-
nale si ottenevano le estrazioni ,
commissioni, conferme di privilegi,
ed altre cose. Si chiamava poi delle
contraddette, perchè nascendo tra
i litiganti controversia circa il giu-
dice, il luogo, o altro, riguardante
la provvisione ottenuta dal Papa,
quello che -voleva opporsi, e con-
CAN
traddire alle spedizioni apostoliche,
ivi si ascoltava. Per tal fine in que-
sto tribunale v'erano l'uditore, cor-
rettore, e procuratore, tre individui
che anticamente formarono tre col-
legi distinti, e poi si riunirono in uno.
Ora il sostituto delle contraddette,
di cui si parlò al § I, ha riunito
tutte le attribuzioni de' summen-
tovati uffizii. V, il Vestrio, e il
Bovio.
Notavo delle Contraddette.
Il notaro delle udienze delle con-
traddette do\ea assistere alle udienze
dell' uditore di esse per leggere ad
alta voce le bolle, nelle quaU v'era
la clausola, vocatis qui fuerant vo-
candij acciocché chi voleva opporsi
potesse farlo. Dipoi rimase di tal
atto la consuetudine, di porre nelle
bolle con dette clausole, da un uf-
lìziale del parco maggiore, le paro-
le, leda in audientia contradicta"
rum prò domino auditore N. N.,
cioè il nome dell' abbreviatore; dap-
poiché in luogo dell' uditore delle
contraddette successero gli uditori
di rota, o altro giudice deputato
dal Papa per riconoscere le cause.
11 notarato fu prima conferito ad
un solo ; il Cardinal Barberini lo
divise in due, e il Cardinal Otto-
boni lo riunì nuovamente in uno.
Nolari di Rota.
Essendo dodici gli uditori di Rota,
altrettanti erano i notari , avendo
ognuno il proprio. Ma in seguito
questi furono da Alessandro YU
ridotti a quattro, dovendo uno ser-
vire tre uditori. Formano tuttavia
collegio, con privilegi Pontificii, dei
quali tratta il Vestrio, in praxi
lib. II.
CAN
%
Notaro della Cancelleria Apostolica.
Doveva intervenire in questa quan-
do si apriva il tribunale pei rogiti
occorrenti, per distribuire le suppli-
che, che si portavano dalla dateria agli
abbreviatori , e commettendo il reg-
gente le cause agli uditori di rota,
incombevano a lui le distribuzioni,
dandone nota al capo cursore, ac-
ciò ne facesse riparto ai sollecitatori.
Notaro de' Consensi.
Quest' uffiziale di cancelleria rice-
veva il consenso di quelli , che vo-
levano rassegnare , e cedere bene-
ficii ecclesiastici, a favore di altri,
previo l'apostolico beneplacito. Era
custode altresì de' sigilli sì di mag-
giore, che di minor grazia del
vice-cancelliere, con cui si segna-
no i processi di quelli , che si de-
vono ammettere in Cancelleria qua-
li ufìlziali . Si deve qui aggiun-
gere, ch'eravi pure un giudice detto
delle confidenze, carica venale, pre-
latizia, con uso di rocchetto, fiocco
ed ornamento di seta di colore ver-
de al cappello, e posto nelle cappelle
Papali. A lui toccava decidere se
nelle permute e rassegne vi avesse-
ro alcuna parte le confidenze, o
sieno simonie. Questo giudice chia-
mossi ancora Giudice delle contrad-
dette ^ o Simonie: venne in seguito
esercitato da un uditore di Rota,
tid allorché fu soppresso, l' uditore
della Camera riunì la di lui giu-
risdizione.
Notaro delle Consuete.
Anticamente consisteva l'uffizio di
lui in ciò che, morendo alcuno provvi-
sto di benefizio ecclesiastico, il quale
190 CÀI«
stesse al servigio d'un Cardinale,
questi non fosse pregiudicato nel
jus di dare 1* assenso al conferimen-
to del beneOzio ad altri, di avver-
tirlo di ciò, e di conseguirne il
consenso.
Cassiere.
A lui appartiene l'uffizio di con-
servare il danaro, cui esige dalle
spedizioni delle lettere apostoliche,
che si fenno in cancelleria. Perciò
a lui si consegnano tutte le let-
tere, e, ricevuto l'emolumento, le
rilascia a chi ne ha procurato la
spedizione.
V. Riganti, De Reg. Cancel-
lariaej Danielli, Instit. Can. tit. de
Collat.y e Ciampini, De Sanctce Ro-
mance Ecclesice Ficecancellario, il-
liitsque munere,auctorìtate, et potè-
state, deque qfficialìbus cancellarìce
apostolicce, aliisque ab eodem de-
pendentibusj etc. Romae 1697.
§ IV. Palazzo della Cancelleria
Apostolica, con alcune notizie
cronologiche.
La sontuosità e celebrità di que-
sto palazzo eretto sulle rovine del
femoso teatro di Pompeo, ed edifi-
cato con diversi ruderi illustri _, la
residenza che fa in esso il Cardinal
\ice-cancelliere di Santa Romana
Chiesa, il suo tribunale, i suoi uffizii,
e principali ministri, esigono che si
dica qualche cosa di ciò, che v' ha
di più essenziale in esso. Il tribu-
nale, raccolto in questo palazzo, è
aperto il martedì, e venerdì, e se
alcuno di essi è feriale, si fa nel
dì precedente. Si sbingano da que-
sto tribunale, come si disse, le ma-
terie riguardanti la disciplina eccle-
siastica, si emanano le bolle per le
CAN
dispense, per le istituzioni dei vesco-
vi, e benefìzii , dopo che le istanze
hanno riportato il rescritto, e la da-
ta nella dateria ec. Finalmente nel-
la grand'aula di questo palazzo gli
uditori di Rota, e gli avvocati con-
cistoriali sogliono tenere le dispute
sulle pubbliche tesi in diritto civile
e canonico, innanzi d'essere instal-
lati nelle loro rappresentanze . E
probabile, che anticamente il Can-
celliere, anche come bibliotecario,
dimorasse nel patriarchio lateranen-
se, ove eranvi l'archivio e la biblio-
teca della Santa Sede. Abbiamo già
detto, che s. Leone IX, eletto nel
1049, ^^^ ^^^ bolla conferì ad Er-
manno, ed a' successivi arcivescovi
di Colonia, l'oflicio di Cancellieri
della S. R. C. Qui però aggiungia-
mo, che gli assegnò inoltre il palaz-
zo posto vicino a s. Giovanni a Por-
ta Latina, dicendosi : » Conferimus
« quoque tibi per hanc praeceptio-
« nis nostrae paginam s. Apost.
» Eccl. Cancellaturam, et ecclesiani
« s. Joannis ante Poi-tam Latinam,
« ut te Petrus Cancellarium ha-
« beat, Joannes hospitium proebeat '\
V. t. V. Bull. Rom. p. 38 1. Ed
il Piazza, parlando, nella sua Gè-
rarchia, del titolo di s. Gio. ante
Portam Latinam, e rilevando la sua
nobiltà, soggiunge, che avendo san
Leone IX creato Ermanno di Co-
lonia , ed i successori di lui , Can-
cellieri della Romana Chiesa , asse-
gnò loro per resideiiza, e per tito-
lo tal chiesa, quando fossero venu-
ti in Roma, come pure riporta nel-
la sua storia Witberto, e nella vi-
ta del s. Pontefice, scrittore esatto
e contemporaneo. Il Crescimbeni,
Vi^ Istoria delle chiese di s, Gio.
a Porta latina, trattando di que-
sto ai'gomento, dice che il palazzo
o canonica contigua, fu concesso ad
GAN
Ermanno, Artmaiino, o Erimanno,
cancelliere o arcicancelliere della
Santa Romana Chiesa, e suoi suc-
cessori, quando fossero venuti in
Roma, considerandosi tal qualifica
di semplice onorificenza. Non è a ta-
cersi poi, che il Cancellieri ne' suoi
Possessi pag. 5o5, aggiunge, che il
Cancelliere avca un bel palazzo sulla
piazza lateranense.
Non potendosi quindi asserire di
certo ove risiedesse anticamente la
Cancelleria Apostolica, sembra pro-
babile, che lo fosse nel palazzo abi-
tato dal suo capo prò tempore, vi-
ce-cancelliere di santa Chiesa. Trat-
tando il Ratti Della famiglia Sfor-
za, tom. I , pag. 84 e seg. , par-
la anche del palazzo di tal fa-
miglia , già chiamato della Cancel-
leria vecchia^ o Cesarinij raccon-
ta che j^u'ima di fissarsi il tribunale
nell'attual palazzo, ivi sotto diversi
vice-cancellieri risiedesse. In fatti si
sa, che il palazzo Cesarini fu fab-
bricato dal Cardinal Pioderico Len-
zoli Borgia, nipote di Calisto III, ed
in quel tempo fu reputato uno dei
più magnifici d'Italia. Il Cardinal
Borgia lo abitò essendo vice-cancel-
liere sino dal i457, e per molti
anni, sinché agli 1 1 agosto 1 49^ >
fu eletto Papa col nome di Ales-
sandro VI. Conferì poscia la carica
di vice-cancelliere al suo amico Car-
dinal Ascanio Sfoiza, insieme al det-
to palazzo, ond'egli vi passò subito
tenendovi la Cancelleria, come avea
fatto il Borgia nel lungo esercizio
della medesima carica, e restò al
Cardinale sino alla morte avvenuta
nel i5o5. GU successe nel vice -can-
cellierato il Cardinal Galeotto della
Rovere, e Giulio II suo zio, che glie-
lo aveva conferito, gli diede pure il
palazzo per tenervi la Cancelleria.
Nel i5o8 morì Galeotto, e Giulio
CAN 19 1
II, creando Cardinale Sisto Gai'a
della Rovere , altro suo nipote , gli
conferì tutte le dignità, beneficii, e
rendite del defunto, ac etiam vice*
canee llariatum et donnim. Dopo il
Cardinal Sisto , morto ai 8 marzo
i5i7, fu promosso a quella carica
àA Leone X il cugino di lui, Cardi-
nal Giulio de Medici, che poi diven-
ne Papa Clemente VII. Sembra, che
anche a lui fosse dato l'uso del pa-
lazzo Bolgia, che da più di mezzo se-
colo avea servito per la Cancelleria
Apostolica, giacché si sa, che non po-
tendosi prendere dal medesimo il pos-
sesso nel suo nuovo ufficio nell' in-
dicato palazzo , per non essersi an-
cora celebrate le esequie dell' ante-
cessore, il Papa ordinò, che si pre-
parasse per tal funzione il palazzo
Medici a piazza Navona, finché fos-
sero fatti i funerali ; chiaramente
indicando con ciò , che dopo quel
tempo voleva, che la Cancelleria se-
guitasse a tenersi nel palazzo Bor-
gia. Ignorasi, se poi fosse dal Car-
dinal de Medici abitato, perocché ve-
nendo poco dopo confiscati i beni
al Cardinal Raffaele Riarìo , come
complice della congiura contro Leo-
ne X, il palazzo di lui, di cui an-
diamo a parlare,, presso s. Lorenzo
in Damaso, allora fu assegnato per
abitazione perpetua di tutti i Car-
dinali vice-cancellieri, prò tempore ^
concedendone il solo uso , sua vita
durante al Cardinal Riario, dopo la
di lui reintegrazione. Un tal avveni-
mento avrà fatto sospendere al Me-
dici di trasportare la Cancelleria al
palazzo Borgia, che quattro anni do-
po passò stabilmente nel palazzo
Riario, e d'allora in poi due palaz-
zi in Roma portarono il nome di
Cancellerìa, il Riario che lo con-
serva ancora, e il Borgia, al quale
restò quello di Cancelleria vecchia^
192 CAN
e che passò in proprietà degli Sfor-
za Cesarini, i quali lo fecero restau-
rare nello scorso secolo da Pas-
salacqua di Messina. Intorno a tale
palazzo sono a vedersi il citato Rat-
ti ed il Cancellieri, Notizie del pa-
lazzo della Cancelleria vecchia pres-
so s. Lucia della Chiavica, eretto
dal Cardinal Roderico Lenzoli Bor-
gia y ora in dominio della casa
Sforza Cesarini, inserite nel fasci-
colo XV delle Effemeridi Romane
iti dicembre 182 1, p. 896.
L'attuale palazzo della Cancelle-
rìa ebbe la seguente origine. Il ce-
lebre Cardinal Scarampo Mezzarota
padovano, il quale, come si accen-
nò, e si legge ancora nelle Effeme-
ridi Romane del 1822 p. i58, e
nel fascicolo di luglio p. 29, ebbe
la carica di vic^-cancelliere, nel 1 44^»
ci'eato appena Cardinale da Euge-
nio IV col titolo di s. Lorenzo in
Damaso, edificò presso questa chie-
sa un palazzo. Quindi il Cardinal
Raffaele Sansoni Riario, del titolo
di s. Giorgio, e poi di s. Lorenzo
in Damaso, nipote di Sisto IV, che,
come dice Novaes, Io decorò del
posto di vice-cancelliere e poi di
Camerlengo, in morte del Cardinal
Gonzaga , nel 1 4? 7 ? passò ad abi-
tarlo, e poscia con disegno di Bra-
mante Lazzari, verso il i486, inco-
minciò a rifabbricarlo neirodierna
forma mediante la vincita di sessan-
tamila scudi al giuoco, fatta a Fran-
ceschetto Cibo, nipote d' Innocenzo
Vili, e coi travertini degli archi,
che erano caduti al Colosseo dalla
parte del monte Celio, non che con
queUi dell'arco trionfale di Gordia-
no sull'Esquilino , e coi travertini
d' un'antica fabbrica della villa Cer-
retta. Vuoisi ultimato nel i49^) ^^^
Pontificato di Alessandro VI, come
si legge nell'iscrizione, che fece col-
CAN
locare nella fiscia sotto la loggia .
Dall'angolo della via del Pellegrino,
e dall'antica diaconia del Porporato,
tal palazzo fu chiamato anche di s.
Giorgio. Narra poi l'Amidenio, che
Lorenzo Galli banchiere romano, e
tesoriere di Giulio li, imprestò cen-
to ventimila scudi per fabbricare il
palazzo della Cancelleria, e per un
anno non volle riceverne il censo.
La sua facciata maestosa fu nobi-
litata da corrispondente cornicione;
ed il gran cortile di forma quadra,
ha due sovrapposti ordini di porti-
ci sostenuti da quarantaquattro co-
lonne di granito rosso, forse prove-
nienti dalle cenìto colonne del teatro
di Pompeo. Oltre a magnifici ap-
partamenti, ha pure vm giardino.
Questo luogo pertanto divenuto
sotto lo Scarampo e sotto Riario ,
residenza del camerlengato, fu po-
scia decorato con belle statue di
marmo , che descrive l' Aldovrandi ,
Antichità di Roma, Venezia i556,
p. 170; ma in pena della compli-
cità del Riario, nella congiura del
Cardinal Petrucci , Leone X , me-
diante il breve In sacra Petri sede,
nel settembre del i520, glielo fece
confiscare, e solo permise, che lo
abitasse fino alla morte, dichiaran-
dolo per r avvenire, secondo il Bo-
vio , residenza del Cardinal camer-
lengo di s. Chiesa. E perchè si co-
noscesse, che il palazzo era divenuto
Pontificio, e non più de' Riari, sulla
porta principale, Leone X collocò il
suo stemma de' Medici, sovrastato
dal triregno e dalle chiavi. Ma da
quanto superiormente abbiamo af-
fermato, sembra che il Bovio erri,
perchè il palazzo Riario venne asse-
gnato da Leone X per la Cancelle-
ria, meno che in tempi anteriori non
lo avesse precariamente disposto pei
camerlenghi, trovandosi allora fin-
CAN
felice Porporato rivestito eli tal qua-
lifica. Infatti , appena eletto Papa
Clemente VII, nel iSoiS, diede la
sua carica di vicecancelliere al Car-
dinal Ponn^eo Colonna, col titolo di
s. Lorenzo in Damaso , che l'andò
ad al)itarc, come vedremo dal se-
guente racconto, essendo morto, fi-
no dal i52o, il Riario; e poi per
morte di Colonna, nel i52g, la con-
ferì ad Ippolito de Medici , perpe-
tuando ne' vice-cancellieri il palazzo
e la contigua basilica, come più di-
slesamente si è detto.
Mentre adunque il Cardinal Co-
lonna risiedeva al palazzo della Can-
celleria, dimentico de' beneficii rice-
vuti dal Papa, quando Carlo V gli
dichiarò la guerra , segui le parti
imperiali ; e solo pianse allorché pre-
sa Roma, a' 6 maggio i5in , vide
le stragi ed il saccheggiamento dei
feroci soldati. Conoscendo i romani
l'autorità ed il credito, che il Cardi-
nale avea sui nemici, fecero a gara
di portare nel palazzo, e nella chie-
sa i loro effetti preziosi, per porli
al sicuro dall' inaudita ingordigia di
quell'esercito; ma ciò anzi provocò
la loro cupidigia, che, entrali nel pa-
lazzo e nella basilica, tutto deruba-
rono, insieme agli arredi sacri e alle
reliquie, incendiandone l'archivio; in-
di imposero gravissime tasse ai varii
vescovi, prelati e personaggi rifug-
giti nel palazzo. Tuttavolta abbia-
mo dal Valesio, che nel terzo gior-
no del sacco di Roma, Ascanio Co-
lonna, ed il Cardinal Pompeo ritor-
nati in Roma, co' loro vassalli e sol-
dati, recaronsi alla Cancelleria, e
quivi poterono salvare molte donne
e cittadini, e agevolarono la fuga
degli ostaggi presi dai nemici. Fra
essi eravi Giovanni Ciocchi del Mon-
te, governatore di Roma, poi, nel 1 55o,
Papa Giulio III , con Rartolini ar-
VCL. VH.
CAN 193
civcscovo di Pisa, Pucci vescovo di
Pistoia, e Giberti vescovo di Verona,
i quali arrestali dai nemici, che poi
li voleano impiccare a Campo di
Fiore, se non pagavano le somme
richieste, furono posti in questo pa-
lazzo. Mosso Pompeo a compassio-
ne, imbandì a' nemici una lauta
cena, con vini esquisiti, onde vinti
dal sonno, gli ostaggi poterono eva-
dere coir aiuto delle corde per la
cappa del camminò, e coi cavalli
preparati da Gio. Montebuona, ca-
meriere del porporato, si posero in
salvo nella notte di s. Andrea. A
memoria pertanto di tal liberazio-
ne, Giovanni del Monte divenuto
Pontefice, per essere anche nel me-
desimo giorno entrato nel conclave,
in cui fu esaltato al triregno, con
disegno del Vignola edificò a s. An-
drea una chiesa presso la sua villa,
fuori di Porta Flaminia : grazioso
tempietto di forma quadra all'ester-
no, sopra cui sorge una cupola
bassa come quella del Pantheon , e
rivestito il tutto di peperino. Quindi
in tutti gli anni del suo Pontificato,
nello stesso giorno di s. Andrea, Giulio
III celebrò solenne cappella nel pa-
lazzo apostolico, e fece fare una pro-
cessione di tutte le confraternite di
Roma, da s. Lorenzo in Damaso a
s. Pietro, e corse di pallii dalla piaz-
za del popolo , o da Ripetta fino
alla detta chiesa di s. Andrea.
Il palazzo della Cancelleria fu in
seguito nobilitato colle pitture dal
Vasari, fattevi eseguire in cento gior-
ni dal Cardinal Farnese vice-can-
celliere, e da quelle di Checchino
Salviati, e di altri. Con disegno del
Fontana il Cardinal Peretti vice-
cancelliere ne ingrandì il portone e
la ringhiera, e fece mettere ad oro
il soffitto del salone. Coli' opera del
celebre Bernini, Iimoccnzo XI ripa-
i3
194 CAN
rò le parti, che minacciavano rovi-
na : operazione, che accelerò la morte
a t|ncir architetto.
Mentre era vice-cancelliere il Car-
dinal Barberini, Carlo Albani come
suo maestro di camera godeva in
questo palazzo un appaitamento, ed
avendo egli fatto venire da Urbino
ad abitarlo Gianfrancesco suo figlio,
nella prima notte che vi giunse ,
uno sciame d'api si attaccò alla fi-
nestra ove dormiva; ciò che fu pre-
so per avvenimento singolare in
una gran città, e come fausto pre-
sagio, che poi si verificò nel 1700,
quando Gianfrancesco divenne Papa
Clemente XI ; il perchè una delle
primarie sue funzioni fu quella di
celebrare la messa agli 1 1 dicembre
nella contigua basilica , di cui era
stato canonico, e poi far adornare
la grand' aula della Cancelleria, co-
me si legge dall' iscrizione postavi
nel 1 7 1 8, con varii cartoni origi-
nali del bolognese Franceschini, ese-
guiti in mosaico nella cupola e tam-
buro della basilica di s. Pietro, e
con un fregio esprimente in molte
cartelle le fabbriche da esso fatte
restaurale.
Delle accademie , cantate e altre
liete dimostrazioni eseguite nel pa-
lazzo della Cancelleria, tratta il Can-
cellieri nelle sue opere, come nel
Mercato, neWe Memorie danesi, nel
Colombo, ec. La prima menzione
delle conclusioni degli uditori di Ro-
ta, nella detta grand' aula, si trova
nel numero 62 1 del Diario di Ro-
ma del 1721. Questa fli eseguita
dal prelato perugino Faustino Cris-
polti, in cui trattò De clerico ve-
natore. Contro lui argomentarono
tre suoi colleghi, ed un avvocato
concistoriale, assistendovi, oltre il Car-
dinal Ottoboni vice-cancelliere, ven-
lotto Cardinali in cappa, molta pre-
CAN
iatura, e la maggior parte della cu-
ria. Conferma tale asserzione, che non
essendo terminali \u-\ precedente an-
no 1718 gli addobbamenti di tal
sala , la conclusione di monsignor
Maiymont fu celebrata nell'annessa
basilica. La prima conclusione soste-
nuta ivi dagli avvocati concistoriali,
si trova registrata al numero 890
del Diario di Roma del i7?a), di-
fesa da monsignor Lodovico Valenti.
Le dette conclusioni (Vedi), che so-
no di antichissima istituzione, come
si rileva dal Sestini, // maestro di
camera, stampato nel i634, si pub-
blicano colle stampe, ed autoiità del
vice-cancelliere , e si affiggono sulle
colonne della porta principale del
palazzo, ove pure sogliono affiggersi
le bolle Pontificie , le scomuniche ,
i monitorii, i bandi, i decreti, e le
intimazioni dei concistori nel giorno
antecedente.
Finalmente nell' effimera repub-
blica romana, nel 1798, il generale
Lallemagne installò il tribunato nella
predetta gran sala, la cui prima se-
duta ebbe luogo a' 21 aprile. Dipoi
coll'elezione di Pio VII, essendo ter-
minata la repubblica, quindi a' 5 a-
prile 1800, colle debite formalità
si riapri il tribunale della Can-
celleria apostolica , che dopo pochi
anni fu chiusa di nuovo nella po-
steriore invasione fiancese , sinché
nell'anno 1814, sotto gh auspicii
dello stesso Pio VII, riprese le sue
funzioni. Benemerito fu quel Pon-
tefice anche della basilica titolare dei
vice-cancellieri , la quale minaccian-
do rovina nel declinare dello scorso
secolo, fu chiusa, e la collegiata sì
trasferì a sant' Andrea della Val-
le, finche restaurata con architettu-
ra del Valadier, solennemente ven-
ne aperta a' 9 agosto 1820, dopo
ventidue anni di chiusura. Innalza-
CAN
lo dipoi, nel 1829, al Pontificato
Pio Vili, collocò nel palazzo della
Cancelleria i diversi uffizii della s.
congregazione Cardinalizia del buon
governo (Vedi), e vi diede abita-
zione tanto al Cardinal prefetto, che
al prelato segretario di essa; dispo-
sizioni, che in parte vennero modi-
ficate dal regnante Pontefice.
CANCELLIERI. Cosi chiamansi
coloro, che hanno la cura di scri-
vere e registrare gli atti pubblici
de' magistrati. Questi sono gli uf-
fìziali incaricati delle spedizioni, le
quaii si fanno in un dicastero, e
della custodia eziandio de' registri ,
e documenti, che vi sono in depo-
sito. Sono ritenuti pure per Cancel-
lieri qiielli, che scrivono, o dettano
lettere di principi, di signori, e di
signorie ec, che oggi diconsi se^^re-
tariì. Che da' cancelli , e da can-
celleria prendessero il nome i can-
cellieri, lo dicemmo nel trattare del-
la Cancelleria della S. Romana
Chiesa j e che lo stesso tribunale
fosse detto Cancelleria, Io scrisse Ter-
tulliano : 'j nulla praetoria observo,
» cancellos non adoro, subsellia non
•5 contundo, jura non conturbo, cau-
>' sas non elatro, non judico ". Du-
cange dicCj che la parola Cancellie-
re proviene dai parapetti a griglia,
chiamati cancelli, che circondavano
i tetti della Palestina, i quali erano
piani, e fatti in forma di terrazza :
quelli, che ascendevano su que' bal-
coni per arringare, si chiamavano
Cancellarii. Da principio si applicò
il vocabolo a quelli , che nel foro
trattavano le cause, e si chiamava-
no Cancellarii forensi, poi a quelli,
che pei primi vi prendevano luogo,
e quindi a coloro, che quai segre-
tarii dei princìpi, aveano in custo-
dia il sigillo. Sotto gì' imperatori
ci'istiani chi esercitava tale incarico,
CAN 195
dai romani si appellava Quacstor
sacri palata, ed era riguardato co-
me l'organo, e il depositario delle
leggi e della giustizia , come il te-
soro del diritto pubblico, l'immagi-
ne del principe, l'arbitro delle gra-
zie richieste, il legislatore, e il giu-
risprudente dello stato. Gran-Can-
celliere è titolo d'una gran carica ,
die si dà in diversi paesi. Il Can-
celliere della S. R. Chiesa nel se-
colo XIII prese il nome di vice-
cancelliere , ed il Macri dice , che
nella rehgione gerosolimitana si tro-
va similmente la carica di vice-can-
celliere, poiché conferendosi il tito-
lo di gran-cancelliere al capo della
lingua di Castiglia e Portogallo, l'of-
ficio veniva esercitato da un altro
religioso de' più dotti chiamato vice
cancelliere. Finalmente non si deve
confondere il nome di Cancelliere ,
proprio de' grandi uffiziali della co-
rona e dello stato, con quello dato
a chi avea la custodia de' cancelli,
o della sbarra innanzi ai tribunali,
ovvero col Cancelliere capo di uf-
ficio subalterno ec. Non sempre tutti
godevano di eguale riputazione. Nel
collegio poi degli elettori del sagro
romano impero, tre elettori aveva-
no il titolo di Cancellieri; cioè l'ar-
civescovo di Magonza per la Ger-
mania, l'arcivescovo di Treviri per
la Francia, e l'arcivescovo di Colo-
nia per l'Italia.
Cancellieri di ClLse.
Questo titolo, conservato in diver-
se chiese, trae la sua origine dagli
archivisti, bibliotecarii, e notari di
esse; il cancelliere d' una cattedrale
era il capo de' notari , e scrivani
della stessa chiesa. Ora il cancellie-
re delle cattedrali e collegiate per
lo pili è un membro del capitolo,
h
196 GAN
tiene registro degli atti capitolari, e
Teglia sulla confezione de' processi ,
islrumenti,ec., e che sicno depositati
nell'ai-cliivio. Altie volte custodiva il
sigillo del vescovo, e della chiesa, di
cui talvolta era dignitario. In alcu-
ne cliicsc venne cambiato il no-
me dei cancellieri insieme alle at-
tribuzioni , chiamandosi Scolastici.,
Maestri del corOj e Direttori di
scuole^ con giurisdizione sulle piccole
scuole della città. Il concilio turo-
ncnse nel XVI secolo incaricò i Can-
cellieri delle cattedrali d' istruire nei
divini ufficii quelli , che dovevano
leggere e cantare, dicendosi anche
per ciò Maestri del coro. Abbiamo
poi dal Tom masi ni, de vct. et nov.
cccl. discip.j che i sindachi, i con-
siglieri ecclesiastici, i notari, gli ar-
chivisti ed i bibliotecari i, erano tutti
di quegli ufììcii , che hanno molto
rapporto fra loro, ed hanno quasi
una stessa origine, che il cancelliere
di Francia era altie volte un eccle-
siastico, e che v'erano diversi can-
cellieri inferiori , come sostituti del
primo, il quale chiamossi Gran-can-
celliere, e Arci-cancelliere. Egli si
occupava delle regie ordinanze j e
delle risoluzioni delle generali assem-
blee del regno, facendone parteci-
pazione a' vescovi , agli abbati , ai
conti, ed al popolo nelle pubbliche
adunanze.
Cancellieri dei Vescovi.
Dalla più remota antichità si ha,
che i vescovi sempre ebbero persone
applicate a scrivere le loro ordina-
zioni , appellati Cancellieri. Fra le
provvidenze prese nel concilio gene-
rale XII lateranense, celebrato nel
12 15 da Innocenzo III, se ne ema-
narono anche sulle cancellerie dei
vescovi, e sui ministri, ciò che pur
CAN
fecero parecchi concilii, mentre in
quello di Roano, tenuto nel iTHi,
come si Ila dal Labk^ tomo XV,
venne prescritto a' vescovi di stabi-
lire i Cancellieri de' tribunali ccclo-
siastici, Avtuariosj vcl G r affario s ,
composto dai chierici, o notari celi-
bi , e pratici nella scritturazione
legale, e se fossero impediti, pones-
sero a supplenti persone probe,
giacche a que' tempi si ammetteva-
no nelle cancellerie anche i coniu-
gati , purché non avessero di fé Ito
canonico. In quelle materie ove ev-
vi tassa, i Cancellieri furono obbliga-
ti a scriverla in calce alle spedizio-
ni, come emolumenti loro dovuti.
Clemente Vili, del 1592, proibì ai
prelati di affittare le cancellerie dei
rispettivi tribunali , che dovranno
far esercitare da' ministri proprii da
essi provvisionati, e che in ogni
cancelleria vi fosse pubblica nota
delle competenti tasse, stabiUte da
Innocenzo XI nel 1678. V. i de-
creti della Congregazione de' vescovi
e regolari, de' 3 settembre i^j'j^'j
luglio 1690, e 19 aprile 1697,
sull'esercizio delle cancellerie vesco-
vili , e sulle mercedi de' Cancellieri
custodi del sigillo.
Cancellieri di Ordini regolari j
ed equestri.
Tutti gli Ordini e le congrega-
zioni religiose hanno il cancelliere,
ed in alcune congregazioni benedet-
tine un religioso registrava, e con-
servava gli atti e le carte concer-
nenti il governo spirituale e tem-
porale delle rispettive giurisdizioni ;
e siccome parecchi monisteri di mo-
naci, canonici regolari, ed altri,
possedevano signorie, il cancelliere
ne teneva il sigillo.
Al cancelliere degli Ordini eque-
CAN
stri spetta sigillare gli atti dell' Or-
dine, tenere il registro delle delibe-
razioni de' superiori. In alcuni Or-
dini è dignitario, come di sopra si
accennò, in altri è insignito di ca-
rattere episcopale , o costituito in
dignità ecclesiastica, ed in altri è
fregiato di antica nobiltà.
Cancellieri delle Università.
Il Bergicr dice, che il cancelliere
d'una università letteraria è un ec-
clesiastico, il quale invigila sopra gli
studii: tuttavolta oggidì la princi-
pal parte de' cancellieri delle uni-
versità sono laici. Per autorità Pon-
tificia, nelle università che dipen-
dono dalla Santa Sede, ha il di-
ritto di dare a coloro, che hanno
fatto il corso teologico, la facoltà, o
licenza d' insegnare, facendo ad essi
prestare giuramento di difendere la
cattolica fede fino col proprio san-
gue. All' articolo Università' si di-
mostrerà il diritto privativo, che
lia la Santa Sede d'istituire, sos-
pendere, e sopprimere le univer-
sità in tutto il mondo cattolico.
11 cancelliere delle accennate uni-
versità tiene il gran sigillo dei di-
plomi, a cui vengono dirette dal-
la sede Apostolica le lettere, ed
istruzioni anche per le universi-
tà subalterne , tutela i privilegi
delle università, e il suo posto è
tanto distinto, che viene conferito a
ragguardevoli personaggi, per lo più
arcivescovi, e vescovi, come nello
stato Pontificio. Neil' università ro-
mana, o archiginnasio della Sapien-
za, il Cardinal camerlengo di Santa
Romana Chiesa ne è l'aicicancellie-
re. Innanzi al cancelliere delle uni-
versità, o alle persone da lui depu-
tate, devono sostenere i pubblici
esami coloro, che vogliono essere
CAN 197
licenziati , o laureati in qualche fa-
coltà, stabilendo le propine agli esa-
minatori, e ricevendo il giuramento,
e la professione di fede, tanto dai
professori , che dai laureati. Due
erano i cancellieri dell' università
di Parigi, l'uno del capitolo della
cattedrale soggetto al vescovo, l'al-
tro era un religioso di s. Genovef-
fa, dipendente dall'abbate. Il primo,
per concessione di Nicolò IV, gode-
va il privilegio, che i suoi laureati
in teologia o in diritto canonico,
potessero insegnare ovunque, e tanto
era rispettabile la sua dignità, che
J^onifacio Vili ne riservò a sé la
nomina, K. Università'.
Finalmente, dicono i francesi, che
al tempo del primo loro stabilimen-
to nelle Gallie, i cancellieri erano
uffiziali pubblici, che poi nel VI
secolo incominciarono ad acquistare
riputazione, e nel VII la carica di
referendario si confuse con quella
del cancelliere. Arcimbaldo , che lo
fli di Lotario I nell'BSa, usò nella
sottoscrizione la qualifica di regiae
dìgnitatis Cancellarius. Quindi Lui-
gi il Giovane cominciò ad ingran-
dirne r ufficio , incaricando il can-
celliere di assistere al giudizio dei
pari, ed il suo lustro e potere si
aumentarono sotto i re della terza
dinastia, Nella solenne funzione, il
cancelliere era preceduto dal conte-
stabile^ e da molti altri grandi uf-
fiziali delia corona , le cui cariche
furono progressivamente soppresse;
onde poco a poco l'ufficio di can-
celliere divenne in Francia la pri-
ma dignità del regno, sedendo do-
po i principi del sangue, con voce
deliberativa. Si riunì poi l'uffizio di
cancelliere con quello di capo supre-
mo della giustizia, e da Ugo Cape-
to in poi, questo dignitario riunì
eziandio quasi sempre l'eminente ca-
19B C\N
ricsi di guardasigilli. Molti Cardinali
•ostennero tale i-apprcsentanza , ed
abbiamo che Renato Birago milane-
se, giù maestro delle suppliche, can-
celliere, e viceré di Carlo IX re di
Francia, nel iSyS, fu fatto gran
cancelliere del regno, e poi guarda-
sigilli, e ad istanza di Enrico III, fu
creato, nel 1578, Cardinale da Gre-
gorio XIII. V. De Feri'ière, Diction-
naire du droit ^ alla parola Chan-
cellerie. Vi erano anche de' cancel-
lieri particolari, e ne avevano le re-
gine, i principi del sangue, e al-
tri . In Francia , come in Italia ,
ed altrove , si chiamò cancelle-
ria il palazzo di residenza del can-
celliere.
De' nostri Cancellieri , diversità
delle specie, loro funzioni , regola-
menti, polizia delle Cancellerie, dispo-
sizioni, atti, tasse, tariffe degli emo-
lumenti ec, tratta la Raccolta delle
^^SSh ^ disposizioni di pubblica am-
ministrazione nello stato Pontificio^
che s'incominciarono a pubblicare
in Roma nel 1834. Del Cancellie-
re, o segretario comunitativo, tratta
il Parisio, Istruzioni pei segretarii
della comunità j tomo IV, pag. 268
e seg.
CANDAVIA, o CANOVIA. Città
vescovile nel nuovo Epiro, nell'e-
sarcato di Macedonia, contrada, di
cui fa menzione Giulio Cesare, par-
lando di Pompeo. Chiamasi anche Ca-
nobia, o Caenohia, e la sua sede ve-
iscovile fondata nel nono secolo, nei
primordii delXVIfl, contava anco-
ra ventiquattro parrocchie colla cat-
tedrale dedicata a s. Giovanni. Al-
lora il vescovo, ch'è suffraganeo del-
l'arcivescovo di Durazzo, risiedeva
nella piccola città di Babrichi, o
Btibuschi, sopra una montagna, sul-
la spiaggia. Vuoisi inoltre, che questa
città rovinata giacesse a falche di-
CAN
stanza dall'antico Dyrracfiiumy es-
sendo dall'odierno lontana settanta-
cinque miglia.
CANDELA. Cera lavorata, ridot-
ta in forma cilindrica con istoppino
di bombace nel mezzo, al quale ap~
piccasi il fuoco. Si fanno anche Can-
dele di sevo , di qualunque grasso ,
e talvolta anche d' olio concreto, e
fino di spermaceti, ed altre sostan-
ze. Ma siccome ci proponiamo riu-
nire alcune notizie soltanto sulle
Candele di cera , che si adoperano
nella Chiesa per varie funzioni , e
nelle ceiimonie sacre, come cande-
le, cerei e torcie, così diremo pri-
mieramente, che la cera è quella
materia molle, e gialliccia, della qua-
le Ig api compongono i loro favi,
fams^ cioè quelle celle, ov' esse ri-
pongono industriosamente il mele,
cui traggono dai fiori. Questa chia-
masi cera vergine^ che poi, median-
te i conosciuti metodi , si riduce
bianchissima, formandosene le can-
dele, i cerei, le torcie ec. Il Sarnel-
li nella Lettera XV, tomo IV, trat-
tò Perche nell'antico tempio di Gc-
rusalemme. si adoperasse l'olio^ non
la cera, e fra le altre cose dice,
che le lucerne, le quali erano poste
sul candelabro, non davano a que-
sto il nome, prendendolo piuttosto
da Candela, come dice Plinio lib.
XXXIV : eandelabrum a candela-
rum lumine.
In quanto all' origine delle Can-
dele, alcuni pretendono, che ad i-
mitazione de' gentili, introdotto fos-
se l'uso dei cerei, o delle Candele
di cera nella Chiesa cristiana ; altri
opinano, che i primitivi cristiani a-
vessero adottato l'uso di quelle Can-
dele ad imitazione degli ebrei. Cer-
to è, che i primi cristiani, non po-
tendo radunarsi nel tempo delle per-
secuzioni, se non che in luoghi sot*
CAN
terranei, nei cimiteri e catacombe
prive sovente di luce, furono costret-
ti a servirsi di fiaccole, o di Cande-
le, che non erano certamente di se-
vo, giacché queste ultime s'introdus-
sero soltanto verso il XIII secolo.
Essi ne fecero uso altresì dacché fu
loro permesso ne' primordii del IV
secolo, di fabbricare chiese, alcune
delle quali erano edificate in m.odo,
che non ricevevano dal di fuori, se
non che uno scarso lume, per con-
ciliare venerazione.
Le illuminazioni furono sempre
presso tutti i popoli un segno di
letizia, onde fu cosa naturale, che il
rito de' luminarli sia stato impiega-
to in onore della Divinità, narran-
do s. Girolamo , che in tutto 1' O-
riente si accendevano di giorno i
ceri nelle chiese in segno di gioia.
La Candela poi, che si accende nel
battesimo, dopo il quale anticamen-
te si conferiva pure la cresima, de-
nota che r anima del battezzato è
sciolta dalla servitù del demonio, e
divenuta sposa di Gesù Cristo. V.
Padrini e Lumi.
Che le Candele di cera si propa-
gassero di molto nel V, e nel VI
secolo, si ha dalla facoltà conceduta
alle parrocchie da s. Zosimo, crea-
to Papa nel 4^73 ^^ usare cioè il
cereo pasquale (P^edi), dal quale eb-
bero origine gli Agnus Dei di cera
benedetti (Vedi)^ il cui principio si
fa rimontare alla nascente Chiesa.
Inoltre che l'uso della cera sia stato
reso comune, si rileva dall'istituzio-
ne della festa della Candelora, o
Candelai a y in cui si dispensano le
Candele benedette , come si dirà a
Cappella della Purificazione. Questa
festa fli istituita nel 492, in memo-
ria della presentazione di Gesù Cri-
sto al tempio, e della purificazione
della sua madre santissima, dal Pa-
CAN 199
pa s. Gelasio I, dopo aver abolito le
feste Lupercali, o di Cerere, dai gen-
tili celebrate con torcie ardenti sul-
la metà di febbraio, e nelle quali le
donne specialmente portavano nelle
mani fiaccole, o Candele accese. Di-
cono alcuni, che tale festa si faces-
se senza la processione , e che molto
prima si celebrasse nell'Oriente. Fu
poi il Pontefice s. Sergio I, del 687,
che vi aggiunse la benedizione, e la
processione colle candele, e comandò
si portassero in mano accese quelle
benedette, per significare, che Gesù
Cristo è la luce del mondo, e la glo-
ria d'Israele, annunziata dal vecchio
Simeone, il quale colla profetessa An-
na incontrò la b. Vergine al tempio.
Il medesimo Pontefice Sergio I co-
mandò la distribuzione, e processione
colle Candele accese da farsi a S. M.
Maggiore, partendo il clero da s. A-
driano; ma di questa cerimonia si fa
anteriore menzione in un sermone
di EUgio, che mori l'anno 665. V.
Baronio in NoL ad Marlyrolog.
Roni. 1 februarìi j in cui si dice,
che i cerei, soliti a distribuirsi nei
saturnali, furono introdotti in que-
sta festività ; Tomassini , de celebr.
festor. hb. II, cap. 2; Fiorentini E-
xercit. 3 ad dieni 5 januar. j O-
norato di s. Maria t. II, Regni,
critic. lib. III; Frontono in NoL ad
Calend. Roni. die 1 feb.\ Nicolò Ser-
rasio, ^e Processione lib. II, cap. 3
n. 4> e Lambertini De festis^ 1. II,
cap. I I. Altri vogliono, che la su-
perstizione Aniburhiale, in cui il po-
polo processionalmente con Candele
accese circondava la città, e i cam-
pi nel primo di febbraio, con ana-
loghe supplicazioni riportate da Lu-
cano, lib. I, fosse commutata in que-
sta sacra funzione, che alcuni dico-
no soltanto aver avuto principio
sotto Vigilio, Papa del 54o.
200 CAN
E vvi un' altra benedizione delle
Candele, che si la in i|ualun(jU(;
tempo dell'anno, e da qualun(|uc
sacerdote. Tali Candele benedette
poi valgono contio le tempeste, v
contro i maligni spiriti, come si leg-
ge nell'analoga orazione del rituale,
e del messale romano. Perciò, come
quelle della Purificazione, si appen-
tlono alle pareti presso il letto. Ven-
gono esse dipinte, ornate, ed im-
presse, colla immagine di Dio, della
b. Vergine e de' Santi. E poi anti-
chissimo nella Chiesa l'uso di colo-
rire, ed accendere i ceri, come con
s. Paohno osservò il Baronio all'an-
no 58 dell'ei-a cristiana. Nelle abita-
zioni dei fedeli si vede utile e ne-
cessaria una Candela benedetta per
accenderla nell'agonia de' moribondi,
per fugare i demonii, per allonta-
nare i pensieri cattivi , ed impe-
trai*e il divino aiuto , e la salute
del corpo. Tali Candele benedet-
te si usano anche in mare per im-
petrare il soccorso del cielo nei pe-
rìcoli.
In alcuni santuari!, come in quello
della s. casa di Loreto, continuamente
se ne benedicono, e le partorienti con
divozione le fanno accendere nello sgra-
varsi, particolarmente quelle bene-
dette sotto l'invocazione, e nella chie-
sa della b. Vergine, e della sua
madre s. Anna. Alle quali utilità si
possono aggiungere quelle , che ri-
porta il Cardinal Valerio, in Thes.
p. InsUtut. p. ^445 6 il Quarti de
Benediclionibus p, i4B.
Riferisce Cesario, lib. Vili, cap.
i6, una cerimonia de' suoi tempi.
Quando alcuna pia matrona, egli di-
ce, voleva eleggere qualche apostolo
per suo patrono, faceva scrivere in
dodici Candele i nomi de' dodici a-
postoli ; quindi tali Candele bene-
dette prima da un sacerdote si col-
CAN
locavano sull'altare , cnoprendosi in
modo da non poteisene leggere il
nome; e poscia la donna prenden-
done una, accettava per protettole
l'apostolo, ch'era scritto nella Can-
dela.
S. Girolamo scrisse nel IV secolo
contro Vigilanzio, il quale biasimava
l'uso di accendere i ceri ai sepolcri dei
martiri, in segno di ossequio e di
venerazione. Quindi è, che la Chie-
sa ha sempre esortato i fedeli alla
oblazione dei medesimi, come atte-
sta l'autore dei sermoni attribuiti a
s. Agostino, Semi. 265, appena, t.
V. par. 2. Dal Uerlendi poi, Dtlk
oblazioni p. 107, abbiamo, che le
oblazioni de' ciistiani de'primi tempi,
consistevano in pane, vino, cera ed al-
tro, oblazioni che pur continuano per
riguardo alle offerte di torcie , ce-
rei, e Candele alle chiese e santuarii,
non che nell'amministrazione de' sa-
cramenti del battesimo, e della cre-
sima , nell'ordinazione de' sacerdoti ,
e nella consacrazione de^ vescovi. In
quest'ultima si offre ancora il pane
ed il vino. All' articolo Cappelle
Pontificie, ed al numero, che de-
scrive la cappella della Purificazio-
ne, si dice delle oblazioni di Can-
dele, che il Papa riceve nelle sue
camere, dopo la benedizione, dis-
pensa, e processione da lui fat-
ta . L' Araalario, De Eccl. Off.
lib. I, cap. 18, riconosce nel ce-
reo l'umanità di Gesù Cristo, ad-
ducendone le ragioni s. Fulberto,
Bill. Lugd. t. XVIII, p. 37, il Na-
taU, lib. III. Calai de^ santi cap. 72,
e la Chiesa nel tempo pasquale rap-
presenta nel cereo il divin Reden-
tore risorto, che conversò in teiia
sino alla gloriosa Ascensione, come
spiega Lambertini citato , de festis
hb. I, e. 8, n. 55. Di fatti disse il
medesimo Salvatore a' suoi discepo-
CAN
li , e in essi a tutti quelli, che a-
vessero seguitate le sue pedate, es-
sere egli la luce del inondo, che
non può nascondersi, nella stessa
fijuisa, che si accende un cero, o una
Candela, non per nasconderla, ma
per porla sul candelliere, acciocché
faccia lume a tutti quelli, che sono
nella casa.
Nella canonizzazione si oOfrono i
ceri in mano del Papa, vicario di
Cristo, per denotare, che in quel
giorno di giocondità, e religiosa le-
tizia, ha egli posto le azioni de' nuo-
vi santi nel candelabro , per illumi-
nare collo splendore del loro esem-
pio tutti i fedeli, che sono nella
Chiesa. Quelli, i quali intervengono
alla processione della canonizzazione,
non portano torcie, come molti le
portano in quella pel Corpus Do-
ìli ini, ma sì cerei accesi, ed il Pon-
tefice in sedia gestatoria porta uno
di quelh dipinti olFertogli dal Car-
dinal procuratore della canonizza-
zione, tenendo la mano coperta da
un velo bianco ricamato d oro, per
impedire l'offesa delle goccie della
cera liquefatta.
E qui aggiungiamo, che il Papa,
oltre che nelle processioni della Can-
delora, e della canonizzazione, sulla
sedia gestatoria, porta il cero dorato
in mano, benedicendo colla destra.
Nell'anno santo eziandio l'usa tan-
to nell'apertura, che chiusura della
porta santa, ed appena l'ha aperta, vi
entra pei primo colla croce astata nel-
la destra, e col cero acceso nella sini-
stra. 11 principio dell'uso del cero do-
rato acceso in questa funzione si ripe-
te da Alessandro VI per la celebra-
zione del giubileo del i5oo. Ap-
presso i greci, il vescovo celebrando
solennemente, suol portare due can-
dele in una mano, e tre nell'altra,
dinotandosi colle prime la venuta
CAN 201
di Cristo, in cui sono due natine ,
divina ed umana, e colle altre il
mistero della ss. Trinità; intli nel
fine della messa si smorza una delle
tre candele, per significare la morte
della seconda persona. F^. Sarnelli,
del Dichirio, e del Trichìrio del ve-
scovo greco, e de^ loro mislcrii, nel
lume a principianti nelle materie
ecclesiastiche p. I.
Il Ruperto dà la ragione perchè
nel triduo della settimana santa si
estinguono le Candele: « Quod can-
« delae extinguuntur, ei dice, illud
» significas, quod crucifìxo Domino
« tenebrae factocsunt super terram",
iib. 5, cap. 26. Il Cancellieri nella
sua Settimana Santa p. 89, dice
che nel mercoledì, giovedì, e vener-
dì santo si recita l'uffizio notturno,
o delle tenebre, così detto anche
perchè, sebbene si dica di giorno,
finisce nondimeno a lumi allatto
spenti, ed eziandio, perchè si con-
sidera come uflizio di lutto, che rap-
presenta i funerali del Redentore.
Oltre le sei candele di cera vergine
gialla, come prescrive il Caereni.
Episcop. Iib. 2, cap. 22, le quali
ardono sull'altare, ve ne sono altre
quindici sopra un candelliere trian-
golare, che alla fine di ciascun sal-
mo vengono smorzate una ad una.
Esprimesi con questa cerimonia il
raffreddamento degli apostoli e dei
discepoli, che vacillando nella fede,
abbandonarono il proprio maestro ;
e nella candela, che rimane accesa,
e che in fine si asconde sotto 1' al-
tare, viene simboleggiata la b. Ver-
gine, in cui si mantenne ferma e
vigorosa la fede della resurrezione
di Cristo 5 illanguidita negli altri ,
nonché quella della santa Chiesa in
quel tempo della passione, nascosta,
ma non già estinta; ovvero si ralligura
il Salvatore medesimo, che qLiandu
ftoa CAN
gli iioniiiii ingrati e perversi crede-
vano di aver tolto di vita, risuscito
bealo, tlopo essere slato tre giorni nel
sepoiero. Si smorzano altresì le can-
dele per significale, come si disse, le
tenebre prodigiose, che alla morte del
Redentore eopriiono tutta la terra,
e la funesta ed infelice cecità, in cui
è rimasta l' infelice sinagoga , ab-
bandonata da Dio.
iVella cattedrale di Pisa, ove si
usano altri diversi riti, si smoiT^mo
tutte le candele in una volta con
una spugna, e gli assistenti , che
tengono una candela gialla in ma-
no, la spengono nello stesso momen-
to. In alcune chiese accendevansi
venticpiattro candele, le quali in quei
tre giorni formavano il numero di
scllantadue, pari a quello de' men-
tovati discepoli, mentre nelle quin-
dici poste sul candelliere, o triango-
lo, si dinotano i dodici Apostoli, le
due Marie, e la b. Vergine.
L'Ordine romano antico prescrive
la cerimonia, colla quale ogni matti-
na si benediceva ne'suddetti tre gior-
ni il fuoco nuovo per accendere i
lumi della chiesa (come si fa oggi
nel Siibbato santo, nelle tre candele
poste suWarundine, chiamato ancora
ùùinguhun j pertica ^ o camia , e
triceìco)j mediante una candeletta
accesa col nuovo fuoco benedetto,
col canto del Lumen Cliristi, Dipoi
con una delle Candele àcWarunditie
si accende il cereo pasquale^ deno-
tando, che sebbene tutte le persone
della ss. Trinità concorsero alla re-
surrezione di Cristo, nondimeno il
Veibo vi concorse in particolare,
unendo di nuovo l'anima al corpo.
Riferisce il Cardinal Gaetaui, nel-
l'Ordine a pag. 272, che l'ultimo
de' Cardinali preti faceva la benedi-
zione del fuoco nella cappella Pa-
pale, e Tidtiaio de' Cardinali dia?
CAN
coni accendeva il lAunen Christì^
cioè le tre Candele, eil il cereo
pasquale.
Il lìorgia, de Cruce Velilcmay
p. CGXLVII, descrive alcune croci
di cercV benedetta, portate dal clero
di Velletri nell'ulluno giorno delle
rogazioni, nella composizione delle
quali croci entrano le reliquie delle
tre candele , clic si accendono la
mattina del sabbaio santo. Egli ri-
porta, che la plebe suppone essere
in esse indicate le tre Marie, o, a
meglio dire, le due Marie e Salome,
mentre nelle tre candele viene raf-
figurato r ineffabile mistero della
ss. Trinità. Certo è, che la cera di
queste candele, o Lumen Cìirislij
è in venerazione presso i cristiani.
J^. Nicol. Ragneus, de more Cerewn
bisulcumj veL trisulcum inanu inter
henedicendum gestandij in Dissert.
prcelim., ad acta i5 junii Bollandi
63, e Marlene, de v eteri Eccl. di-
sciplina, p. 442-
11 portare nelle esequie de'defunti
le Candele accese, è tradizione an-
tica ed apostolica , per significare
l'immortahlà dell'anima. Infatti, ne-
gli atti del glorioso martire s. Ci-
priano, cui fu mozzata la testa nel
258, si dice: inde cum cercis, et
scolaribus in area cuiusdam Can-
didi procuratoris magno triumpho
scpultus est Molti altri luoghi dei
ss. Padri fanno menzione di questa
cerimonia. Il concilio di Elvira del-
l'anno 3x3, nel canone 34) proibì,
che non s' inquietassero le anime
dei defunti colle candele accese po-
ste sui sepolcri. Egli però intende
dire dell' usanza superstiziosa con-
forme al rito de'gentili, soliti accen-
dere candele sopra i sepolcri, secon-
do riferisce Svetonio, in Tib. e. 98,
per chiamarli e sollecitarli , come
eglino stoltamente dicevano, o vera-
CAN
mente, come dichiara Ferdinando
Mendoza le parole del concilio: in-
fjuictaiuli cnini sanctorum spirilus
non sunt. Fu sentimento di que' pa-
dri proibire a' fedeli, di accendere
candele ne' cimiterii, ne' quali ripo-
savano i corpi de' ss. martiri, acciocché
ì gentili venendone in cognizione per
que' lumi accesi , non suscitassero
qualche nuova persecuzione contro
i cristiani. Cosi ancora il concilio di
Trento ha per altre cagioni vietato
il rito superstizioso del numeiK) de-
terminato delle candele , come os-
serva il citato Sarnelli tomo I ,
pag. i36 delle Lettere Ecclesiasti-
dwj permettendo la Chiesa, che se
ne accendano per la commemora-
zione dei defunti.
L'antico Statuto del Clero Ro-
manoj ristampato nel lySS, a pag.
73, riporta il numero delle cande-
le, torcie o cerei, che si debbono
usare nelle esequie (J^edi) secondo
il grado dei defunti; ed all'articolo
Arciconfraternite { Vedi ) si parla
delle oblazioni, e distribuzioni delle
candele , che ad esse si fanno nelle
associazioni dei cadaven [Vedi).
Anticamente, e massime nello sta-
to Pontificio, le torcie di cera iab-
bricavansi tìagli speziali , e ' negli
statuti manoscritti di Viterbo del-
l'anno I25i, p. i34, si dispone:
>j jVullus speciarius, vel ejus disci-
« pulus, seu alius alter, qui labo-
»j raret de cera, vel faceret dupple-
» rios cerae, miltat ultra unam, et
« dimidiam unciam de papiro " .
Questo loro spaccio durò privativa-
mente sino al i565, in cui un cer-
to Clemente di s. Vito introdusse
le torcie a vento con mistura di pe-
ce, e ne ottenne la privativa da s.
Pio V. Ma poi questo Pontefice ,
ad istanza degli speziali, che dimo-
sU-arouo essere nell'antico possesso
CAN 2o3
di fobbricarle di sola cera, senza
mistura per maggior durata, e per
impedire il cattivo odore, che ca-
gionavano, massime nelle chiese, le
torcie a vento di fresco introdotte,
lo rivocò con un altro molo pro-
prio. V. Statata aromal. ^ Romae
1693, p. 61 e 65.
All' articolo Cappelle Pontificie
e Cardinalizie si dirà di qual co-
lore sono le candele, e le torcie,
che si adoperano nell' esequie del
Sommo Pontefice, e de' Cardinali,
cioè se di cera bianca o gialla ; ma
la dispensa, che si fa, è di cera bian-
ca. In vigore delle bolle di Pio IV,
e Gregorio XV, nelle esequie noven-
diali pei Papi, se alcun giorno di
esse cade nella festa di Natale ,
Pasqua, Pentecoste, e altre più so-
lenni, si devono tralasciare, e il va-
lore della cera, che dovrebbesi dis-
tribuire, va dispensato a' poveri.
Per riportar alcun aneddoto riguar-
dante i ceri nelle esequie Pontificie, si
sa che il corpo di Clemente V,' il
primo Pontefice residente in Avigno-
ne, e morto nel 1 3 1 4 j fu abbru-
stolito da una torcia, che gli cadde
addosso. Nella fanciullezza di Ales-
sandro VII, creato nel iG55, si di-
sperò tanto della sua vita, che com-
perossi la cera pel funerale. Morto
Clemente XI, nel 1721, l'arcive-
scovo di Burges gli celebrò per due
giorni solenni esequie , ed avendo
fatto rigorosamente pesare i ceiei e
le torcie, prima di accenderli , con
meraviglia si ritrovarono dello ^esso
peso, dopo aver arso per due gior-
ni, per cui ne fu fatto formale e-
same, ed istromento, che venne spe-
dito a Roma. Tanto riporta Lafi-
leau , autore contemjwraneo della
sua vita, presso il Novaes tom. XI f.
Delle Candele, che miracolosamen-
te arsero senza mai consumarsi j
ao4 GAN
molli sono gli esempii; però ci li-
inittTL'tno di riportare i più certi,
ed i più couosciuli. IViiiia die, nel
1791, si demolisse in Arras la cap-
pella della santa Candela, si conser-
vava (juelia data dalla b. Verdine,
a' 27 maggio iio5, nella ciitlcdrale
al vescovo Lamberto, mentre la cit-
tà era estremamente desolata- pel
morlx), che dal 1080 al i i4oj al-
flisse r umanità, denominato deìJìiO'
co ardente, dappoiché gl'individui,
i quah ne erano attaccati, venivano
consumati come da un fuoco, senza
che vi si potesse rimediare. Il pio
vescovo, secondo il comando della
ss. Vergine, fece colare alcune goc-
cie della Candela nell'acqua bene-
delta, e pronta fu la guarigione di
quelli, che ne be veliero , cessando
quindi interamente il morbo mici-
diale. 11 perchè fu costruita apposita-
mente una magnifica piramide per
custodirvi la santa Candela, e sotto
questa invocazione fu anche istituita
una confraternita. V. Menochio ,
tomo 111. p. 63o, che ne fa la de-
scrizione, Macri nel Hierolexicon,
e Cancellieri nelle sue Campane^ e
Campanili p. 1 42, che dà il nove-
ro degli autori, i quali hanno trat-
tato di si prodigiosa Candela. Un
simile miracolo viene riferito da
Pietro Cluniacense, dicendo, che nel-
la basilica di s. Maria Maggiore di
Roina solevano alcuni divoti portare
nella vigilia dell' Assunta alcune can-
dele per accenderle nel giorno se-
guente avanti la immagine della b.
Vergine, la quale vuoisi dipinta da
s. Luca. Esse dopo la messa si trova-
rono dello stesso peso di prima ,
prodigio che durò per lo spazio di
cento anni, cioè sino all'anno 1200,
come alTerma il Piazza nel suo San-
liiai io Romano delle Stazioni p. 176.
Questo medesimo autore nelle Opc-
CAN
re pie di Roma, e. 11, p. 875, trat-
tando deir immagine del ss. Salva-
tore a Sanata Sanetorum (Vedi\ e
della processione, fatta colla mede-
sima (ino a s. Pio V, dice, che tale
era la divozione del popolo romano
per essa, che a gara tutti portava-
no candele per essere accese avanti
tale» immagine , molte delle quali
non si consumavano, e altie cresce-
vano di peso. Non solo il Maran-
goni, deW Oratorio di Sanata San-
etorum a pag. 127, conferma il
prodigio, che le torcie e le candele,
le quali si ponevano avanti la det-
ta immagine, non si consumavano,
ed altre crescevano in peso, ma a
pag. 285, aggiunge, che si dipinge
r immagine del ss. Salvatore del
menzionato Santuario, nel mezzo a
due, o più candellieri con cerei ar-
denti, appunto per memoria del
miracolo tante volte rinnovato.
E quasi incredibile la immensa
spesa, che i cristiani con infinito
piacere facevano de' luminari ad uso
della Chiesa, e della cristianità, dal
secolo IV in poi. Nei principii del
VI, quando il Pontefice s. Giovanni I
si recò in Costantinopoli, fu ricevu-
to con sommo onore , essendo in
distanza di dodici miglia incontrato
da tutto quel numerosissimo popo-
lo con cerei accesi , e poi dall' im-
peratore Giustino. E quando, a' 17
gennaio 1377, Gregorio XI entrò
in Roma reduce da Avignone, per
restituirvi la residenza Pontificia,
fra gli applausi giunse alla basilica
di s. Pietro, ov' era aspettato nella
sera con tante torcie, oltre la illumi-
nazione delle lampade, le quali mon-
tavano a più di ottomila. E a no-
tarsi, che per l'assenza de' Papi, Ro-
ma era allora popolata soltanto da
circa diecisettemila individui. Delle
torcie accese per festeggiare la eie-
CAN
zione dei Papi, e il loro ingresso in
Roma, tratta il Cancellieri, ne' Po 9-
sessi. Essendo stata donala da Tom-
maso Paleologo, despota del Pelo-
ponneso, a Pio II la testa di s. An-
drea apostolo, questo Papa si recò
processionalmente a riceverla, a* 23
aprile 1462, a Ponte Molle, con
tutti i Cardinali , vescovi , prelati ,
uffiziali, e popolo di Roma, con
palme e trentamila torcie , e can-
delotti accesi in mano, cantando pre-
ci, e portandole in s. Pietro. P^.
Processioni.
Abbiamo dal Macri, che antica-
mente si portavano avanti l'impera-
tore di Costantinopoli, quando in
alcune solennità si recava in Chie-
sa, due cerei accesi, e chi avea tale
uffizio era detto lampadaiius, il che
alludeva al detto di Cristo; '» Sic
» Iucca t lux vestra coram homini-
» bus, ut videant opera vestra bo-
w na '\ essendo il principe quasi
lume collocato sul candelliere. Per
lo stesso effètto anche avanti quel
patriarca, e all'imperatrice si por-
tava un lume solo, il quale uso fu
osservato eziandio dagli altri pa-
triarchi, secondo Balsamone, che pur
aggiunge essere stato concesso sif-
fatto privilegio air arcivescovo di
Cipro, a quello della Bulgaria, e ad
alcuni altri metropolitani, però nella
sola diocesi, mentre che a' patriarchi
era permesso il portare il cereo acceso
da per tutto; il che poi abusiva-
mente fu praticato dai vescovi greci
nelle loro chiese. Questo privilegio
fu proprio anche dell'arcivescovo di
Tours, il quale uscendo dal sacrario
per andare processionalmente a ce-
lebrare la messa solenne , veniva
preceduto dal canonico tesoriere
colla candela accesa.
Nella chiesa greca era segno di
degradazione il togliere al vescovo
CAN 2ofJ
il cereo acceso da cui el'a preceilu-
to, come racconta Pachimcrio della
deposizione di Arsenio patriarca di
Costantinopoli , anzi minacciandosi
nell'Apocalisse la deposizione del pre-
lato di Efeso, si dice: Movebo can-
delahrum de loco suo j cap. 1 1 , e
così molti autori opinano, che i set-
te candellieri, de' quali si fa menzio-
ne nell'ApocaUsse, significhino le sette
chiese cattedrali dell'Asia, fondate
dall'apostolo s. Giovanni.
Dell'uso della bugia con candela
accesa pe' vescovi, ed altri, e perchè il
Papa usi la candela senza la bugia, si
tratta a questo articolo. In alcune chie-
se della Francia si chiamano Fesiiini
septem candelabrorum , le feste di
prima classe, come anche quinque
candelabrorum quelle della seconda
classie, perchè, conforme alle solenni-
tà, precede al celebrante, che canta
la messa, maggiore o minor numero
di Candele.
Fino da s. Melchiade, nel Pontifica-
to del quale Costantino diede pace alla
Chiesa, si ordinò, che nel celebrare la
messa, almeno vi fossero sull'altare
due candellieri con candele accese,
simboleggianti il popolo cristiano, e
il popolo ebreo, illuminati colla ve-
nuta di Gesù Cristo. Onorio III
castigò poi un sacerdote , che cele-
brò senza lume, col privarlo del sa-
cerdozio, e del benefizio, locchè di-
mostra la gravità della colpa. Vero
è, che in caso di necessità, par-
ticolarmente riguardo ai missiona-
rii, insegnano alcuni dottori bastare
un solo lume. Azor, lib. X, cap. 28,
concede pure, quando non vi siano
candele di cera, quelle di sevo , ciò
che condanna il Suarez, permet-
tendo in caso di necessità il solo-
lume d'olio.
Quando celebrano solennemente i
vescovi, si pongono sull'altare sette
so6 CAN
candele, simbolo dei scile doni dello
Spirito santo , de' quali dev' esser
ornato il vescovo; per la qiial cosa
un tal numero di Candele, con de-
creti della sa{^. cougr. de* Riti , dei
29 gennaio 1628, e de' 27 settem-
bre 1(359, fu proibito agli abbati
mitrati. Quando fa Pontificale il Pa-
pa, non solo si pongono sette can-
dele sull'altare, dipinte, od ornate di
talco, e carte colorate, come sono
quelle de' sette candellieri sostenute
da altrettanti accoliti, ma otto tor-
cìc con eguali ornamenti vengono
sostenute dai prelati accoliti votanti
di segnatura, all'elevazione e comu-
nione, y. Jo. Sarthorius, De cc-
reis ad s. Eucluiristiam adìiibilis.
Il prevosto Gori, fra le opere pro-
messe nel suo Prodromo II e-
riuUtis faiUorihus saeculi frugife-
ri ^ Floren. i749> ha quella de
ritu adtollcndi faccs in sacris ec-
clesiarum mysteriis. V. Annali let-
ter. d' Italia^ tom. II , 479* An-
ticamente colle dette torcie si ac-
compagnava r Ostia sacrosanta dal-
l'altare al trono Pontificio , come
fu fatto nella chiesa di s. Petronio
in Bologna, nella messa cantata da
Leone X, nel 1 5 1 5, coli' assistenza
di Francesco I , re di Francia. F.
Acta caereni. p. IT, p. 94 di Paride
de Grassis , e l' articolo Cappelle
Pontificie.
Finalmente quando si pubblicava
nel giovedì santo la bolla in Ccena
Domini j il Papa dalla loggia prin-
cipale della basilica vaticana, scaglia-
va sulla piazza una candela accesa di
cei^a gialla. Anticamente, come ri-
porta il Gattico, mentre si leggeva-
no le scomuniche, non solo il Pon-
tefice teneva una candela gialla in
mano, ma di egual cera, ed accese
Je tenevano eziandio i Cardinali e i
prelati, suonan^losi le campane alla
CAN
rinfusa , e dicendo mentre le getta*
vano in terra : *» Prrediclos oinnes
» excommunicamus ... Et hic (|ii.Tri
» posset, quare sic cjindela acccnsa
M exlinguitur, et rcspoiidctur, quod
» sicut, quum candela accensa [)roji-
« ci tur, exlinguitur, sic per excom-
M municationem ab ecclesia ejicitur
" Spiritus sancii gratia, quoe signi-
" fica tur per liicem, qua) ab eo re*
>» movetur. /^. Scomuniche.
CANDELLIERE (Cande labrum).
Arnese, dove si collocano le can-
dele. Il Candelliere col lume ac-
ceso , fu chiamato Ceroferariuni :
illis vero cerofcraria dcporlanli'
bus, atquc corusco luminc dìcnt
augentibus. V. Acta s. Scbastia^
ìli inartyris , che ricevette la co-
rona del martirio 1' anno 288. Per-
ciò i portatori de' Candellieri furono
chiamati ceroferarii^ o accoliti (f^edi).
Altri poi hanno voluto spiegare la
voce ceroferarius 3 non per accolito,
ma per Candelliere, che sostiene la
cera. 11 Candelliere fu anche detto
cero slata y dalla voce greca, che si-
gnifica uno stromento atto a soste-
nere qualche candela di cera. Dice
Anastasio Bibliotecario, supra ce-
rostata, etc. , e nella vita di Vi-
gilio Papa del 54» , racconta, che
Belisario offri al beato Pietro due
Candellieri maggiori d'argento indo-
rati. Polycandcluni ^ e pò ly ceri uni ^
parola greco-latina, fu poi chiamato
il Candelliere, che sostiene molte can-
dele. F. Macri in Hierolexicon alla
voce Cerostata.
I Candelabri vennero appellati da-
gli antichi talvolta Lychnuchi , no-
me, che davasi ad una specie di pie-
de, sul quale si collocavano le lam-
pade (Fedi), o le lucerne destitiate
a rischiarare camere, templi, o altri
cdificii pubblici, o privati, massime
allorquando non volevansi sospende-
CAN
re alle so/lltte , o alle volte , nù si-
tuarli sopra una tavola. I candela-
bri alcuna volta si destinarono per
una sola lucerna, e talora anche per
molte , nel qual caso alla parte su-
periore del fusto si sostituivano di-
verse braccia, che servivano per at-
taccarvi, o sovrapporvi le lucerne. I
candelabri per una sola lucerna si
componevano di tre parti: il fusto,
che si alzava al di sopra del piedi-
stallo collocato per lo piìi su tre
zampe di leone, o di altro animale;
il vaso, che sormontava il fusto, e
che terminava in un piatto, o in un
piano, sul quale si poneva la lucer-
na, cosicché i candelabri erano com-
posti di parti distinte, cioè il piedi-
stallo, il fusto, e l'estremità a guisa
di tazza, o di vaso , come presso a
poco sono oggidì i Candellieri usati
nelle chiese, de' quali solo intendia-
mo parlare in questo articolo. De-
rivarono essi nella forma e nell'uso
dai candelabri, i quali per altro riu-
scirono varii , secondo i tempi e i
luoghi, come si veggono negli antichi
monumenti , e particolarmente nel
museo vaticano, nel Borbonico di Na-
poli , in quei di Parigi , ed al-
trove.
Vi furono candelabri di bronzo,
di ferro, d' oro, e di marmo, e con
variati, e ricchi ornamenti, con gem-
me preziose, particolarmente i can-
delabri, che si adoperavano ne' tem-
pli. Candelabro, o Candellierc del
tempio fu quello collocato da Mosè
nel taliernacolo. Esso era d' oro del
peso d'un talento, ed avea sette brac-
cia semicircolari , ciascuno dei quali
all'estremità portava una lampada.
Serviva ad illuminare il santuario
dalla sera alla mattina. Salomone
ne fece fare dieci simili , e ne pose
nel santuario quattro a mezzodì , e
quattro a settentrione» Quando JNa-
CAN 207
bucodonosor prese Gerusalemme, i
candelabri furono trasportati nell'As-
siria. Tito medesimo fece in detta
città bottino di candelabri, come si
vede in Roma nel suo arco trion-
fale marmoreo, ove viene effigiato
quello del tabernacolo. Parlando
il Sarnelli , tomo X lettera LXI,
Del Candelliere d'oro con sette
lucerne d'oro^ che di notte arde-
vano nel tabernacolo , e del lume
perpetuo, fra le altre simboliche spie-
gazioni, riporta le seguenti : « Che
il tabernacolo era figura del mon-
do, e il Candelliere della sfera cele-
ste co'sette pianeti, e il Sancta San^
ctorum , o santuario , raffigurava il
cielo empireo : che il lume acceso
significava principalmente la venera-
zione dovuta al luogo sacro, che al
Candelliere di Mosò corrispondono
nelle chiese de' cristiani i Candellieri,
non che i lumi e le lampade accese
avanti l'augustissimo Sacramento,
eh' è il santo dei santi. Aggiungiamo
col Bergier, che il Candelliere, in sen-
so misterioso, a norma de'scnti menti
evangelici, denota Gesù Cristo, o la
sua Chiesa la quale porta la luce
della celeste dottrina , che si sparge
dal tempio, singolare abitazione della
divina maestà. Nell'Apocalisse i Can-
dellieri significano i vescovi , mentre
al capo ?-, v. 5, dice Dio al vesco-
vo di Efeso , che moverà il cande-
labro di lui dal suo luogo , se non
farà penitenza , cioè che lo priverà
della sua sede episcopale. Inoltre nel-
la stessa Apocalisse, capo XT, v. 4>
sono appellati col nome di Candel-
lieri , i due profeti , che manderà a
predicare la sua dottrina.
I Candellieri , che usiamo nelle
chiese, sono d'oro, o d'argento, di
metallo, di ottone, di legno, ec. di-
pinti, indorati, e inargentati, ricchi
con gemme , con superbe cesellata*
2o8 CAN
re, e vdìùì nelle formo e negli or-
namenti. Anticamenle solevano i
cristiani esprimere ai quattro piedi
de' Candellicri, i quattro animali ve-
diili dal profela Iv/.ediieic, ne' quali
sono significati gli evangelisti. Pre-
scrive la rubrica, che almeno nelle
messe basse due Candellieri colle lo-
ro candele sieno sugli altari , col-
la croce nel mezzo . Quest' uso, e
questo rito rimonta a' tempi aposto-
lici, come abbiamo dal Lambertini,
del sacrificio della Messa , parte
IV t. II sez. V. Però nelle messe
più solenni si devono porre sei Can-
dellieri sugli altari , e ciò si racco-
glie dalla triplice incensazione, che
si deve fare parte per parte dell'al-
tare , come prescrive il messale ro-
mano. Quattro poi si sogliono usa-
re nelle meno solenni, ed anche più
di sei se ne possono porre sull' al-
tare, e nel r esposi /ione del ss. Sa-
cramento, in cui i lumi non devono
essere meno di venti , come si può
vedere in Gavanto Ruh. Miss. p.
I tit. XX lit. X. Si collocano inol-
tre tra i Candellieri i reliquiarii col-
le reliquie, e de' vasi con fiori finti,
o freschi. Dopo la messa del giove-
dì santo, sino al sabbato santo , ec-
cettuato r altare maggiore , i Can-
dellieri si rovesciano , o si tolgono
dagli altri altari , per significare il
lutto della Chiesa. E siccome l'al-
tare è simbolo di Gesù Cristo, nel-
lo spogliamento di esso viene rap-
presentata la nudità del Redentore
Crocifisso.
Quando il vescovo celebra la messa
solennemente, usa, come si disse, sette
Candellieri sull'altare, ma trattando il
citato Sarnelli tomo VI, let. XLI,
se V apposizione del settimo Candel-
liere, quando celebra il vescovo j si
intenda anche ne' vcsperi^ e nelle
laudi, coir autorità di diversi auto-
CAN
ri, spiega il dubbio, e dice, che si
deve intendere nella sola messa ,
giaccìiè il Cerimoniale de' \'cscn\>i
lib. I cap. igj de nrnafu ccclesiac ,
parlando de' sette Candellieri , non
distingue se debbano adoperarsi nel-
la sola messa Ponlificale, o in altri
divini uffizi i Pontificali. Il Bauldry
dichiara ciò chiaramente, de ornatiù
ccclesiae p. 5 e. 12 n. 17, dicen-
do, »> celebrante vero episcopo inis-
» sam tantum , et non alia officia ,
» candelabra septem super altare po-
" nuntur, non tamen in missis de-
» functorum. " f^. Luca Fanciulli,
Di alcuni riti della cattedrale di
Osimo , Roma 180^, dell'uso di
accendere sette doppieri y o sicno
toreie al vangelo nel Pontificale del
vescovo, p. 52.
Il Papa , come si dirà , adopei'a
alla messa solenile sette Candellieri,
e ne' vesperi Pontificali ne usa sol-
tanto sei. I sette Candellieri poi ado-
perati dai vescovi alludono ai sette
Candellieri d'oro, fra' quali vide san
Giovanni nell'Apocalisse un perso-
naggio rispettabile, maestoso e ter-
ribile, cioè Gesù Cristo stesso, e non
solo dinotano, come si disse altrove,
che il vescovo deve essere ornato
coi sette doni dello Spirito Santo ,
ma anche, come si esprime Duran-
do , t. IV e. 6 n. 5, quia gratia.
septiformi tota illuminatur ecclesia.
Quando il Sommo Pontefice can-
ta la messa, oltre i sette Candellieri
sopra l'altare, ci sono sette accoliti,
prelati votanti di segnatura , con
sette Candellieri di argento dorato.
Que' Candellicri si portano anche
quando il diacono latino canta l' e-
vangelo, mentre il diacono greco è
accompagnato da soli due. Anche in
Costantinopoli si cantavano, come
nel Pontificale celebrato dal Papa , l'e-
pistola , e il vangelo in latiuo e in
CAN
greco , per rappresentare 1* unione
delle due Chiese. Ma per riconosce-
re la superiorità ed il primato del-
la latina sulla greca, si leggeva in
questa lingua prima l'epistola' e il
vangelo in latino, come nel detto
Pontificale si fa, dove per significa-
re il medesimo primato, si portano
dagli accoliti tutti i sette Candellie-
ri per cantare il vangelo latino, a
differenza del greco, per cui ne re-
stano soli due. Il rito poi della
Chiesa Romana, adottato ancora
dalle altre chiese, di adoperare set-
te Candellieri nella messa Pontifica-
le, credesi originato da questo, che
i setti accoliti di quel rione di Ro-
ma, dove anticamente il Papa an-
dava a celebrare, lo precedevano con
sette Candellieri con candele accese,
fino all'altare, pel numero de' sette
rioni ecclesiastici, ne' quali, come av-
verte il Mabillon, era allora divisa
la città. V, Cencius in Ordine XII
p. i68, Caietanus, in Ordine XIV
p. 327, Amelius in Ordine XV p.
453, Gregorius in t. II de Liturg.
Rom. Ponlif. in Diss, de Hierarchia
S. R. Ecct. de Acolythis , p. 74-
La descrizione poi de' Candellieri di
superbo lavoro, che si pongono sul-
l'altare della basilica vaticana, quan-
do il Papa vi fa Pontificale, si leg-
ge in Cancellieri, Descrizione dei
tre Pontificali^ e della sagra sup-
pellettile in essi adoperata, Roma
18 14. E noi ne daremo un cenno
all'articolo Cappelle Pontificie, de-
scrivendo l'apparato della basihca
vaticana per la festa dei ss. Pietro
e Paolo.
Il Pontefice Adriano I del 772,
magnifico colle chiese , e particolar-
mente colla basilica vaticana , nel
presbiterio di essa fece porre un
faro di argento, o Candelliere in for-
ma di croce, detto Colycandelum ^
VOL. VII.
CAN 209
nel quale si mettevano senza confu-
sione mille trecento settanta cande-
le, come dice il predetto Cancellieri
nel tom. III de Secrelariis p. 1 449>
ed ordinò che fossero accese, avanti la
confessione, o sepolcro degli Aposto-
li, in quattro giorni deiranno, cioè
nei giorni di Natale, di Pasqua, dei
ss. Pietro e Paolo, ne' quali il Pa-
pa vi celebra solennemente, ed in
quello dell' anniversario della coro-
nazione del Pontefice, come riporta
Anastasio Bibliotecario, in Fita Ha-
driani /, m. I, p. 25o. Viene an-
che nominato un altro gran Can-
delliere, o Candelabro, che reggeva
tanti lumi, quanti sono i giorni del-
l'anno, nella stessa chiesa di s. Pie*
tro, oltre le centocinquanta lampa-
de, che ardevano continuamente in
essa, come si ha dal Bollando, Jun.
t. VII, p. 4^» e le duecentocinquanta,
che si accendevano in occasione delle
stazioni, in t. II, Mus. Ital. p. 191,
e t. Ili de Secretariis p. 1419. Il
Baronio dice, che Capitulala chia-
mossi un lampadario con molti ca-
pi di Candelliere; e s. Agostino, nel-
r epistola i65, tra i vasi pel servi-
zio della chiesa, nomina Capitala-
tam, et lucernani argenteam.
Sebbene ci proponemmo dire sol-
tanto dei Candellieri, come arredi
sagri (Vedi), pure non ci sembra
inutile aggiungere, che il celebre
meccanico vicentino Gio. Giorgio
Capobianco formò un orologio en-
tro un candelliere d' argento, orolo-
gio, che venne da lui donato al
Cardinal Matteo Schiner nel i5ii.
Nel battere le ore, accendeva esso
in un medesimo tratto la candela
sovrappostavi, come si legge nel Mar-
zari, Storia di Vicenza, p. 189. Il
Dizionario poi delle Origini ci ri-
porta la descrizione dei candellieri
meccanici, ed economici inventati a
>4
2 IO CAN
Parigi nel 1806, il cui oggetto prin-
cipale è quello di consumare inte-
ramente le cjmdeie, e di smocco-
larle a tempo debito in proj>or7Ìo-
ne della lunghezza dello stoppino
carlx)nizzato, tagliato da alcuni smoc-
colatoi, che scocca una molla con
mirabilo rapidità , nascondendo la
parte carbonizzata, senz-a che n' esca
fumo, od odore. Altro candelliere
meccanico ed economico è stato in-
ventato, nel 18 12, a Parigi, per
mezzo del quale si possono appli-
care stoppini mobili alle candele di
qualunque genere, e di ogni ma-
teria.
candì A, Isola. Questa è l'antica
Creta, isola dell'Arcipelago al sud-ovest
delle altre, e famosa sino dai tempi
più remoti, il cui bacino setten-
trionale , frapposto al mare Carpa-
zio, ed al mare Mirtoo, si disse ma-
re eretico. Si chiamò anche Cureti, e
sotto il nome di Dactyli sono co-
nosciuti i suoi priraarii abitatori.
Omero la disse Creta delle cento
città, che i geografi non seppero
enumerare, ma le più celebri furo-
no Gtiossus, Gortiìia, e Lictusy nel-
r interno dell' isola , e le marittime
Cydonia, Rhilynma, Lissus, Cyteurrij
Minoa-PortuSj Matiunij e Camara.
L'attuai capitale dell' isola Candia
( Vedi ) si vuole che sia edificata
sull'area di Matium. Fu Creta re-
gno floridissimo della Grecia , con-
tandosi fra' suoi dominatori Asterio,
marito della rapita Europa, e pa-
dre di Minosse e Radamanto, che
tanta lode si acquistarono nell'eser-
cizio della giustizia. Un altro re
Minosse fu marito di Pasifae, e pa-
dre di Androgeo e di Arianna, nomi
famosi nella mitologia. I frombolieri
cretesi figurarono in tutte le guerre
de' greci ; 1* architettura vi fu in
somma riputazione, e Dedalo vi
CAN
formò il tanto decantalo laberinlo,
celebre presso gli antichi poeti, che
dovette pareggiare, secondo Strabo-
ne, quello di Egitto. Tra monti di
quest' isola trovasi l' Ido, e il Dit-
teo, e tra i fiumi il Lete.
Dopo il primo regno cretese, di
cui oscura è la tradizione, si eresse
r isola in repubblica, mantenendosi
prosperosa, finché i romani la con-
quistarono per mezzo di Q. Cecilio
Metello, luogotenente di Pompeo.
Passata quindi dagf imperatori di
occidente al dominio di quelli di
oriente, neir823, cadde in potere
de' saraceni di Spagna. Inutili furo-
no gli sforzi di Michele il Balbo
per riprenderla, e siccome i sara-
ceni chiamarono Kandak il luogo
ov* erano trincierati, così ebbe il
nome di Candia la nuova città, cui
fabbricarono, nome che passò ancora
a tutta r isola. Niceforo Foca, gene-
rale delle armi bizantine, poi im-
peratore, la riprese nel 961; ma
dopo che i crociati francesi , e ve-
neziani presero Costantinopoli, Bal-
dovino I, imperatore latino, diede
r isola di Candia per feudo a Boni-
facio marchese di Monferrato, il
quale, col trattato 12 agosto 1204,
fatto col doge Enrico Dandolo, la
vendette ai veneziani. Da quell'epo-
ca se ne mantennero essi padroni,
avendo in diverse circostanze fatti
fortificare alcuni porti. I candiotti a
malincuore soffrirono per lunga età
il nuovo padrone; quindi sedizioni
frequenti, ma sempre represse, co-
munque fino dopo centocinquant' an-
ni nelle gare fra Venezia e Genova,
parteggiassero i candiotti per que-
st'ultima. Tuttavolta la veneta ac-
cortezza giunse sempre a sventare
ogni mira. Benemerito ne fu il Pon-
tefice Urbano V, residente in Avi-
gnone, che, nel 1 364 , appunto per
CAN
le sue paterne sollecitudini , impedì
la funesta guerra, la quale si te-
meva fra i veneziani, ed i genovesi,
essendo stimolati questi ultimi dai
candiotti a voler occupare Candia.
Un nemico però assai più poten-
te, ostinato e feroce agognava a
questo interessante conquisto, e fu
verso la metà del secolo XVII, che
i turchi divisarono effettuare per
sorpresa il nero concepimento. Per-
tanto, fingendo eglino, nel i645, '
di voler assediare Malta per vendi-
carsi della preda fatta nell' anno
precedente di una sultana , e di un
principe ottomano, dai cavalieri ge-
rosolimitani , tutto ad un tratto
si scagliarono sopra Candia; ma con
pari impeto vennero respinti, e, per-
duto il fiore delle truppe, abban-
donarono l'assalto, e si contentarono
di un lungo blocco. Accorse subito
in soccorso dei veneti Papa Inno-
cenzo X con alcune galere Pontifi-
cie, e con altre procurate dai prin-
cipi cristiani, nominandone generale
il principe Ludovisi, marito di sua
nipote, ed il successore Alessandro
VII non mancò di porgere aiuto
contro il comune nemico. Superò
ambedue Papa Clemente IX, eletto
nel 1667, tanto coli' assegnare per
questa guerra le rendite de' tre Or-
dini che estinse, quanto per solle-
citare le corone cattoliche a concor-
rere alla salvezza di Candia con trup-
pe e danaro. In fatti Luigi XIV
v' inviò parte delle sue navi per
combattere il nemico del nome cri-
stiano, in difesa della fede, e dei
veneziani. Ma sebbene l' isola fosse
difesa con valore nell'assedio di tre
anni, nel quale morirono sette pa-
scià, ottanta vtffiziali, diecimila gian-
nizzeri, senza mentovare altre trup-
pe, non potendo più resistere alla
lórza di quarantamila turchi, fu
CAN 211
costretta ad arrendersi 1* isola con
onorevoli condizioni, a' 16 settembre
1669, restando a' veneziani la sola
gloria di essersi sostenuti da prodi
per circa venticinque anni. Giunta
però a Roma la notizia della per-
dita di Candia, Clemente IX, che
si trovava gravemente infermo, ne
concepì si gran pena, che in breve
tempo perdette la vita.
Conquistata da' turchi Candia, do-
po avervi sagrificato per superarla
più di cinquantamila uomini, vi fu
preposto un pascià a tre code per go-
veinarla, che stabi h la sua residenza
nella città di Candia, avendo subor-
dinati i pascià di Canea, e di Te-
timo. Quindi nella commozione, che
scosse nel 1821 da un capo all'al-
tro la Grecia, non potevano esserne
indifferenti i candiotti, specialmente
i montagnardi, e intrepidi sfachiot-
ti ; ma gli animi furono divisi. Quan-
do poi r esercito egizio mosse alla
volta di Morea, l'isola si trovò es-
posta ; ma dopo la famosa battaglia
di Navarino, Mahmoud imperatore
de' turchi, ne concesse il governo a
Mehemed viceré di Egitto , sebbene
ne lo privasse nel i832. Finalmen-
te coir ultima pace , ritornò alla
dipendenza del viceré, al quale ri-
mase sino al 1 7 dicembre 1 84o, in
cui tornò sotto la ubbidienza del
sultano per l'inclinazione mostrata
dagli abitanti di quell' isola di scuo-
tere la dipendenza di Mehemed vice-
re di Egitto, e tornare sotto l'antico
signor loro.
Neil' isola di Candia il cristiane-
simo fu introdotto dal dottore delle
genti s. Paolo apostolo. Un tempo
si enumerarono dodici città vescovili,
sotto la metropolitana di Candia ,
cioè, Milopotamo istituita nel IX se-
colo, trasferita a Pvetimo, Canea fon-
data nel VI secolo, Cysamo nel V,
212 CAN
alla quale nel XII fu unito il ve-
scovato di Hicrapetra eretto nel V
secolo, in cui egualmente erano stati
fondati quelli di Spinalonga , di
Ginosa^ di Lappa, di Eleiithera, e
di Surrita, come nel IX fu istituito
quello di Agrìunij o Axìum, secon-
do Commanville, Histoire de tous
les Evéchés p. 212. Tuttavolta ,
essendo il numero de' tui'chi scarso
nell'isola, e prevalendo quello dei
greci, anche attualmente vi sono
dodici vescovi di rito greco, raccolti
nelle superstiti città. Il Pontefice
JVicolò V, con lettera de' i3 feb-
braio 1 4-52, ordinò a fr. Simone di
Candla , inquisitore nell' Acaja, che
fosse preso un cerio fraticello del-
l'Opinione j dimorante in Atene, il
quale si spacciava per Papa, e nel
1453, a* 2 luglio, mandò l'inquisi-
tore Onofrio di Castel Durante nel-
r isola di Candia, contro l' eresia dei
fraticelli deW Opinione.
Candia poi si gloria di essere la
patria del Pontefice Alessandro V
del 1409? come asseriscono Teodo-
rico Niemo nel lib. 3, cap. 5i. Il
senatore Flaminio Cornaro, nella sua
Creta Sagra ^ p. 358 e seg. , non
volle, che all'isola di Candia si to-
gliesse il pregio di aver dato alla
Chiesa un sovrano Pontefice, stabilen-
do contro il novarese Cotta, che can-
diotto fosse il detto Alessandro V; cioc-
ché pur dimostrano ad evidenza Ti-
raboschi, Stor. Letter. t. VI, par. I,
p. 1 97, e il Sassi nella Cronologia
degli arcivescovi di Milano, p. 386.
CANDIA ( Candien. ). Città ar-
civescovile dell' isola di tal nome ,
e capitale di essa. È fabbricata a
foggia di anfiteatro in fondo alla
baja, che si apre quasi in mezzo
della spiaggia settentrionale dell'isola,
e presenta dal mare un bellissimo
colpo d'occhio: dal Iato terrestre
CAN
alte mura la cingono, e copiose for-
tificazioni; e dal porto si entra in
città per una porta, che la notte
si chiude. Quello antico era assai
rinomato per la sua profondità, po-
sizione, e valide difese, ma essendo
ora interrato, nella isoletta Dia, o
Standia si fermano i bastimenti
mercantili. Si crede, che qui fosse
l'area dell'antica Matium, ed evvi
chi ritiene, che sia 1' antica Canta-
niaj o Cantacum de'norici. Ma do-
po che i saraceni l'ebbero edificata,
prese il nome dai trinceramenti, che
vi fecero per conquistar 1' isola sot-
to r imperatore Michele II, cogno-
minato // Balbo. Nella lunga guer-
ra di Candia , i veneti respinsero
cinquantasei attacchi turchi dalle sue
mura, e dopo la resa , la città
rimase affatto spopolata. Il suo di-
stretto, o sangiacciato, occupa tutta
la parte orientale dell' isola, sino al
capo Salomone.
Il cattolicismo vi fu assai fiorente ;
la sede vescovile vi venne fondata
nel V secolo, ed il vescovo era suf-
fraganeo di Gortyna, antica metro-
poli della provincia , istituita sino
dal primo secolo. Nel Pontificato di
s. Vitaliano, eletto nel 657^, il ve-
scovo Giovanni di Lappa in Candia,
appellò alla S. Sede, dall'ingiusta de-
posizione del suo metropolita Paolo,
il quale dal Papa venne ripreso co-
me violatore de' canoni, e il vesco-
vo fu restituito alla sua chiesa. Di-
venuta poi Candia florida, popo-
losa e commerciante, nel secolo XII,
cioè dopo che, nel 1204, passò al
dominio dei veneziani, vi fu trasfe-
rita la sede arcivescovile di Gortyna,
e quindi vi furono due arcivescovi, di
rito latino e greco, ma poi non vi
rimase che il greco. 1 dodici ve-
scovati sufFraganei della metropoli-
tana di Candia, si nominarono par-
CAN
landò dell'isola. Tuttora esiste la
cattedrale, ed oltre la residenza del-
l'arcivescovo greco, si conta una chie-
sa di questo rito, altra degli arme-
ni, con un convento de' cappuccini.
Di Candia, o Creta, esiste ancora il
titolo arcivescovile in partìbus, clie
oonferisce la santa Sede, insieme a
quello de' vescovati, parimenti in
partibus suoi suffraganei, che sono :
SicchìmOy CaneaLy o Cydonia, Gor-
iina^ Chersoneso o Spìnalonga, Leu-
ca y Retimo , e Mellipotamen seu
Candien, come vuole il Mirco, No-
titia Episcop. Orbis Chrystiani, pag.
i8i. Commanville dice, che Mi-
lipotamo, o Aulopotamus, istituito
nel IX secolo , fu il suo vescovato
trasferito a Relimo.
CANDIBA. Città vescovile della
Licia nella diocesi d'Asia, dipendente
dalla metropoli di Mira, che Plinio
pone nel novero delle più belle
città della provincia. Forse è la
Calinda, fondata nel quinto secolo,
come vuole Commanville, il quale
nelle sedi suiFraganee di Mira non
fa menzione di Candiba.
CANDIDO Ottone, Cardinale.
Ottone Candido, o Bianco, dei mar-
chesi di Monferrato, chiaro per san-
gue e per dottrina, specialmente nel-
le matematiche, da Onorio III, in
settembre del 1227, fu creato Car-
dinal diacono di s. Nicolò in Carce-
re; quindi, nel 1287, venne spedi-
to legato a lalere nella Scozia ed
Inghilterra , ove fu accettato molto
onorevolmente non solo dai prelati ,
ma dai principi, e dallo stesso re
Errico, che volle incontrarlo. Nelle
lettere di sua legazione, il Pontefice
dipinge il carattere di lui, appellan-
dolo « illibatissimo di costumi, ec-
cellente in sapeie, pvu'o, insigne e
schietto consigliere , amico di Dio,
difensore della innocenza, e della e-
CAN 2i3
quità, e ad ogni colpa inimicissimo ".
Composte alcune differenze, ch'era-
no insorte tra gli ottimati inglesi ,
celebrò a Loi;idra un concilio nel
medesimo anno, a cui intervenne lo
stesso re, e nel quale vennero stabiliti
trentun canoni per rimettere in vigore
la disciplina del clero alquanto deca-
duta, e ad invitare i prelati al con-
cilio generale da teneisi a Roma
contro l'imperatore Federico II, che
empiamente si opponeva alla Santa
Sede. Sopì del pari in quel sinodo
l'antica controversia tra gli arcive-
scovi di Yorck, e di Cantorbery
circa la primazia del regno . A
promuovere la spedizione di Terra-
santa, impose una decima ai bene-
fìci i di quel regno. Ritornando poi
in Italia col Cardinal Jacopo di Pe-
coraria, e molti altri vescovi, che
andavano al concilio di Laterano ,
l'imperatore chiamò a sé i legati
ed il resto dei padri , col pretesto
di doversi abboccare con esso loro
per affari d'importanza; ma non
fidandosene quei padii , presero in
quella vece la via del mare. Fede-
rico, essendo venuto in cognizione di
questo fatto, ordinò ad Enzio, suo fi-
gUo naturale, che, allestita una flotta
di pisani e siciliani, facesse prigioni i
legati e strage degli altri. Ciò avven-
ne infatti, ed i due CardinaU furo-
no messi in prigione in Amalfi, e cru-
delmente trattati. Questi due Por-
porati poi uscirono dalla carcere
per assistere al concUive, locchè fu
ad essi conceduto col patto, che
vi ritornassero qualora o l'uno, o
l'altro non fosse rimasto Pontefice .
Senonchè prolungandosi il concla-
ve, il Cardinale Ottone vi ritornò,
perchè non venissero maltrattati gli
altri prigionieri. Dopo due anni di
sofferenza, per le premure dell' im-
perator Balduino, fiu'ono messi in
ii4 CAn
libertà, etl Ottone, lasciato il suo
primo titolo, passò sotto Innocenzo
IV, nel ii44>^^ vescovato di Por-
to. Da ultimo, dopo essere interve-
nuto alla elezione di Celestino ed
Innocenzo IV, cui accompagnò a
Lione per assistei'e al concilio ge-
nei-ale, morì nel iiSi, dopo venti-
quattro anni di Cardinalato, ed eb-
be tomba nella chiesa dei predica-
tori. Questo Porporato scrisse un
libro di astrologia.
CANDIDO Ugo, Cardinale. V,
Bianco.
CANEA (Caneen.). Città vescovile
con titolo in partibus, suffraganea
dell'arcivescovo in partibus di Can-
dia, e situata in quest'isola. E co-
nosciuta anche sotto il nome di Cy-
donia. Essa è fabbricata sulla costa
settentrionale dell'isola, è la terza
città di essa, ed è capoluogo di san-
giacciato, con residenza d' un vesco-
vo greco. Vuoisi, che la sua sede
episcopale sia stata fondata nel sesto
secolo, ovvero verso l'anno ^5o del-
l'era mstiana. Imponenti ne sono
le fortificazioni, tanto pei bastioni
delle mura, che per la vasta fossa,
e per la munita cittadella. Il porto
egualmente è ben difeso, ed ha ec-
cellenti cantieri per costruire vascelli.
I turchi, sotto il regno d' Ibraimo ,
nella prima induzione del i645, la
tolsero a' veneziani, dopo circa due
mesi di assedio.
CANEVANOVA Pietro, Cardi-
nale. V. Giovanni XIV.
CANIANA. Città vescovile d'A-
frica, di cui si fa menzione nella
celebre conferenza di Cartagine del
4ii.
CANICO o RENICO (s.), nacque
in Irlanda nell'anno 527. Nei pri-
mi anni della sua gioventù ebbe a
maestro il santo abbate Doco, nel
paese di Galles, passò indi alla scuola
CAN
di s. Finiano, celcbratissimo per co-
stumi e dottrina. Allevato da questi
pii uomini, riuscì anch' egli fornito
delle virtù più belle, e si rese chia-
ro per tutta quell' isola, a causa
specialmente delle sue fatiche per
la propagazione della pietà. Fondò
quest'abbate il monistero di Achad-
Oho, sede in appresso del vescovo
di Ossoiy, che indi fu trasferita
nella città di Kilkenny, così appel-
lata dal nome del santo. Morì l'an-
no ^99, in età di anni settantadue.
CANISIO o CANINO Egidio da
Viterbo, Cardinale. Egidio Canisio,
secondo alcuni, nacque da onesti ge-
nitori in Canepina, diocesi di Viter-
bo, e secondo altri in Viterbo. Do-
tato di eccellente e vivace spirito ,
professò nel 14B9 la regola di s. A-
gostino, e lesse filosofia e teologia,
segnalandosi assai per la sua pe-
rizia nelle lingue orientali, e per la
sua eloquenza nel pergamo. E di fat-
ti sotto il Pontificato di Alessandro
VI così fu gradita a Roma l'elo-
quenza di lui, che ebbe ordine di
fissarvi il suo soggiorno, aprendosi in
seguito la via a divenire prima vi-
cario generale del suo Ordine, indi
capo di tutta la religione nel i5o8,
e ad essere il compagno di Giulio II
ne' due viaggi da esso fatti a Bolo-
gna. Da quest'ultimo Pontefice fu
spedito nunzio a Venezia ed al re
di Napoli per istringere quelle po-
tenze in lega contro il turcOj e nel
Pontificato poi di Leone X nel i5i5,
fu inviato nunzio in Alemagna al-
l'imperatore Massimiliano alìlne di
indurlo a far la pace co' veneziani.
Mentre si trovava a quella corte ven-
ne sublimato all'onore della porpora
col titolo di s. Matteo in Merulana,
della qual chiesa rinnovò il soffitto.
Insignito già del patriarcato di Co-
stantinopoli, nel i524> fu da Clc^
CAN
mente VII fatto vescovo di Viterbo,
dove lo slesso Pontefice lo accolse
ad una co' cavalieri gerosoloniitani,
fuggiti da Piodi. Dal Papa medesimo
ottenne, a titolo di amministrazione
nel i532, le chiese eziandio di Ca-
stro e di Lanciano, e, secondo il
Ciacconio, quelle pure di Adria e
di Sutri, comunque ciò non si regi-
stri dall' Ughellio. A queste chiese
gli fu aggiunta ancora la protettoria
del suo Ordine ; ma ciò eh* è più,
l'amicizia meglio che la stima egU
godette dei Pontefici Clemente VII
e Leone X. Nel i5i8 sostenne la
legazione nella Spagna a Ciarlo V,
per eccitarlo alla guerra contro il
turco, e nel ritonio da essa passan-
do per Venezia fu incontrato da
quel senato ed accolto con somma
magnificenza. Tutti i letterati di quei
giorni facevano a gara nel lodarlo,
per le molte opere da lui scritte, al-
cune delle quali si conservano tutta-
via inedite nella celebre biblioteca
agostiniana in Roma, ed altre videro
la luce. Nel sacco di Roma perdet-
te la sua biblioteca , di che provò
sj estremo dolore, che ritiratosi a
Padova restò quasi un anno infermo.
Morì questo grand' uomo nel i532,
neir età di sessant' anni , e quindici
di Cardinalato. Fu seppellito nella
chiesa di s. Agostino di Roma.
C A NILLI AC Raimondo, Cardinale.
Raimondo Canilliac, nipote del Car-
dinal Bertrando Deucio per lato di
sorella, nacque secondo alcuni, nel
Gevaudan di Auxerre, secondo altri
poi più probabilmente, nel castello
della rupe di Canilliac di Nimes.
Era dottore in ambe le leggi, cano-
nico regolare di s. Agostino, o me-
glio abbate conchense a Rodez. Di
questa ultima cosa però dubita mol-
to il giudizioso critico Baluzio, il
quale descrivendo le più minute
CAN 21 5
circostanze dei Cardinali, dei quali
ci dà notizia, niente dice del mona-
cato del Cardinal di Canilhac, cui
anzi vuole preposto della chiesa di
Magalona. Dappoi venne consecrato
amvescovo di Tolosa, non di To-
ledo, come scrissero alcimi. Quindi
Benedetto XII lo creò Cardinale pre-
te di s. Croce in Gerusalemme ai 1 7,
ovvero 18 dicembre del i35o, e
nel i36i, da Innocenzo VI fu eletto
alla sede prenestina. Intervenne ai
conclavi d'Innocenzo VI, Urbano
V, e Gregorio XI, nel primo dei
quali ebbe undici voti pel Sommo
Pontificato. Mori in Avignone, nel
1373, dopo 23 anni di Cardinalato,
ed ebbe onorevole tomba a Magav
Iona nella cappella detta di Canil-
hac.
CANNA Reliquia. Bajazetto II
gran signore de' turchi , nel 1 49^>
per mezzo d'un suo ambasciatore,
fece consegnare ad Innocenzo Vili
la Lancia {Vedi), con cui fu trafo»-
rato il lato del Redentore, la spim*-
ga, e la Canna. V. la costituzione
IV di Alessandro VI, Bullar. t. I.
p. 4^8, Sandini , Hlstoria faniiliae
sacnUj de Christo Domino cap. XV,
p. 238 e 239, Jo. Georg. Holte-
rus, De pota felleo et acetoso Chri-
sto agonizanti porrecto , Gubenae
1 6 7 I - 1 6 7 3 , e Neumann , Dispii-
tatio philologica de spongia ori Chri-
sti admota, Wittebergae i683.
Credono alcuni, che colla fisto-
la, colla quale il Papa ne' Pontifi-
cah assume nel Calice {Fedi) il vino
consacrato (rito, che usavasi antica-
mente da'fedeli), si ricordi la Canna,
sopra la quale fu accostata alle lab-
bra del moribondo Redentore la
spugna inzuppata di fiele , e di a-
ceto. F. Cappelle Pontificie , ove
nel Pontificale di Pasqua si parla
di detta Canna.
ai6 C\N
CANNA o CANUS^, delta ancora
Caimus, e Cunnus. Città vescovile
della Licia nell' esarcato d' Asia, sot-
to la metropoli di Mira. La sua se-
de fu istituita nel V secolo.
CANNE o Canna ( Cannaé). Cit-
tà vescovile nel regno delle due
Sicilie, provincia della Terra di Ba-
ri nella Puglia, di cui appena si
veggono le rovine. Essa era situata
sulla destra riva deirOfanto, tra
l'imboccatura di tal fiume, e la cit-
tà di Canosa. Annibale, generale del-
l'armata cartaginese, la rese memo-
rabile per la stiepitosa vittoria, che
riportò nelle sue vicinanze sui ro-
mani l'anno 536 di Roma ,6217
avanti l'era cristiana. Dicesi, che in
quella battaglia venissero uccisi set-
tantamila romani, per cui il campo do-
ve accadde la battaglia è ancora chia-
mato campo di sangue. Gli abitanti
di Canna hanno ivi trovato speroni,
cime di lancie, e avanzi di cimieri.
Nel io83, questa città fu assediata
e distrutta interamente da Roberto
Guiscardo. La sede vescovile fu isti-
tuita in Canna vereo l'anno 5oo.
Suffiraganea essa era alla metropoli
di Bari, ma il Pontefice Cahsto III
l'uni a quella di Nazareth presso
Barletta, nel 1^55. V. Nazareth.
Questo è il sentimento di alcuni
autori, ma Novaes dice essere avve-
nuta tale unione sotto Paolo IH,
a' 19 marzo i534.
CANO Melchiorre. Scrittore ec-
clesiastico del secolo decimosesto, na-
to a Tarancon nella diocesi di To-
ledo circa l'anno \^i^. Fece i suoi
primi studii in Salamanca, dove ab-
bracciò l'Ordine religioso di s. Do^
menico. Ebbe a maestro di teologia il
celebre Francesco detto della VillO'
ria, splendore della università di Sa-
lamanca: passato dipoi nel collegio
di s. Gregorio di Valladolid, rice^
CAN
vette lezioni da Diego d'Astudllla ,
uomo che il Vittoria stesso conside-
rava di gran lunga a lui superiore.
Nella scuola di que'duc grandi uo-
mini potè ben presto svilupparsi il
di lui bel talento, e così crebbe in
alta riputazione, che in breve lo si
elesse a successore del dotto dome-
nicano Andrea Tudela, il quale co-
priva la prima cattedra dell'univer-
sità di Alcala. Morto poscia il Vit-
toria, Cano fu eletto con universale
contento ad occupare il posto di
lui. Non molto dopo, ebbe da Car-
lo V la onorevole commissione di
recarsi al concilio di Trento in com-
pagnia del Carranza. Ivi, tra quei
valentissimi padri, si distinse per la
sua eloquenza e profonda erudi-
zione, a maniera che il Pallavicino
non dubitò di chiamarlo il più dot-
to teologo del suo tempo. Per mol-
te circostanze interrottosi quel con-
cilio, egli fece ritorno alla sua scuo-
la di Salamanca ; quando il Ponte-
fice Giulio III, eletto nel i55o, lo
promosse alla cattedra vescovile del-
le Canarie, in luogo di Francesco
dalla Cerda, morto dopo aver san-
tamente governata quella chiesa. Ma
ricevutane la consagrazione, non vol-
le poi prendere possesso della sede,
vivendo qual privato in una casa
del suo Ordine. Accettò dipoi il
provincialato della sua provincia di
Spagna, carica da lui sostenuta con
tale soddisfazione , che spiratone il
tempo di metodo, i suoi confratelli
lo volevano confermare . Terminò
la sua carriera mortale nella città
di Toledo. Tutti i teologi hanno
fatto plauso al suo libro intitola-
to: De locis theologicis, cioè delle
fonti, a cui i teologi possono at-
tingere argomenti per appoggiare le
loro sentenze, o confutare quelle de-
gli altri. Cano lasciò ancora alcu-
CAN
ne lezioni teologiche sili sagramenti
in generale, un trattato sul sagra-
mento della penitenza, nonché mol-
to operette manoscritte.
CAJNONARCA o CANONARCHA.
Era negli antichi monisteri un ofiì-
ciale, che dicevasi capo della regola.
Incombeva a lui il chiamare col
suono del legno i monaci al coro ,
e ad altre riunioni. Del medesimo
officio fa menzione s. Doroteo abba-
te, mentre racconta le fatiche da
lui sostenute per lo servizio del mo-
nistero, come riporta il Macri. Nella
chiesa greca il Canonarca ha l'offi-
cio di leggere, e pronunciare tutto
il periodo al cantore, a cui va sug-
gerendo di mano in mano ciò, che
dee cantare a mente , per mancan-
za di libri , o difetto di memoria ,
onde in ogni coro vi sono due Ca-
nonarchi, chiamandosi il primo pro-
tocanonarca. Si disse anche Cano-
narca quel basso officiale nella chie-
sa di Costantinopoli inferiore ai let-
tori.
CANONE, Regula, Canon. Voca-
bolo greco , che significa regola , ed
in diverse maniere è usato dalla
Chiesa. Canone primieramente signi-
fica presso i padri la dottrina con-
tenuta nelle sacre Scritture. I Ca-
noni degli apostoli sono una rac-
colta delle regole disciplinari del-
la primitiva Chiesa. Canoni eccle-
siastici poi si chiamano le leggi Pon-
tificie , stabilite ed ordinate dai
Papi, e dai concilii in materia di
dogma, e di disciplina. Canone di-
cesi puranco quella parte della mes-
sa, che comprende le parole segrete
dal prefazio sino al Pater. Cano-
ne de' santi , Album Sanctorum, è
il catalogo loro riconosciuto dalla
Chiesa , che li ha dichiarati santi ,
C(d inscritti nel martirologio. I Ca-
coni poi penitenziali , Ganones poc-^
CAN 217
nitentìales , sono quelli , che pre-
scrivono le penitenze secondo i di-
versi peccati; e Canone in gene-
rale è la regola che osservano i clau-
strali, ovvero è un libro contenente
le loro costituzioni. Per Canone pa-
squale, Canon paschalìs, s' intendono
le tavole delle feste mobili, con cui
si denotava per uno, o per parecchi
anni il giorno, nel quale cader do-
vea la festa di Pasqua , e le altre,
che ne dipendono. Canone di pace
e di tregua è nella storia ecclesia-
stica un Canone fatto e rinnovato
in parecchi concilii dopo il secolo X,
per sopprimere i disordini, che ca-
gionavano le guerre fatte da' signori
per le particolari loro questioni. Ca-
none significava ancora presso i greci
il salmo, e cantico, che in certi gior-
ni ordinariamente si cantava, giusta
la regola stabilita per la liturgia. Di-
cevasi esso Canone per essere il can-
tico d' un certo metro determinato ,
e appellavasi gran Canone quello,
che cantavano nella feria V, perchè
composto di duecentocinquanta strofe,
mentre gH altri erano di trenta, o
poco più. Un esempio di questi Ca-
noni può vedersi nel tomo XXII
della Biblioteca de' padri ^ Lione
1677, ove alla pag. 765 si legge il
Canone, sive canticum agentis ani-
mam ex graecoruni euchologioy com-
posto di otto odi, ciascuna delle qua-
li di quattro strofe. Altro Canone,
sive canticum peccatoris ad sanctis-
simam Deiparam j si legge nella p.
766, col. 3 , egualmente composto
di otto odi.
Canone si disse ancora l'ordine
de' chierici, e le vergini sacre, e le
vedove ecclesiastiche si dicevano po-
ste nel Canone, cioè nel ruolo delle
persone addette al divino servigio
nelle chiese, da cui erano parimente
alimentate. Si dice Canone anche il
2i8 CAN
libro, o sia corpo del gius canonico,
come anclie la leggo per l'osservanza
de'tribuU. Sono dette ore canoniche
le orazioni, cui sono obbligate le |x;r-
sonc dedicate al culto divino, poiché
sono un quasi pagamento quotidia-
no di Canone, o tributo alla maestà
Divina. La medesima voce signilìca
la regolata distribuzione del salterio,
ed eziandio una certa annua pre-
stazione solita pagarsi da coloro, che
tengono a livello, enfiteusi, o in af-
fitto case o poderi, al proprietario
de' medesimi. Canone finalmente è
anche termine musicale, scientifico,
artistico, ec.
Lungi però dal trattare d' ognuna
delle predette, e altre specie di Ca-
noni, ci limiteremo a darne in breve
un'idea dei principali. Scrissero di
questo aigomcnto Remigio Ceillier,
monaco benedettino, Histoire des au-
teurs eccles. t. Ili, e. 32, 33; Guglielmo
Beveregio prete inglese, Codex Ca-
nonum ecclesiae prìmitivae vindicatus
ac illustraius, Amstelodami 1697;
Antonio Costantino di Castro villare,
minimo di s. Francesco di Paola,
De Canonibus AposLolorwti Disser-
f^//o, Romae 1697; Francesco Tur-
riano gesuita spagnuolo Pro Cano-
nibus Aposlol. et Epìslol. Decretai.
Pontìficum Apostolicorum ad\^. Mag-
deburgcnses Centiiriatores defensio,
Luteliae i573, e l'autore delle Ob-
servationes in annolationes Severe-
gii in Canones ss. Apostolorum _,
Rotliomagi 1674; Cabassuzio, Theo-
ria et praxis juris ecclesiastici ,
Expositio juris ecclesiastici, Romas
1769.
Canone delle Sacre Scrinare.
Canone primieramente significa
presso i Padri greci la dottrina con-
tenuta ne' libri sacri ed inspirati da
CAN
Dio, dottrina che lo slesso s. Paolo
chiama Canone (ad Calai. i\ v. 16),
cioè regola , che, al dire di que' pa-
dri, è dottrina retta, e perfetta nel-
la sua rettitudine. Condannati ven-
gono quindi que' superbi, i quali in-
vece di seguire una tale regola in-
fallibile, si abbandonano a' loro falsi
raziocinii, che h portano all'eresia.
Nel concilio generale di Trento fu
fatta una nuova ed esatta discussio-
ne sui libi-i sacri, soltanto per ren-
derne ragione ai Padri di quel me-
morando consesso; nondimeno i li-
bri, che da quel concilio si ricevet-
tero per canonici, come tali erano
già stati tutti approvati anche dal
concilio generale di Fii-enze presie-
duto da Papa Eugenio IV.
Il Canone delle Scritture, e dei
libri biblici viene chiamato anche
il catalogo dei lihi proposti dalla
Chiesa a' suoi seguaci per regola
della fede, e de' costumi, ed essa a-
jutata dalla tradizione, ed inspirata
da Dio, pose in questo Canone molti
di quelli, che gli ebrei non avevano
conosciuti per divini, e dichiarò
espressamente essere tali quelli an-
cora, di cui alcuni cattolici dubita-
vano, y. Bergier al vocabolo Ca-
none DELLE Scritture, e l'articolo
Bjbbia. Si dissero poi Canone delVE-
vangflio quelle concordanze fatte
da Eusebio di Cesarea, delle quali
fa menzione s. Girolamo, e che tro-
vansi spesso in capo de' manoscritti
del Nuovo Testamento, ed in alcu-
ne edizioni.
Canoni Apostolici, ovvero Canoni
degli Apostoli.
Canone degli Apostoli é stata pure
nominata una raccolta di leggi ec-
clesiastiche de' primi secoli, a torto
da alcuni attribuite a s. Clemente I,
CAN
che neir anno 9 3 fu innalzato al
Pontificato, secondo Novaes, e, se-
condo altri, nell'anno 91, e clic fu
il terzo successore di s. Pietro. Si
credette aver egli ricevute quelle
leggi dal menzionato principe degli
apostoli, onde molti critici preten-
dono che quella collezione non fosse
conosciuta che verso la fine del HI
secolo , controvertendosi ancora sul
numero, ed autorità di essi. Il p.
Sangallo, Gest. de Font, tomo III,
p. 196, n. 66 , crede che questi
Canoni siano una tradizione aposto-
lica, lasciataci scritta da s. Clemen-
te I, o da qualche altro scrittore
antichissimo. Monsignor de Marca,
De concord. lib. Ili, cap. 2, n. 5,
è di parere, che fossero compilati
prima del concilio niceno, ma dopo
l'anno 2 58; e Sandini, Histor. A'
post. p. 43, si persuade, che fossero
pubblicati dopo il niceno I, cele-
brato l'anno 32 5. Dionisio Esiguo,
ad istanza di Stefano vescovo salo-
nitano, li tradusse in latino con
questo titolo : Incìpiunt Ecclesice
Regulae ss. Jpostolorum probatae
per Clenienteni Ecclesiae Roma-
nae PonlificeTn, (juce ex grcecis e-
xemplaribus in ordine primo pò-
niintar. Ma questa collezione non
fu tosto ricevuta, sapendosi, che so-
lamente néir anno 849, la Chiesa
Romana se ne servì ne' suoi giudi-
cii, come di regole sacre. Disse lo
Schelstratc, Antiq. illust. p, 2. Diss.
II, cap. I, che niun antico scrittore
abbia rifiutati cosiffatti Canoni : anzi
tutti vi ritrovarono la dottrina della
primitiva Chiesa, e degni li ripu-
tarono di essere adorati, come scris-
se Giustiniano y\ugusto, Const. ad
Epiph. Fair. Constant., e di essere
chiamati divini dal concilio generale
VII, Canone I. Il numero di questi
Canoni variamente si prescrive dagli
CAN 219
scrittori, alcuni de' quali di due ne
fanno uno solo, e di uno ne fanno
due; ma la pili comune sentenza
ne abbraccia il numero di cinquan-
ta, al quale sembra essersi appog-
giato il concilio lateranense appresso
Arduino, Cane. tom. Ili, col. 201 5;
comunque altri dicano, che sono ses-
santasei, od ottantacinque.
Il Cardinal Umberto, vescovo di
Selva Candida, non già s. Leone IX,
come ingannato da Graziano scrisse
il p. Bofti nel tomo II, « Dissert.
« Historicar., Dissert. 1 1, inrespons.
« ad libell. Nycetae presbyteri, et
>i monachi contra latinos ", dice,
che i padri numerano i Canoni apo-
stolici tra gli scritti apocrifi, eccetto
i cinquanta capitoli, che decretaro-
no di aggiungere alla fede ortodos-
sa. Questi si considerano esenti da
ogni errore, dove che negli altri si
notano dottrine meno confacenti a
quella insegnata dalla Chiesa. Il
Canone 63 condanna il digiuno del
sabbato, quando questo nonostante si
osservava religiosamente dalla Chiesa
Romana sino al tempo di s. Ambro-
gio, e cosi da altre chiese. Il Cano-
ne 84 ammette alcuni libri tra i
sacri, ed altri li rigetta, contro la
pratica della Chiesa universale. Ec-
cetto adunque i trentacinque Cano-
ni, gli altri cinquanta sono annove-
rati fra i sacri Canoni da Giovan-
ni II, e da Zaccaria Pontefici pri-
ma della collezione d' Isidoro, e po-
steriormente da s. Leone IV creato
neir847. Gli antichi, che se ne ser-
virono, gli hanno semplicemente ap-
pellati Canoni antichi. Canoni dei
padri. Canoni ecclesiastici, e se
talvolta li hanno nominati Canoni
apostolici, questo solo prova, che
ve ne hanno alcuni, i quali venne-
ro composti dai vescovi, che si tro-
vavano ai tempi degli apostoli. Ciò
220
CAN
non pertanto conchiuderemo con
Bcrgier, che questi Canoni rettamen-
te sono stati appellati Apostolici, e
Canoni degh apostoH. Se furono da
Gelasio I nel 494 chiamati apocri-
fi, ciò provenne dal non essere stati
scritti dalle mani stesse degli apostoli,
né da s. Clemente I, cui furono at-
tribuiti, e dall'essere stati intei*po-
lati dagli eretici.
Affine poi di avere una chiara con-
cordanza delle sacre carte, si posso-
no precipuamente consultare i Com-
mentarii del p. Tirino , che con
grande studio, e diligenza si applicò
a togliere le apparenti contraddizio-
ni delle divine Scritture. Di tutte le
opere di s. Clemente I, sì spurie ,
che genuine, fece Gio. Battista Co-
telerio, dottore della Sorbona, una
raccolta greco-latina nella sua ope-
ra : ss. Patruni, qui temporibus a-
postolicis floruerunt, opera edita
et inedita^ vera^et suppositia. J. B.
Cotelerius eruit ex mss. codicibus
versionibusque et notis illustravit,
Antuerpiae 1698. Né dee omettersi,
che fra le lettere di s. Clemente I,
sono da annoverarsi quelle due scrit-
te intorno la verginità, ossia dirette
alle vergini, le quah pel primo diede
alla luce in Leyden nel 1752 Gio.
Giacomo Wetstenio, tratte da un
mss. codice Sinaco del Nuovo Te-
stamento. E benché Natanaele Lard-
iiero nella sua Dissertazione stam-
pata in Londra nel lySS si accin-
gesse a dimostrare , che le due
citate lettere sono da attribuirsi ad
un vescovo orientale del III secolo,
e benché Ermanno Venema , nel
1754, si affaticasse di dimostrarne
autore tutt' altri che s. Clemente I,
pure a giudizio de' più sensati re-
centi critici, gli argomenti, che attri-
buiscono a san Clemente I quelle due
lettere, sono di tanto peso, e tanta
CAN
forza, che può presentemente dirsi
con sicurezza esserne il vero autore
il predetto Pontefice. Pompeo Sar-
nelli, nelle sue Lettere Ecclesiastiche,
Venezia 1740, nel tomo I, pag. i5,
ti-atta del Canone, e del suo signi-
ficato , e perché sia così chiamato ,
ed al tomo III, p. i5g, dice quanto
sieno venerati i sacri C-inoni: poi, par-
lando de' Canoni degli apostoli, esa-
mina se sieno veramente taU,e quan-
ti sieno gli autentici, y. tomo I,
p. 116, tomo II, p. 93, e tomo X,
let. XXI , de' Canoni attribuiti agli
Apostoli. Sì può inoltre consultare
il p. Zaccaria, Storia Leti. tom. VI,
pag. 471,
Canoni de' Concila, e Canoni
Ecclesiastici.
Canoni de'ConciUi diconsi gene-
ralmente i decreti de'concilii mede-
simi, in materie dogmatiche, o di-
sciplinari, le loro leggi, e regole,
che vengono prescritte a' fedeli per
la loro condotta, intorno la fede, la
disciplina ed i costumi : Sacri Conci-
liorum Canones, Conciliorum decreta.
Venendo appellati quelli del conci-
lio di Nicea, Canoni Arabici, evvi
però chi sostiene ch'essi furono fal-
samente attribuiti a quel concilio,
essendo piuttosto una raccolta tratta
da molti antichi concilii. I Canoni
dogmatici sono ordinariamente con-
cepiti in questi termini: » se alcuno
« dirà la tale cosa, insegnerà la
» tale dottrina , sia anatema ", cioè
separato dalla società de' fedeli, giac-
ché i Canoni dogmatici dichiarano
un articolo di fede, cui deve il cat-
tolico prestare assenso fermo ed in-
dubitato , essendo infallibile l'au-
torità, che li dichiara. Ne' Canoni
disciplinari si prescrivono alcune a-
zioni, ed altre si vietano sotto al-
CAN
cune pene canoniche, cioè, come si
esprime Bergier, questi Canoni sono
quelli, che comandano al cattohco
un'azione, o ne vietano un'altra.
Vi sono poi alcune regole per di-
stinguere le diverse qualità di Ca-
noni, che specialmente furono adot-
tate nel generale concilio di Trento.
Quantunque si chiamino Canoni an-
che le sentenze de'santi Padri, pure
non si dicono propriamente Canoni,
che quei decreti, i quali si emanano
dai concilii, e che perciò costitui-
scono il diritto ecclesiastico, o cano-
nico. V. Concilii.
Sotto il nome di Canoni eccle-
siastici comprendonsi tutti quelli ,
che furono promulgati dai Concilii
e dai sommi Pontefici, e che ap-
punto formano il corpo del diritto
canonico. Questo propriamente è la
collezione delle regole tratte dalla
Sci'ittura Sacra, dai concilii, dalle
costituzioni Pontificie, dai sentimenti
dei Padri della Chiesa, e dall'uso ri-
cevuto nella tradizione. Molte sono le
collezioni di questi Canoni, e la pri-
ma si reputa quella di Dionigi mo-
naco chiamato V EsìguOf seguito poi
da Ferdinando diacono cartaginese.
Dopo questo vi pose mano Martino
vescovo bracarense, indi Cresconio,
che ne raccolse molti, come attesta
Baronio all'anno 517. In progresso
di tempo, Isidoro Mercatore vi ag-
giunse le epistole Pontificie, e le
decretali : proseguì 1' opera Incma-
ro il Giovane, vescovo ludunense,
il quale fu seguito da Burcardo;
finalmente la collezione fu perfezio-
nata dal monaco benedettino Gra-
ziano, nel 1 1 5 1 , nel Pontificato di
Eugenio III. In essa però furono
comprese molte decretali spurie ,
onde più volte bisognò emendarle .
Gregorio IX ne fu il primo coli' aiu-
to di s. Raimondo nel i23o. Boni-
CAN 221
facio VIII, nel 1298, vi aggiunse
i Canoni posteriori, come fece Cle-
mente V, in cui furono raccolti
quelli conosciuti sotto il nome di
Extravagantes, nelle quah si hanno
i Canoni sino all' ultima decretale
(Vedi) pubblicata nel i433 da Si-
sto IV, e finalmente per volere di
Gregorio XIII, ne derivò la men-
zionata opera del Diritto Canònico^
eh' è tuttavia in uso. A tale colle-
zione si debbono aggiungere gli at-
ti de' Concilii di Costanza, di Basi-
lea e di Trento, unitamente al Bol-
lai io romano, che formano il così
detto Diritto novissimo^ il quale
serve di sussidiario al precedente.
Molti autori si occuparono di que-
st' argomento, fra' quali il Cardinal
Laborante Panormo, o Tedeschi,
uno de' più celebri canonisti del se-
colo XII, impiegò venti anni per
lasciarci un'insigne Raccolta di Ca-
noniy di cui si hanno tante edizio-
ni, e della quale il Suarez scrisse
una dissertazione pubblicata in Roma
nel 1670. Da ultimo una ne fu fat-
ta da Giovanni Devoti , vescovo di
Anagni, celebre scrittore d'istituzioni
canoniche. Quest' ultimo morì a' 1 7
settembre 1820, e pubblicò fra le
altre sue opere Juris Canonici uni-
versi publici, et privati, lib. V, di
cui abbiamo solo tre volumi, essen-
do rimasta l'opera imperfetta. Sul-
la raccolta de' Canoni, e loro anti-
che collezioni, tratta il Zaccaria nel-
r opera citata, ne tratta al medesi-
mo tom. VI, pag. 469 e seg.
Canoni Penitenziali.
I Canoni penitenziali , Canones
poenitentialesy sono regole, che sta-
biliscono le diverse pene da impor-
si ai pubblici peccatori bramosi di
riconciliarsi colla Chiesa, e di esse-
re ricevuti alla sua comunione .
223 CAN
Si)avenlavano i severi canoni del
secolo IV, ma fu obbligata la Chie-
sa a stabilirli per far tacere i no-
vaziani, ed i monlanisli, che la accu-
savano di eccessiva indulgenza, e di
occasione de' delitti. Essi sono cava-
ti dai concilii tanto generali, che
particolari, in parte dai rescritti dei
Pontefici, e in parte dai santi Padri.
Se ne trova un' ampia raccolta in
fine delle istruzioni di s. Carlo Bor-
romeo, stampata nel i655, per or-
dine dell'assemblea del clero di Fran-
cia, ed all' articolo VII del cap. VI
del trattato sulla penitenza tom. II,
p. 193, e seguenti, secondo l'edi-
lione veneta del 1783, dell'opera
intitolata T/ieologia dogmatico-mo-
ralisj auctore R. P. F. Natali A-
lexandro Ordinis F. F. Praed.
L'antica collezione dei Canoni pe-
nitenziali si trova presso Luca d'A-
chery nella sua opera, che ha per
titolo Spici legium, sive collectio ve-
terani aliquot scriptorum, etc.f t. I,
p. 5io, Parisiis 1723. L'importan-
za poi di conoscere i Canoni peni-
tenziali si può vedere in Benedetto
XIV, De Synodo Dioecesana e. 62.
Non diremo de' Canoni di s. Paolo,
e Simeone apostoli, che sono inse-
riti nelle costituzioni dette aposto-
liche, e neppure de' Canoni promul-
gati l'anno 3o6 da Pietro arcive-
scovo alessandrino, che sono anche
essi penitenziali, riportati, e illustra-
ti da Balsamone, e da Zonara, re-
gistrati nel tomo I de' Concihi di
Labbd. V. Butler, Delle feste mo-
bili, capo Vili, Dell' antica disci-
plina riguardo ai Canoni peniten-
ziali.
Benché poi le antiche penitenze
non sieno più in uso nella Chiesa,
ciò nonostante il conoscere gli an-
tichi Canoni penitenziali è cosa as-
sai utile ai confessori, e nel concilio
CAN
di Bourgcs del i584 tit. 21, e. g,
si ordina, che *» sacerdotes cano-
»* nes pocnitentiales discant, ut mo-
» dum , et rationem pocnitentiae
*» injungendae melius intclligant >».
Chaidon, Storia de' Sngramenti , t.
II, pag. io3, e seg., tratta de' libri
penitenziali.
Canone della Messa.
Il Canone della messa, Canon
Missae, è quell'antichissima formu-
la di preghiere, e di cerimonie da
usarsi da' sacerdoti poco avanti, e
poco dopo la consacrazione dell'Eu-
caristia. Così è chiamata quella par-
te della messa, che comincia dal Te
ìgitur, perchè è quasi la regola del-
la consacrazione. Regula viene no-
minata da s. Ambrogio , legitinium
da Ottato, ordo precum dal Ponte-
fice Vigilio, secrelum da s. Basilio,
actio da s. Dionigi, perchè si dà in-
cominciamento alla principale, e più
regolare azione del sacrifizio. Per
questa ragione quelle orazioni, che
si recitano prima della consacrazio-
ne si dicono infra actioncm. Alcu-
ni opinano essere autore del Cano-
ne certo Scolastico, appoggiando la
loro opinione sull'autorità di s. Gre-
gorio I Papa del 5 90 , perchè egli
scrive, lib. IT, p. 54, Preceni Scho-
lastici recitare super oblalionent j
ma il santo usò quel termine, qual
nome di autorità, come di maestro,
e dottore, mentre egli chiamò pure
Scolastico s. Matteo. Fatto è, che
molto più antica vuoisi la composi-
zione del Canone , sebbene i Papi
sempre ne aggiungessero qualche trat-
to. Onde VigiUo, che cominciò a
regnare legittimamente nel 54o, con-
fessa di aver ricevuto il Canone del-
la messa per tradizione apostolica,
il che viene confermato da Innocea-
CAN
7o III, dappoiché avendo Gelasio I, del
492, inserito il Canone della messa
nel suo Sagramentario, Vigilio lo
mandò alle chiese di Spagna, sicco-
me tradizione apostolica. Il conci-
lio di Trento, sess. XXII, cap. IV
dice, che il Canone è stato formato
anticamente dalla Chiesa, e fu com-
posto dalle parole di Gesti Cristo,
degli apostoli, e de' ss. Pontefici. Per-
tanto molti sono di avviso, che s. Cle-
mente I, nel primo secolo della Chie-
sa, ordinasse il Canone della messa,
e sull'addotta autorità di s. Grego-
rio I , neir oblazione si pronuncias-
sero le parole di Scolastico, cioè
di quella parte del Canone, Per
quem haec omnia^ Domine^ semper
bona creas. Il Renaudot, nella dis-
sertazione premessa alla sua raccol-
ta delle Hturgie orientali, dimostra
l'uniformità del nostro Canone col-
le liturgie siriache , copte , greche ,
mozarabiche, ambrogiane e latine:
solo è accidentale qualche diversità
nelle preghiere, e nelle cerimonie,
mentre hanno tutte lo stesso scopo
d'invocare Dio, di pregare pei vivi,
e pei morti , d'invocare i santi , di
recitare le parole evangeliche della
consacrazione, d'innalzare e adorare
l'Eucaristia ; conchiudendo il Bergier
essere apostolica l'origine del Cano-
ne, per l'uniformità costante di tut-
ta la Chiesa, e questa è la chiaris-
sima professione di fede sull'Eucari-
stia.
Principia poi il Canone colle det-
te parole Te igitiir, clementissime
Pater^ le quali sono una conseguen-
za del prefazio, poiché come gli spi-
riti celesti lodano la maestà divina
per Cristo, così per l'istesso noi sup-
plichiamo il Padre, anzi come scris-
se Innocenzo 111 , la prima lettera
T del Canone rappresenta la figura
della croce. Le parole « Haec do-
CAN 223
M na, haec munera, haec sancta sa-
•• crificia, " significano la stessa co-
sa, applicandosi al pane, al vino, e
ad ambedue. Alcuni insegnano, che
le .materie del pane e del vino si
chiamano dona^ in quanto sono da
Dio a noi donate, munera^ in quanto
sono da noi offerte, ed aggiungono che
illibata significa immacolate. Nella
Chiesa d'Africa a quelle parole : prò
ecclesia sua sancta, si aggiungeva
quae est una, come si ha da Ottato
Milevitano. Nominare il Sommo Pon-
tefice nel Canone è uso antichissi-
mo, poiché s. Clemente I lo faceva
osservare, e celebrando egli diceva:
M Adhuc obsecramus te prò me, qui
« riihil sum, " oggi però il Papa
dice nel celebrare : » Una mecum
M indigno famulo tuo ".
Nella liturgia di s. Marco, che si
usava nella Chiesa Alessandrina, già
primaria dell'Oriente, in primo luo-
go si nominava il Pontefice Roma-
no, e poi il vescovo del luogo, men-
tre in Roma non si fa menzione di
vescovo alcuno , come osserva Bel-
larmino lib. II de Miss., cap. 21;
giacché il Pontefice è vescovo ordi-
nario di tutto il mondo, come ri-
porta il Quarti, par. II, tit. 8; pe-
rò in sede vacante si ommette no-
minare il Papa nel Canone. Nelle
abbazie, che sono esenti dalla giu-
risdizione episcopale , si deve nomi-
nare il vescovo piti vicino, al quale
si ricorre per le ordinazioni, non
già all'abbate, come avverte il Ga-
vanto Rubr. Miss. par. Ili , tit. 8.
Nel terzo luogo si nomina il re in
quelle Provincie, che ne godono il
privilegio. I religiosi poi non pos-
sono nel Canone nominare il loro
generale, o superiore. Alcuni eccet-
tuano l'abbate di Montccassino, il
quale viene mentovato dopo il Pa-
pa dai sacerdoti di sua giuri sdizio-
aa4 CAN
ne, come attesta il p. della No-
ce , nella Cronaca, lil). I , cap. 4 >
ma poi nel 1684 ^o vietò la S. C.
de' Riti.
Nel memento si pongono quelle
pillole N. N. perchè anticamente rc-
citavansi i nomi di quelli, che offriva-
no nella messa, come dimostrano le
pai'ole vel qui libi ojferunt, che si pos-
sono applicare ai cristiani, i quali colla
orazione aiutano e cooperano al sa-
grifizio, finalmente si possono inten-
dere per coloro, che hanno procu-
rato colle elemosine far celebrare la
messa, o in altro modo. Azor, lib.
X, cap. 11 e 36, insegna, che
essendo questa preghiera del me-
mento privata, può il sacerdote rac-
comandare gl'infedeli, eretici, e sco-
municati, procurando la loro salute
a gloria di Dio. L'orazione Commu-
nicantes significa la comunione tra'
fedeli : questa parte del Canone è
stata composta da Siricio Papa del
385, ma altri la attribuiscono a s.
Lino, che successe a s. Pietro. Certo è,
che la memoria de' santi, la quale si
fa nel Canone, è antichissima, tro-
vandosi appresso i santi Clemente,
Agostino, Dionigi e Girolamo. Si
nominano solo i santi martiri per-
chè ne' primitivi tempi la Chiesa
non soleva venerare i confessori, e
perchè i martiri collo spargimento
del sangue imitarono Cristo , della
cui passione si fa memoria nella
messa, e le chiese nelle prime epo-
che si dedicavano a' soli martiri.
Non si fa menzione tra gli apostoli
di s. Mattia, perchè fu aggregato
al collegio apostolico dopo la morte
di Cristo, che fu il vero sacrificio
cruento; ma dopo la consacrazione
si fa memoria di lui. Questo però
non ha luogo per s. Paolo, che pu-
re fu chiamato all'apostolato, dopo
la morte del Salvatore, perchè la
CAN
Chiesa non lo separa mai dal suo col-
lega s. Pietro, come insegna il citato
Bellarmino, lib. II, cap. 26. I greci
però offi-ono il sacrifizio pei santi,
non perchè pieghino per essi , ma
solo fanno l' offerta ad onor loro ,
e in ringraziamento a Dio per la
gloria, di cui li fa partecipi : come
noi latini nell'orazione dopo la co-
munione diciamo : Sanctissime Do-
mine, sanata mysteria, quae sicut
sanctisj ec, il che s'intende della glo-
ria accidentale accresciuta tra i fe-
deli per tale solennità, come espose
Innocenzo III, cap. Cum Marth. de
celebrai. Miss.
Dopo i santi nominati nel Cano-
ne, si sogliono in diverse chiese ag-
giungere le parole « et eorum, quo-
» rum solemnitas hodie in conspe-
>» ctu tuae majestatis celebratur '* ,
le quali furono aggiunte da s. Gre-
gorio III, del 731. Le parole poi,
w Hanc igitur oblationem, etc. " sono
attribuite a s. Leone I, del 44o» ^^
Radulfo, e a s. Gelasio I, del 492,
da Alcuino. Sicuro è, che s. Grego-
rio I aggiunse , « Diesque nostros
M in tua pace Quam obla-
»> tionem " , fra le quali ve ne so-
no alcune difficili ad intendersi, come,
»» et in electorum tuorum jubeas gre-
M gè numevari ". Con queste il sa-
cerdote prega, acciocché siamo an-
noverati nel gregge degli eletti ,
onde alcuni l' intendono secondo la
presente giustizia , domandando al
Signore quella grazia, per mez-
zo della quale operando bene, sia-
mo riconosciuti per eletti; ovvero
colle predette parole s' implora da
Dio la eterna beatitudine, ch'egli
ha decretata secondo le nostre azio-
ni. Mentre si dicono queste orazio-
ni, si tengono le mani stese sopra
r oblazione , per imitare il sommo
sacerdote Aronne, e per denotare,
CAN
clie sono misteri nascosti anche agli
Angeli. Il >' Qui pridie quam pa-
teietur " fu aggiunto nel Canone da
s. Alessandro I, Papa del 121, seb-
bene altri dicano, che fosse marti-
rizzato nell'anno 1 19, come si attri-
buisce a s. Leone I, il " Jube haec per-
j" ferri per manus sancti angeli tui ",
cioè delle orazioni, che sieno presen-
tate per mezzo degli angeli ivi as-
sistenti, nel modo che furono dal-
l'angelo offerte quelle di Tobia. Al
>' Nobis quoque peccatoribus " al-
za la voce il sacerdote, per denota-
re i gemiti, e il grido de' peccatori
penitenti : « Per quem haec omnia
semper bona creas " : queste parole
furono aggiunte dallo Scolastico, nel
modo suddescritto, e significano, pei
meriti di Cristo, creando, e conser-
vando quelle specie : Sanctìficas, per-
chè essendo semplice creature l' hai
convertite in misterioso sacramento,
VwìJicaSj trasmutandole nella carne,
e sangue di Cristo vivente, Benedi-
cis, accumulandole con tante grazie,
et praeslas nobis^ concedendole a
noi in cibo. Praeceptis salutaribus :
questo piccolo proemio, avanti l'ora-
zione dominicale, è stato posto da
s. Gregorio I, o da s. Cipriano ; e
il Pater noster, che si dice dai tem-
pi apostolici, in seguito alle parole
della consacrazione, fu da detto Pa-
pa fatto recitare prima della comu-
nione, aggiungendovi però : libera
nos, quaesumus Domine^ e si racco-
glie manifestamente dal far menzio-
ne di s. Andrea suo particolare av-
vocato. Nel venerdì santo si dice
ad alta voce per dinotare la discesa
di Cristo al limbo per liberare i
santi Padri, come dice Durando lib.
IV, e. 49.
Finalmente i santi Padri spesse
volte chiamarono il Canone una
preghiera, perchè coutiene realmcn-
VOL. VH.
CAN !S25
te preghiere, ed invocazioni. Essi lo
chiamano anche azione, perchè questo
nome una volta era proprio di tutta
la messa. Il Canone si chiama pure
Segreta, perchè deve essere recitato
sotto voce; ma in Oriente si pro-
nuncia con voce intelligibile. Trat-
tando il Sarnelli tomo X, let. XCVI,
Perche la Chiesa ha voluto, che al-
cune orazioni della messa si pro-
nunziassero segretamente , dice fra
le altre cose , che tutto il Canone
si dice in silenzio interrotto sola-
mente da tre parole piene di umil-
tà, in segno di venerazione e di pie-
tà ; anzi il vero inno per lodare la
divina maestà è un profondo silen-
zio, il quale significa eziandio la
composizione dell'animo, e la quiete
delle passioni, che debbono accom-
pagnare il sacerdote al sacrifizio ;
oppure la gravità del negozio, che
a voce bassa da solo a solo tratta
con Dio , e finalmente la presenza
di Cristo , secondo il detto di Zac-
caria: » Sileat omnis caro a facie
Domini. V. Messa.
CANONE. Libro distinto dal Mes-
sale ( Fedi ) j e di cui usano per
privilegio i vescovi ed altri nel ce-
lebrare la santa messa. L'epoca, in
cui abbia avuto principio un simile
uso, è ignota: i medesimi autori
liturgici non ne fanno parola, e
tralasciano di notare anche la più
piccola cosa in riguardo al privile-
gio di servirsene. Ma non sarà fuori
di proposito l'accennare qui, oltre
quanto si è detto nel precedente
articolo, il modo, onde fu formato,
da cui forse può congetturarsene
r origine. A' tempi apostolici , e nei
seguenti primitivi della Chiesa, que-
sta parte del sagrificio, che ora si
denomina Canone, tutta si compren-
deva nella sola orazione domenicale:
era la messa presso a poco come di
i5
0.26 CAi^
j)resenle si costuma nella feria sesta
(letta in Parasceve^ mentre dopo
letto il vangelo, e recitata la swd-
delta orazione, si veniva immedia-
tamente all'atto di consagrare e dis-
tribuire il corpo di Cristo. Il tutto
rilevasi da s. Gregorio Magno, e da
altri padri. Col volgere degli anni
a poco a poco, e quasi gradatamente
andò aumentandosi non solo il Ca-
none, come si disse nel citato arti-
colo, ma ancora se ne unirono delle
altie partì, in maniera che si rese
necessaiio il servirsi di più libri nel
tempo del santo sagrificio, di quello
cioè , il quale conteneva le preci e le
prefazioni, che dicevansi dal sacer-
dote all'altare, dell'altro che conte-
neva i vangeli da dirsi dal diacono,
e le lezioni scrittiu'ali da leggersi
«lagli altri ministri a questo inferio-
ri j in fine di quello contenente le
antifone, tratti, graduali, responsorii
e tutt'altro, che si cantava dal coro.
Benché in oggi tutto sia riunito nel
messale, pure questa divisione di
parli si osserva nelle chiese patriar-
cali, e cattedrali per le messe so-
lenni, nelle quali si adoperano più
libri separati, essendovi il partico-
lare sì pel celeljrante, come per i
ministri, e pel coro. Quanto appar-
tiene al sagrifizio della messa, tutto
dicevasi a voce elevata nel sesto
secolo, ed ai tempi particolarmente
di Papa Vigilio cominciò il costume
di recitarsi il Canone a voce som-
messa, quasi lasciando al sacerdote
singolarmente l'onore di trattare a
solo con Dio, e di farla da media-
tore fra questo e il popolo.
Cresciuta in tal modo la formola
del Canone, i concilii, che non di
rado si celebravano, furono intenti
a fare delle prescrizioni ai sacerdoti
pei'chè lo mandassero a memoria,
non così ai vescovi ; locchc potrebbe
CAN
far congetturare, che supponendosi
i vescovi Ix'n occupati nell' ammini-
strazione delle proprie diocesi, par-
ticolarmente neir assumerle quando
non erano prima passati per gli al-
tri gradi stabilmente, come s. Am-
brogio vescovo di Milano, e s. Se-
vero vescovo di Ravenna, non si
aggiungesse ad essi questo peso, ed
invece si tenesse loro avanti il libro
del Canone per ottenere la regola-
rità , ed impedire lo smarrimento,
come anche per aiuto della memo-
ria. Ma non si azzarda darlo per
positivo, e tutto si lestringe a mera
congettura, dappoiché, ripetiamo, nin-
no scrittore si occupò di questo ar-
gomento. La disciplina però presente
esige, che tutti sappiano a memoria
il Canone, ed inoltre lo leggano
nella messa. Il certo si è, che l'uso
del Canone, come dicemmo, è un
distintivo ed un privilegio proprio
solo dei vescovi, il quale poi per
graziosa concessione della Santa Se-
de, fu esteso agli abbati che hanno
r uso dei pontificali , cioè benedetti,
e ad alcuni collegi de' prelati ^ co-
me protonotarii apostolici, uditori
di rota, chierici di camera ec. Dal
che facilmente ciascuno può rilevare,
essere un abuso , se i prelati infe-
riori, e che non appartengono ad
alcun collegio così privilegiato, esi-
gono di averlo nel celebrare, mentre
ad essi come singoh non può appar-
tenere, se di simile maniera non è
stato ad essi conceduto per indulto,
CANONICATO. Grado chiericale
delle chiese metropolitane, cattedra-
li, o collegiate, dignità e prebenda
di canonico, titolo di un bencHcio
ecclesiastico [Fedi). Fra una pre-
benda ed un Canonicato evvi la di-
versità, che il Canonicato è un ti-
tolo spirituale, indipendente dalla
renditn Ui nporale, con diritto di asr
CAi\
sidersi nello stcìllo in coro, o nel ca-
pitolo [Fedì) delle chiese cattedrali
e collegiate; e la prebenda è una
porzione determinata di beni eccle-
siastici , che la Chiesa concede ad
una persona in una cattedrale o col-
legiata. In seguito di questa distin-
zione, le costituzioni di alcuni capi-
toli dispongono, che quando per mor-
te di qualche canonico rimanga va-
cante una prebenda piì^ pingue,
possa ottare ad essa quel canonico,
che gode una prebenda più tenue
senza spedizione di bolla, il che in
diritto canonico chiamasi azione. La
canonìa, che significa pure l'abitazio-
ne de' canonici, secondo il Macri, è
la prebenda canonicale, ossia il Ca-
nonicato ; ma la canonìa o Ca-
nonicato consiste precipuamente nel
diritto di aver posto in coro , per-
chè colui, il quale viene dichiarato
canonico, è accolto dal capitolo sic-
come un fratello. Essendo la pre-
benda una cosa distinta dal Cano-
nicato, quegli che gode, oltre il Ca-
nonicato, una prebenda, si denomi-
na canonico prebendato j per cui la
prebenda canonicale è quella , la
quale alla semphce prebenda aggiun-
ge il diritto di luogo, e voce attiva
e passiva nel capitolo : quando poi la
prebenda è unita al Canonicato, essa
diviene spirituale. E siccome evvi
nelle chiese cattedrali e collegiate ,
i cui statuti prescrivono, che niuno
possa avere dignità qualora non sia
canonico, il sommo Pontefice ad ef-
fetto di avervi delle dignità nomi-
nate da lui, si è riservato in tutte
le chiese capitolari di nominarvi dei
canonici, che si chiamano onorarii.
Questi Canonicati per altro, i quali si
chiamano ad effeclum^ non lasciano
verun diritto sulle prebende, sebbe-
ne in progresso vacassero. F. Ca-
« ONICI e Prebende, non che France-
CAN 227
SCO Parisi, Istruzioni^ t. IV, p. ?,3,
che riporta la formula, colla quale
i Cardinali conferiscono i Canonicati
a se spettanti.
La collazione de' Canonicali è ri-
servata al sommo Pontefice, secondo
le regole di cancelleria, in alciuii mesi
dell'anno, ed in altri è devoluta a'
vescovi. La prima dignità però nel-
le cattedrali , e le principali nelle
collegiate, che hanno una rendita
superiore a dieci fiorini d' oro di
camera, sono sempre riservate alla
santa Sede, in vigore della rego-
la IV di cancelleria, meno quelle
di patronato laicale, nel qual caso
si spediscono soltanto le bolle di con-
ferma della nomina del patrono. In
seguito poi del concordato condii u-
so tra il Pontefice Benedetto XIV,
e il re di Spagna, il Papa si è ri-
servato il diritto di conferire cin-
quantadue Canonicati, o dignità nel-
le diverse chiese del reame di Spa-
gna, e tutte le altre sono di patro-
nato regio.
Il venerando Pontefice Innocen-
zo XI, del 1676, fu così aiutò
e rigoroso nel conferire i Canoni-
cati ed altri beneficii ecclesiasti-
ci, che presentandogli una volta il
Cardinal Cibo, segretario di stato,
una nota de' concorrenti ai diversi
Canonicati vacanti, colla raccoman-
dazione insieme dei rispettivi protet-
tori, giunto che fu ad uno, il qua-
le non ne avea alcuna, lo inter-
rogò : « E costui da chi è racco-
« mandato? Da niuno, rispose il
>^ Cardinale. Di questo dunque, sog-'
» giunse il Pontefice, pigliamo noi la
i> protezione, e lo anteponiamo agli
« altri, poiché nulla ci cale delle
>> raccomandazioni, dove manca ne'
>• raccomandati la virtù, della quale
>^ sono premio le dignità, non del-
:: l'ambizione, de meriti solamente,
228 CAN
w non delle pregliiere **. E siccome
Clemente XI voleva, che i Canoni-
ci e benefiziati fossero sjìecchio di
"virtù, comandò clic una volta 1' an-
no si ritirassero a fare f;li esercizi i
spirituali nelle case de* gesuiti, o dei
missionari di s. Vincenzo di Paola ;
e Clemente XII, volendo togliere l'a-
buso di dare a un medesimo sog-
getto r amministi'azione di parecchi
vescovati, determinò anche rigoro-
samente, che non si accordassero ad
uno pili Canonicati, o dignità. E
per non dire di altri, di questo nu-
mero in quell'epoca era Giangiu-
seppe Trautshon tedesco, che ad un
tempo era canonico delle celebri cat-
tedrali di Salisburgo, Passavia e
Breslavia, e che poi, nel 1 7 56, Bene-
detto XIV creò Cardinale. La proi-
bizione di ritenere più beneficii in-
compatibili è tuttora in pieno vigo-
re, meno che il Papa non dispen-
sasse nelle bolle di provvista.
Fra i Cardinali, i quali conservaro-
no il Canonicato, benché esaltati alla
sacra porpora, j-iporteremo i seguenti
esempii. Azzone, preposto della col-
legiata di s. Antonino di Piacenza ,
fatto Cardinale, nel 1134, da Inno-
cenzo II, ritenne la prepositura ca-
nonicale fino alla morte. Francesco
Tebaldeschi romano, canonico di s.
Pietro in Vaticano, creato, nel 1 368,
Cardinale da Urbano V, seguitò ad
esserlo, onde era chiamato da tutti
il Cardinal dis. Pietro^ e, divenen-
do decano di que* canonici, istituì
nella basilica tre beneficiati. Loren-
zo de^ Mari j^taiente d'Innocenzo Vili,
essendo canonico di s. Pietro, quan-
do detto Papa, nel 1489, lo fece
Cardinale, volle conservare il suo ca-
nonicato con beneplacito apostolico.
E Francesco Sforza, da canonico
della collegiata di s. Nicolò in Car-
cere, venne da Gregorio XI JI, nel
CAN
1 583, dichiarato Cardinale diacono di
s. Giorgio, e poi di s. Nicolò in Car-
cere, mentre ancora riteneva il Ca-
nonicato. In alcune cattedrali della
Spagna godono Canonicali de' Car-
dinali, benché non vi risiedano. In-
oltre si hanno csempii, che alcuni
religiosi, con Pontificia dispensa, di-
vennero canonici , e Clemente XI
conferì un Canonicato a monsignor
degli Abbati Olivieri agostiniano, ve-
scovo di Porfirio in partibus, e sa-
grista nella chiesa di s. Anastasia ,
donde Benedetto XIII, nel 1727, lo
trasferì ad un Canonicato di s. Gio-
vanni in Laterano. In questi casi,
quando cioè si conferisca ad un re-
ligioso un beneficio secolare, qual è
un Canonicato, gli si concede il be-
neficio in amministrazione, come vi-
ceversa quando si accorda ad un
prete secolare un beneficio religióso,
gli si dà in commenda.
CANONICHESSE . Siccome le
voci Monaco e Canonico, appresso
i greci , hanno il medesimo signifi-
cato, si chiamarono con tali nomi
indifferentemente le persone dell'uno,
e dell'altro sesso, consacrate a Dio,
Chiunque pertanto veniva ascritto
al catalogo di qualche comunità re-
ligiosa chiamato Canone^ ora si ap-
pellava monaco, ed ora canonico.
Per la qual cosa s. Basiho chiamò
Canonichesse le monache di Cesa-
rea, ad una con quelle per le quali
scrisse le regole, e Canonichessa nei
primi tempi si diceva qualunque
vergine, che si era dedicata a Dio.
Tuttavolta come fu ristretto col
tempo quel vocabolo a significare
le sole, che professavano la jcgola
de' canonici regolari di s. Agostino,
di queste, insieme alle premonstra-
tensi, e ad alcun'altra, ora parlere-
mo. Primieramente sulla origine , e
sulle altie specie di Canonichesse
CAN CAN ^29
secolari , diremo essere esse anlìchis- >' feste solenni cantano gli ufficii
simc nella Chiesa, avvegnaché non « divini in una parte del coro, e
solo sempre faronvi donne, che si « nell'altra rispondono al salmeggio
obbligarono alla osservanza de' con- « i canonici. Cosi ancora nelle pro-
sigli etl insegnamenti evangelici, co- « cessioni intervengono ornate in
me dimostra il p. Pemiotto, lib. Ili » compagnia de'medesimi, ed egual-
cap. 495 ™^ ^i pili sappiamo da *' mente cantano a vicenda. Alcune
s. Agostino, che alcune vergini dei « di esse, dopo che sono vissute in
tempi antichi vestivano di nero , ed *' questo stato, godendo prebende
eran vi paranco Canonichesse, le quaU « ecclesiastiche, le rinunziano, e si
vestivano di bianco colla veste di » maritano a loro beneplacito. '*
lino, da alcuni chiamata cd5/7iwc/e, Certo è, che il loro stato era
camice, o camicia apostolica, dal puramente secolare, ne mai furono
detto santo dottore appellata roc- approvate in comunità religiosa, co-
chetto. Però vi furono alcune Ca- me dichiarò, nel i3iì, al concilio
nonichessc, che assumevano il roC' viennese Papa Clemente V. Doveano
chello soltanto allorché ricevevano però ubbidire alla badessa, sebbene
la ss. Eucaristia. non vi fossero obbligate per voto. Il
Due sorta vi furono di Canoni- Pontas, al vocabolo Canonichesse^ rac-
chesse, cioè secolari, e regolari. Le conta l'invalsa consuetudine di regolare
Canonichesse secolari erano zitelle, le Canonichesse, perchè adottassero per
che possedevano prebende loro ap- nipoti le fanciulle, per abilitarle a
plicate per fondazione, e che canta- possedere il primo canonicato, che
vano r uffizio in coro come i cano- fosse rimasto vacante, uso che fu ri-
nici , ma che non facevano voti , e provato, tanto se fosse stata la preben-
potevano maritarsi, meno 1' abba- da un vero benefizio, quanto se fossero
dessa. Di questa sorte di Canoni- stati semplici luoghi per Teducazio-
chesse fece esatta relazione , nella ne delle fanciulle contro la disposi-
Storia Occidentale al capo XXXI, zione de' fondatori. Si ha poi dal
il Cardinal di Vitriaco, ove, fra le Macri, che in alcune città di Fian-
allre cose, dice: » sono donne chia- dra vi erano Canonichesse secolari,
>> mate Canonichesse secolari perchè le quali ufficiavano nelle chiese, isti-
« non vogliono essere chiamate re- tuite da Guido, conte di Fiandra, e
» golari, siccome i canonici secolari che Onorio IV, Papa del I285, or-
>' non sono chiamati monaci. Que- dinò, che nessuna fosse ricevuta, se
» ste non accettano nella loro con- prima non provava la nobiltà per
« gregazionc persone , le quah non linea paterna e materna , con testi-
» sieno di nobile famiglia. Vestono monianza di sette gentiluomini. Ma
« di porpora, e di bisso, ornandosi vedendo poi il Pontefice, che ciò
» anche di pelli delicate, e usano era cagione di molti spergiuri, com-
» abbigliamenti anco ne'capelli. So- messi nelle prove, ne rivocò la co-
>» no servite da chierici, da paggi, stituzione. Rilevasi dal Ducange, che
» e da donzelle, in compagnia dei alle Canonichesse fu dato il titolo
» parenti più stretti si recano nelle di Dominae o di Domnae^ al mo-
» case, e vi rimangono a desinare, do delle monache benedettine. Nar-
>^ e la loro abitazione, o canonica, ra anche Teodorico Engelusio, in
« è presso la chiesa. Ne' giorni delle Fila Henrici Aucupis ^ che Enrico
23o CAi\
imperatore fondò nell'Alomagna più
di venti chiese, cui abbondantemen-
te dotò a favore delle Canonichcsse
secolari, chiamate Dominae^ e le
quali usavano l'abito de' canonici re-
golari di s. Agostino, senza che pro-
fe&sasseiT) alcuna regola religiosa, con-
sacrandosi al Signore soltanto quan-
do volevano. Il citato Giacomo di
Vitriaco , nella predetta sua opera
aggiunge, che in qualche provincia
della Germania vi sono alcune don-
ne, le quaU si chiamano Canonichesse
secolari, ossia Domiccllae ^ imper-
ciocché non vogliono chiamarsi mo-
pache , come non si chiamano mo-
naci i canonici regolari. Il Bonanni,
nella parte seconda delle Vergini a
Dio consagrale j alle tavole XXX, e
XXXII , ci dà la figura delle Ca-
nonichesse secolari in abito di chie-
sa, e nell'altro suddescritto colla sto-
ria del Cardinal Giacomo di Vitria-
co, come alla precedente XXIX, ev-
vi quella delle Canonichesse secolari
di Mons.
Dice pertanto il medesimo auto-
re, che come da' chierici, o canoni-
ci regolari, ebbero origine i canoni-
ci secolari, egualmente dalle Cano-
nichesse regolari , derivarono le se-
colari, che fiorirono particolarmente
nell'Annonia , o Hainaut, provincia
de' Paesi Bassi, e nel Brabante. Ta-
li erano quelle del collegio di Mons,
nella chiesa di s. Maria , detto di
Yaldetrude. In questa chiesa l'arci-
vescovo di Colonia s. Brunone, mor-
to nel 965, istituì un altro collegio
di canonici, i quali supplissero alle
Canonichesse^ in tutto ciò, che non
è permesso al sesso femminile, e i
«lue collegi visisero con eguale osser-
vanza, potendo, come sopra si disse,
le vergini Canonichesse ritornare al-
le loro case , perchè non erano a-
sirette da voto alcuno. Portavano esse
CAN
l'abito di Canonichesse soltanto quan-
do intervenivano in chiesa agli ufli-
cii divini. Consisteva quell'abito in
una veste di color nero, am mani-
che larghe di candido lino. Il capo
restava coperto da un velo nero pen-
dente sulle spalle; di più adopera-
vano un manto, che dalle spalle si
distendeva con coda sino a terra.
La parte esteriore era neia, l'inter-
na foderata di drappo bianco. Altre
Canonichesse secolari in chiesa ve-
stivano un abito diverso. Esso consi-
steva in una cotta o rocchetto, che
giungeva sino all'estremità della per-
sona, come usavano i canonici anti-
chi. Dal petto discendeva un cor-
done lungo, con intrecci, e nodi di
belle forme. La testa , priva affatto
di capelli., era coperta da un ber-
rettone, dalla cui cima pendeva lun-
ghissimo velo nero. Di egual colore,
ma di seta, era il manto ampio, che
dalle spalle distendeva si oltre i pie-
di, ed ai lati v'aveano le fodere di
pelli d'armeUino , con macchie, e
fiocchi di peli neri.
Le Canonichesse di s. Maria in
Campidoglio di Colonia sembrano es-
sere state anch'esse secolari. S. Pcl-
trude, moglie di Pipino, fondò un
collegio di nobili fanciulle, fra le
quali poi visse, e mori. In questa
chiesa, oltre le donne canonichesse,
eranvi dodici canonici, come abbia-
mo dal Mirco cap. I. Nella stessa
guisa Itta , o Iduberga , vedova di
Pipino, stimolata da s. Amando, fon-
dò il monistero di Nivelle, in cui
fece superiora s. Gcltrude sua fi-
gliuola, che morì l'anno 664. Que-
sto monistero di Nivelle in progres-
so divenne un collegio di canonici,
e di Canonichesse, le quali siccome
nobili prendevano il luogo più de-
gno, e l'Espenceo, nel lib. I, della
continenza^ cap. II, ci dice, ch'era-
CAN
no quarantadue, e che la superiora
si chiamava abbadessa. I canonici
ascendevano a trenta_, e le une, e gli
altri ne' giorni più solenni, e in un
medesimo coro cantavano i divini
ufficii, comechè ne' giorni ordinarii
l'ufKziatura fosse in luogo separato,
lo che conferma Winkeim nel suo
Sacrano di Colonia e. 77 e 112.
Le Canonichesse usavano vesti di
seta, alle quali sovrapponevano un
rocchetto bianco, ricoprendosi il ca-
po con velo nero steso sino a terra:
portarono anche un collare crespo
e tondo, ma poi lo dimisero. F. il
Pennotto lib. Ili, e. 495 ii Molano
ne' Santi di Fiandra a' 17 di mar-
zo, e il Mauburno, lib. Ili, cap. 29.
Essendo morto all'improvviso, nel
1765, l'imperatore Francesco I in
Innsbruck, la sua consorte impera-
trice Maria Teresa ne fu inconsola-
bile , dappoiché per trent' anni era
stato S.UO sostegno, e consiglio. A
conforto del suo profondo dolore ,
l'imperatrice fece convertire in una
cappella tutta quella porzione del
castello di Innsbruck, nella quale il
principe fra le braccia del suo pri-
mogenito Giuseppe II avea reso l'a-
nima a Dio. Perchè in perpetuo si
celebrassero gli ufficii divini, e si
pregasse riposo all'anima di lui, Ma-
ria Teresa fondò un capitolo com-
posto di dodici dame, che doveano
provare la nobiltà come i cavalieri
gerosohmitani, col titolo di Canoni-
chesse. Dovevano queste essere di-
rette da una decana, e sotto-decana,
ambedue comprese nel capitolo stes-
so, finche si nominasse un abbades-
sa. Fu pronta la scelta di que-
ste dame, onde se ne fece l'introdu-
zione con isplendida , solennità. Per
distintivo ad ognuna delle Canoni-
chesse fu appesa, dalla parte sinistra
del petto l'insegna della impeiatri-
CAN 23f
ce, cioè una medagha d'oro smal-
tata di bianco, ed attaccata ad un
nastro nero e bianco. Da un lato
eravi un crocifisso avente a' piedi
due teste di morto, e dall'altro due
corone di alloro intrecciate, e so-
vrastate da una corona imperiale
smaltata in oro , e colla iscrizione :
Franciscvs. Maria Theresia, ed in-
torno M. TllERES. Avo. IN MEMOR.
sporsi opt. capit. fund. xviii aug.
MDccLXv. Quando il Pontefice Pio
VI, nel 1782, parti da Vienna
per fare ritorno in Roma, la sera
de' 7 maggio arrivò in Innsbruck ,
incontrato dall' arciduchessa Ehsa-
betta figlia de' suddetti imperiali
conjugi, e quindi passò alla menzio-
nata cappella, ove intervenne al so-
lenne Te DeiaUj che fu cantato da'
musici di corte, con l'assistenza del-
l'arciduchessa e delle canonichesse
col gran manto, le quali poi furono
ammesse al bacio del piede. E dopo
aver ascoltato il Pontefice la messa
nella delta cappella, prosegui il viag-
gio per Monaco.
Finalmente , oltre quanto abbia-
mo detto , le Canonichesse secolari
fiorirono particolarmente in Germa-
nia, e nelle città di Essen in VS^est-
falia, e Thorn sulle rive della Mo-
sa, oltre che in Colonia, ed in altri
luoghi. Avevano molte per iscopo
l'educazione delle giovani apparte-
nenti alle famiglie nobili, ed anche
sovrane. Alcune delle loro abba des-
se esercitarono ne'monisteri e luoghi
da esse dipendenti, i diritti sovrani,
e, come dicemmo, non erano nep-
pure vincolate da' voti, né da vita
comune , avendo ciascuna Canoni-
chessa il proprio palazzo, e corteg-
gio, col godimento di ricche pre-
bende. Si radunavano di quando in
quando , e in ore destinale, a sal-
meggiare, ovvero quando si do veti
23a CAN
Imitare un qualche interesse riguar-
dante l'andamento, e il governo del
loro monistero o convento. Ma tutti
questi stabilimenti di Germania , e
di altrove, insieme alle Canoniches-
se, neir incominciare del nostro se-
colo fuiono secolarizzati, come tutti
gli elettori ecclesiastici, ed altri so-
vrani abbati e vescovi, ne più fu-
rono ripristinati. Soltanto il regnante
re di Baviera ha aperto in Monaco
un pio luogo, che in qualche modo
somiglia agh antichi, per l'educa-
zione delle donzelle di nobili fami-
glie; ma esso è piuttosto un con-
servatorio, che un monistero, né le
istitutrici sono Canonichesse secolari.
Le Canonichesse Regolari sono
una sorte di religiose, la cui ori-
gine è incerta. Solo si sa , che nel
conciUo celebrato in Francfort nel
794, si parlò espressamente di loro,
e che in quelli di Chàlons dell' 8 1 3,
e d' Acquisgrana, dell' 8 1 6, vennero
stabilite regole, tanto pei canonici,
che per le. Canonichesse , come si
legge in Labbé tomo VII. Da que-
ste regole però si rileva, che le Ca-
nonichesse non fossero istituite da
s. Agostino, ma piuttosto da s. Gi-
rolamo, da s. Cipriano, da s. Ata-
nasio, e da s. Cesario. E vero, che
sant' Agostino stabili in Ippona del-
le religiose, le quali forse saran-
no state Canonichesse , ma que-
sto non ci assicura che fossero re-
ligiose dalle altre distinte, come
poi lo fux'ono le Canonichesse, per-
chè in que' tempi si costumava, co-
me superiormente si accennò, chia-
mare Canonici e Canonichesse tutti
gli ecclesiastici , monaci , religiose ,
vergini, inservienti alle chiese, do-
mestici de' monisteri, e generalmente
coloro, che erano registrati nella ma-
tricola, o catalogo appellato Cano-
n€_y perchè conteneva le regole , e
CAN
le costituzioni da essi seguite. Tut-
tavolta vuoisi, che le Canonichesse
fossero fondate nel X secolo, o nel-
r XI, dappoiché fino al io6o, tut-
te le religiose professavano la re-
gola benedettina, e ne abbiamo una
prova dal concilio romano celebrato
dal Pontefice Nicolò lì, nel io6o, o
nel io6i, secondo il Pagi. Ma da
quanto si dirà in seguito sulle prin-
cipali specie di Canonichesse , può
rilevarsi , che la loro istituzione è
di molto anteriore alle dette epo-
che. Avverte poi il p. da Latera ,
Compendio della Storia degli Or-
dini Regolari^ che in diverse città
della Francia vi furono le Canoni-
chesse ospitalarie, che attendevano
alla cura degli ospedali sotto la re-
gola di s. Agostino, con particolari
costituzioni. Pure l'autore deWa. Sto*
ria degli Ordini monastici ^ tradotta
dal francese dal p. Giuseppe Fran-
cesco Fontana, nel tom. II capo 43,
dimostra, che alcune di queste reli-
giose non erano Canonichesse, ben-
ché ne usurpassero il nome, e il
rocchetto proprio di esse. Per conto
delle diverse specie principali di Ca-
nonichesse regolari, e delle differenti
epoche in cui fiorirono, si può con-
sultare il Bonanni nel catalogo de-
gli Ordini Religiosi, quantunque le
notizie di lui rammentino soltanto
cose passate, a cagione delle ultime
vicende, che soppressero tanti Ordi-
ni religiosi d'ambo i sessi, e tutto
sconvolsero così, che esistono appena
le Canonichesse Lateranensi.
Le Canonichesse Lateranensi, se-
condo il p. Latera, ed altri, si vuo-
le, che abbiano avute le stesse vi-
cende de' Canonici regolari di tal
nome, cioè eguah le insegne nel vesti-
re di bianco, ed uguali le denomina-
zioni delle loro congregazioni. Rice-
vuta da s. Agostino la regola , da
CAN
lui presero anche la dcnomiiiazio-
iie con aggiungervi una parie di esse
il nome di Lateranensi, allorché que-
sto fu dato ai canonici stabiliti nel
Laterano, dei quali portavano, come
portano tuttavia, la tonaca di lana
bianca , con un rocchetto di lino
sopra la medesima, ed il velo nero
sul capo. Quando esse si recano in
coro, pongono la cotta sopra il roc-
chetto, come la sogliono comunemen-
te usare i Canonici Lateranensi nei
divini ufllcii. Il rocchetto ha le ma-
niche strette, dove la cotta (che con
altro nome si chiama camicia o ca^
mice superiore y ovvero superpelliceo ,
poiché anticamente si usava sulla
tonaca di pelle ) è larga, e ne' tem-
pi più antichi, come si raccoglie da-
gli alti del concilio di Basilea, era
lunga , e si stendeva oltre mezza
gamba. Non è però questa veste
propria di tutti i canonici regolari,
e siccome da alcuni non si usa, cosi
diverse monache, benché fossero Ca-
nonichesse, non la portarono, che nel
suindicato tempo.
Riferiscono gli scrittori, che, ver-
so l'anno 44^? sia stata assegnata
alle Canonichesse Lateranensi la re-
gola di s. Agostino ; ma sembra piìi
verosimile, che lo fosse dopo il 4925
dal Papa s. Gelasio I, il quale da
alcuni si crede istitutore de' cano-
nici regolari, o almeno che ne ab-
bia approvato le regole composte
da s. Agostino, regole che confer-
mò, dopo il 1061, Alessandro H, ri-
tornandole alla primiera osservanza
nel declinar del XIII secolo Bonifa-
cio Vili, e meglio ancora Eugenio
IV nel 1445». Quelle regole in molte
parti propagatesi , fecero fiorire le
Canonichesse.
Pel numero delle differenti con-
gregazioni di cotesto Ordine, non è
agevole tesserne il catalogo , come
CAN 233
non e agevole il riferire le religiose,
che si resero chiare per virtù e
santità. Bensì fra esse, nel i55o, me-
rita ricordanza la madre Ballista
Vernaccia, insigne per santità e dot-
trina , che in tre volumi restrinse
molti documenti di celeste sapienza.
Canonichesse ci furono anche nel-
r isola di Majorca, come dice la b.
Caterina Thomas, Canonichessa re-
golare di s. Agostino, della città di
Palma nella isola stessa, la quale
mori nel i5>74, e meritò che l^io
VI, nel 1792, solennemente la bea-
tificasse. In Roma eravi un celebre
monistero di Canonichesse lateranen-
si presso la chiesa dello Spirito San-
to, a Macel de' Corvi, fabbricati l'u-
no e l'altra per queste monache da
Petronilla Capranica, nobile roma-
na, nel 1432, la cui chiesa, nel
i582, restaurarono e nobilitarono
con marmi e pitture le stesse reli-
giose , venendo governato il moni-
stero, fino al 1606, dall'abbate dei
canonici regolari lateranensi; ma Pao-
lo V lo pose sotto la giurisdizione
del Cardinal vicario. Ora però le
monache stanno nella chiesa di s.
Pudenziana (Vedi), ove trasferite
vennero da Pio VII , dappoiché
nel tempo del governo francese, tan-
to la chiesa, che il monistero dello
Spirito Santo, furono distrutti per
iscuoprire gli avanzi del famoso Fo-
ro Trajano. V. Canonici regolari
Lateranensi.
Molti altri moniste ri di CanoiVi-
chesse Lateranensi esistono, ira' quali
meritano menzione quello di Gesù
e Maria di Napoli, ripristinato, nel
1834, dal regnante Pontefice, di cui
è protettrice sua maestà Maria Isa-
bella regina, madre di Ferdinando
II, re del regno delle tlue Sicilie, la
quale, unitamente a monsignor ar-
civescovo Garofalo, abbate generale
234 CAN
cieli' Ordine de' canonici regolari la-
teranensi , v' istituì un educandato
di nobili donzelle. Queste Canoni-
chesse del Gesti e Maria anticamen-
te erano nel monistero di Recita
Coclite sempre dipendevano dall'ab-
bate generale dell' Ordine de' cano-
nici regolari lateranensi, al quale in
Italia erano nei passati tempi sog-
getti trentadue monisteri di Cano-
nichesse.
Canonichesse regolari delle Fian-
dre ^ della Lorena e di altri
luoghi.
Verso l'anno 65o, s. Valdetrude
vedova, e s. Aldegonda vergine sua
sorella fondarono in Mons, in Mau-
bege , e in altri luoghi della Fian-
dra, alcuni monisteri di Canoniches-
se , le quali vivevano in clausura
sotto la regola di s. Agostino, come
afferma il Bruschio ne* suoi Moni-
steri della Germania. Pure di esse
si fa ancora menzione nell'addizione
seconda de' Capitolari di Carlo Ma-
gno, e nel Mabillon, il quale ne trat-
tò nella prefazione del tomo II dei
Santi benedettini al n. 32. Di que-
sto istituto numerosi furono i mo-
nisteri, che si stabilirono in varie
parti, massime nella Francia, e nel-
la Germania, con differenza nell'a-
bito , dappoiché in Francia usaro-
no per lo pili il rocchetto , e la
cotta, non però cosi in altri luoghi.
Non r usavano le Canonichesse di
Colonia riformate con rigorosa clau-
sura, come si legge presso Winkeim
nel suo Sacrario, p. 117. Il p, Beur-
rier, nel suo Catalogo delle sante
al n. 3i, e il Bonanni, alla tavola
XXVIII , ne riportano la figura ,
che è quella della fondatrice s. Val-
detrude, e consiste il loro abito in ve-
ste con cinta e mantello bianco, con
velo nero in testa. Il b. Pietro Four-
CAN
rier di Maintencour nella Lorena ,
non solo riformò la congregazione
de' canonici regolari di s. Agostino
del ss. Salvatore, ma fondò le mo-
nache di nostra Signora della me-
desima congregazione, e regola, che
furono approvate da Paolo V.
Canonichesse Regolari
Premonstratensi.
Unitamente ai canonici premon-
stratensi, s. Norberto istituì ancora
le Canonichesse dello stesso nome ,
le quali, vivente il santo, passavano
in numero di diecimila, e ciò dopo-
ché recatosi a Roma, nel 1124, ot-
tenne da Papa Onorio II la confer-
ma dell'Ordine, come si ha da Mar-
tino Metz dello stesso Ordine nella
Fita di s. Norberto lib. I, cap. 12.
Da principio tanto in Premonstrato
nella diocesi di Laon , che altrove,
il monistero delle Canonichesse non
era diviso da quello de' canonici, se
non da un muro; ma allorquando
prese il governo dell'Ordine il b.
Ugo, primo discepolo del fondatore,
con un decreto del capitolo genera-
le, tenuto nel 1137, ed approva-
to da Innocenzo li, fu ordinato di-
versamente. Le Canonichesse comin-
ciarono ivi a vivere con sommo ri-
gore, né si curavano uscire di casa,
né di parlare con alcuno , e co' pa-
renti stretti lo facevano alla presen-
za di due monache al di dentro, e
di due converse al di fuori. Crebbe
tanto il numero di queste Canoni-
chesse, che nel Pontificato di Cle-
mente Vlj del t34'2, se ne nume-
ravano quaranta monisteri, annove-
randosi tra quelli di Germania, al-
cune abbadesse di famiglia principe-
sca. Si propagarono queste Canoni-
chesse in Polonia, nella Spagna, ove
a])bracciarono la riforma de' canoni-
ci, nelle Fiandre e in Francia, ove ulti-
CAN
inamente cessarono col non aver più
voluto ricevere novizie. A togliere va-
nità si tagliavano i capelli sino alle
orecchie, ciioprendo il capo con pan-
no gix)sso nero ; e le vesti erano di
lana bianca, o di pelli d'agnello.
L'abito loro consisteva in tonaca,
mantello e scapolare bianco con cin-
ta. Sul velo portavano una piccola
aoce, come usavano quelle del mo-
nistero d'Aldeberga, in cui fiorì s.
Geltrude , principal ornamento di
queste Canonichesse. In alcuni mo-
nisteri assumevano in coro un gran
manto bianco, ed in altri univano
a questo una mozzetta parimenti
bianca, che portavano sulle braccia.
V. Canonici Regolari Premonstra-
TENST. Pio VI approvò l'Ordine del-
le monache di s. Norberto , di cui
parlasi all' articolo Adorazione del
SS. Sacramento, Monache.
Canonichesse Regolari di Rouen.
In questa città di Francia nel de-
clinar del secolo XIII, il re s. Lui-
gi IX, e la regina Bianca di lui
madre , fondarono un monistero a
queste Canonichesse. Crebbe poi il
loro numero per la dote assegnata
a dodici fanciulle per la pia libera-
lità d'un cittadino. Vissero lunga-
mente sotto la regola di s. Agosti-
no, vestite di bianco, ma poi pas-
sarono sotto la direzione de' monaci
di s. Benedetto, e adottarono la ve-
ste nera, con manto simile foderato
di pelle bianca d'armellini. Cuopri-
rono il capo con velo bianco, so-
vrapponendovene uno di color nero.
Canonichesse del s. Sepolcro.
Ad esempio de' canonici regolari
del s. Sepolcro, fu quest'Ordine fon-
dato in Francia, dove grandemente
CAN !x3^
si propagò, nel 1620, dalla ven. ma-
dre Claudia di s. Francesco, già
contessa di Chaligny, in memoria
del Redentore, che fu posto nel se-
polcro in Gerusalemme. La detta
contessa di Chaligny, della illustre
casa di Lorena , le attirò da Liegi
per istabilirle a Charleville, ov' ella
prese la loro regola, e il loro abito.
Nel 1635 furono condotte da Charle-
ville in Parigi alcune di esse, perchè
vi fondassero un monistero. Furono
situate nel sobborgo di s. Germano
in tm luogo chiamato comunemente
Belle Chasse, d'onde si sono in se-
guito propagate in altre provincie ,
come a Viarzon, in Berry, e a Lui-
ne in Touraine. L'abito delle Ca-
nonichesse era simile a quello dei
canonici, cioè tonaca nera, sopra la
quale ne ponevano altra di bianco
hno, corta, e senza maniche; copri-
vano il capo con velo nero, del qual
colore era il lungo manto, tenendo-
vi dalla parte sinistra una croce ros-
sa, che pure ponevano dal medesi-
mo lato sulla sopravveste bianca. Nel-
la destra parte poi del manto era vi
cucita una funicella distinta con cin-
que nodi , per significare le cinque
piaghe di Gesù Cristo. Le vesti ne-
re furono prese da esse per dinota-
re r afflizione , che devono avere i
fedeli, considerando essere il s. Se-
polcro nelle mani de' seguaci di Mao-
metto. La regola, che queste Cano-
nichesse osservavano, era di s. Ago-
stino, ì^. Canonici Regolari del s.
Sepolcro di Gerusalemme.
Canonichesse regolari di s. Ge-
noveffa.
Bramosi i canonici regolari di det-
ta santa, che fosse propagata la de-
vozione di lei, a tre leghe da Pa-
rigi in Nanterre, ove nacque, alcuni
230 CAN
di essi fondarono un monistero, di
cui fu superiore il p. Paolo Beu-
rior. E perchè essa regola fosse mag-
giormente dilfusa fra le donne, la
sorella di lui fondò a proprie spese
un monistero, nel quale potessero
vivere Canonichessc dell'Ordine dei
ciinonici regolari di s. Genoveda. A
tal eiìetto, nel 1 647, furono prescel-
te due religiose di s. Stefano di
Reims, per istruire nell'osservanza
regolare le nuove Canonichessc; ma
dipoi, a cagione delle guerre, furo-
no trasferite ad altro monistero più
vicino a Parigi, chiamato Chalioth.
Vestivano di bianco, con cotta o
i*occhetto di lino bianco, e velo ne-
ro sul capo; assistevano ai divini
uffici i in coro, come i canonici ; e
sul braccio sinistro portavano V al-
niuzia di pelle nejua , distinta con
macchie, o fiocchi di pelo bianco.
Quesl'almuzia cominciarono ad usa-
re dopo partite da Nanterre, cosa
assai rara fra le donne, che hanno
sempre usato il velo. /^. il p. Mo-
linet nel suo Catalogo de^ canonici
regolari^ e l'articolo Canonici Rego-
lari DI s. Genoveffa.
Canonichessc regolari Ospitaliere
in Francia,
Merita che si perpetui la memo-
ria dei grandi beneficii , cui han-
no reso alla società le Canoniches-
se regolari, dette Ospitaliere, nel-
la Francia. La maggior parte degli
ospedali di Francia erano assistiti
dai canonici regolari dell'uno e del-
1 altro sesso. Gli uomini vi aveano
la direzione spirituale per l'ammi-
nistrazione de' sagramenti, e le don-
ne aveano cura di tutti i bisogni
degl'infermi, e (juello che ora sono
le Sorelle clclla carità, erano allo-
ra le Cauouichcssc regolari. La so-
can
la città <ii Parigi avca quattro ca-
se di Canonichessc os[)italiere , che
portavano il rocchetto. Quelle case
erano chiamale du grand hópìtai
de s. Catherine y de s. Gervais.
Eranvi ancora delle Canonichessc
dette de la Roqnette, luogo di loro
resilienza. Nel XVI secolo, dopo che
i canonici regolari di s. Vittore si
unirono con quelli della imo va ri-
forma fatta a s. Severino di Cha-
teaulanden da Meuburac , e dagli
altri suoi confratelli della congrega-
zione di Vindesem, l'abbate dis. Vit-
tore e il priore di s. Lazzaro formaro-
no delle regole, le quali stimarono ne-
cessarie a ristabilire la disciplina re-
golare nel Hótel-Dieu di Parigi; e
ciò fu eseguito di modo, che il ca-
nonico regolare Antonio de la Fon-
taine di s. Vittore fu crealo priore
di quel grande ospedale.
CANONICO (Canonicus). Indivi-
duo del clero, il quale possedè una
prebenda delta Canonicato (f^edi),
in una chiesa cattedrale, o collegia-
le. Questo nome deriva dalla paro-
la greca kanon, che significa regola,
ovvero una certa pensione, e ren-
dita stabile per vivere, come anche
catalogo j o matricola. Quindi si
appellano canonici gli ecclesiastici a-
scritti alle chiese cattedrali , o col-
legiali, i ({uali, per condurre una vita
più edificante, osservano una rego-
la, secondo le individuali costituzio-
ni loro, ed un regolamento prossi-
mo a quello de' monaci, come si e-
sprime 15crgicr alla parola Canonici.
Perciò molti sono di avviso, che i
canonici prendessero il nome dalla
regola cui doveano osservare, ed al-
tri opinano, che così si chiamassero
dalla pensione, o rendita loro asse-
gnala pel vitto, chiamata sportala ^Va
(juale si ricavava dalle oblazioni fatte
allo chiese, come si spiega all'arti-
CAN
colo Benefizio Ecclesiastico. Del
principio però della voce Canonico,
del suo significato, ed elimologia,
SG applica vasi a tutti i chierici a-
scritti a qualche chiesa, e deiruflì-
cio de* canonici , sono a consultarsi
Pompeo Sarnelli, tomo I , let. IV,
DelVoriginc della voce Canonico, e
Giuseppe Garampi, Memorie Eccle-
siastiche p. 280 e 282, ove pur
dice , che furono chiamati Cardina-
Ics, cuslodeSy et sacerdoles, non che
il Grancolas in Breviar. Roni. par.
I, cap. ult.
Certo è, che nella primitiva Chie-
sa il titolo di Canonico fu dato ai
chierici, ed anche ai vescovi, ed i
vocaboli di chierico e di Canonico
furono sinonimi per indicare gli a-
scritti nel canone, o registro di colo-
ro, i quali doveauo esser mantenuti
coi beni di qualche chiesa , fossero
preti, diaconi, suddiaconi, accoliti,
lettori, esorcisti, o chierici di prima
tonsura. Tutti questi si chiamavano
canonici , ci de canone , catalogo ,
o matricola ecclesiastica della catte-
drale. Così nel concilio antiocheno,
» si quis episcopus , vel presbyter ,
» aut generatim quis de canone "
nella qual parola si racchiudono i
diaconi, i suddiaconi, i lettori ec,
e il concilio calcedonense vi com-
prende i preti stessi. 11 concilio lao-
diceno chiama canonici i cantori, o
salmisti. Similmente il canone del
concilio II di Tours, del 570, de-
nomina canonici i lettori ascritti al
canone della Chiesa. Che poi i cano-
nici, ove sono tutti preti, debbano
fare l'ufficio de' suddiaconi , e dei
diaconi, egregiamente lo spiega il
medesimo Sarnelli nel tomo Vili,
p. 4^ «'li la lettera XX, se sia lecito,
che il prete faccia l'ufficio del dia-
cono. Rileva poi il Cancellieri, nella
sua lettera suW origine della paiola
DominuSj p. 33, essere stato dato que-
sto titolo a' canonici di qualunque
ordine e grado nel secolo XI 11, u-
sandosi eziandio ne' seguenti secoli ,
e verso il i54o ne' capi toh venne
definito di doversi applicare a' soli
canonici, comechè di poi avesse luo-
go il titolo Revercndus Dominus, ci
Reverendus Pater. Talvolta vi si ag-
giunse V adnioduni illustris, adnio-
diini revercndus, ed anche reveren-
dissimus Dominus , e ciò dopo il
1634, in cui il titolo d'illustrissi-
mo e reverendissimo non era piìi
privativo de' Cardinali , ma usato e
adottato comunemente dai canonici.
Per le quali cose si vede, che nella
origine loro canonici erano tutti i
chierici; in progresso tal nome fu
dato a quelli massimamente, i quali
convivevano col vescovo, ad esempio
del clero di s. Agostino vescovo d'Ip-
pona, e prima ad esempio di s. Eu-
sebio di Vercelli.
In Francia 1* istituzione di tali
canonici si ripete da Bodino, arci-
vescovo di Tours, che fu il pri-
mo in quella città a fondare un
collegio nella sua chiesa, mentre re-
gnava Clotario I, il quale ascese il
trono l'anno 5 1 1 . Questi collegi di ca-
nonici erano composti di sacerdoti,
ed altri chierici inferiori, che vivea-
no in comune presso la cattedra-
le, dipendevano dal vescovo e nel-
la medesima casa di lui , forman-
do tutti insieme il Capitolo (Fedi),
il seminario, e in certa maniera il
principal corpo del clero della dio-
cesi. Si allevavano in que' collegi i
giovani chierici, vi si prendevano i
parrochi e i sacerdoti per le cure,
pegli ospedali, e pcgli oratorii. Quel-
li, che ivi abitavano, uffiziavano nella
cattedrale, davano assistenza al ve-
scovo nelle funzioni, e gli servivano
eziandio di ordinario consiglio, Fu
23S CAN
poi ap|>ellata canonica l'ahitazioiie
de' canonici, nome che fu un tem-
po comune anche a quella de' pai-
l'ochi, e sino al pi-esente si vedono
abitazioni vicino alle cattedrali , e
alle principali cliiese. Poco a poco
tali comunità di chierici formarono
una corporazione separata , sempre
però sotto la dipendenza del vesco-
vo, e siccome, verso il secolo X, e
nel seguente tali comunità religiose
vennero istituite in città non vesco-
\ì\'ìy così furono chiamate Collegia-
te le chiese loro. Il vocabolo con-
gregazione e collegio serviva dappoi
ad indicare il corpo de' canonici ,
mentre la parola capitolo è più re-
cente, y. il citato Garampi, Disser-
tazione IX sopra ì progressi^ e so-
pra la decadenza della vita clau-
.strale de^ chierici , o canonici^ spe-
cialmente in Italia, p. 264.
Che l' esterior forma di vivere
de' canonici non fosse punto diversa
anticamente dalla monastica, lo ri-
leviamo dai canoni decretati nei
concilii d'Acquisgrana del 789 e 816,
del turonese, e del mogunlino del-
r8i3. In essi fu inculcata la osser-
vanza della regola, che Crodogango
vescovo di Metz avea scritta, non
solo per direzione de' canonici , ma
di tutto il suo clero, come riporta
il Tomassini, de Benefic. par. I,
lib. 3i, cap. IX, dicendoci Paolo
diacono, « ad instar coenobii intra
« claustrum septa conservari fecit."
Quindi dal canone XXI del concilio
di Aquisgrana chiamasi monistero il
collegio de' canonici, ed il prevo-
sto di questi appellasi abbate. Nel
medesimo concilio dell' 816 fu pre-
scritta parimenti una regola cano-
nica per tutti i chierici , ricava-
ta dalle antiche monastiche disci-
pline, e dalla suddetta di Crodo-
gango, colla qual norma appunto
CAN
s'incominciarono poi a racchiudere
in pili luoghi i chierici in claustrale
convitto, come già si è indicato.
Frequenti sono le memorie (princi-
palmente ne' due secoli IX, e X)
della fondazione o ristaura/.ione della
vita canonica, làllasi in varie chiese
per opera di zelanti pastori tutti
intenti a promoverla con ampie do-
nazioni, pei fondi necessarii al man-
tenimento, o con prescrizioni di
leggi ecclesiastiche. Abbiamo pure
memoria di simiH istituzioni, o re-
stituzioni fatte in varii luoghi d'I-
talia , come nelle chiese di Pisa , e
di Arezzo fino dal IX secolo, in
quelle di Firenze, e di Bergamo,
nel X, in quella di Fiesole nel 966,
in quella di Como nel io3i, nella
cattedrale di Cesena nel 1 042 , di
Torino circa il 1047, in quella di
Lucca nel io5i, e di Urbino nel
1068, che sono precisamente quei
tempi , ne' quali narra s, Pier Da-
miani , essere nata discordia nel
clero di Fano. Fu s. Leone IX, chej
a detto anno i o5 1 , assegnò questi beni
a' canonici della cattedrale di Lucca^
che menassero colà una vita rego-
lare, e confermò certi beni colla di-
visione delle prebende, dette anco-
ra canoniche , ordini , o beneficii.
Dal che apparisce , che dicevansi al-
lora osservare vita regolare anche
que' canonici , i quali non facevano
voto di povertà, e che noi perciò di-
remo ora secolari. V. Ughellio t. I,
pag. 857.
Ma non si fermò quivi il disor-
dine, contro il quale forti piò d'ogni
altro furono i lamenti del zelante
Geroo prevosto Reichespergense, nel
suo libro de corrupto Eccltsios statu,
indirizzato ad Eugenio III, creato
nel I 145. Si doleva egli, che i Ca-
nonici delle chiese cattedrali vives-
sero, ;5 de stipendio regulariler vi-
CAN
>•> ventibus constituto , e che ipsi
» nullam penitus observant regu-
>* laiii etc. '* Questi canonici, o
chierici sono da lui detti » seda
« cleiicorum , qui nec secundum
» canones vivunt, ncque coenobita-
» hs vitae servant reguhis; " né
manca d' inveire acremente contro
di essi, in altre sue opere, che pos-
sono leggersi nel Tesoro degli Aned-
doti del p. Pez , tomo li, p. i.
Quindi nacque la distinzione e divi-
sione de' canonici, in regolari, cioè
consacrati all'osservanza della rego-
la, e ai voti di povertà ed ubbi-
dienza, e in secolari, che tutto al
più osservarono il comune refetto-
rio, e la coabitazione nel chiostro
prescritta dal concilio di Aquisgrana,
amministrando ognuno le proprie
prebende , o ricevendo la porzio-
ne dalla comune massa capitola-
re, come in più luoghi tuttavia si
costuma.
Verso il declinar del secolo X, o
dell' XI , si moltiplicarono i moni-
steri de' canonici regolari , e gran-
demente si diffusero nella Chiesa le
congregazioni de' così detti canonici
regolari (Vedi), i quali non solo
vivevano in comune sotto una me-
desima regola , ma si erano obbli-
gati per voti solenni, e quindi ven-
nero appellali Regolari.
Da alcuni si dicono formati tali
canonici per porre un riparo all' i-
gnoranza, ed al rilassamento dei co-
stumi degli ecclesiastici secolari, la
cui corruzione in quel secolo era
giunta al colmo, come si legge nel-
l'annalista Baronio. Yi è un decre-
to del concilio lateranense, celebra-
to nel 1 069 , col quale si ordina ,
che i chierici vivano insieme in vita
comune. Quel decreto fu fatto ad
istanza del citato s. Pier Damiani ,
il quale ne scrisse al Pontefice A-
CAN 289
lessandro II, e si deve intendere di
que' chierici, che servivano le chiese
collegiate, detti perciò canonici.
I Canonici secolari sono coloro ,
che in progresso di tempo abban-
donarono la vita comune per vi-
vere da per se soli in particola-
re, e che possono godere del loro
patrimonio, oltre le rendite della
chiesa.
Si chiamarono poi canonici seco-
lari , in un altro senso, alcuni sem-
plici laici, i quali si ascrivevano tra
i canonici di onore, e di privilegio,
come diremo parlando de' canonici
onorarii. Che se da principio si con-
tentarono i canonici del semplice
vitto e vestito, come osserva il ci-
tato Garampi p. 3 1 3 , ammessa la
proprietà, bisognò poi assegnar loro
pingui rendite, che furono chiama-
te. Prebende, Canonie, o Ordini,
donde poi il nome di Ordinario si
attribuì ad ogni Canonico. Bisognò
provvederli altresì di beneficii e chie-
se parrocchiali, donde avvenne, che
mancavano ai divini ufììcii della chie-
sa matrice, aveano discordie fra essi
per conseguire le medesime, ed u^
sciti una volta dal chiostro, perde-
vano tutto lo zelo della regolare os-
servanza, come ben rifletteva Ales-
sandro IV nella lettera, che scrisse
ai canonici di Perugia l'anno i258.
Finalmente le pingui prebende fu-
rono cagione, che venissero ambite
dai nobili, e potenti non sempre per
lo spirito di vocazione religiosa; on-
de poi non volendosi legare all' os-
servanza del chiostro , pretesero di
poter tenere nello stesso tempo più
benefìzii residenziali, soddisfacendovi
al più con sostituire de' vicarii cap-
])ellani , di cui si parlerà opportu-
neraente.
L' istituzione, i doveri, e i diritti
de' canonici di diverse specie, song
24o CAjV
materie tli giurispnifìen7.n, e solo ci
limiteremo ad mdicare i piti impor-
tanti. Sino dai bassi tempi tutte le
pie istituzioni presero, come vedem-
mo , un aspetto monastico , poicliè
allora principahncnte ne' chiostri re-
gnava la decenza e la regolarità nel
vivere.
Le obbligazioni de' canonici si ri-
ducono a tre principali ; la prima
è di risiedere nel luogo dov' è si-
tuata la chiesa di cui sono canoni-
ci ; la scroiìda di assistere agli uF-
Jicii canonicali, che si celebrano in
cpiella chiesa , la tei^za di trovarsi
ed intervenire alle riunioni capito-
lari. Da queste tre obbligazioni ne
disrendono molte conseguenze, delle
quali accenneremo le principali. I
canonici non possono esentarsi dal
coro per un tempo maggiore di tre
mesi, sia continuatamente, clie per
intervalli, e sono obbligati, di can-
tare, o recitare in coro essi stessi 1' uf-
fìzio, e, secondo il Sarnelli, sono ob-
bligati al canto ecclesiastico dalla
stessa etimologia del nome loro,
dappoiché Canoniciis, ei dice, viene da
cano. Quella recitazione fu lor co-
mandala anche da s. Pio V, col-
la pena eziandio della restituzione
delle distribuzioni, per la massima del
V concilio lateranense nella sessione
IX: Datar bcneficium propter offl-
cium. La modicità d' un canonicato
non esenta un Canonico dall' assiste-
re a tutti gli ufficii, per 1' accetta-
zione fatta del suo titolo. I cano-
nici partecipano delle distribuzioni
quotidiane assegnate a chi personal-
mente si trova presente alle ore ca-
noniche, secondo il decreto di Bo-
nifacio Vili, meno le cognite ecce-
zioni, d' infermità, o di canonica as-
senza. Le distribuzioni perdute sen-
za tali casi si erogano alla massa
capitolare, e in alcuni luoglii alla
CAN
fabbrica della chiesa, a (|ualchc pio
istituto, o ad altro religioso uso.
Anticamente i canonici delle cat-
tedrali e collegiate piìi insigni, uni-
tamente ai beneficiati, si recavano in
chiesa alla mezza notte per cantare
il mattutino, secondo le prescrizio-
ni de' sacri canoni. Siccome molti
capitoli di canonici regolari si seco-
larizzarono, il trecense, che fece un
tal passaggio nel 1082, per osserva-
re una delle regolari osservanze, con-
tinuò a celebrare il mattutino a mez-
za notte. Questa pia costumanza ces-
sò nel i364 i" Parigi, e quindi in
altre chiese di Francia, e totalmente
nel principio del XVI secolo, termi-
nando così i canonici e i benefizia-
ti di recarsi in coro a mezzanotte.
In quanto ai luoghi nel coro, e
sulle debite precedenze, abbiamo dal
Macri alla voce Caiionicw!, che nel
coro si deve dare il primo luogo
al Canonico ebdomadario , mentre
porta i paramenti sacri, come rile-
vasi dal decreto della S. C. de' Pii-
ti de' 2 luglio 161 7, ed i vescovi
titolari v' intervengono in roccbelto,
e mantelletta, prendendo la mano
a tutti i canonici, ma dopo il vicario
dell'arciprete nelle basiliche di Ro-
ma, e nelle collegiate di titolo Car-
dinalizio, il qual vicario incede in
abito prelatizio con mantelletta, e
rocchetto. La menzionata Congre-
gazione , con decreto de' 2 giugno
1628, prescrisse, come vuole il ce-
rimoniale, che il dovere dei cano-
nici di recarsi in coro due per due
s' intenda pei giorni solenni. I Ca-
nonici, che hanno l'uso della cap-
pa, o del rocchetto, non possono
con tali vesti amministrare i sacra-
menti, dovendo allora assumere la
cotta e la stola, come dichiarò il
citato decreto, mentre quello dei
20 luglio 1592, dice, che i cano-
CAN
nici non sono tenuti a servir la
messa pontificale nelle altrui chiese ,
ma solamente nella cattedrale. Que-
sto però si deve intendere , se la
chiesa fosse fuori della città, perchè
celebrando il vescovo pontificalmen-
te nella medesima città_, nella quale
evvi la cattedrale, i canonici sono
tenuti ad assistervi, come si ha dal
decreto della s. Congregazione del
Concilio, al cap. 12, sess. 24, de
reformat.
11 Pontefice Alessandro VII, per
maggior decoro delle sacre funzioni,
che si celebrano in Roma in tutte
le cappelle Papali, allorché ivi can-
tano i Cardinali, e i vescovi assi-
stenti al soglio, stabilì con due bre-
vi de' IO dicembre i655, e de' io
giugno 1657, che tre canonici delle
tre basiliche di s. Giovanni in La-
terano, di s. Pietro in Vaticano , e
di s. Maria Maggiore fossero i mi-
nistri sacri in dette funzioni ponti-
ficali; cioè il Canonico lateranense
prete assistente, il Canonico vatica-
no diacono, e il Canonico liberiano
suddiacono. Dichiarò inoltre, che
appena eletti a sì onorevole ufficio,
fossero ascritti fra i prelati dome-
stici, ossia referendari delle due se-
gnature, assegnando ad essi un pro-
porzionato stipendio . E quando il
Papa si reca a dare la benedizione
col ss. Sacramento in qualche chie-
sa, i detti canonici vaticano, e libe-
riano, fanno da diacono, e suddia-
cono assistenti. Neil' elezione de'me-
desimij ogni capitolo delle tre men-
zionate basiliche ha il diritto di
eleggere per voti segi-eti, sei fia i
canonici piìi adatti, e presentarli per
mezzo del proprio Cardinal arcipre-
te al Papa, eh' è in libertà di sce-
gliere chi più gli piace. Sogliono
però i Pontefici preferire ordina-
riamente quelli , che appartengono
VCL, VII.
CAN 241
alla romana nobiltà , anzi alcune
volte prevengono la vacanza, conce-
dendo la coadiutoria a simili uffi-
cii, sempre però ad un altro cano-
nico della stessa patriarcale. Allor-
ché sono occupati nell' esercizio del
loro offizio, ancorché fossero coad-
iutori in esso, sono considerati co-
me presenti all' uffiziatuia del co-
ro tanto della mattina, quanto del-
la sera, colla limitazione, che dopo
le tre feste di pasqua di risurrezio-
ne a tutto ottobre, sono obbligati
ad intervenire all' uffizio de' vesperi.
Se alcuno di essi non potesse inter-
venire in cappella, o per infermità ,
o per altro impedimento, è in fa-
coltà d'ogni rispettivo capitolo, o
dello stesso Canonico ministro , di
sostituire altro Canonico , il quale
allorché ivi si reca, assume l' intero
abito prelatizio da referendario .
Tuttavia alcuni assunsero la sola
sottana paonazza, per l' uniformità
de' compagni , che altrimenti si ve-
drebbe nera sotto il camice e il pi-
viale . Se poi la mancanza fosse
imprevista, supplisce allora uno dei
maestri delle cerimonie Pontificie,
come quelli, che suppliscono nelle
cappelle a tutti coloro, che debbo-
no funzionare, sempre però in ulti-
mo luogo. Così ancora se avviene,
che il Papa si dispensasse dall' in-
tervenire alla processione del Cor-
pus Domini, allora i ministri sacri
assistenti al Cardinal decano , od
altro per impotenza di questo, sono
il Canonico lateranense, che fa da
diacono , ed il Canonico vaticano ,
che fa da suddiacono, portando il
Canonico liberiano la Croce fra gli
accoliti ceroferarii della cappella Pon-
tificia. Vedi questo articolo, in cui
si dice quanto riguarda le funzioni,
che si esercitano da questi tre ca-
nonici , e si riportano altre cose re-
16
24» CAN
lativc, nonché (juanlo praticano i loro
capitoli allorquando il Pontefice si re-
ca alle loro basiliche. Per la parte poi
che i canonici di Roma hanno nel-
l'elezione del canicrlen£;o del clero
rounano, si vegg^ questo articolo, pe-
rocché diviene alternativamente ca-
merlengo un Canonico delle basili-
che minori, o collegiate, o uno dei
parrochi secolari.
Abbiamo dal citato Magri , che
essendo nel capitolo incominciato
l'ufficio divino, e recandosi il vesco-
vo in chiesa, gli anderanno incontro
quattro canonici, come dispose la
congregazione de' Riti , a' 1 8 mai*zo
1608; ed altrettanto praticheranno,
se il vescovo partisse prima che sia
terminata l'ufficiatura del coro (^e-
dì\ accompagnandolo i quattro ca-
nonici sino alla porta, secondo il
decreto della stessa congregazione dei
4 luglio i6i5. Questa cerimonia si
osserva rigorosamente nelle cliiese
collegiate, e basiliche di Roma, non
solo co' Cardinali titolari, e arcipre-
ti, ma collo stesso Sommo Pontefi-
ce, quando però vi si reca straor-
dinàriamente. Allora viene incontra-
to da quattro canonici , e restando
tutti gli altri nel coro, soltanto ge-
nufletterebbono , se il Papa passas-
se loro dinanzi . Quando poi va a
celebrare pontificalmente, o ad as-
sistere alla cappella Papale, allora
tutti i canonici , avendo alla testa
r arciprete e il vicario, co' beneficia-
ti (Vedi), e chierici beneficiati, ed
i cantori, fanno l'omaggio d' incon-
trare il Papa sulla porta della basi-
lica, e di accompagnarlo dopo la
funzione, presentandogli^ se ha cele-
brato la messa, il consueto presbite-
rio. Ne' possessi de' Papi alla basiH-
ca lateranense, i canonici di questa
sostengono le aste del baldacchino
(Vedi)j dopo aver baciato il piede
CAN
al Pontefice nel portico, locchè fan-
no in (jucllo di s. Pietro i canoni-
ci vaticani , quando il nuovo Papa
vi si reca per la solenne coronazio-
ne, come si dirà parlando di tali
funzioni.
Non devono i canonici assistenti
levar la berretta dalla testa del ve-
scovo ; ma questi lo farà da per sé,
siccome dichiarò il decreto della S.
C. de'Riti a' 21 agosto i6o4; men-
tre a' 4 luglio 1626 prescrisse, che
accompagnando il vescovo un Car-
dinale, ed essendo colla mantelletta,
i canonici andranno avanti non die-
tro. Nel Dizionario sacro Liturgico
di d. Giovanni Diclich, Venezia 1 834,
si riportano varii decreti , e varie
pratiche da osservarsi dai canonici ; e
per accennare le principali, diremo
che al Canonico celebrante devono
servire da diacono e suddiacono due
canonici; che le funzioni, le quali
spettano al vescovo impedito o as-
sente,* appartengono alla prima di-
gnità, la quale se è impedita, vi suc-
cederà la seconda ec. ; che non so-
no tenuti i canonici a genuflettere al-
la benedizione del vescovo, ma solo
chinare il capo, e nemmeno quan-
do lo incensano ; » canonici cathe-
>» dralis, vel collegialae semper prae-
» cedere debent regulares, etiam in
ti ipsorum regularium ecclesiis. *'
Ne' primi secoli della Chiesa il se-
nato del vescovo non era composto
dai canonici, ma dai preti, e dai
diaconi solamente, i quali avevano
nelle chiese cattedrali i più nobili
ministeri, come l'amministrazione dei
sagramenti, e della parola di Dio.
In progresso il senato vescovile non
fu più composto di parrochi, o di
rettori di chiese , ma soltanto di
canonici, a' quali si appartiene ex
officio non l'amministrazione de' sa-
cramenti, non il ministero della dot-
CAN
li ina, e della divina parola, ma
<{ucIlo di salmisti, e il cantar le lo-
di di Dio nella sua casa. Il conci-
lio di Trento chiama il collegio ca-
nonicale ccclesiac senatiis , perchè
anticamente eleggeva i vescovi, co-
me praticano tuttora alcuni capitoli
di Germania , subordinando le loro
nomine alla Santa Sede, per V inclu-
sione od esclusione del candidato, ed
eleggendo in sede vacante i vicarii ca-
pitolari, eccettuati i casi quando il Pa-
pa vi destina un vicario apostolico.
E poi molto opportuno, che in una
chiesa metropolitana, e in altre cat-
tedrali non si eleggano per canonici
se non uomini commendabili per
pietà e per dottrina, affinchè il ca-
pitolo, cui compongono, passi meri-
tevolmente pel senato de' vescovi ,
dal quale potranno trarre degli av-
visi eccellenti ^. concri. di Bordeaux
del 1624, Regni, can. e 9, n. 8.
Riguardo all' età , e all' ingresso
de' nuovi canonici, il concilio di
Trento richiede nei canonici delle
chiese cattedrali l' età voluta pel
suddiaconato , ma nella Francia si
osservava la regola di Cancelleria
d' Innocenzo Vili, la quale non esi-
geva che quattordici anni in un chie-
rico per possedere un canonicato di
cattedrale, e dieci anni per un ca-
nonicato collegiale. .Però quest'uso
particolare del reame non ledeva le
particolari leggi della Chiesa, che vo-
levano un' età pili avanzata , ed in
Procelle non si poteva ottenere una
semplice prebenda, se non dopo i
ventidue anni. Siccome in alcuni
tempi, per l'illustre condizione di
certe persone, furono esse costituite in
tenera età nella dignità di vescovo,
Cardinale, ed anche di Pontefice, loc-
chè si tratta agli articoli Vescovi elet-
ti IN GIOVANILE ETA^, CARDINALI CREA-
TI IN TENERA ETÀ*, C PONTIFICATO, CO-
CAN 243
SI non recherà meraviglia, se anche
i benefìci i ecclesiastici furono confe-
riti a chi non avea l' età canonica.
E per accennare alcun esempio dei
canonicati , diremo , che Giovanni
XXIII fece canonico di s. Giovanni
in Laterano , Giambattista Millini,
nobile romano , il quale contava
sette anni, e poscia fu creato Car-
dinale da Sisto IV. E Leopoldo de
Medici, nipote dell' imperatore Fer-
dinando II, fu fatto di due anni
Canonico di Colonia, poi elevato
alla porpora, nel 1667, da Clemente
IX. Inoltre abbiamo esempii di dis-
pense concedute a' canonici di pren-
der moglie per qualche grave mo-
tivo; e Clemente XI, per impedire
che il principato di Reinsfeld pas-
sasse ad un principe eretico, permi-
se a Guglielmo de' landgravi d'As-
sia Reinsfeld, Canonico della catte-
drale di Colonia, di poter contrarre
matrimonio, nonostante che avesse
ricevuto V ordine di suddiacono.
Relativamente poi all' ingresso dei
nuovi canonici, il concilio Tridenti-
no proibisce i diritti d' ingresso presi
sopra le rendite del benefìzio, ed ai
quali i capitoli assoggettavano i ca-
nonici novelli, per essere divisi fra
i vecchi canonici. Alcuni concilii in
diocesi particolari permisero a' capi-
toli di prendere un diritto d' ingres-
so, purché abbia ad impiegarsi pel
servizio divino, non a profitto degli
altri canonici. Sono poi obbligati i
nuovi canonici ad emettere la loro
professione di fede nelle mani del
vescovo, o di un suo ufficiale, e nel
capitolo, secondo le prescrizioni del
Tridentino. L'abito corale ordinario
de' canonici è sottana nera, e cotta,
ma in molti capitoh si usa dai cano-
nici il rocchetto, cappa con armelli-
ni, almuzia, mozzetta, vesti rosse e
violacee, con l'oggiunta di varie m-
i44 CAN
segne, che si assumono nelle solen-
nità, come mitra, croce, anello, ec,
diversificando secondo il lustro della
Chiesa, 1' antichità , e grado di essa,
e secondo le concessioni e privilegi!
accordati da' Pontefici ai canonici , a
favoi-e de' quali furono larghi di al-
tre grazie, cpme l'uso ad alcuni del
canone, e della bugia, ec, e tutto
ciò in tempi determinati. E per di-
re di alcuni esempii sulla cappa ca-
nonicale, oltre quanto si tratta pe-
gli altri distintivi a* rispettivi arti-
coli , e a quello di Ecclesiasticf,
Tuolsi che la sopravveste monasti-
ca, volgarmente chiamata cocolla,
abbia dato occasione ai canonici ad
usarne una simile , ampia , e tala-
re appellata cappa ( Vedi ) , per
ripararsi dal freddo nelle lunghe
funzioni del salmeggiare di gior-
no, e di notte , in tempi rigidi ,
nelle basiliche, nelle quali, come si
sa , non s' inteiTompeva mai il sal-
meggiare, succedendo al primo coro
de' monaci, il secondo , e a questo
il terzo. Cessato poi tal uso nella
Chiesa, e succeduto il clero secola-
re, con eleggere altro metodo, e ri-
to diverso nel salmeggiare, cessò an-
che r uso della cappa , che in tal
tempo dicevasi comunemente cappa
clioralisy come notò Matteo Parisio,
perchè per l'ordinario l'uso di essa
ei*a nel coro, ove si cantavano i sal-
mi, e rimase nelle sole funzioni ec-
clesiastiche, uffiziature, ec, per se-
gno di distinzione e di onorificenza
onde i canonici, e alcuni benefiziati
r adoperano per privilegio Ponti-
ficio. La differenza però della cap-
pa, usata da' canonici, da quella dei
Cardinali, se non nella forma total-
mente, consiste in quanto alla ma-
teria , o alla qualità del drappo e
del colore. I canonici della basilica
"Vaticana in tempo d'Inuocenzo III
CAN
del 1 198 la usavano di saia nera,
e ad essi fu conceduta di color pao*
nazzo da Nicolò V, creato nel i447>
colla pelliccia bianca di armellini ,
e ai benefiziati la pelle cinericcia,
col rocchetto senza maniche. Benve-
nuto da Imola, nel Commento a
Dante, canto 2 3, dice che l'ab-
bate de' monaci di Colonia, chiese
a Bonifacio Vili, del 1294, di por-
tare la cappa , e il cappuccio di
scarlatto, cogli orli delle cinture d'ar-
gento dorato; ma il Papa non as-
segnò loro, che cappe nere con co-
da lunga. L' uso poi delle cappe, e
de' cappucci presso i Cardinali , e i
prelati si rese comune dopoché Cle-
mente V fissò la residenza de' Papi
in Avignone, ove essendo clima fred-
do, bisognava, che si cuoprissero con
pelli. Parlando il p. Corona, de' Sa-
gri Templi, p. 668, dice che le
pelli d'armellino, con cui uniti alla
cappa cuoprono il petto, le spalle e
il collo, ricordano a' sacerdoti l' es-
sere ancor essi sottoposti alla colpa,
e s. Agostino riconobbe i peccati
nelle pelli, colle quali furono coper-
te le mani, e il collo di Giacobbe,
servendo tali considerazioni a tener
umili i costituiti in grado ecclesia-
stico.
Vi sono poi de' canonici, che go-
dono il particolar distintivo della
cappa rossa ( T^edi), come i cano-
nici di Pisa nell'inverno. Nel recarsi
all'adorazione della Croce nel vener-
dì santo, anche la sciolgono ; men-
tre neir estate usano invece la moz-
zetta rossa sul rocchetto, e ciò da
tempo assai antico, come si legge in
Bonanni , Gerarchia ecclesiastica ,
p. 436. 11 medesimo privilegio del-
la cappa rossa, aggiunge quest'autore,
si gode da venti canonici della catte-
drale di Milano, ed in alcuni giorni
dell'anno da quelli di Gap uà, di Gom-
CAN
postella, di Lisbona ed altri. Suol es-
sere unito alla cappa de' canonici un
cappuccio, il cui uso rimonta egual-
mente air epoca de' Papi Avigno-
nesi, e dai canonici e monaci dei
paesi settentrionali nelle flmzioni isa-
cre ; e dopo che fu proibito di cuo-
prirsene il capo, alcuni lo ritennero
attaccato alla cappa, altri all'almu-
zia, che per l'ordinario è foderata
di pelh, e suol essere portata, o so-
pra il bi-accio sinistro, o sopra le
spalle 5 tanto nelle ufFiziature , che
nelle ptiocessioni; distintivo, che per
lo pili godono i canonici delle chie-
se collegiate, ed in alcuni luoghi an-
che i beneficiati. V. Sarnelli, t. X,
p. 82, Lettera XXXVIII, Delle Al-
muzìe canonicali.
Delle dignità poi canonicali d'ar-
ciprete, d'arcidiacono, d'arcicantore,
d'arciaccolito, di decano, di prepo-
sto, di altarista, di tesoriere, di can-
tore , ed altre simili, F. V articolo
Dignità', e quelli, che vi hanno re-
lazione. 11 Galletti, Del Primicerio,
p. 84, fa menzione di quella di ar-
clcauonico, parlando all'anno 1060
di certo Giovanni primicerio della
santa Sede, che si sottoscrisse alla
carta con cui « Giovanni arcicano-
» nico della venerabile canonica di
« s. Gio. Battista avanti Porta Latina",
a*i4 febbraio, donò a Luca abbate
di Grottaferrata la chiesa di s. Pri-
mitivo, presso il lago di Burrano ,
fuori di Porta maggiore. Nella cat-
tedrale di Strasburgo evvi un ca-
nonico chiamato Re de" Canonici ^ o
prebenda del re del coro, per isti-
tuzione di i. Enrico II imperatore.
Questi onorò la detta cattedrale con
molti donativi, accrebbe le rendite
de' canonicati, e vi fondò eziandio,
per far perpetua la sua devozione,
un canonicato dotato di una ricca
prebenda, per quello, che facesse in
CAN 245
suo nome il servigio divino. Questa
fondazione, che dura tuttora, diven-
ne , ne' principii del secolo XIII
( quando i nobili canonici si sepa-
rarono da quelli, che non lo erano,
formando i due corpi separati, de-
nominati il gran capitolo, e il gran
coro ) una prebenda appunto del
gran coro, sotto il titolo di preben-
da del re del coro. Questa preben-
da, che anticamente veniva conferita
dagl' imperatori, dopo il detto XIU
secolo, è del gran prevosto. 11 tito-
lare di essa ha il primo luogo nel
coro; ma nelle adunanze capitolari
del medesimo gran coro non pren-
de se non quello che risponde alla
sua anzianità. Egli esercita anche le
funzioni di vicedecano , in assenza
del gran decano. A lui inoltre era
riserbata l'uffiziatura in certe feste
solenni, come era al vescovo, al gran
prevosto, e al gran decano. Diverse
poi sono le cattedrali, ed altre prin-
cipali chiese, ove il principe sovra-
no è canonico nato, tenuto persino
a prendervi possesso canonicale.
Volendosi dire alcuna cosa delle
diverse specie di Canonici , quando
le rendite venivano possedute in co-
mune, in ciascuna chiesa v'erano
tanti chierici, quanti ne poteva man-
tenere, ed allorché i fondi vennero
divisi, furono ricevuti de' nuovi ca-
nonici, senza determinarne il nume-
ro, chiamati canonici soprannunie^
rarii. Se accadeva, che il novero dei
canonici superasse quello delle pre-'
bende, si divideva una prebenda in
due, oppure l' ultimo ricevuto aspet-
tava la prima vacanza. Le conseguen'
ze però di tali divisioni ed aspetta-
tive fecero risolvere le chiese a sta-
bihre il numero de' canonici, sebbe^
ne non prescritto dalla fondazione»
Escluso venne peraltro il caso, in
cui si annientassero le rendite, nel
H^ CAN
quale si possono accrescere i caiioni-
ti. Dichiarò il concilio ili Trento,
die il vescovo può creare canonici
sopi-annumcrarii, a* quali spetteran-
no le prime prebende vacanti. Nel-
la Francia, benché non vi fossero i
canonici soprannuinerarii e le aspet-
tative fossero riprovate , tultavolta
vi erano de* canonici onorari i, che
senza godeie prebende, avevano lito-
Io, abito, ed onori di Canonico. Il
re stesso era Canonico onorario di
alcuni capitoli del reame, come di
s. Ilario di Poitiers, d'Angers, di
Chàlons, di Tours ec, ed in questa
qualifica il re nominava al primo
canonicato vacalro dopo il di lui in-
gresso.
Canonico capitolante è il Cano-
nico, che costituito ne' sacri ordini,
ha voce attiva e passiva nelle riu-
nioni capitolari. Canonico aspettan-
te è quello, a cui fu conferito il
titolo di Canonico, voce in capito-
lo, e stallo in coro, coli' aspettativa
della prima prebenda vacante. Ca-
nonico ad ejjfectuni è un dignitario,
al quale il Pontefice conferisce il
solo titolo di Canonico senza pre-
benda, air effetto di possedere una
dignità nel Capitolo. Fu già consue-
tudine quasi generale nelle cattediali
e collegiate di Francia , che le di-
gnità non potevano esser date che
ai canonici, contro il costume degli
altri luoghi, compresa l'Italia. Biso-
gnava pertanto, a conseguire digni-
tà e gli ufficii, che il Papa facesse
ile' canonici chiamati ad effectwn,
cioè all' effetto di poter ricevere si-
mili dignità ed ullìcii. La pramma-
tica a ciò non si opponeva, purché
i canonici ad effectum non preten-
dessero alla prima prebenda, che va-
casse per diritto di aspettativa. Nel
celebre concordato del 1 5 1 5 , fi a
Leone X e Francesco I,- il primo
CAN
fece una riserva di fjuesto privile-
gio, ma colla stessa clausola di non
concedere diritto di aspettativa ai
canonici, che la santa ^ì^ìSc. nominas-
se ad cjfectwn dunilaxat oblinendi
dignitatem.
Sì chiamarono Canonici privile-
giati quelli, che senza assistere alle
ulHziature, ed eziandio senza risie-
dere, godevano i frulli delle pre-
bende . Canonici domici Ha ri chia-
maronsi da alcuni capitoli, come a
Strasburgo, e a Magonza, certi gio-
vani canonici, massime principi, che
non erano insigniti de' sagri ordini,
i quali appellavansi pure canonici
in minoribus. Canonici foranei era-
no quelli, che invece di adempiere
personalmente i doveri del canoni-
cato, si facevano rappresentare per
mezzo di vicarii, i quali supplivano agli
ufficii. Ma questi canonici foranei si
vedevano soltanto in que' capitoli,
presso de' quali alcune corporazioni
aveano uno stallo canonicale, stallo
che facevasi riempiere da un perpe-
tuo vicario. A Parigi, e in altri luo-
ghi della Francia prendevano il ti-
tolo di Alti vicarii. Di questi vica-
rii, o cappellani, si fa menzione
sino dai tempi d'Innocenzo IH, O-
norio III e Gregorio IX nelle lom
lettere apostoliche; mentre che per
giusta regola non doveano permet-
tersi tali vicarii , che nell' assenza,
>i studiorum, vel alia causa pi-obabili ",
come ai canonici di Firenze venne
permesso dal vescovo Ardingo, e da
Gregorio IX, secondo l'Ughelli t. Ili,
p. ,43-,45.
Canonici ereditarii, o laici, erano
laici, ai (|uali alcune chiese cattedrali
o collegiali concedevano gli onori e
il titolo di Canonico onorario, ov-
vero Canonicus ad honorem. Il le
di Fiancia era Canonico onorano
ereditario nelle suaccennate, ed altre
CAivr
chiese del regno. Allorché egli face-
va la sua entrata, o prendeva pos-
sesso, gli veniva presentata l'alrau-
zia , e la cotta , e V ecclesiastico a
cui il re la passava, veniva dichia-
rato canonico aspettante, sub expc-
clatione prebendae, JVel medesimo
reame vi erano eziandio de' parti-
colari signori, che in qualche capitolo
godevano del titolo, e dei diritti di
Canonico ereditario. Il capitolo di
Aquisgrana si chiamò imperiale, per-
dile gì' imperatori , che s' incorona-
vano nella cattedrale, prima di as-
sumere le augustali insegne, si face-
vano canonici in quel capitolo. In
tale qualità l' imperatore de' roma-
ni, secondo il cerimoniale romano ,
era ricevuto in Roma Canonico di
s. Pietro in Vaticano nel di della
coronazione, che si dovea fare in
detta basihca ; anzi quando, nel 1 53o,
ebbe luogo in Bologna la corona-
zione di Carlo V nella chiesa di s.
Petronio, fatta da Clemente VII,
per osservare l'antico rito di ammet-
tere nella cappella di s. Maria ìnter
duas turreSj già adiacente alla ba-
silica vaticana, fra i canonici di que-
sta l'eletto imperatore prima di es-
sere coronato , ricevendo da essi
l'almuzia, o cappa per contrassegno
che lo ricevevano tra loro, fu eret-
ta presso il tempio di s. Petronio
una magnifica cappella a rappresen-
tare le veci della suddetta chiesa di
s. Pietro. Dopo la funzione della
coronazione solevano gì' imperatori
recarsi dal Vaticano , con pomposa
cavalcata, alla basilica lateranense,
ove condotti all' altare maggiore Ca-
pùum ^postolorum, ivi erano fatti
canonici della basilica, prima chiesa
del cristianesimo, venendo ad essi im-
posta dal priore generale de' cano-
nici regolari lateranensi , la cotta ,
la cappa e la berretta, come erudi-
CAN 247
tamente riportò di Federico III, ai
11 marzo i^^i^ Cancellieri a p. 33,
83 e 84, nelle Memorie delie Sacre
feste de ss. Pietro e Paolo. All'ar-
ticolo Coronazione degl' Imperatori
si riporterà quanto accadde in detta
funzione, in cui alcuni canonici se-
colari, rimasti fra gli antichi, collo-
cati nella basilica da Bonifacio Vili,
pretendevano vestire Canonico l'im-
peratore. Abbiamo poi da Bianco
Negri, Basilica Petroniana, Venezia
1680 p. 80, e dal Rusponi, Basii.
Lateranen. p. 26 e 193, che que-
sto stesso rito fu praticato in Bolo-
gna, a'24 febbraio i53o, nell'ulti-
ma incoronazione di Carlo V, il qua-
le dopo essere stato insignito del
diadema imperiale da Clemente VII
nella predetta chiesa di s. Petronio,
trasformata nella basilica vaticana,
passò a quella di s. Domenico, sur-
rogata in luogo di s. Giovanni in
Laterano, ed ivi alla porta della chie-
sa fu onorevolmente ricevuto dagli
stessi canonici di s. Gio. in Latera-
no, che in quest'epoca erano i seco-
lari, baciò le s. reliquie , fu incen-
sato, e cantandosi il Te Deum^ fu
condotto all'aitar maggiore posto so-
pra il faldistorio, e, cavatasi la co-
rona, pigliata sempre dal conte En-
rico di Nassau suo cameriere , fece
orazione, poi fu fatto Canonico di
s. Giovanni, com' era stato fatto pri-
ma di s. Pietro, e ricevette tutti i
canonici al bacio della pace. Sem-
brerà, che ci allontaniamo dall'ar-
gomento, ma non sarà forse discaro,
che qui si riporti, come non permet-
tendosi a nessuno, fuorché ai cano-
nici vaticani, di venerare da vicino
le tre reliquie maggiori della san-
tissima Croce, della Lancia e del
Volto santo , le quali si custodi-
scono in s. Pietro, allorquando i
sovrani bramarono di vederle da
3r4» CAN
vicino, furono prima ascritti al nu-
mero de' canonici vaticani sopran-
nunierarii , con assumere V abito
corale de' canonici stessi. Federi-
co III, vestito di cappa canonica-
le, saFi a venerare il s. Volto nel
luogo ove si conservava. Urbano
Vili, in vigore della costituzione In-
ter catholicosy creò Canonico di s.
Pietro il figlio del re di Polonia
Ladislao; ed Innocenzo XII, colla
costituzione Dani nohiliLatem tuam,
fece canonico vaticano soprannume-
rario, il gran duca di Toscana Co-
simo III, che desiderò venerarle da
vicino, e morendo questo principe
nel 1723, il capitolo di s. Pietro,
come appartenente a' suoi canonici,
gli celebrò dignitosi funerali, che so-
no descritti nel n. 991 del Diario
di Roma.
Canonici Onorarti erano altresì
quelli, che godevano degli onori annes-
si ai titolo di Canonico. Ve n'ei'ano di
laici e di ecclesiastici; i laici d'ano i ca-
nonici ereditarii, di cui si è trattato su-
periormente, i canonici onorarii ec-
clesiastici erano più comuni, e i
loro titoli aveano differenti cause.
In alcune chiese un vescovo, una
dignità straniera avea il titolo di
Canonico onorario, in altre un tal
titolo era conferito ad alcuni vecchi
canonici, o giubilati, che, dopo aver
sei'vito per un tempo determinato
dagli statuti, godevano di alcuni
diritti onorevoli, e talvolta anche
di utih prerogative. 1 summentovati
canonici ad effèctmn erano una
specie di canonici onorai'ii. Talora
poi avvenne, che i capitoli aggrega-
l'ono al loro corpo col titolo , e
colla qualità di canonici onorarii,
persone di un merito, o grado di-
stinto. 11 Parisio, Istruzioni per la
Segreteria, Roma 17 35, nel ripor*
tare al tomo IV, p. 27, la formula
CAN
o patente di Canonico onorario,
ossia titolare, dice, che quantunque i
vescovi talvolta concedano siffatti
diplomi di canonici onorarii, non
hanno, quanto all'uso delle prero-
gative, un intero effetto, qualora
non siavi il consenso del rispettivo
capitolo.
Finalmente le altre specie di ca-
nonici, sono i canonici giubilati,
cioè quelli, che hanno assistito agli
uificii tutto il tempo prescritto da-
gli statuti capitolari , il che corri-
sponde, colle debite proporzioni, al
titolo di veterani j il quale davasi anti-
camente nella milizia, f^. Pontas
alla voce Canonico. Canonici mag-
giori presso certi capitoli si chiama-
rono quei canonici provveduti delle
maggiori prebende , in oppqsizione
a' canonici provveduti delle piti te-
nui, e che per tal ragione si appel-
lavano canonici minori. Canonici
residenti, o mansionarii erano quel-
li , che servivano personalmente le
proprie chiese, a differenza de' cano-
nici foranei, i quali adempivano, co-
me si disse, al loro ufficio col mezzo
dei vicarii. P^. Mansionarii. / ca-
nonici poi terziarii semiprebendati
erano canonici, che non prendevano
se non la terza parte de' frutti di
una px'ebenda, oppure la metà. Sul-
le differenti qualità de' canonici, /^.
Durand di Maillane, Dictionnaire
du droit canonique, alla parola dia-
noines , e gli articoli, che possono
riguardarli in questo Dizionario.
CANONICI Regolari. Abbiamo
veduto all'articolo Canonico l'etimo-
logia di questo nome che, secondo la
più abbracciata opinione, si diede a
coloro, i quali vivevano in comune
vita claustrale , giusta le regole
de' canoni. Che cosa intenda s. Rasilio
scrivendo ad Anfilochio, per la voce
Canonici^ lo spiega Balsamon^, il qua-
CAN
le insegna, che sotto questo nome
il santo intende comprendere i chie-
rici, i quali professano vita monasti-
ca, ed erano scritti nei canoni, cioè
nelle regole. « Canonicos eos dicit,
*• qui in canone numerantur, scilicet
>* clericos monachos ".
Canonici Regolari sono coloro,
che non solamente vivono in comu-
ne sotto una stessa regola, ma che
\i sono obbligati pei voti solenni
dei religiosi , e che riuniscono lo
slato clericale e regolare. Peiciò Be-
nedetto XIV li chiama portio cleri
scecularisj et regularis.' Le congre-
gazioni di essi furono molte, e por-
tarono diversi nomi, seguendo la
maggior parte le regole di s. Ago-
stino. Alcuna volta furono chiamati
Canonici Monaci ne'monumenti ec-
clesiastici, e siccome essi pel loro
stalo sono chierici , e chiamati alla
cura delle anime, cos'i sono capaci,
ovunque esistano, di possedere bene-
ficii, come gli altri ecclesiastici; ma
essendo nello stesso tempo anche
religiosi, è lor vietato il testare.
Molti vogliono, che i canonici Rego-
lari considerati come tali, e sotto
questo nome semplicemente, abbiano
avuto per fondatori gli apostoli, e
che rimonti la loro origine dai pri-
mi chierici della Chiesa , de' quali
sono chiamati successori, ed altri,
che ciò non ammettono, negano an-
cora, che sieno stati istituiti da s.
Agostino, e ripetono il principio loro
da diversi vescovi, e da altri, che
suir esempio di s. Agostino, in di-
verse chiese obbligarono i chierici a
vivere secondo i canoni in comune,
ad imitazione appunto degli aposto-
li. Da ciò avvenne, che si forma-
rono le varie congregazioni de' ca-
nonici Regolari, istituite in diversi
tempi e luoghi, di cui in appres-
so registreremo cronologicamente le
CAN 249
principali, secondo l'ordine riportato
dal p. Filippo Ronanni, nella prima
parte del catalogo degli Ordini re-
ligiosi ^ e colla scorta di altri autori,
che scrissero la storia degli Ordini
regolari. In una parola 1' origine
dei canonici Regolari è tanto antica,
quanto è antico l'uso, che aveano
i vescovi, di convivere sotto una
regola col clero della propria cat-
tedrale.
Certo è, che s. Agostino, fatto
vescovo d'ippona in Africa, formò
del suo clero una comunità rego-
lare, i membri della quale donava-
no a' poveri quanto possedevano, o
lo mettevano in comune, sommini-
strandosi a ciascuno quanto eragli
necessario, dal prevosto, che veniva
eletto ogni anno. Il santo ricusava
i legati , che si facevano alla sua
chiesa a danno dei figli , od eredi dei
testatori; esortava però i fedeli a ri-
guardare Gesù Cristo come uno
de' loro figliuoli, e a dargli parte
de' loro beni nella persona de' po-
veri. Se alcuno della comunità ab-
bandonava il suo stato , si riguar-
dava come uno, che avesse violato
il suo voto, ed era punito come col-
pevole di apostasia. F. i due discorsi
di s. Agostino sulla vita , e sui co-
stumi de" chierici, tom. V, che sono
il 355, e il 356, e l'epistola CIX
del santo dottore, diretta alle mona-
che, pel monistero, che avea fondato.
I canonici Regolari di s. A gostino,
formano un Ordine ben diverso da
quello degli eremiti dello stesso no-
me, come dicesi all'articolo Agosti-
niani o Eremiti di s. Agostino, nel
quale riportansi le gravi dispute fra
questi, e i canonici Regolari, sopite
dall'autorità e prudenza de' romani
Pontefici. Intorno ai Canonici Re-
golari di s. Agostino 3 V, Gallio»
Christiana nova tom. VII, p. 758,
ft5a
CAN
787 e 790, Gabriele Pennotto,
l Ustoria Canoiiicorum regularium,
Romac 1624, e il p. Hcliot, Histoi-
re des ordrcs monastiques, tom. II.
Riserbamìoci di accennare altic no-
tizie sull' origine e progresso de' ca-
nonici Regolari lateranensi, il cui ar-
ticolo sarà il primo dopo questo ,
abbiamo, che l'imperatore Lodovico I
// PiOy intese a riformare il vivere
de' Canonici Regolari, perocché seb-
bene formati per 1 iparare l'ignoran-
za e il rilassamento de' costumi de-
gli ecclesiastici secolari, che in quei
secoli giunse al colmo, raffreddati
erano eglino stessi nel IX secolo nel
primitivo spirito religioso, ed avea-
no bisogno di essere richiamati al-
l'antico spirito. Il buon principe fe-
ce però comporre dal diacono Ama-
lario una regola, cavata dai sagri ca-
noni, dalle opere dei padri, e da
altri, e la fece approvare dal conci-
lio di Aquisgrana, celebrato V anno
816, la quale per altro non fu ri-
cevuta da tutti, e cagionò delle di-
versità fra quelli, che l'ammisero, e
quelli, che non vollero abbracciarla.
Ma poiché da questa regola i cano-
nici Regolari, non venivano obbligati
alla rinunzia del loro patrimonio,
di cui molti di essi ritenevano
la proprietà , questa ben presto fu
cagione di un nuovo rilassamento ,
in queUi eziandio, che Taveano ac-
cettata. Ben però procurarono di
riparare il Po.itefice Nicolò II, in un
concilio celebrato in Roma nel i o5g,
ed il suo successore Alessandro II
in un altro del io63. Il canone
quarto di detto concilio così si espri-
me : « Decretiamo che i preti, e i
55 diaconi abitino assieme cosi la
*} notte, come il giorno, presso le
» chiese, per le quali sono ordinati,
•> conforme porta l'obbligo dei chie-
» rici religiosi. Vogliamo parimenti,
CAN
>' che i medesimi abbiano in comu-
« ne tuttociò, che loro proviene
» dalla chiesa; e gli esortiamo a
*• fare tutti gli sforzi per giungere
*♦ all'apostolica perfezione della vi-
•• ta comune ". Ed ecco in qual
modo riconducevasi la vita de' cano-
nici a quello stato primiero, in cui
da s. Agostino era stata richiamata.
Dal che risulta , che questa regola
era più perfetta di quella d' Aquis-
grana, la quale loro permetteva di
aver de' beni in proprietà, o fossero
del loro patrimonio, o fossero delle
rendite della Chiesa. CoH'approvazio-
ne di questo concilio, e coll'esempio
de' regolari, e fervorosi ecclesiastici,
la riforma canonicale si eslese insen-
sibilmente ai chierici di diverse chie-
se, i quali furono nominati canoni-
ci religiosi^ o canonici regolari.
Furono adunque obbhgati tutti i
canonici regolari alla vita comune ,
ed alla spropriazione de' beni, cioè
alla povertà. Per animarli a ciò, fu
loro proposto l'esempio di s. Ago-
stino, che l'avea prescritta al clero
della sua chiesa, onde fu composta
una regola, detta perciò di s. Ago-
stino, all'osservanza della quale tut-
ti i canonici Regolari furono obbli-
gati dal secondo concilio lateranen-
se, generale X, tenuto nel 1 1 89, da
Innocenzo li. Allora fu che tutti
stabilmente presero il detto nome di
canonici regolari di s. agostino, e
con questo nome comune si aumen-
tarono le illustri Congregazioni , e
quelle anteriori per distinguersi ri-
tennero anche quello antico. Le con-
gregazioni poi istituite dopo il con-
cilio lateranense, come le altre, usa-
ixìno tutte abito distinto, come si
descriverà ( delle quali il citato Bonan-
ni riporta le figure), e si dilatarono in
Italia, nella Francia, nella Spagna,
neir Inghilterra, e altrove. Facevansi
CAN
ascendere a quattromila cinquecen-
lo cinquanta i loro monistcri, dei
quali settecento erano in Italia
mentre tanto i canonici Regolari ,
(juanto le Canonicliessc regolari (f^e-
tli) in Inghilterra, innanzi la sop-
pressione de' monistcri in quel regno,
aveano centoquindici case, e gli ago-
stiniani eremiti trentaduc. Ne fiori-
rono anche in Oriente, e celebre si
rese la Congregazione de' canonici
Regolari della valle di Giosafat,
presso i monti Sinai ed Oliveto. Per
essa fu edificata una chiesa in me-
moria dell'agonia patita da Cristo
neir orto di Getsemani. Vestivano
que' canonici un' ampia cocolla con
cappuccio di colore rosso, e porta-
vano la barba : ma ' allorquando i
turchi Occuparono la Palestina, de-
molirono la chiesa , e dispersero i
canonici.
Avverte il Garampi, nella sua IX
Dissertazione sulla vita canonica^
che le case canonicali tuttavia sus-
sistenti presso la maggior parte delle
chiese cattedrali, ci danno un chiaro
indizio, che la vita claustrale anti-
camente era comune a tutti i ca-
nonici, o chierici. Questo era il vive-
re secondo la regola canonica, giu-
sta la prescrizione de' canoni. Ve
n'erano altri, che astringendosi ai
voti di povertà ed ubbidienza, pro-
fessavano la regola di s. Agostino ,
e si chiamarono regolari, per distin-
guersi da quelli, che incominciava-
no a lasciare le case canonicali per
abitare nelle paterne e proprie. Ma
siccome queste seconde erano situa-
te in mezzo al secolo, così fecero
acquistare a tali, canonici il nome
di secolari. Neil' XI non pertanto,
ed in parte del XII secolo ogni Ca-
nonico indifferentemente dicevasi vi-
vere Canonice regalariter, ovvero
secundum Ordinis institiUa Canoni-
CAN 25i
ci, o egli osservasse la regola di
s. Agostino, o la sola coabitazione,
o mensa comune, prescritta dai sa-
cri canoni; e perciò nel leggere gli
antichi documenti fa d'uopo avver-
tire, che alcuni scrittori, ove trova-
rono essere vissuti de' canonici in vi-
ta regolare, o canonica, li hanno
creduti della regola di s. Agostino,
od anche confusi coi canonici Rego-
lari. In progresso de' tempi nella se-
colarizzazione de' canonici molte ca-
noniche di canonici secolari e rego-
lari, furono erette in episcopii, le
chiese in cattedrali, e co' loro beni
formaronsi le mense vescovili, don-
de nacquero moltissime sedi illustri.
Essendo prescritto dai concilii, che
i monaci e frati fatti vescovi, por-
tino visibilmente l'abito del proprio
Ordine, i canonici Regolari però, co-
me quelli, che hanno similitudine nel
rocchetto loro co' preti secolari, eb-
bero da Leone X il privilegio di
vestire come i vescovi stati preti
regolari e secolari. E bene faie an-
che qui menzione del decreto ema-
nato nel 1628 dalla Congregazione
de' Riti, cioè che i canonici regolari,
i quali hanno l'uso della cappa, o
del rocchetto, devono amministrare
i sacramenti con cotta e stola. Sì
deve di più notare, che i canonici ,
secondo il decreto di Basilea, dovreb-
bero portare la cotta lunga quasi
fino ai piedi, come si legge nel Ca-
none: « Horas canonicas dictari cuai
w tunica talari ac superpelliceis mun-
>» dis ultra medias tibias longis " :
e Geminiano, de tit. antìq. Missae,
lib. I, cap. i32, riferisce, che anti-
camente era anche più lunga la cot-
ta de' sacerdoti, come si deduce da
molte pitture.
i^er terminare poi la controversia
sulla precedenza fra i canonici Rego-
lari di s. Agostino, ed i monaci be-
^5^ CAN
ncdellini, il Pontefice Pio IV de-
cretò che i primi , come chierici ,
dovessero precedere i monaci negU
iìtli sì privati che pubblici; ma nei
concili!, ed altri luoghi, in cui han-
no voto, precedessero i rispettivi ab-
bati ( Fecii ) di cadauno di tali Or-
dini, secondo rantichità della pro-
mozione alle loro abbazie, come de-
scrive il Pennotto , Ilist. Canonie.
Regni. lib. II, cap. 71. Finalmente
Papa Benedetto XIII, col contenuto
della costituzione Ad summit che si
kgge nel tom. XII, p. 3i4, confer-
mò la sentenza sull' identità del cor-
po del dottore s. Agostino, ritrova-
to il dì primo ottobre 1695 nella
chiesa di s. Pietro in Coelo Aureo
di Pavia, uffiziata da'canonici Rego-
lari, ed impose perpetuo silenzio tan-
to ad essi, che agli agostiniani ere-
miti, i quali negavano essere il
corpo del s. dottore ; controversia,
che esercitò molti uomini dotti , fra'
quali monsignor Fontanini, Disqiii-
sitio de corpore s. Augustìni Hyp-
ponends episcopi, Ticini reperto,
llomae 1727. Gli scrisse contro il
Muratori: Motivi di credere tutta-
via ascoso, e non discoperto in Pa-
via Vanno 1695 il sacro corpo di
s. Agostino, Trento 1730. Tra gli
altri autori poi, che scrissero de' Ca-
nonici Regolari, è a vedersi Antonio
Zunggo Historia generalis et spe-
cialis de Ordine Canonicoruni re-
gularìum s. Augustini, Ratisbonae;
Gio. Battista Malegaro, Instituta et
progressus clericalis Canonicorum
Ordinis, contro il p. Cellot, Vene-
zia 164B; e il p, Chaponel, jfff^toi-
re des Chanoines, ovvero Ricerche
sloriche sull'ordine de^ canonici, Pa-
rigi 1699, ambedue canonici rego-
lari, come lo fu monsignor Vincen-
zo Garofalo, arcivescovo di Laodi-
cea Ragguaglio sul p. Cavalieri, e
CAN
Catalogo degl'illustri canonici Re-
golari Latcranensi, Roma i835.
Innumerabili sono gli uomini gran-
di per santità, ed eminente dottrina,
che risplendettero, e fiorirono fra i
Canonici Regolari, molti de' quali a-
scesero la veneranda cattedra apo-
stolica, siccome riporteremo qui ap-
presso , oltre altri molti , de' quali
non è bastantemente provato, che ab-
biano appartenuto ad mi tal Ordine.
Vero è però , che i benedettini
contrastano alcuni de' seguenti Pa-
pi ai canonici regolari , presso i
quali si ricovrarono que' monaci ,
che fuggirono da Montecassino, quan-
do fu invaso da' goti : onde av-
venne che coabitando per molto
tempo insieme, gli uni e gli altri
contano i medesimi Pontefici fra i
loro religiosi, ne è facil cosa poterli
distinguere.
Adunque i Canonici Regolari van-
tano i Pontefici s. Leone I, eletto
nel 440, s. Felice III del 483; s.
Gelasio I del 49^ > ^^ alcuni vo-
gliono istitutore dei canonici Late-
ranensi ; Onorio I del 625 ; s. Leo-
ne II del 68(2 ; s. Sergio I del 687;
s. Zaccaria del 74 ^ Stefano II, det-
to III, del 752 ; Stefano III, detto
IV, del 768, prima canonico rego-
lare, poi monaco cassinese ; s. Leone
III del 795, già canonico regola-
re, indi monaco ; s. Pasquale I del-
r8i7 ; Eugenio II dell' 824; Sergio
II deir844; s. Leone IV deir847;
Benedetto III deU'855 ; Formoso
deir89i ; Landò, o Landone , del
913 ; Leone Vili del 964; Ales-
sandro II del 1061 , della congre-
gazione di s, Frediano di Lucca;
Urbano II del io88, poi monaco
di s. Benedetto ; Pasquale II del
1099, prima Canonico regolare, in-
di cluniacense; Calisto II del 1 1 19;
Onorio II, del 1 1 24 ; Innocenzo II
CAN
del ri3o; Lucio II del ii44; A.-
nastasio IV del ii53; Adriano IV
del I i54, de'canonici regolari di s.
Rufo presso Avignone; Alessandro
III del 1 1%; Urbano m del 1 185;
Innocenzo III del 1198; Onorio
IH del 12 16, ed Eugenio IV del
i43i, della congregazione di s. Gior-
gio in Alga.
Anche il sacro Collegio de' Cardi-
nali ebbe dai canonici regolari un
gran numero di Cardinali , tanto
lateranen^i di s. Agostino, di s. Gior-
gio in Alga, e di qualunque altra
congregazione, che abbia militato
nella Chiesa, sotto il nome di cano-
nici Regolari, compresi quelli, che
furono innalzati al Pontificato, le
notizie de' quali , e di tutti si po-
tranno leggere ai rispettivi articoli
biografici. Noi ci limiteremo a ripor-
tare il seguente elenco de' cinquan-
totto Cardinali.
Aimerico da Borgogna, Albino da
Milano, Andrea Galli, Angelo Gri-
maldi, Angelo Coran'o, Anselmo,
Antonio Corario, Ardoino, Benedetto
Romano, Bernardo, altro Bernardo,
Bernardo di Cosnac, Cencio Savel-
li , Conone tedesco, Corrado della
Suburra, Eugenio romano, Filippo
Repindoni , Formoso da Corsica ,
Francesco di Tournon, Gabriele
Condulmieri, Gherardo Caccianemi-
ci, Gianmartino Murillo, Giovanni
Bucca, Giovanni, Giovanni Pizzuto,
Girolamo, Gregorio Crescenzi. Gre-
gorio Papareschi, s. Guarino Fosco-
ri, o Fuscari, Ildebrando Grassi, Ivo-
ne di Chartres, Ivo da s. Vittore,
Jacopo da Vitry, Lamberto Fagna-
no, ossia Scannabecchi, Leone Bran-
caleone, Leone romano, altro Leone
romano, Leone da Siciha, Matteo
Nicolò Breckspear, Nicolò di Cusa,
Ottone di Castiglione, ossia Chattil-
lon, Pietro Gaetani, Ponzio da Vil-
CAN 253
lamuro, Raimondo di Canilliac, Ra-
niero da Bieda, Raniero d'Orvieto,
Rolando Bandinelli , Stefano da Si-
cilia, Teodino tedesco, Tommaso da
Milano, Ubaldo Caccianemici, Uberto
Crivelli, Ugo, Ugo da s. Vittore,
Zaccaria da Calabria, ed altri di
cui sono equivoche le notizie.
Finalmente, di tutte le congrega-
zioni de' canonici Regolari registrate
ne' seguenti articoli, molte in pro-
gresso di tempo si estinsero, massi-
mamente nelle ultime viceiide del ter-
mine del secolo XVIII, e nei primor-
dii del nostro. Attualmente fioriscono
soltanto quelle de' canonici Regolari
lateranensi, di s. Spirito in Sassia,
di Klosterneuhurg vicino a Vienna,
di Voran nella Stiria { i quali sono
una diramazione di quelli di Vienna),
di Aosta ^ che sono i medesimi del
Gran s. Bernardo^ di Polonia ^ e
di poche altre congregazioni.
Canonici Regolari Lateranensi,
ovvero del ss. Salvatore.
Secondo l'opinione di chi ripete la
origine dei canonici regolari da per-
sone diverse, che in varii luoghi, e
tempi istituirono le congregazioni con
diversi nomi, incerto è il vero prin-
cipio, e la fondazione di quella cele-
bre, e benemerita de' canonici rego-
lari lateranensi, che è di tutte co-
me la madie. La vera origine di
essa si nasconde nel buio dell' anti-
chità. S. Pio V chiama i canonici
l'egolari Ordine Apostolico, veneran-
do per fondator loro Io stesso s.
Pietro principe degli apostoli , e
contando fra gli alunni l' immedia-
to successore san Lino , san Cleto,
s. Clemente I , s. Alessandro I , s.
Telesforo (sebbene alcuni sieno an-
che con.tati dai carmelitani). S. Pio
I, del i58, viene egualmente da
254 CAN
alcuni annoverato tra qiie* canonici
regolari , che in Roma vivevano
uniti, e si regolavano con leggi co-
muni, e molti altri Pontefici sono
riportati dal p. Sangallo, Gesta
de Pontefici, tom. IH, p. 202, tra
i quali s. Eleuterio, s. Vittore I, s.
UrI>ano I, s. Antero, s. Fabiano, s.
Cornelio, s. Stefano I, s. Sisto II,
s. Felice I, s. Melchiade, s. Silve-
stro I, s. Marco, s. Giulio I, ec.
Quelli poi, che riferiscono le rifor-
me fatte nel clero lateranense, di-
cono, che neir anno 44^ > furono
esse ordinate da s. Leone I, per mezzo
di Gelasio, il quale gli successe nel
Pontificato, e che siccome Africano
era slato discepolo di s. Agostino,
per cui viene da alcuni considerato
istitutore de' canonici regolari nel
49^, forse perchè l'introdusse nella
basilica di s. Giovanni in Laterano.
L'antichità de' canonici lateranen-
si si rileva ancora dalla riforma,
die ne fece Alessandro II, già cano-
nico regolare della congregazione di
s. Frediano di Lucca per opera di
alcuni di questi. Riflette il p. da
Latera, nel suo Compendio della
Storia degli Ordini Regolari, pag.
2r, che se Innocenzo II obbHgò
nel II concilio lateranense tutti i
canonici regolari ad abbracciare la
regola di s. Agostino, ed a vivere
in comune senza proprietà partico-
lare secondo l'esempio degli apostoli,
rinnovato da s. Agostino nel clero
della sua chiesa ( a cui prescrisse le
regole verso Tanno Sg^), ciò non può
esser vero, che di alcune congregazioni
di canonici regolari, le quaU avendo
avuto diversi principii, i canonici
per la maggior parte seguivano la
regola di s. Agostino, ed altri come
erano stati fondati, senza la rinun-
ria de'proprii beni, a cui allora fu-
rono tutti obbligati , acciocché si
CAN
uniformassero ai laterancnsi riformali
nel 1061 dai canonici <li Lucca, e
iòrmassero con essi un Ordine solo.
Infatti Alessandro II, nel ioG3, di-
chiarò il Laterano capo di molte
case dei canonici regolari, e di tut-
ta la congregazione, che fu da al-
lora in poi riguardata, e considerata
particolarmente , come la principale
di tutte le altre. Il detto Papa con-
fermò i canonici nella basilica la-
teranense, insieme al nome, che
aveano preso dal domicilio, benché
fossero ancor essi obbligati alle de-
terminazioni del concilio.
Diremo adunque con s. Tomma-
so, quest. 88, d. 2, 2, e con altri,
che i canonici regolari hanno avuto
la loro origine dagli apostoli, i quali
diedero agli ecclesiastici la norma
della vita comune, e che poi rifor-
mati da s. Agostino, il quale da
vescovo diede loro la regola , come
si è detto, furono da s. Gelasio I
discepolo del santo dottore, e poi
Papa, introdotti nella chiesa di san
Giovanni in Laterano di Roma, da
cui furono detti Lateranensi. Ma ve-
nendo i monaci scacciati da Mon-
te Cassino, i canonici lateranensi fu-
rono rimossi dalla basilica per dar
luogo ai monaci , finche , passati
cento trent'anni, nel ritornar questi
a Monte Cassino, vi furono restituiti
i regolali, e quindi confermati nel
1106 da Pasquale IL Oltre a ciò
il Pontefice Calisto II, creato nel
1 1 1 9, concesse a'canonici lateranensi
i titoli, o Chiese Caidinalizie di s.
Croce in Gerusalemme, e di santa
Maria Nuova, anzi fu usato per
qualche tempo, che questi titoli non si
conferivano dai Pontefici , che a due
di questi canonici. Nella chiesa di s.
Croce in Gerusalemme, che s. Leo-
ne IX, nel io5o, avea data ai mo-
naci cassinesi, vennero da Alessandro
CAN
II surrogati i canonici di s. Frediano
di Lucca, indi dai canonici latera-
nensi, nel iSGg, passò ai certosini
per disposizione di Urbano V, e la
chiesa di s. Maria Nuova in pro-
cesso di tempo venne accordata ai
monaci Olivetani. Nel ii54 Anasta-
sio IV, già canonico regolare, e
priore del monistero di s. Anastasio,
confermò ai canonici lateranensi tutti
i privilegi ricevuti dai Sommi Ponte-
fici, e ne aggiunse altri. Verso il
iSgG fu riformato l'Ordine da Bar-
tolomeo Colonna romano, che il fece
rifiorire secondo la primitiva osser-
vanza, e gli diede modo a dilatarsi
per tutta l'Italia. Calisto III, a' 17
maggio i456, dichiarò i canonici
del ss. Salvatore, veri canonici del-
l'Ordine di s. Agostino, come si ha
dal Vittorelli nelle addizioni al Ciac-
conio tom. II, p. 985.
I canonici regolari lateranensi ,
detti anche del ss. Salvatore (essen-
do cosi chiamata la basilica di san
Giovanni), rimasero in essa fino al
1295, epoca in cui Bonifacio VII!
ve li tolse per mettervi i canonici
regolari, che la possedettero fino al
144^» nel qual anno Eugenio IV
restituì i primi all'antica loro pos-
sessione. Quindi i romani supplica-
rono Calisto HI, perchè restituisse
ai loro figli que' canonicati, come
realmente fece, togliendone i rego-
lari di s. Agostino, i quali dal po-
polo furono cacciati con tanta inso-
lenza, che volendo il Cardinal Pie-
tro Barbo, nipote d' Eugenio IV,
sottrarli dalla furia del popolaccio,
vi fu uno, che colla spada in mano
lo minacciò se non desisteva dal
proteggerli. Allora giurò egli , che
se un giorno venisse a poterlo fare,
li restituirebbe processionai mente a
quella chiesa. Il che, divenuto Ponte-
fice col nome di Paolo II, esegui fedel-
CAN
2^>!>
mente , e con solenne processione
nel 1466. Deputò pertanto i canoni-
ci secolari alla basilica di s. Lorenzo
a Sancta Sanctorum cogli emolu-
menti, che avevano, finché nomi-
nò ad altri canonicati, o a' vesco-
vati quelli , che n' erano degni , e
frattanto assegnò a' regolari cento
scudi il mese per loro sostentamen-
to, come descrive il Canesio, nella
vita di Paolo II ^ p. 4^ e seg. Quan-
do r imperatore Federico III era
venuto in cognizione, che i canonici
lateranensi (fra' quali secondo il rito
egli medesimo fu ammesso dopo
essere stato coronato da Nicolò V)
erano stati espulsi dalla basilica ,
chiamò in Germania la congrega-
zione di detti canonici, ma non es-
sendovisi recati , Paolo II ve li ri-
pose. Sisto IV, che successe a lui nel
Pontificato, movendosi a compassio-
ne de' lamenti dei romani, che ve-
devano prive le loro famiglie di s\
onorevoli canonicati , eh' erano di-
ciotto, fra' quali cinque baroni, e
quattro dottori, col disposto della
bolla Dum ad universos^ riportato
dal Pennotti, lib. Ili, cap. 3i § 3,
nel 1472, o nel 1476, procurò di
contentare i rehgiosi col titolo di
Canonici Regolari Lateranensi del
ss. Salvatore^, e vi ristabilì i cano-
nici secolari. Dipoi il medesimo Pon-
tefice, avendo fatto fabbricai-e la
chiesa di s. Maria della Pace in
memoria della vittoria riportata sui
calabresi, Sisto IV la diede ad essi
con molti privilegi a' 19 settembre
1483, che si leggono nella costitu-
zione Redeniptorisy presso il citato
Pennotti lib. Ili, cap. 33. Questo
tempio, che prima era la Chiesa
parrocchiale di s. Andrea Aquare-
jiariisj fu terminato dal successore In-
nocenzo Vili, ed il monistero annesso
fabbricato dal Cardinal Oliviero Ca^
a56 CAN
i*affii, fu dato, nel i5o4, a* mede-
simi canonici regolari. Divenne po-
scia la chiesa titolo Cardinalizio, ed
Alessandi-o VII con disegno di Pie-
ti'o da Cortona la ristaurò, dcx;o-
rando particolarmente la facciata;
ma nel Pontificiito di Pio VII, per
le note vicende, la chiesa passò ai
domenicani, e poi alla pia unione
di ecclesiastici del seminario romano,
sotto il titolo del Sacro Cuore di
Gesù.
I canonici lateranensi , secondo il
Volaterrano, capo 21, nel secolo
XVI, avevano in Italia cinquecento
monisteri, e quattromila cinquecento
cinquantacinque ne contavano in tut-
ta l'Europa, seppure non intende par-
lare di tutte le congregazioni de'cano-
nici regolari, che ebbero trentasei Pon-
tefici, trecento Cardinali, e circa sette-
mila cinquecento santi. Oltre quanto
abbiamo detto sui Papi e Cardinali
stati canonici regolari, coli' autorità
del CardeUa, Vite de^ Cardinali , e No-
va es. Vite de Pontefici y aggiungia-
mo, che quest'ultimo autore, nella
vita di Alessandro II, afferma che
dalla sola congregazione lateranense
uscirono, oltre il detto Pontefice,
Onorio II, Innocenzo II, Lucio II,
Alessandro 111, e Innocenzo III.
De' meriti poi di s\ insigne con-
gregazione, e di ciò, che la ri-
guarda , sono a consultarsi il tante
volte menzionato Pennotto, Filippo
Novarino, Clironicon lib. Ili, Paolo
Morigia, Silvestro Maurolico, Au-
berto Mirco, e l'autore del Mona-
sticuni Anglicanuniy nel tomo II.
L'abito di questi canonici consiste
in una veste, o sottana di saia
bianca, rocchetto di lino, che porta-
no sempre per decreto del concilio
di Sens , cap. 2 2 : in casa adopera-
no la berretta nera, e fuori di casa
il cappello, e mantello di saia nera.
CAN
Non è a tacersi finalmente, che la
riforma operata in un castello di
Lucca chiamato Frisonaria, o Fri-
gionaia, lungi tre miglia dalla città,
dal suddetto Bartolomeo Colonna,
fra le congregazioni, che l'abbrac-
ciarono, e si unirono alla lateranen-
se, vi fin-ono quelle di Porto Adria-
ticOj fondata prima del i i 19 vicino
a Ravenna da Pietro dogli Onesti ,
quella di s. Giacomo di Cella Vo-
lana, quella di Morlara^ quella di
s. Maria di Crescenziaco, e quella
ancora tanto celebrata di s. Fredia-
no di Lucca. A' giorni nostri poi, e
precisamente ai 21 maggio 1823,
si unirono le due congregazioni dei
canonici regolari detti Lateranesi^ e
de' canonici regolari detti Renani^ e
così formarono una sola congregazione
denominata de canonici regolari del
ss. Salvatore Laleranesi, detti volgar-
mente Rocchettini, dall' uso continuo
del rocchetto, per opera del bene-
merito fu monsignor Garofali arci-
vescovo di Laodicea, abbate gene-
rale dell' Ordine. Tale unione fu
eseguita in Roma nella canonica di
s. Pietro in Vincoli, ove dal lodato
monsignor Garofali imitamente a
d. Paolo Del Signore , abbate di
quella canonica, fu fondato un con-
vitto di educazione, che fiorisce in
vantaggio della società, e ad onore
dell'Ordine suddetto, il quale non
ha cessato mai di avere uomini il-
lustri, specialmente in dottrina, la
cui serie, come attesta il dotto ge-
suita Lagomartini, non fu mai col-
r andar del tempo interrotta. A ca-
gione di onore voglionsi nominare
un Zanchi , un Vida, celebre per la
sua Cristiadej un Pennotto, un For-
nari Calisto , un Falletti , e a'giorni
nostri i nominati Garofali, e Del
Signore, professore di storia ecclesia-
stica nella università romana. Da ul-
CAN
timo in detta canonica di s. Pietro
in Vincoli , ne' primi del corrente
anno, fu compianta l'immatura per-
dita del dottissimo canonico letto-
re d. Francesco Busiri romano ,
giovane di meraviglioso ingegno, e
di gi-andi speranze, e compagno del
canonico d. Vincenzo Tizzani, nella
compilazione del Thesaurus historiae
ecclesiasticae, il perchè ne pubblicò
Y Elogio il eh. Giuseppe Gioacchino
Belli, Roma i84i. F. Canonici Re-
GOLABl DEL SS. SALVATORE IN SeLVA.
Canonici Regolari di Usez.
In questa città della Lìnguadoca,
presso la cattedrale fiorirono i ca-
nonici regolari , che insieme a qiiei
di Pamiers osservavano la regola di
s. Agostino. Si racconta, che certo
Rorico, discepolo di s. Agostino, vi-
vesse fra loro, e poscia fosse vesco-
vo d'Usez. Essendo poi mancata la
osservanza, e la disciplina religiosa
per le guerre, e per le persecuzioni
degli eretici , nel 1 64o, il vescovo
JNicolò Grilliè v' introdusse i cano-
nici regolari di s. Genoveffa, acciocché
rinnovassero 1' antico lustro della
congregazione. Questi canonici usa-
vano una gran cotta senza maniche,
e senza fori per le braccia, ma colla
sola apertura nel collo, fatta ad
visanza dell'antica pianeta sacerdo-
tale, la cui figura è riportata dai
padri Bonanni, e Molinct ne' loro
Cataloghi.
Canonici Regolari di s, Maurizio.
Nella diocesi di Sedan, provincia
di Tarantasia in Savoia, nella valle
fra le Alpi, ove abitarono i popoli
Faussigny, eravi una insigne abbazia
con chiesa dedicata a s. Maurizio,
precisamente alle radici del monte
VOL. VII.
CAN 2^7
Giove, luogo che i romani chiama-
rono Àgauncnsisj eretta l'anno 490
dalla pietà de' vicini in onore di tal
santo, il quale nel medesimo sito
colla sua legione Tebea ricevette il
martirio. In essa vissero molto tem-
po i monaci di s. Basilio, l'abbate
de'quah sotto il re Clodoveo fu s.
Severino. Dopo l'anno 5x6 dell'era
cristiana, fu rifabbricata dal b. Si-
gismondo re di Borgogna per espia-
re il delitto commesso coli' aver da-
to morte al suo figlio Sigerico, nato
dalla sua prima moglie ostrogota,
figlia di Teodorico re de' goti. Ro-
vinata poi dai longobardi, fu di
nuovo riedificata da Carlo Magno nei
primordii del IX secolo, e vi si col-
locarono i canonici regolari, che por-
tavano sopra il rocchetto una cap-
pa rossa in onore de' ss. martiri
Maurizio e compagni. Acciocché poi
la portassero sempre, Guglielmo
conte di Pontieu, assegnò tredici
lire di argento, come si legge in
una lapide posta nella chiesa, che
si riporta per la sua singolarità :
» Ad emendas viginti ulnas scarlataj
» ad ulnam de provinis, ad facien-
« da caputia, quae prsedicti canonici
» in signum martyrii beatorum mar-
" tyrum Mauritii sociorumque eius
" jure Ordinis et consueludinis in
« ecclesia gestare rubea dignoscun-
» tur." V. il Choppino tom. II, e
l'articolo Cappe rosse.
Canonici Regolari della Valle
Ronceaux.
Abbiamo da Martino d'Azpilqiiet,
detto il dottor Navarro , ne' suoi
commentarli, le seguenti notizie sul
monistero, e sui canonici regolari
di Ronca valle, o Ronceavix. Carlo
Magno die' principio ad uno speda-
le , in cui fossero ricevuti i pellc-
17
a5« CAN
grinì, clie dall' Italia, Germania e
Francia viaggiavano a CompostcUa,
e quelli, che dalla Spagna si reca-
vano a Roma e in Palestina, per
visitare la tomba de* principi degli
apostoli, e i luoghi santificati dal
Redentore. Lo stesso Carlo Magno
vi fabbricò una chiesa in onore
tlella Vergine, e in memoria della
celebre vittoria riportata ivi in una
battaglia, nella quale il suo nipote
Rolando, e più capitani furono uc-
cisi. Aumentate le rendite, vi fu
aggiunto un monistero, o canonica
di canonici regolari, con chiesa de-
dicata alla b. Vergine, e venne sta-
bilito, che i canonici impiegati all'as-
sistenza de'pellcgrini alloggiati, aves-
sero per segno un bastone di color
verde, formato come la lettera F.
Da questa istituzione ne venne, che
i poveri erano assistiti meglio che
altrove, dappoiché ogni sera dopo
compieta, i canonici, vestiti di cotta,
si adunavano nel refettorio per la
cena, ed ivi distribuivano i poveri
nelle tavole. Asceso col loio supe-
riore un palco, e fatta breve ora-
zione in unione de' pellegrini , per
la s. Chiesa, pei benefattori, ed al-
tri , chiunque fra i canonici si tro-
vasse di alta condizione, compresi i
re, e i Cardinali, cioè il piti degno,
incominciava a distribuire i pani,
baciandoli , e consegnandoli al po-
vero, che sedeva nell'ultimo luogo.
Ciò fatto, gli altri ministri imbandi-
vano le vivande, e somministravano
da bere.
Questo monistero venne fabbri-
cato sulla cima del monte Pireneo,
sempre coperto di neve, e di ghiac-
cio. I canonici vestivano di nero,
con piccola pazienza bianca, che
pendeva dal collo, e nella sinistra
parte del petto av^ano per segno
un F. In chiesa adoperavano la cot-
CAN
la, e la cappii, come i canonici
regolari di Pamphna ( Fedi ).
Canonici RcgoUiri di s. Dionisio
dì Reims.
In q»iesta città in tempo di Carlo
il Calvo, che, nell' 84o, divenne
re di Francia, e, neh' 8 7 5, impera^
tore, il celebre Incmaro arcivescovo
di Reims, ch'era stato educato nella
sua giovinezza dai canonici regolari
di s. Dionigi in Francia, divenuto
arcivescovo di Reims in Champa-
gne, fondò un'abbazia in onore di
s. Dionisio, o Dionigi, e nella chiesa
di essa pose insigni reliquie del suo
predecessore s. Rigoberto, con uu
collegio di canonici regolari, affin-
chè essi potessero col buon esempio
promuovere il divin culto. Dopo
aver fiorito la congregazione per
alcuni anni, rovinato il monistero,
a motivo delle guerre, era quasi
estinta, allorché Gervasio arcivesco-
vo di Reims, nel 1067, con zelo
e pari generosità, la restituì all'an-'
tico splendore. Ritennero i canonici
l'abito primitivo, cioè la cotta stesa
sino a' piedi , e nell' inverno la cap-
pa da ogni parte chiusa, senza po-
ter cavare fuori di essa le piani.
Nel libro delle Tasse si fa menzione
di questi canonici, e il Pennotti
ne tratta al lib. II, e. 33. num. 18.
Canonici Regolari di s. Giacomo
della Spada.
Quest' Ordine vuoisi abbia avuto
origine verso l'anno 83o, da Ra-
miro I , poi re di Leone e di Astu-
ria , come asserisce Raderò ne' suoi
Commentarli. Alessandro III, con
sua bolla lo approvò, e confermò sotto
la regola di s. Agostino. Esso però
fu diviso in due classi, una di ca-
CAN
valieri di s. Giacomo (Iella Spada
(Vedi), l'altra di chierici e sacer-
doti, i quali vivevano religiosamen-
te , governati da un superiore, por-
tando tutti la cotta, ed una veste
di lana bianca. A questa congrega-
zione furono conceduti dalla Santa
Sede alcuni monisteri, come descri-
ve il p, Pennotti. In Portogallo
molto si propagò quest'Ordine ed
il monistero, o canonica di Lisbona,
avea unito un monistero di canoni-
chesse, fra le quali non si ammet-
tevano che persone di nobile condi-
zione. V. Canonichesse Regoiari.
Canonici Regolari di Polonia.
L' Ordine de' canonici regolari in
Polonia è antichissimo, dappoiché
abbiamo dalla Storia del p. Liberi,
preposto del monistero del ss. Sa-
cramento di Cracovia, che la prima
abbazia vi fu fondata l' anno 970
nel borgo di Tremesse nella diocesi
di Gnesna, da Miecislao, primo re
cristiano di Polonia, chiamando ca-
nonici regolari da Verona. Que-
st'abbazia divenne famosa per le
reliquie di sant'Adalberto martire
arcivescovo di Gnesna. L'altra ab-
bazia de' canonici Regolari nel me-
desimo regno, avea il titolo di No-
stra Donna di Cernone, nel duca-
to di Massovia, diocesi di Plosko
( o Plotezko ) , che fu fondata nel
1129 dal pio conte di Skoziano
( Skozimo ), benemerito fondatore di
settantasette chiese di Polonia ; e
nella detta abbazia invitò ad abi-
tarla i canonici regolari di s. Vit-
tore di Parigi. Vi erano inoltre tre
altri monisteri, che dipendevano da
quello di Nostra Donna , uno nel
borgo di Blavie, lungi tre leghe da
Varsavia , l'altro di s. Giorgio, den-
tro la medesima città, e il terzo nel
CAN 259
borgo di Nosolisco (Nosilisco). Di
più, nell'anno 1402, il reUladislao,
o Ladislao II, fondò un' abbazia sot-
to il titolo del ss. Sacramento, dal-
la quale uscirono molti distinti sog-
getti, come il b. Stanislao illustre
in miracoli, ed era la principale del
reame, e quella nella quale si cele-
bravano i capitoli generali. L'abito
de' canonici consisteva in una veste
lunga bianca, con cotta pure lunga
sino alla me,tà delle gambe, avente
tal cotta, ossia rocchetto, le mani-
che assai grandi. Tenevano inoltre
sulle spalle l'almuzia di pelle, ed in
capo un berrettino nero filettato di
pelle con peli.
Canonici Regolari di s. Rufo
nel Delfinato.
L* abbazia di s. Rufo, che si rese
tanto celebre a Valenza , si sollevò
dalle rovine della regolare discipli-
na della chiesa cattedrale di Avi-
gnone, neir uudecimo secolo. Impe-
rocché mentre quei canonici soleva-
no abbandonare la vita comune ,
sempre osservata dai loro antichi ,
vi furono quattro di essi, chiamati
Arnaldo, Odilone, Ponzio e Duran-
do, che generosamente resistettero
al disegno degli altri: vedendo pe-
rò di non poter vincere la ripugnan-
za de' loro confratelli, ed anzi trovan-
dosi obbligati a cedere al numero
maggiore, si ritirarono in una piccola
cappella fuori della città di Avignone,
dedicata a s. Rufo, per continuarvi
gli esercizii della vita regolare, nella
quale aveano invecchiato. In seguito
ricevettero fra loro altre persone de-
siderose di lasciare il mondo, e di
dedicarsi al servizio di Dio , e così
si resero commendevoli per la san-
tità della vita loro, e fondatori si
fecero di altri monisteri. In tale ma-
aGo
CAN
niera la casa di s. Rufo divenne la
prima di una ragguardevolissima con-
gregazione, e l'abbate di essa di-
ventò l'abbate generale della con-
gregazione medesima. Allettati molti
da quell' esempio, grandemente si
aumentò e dilatò la congregazione
nella Francia ; e tra i rami da es-
sa usciti è celebre quello fondato,
nel 1039, da Sasuvalone, nel luogo
detto Falempino, colla approvazio-
ne, e colle liberalità di Ugo vesco-
vo di Noyon e di Tournay. Si pro-
pagò eziandio nella Spagna, e per
r Italia , meritando molti privilegi
ed esenzioni dai romani Pontefici.
Nondimeno principale di tali congre-
gazioni vuol tenersi quella di s. Rufo,
che fiorì sempre sino al 12 io. Ma
per le vessazioni degli eretici albi-
gesi, costretti furono i suoi monaci
a fuggire, e ricoverarsi a Valenza
nel Delfinato, ove fondarono un
monistero con chiesa dedicata a s.
Rufo. Mentre i canonici stavano
presso Avignone, Nicolò Brekspeare
fu loro domestico , indi religioso ,
poi generale dell' Ordine , e creato
Cardinale da Eugenio III, nel 1 146,
divenne Papa col nome di Adriano
IV, nel II 54; anzi vogliono alcu-
ni, che i canonici nel suo pontifi-
cato si trasferissero a Valenza, al-
meno parte di essi, e che poi per
le vessazioni degli albigesi colà si
stabilissero. Il primo Papa, che ap-
provò questa illustre congregazione,
fu Urbano II con bolla emanata nel
1 092 ; ma in progresso di tempo
venendo abbandonati i monisteri per
lo scarso numero de' canonici , fu-
rono dichiarati commende, e poi
per le lagrimevoli vicende degli ul-
timi anni del secolo XVIII, ed i
primordi i del corrente, anche questi
canonici terminarono di esistere.
Vestivano di bianco con una fascia
CAN
di lino dello stesso colore, che dal-
le spalle attraversava il corpo, ran-
nodandosi al destro fianco. Fra i
Cardinali usciti da questa illustre
congregazione, si annovera il Car-
dinal Angelico Grimaldi (Grimault)
del titolo di s. Pietro in Vincoli, il
quale, nel i365, fondò un collegio
a Montpellier per farvi studiare i
canonici regolari di questa congre-
gazione. Non solo di questi cano-
nici trattarono il Pennotti nel lib. II,
cap. 56j e Renato Choppino, lib. II,
tit. I, ma anche Giovanni le Paige,
nella Biblioteca Premostralense.
Cononici Regolari di s. Giovanni
di Chartres.
Presso le mura di questa città
della Francia , verso l' anno 1 0.57 ,
un sacerdote per nome Renato (Re-
nault) fondò un monistero, ed ivi
si ritirò con alcuni compagni. Dipoi
il ven. Ivone preposto di s. Quin-
tino, di un castello nel Delfinato,
chiamato Beauvois , assunto al ve-
scovato di Chartres nel 1097, tras-
ferì questi religiosi alla chiesa fab-
bricata in onore di s. Giovanni, e
li stabili colla regola di s. Agosti-
no. Accresciute le entrate, e molti-
plicati i canonici , crebbe anche il
culto divino , e lo splendore della
chiesa. Stefano, che fu secondo ab-
bate di questa canonica, essendo an-
dato a visitare i luoghi santi, fu
eletto patriarca di Gerusalemme, cir-
ca il II 28, da' canonici Regolari,
che appartenevano alla cattedrale di
questa città. Fu amicissimo di s.
Bernardo, come si rileva dalla let-
tera 82, che sta alla pag. 85 delle
Opere di s. Bernardo dell'edizione
Maurina, stampata a Parigi nel 1719.
Però nelle guerre degli ugonotti il
monistero fu dislrullo, nel i562, da-
CAN
gli eretici, e quindi venne riedifica-
to, nel 1624, da Eleonoro des Es-
tà mpes, vescovo di Chartres, che vi
richiamò i canonici regolari. Questi
adoperavano il rocchetto sopra ve-
ste bianca, ed in chiesa ponevano
l'almuzia sulle spalle, come una moz-
zetta. Di questo monistero fece men-
zione il Pennotti al lib. II, cap. 33,
num. 12, e lo chiama di s. Gio-
vanni di Valéja, dicendo altresì, che
fosse fondato nel vescovato di Char-
tres, provincia di Sens.
Canonici Regolari di s. Auberto
di Cambray.
Presso il monte di s. Eloi della
città di Cambray in Fiandra, fu
già una chiesa dedicata a s. Pietro
apostolo, ove è fama, che dimoras-
sero chierici secolari istituiti dal b.
Auberto, a'quah poi furono surro-
gati i canonici regolari, secondo
quanto riferisce il Mirco al capo Zj
de' canonici regolari , il quale dice
averlo inoltre fatto Liberto, XXXII
vescovo di Cambray, nel 1 066. Il Car-
dinal di Vitriaco, nel e. XXI òeW Isto-
ria Occidentale^ fece un beli' elogio di
questi religiosi, del seguente tenore.
w II monistero de' canonici regolari
» di s, Giovanni nelle Vigne di s.
» Auberto di Cambray ec, con al-
w cuni altri, quasi pochi graspi do-
« pò finita la vendemmia, perse-
» verarono nelle virtù religiose , e
M nel fervore della carità, salendo
»> di virtù in virtù, e con l'odore
w della santa vita, e religiosa loro
» conversazione allettando dal nau-
« fragio del mondo alla loro con-
»> gregazione, come a porto sicuro
» di quiete. " La ragione poi per-
chè questi canonici si chiamassero
anche Lateranensi, stima il Pen-
notti, lib. lì, cap. 38, essere stata
CAN 261
per la concessione di Benedetto XII,
e comunicazione dei privilegi de' ca-
nonici regolari lateranensi a loro
accordati. Il vestiario però consisteva
in veste violacea, e cappello nero,
oltre il rocchetto, e la berretta. Sog-
giunge il Molano in Nalalibus sub
die i3 decembris, che s. Auberto
avesse per alunni Landelino, abbate
di Crispino, ed altri uomini aposto-
lici , che recaronsi a lui dalla Sco-
zia. Si vuole probabile, che nella
detta chiesa sul principio si alimen-
tassero chierici secolari viventi in
comune, in forma, e con pratiche
religiose, e mancando tali chierici
quando fu incendiata la chiesa nel
996 , succedessero poi i canonici
regolari . Intorno a ciò è a consultar-
si il p. Molinet, nel suo Catalogo dei
Canonici^ dal quale si ricava anco-
ra , che un monistero de' canonici
regolari fu fondato vicino alla città
di Arras, <la Vindiciano véscovo
della stessa città, in onore di s. E-
loi suo amico.
Canonici Regolari Ospitalarii
di s. Antonio Abbate.
L'origine di quest'Ordine si deve,
quando nel castello di s. Desiderio
nella provincia di Vienna in Fran-
cia, poi detto di s. Antonio, fu fab-
bricata una chiesa ad onore di que-
sto santo, ed in essa fu collocato il
corpo di lui, come vogliono alcuni,
portato da Costantinopoli da certo
Gioacchino, o Jocelino, signore di
quel luogo. A questo era apparso
il santo, e nell'imporgh la visita
de' luoghi santi di Palestina, volle
pure che andasse in Costantinopoli,
ed ivi prendesse il corpo di lui, e
lo portasse in Vienna del Delfinato,
il che esattamente adempì. Quindi
recatosi Urbano II in Francia, per
262 CAN
animare i fedeli a reprimere 1* orgo-
glio de' turchi, fece esporre con
maggior venerazione il detto corpo
dagli eredi di Jocelino, ciocché av-
venne in tempo di una fiera pesti-
lenza, o malattia di siderazione, che
affliggeva l'occidente, chiamata fuoco
sacro., e poi fuoco di s. Antonio^
perchè, essendo accorsi ad invocar
la protezione di questo santo nella
sua chiesa, parecchi molestati da
sì micidiale infermità, conseguirono
pronta guarigione. Fra questi vi fu
Gastone, cavahere di Vienna, e Gi-
rondo figlio di lui, i quali grati per
tanto benefizio, diedero tutte le loro
facoltà a quella chiesa , e s' impie-
garono nel servizio ed ospitalità di
quegl' infermi, che da ogni parte con-
correvano ad esperimentarne eguali
effetti. Furono imitati in questa pia
opera da altri otto individui , ed
ebbe principio la congregazione re-
golare detta di s. Antonio di Vien-
na, la quale dipoi, colla regola di
s. Agostino, liconobbe per fondatore
il mentovato Gastone nel iog3.
Da principio non furono che pre-
ti secolari, e senza cambiare abito,
che perciò era talare di color nero,
solo adottarono la insegna d'un Tau,
o T di panno color turchino azzur-
ro, che cucivano dalla parte sinistra
tanto del mantello che della sotta-
na; e in diversi luoghi portavano
il Tau insieme ad un campanel-
lino d' oro, o di argento appeso
al collo. Alcuni spiegano, che tanto
il Tau, che il Campanello ( Vedi )
sono simboU di s. Antonio, forse
perchè questi religiosi ospitalarii an-
davano questuando, appoggiati ad
un bastone, suonando il Campanel-
lo; ma altri riconoscono nel T una
stampella atta a sostenere i debo-
li, e forse per dinotare l'aiuto, che
davano ne' proprii ospedali agi' in-
CAN
fermii Essendo poi istituiti senza vo-
li, ed obbligo di coro , desiderando
perfezionarsi , prima domandarono
l'approvazione, nel 1208, ad Inno-
cenzo III, e poi, nel 1 2 1 8, ad Ono-
rio III, ed avendola ottenuta ezian-
dio da Alessandro IV, Urbano IV, e
Clemente IV, pei privilegi, di cui que-
sti ed altri furono ad essi larghi, si
propagarono talmente, che adottaro-
no la regola di s. Agostino, chiamala
Antoniana, e Bonifacio Vili da sa-
cerdoti secolari, nel 1297, li dichia-
rò soggetti immediatamente alla San-
ta Sede, ove soppresse il gran mae-
stro, ed invece istituì l'abbate gene-
rale, e li creò canonici regolari , col-
r autorità della bolla In dispositio-
ne, rimanendo però col detto abito,
come i sempHci sacerdoti , meno i
suddescritti segni. Ma però i loro lai-
ci o conversi, che mettendo i voli,
non attendevano alle funzioni eccle-
siastiche, portavano la veste, ed il
mantello come i canonici quanto al-
la forma, ma di color tanè, col Tau
per altro azzurro . Que' canonici
nondimeno tanto in coro, che nelle
funzioni sacre, in vece del mantello
assumevano una cappa larga, lunga
sino a terra rappresa sulle spalle da
molte crespature per adattarla al
collo, ed anche su di essa portavano
il Tau. In alcuni luoghi poi usava-
no le cappe, come gli altri canoni-
ci. Della varietà del loro abito scrisse
il p. Molinet, nella prefazione.
L' Ordine fu in seguito riformato
nel capitolo generale tenuto nel 1616,
ed il loro generale era perpetuo,
venendo eletti ne' capitoli generali
triennali i superiori delle case, che
ordinariamente si chiamavano Com-
mendatori. Le costituzioni poi for-
mate in detto capitolo, furono indi
approvate da Urbano Vili, e posto
in esecuzione, nel i63o, dalle prin*
CAN
cipoH casti religiose deirOrdiiìc. Que-
sti canonici ospitalaiii , dopo che ,
come diremo , si erano recati iu
Roma , ebbero 1' incombenza di se-
guire i Papi ovunque andavano a
risiedere, per cui stanziarono in
Assisi, in Rieti, in Anagni, in Vel^
letri , a Perugia , in Orvieto , in
Sonano, in Viterbo, e in Avignone,
avendo cura de' medicamenti pei
bisogni di tutta la corte, e curia
romana. Oltre i privilegi, e le gra-
zie concedute a questo benemerito
Ordine dai Pontefici, parecchi prin-
cipi lo arricchirono. Nel i3o6, il
Delfino di Vienna accordò all'ab-
bate di occupare ne' suoi stati il
piirao posto dopo il vescovo di Gre-
noble, non che, in mancanza di tal
prelato, il diritto di presiedere alle
assemblee. Massimiliano I , re dei
romani, nel i5o2, diede loro per
istemma un'aquila con ali nere, e
piegate, col rostro però smaltato,
fregiato della fascia imperiale di co-
lore rosso, con una tiara imperiale
di colore giallo, e con uno scudo
egualmente giallo sul petto, avente
in mezzo il T azzurro. Anche di-
versi re di Gerusalemme furono pro-
tettori, e generosi con quest'Ordine
ospitalario. Ma nel Pontificato di
Clemente XIV, creato nel 1769,
l'Ordine fu soppresso, ed i suoi
beni in gran parte furono incor-
porati air Ordine gerosolimitano,
per cui il gran maestro di esso
s' intitolò anche gran maestro di s.
Antonio. 11 Pontefice Pio VI, ad
istanza di varii sovrani, ne compi,
e confermò l'unione nell'anno 1777.
In Roma questi canonici regolari,
sino alla loro estinzione, ebbero la
chiesa, ed il monistero col contiguo
spedale di s, Antonio presso s. Ma-
ria Maggiore, ove ora risiedono le
Camaldolesi ( Vedi). Questa chiesa,
CAN 263
edificata nel V secolo, da Papa Sim-
plicio, e consacrata a s. Andrea,
ebbe annesso uno spedale pei poveri
infermi. Verso l'anno 1191, il Car-
dinal Pietro Capocci, dai fondamenti
rifabbricò la Chiesa, e lo spedale,
e lo diede in governo ai canonici
regolari di s. Antonio, detti francesi,
della congregazione viennese, perchè
vi ricevessero i malati del fuoco
sacro, o di scottature, ed, in loro
mancanza, altri infermi. In quel
luogo alloggiò s. Francesco d'Assisi
nel Pontificato d' Innocenzo III. Nella
festa poi di s. Antonio abbate, oltre
il concorso de' fedeli in chiesa, si
conduceva ogni sorta di cavalli ed
altri animali per essere benedetti
dai padri, acciocché per l'intercessione
del santo, fossero preservati da dis-
grazie; pio costume, che continua
tuttora, y. il Piazza, Opere Pie di
Roma 3 cap. IX. Fra gli autori, che
scrissero di tali canonici, si possono
consultare Aimaro Fulcone nella Cro-
naca, Cherubini nel suo Bollano,
e Gabriele Pennotti, ne' suoi Cano-
nici Regolari.
Canonici Regolari di Pamplona.
Nella chiesa metropohtana di que-
sta capitale della Navarra, dopo che
furono cacciati i saraceni, verso l'an-
no 1 1 06 , fu fondata una congre-
gazione di canonici Regolari colla re-
gola di sant'Agostino, da Pietro ve-
scovo di Pamplona, il quale prima
era stato religioso nell'abbazia di s.
Ponzio di Tomiers. Facevano i voti,
erano dodici compreso il superiore j
e vivevano nel monistero, ma con
rendite eguali ad ognuno. La loro
veste era lunga, di saja bianca, il
rocchetto di lino non avea mani-
che, e ad esso sovrapponevano una
veste foderata di pelle color cene-
264 CAN
lino, in forma di mantcllctta. Fio-
rirono tra essi Martino ci' Arlcs , e
il celebre teologo Anclrosilla, arci-
diacono della cattedrale. Scrisse di
loro Martino Navarro ne' suoi Com-
nientarìi par. Ili, n. 17, come ne
fanno menzione le costituzioni di
Benedetto XII, e il Segni nel lib. I,
dell' Ordine de* Canonici. Un simile
modo di vivere professarono i cano-
nici della cattedrale di Tortosa in
Catalogna. Ve n' erano anche in
Saragozza, nel tempo in cui s. Pie-
tro d'Arbues, circa l'anno i5oo,
spai'se il sangue in difesa della fede
cattolica.
CAN
e cappuccio, e nella parte sinistra
della cappa, portavano una croce
rossa , in mezzo a (juatlro piccole
croci parimenti rosse, in memoria
delle piaghe di Gosìi Cristo. Usaro-
no anche la barba lunga, e in testa
la berretta sacerdotale, come ripor-
tasi dal Monasticon Augi, tomo IT,
pag. 573. Scrissero di essi, oltre
s. Antonino part II, tit. 6, e il Vi-
triaco, neir Istoria orientale , anche
il Maurolico, il Pennotti, e il cer-
tosino Landolfo nella Vita di G. C
Canonici Regolari del s. Sepolcro di
Boemia^ Polonia e Russia.
Canonici Regolari del s. Sepolcro
di Gerusalemme.
Verso r anno ino, nella chiesa
patriarcale di Gerusalemme, nel luo-
go del s. Sepolcro, nel regno del pio
Goflfredo di Buglione, ebbe origine
questa congregazione; ovvero, come
vuole il Pennotti, lib. I, cap. 47> ^^
piuttosto rinnovata, essendo già isti-
tuita da s. Giacomo apostolo, vesco-
vo di Gerusalemme. Si servi Goffre-
do, per rinnovarla, de' canonici rego-
lari condotti dall'Europa, ove poi
in alcuni luoghi si propagò j^ come
in Italia, in Sicilia , in Francia , ed
in Ispagna, avendoli confermati con
sua bolla Papa Celestino II. Essen-
do poi nuovamente occupata Geru-
salemme dagl' infedeli , il patriarca
ed i canonici furono costretti a fug-
gire , e molti perirono : per cui la
congregazione in Oriente rimase qua-
si estinta, né vi restò che il monistero
di Calatanliio. In progresso di tempo
gli altri monisteri furono eretti
in commende, molte delle quali si
assegnarono a' cavalieri gerosolimita-
ni. Vestivano di nero, usavano il
rocchetto, cui sovrappoaevauo cappa
Come si è detto nell'articolo pre-
cedente, la congregazione de' canoni-
ci regolari del s. Sepolcro di Geru-
salemme si propagò anche in Euro-
pa. Il primo monistero fu fondato
in Wervich nell' Inghiltewa. Eia su-
periore agli altri , e durò sino alla
seconda occupazione, che fecero gli
infedeli di Gerusalemme, locchè av-
venne a* 2 ottobre 1187. Indi si
propagò l'Ordine in Francia, e poi
in Polonia per opera d' un cavalie-
re, chiamato Jaxa, e verso il 1162,
presso Cracovia , fu fondato il mo-
nistero Miccou. Si dilatò per l' Ita-
lia, per la Moravia, nella Slesia, in
Russia , e nella Boemia , ove gran-
demente fiori. Questi canonici por-
tavano veste nera, con rocchetto, ed
una sopravveste, o mantelletta, nel
cui lato sinistro eravi la croce dop-
pia , come rappresentarono il Moli-
net, e Stanislao Radzki nella Rac-
colta de* santi di quest' Ordine, im-
pressa in Cracovia nel i663.
Canonici Regolari di s. Vittore di
Parigi,
Prese questa congregazione tal no-
me dal suo titolare s. Vittore, ed
CAN
ebbe princìpio, nel 1112, tUi Lodo-
vico VI re di Francia , che fondò
un ampio monistero in onore di s.
Vittore, nel luogo ove Guglielmo di
Champeaux arcidiacono, celebre per
virtù, e dottrina, nel 1 1 1 o , erasi ri-
tirato per vivere in solitudine, ma
poi, cambiato divisamento, abbracciò
la regola de' canonici regolari. Al
medesimo monistero Lodovico VI
uni i canonici da lui stabiliti nella
città di Boiseaux, con real diploma
dato nel 1 1 13. Nello spazio di qua-
rant' anni fiorirono tra essi uomini
insigni, tra' quali si distinse primo
d'ogni altro Gilduino, discepolo di s.
Guglielmo di Champeaux, che a ca-
gione delle sue virtù fu scelto dal
detto re Lodovico VI a direttore
della sua coscienza. Apparteneva a
questa congregazione anche il famoso
Ugo, detto di s. Vittore ; ma i mem-
bri di essa si diramarono di poi in
più monisteri. Eretti ne furono an-
che per le donne, ond' ebbero cano-
nichesse la Francia, la Fiandra, e
altri regni. La congregazione de' ca-
nonici fu estinta, e 1' abbazia di san
Vittore fu tramutata in commenda.
Tuttavolta venne abitata da alcuni
canonici regolari, diretti da un prio-
re. La biblioteca de' codici mano-
scritti fu uno de' principali ornamen-
ti di essa. I canonici vestivano to-
naca bianca, cotta, ed almuzia bian-
ca con pelli di agnello. Oltre V au-
tore della Biblioteca prenionstratense,
il Mirco , Vitriaco , ed altri , fecero
onorata menzione de' canonici rego-
lari di s. Vittore.
Canonici Regolari Premonstratensi.
S. Norberto, nato in Santan nel
ducato di Cleves, diocesi di Colonia,
da noljili"^ genitori, frequentò sì la cor-
te dell'arcivescovo di detta città, sì
CAN 205
quella di Enrico V. Fatto quindi
canonico della chiesa di sua patria,
distribuì tutto il suo patrimonio ai
poveri, e con la predicazione gua-
dagnò molti compagni alla solitudi-
ne. Ottenne licenza da Bartolomeo
vescovo di Laon, di fermarsi in un
luogo solitario, chiamato Premoii-
stratOy nell'isola di Francia, le cui
valli donate gli vennero dal vesco-
vo. Ivi, nel 1119, istituì il suo Or-
dine, detto perciò Premonslratense^
e diede a' suoi canonici l'abito con
uno scapolare di lana bianca, mo-
stratogli in visione dalla ss. Vergi-
ne, e la regola, ricevuta parimenti
in visione da s. Agostino. Quindi
recatosi a Roma s. Norberto, nel-
l'anno I 1 26, fu l'Ordine approvato
dal Pontefice Onorio II, ed egli nel-
l'anno seguente fu eletto arcivescovo
di Magdeburgo , dove poi morì e
riposò il suo corpo sino al 1627 ,
nel qual anno fu trasferito a Praga
di Boemia, e collocato nella chiesa
del suo Ordine.
In seguito que' Canonici furono
riformati, nel 1 233, da Gregorio IX,
nel 1256 da Alessandro IV, che
inculcò loro di osservare i provve-
dimenti fatti dal predecessore, e nel
1438, da Eugenio IV. Nella Spa-
gna vennero riformati ad istanza
del re Filippo li, e questa riforma,
coi suoi statuti particolari, fu con-
fermata da Gregorio XIII nel i582.
Un' altra riforma s' incominciò nelle
Provincie di Francia dal p. Daiìiele
Picart, e fu compita dal p. Servais
di Lervelz , che venne considerato
come istitutore d' una nuova congre-
zione, detta à'^antica osservanza,
o della riforma di s. Norberto. A-
dottò questa riforma un abito simile
nel colore, e nella forma a quello
degli altri premonstratensi, ma tli la-
na più grossa. L' abito de' prcmon-
a66 CAN
stralensi era di lana, collo scapola-
re tutto bianco, cappa dello slesso
colore, cappello, scarpe e berretta
clericale, usando in coro soltanto il
rocchetto , eh' è V abito proprio dei
Canonici Regolari di s. Agostino,
chiamato camicia apostolica.
11 Bonanni, il quale particolarizza
l'abito de' premonstratcnsi, dice che il
fondatore riserljò il i-occhetto e Tal-
muzia pegli ufilcii divini, perchè le
costituzioni dell'Ordine al cap. II di-
cono : »> che si ripiglia con maggior
»> gusto ciò, che per qualche tempo
9* si tralascia ". In quanto poi all'abi-
to tutto bianco, comprese le scarpe
e la berretta, fu adottato perchè in
tutto apparisse il candore ordinato
dalla b. Vergine a s. Norberto. Si
rileva poi da un breve d' Innocenzo
IV, che era permesso a' superiori un
abito discretamente migliore, e che
tutti dovessero portare scarpe rosse
senza orecchini.
Le costituzioni de' premonstratcnsi
furono approvate da diversi Ponte-
fici, e quelle dell'ultima riforma da
Paolo V, nel 1617, e da Gregorio
XV nel 1621. Quest'Ordine fiorì
in santità, virtù e dottrina, e molto
si propagò. Poco dopo la sua isti-
tuzione, s. Domenico Guzman, spa-
gnuolo della diocesi di Osma, ov'e-
ra stato canonico premonstratense, nel
12 17, fondò l'inclito Ordine de' pre-
dicatori colla regola di s. Agostino,
e con alcune costituzioni degli stessi
premonstratcnsi , come abbiamo da
Uberto de Romanis. L' Ordine di
Premonstrato, o de' Norbertini , se-
condo il p. Helyot, si divise in cin-
quanta Provincie, conteneva milletre-
cento case o canoniche di Canonici
regolari, e quattrocento monisteri di
Canonicliesse regolari premonstra-
tcnsi (Fedi). Austérissima fu la pri-
mitiva sua istituzione; quei, che ne
CAN
seguivano la regola, non [>ortavano
mai panni lini , usavano continua
astinenza dalla carne, e digiunava-
no rigorasamente più mesi dell'an-
no. I premonstratcnsi si chiìunavano
in Inghilterra Canonici bianchi^, ed
avevano in quel regno trentacinque
case. F. la Biblioteca Premonstra-
tense, il Mirco, e le Cronache di
Sigiberto, e di Roberto Altisiodo-
rense, e finalmente si vegga la gran-
de opera in due tomi intitolata Sa-
cri et Canonici Ordinis Praemon-
stratensis Annahs in duas partes
divisi, Nanceii 1734. Anticamente
quest' Ordine avea l'ospizio, o colle-
gio, colla contigua chiesa dedicala a
san Norberto presso s. Maria Mag-
giore, ora delle monache della Carità
figlie di Nostra Signora del Rifugio
al Monte Calvario , per concessione
del regnante Pontefice.
Canonici Regolari di s. Martino
d'Esparnai.
Prese il nome questa congrega-
zione dall' abbazia di s. Martino ,
fondata presso un castello della
Sciampagna , detto Esparnai, verso
r anno 1 1 28. Il decano de' cano-
nici chiamato Galerando, figlio del
maestro di casa del conte di Cham-
pagne, a persuasione di s. Bernardo,
da cui era stato convertito, rinno-
vò il vivere religioso, per njezzo dei
canonici regolari di s. Leone da
Taul, città di Lorena, e cambiò il
titolo di decano in quello di abba-
te. L' arcivescovo di Reims fu il pri-
mo, che approvasse questa congre-
gazione, ed alla presenza di s. Ber-
nardo, del conte di Champagne, di .
alcuni prelati e di abbati, e di mol- ^
to popolo, benedi l'abbate con so-
lenne cerimonia. Osservando i ca-
nonici la regola di s. Agostino, por-
CAN
lavano lunga veste bianca con un
rocchetto chiamato saroccioy saroc-
ciwìi, ovvero s cor lido , scorlicium,
diverso nella forma da quello degli
altri. Il Mauburno lo descrisse nel
suo libro Venatoria^ nel quale trat-
tando della varietà degli abiti ca-
nonicali , dice M alcuni portano la
» veste di lino intiero, con maniche
w egualmente intiere ; alcuni in for-
» ma di larga e lunga pazienza,
w senza maniche , aperta ne' lati ;
'* altri unita verso le gambe, al mo-
w do della pazienza de' certosini ;
>» altri l'hanno in forma di pazien-
» za corta, e piegata con minute
» pieghe, pendente dal collo, e la
» chiamano scorligiOy scorligìum, ed
»> alcuni portano una fascia, che pen-
« de verso i lati, mentre ad altri
» gira intorno al collo.". Abbiamo
poi dal p. Molinet, che la congre-
gazione di Esparnai si estinse, e nel-
r abbazia furono surrogati i Cano-
nici secolari.
Canonici Regolari di Caliors.
Non molto lontano da Perigueux,
città della provincia di Bordeaux,
fu già un monistero detto di No-
stra Donna di Cliancellade. In que-
sto Gughelrao chiamato de Bianche
Roche, vescovo di Perigueux, verso
l'anno 1 1 3o, pose i canonici rego-
lari, colla regola agostiniana, i quali
si elessero vita solitaria. Crebbe la
congregazione in modo, che, nel i364,
si contavano in questa canonica ses-
santa individui , mentre le rendite
si aumentarono per testamentaria
disposizione del celebre Cardinale
Talleyrand de Perigord, il quale era
stato primo abbate di quest'abbazia,
quindi vescovo di Auxerre, e final-
mente Cardinal legato in Francia.
Mancata essendo, nel i6i4, la osscr-
CAN 267
vanza della disciplina. Alano di Sol-
miniac e vescovo di Cahors, già ca-
nonico della medesima, li ridusse al
primitivo lustro, comechè a lui pur
si debba attribuire la riforma dei
monisteri di Sablonceaux, la Cou-
ronne, e di s. Gerardo di Limoges,
fatto, come suddelegato del Cardi-
nale de la Rochefoucault, commissa-
rio apostolico dell' Ordine de' cano-
nici regolari in Francia.
Usavano questi canonici veste
bianca di lana, colla pazienza di li-
no. Quando poi assistevano a' divi-
ni uffizii, prendevano la cotta e l'al-
muzia, o mozzetta di pelle, che po-
nevano sul braccio, assumendo nel-
r inverno la cappa propria de' ca-
nonici. Di essi fanno memoria il libro
delle Tasse, e il Pennotlo nella sua
SLoria, al lib. II, cap. 33. Tanto
la canonica di Chancellade, quanto
quella di Sablonceaux, la Couronne,
e di s. Gerardo di Limoges, furono
riunite alla Congregazione di Fran-
cia per disposizione dello stesso Car-
dinale de la Rocheiòucault.
Canonici Regolari di s. Croce
di Coinihra.
Di. questa illustre congregazione,
che tanto si dilatò nel Portogallo
e nella Spagna, fu fondatore Tel-
lone canonico secolare, ed arcidia-
cono della chiesa di Coimbra. Questi
con altri undici compagni risolvet-
tero di ripristinare l'antico Ordine
de' canonici regolari , che in Porto-
gallo era presso che estinto. Essendo
venuto ciò in cognizione del pio
Alfonso figlio di Enrico I; re dì
Portogallo, assegnò per la fabbrica
d'un monistero, i bagni reali presso
il borgo di Coimbra. Incominciata
r opera da Tellone , presto a lui
uuironsi ancora altri individui, col-
a68 CAN
l'aiuto de* quali, nel i iSr, Rigettata
la pietra fondamentale, sotto V invo-
cazione, e col titolo della ss. Croce,
e nell'anno seguente, colla profes-
sione di Ire voli, ebbe principio la
congregazione, che Innocenzo II ap-
provò nel 1 135, con Pontifìcia bolla.
Morto poi il fondatore Tellone, non
avendo i canonici altra costituzione
particolare, che la regola di s. Ago-
stino, spedirono due canonici del
loro monistero a quello di s. Rufo in
Fi'ancia, acciò ivi apprendessero il
modo del vivere religioso di quegli
edifìcanti canonici. Vi dimorarono in
fatti qualche tempo, e ritornando
poscia in Portogallo, vi portarono
la regola e gli statuti, che si osser-
vano in tutte le canoniche dipen-
dendenti da s. Rufo. Tali statuti, e
tali regole furono non solo ricevute,
ed abbracciate dai canonici regolari
di s. Croce di Coimbra, ma pur
anco dagli altri monisteri, che a
quello di Coimbra eransi uniti in
numero di diciannove. Fu fabbricata
in seguito un' altra casa religiosa
vicino alla chiesa di s. Croce, per
le canoni chesse , ove si ritirarono
molte principesse e dame di riguar-
do per vivere in una perpetua con-
tinenza. L'abito de'canonici regolari
di s. Croce di Coimbra consisteva in
una tonaca di saia bianca, un roc-
chetto fatto a campana senza ma-
niche, ed una mezzetta nera con
berretta clericale assai alta. Riferisce
il Pennotti , che ne' primi tempi
della fondazione, l'abito de'canonici
era una veste detta Guarnaca, col-
la cotta comune a tutti i canonici.
In progresso poi essendosi raffreddato
il loro spirito religioso, il re Giovanni
III , verso la metà del XVI secolo,
siccome zelante della religione, col
Ixìneplacito della Santa Sede , ne
ordinò la riforma, ridusse i cano-
CAN
nici alla clausura, ed obbligolli al
silenzio, e al ritiramento proprio
de' religiosi. Questa celebre congre-
gazione ha sofferto nelle ultime vi-
cende la dispersione de' suoi mem-
bri, e la distruzione dei piìi bei
monumenti della sua antichità.
Canonici Regolari del ss. Salvatore
in Selva.
Questa illustre, e benemerita con-
gregazione, che tuttora risplende, e
fiorisce riunita alla lateranense, e
nel modo che diremo, s' intitola del
ss. Salvatore Latcranese^ ed ebbe
prima diversi nomi per le seguenti
ragioni. Riconoscendo principalmente
la sua origine dal p. Stefano Lioni
sanese , cugino di s. Bernardino da
Siena, religioso eremitano di s. Ago-
stino del convento di Lecceto, situato
in un bosco tre miglia lungi da Sie-
na, detta è ancora la Foresta del
La^o, per un laghetto , eh' è in
mezzo allo stesso bosco. Il p. Ste-
fano per riformare la disciplina dei
canonici regolari, con alcuni religiosi
suoi compagni, e il beneplacito del
Pontefice Gregorio XII, si fece ca-
nonico regolare , vestendo una sot-
tana di color tanè, ed un rocchetto
di lino, con sopra uno scapolare o
pazienza, e cappa di color tanè. Il
medesimo Papa, coli' autorità della
costituzione Excitat , emanata a' 5
aprile 14073 approvò questa nuova
congregazione colla regola di s. Ago-
stino, e siccome nel convento di
Lecceto il p. Stefano Agazzario, co-
me lo chiama il Bonanni, veniva
disturbato dagli antichi correligiosi ,
e da quelli, che si erano da lui ri-
tirati, ne parti, senza avere per
tre anni domicilio fìsso e stabile.
Valendosi quindi delle facoltà com-
partite da Gregorio XII di stabiUrsi
CAN CAN 269
ovunque avesse trovato luogo adat- scapolare, o pazienza della stessa
to, da Guido Antonio duca d' Ur- lana, che portarono sino all'unione
bino ottenne il romitorio di s. Am- coi lateranesi. Lo scapolare fu sta-
brogio, vicino a Gubbio, che dal bilito in luogo delle ahnuzie, che i
Pontefice fu eretto in priojia di renani portavano nel chiostro, oltre
canonici regolari, i quah perciò furo- la cappa nera, come tutti gH altri
no appellati allora -(^w^rog^/rt/z/j ed' in canonici regolari. La chiesa di s.
breve acquistarono diversi monisteri. Salvatore fu dichiarata capo di tutta
Vi furono fra questi quelli di s. la congregazione, distinguendosi coi
Salvatore di Bologna, e di s. Maria nomi di congregazione di s. Maria
del Reno, tra loro uniti, de' quali del Reno, e del ss. Salvatore iti
né della loro origine, ne della unio- Selva, dal bosco di Lecceto, donde
ne, non si ha certa memoria, seb- partirono i primi fondatori degli
bene facciano fede della loro anti- Ambrogiani, per cui furono pure
chità parecchi diplomi di Sommi chiamati della foresta del lago, o
Pontefici, ed imperatori. Quello di s. Salvatore del lago di Bosco. Il
s. Maria, situato sul Reno, cinque volgo poi appellava questi canonici
miglia distante da Bologna, era stato Scopettini, dal' monistero di s. Do-
capo d'una congregazione detta dal nato di Scopeto vicino a Firenze,
luogo. Renana, fondata nel 11 36, dato loro da Martino V nel i43o
e poi unita all'altra del ss. Salvato- (monistero, che fu uno de' più insigni
re, che i medesimi canonici avevano dell'Ordine), dopo avere con auto-
nella città di Bologna, ritenendo essi rità apostolica approvata la loro
però tuttavia il nome di canonici di unione. I suoi individui poi grande-
s. Maria del Reno. Mancando per- mente fiorirono per santità , dottri-
tanto religiosi ad ambedue le cano- na, e dignità ecclesiastiche, come
niche, per le calamità de' tempi, e si può vedere nel Mozagrugno, nel
del lungo, e funesto scisma d'oc- Segni, nel Pennotti, nel Mirco, e
cidente, coli' autorità di Martino V, nel Volaterrano, e da ultimo risuo-
e il consenso del p. Francesco Ghis- nano ancora encomiali i nomi dei
lieri ultimo priore, e canonico di TrobelU, dei Mingarelli, dei Mon-
esse (colla condizione però che si sagrati, dei del Signore, e di Ga-
conservasse il titolo di Congregazio- rofalo, tanto benemerito dell'Ordine.
ne Renana), subito passarono i ca- Né dee passarsi sotto silenzio, che
nonici di s. Ambrogio di Gubbio il celeberrimo Steuco Eugubino ap-
nel monistero di s. Salvatore, affin- parteneva a questa illustre congre-
chè col loro spirito ed osservanza gazione, come ancora ne forma la
regolare, si eccitasse di nuovo l'an- gloria il sommo miniatore Clovio,
tica osservanza nella congregazione sepolto in s. Pietro in Vincoli, le
detta Renana), e fu così eseguita la cui celebrate miniature, che sono
riunione di loro. Ed è perciò , che I' ammirazione degl' intendenti , si
il b. Nicolò Albergati vescovo di conservano nella bibhoteca vaticana.
Bologna, obbligò gli Ambrogiani a V. Gio. Grisostomo Trombelli, Me-
lasciare il loro abito, ed a vestire morie istoriche sulle due canoniche
come i renani , cioè d' una tonaca di s. Maria del Reno, e di s. Sal-
di lana bianca, con sopra un roc- valore de' Canonici Regolari, Bolo-
chetto di Uno, e su di questo lo gna 1752.
270 CAN CAN
Questi cnnonici ehlx^ro in Italia ordine tU lui il mausoleo, che per
quarantadue inonisteri. Nella cano- morte dell' artefice rimase iinperl'et-
uica di s. Spirito di Venezia, come si to. Ma ad onta della sua imperfe-
dirà a Canonici di s. Spirito, vi cu- zionc, ognuno resla meravigliato al
tiarono nel i442}6 ^^ rimasero sino vedere la statua di Mosè, che ne
al Pontificato di Alessandro VII , al forma l'ornamento, e eh' è tenuta
modo medesimo, in cui entrarono qual miracolo dell'arte.
in altre abbandonate da altri cano- Benevolo con questi canonici fu
nici regolari, cioè in quella di s. Se- anche 1* imperatore Carlo V, il quale
condo di Gubbio j di s. Eufemia di trovandosi in Bologna, volle celebrare
Piacenza, di s. Maria del Fado la festa di s. Giacomo apostolo, nella
in Ferrara, di Broncolo, a Cor- chiesa di s. Salvatore, con cento ca-
hulo, e Nicosia nel Pisano ec. Il valieri di s. Giacomo della Spada.
Pontefice Calisto III, a' 17 maggio Confermò a que' canonici inoltre gli
1456, dichiarò questi canonici del antichi privilegi de'canonici regolari,
ss. Salvatore, veri canonici dell'Or- che l'abbate di Crovara, d. Cesario
dine di s. Agostino, come si legge da Bergamo, presentò per la confer-
in Yittorelli nelle Addizioni al Ciac- mazione a quel potente monarca,
conio, tom. II , p. 985. Papa Sisto V. Canonici Regolari del ss. Sal-
IV concesse alla congregazione re- vatore Lateranesi.
nana il monistero, e 1' insigne basi-
lica di s. Lorenzo fuori le mura Canonici Regolari d' Austria,
(ì^edi), ed il suo nipote Cardinal
Giuliano della Rovere , mentre era In Rlostemeuburg, presso Vienna,
titolare della Chiesa di s. Pietro in sulle rive del Danubio , Leopoldo
Vincoli (Vedi), ottenne da Inno- marchese d'Austria, nel Pontificato
cenzo vili, nel 1489, il monistero d'Innocenzo II, fondò, nel i\^o ,
di questa chiesa, pei canonici rego- un'abbazia in onore della b. Ver-
lari del ss. Salvatore, posseduto al- gine, dandone la cura a' canonici
lora dai frati di s. Ambrogio ad regolari. Adoperavano la cotta sen-
Nemus, i quali ebbero ordine di za maniche, per tutti i lati chiusa,
passare al loro monistero di s. Cle- e la cappa, meno i giorni più so-
mente, o a quello di s. Pancrazio, lenni, ne' quali prendevano le pelli
ovvero a qualunque altro della loro grigie chiamate ferrature, o alniu-
rcligione. Divenuto poi il Cardinal zie, per concessione Pontifìcia, Po-
delia Rovere, nel i5o3, Pontefice, nevano l'almuzia in capo e sulle
col nome di Giulio li, arricchì la spalle, come ci lasciò scritto, nel suo
congregazione di amplissimi privile- Antiquariuni ìnonasticum, Nebridio
gi, le confermò il monistero, presso di Mondelheim , canonico regolare
il quale fabbricò un palazzo pei di questo monistero, e sagrestano
Cardinali titolari , e ristaurata la della cappella di Nostra Signora di
chiesa, la diede ad essi da uffiziare, Hielzingen, il quale nella lettera
rimanendovi il titolo Cardinalizio, e CXLIII, ove tratta degli abiti dei ca-
volendovi essere sepolto dopo la sua nonici regolari, descrivendo l'abito
morte. Ciò per altro non si è effet- dei canonici del suo monistero, dice:
tuato, sebbene il famoso Michelan- -^ In Ecclesia, quando magnae fcsli-
gelo Buonarroti vi eseguisse per >> vitates occurrent, cum Canonicis
CAN
« cathedralibus, loco capparnm, fer-
>» raturas ( quae et ipsae in quibiis-
» dam buUis vocantur almutiae)
» gestamus de pellibus griseas, ut
« Papa concedit ". Non adoperava-
no la cappa nei dì festivi, per es-
sere tali giorni dedicati alla letizia,
mentre i peli neri o grigi delle cap-
pe, erano segno di mestizia, o peniten-
za. 11 Pontefice Innocenzo XIII, col
disposto della costituzione Ejcponì,
data a' 9 maggio 1722 presso il
tomo XI, par. II, p. 242 del Bol-
lano, concesse a' canonici regolari
della Germania superiore tutte le
indulgenze, già da' suoi predecesso-
ri accordate ai canonici regolari la-
teranensi, ne' giorni dei ss. Agosti-
no, Monica, Patrizio , Frigdiano , e
Ubaldo. Questa illustre congrega-
zione ha avuto, specialmente ai tem-
pi nostri, uomini per scienza cele*
bratissimi, fra i quali sono da no-
minarsi Pietro Ackermann, e l' an-
cor vivente Giacomo Ruttenstock.
Canonici Regolari di s. Lo di Roiien.
S. Mellone, arcivescovo di Rouen,
entrando in un tempio consacrato
agi' idoli , ne scacciò il demonio , e
Io dedicò in onore della ss. Trini-
tà , e risuscitando un uomo chia-
mato Precordio, ordinollo poi sacer-
dote, assegnandogli la cura di tal
chiesa, nella quale essendosi riposte
le reliquie di s. Lo, e de' suoi com-
pagni, ne fu cambiato il titolo. Nel-
le irruzioni normanne soggiacque
poscia a devastazione; finche, nel
912 , Rollone capitano di quelle
genti avendo ricevuto colle acque
battesimali il nome di Roberto, con-
cesse i corpi di que' santi alla chie-
sa di s. Salvatore di Rohan, e l'an-
tica chiesa coi poderi a Teodorico
vescovo di Gostanza, perchè fosse uf-
CAN 27 1
fiziata dai canonici del suo clero.
Dipoi, verso l'anno 1020, Ugone
XL vescovo di Costanza, trasferì da
detta chiesa a Rohan sette canonici,
venendo anche dotata dai vescovi
Ugo, e x\lgaro, che, nel 1 1445 ^^
stabilì i canonici regolari, confer-
mati dal Pontefice Eugenio III, colla
bolla Religiosis desidcriis. Questi
canonici nell' inverno portavano la
cappa di color violaceo, e nella sta-
te una mozzetta con cappuccio più
sottile, ma del medesimo colore, ri-
gata con Hnee bianche. Anche di
essi tratta il p. Pennotli nel suo
Catalogo.
Canonici Regolari di s. Genoveffa.
La celebre abbazia di Parigi, de-
dicata a santa Genoveffa , prima
d'Eugenio III, era un collegio di
canonici regolari; ma dimorando nel
1 147, quel Papa in Parigi, per suo
volere, e col consenso del re di
Francia Lodovico VII , vi furono
introdotti i canonici regolari di s.
Vittore della stessa città, e ciò av-
venne pel seguente fatto, che descri-
ve il Surio nel tomo II, a* 6 di
aprile « Volle Eugenio III celcbra-
w re la messa nella detta chiesa di
« s. Genoveffa, e radunato il po-
»> polo, nacque lite tra i ministri
M del Pontefice e i canonici. Mosso
» per questo eccesso il Papa, trattò
" col re di castigare gì' insolenti au-
'> tori del fallo commesso, onde ri-
» solvette di collocare al servigio
» della chiesa i monaci, i quali si
» chiamavano comunemente neri,
« per l'abito che portavano di s.
>i Benedetto. Avendo ciò saputo l'ab-
» bate di s. Vittore, fece istanza
w al Pontefice, e al re, acciocché si
« degnassero dare tal cura ai ca-
« nonici regolari di s. Agostino.
aya C A N
y* Ambedue esaudirono le pregliie-
>♦ l'è dell' abbnte, pel buon nome
>» che avcano i religiosi, ben cono-
-•» scinti da essi , e furono eletti do-
>» dici di tal Ordine coU'abbate O-
>y done, uomo di santa vita, accioc-
M che vi dimorassero. Ora vi con-
« tinuano a vivere con privilegi di
3y Eugenio III e di Lodovico VII '*.
I canonici di s. Genovefia presto
si resero benemeriti e celebri, sor-
tendo da essi parecchi uomini gran-
di per virtù e scienza,, fra' quali il
rinomato Pietro Lombardo, detto
il maestro delle sentenze ^ ed il loro
Ordine si estese per tutta la Fran-
cia. Ma in progresso di tempo es-
sendosi diminuita la osservanza re-
golare, mentre regnava Luigi XII 1,
il Cardinale Rochefoucauid, eletto
commissario apostolico da Papa Gre-
gorio XV nel 1622, acciocché re-
staurasse la disciplina, anche nei
monaci benedettini , e cistcrciensi ,
procurò con diligenza, che il mo-
nistero di s. Genoveffa fosse il pri-
mo a darne l' esempio agli altri ,
locchè felicemente ottenne. Unì per-
tanto tutti i monisteri e canoniche
di quest' Ordine in una congregazio-
ne, ed assegnò per generale l' abba-
te di s. Genoveffa. Il p. Mohnet ,
.soggetto ragguardevole della mede-
sima congregazione, afferma, che nel-
la Francia si divise in cento e più
monisteri, molti de' quali aveano la
cura delle anime; ed Innocenzo X
vi riunì la congregazione de' Ca-
nonici regolali della valle degli sco-
lari (Fedi). Vestivano di lana bian-
ca, col rocchetto, e la berretta nera,
e nell'estate portavano sopra il brac-
cio sinistro l'almuzia di pelle, assi-
stendo poi neir inverno a' divini uf-
flcii. Assumevano una cappa maesto-
sa nera, lunga sino a terra, e por-
tavano giaii aippuccio, col quale
CAN
cuoprivansi la testa. Questi canouf-
ci regolari si occupavano ncll' am-
ministrazione delle parrocchie e de-
gli ospedali, nella celebrazione de' di-
vini ufficii, nell'islruzione degli eccle-
siastici, e dei giovani riuniti nei se-
minari. Di essi scrissero Giovanni
di V allenerà, Gio. Filippo Novarese
nella Cronaca^ e Renato Choppino.
Canonici regolari di s. Gilberto
di Sempringani.
Gilberto nacque in un luogo d'In-
ghilterra chiamato Sempringam, o
Sempingam, ed avendo atteso allo
studio delle lettere, si applicò alle
opere pie, e distribuì le sue fa-
coltà a' poveri. Venuto però a co-
gnizione, che alcune fanciulle bra-
mavano dedicarsi a Dio, abbando-
nando le vanità del mondo, ne scel-
se sette, affmchè in clausura, e con
abito abbietto adempissero la loro
vocazione. Somministrato veniva lo-
ro il vitto, e ne fu affidata la cu-
stodia ad alcuni uomini idonei. Tal
tenore di vita piacque a diversi per-
sonaggij per cui assegnarono cospi-
cui fondi a Gilberto perchè fabbri-
casse case religiose, le quali in bre-
ve tempo si aumentarono tanto per
le donne, che pegli uomini. A que-
sti ultimi, nel 1 14^, assegnò la re-
gola di s. Agostino, e come cano-
nici regolari, furono approvati da
Eugenio III, Adriano IV e Alessan-
dro III. Chiamati pur furono mo-
naci bianchi Gilbertini di s. Ago-
stino, e, dal luogo della nascita del
fondatore, di Sempringam. Poco di-
poi le monache ascesero a millecen-
10 dieci, ed i canonici a settecento.
11 PonteCce Innocenzo III, nel 1202^
canonizzò il fondatore Gilberto, mor-
to nel ii88. Dal Monastico Angli-
canQj tomo li, p. 7 1 Bj si appren-
CAxN
de la rególa di quest' Ordine , e
le vesti prescritte si agli uomini che
alle donne. I canonici dovevano a-
vere tre tonache, e una di pelle di
agnello, mantello bianco cucito per
quattro dita nella parte anteriore.
Avevano pure delle pelli per cuo-
prirsi, e cappuccio foderato con pelli
di agnello, due paia scarpe, e calze
sì pel giorno, che per la notte. Nei
divini ufficii assumevano cappa di
lino; ma nel chiostro, in refettorio,
e mentre leggevano, doveano usare
le sopraddette vesti. In tempo però
di fatica prendevano lo scapolare
bianco, ed il mantello. Di s. Gil-
berto scrissero Guglielmo Neubrig, lib.
I, cap. i6, e il Wion, lib. Ili, die
4 februarii.
Canonici Regolari di s. Marco
di Mantova.
Secondo alcuni , questi canonici
traevano origine dall' evangelista s.
Marco. Il Pennotti ci assicura non
trovarsi menzione certa di ciò, ma es-
sere piuttosto da riferirsi la origine
loro al Pontificato di Celestino III,
come cavò dalle scritture autentiche
del monistero di s. Marco. Nel 1 194,
essendo vescovo di Mantova il sa-
cerdote Enrico, Alberto Spinola, det-
to di Fumigola, per facoltà avuta
dalla Santa Sede, fondò questa con-
gregazione, ed ottenne da alcuni no-
bili di Mantova una vigna, con una
cappella vicina, detta di s. Maria
in Monticale^ locchè fu approvato
da Celestino III. Eretto un mo-
nistero, vi cominciarono a vivere se-
condo la regola compilata da Alber-
to, che nel 1204 fu sanzionata da
Innocenzo III, e confermata da O-
norio III nel 12 18. Arricchita poi
la congregazione di privilegi, da In-
nocenzo IV, Nicolò III, Giovanui
VOL. VII.
CAN 273
XXII, e Calisto III, si propagò con
altri monisteri; ma poscia diminuitosi
il loro numero, verso il i584, pas-
sò il monistero di Mantova ai ca-
maldolesi. La loro vita era austera,
dormivano sulla paglia vestiti di la-
na, digiunavano, osservavano il si-
lenzio, ed alla veste bianca aggiun-
gevano il rocchetto , e il mantello
bianco . In coro invece di questo,
usavano mozzetta, e berretta bian-
ca, e sul braccio Talmuzia di pelle
d'agnello.
Canonici Regolari di s. Spirito
in Sassia.
L' Ordine de' canonici regolari di
s. Spirito in Sassia , che da alcuni
è stato considerato come Ordine mi-
litare, ebbe origine in Montpellier
nella Francia dal conte Guido, il
quale, verso il fine del secolo XII,
fondò in detta città uno spedale sot-
to l'invocazione di s. Spirito, per
ricevere i poveri infermi. In Roma
già esisteva la chiesa di s. Maria in
Sassia, fatta edificare, sino dal 7 1 5,
da Ina re de' sassoni orientali, il quale
venuto in Roma nel 718, fece ag-
giungere ad essa uno spedale pei
pellegrini di sua nazione, che poi fu
grandemente aumentato dalla pia
generosità dei fedeli benefattori. E
perciò, che si chiama questo speda-
le in Sassia^ cioè in Sassonia. Que-
sto s' incendiò prima nell' 8 1 7^ e poi
neir847. In appresso, perle fazioni
de' guelfi e gliibellini , essendo ri-
dotto in istato deplorabile, nel 1 198,
insieme colla chiesa dedicata a s. Spi-
rito, Innocenzo III lo fece rifabbri-
care dai fondamenti. Quindi, nel 1 2o4,
chiamò a Roma il conte Guido con
sei spedalieri di Montpellier, il cui
istituto avea approvato sino dal
1 198, ed a loro commise la cura
18
0^7 i CAN
doli' ospedale destinato jìCf;!' infermi,
e pei neonati illegittimi, mediante
il disposto della bolki Inter opera
pitta tis. Al Ioni r ospedale fu imito
a rpiello -di Montpellier; e in se-
gnilo fu anicchilo colle donazioni
di altri Papi, e di pietose largizioni,
che ne aumentarono eziandio Tedi-
ficio. Sicconac questo minacciava
rovina, Sisto IV, nel i47^> lo
riedificò con magnificenza , finché
Benedetto XIV, e Pio VI lo com-
pirono, perfezionarono ed amplia-
i-ono mirabilmente.
Quelli, che da principio ebbero la
cura di quest' ospedale, furono eccle-
siastici, i quali facevano i voti so-
lenni de' canonici regolari, ed an-
che secolari, che si obbligavano sol-
tanto con voti semplici. In tale ma-
niera i canonici di Roma, insieme
agli altri canonici di Montpellier,
costituirono un Ordine di canonici
regolari ospitalari, che si propagaro-
no in diversi luoghi, finché il Pon-
tefice Onorio III, creato nel 1216,
li divise in due congregazioni , la-
sciando ad ognuna gli ospedali, che
da esse dipendevano. Vuoisi, che Eu-
genio IV desse a questi canonici la
regola di s. Agostino. Nata poi con-
ti'oversia sulla primazia degli ospe-
dali di s. Spirito di Roma, e quello
di Montpellier, il Pontefice Nicolò
V, nel 1 ^55 , decise in favore del
romano . Dapprima i canonici e
l'ospedale dipendevano da un pre-
sidente, che poi prese il nome di
Commendatore di santo Spirito ( Fe-
di ), e eh' é uno de' primi prelati
della corte romana, e viene posto
dai Pontefici a loro beneplacito. I
canonici, che vestono come i preti
secolari, professano i tre voti reli-
giosi , e ne aggiungOYio un quarto
di servire gì' infermi. Si distinguono
per una croce doppia bianca, che
CAN
portano ilalla parte sinistra, tanto
della veste, che del petto; e la so-
vrappongono pure sulla mozzetta, o
alniuzia, che usano in coro, di panno
color paonazzo, orlata di seta rossa,
oltre la cotta. Ogni giorno recitano
le ore canoniche , e vivono in co-
mune.
Fra i commendatori , che si di-
stinsero in questo spedale, meritano
particolar menzione d. Francesco
Pessirotti , chiamato anche Laudi.
Essendo egli canonico regolare tli s.
Pietro in Vincoli di Roma, fu eletto
protonotario e precettore di s. Spi-
rito, da Paolo 11. Ristaurò l'ospe-
dale edificato da Innocenzo III , e
quasi dai fondamenti fabbricò la chie-
sa, edificando la casa pei canonici.
F. il Segni, De ordine et stata ca-
nonico, pag. 5i5, Bononiae 161 1.
Merita inoltre di essere nomina*
to d. Teseo Aldovrandi, egualmente
canonico regolare di s. Pietro in
Vincoli, e procuratore generale. Fu
egli eletto protonotaro apostolico e
precettore di s. Spirito da Gregorio
XI II, nel 1^75, e si distinse nell'ar-
ricchire la sagristia e la chiesa , e
neir aver costruita la facciata del
palazzo dei commendatori , avendo
eziandio la consolazione, come rife-
risce il Trombelli nelle sue Memo-
rie istorichej p. 257 , di rimettere
neir antico pregio e primiera rie-
chezza quel ragguardevolissimo luo-
go per r addietro assai decaduto.
Nelle ampie tenute dello spedale di
s. Spirito quasi da per tutto si ve-
dono le armi del Pessirotti, non
contrassegni di vanità, da cui esso
era alieno, ma evidenti argomenti
della capacità e attenzione, non che
della integrità sua per T incremento
del pio luogo.
Anche in Venezia vi furono ca-
nonici di s. Spirito, come quelli di Ilo-
CAN
ma, istituiti da un certo Gabriele Spo-
Jetino, l'anno i^i5, i quali furono
aboliti da Alessandro Vii, nel i656,
colla bolla Ciwi sicut compertunij
essendosi ridotti ad avere un solo
monistero, ed anche per aver trali-
gnato dal primitivo spirito. I beni
loro, che ascendevano a più di quat-
trocento mila scudi, furono assegnati
in sussidio a' veneziani per la guer-
ra di Candia, cui sostenevano con-
tro i turchi. De' canonici di s. Spi-
rito in Sassia scrissero Paolo Mo-
rigia^ Silvestro Maurolico, Barto-
lomeo Piazza nelle Opere pie j ed
altri.
Nel recinto dello stesso ospedale
di s. Spirito in Roma vi era un
monistero di religiose del medesi-
mo Ordine, le quali dirigevano le
fanciulle illegittime, che ivi erano
nudrite ed educate, finche avessero
scelto uno stato. Questo monistero
fu fatto fabbricare, nel 1600, da
Clemente Vili, che ne dedicò la
chiesa, separata da quella de' cano-
nici, a s. Tecla ; ma ora non esisto-
no più. Le bastarde sono dirette
dalle anziane, che ivi rimasero, le
quali hanno il titolo di maestre, e
sono soggette ad una superiora, che
dipende da monsignor commenda-
tore. Le monache vestivano di ne-
ro col segno della croce doppia sul
petto, con panno bianco in capo, e
per indulto di Clemente Vili, vi
aggiunsero il velo nero. F. l'ar-
ticolo Ospedale m s. Spirito m
Sassia.
Canonici Regolari del Priorato^
detto de' due Amanti.
La storia di questi due amanti è
riferita da s. Gregorio di Tours, de
gloria Confcssorum, capo 82. Dice
adunque essere stati nell' Auvergne
CAN 275
in Francia un uomo e una fanciul-
la che unitisi in matrimonio visse-
ro sempre in continenza. Passati al-
cuni anni con reciproco consenso, l'uo-
mo si fece sacerdote , e la donna mo-
naca. Avvenuta la morte di questa,
e volendo il sacerdote con altri sep-
pellirla , alzò le mani al cielo , e
ringraziò Dio per 1' osservata conti-
nenza. Al che la defunta , come si
destasse dal sonno, sorridendo gli
comandò che tacesse , non essendo
necessario manilestare il segreto a
chi non cercava di saperlo; e ciò
detto riposò nel Signore. Non passò
molto tempo, che morto il sacerdo-
te, fu sepolto nella medesima chie-
sa, in sepoltura separata. Ma nel d\
seguente , con sorpresa di tutti , si
trovò tumulato accanto la sua con-
sorte, onde il popolo cominciò a ve-
nerarli col titolo dei due Amanti.
Egli è perciò, che in questo luogo ,
verso l'anno 1200, Guglielmo M3I-
lemain fondò un priorato, collocan-
dovi i canonici regolari, i quah
portavano veste bianca, rocchetto e
berretta nera, con almuzia di pelle,
che cuopriva loro il capo e le spal-
le. La chiesa loro, dedicata a s. Ma-
ria Maddalena, e posta nella diocesi
di Rohan , diede ad alcuni motivo
di ripetere la origine del nome di
questi canonici dall' amore, che pas-
sava tra Nostro Signore, e la Mad-
dalena, titolare della chiesa loro. An-
che di questi trattò il p. Pennotti,
Historia canonicoruni regidarium ,
Romae 1624, tom. II, cap. 33,
num. 18.
Canonici Regolari della Valle
degli Scolari.
Questa congregazione fu incomin-
ciata colla regola di s. Agostino da
Guglielmo, Riccardo, Everardo, e
176 CAN
Manasse, professori di teologia del-
l' università di Parigi , seguiti da
trentasette scolari loro. Parve ai tre
ultimi vedere un grand' albero, clie
co' suoi rami cuoprisse tutto il mon-
do, per cui esortati da Guglielmo,
rinunziatc le loro facoltà , andarono
a Langres nella Sciampagna, etl ot-
tennero dal vescovo Guglielmo di
Joinville una valle, che per la sua
asprezza giudicarono opportuna ad
istabilirvi il monistero. Sì unì ad
essi Federico vescovo di Chàlons, e
nel i2o3, vennero approvati dal
detto vescovo di Langres, indi fu-
rono confermati, nel 1 2 1 8, dal Pon-
tefice Onorio III. Adottarono per
vestiario quello de'canonici di s. Vit-
tore, cioè tonaca di lana bianca, e
cappa nera con pelli di agnello.
Cresciuta poi questa congregazione,
fti trasferita presso il castello di
Chaumont. Nel 1234, fu chiamato
Ordine della Valle degli Scolari, e
Tiel 1 646, con bolla d' Innocenzo X
fu unito a quello de'canonici Regolari
di s. Genoveffa [Fedi), sotto il ti-
tolo di congregazione di Francia,
che molto si distese. Fra questi ca-
nonici, molti ne fiorirono insigni in
-virtù e dottrina. I superiori non
furono chiamati abbati, ma priori,
come apparisce dalle bolle di Onorio
IV, Giovanni XXII, Pioli, e Pao-
lo IV, il quale, nel iSScj, fece men-
zione delle precedenti. Trattano di
quest' Ordine il p. Filippo Labbé ,
il Coppino nel lib. I , de iure Cce-
nohitarum, Martin Polono, e Gene-
brardo nella sua Cronaca.
CAN
fondazione si vuole nel i349) ^^^^^
la regola di s. Agostino. Per l' ad-
dietro era una congregazione di ro-
miti, ch'ebbe per superiore Giovanni
Rusbrochio, morto nel i38r, come
racconta il p. Pennotto. Altri poi
opinano, che la sua origine rimonti
ad epoca anteriore certo è che alla
congregazione di Val Verde erano
uniti altri monisteri, di simili cano-
nici regolari, come anche di mona-
che dello stesso istituto, fra le quali
si contano il monistero di Cremona,
di Messina, di Palermo, di Tauro-
mina, di Castelvecchio , ed altri.
Mancò del tutto questa congrega-
zione, e nel i4i2 fu unita a quella
de' canonici regolari di Vindeseim
(Vedi), di cui fu autore, nel i38o,
Florenzio, discepolo del gran Gerar-
do. I canonici radevansi interamente
il capo, lasciandosi un solo giro di
capelli, a modo di corona. La loro
veste col cappuccio era nera , ed
alla tonaca aggiungevano il rocchetto
bianco, e vestivano anche il camice
di lana. Le canonichesse di questa
congregazione usavano parimenti il
rocchetto, ma mancati i canonici,
sotto la direzione de' quali si gover-
navano, cambiarono superiore, ed
abito, continuando ad osservare la
regola di s. Agostino, e prendevano
il rocchetto solo quando ricevevano
la ss. Eucaristia. Dei canonici rego-
lari di Val Verde scrissero anche
il Maurolico, Giovanni Rusbrochio ,
e Giovanni Schonovio.
Canonici Regolari di Vindeseim.
Canonici Regolari di Val Verde.
Nella Fiandra fu così chiamata
tal congregazione, da una valle vi-
cina a Brusselles, ove fu eretto il
principal monistero, la cui prima
In Daventria , nell' arcivescovato
d' Utrecht , Gerardo Groot istituì
una congregazione di chierici rego-
lari, i quali vivevano in comune
col prodotto, che ricavavano dallo
scrivere libri, e dipoi, a persuasione
GAN
dello stesso Gerardo, e del suo di-
scepolo Florenzio, nel i38o, prescel-
sero di vivere sotto la regola di
s. Agostino. A questo fine venne
fondato un monistero vicino alla
città di Zwol, in un luogo chiamato
dai paesani Vindeseim, o Vindesem,
o Vindeseut, e mediante la licenza
loro data dal duca di Gueldria Gu-
glielmo, e dall'arcivescovo d'Utrecht,
mandarono nel 1 386 sei de'loro com-
pagni presso i canonici regolari, per
apprenderne la disciplina. Nell'anno
seguente presero l'abito canonicale,
cioè veste bianca, rocchetto, e ber-
retta da sacerdote, ed in coro in
tempo d' inverno facevano uso del-
l'almuzia di pelle, che sovrappone-
vano alle spalle. Mossi dall'esempio
di questi canonici, molti elessero il
medesimo tenore di vita, per cui in
pochi anni il monistero ebbe nume-
rosi individui, e successivamente si
propagò in modo, che si contarono
oltantatre monisteri. Nel i4i2 ag-
gregati furono ad essi i canonici
regolari di Val Verde (Vedi), ma
essendo stati per la maggior parte
distrutti dagli eretici nelle guerre
delle Fiandre, nel 1600, i canonici
passarono in Francia, ove consegui-
rono l'abbazia di s. Severino presso
Chàteau-Landon , sotto la direzione
di Mauburno, che fu quindi abbate
di Linoy. Le loro canonidiesse fon-
darono ben quattordici monisteri
governati dagli stessi canonici rego-
lari, che noverano fra i loro illustri
i-eligiosi Tommaso da Rempis, au-
tore àeW Imitazione di Cristo, come
ben dimostrarono il dotto gesuita
p. Rosweido, il Rusbrochio, il Ge-
rardo sum mentovato, ed altri cospi-
cui personaggi. Abbiamo le loro no-
tizie dal Mirco, dal Pennotti, dal
Molinet, e da Ruschio nella Cro-
naca.
CAN
277
Canonici Regolari di s. Giorgio
in Alga, Congregazione.
Nell'anno i4oo, o i4o4> venne
fondata, un miglio dalla città di
Venezia, nel monistero de' canonici
regolari di s. Agostino, detto di s.
Giorgio in Alga, da una piccola
isola di questo nome. Ceduto fu un
tale monistero alla nuova congFega-
zione da Lodovico Balbo priore di
essi, il quale passato all'Ordine be-
nedettino, fu autore della riforma
fatta nel monistero di s. Giustina
di Padova. I primi fondatori della
congregazione furono Gabriele Con-
dulmero, che assunto, nel i43i, al
Pontificato, prese il nome di Euge-
nio IV, ed Antonio Corraro, nipote
di Gregorio XII, da cui fu creato Car-
dinale, e mori decano del sagro
Collegio, l'anno i44^j ^^^ monistero
della sua congregazione in Padova.
Gabriele, ch'era pur nipote di Gre-
gorio XII, avendo distribuiti a' po-
veri ventimila ducati del suo patri-
monio , si fece istitutore e canonico
della congregazione di s. Giorgio,
nella quale facendo per umiltà da
Portinaro, ebbe da un romito la
predizione di venire sollevato al Pa-
pato. Egli beneficò grandemente la
sua congregazione, e tenne sempre
seco due correligiosi , da' quali bra-
mava sapere ciò, che si diceva del
suo governo per correggersi, se le
osservazioni erano giuste.
Il Cardinal Latino Orsini, bene-
volo con questi canonici, nel i45>o,
con pia generosità, fabbricò in Roma
una chiesa dedicandola al ss. Salva-
tore , che fu chiamata in Lauro, per
l'antico portico di Europa, che ivi
era, in mezzo al quale fu già un
boschetto di lauri. Edificò inoltre il
contiguo monistero, vi chiamò i ca-
•7^ CAN
Donici ad abitarlo, e lo arricchì di
preziosa libreiia, la quale fatalmente
peri ncir incendio, che, nel iSi'j,
distrusse pure la chiesa. Rifabbricala
pelò venne questa seconda dai ca-
nonici con architettura di Ottaviano
Mascherini, e quando fu riedificata
la basilica vaticana , ove Eugenio
ÌY era stato sepolto nel magnifico
deposito erettogli dal suo nipote
Cardinal Conduhnero, fu esso in un
al Pontificio catlavei-e, trasportato
dai canonici nella Chiesa di s. Sal-
vatore in Lauro (Fedì).
Vissero tali canonici con vita co-
mune, finche s. Pio V, colla sua bolla
Lubricum vìtce genus , nel i568,
determinò, che tutti i sacerdoti , i
quali portavano abito distinto, pro-
fessassero vita religiosa, onde questa
congregazione prontamente ubbidì,
e divenne vera religione, coU'appro-
vazione del medesimo santo Ponte-
fice, e coir autorità della bolla Ex
iìteuntiy emanata nell' anno 1 569 ,
per cui furono conceduti ad essi mol-
ti privilegi. Questi canonici porta-
vano in ogni luogo una toga di
color celeste, o azzurro, secondo la
pi'cscrizione contenuta nella bolla
Qii(e ad religioso rum, spedita nel
1602 da Clemente \1I1, ond'è che
fu chiamata Congregazione Azzur-
rina, o Celestina. In essa fiorì s.
Lorenzo Giustiniani, generale del-
l'Oixline, nel 1 4^-4 5 cl^c molti no-
verano fra i confondatori, e che fu
canonizzato da Alessandro Vili, nel
1690. Finalmente Clemente IX, nel
1668, per le ragioni,, che addus-
se nella sua bolla, Romanus Pond-
feXy data a' 6 dicembre, e riportata
nel tomo VI, parte VI, p. 3o4 del
Bollarlo, abolì quest' Ordine , asse-
gnando congrua pensione ai pochi
superstiti canonici, ed erogando i
loro b«ni in soccorso della repub-
CAN
blica veneta, che in difesa di Can*
dia guerreggiava contro gli ottoma-
ni. Lo stesso Pontefice, nel 1669,
concesse la chiesa ed il contiguo mo-
nistero di s. Salvatore in Lauro alla
nazione Picena, per cui ora si chia-
ma de'Marchegiani. Della congrega-
zione azzurrina de' canonici regolari
di s. Giorgio in Alga, trattarono Sil-
vestro Maurolico, il Roderico nel
tomo I, Paolo Morigia, ed altri.
Il monistero poi, e la chiesa, che
i canonici regolari occupavano nel-
r isoletta d'Alga , passarono ad una
comunità di carmelitani riformati.
Canonici Regolari di s. Gio. Battista^
iìi Conventria d' Inghilterra.
Essendosi impadronito della Sco-
zia il 1X3 Etclstano, nell'anno 900,
per rendimento di grazie a Dio,
donò molti beni ad alcune pie per-
sone, le quali inEboraco, o Yorck,
erano appellati Colideì, acciocché po-
tessero esercitare l'ospitalità, e prèn-
der cLira de' poveri. Altra simile
donazione ebbe luogo, nel 1 069, per
parte del vescovo di Yorck, per cui
fu eretto un sontuoso spedale pei
poveri. Fra gli altri, che altrove
si fondarono successivamente, vi fu
quello di Conventria , eretto nel
Pontificato di Martino V. Pertanto,
a' 29 marzo 14^5, nella cattedrale
stabilironsi le regole pei canonici
regolari assegnati alla direzione di
detto spedale. Una di dette regole
decretò, che l'abito sì pegli uomini,
che pelle donne fosse della seguente
maniera. »> La veste superiore sia
« nera o bruna siccome la toga,
« ampia, e tonda, da ogni parte
>i chiusa, e segnata con croce pari-
« menti nera senza bisso, né trop-
» pò lunga, ne troppo corta. Non
CAN
»♦ sia chiusa con bottoni, si servano
*> di mantello segnato pure con
.V croce nera, senza il quale non
» sarà lecito uscire di casa. La
>» veste interiore sia colla pazienza
« di simil colore, e segnata pari-
w menti colla croce nera. " Tutto
ciò si rileva dal Monastico Angli-
cano tom. II, pag. 43o, e la im-
magine de' canonici si riporta a
carte 867.
Canonici Regolari di s. Pietro di
Monte Corbulo.
Nel Pontificato di Giulio IT, elet-
to neir anno i5o3, fu canonica-
mente istituita questa congregazio-
ne in monte Corbulo, dodici mi-
glia distante da Siena , per opera
di certo Pietro da Reggio , ovvero
di Milano, prima monaco certosino,
poi canonico regolare di s. Salvato-
re in Bologna. Essendo egli intrin-
seco amico del vescovo di Volterra
Francesco Soderini, eh' era pure re-
ferendario di Alessandro VI, col suo
favore ottenne il permesso di effet-
tuar questa fondazione sotto l' invo-
cazione di s. Pietro , nella chiesa di
s. Michele Arcangelo. Di poi fu con-
fermata da Giulio II, come scrive il
Volaterrano lib. XXI, o da Leone X,
secondo I' asserzione di Benedetto da
s. Geminiano canonico della mede-
sima. Il Mozzagrugno poi è di parere,
che la primaria fondazione non sia
nel monte Corbulo , ma nel monte
di s. Maria di Bibona, nelle marem-
me di Pisa nella diocesi di Volterra.
L' abito di questi canonici era di
color grigio, o leonino, sul quale po-
nevano il rocchetto, e sopra questo
l'ahnuzia, o sia cappuccio. Tutta-
volta nel i52r, venne cambiato il
colore grigio in nero, al modo di
CAN
9
quello de' canonici di san Fredia-
no di Lucca. Vivevano i canonici
poveramente , ad usanza de' chierici
dell'antica Chiesa, col prodotto delle
fatiche delle loro mani , erano soli-
tarii, e digiunavano frequentemente.
Aggiunge il Volaterrano, che esercì -
tavansi neh' ospitalità , ed usavano
anche ima cocolla sopra grossa to-
naca. Anche il Trullo, ed il Pennot-
ti parlarono di essi. In seguito fu-
rono uniti ai canonici regolari late-
rauensi.
Canonici Regolari della congregazio-
ne del Nostro Salvatore.
Ebbe questa principio nella Lo-
rena da diverse abbazie di canopici
regolari , nelle quali era mancato
r antico splendore della regolare di-
sciplina. Bramoso il Cardinal di Lo-
rena, legato a latere della JSede Apo-
stolica, di riformarle, ne incaricò il
b. Pietro Fourier, parroco di Mat-
tai ncourt, e canonico regolare nella
abbazia di Chaumausey , da tutti
stimato per iscienza , per virtù , e
particolarmente per aver eretto una
congregazione di monache di Nostra
Signora, le quali attendessero alla
pia educazione delle fanciulle. Ubbi-
dì il servo di Dio, e la sua riforma
fu approvata da Paolo V, e da Gre-
gorio XV, per cui ridusse sette ab-
bazie di canonici regolari ad abbrac-
ciare costituzioni di vita più perfetta.
Unitesi però insieme, nel 1622, si
chiamò la congregazione del Nostro
Salvatore, cioè colle medesime rego-
le date alle monache ed aumentate
con autorità d' una bolla di Urbano
VIII, emanata nel 1628, il quale
comandò inoltre la elezione d'un pit3-
posito generale pcrjx;tuo, a cui fosse-
ro soggètti gli altri abbati. Vestiva-
ft8o CAN
no toga nera con una fascia di lino
bianco, che dal collo pendeva dalla
parte sinistra, a modo di armacollo,
e che dicevasi anche piccolo rocchet-
to. In coro poi prendevano la cotta,
e r almuzia di pelle grigia sopra il
bi-accio neh' estate ; ma nell' inverno
oltre il rocchetto senza maniche, as-
sumevano la cappa nera talare di
lino, la quale nell' anteriore apertu-
ra mostrava una fodera di panno
rosso, larga circa un piede. Il cap-
puccio loro era orlato di pelle simi-
le air almuzia, come si può vedere
presso Gio. Battista Piari canonico del-
la medesima congregazione, e procu-
ratore generale in Roma per la bea-
tificazione del fondatore, decretata
da Benedetto XIII a' 28 gennaio
1780, mediante il disposto della co-
stituzione LaudemuSj presso il tom.
XII, p. 4i3 ^^1 Bollano. In quel-
l'anno il Marangoni pubblicò in Ro-
ma la P^ila del b. Pietro Four-
rier.
CANONIZZAZIONE. Canonizalioj
Alicujus in numerum sanctoruni re-
latio 3 adscriptio. E così chiamata
quell'azione, cerimonia, o decreto, con
cui il Sommo Pontefice solennemen-
te dichiara santo un defunto , che
esercitò in vita le virtù cristiane in
grado eroico, e ad intercessione del
quale, precipuamente dopo la sua
morte. Dio operò dei miracoli. Pro-
nunciando il Papa formale giudizio,
che qualche defunto debba onorar-
si come santo, permette ancora di
esporne le reliquie alla pia venera-
zione de'fedeli, d'invocarlo, di cele-
brare la messa, e il divino ufficio in
suo onore, facendone pur registrare
il nome nel canone, o catalogo dei
santi. La Canonizzazione ebbe origi-
ne dal Testamento vecchio , come
notò il Bellarmino, al capo VII, do-
ve r Ecclesiastico canonizzò Enoc ,
CAN
Noè, Abramo, Isacco, ed altri giusti,
ò\cenAo\ Laudemus viro s glorio so s etc.
La sua etimologia deriva appunto
dal nome Canon _, perchè il santo
si annovera, e si scrive nel catalogo,
detto canone, nel quale vengono
notati tutti i santi approvati dalla
Chiesa. Dalla Canonizzazione si formò
poscia il verbo canonizo, canonizza-
re, azione ordinariamente preceduta
dalla beatificazione [Fedi). Pel ca-
talogo de' santi s' intende anche il
martirologio (Vedi), sebbene questo
propriamente sia il catalogo, o lista
de' martiri.
La parola Canonizzazione può pren-
dersi in un senso stretto e rigoroso,
come di fatto si prende oggidì, cioè
un comando generale fatto a tutta
la Chiesa di onorare una persona co-
me santa. E per servirci delle pa-
role di Benedetto XI V, De Canoni-
zatione sanctoruni _, lib. I , cap. 1 3,
n. 3, colla Canonizzazione de' santi
non solamente si esalta la fede cat-
tolica, ma si confondono eziandio gli
eretici. Imperocché ammirano essi
con istupore e meraviglia le eroiche
gesta de' cattolici ; veggono i loro eroi
esaltati anche in terra; sentono le
voci degli uomini, che ammiratori
delle virtù di quelli, con giuramen-
to, e colle debite solennità di dirit-
to civile e canonico, le deposero in
formale processo e giudizio ; odono
la voce divina, che colla lingua dei
miracoli operati alla loro invocazio-
ne, conferma la prova umana ; com-
prendono, che nelle proprie sette, o
religioni riforniate, né accadono, ne
provar essi possono veri miracoli,
toccano con mano la scrupolosa in-
dagine , che precede , e delle virtù
de' canonizzandi d' ambo i sessi , e
dei prodigi i per loro intercessione ac-
caduti, per modo, che non resta al-
cun luogo a dubitarne.
CAN
§ I. /« che consistesse la Canoniz-
zazione ne'primi tempi della Chie-
sa ^ e quale fu la prima Cano-
nizzazione solenne celebrata dal
Sommo Pontefice.
Ne' primi secoli della Chiesa i pri-
mi santi furono i martiri, cui i fe-
deli prestarono solenne culto. Si er-
geva sulla loro tomba un altare, vi
si celebravano i santi misterii, ed in
ciò consisteva la Canonizzazione. Ne
abbiamo un esempio negli atti di
s. Ignazio, e nella lettera della chie-
sa di Smirne pel martirio di s. Po-
licarpo. 11 Baronio riporta all'anno
166, che il Pontefice s. Pio I scrisse
a Giusto : martyria sanata Spirilu
sancto proba. La Chiesa pertanto ha
ragionevolmente approvato il culto ,
che i fedeli imbevuti dello spirito di
lei hanno offerto ai santi. Per altro
giudicarono i vescovi necessai'ia molta
precauzione , perchè non si prestasse
il culto a chi non ne fosse meritevole,
dappoiché alcune volte gli eretici, e
gli scismatici erano uccisi dai perse-
cutori , e non per questo venivano
ammessi nel catalogo dei martiri, ov-
vero ne' sacri dittici delle chiese. Co-
mandò s. Cipriano, che si pigliassero
diligenti informazioni di quelli, i qua-
li veramente fossero morti per la
fede, mandandogli i loro nomi, e le
circostanze tutte del seguito martirio,
per non confonderli con persone di
zelo sospetto. Apprendiamo dal Ma-
cri, e da altri, in qual modo si pro-
cedesse ne' secoli posteriori in questo
argomento. Il vescovo, sotto la cui
diocesi era stato martirizzato alcuno,
ragguagliava il primate della provin-
cia, il quale, dopo matura delibera-
zione , e consiglio de' vescovi suoi
colleghi, riuniti in concilio, come pra-
tica vasi in Africa, determinava, se
CAN 28r
dovevasi stabilirgli il culto di mar-
tire. L'esempio più antico di ciò si
ha da quanto fece il vescovo di 'Pa-
gaste, come racconta s. Agostino, il
quale presentò gli atti dei martiri a
Mensurio vescovo di Cartagine ; on-
de Ottato Milevitano riferisce, che
Lucilla , protettrice de' donatisti , fu
ripresa da Ceciliano arcidiacono di
Cartagine, perchè prima di comuni-
carsi adorava, e baciava le reliquie
d' un martire non ancora canoniz-
zato. Chiamavasi Martyr vìndicatus
quello, che già per tale approvato,
pò te vasi venerare. Dopo il IV secolo
si credette, oltreché ai martiri, doversi
prestar culto anche a quelli, i quali
condussero vita esemplare, sebbene non
terminata collo spargimento del san-
gue nel martirio; ma sempre, co-
me attesta Pompeo Sarnelli , Let-
tere ecclesiastiche toni. II, p, 7 5,
Dell'uso antico delle Canonizzazioni
de^ santi y in forza d'un decreto sino-
dale, dopo il quale s' innalzava un al-
tare sul corpo del defunto, e gli si
dedicavano chiese, ed oratorii con
altari, il che era appunto la ceri-
monia della Canonizzazione, cioè la
promulgazione di potersene celebra-
re la memoria anniversaria. Ciò pra-
ticossi anche dai Romani Pontefici ,
come asserisce lo stesso autore, to-
mo IV, p. 80 ; avvertendo nella sua
lettera XXXVII, del tomo VI, pag.
73, Della solenne cerimonia con
cui il sommo Pontefice canonizza i
santi, che non si registravano nel
catalogo dei santi, se non i marti-
ri, sino ' a Bonifacio IV, Papa del
608, che dedicò il Pantheon col ti-
tolo di chiesa di s. Maria adMar-
tyres[Vedi)^ senza far menzione dei
confessori, i quali poi approvati venne-
ro dai sinodi, o dai concilii provinciali,
ed introdotti nel pubblico culto, come
s. Antonio abbate, s. Ilarione , san
a8i C A N
Gregorio Nisseno, s. Gìo. Grisosto-
mo, s. Agostino, s. Girolamo, s. Am-
brogio, ed altri santi confessori.
A voler decretare il culto anche
di quelli, che non subirono il mar-
tirio, ma che si distinsero coU'eroismo
delle virtù cristiane, in progresso si
giudicò opportuno di usare tutta la
circospezione, rimovendo eziandio il
costume invalso nel popolo di ac-
clamare per santo taluno, come pra-
tica vasi nelle adunanze de' primiti-
vi cristiani . La quale circospezione
fu necessaria, affinchè non fosse pre-
stato un culto a persone, delle quali
non constava solennemente V eserci-
zio delle eroiche virtù. Per la qual
cosa la pietà, spesso imprudente, dei
popoli ingannati dalle esteriorità, e
la negligenza di alcuni vescovi nel
fare le dovute ricerche, obbligarono
i Sommi Pontefici a non più limi-
tarsi al tacito consenso , ma bensì
a riservare a sé stessi questo su-
premo giudizio. E in fatti bastava
in antico, che un vescovo dichiaras-
se nella sua diocesi le virtù, ed i
miracoli di alcuno morto in odore
di santità, perchè fosse venerato
da' fedeli soggetti a lui. Segno di
santità e di culto ecclesiastico era
pure il dipingere le immagini dei
defunti coli' aureola o corona ro-
tonda, o nimbo intorno al capo, co-
me dimostra il Lambertini de Ca-
nonizatione capo XLT, t. II, p. 281
e seg. Le beatificazioni si pubbli-
cavano eziandio dai vescovi coll'ap-
pendere l' immagine del beato sulla
porta di qualche chiesa , ed altre
pratiche facevansi, che vengono de-
scritte all'articolo Beatificazione,
insieme alla differenza , che pas-
sa tra la Canonizzazione e la Bea-
tificazione. Comandasi nella prima
i' osservanza del culto per tutta
la Chiesa, e nella seconda lo si per-
CAN
mette soltanto in luoghi determina-
ti, ec.
Prima però di parlare della ri-
serva fattasi dai Papi , ni^l secolo
XII, di canonizzare i servi di Diq,
della procedura , che adottarono ,
e della perfezione di essa, non che
di quanto si pratica oggidì, fa d'uo-
po dire quale fosse la prima volta,
in che si udì nella Chiesa il nome,
e il termine di Canonizzazione. Tra
le più antiche memorie intorno al-
le Canonizzazioni fatte dal Papa ,
una è quella di s. Swidberto, allor-
ché Stefano II , detto III , del 7 52,
pregato da Pipino re di Francia,
diede l' incombenza di formare i
processi a' vescovi di Treveri , di
Magonza, di Liegi e di Colonia.
Nondimeno, come diremo, non se-
guì la Canonizzazione, che sotto s.
Leone III, comunque molti impu-
gnino, che fosse veramente fatta.
L'altra memoria è di s. Albano pro-
tomartire d' Inghilterra, canonizzato
da Adriano I, nel 794, ad istanza
del re Offa de' merciori, come scris-
se Matteo westmonasteriense , nella
sua Istoria. S. Leone III, che suc-
cesse ad Adriano I, secondo alcuni,
vuoisi che fosse il primo Pontefice
a celebrare con solennità la Cano-
nizzazione, giacché, essendo passato
nell' 804 in Germania coli' impera-
tor Carlo Magno, nella città di Fer-
den, alla presenza di quell'impe-
ratore e di molti Cardinali e pre-
lati, canonizzò s. Swidberto. E Dio
manifestamente approvò quanto a-
vea stabilito il Pontefice col resu-
scitare un fanciullo, eh' erasi anne-
gato nel Reno, per cui i congiunti,
ed altri ebbero ricorso alla pro-
tezione del novello santo, come ab-
biamo dal Surio, il primo mar-
zo, e dal Bellarmino, lib. I, cap. 8,
controvers. Vero è però, che mol-
CAN
ti escludono la solennità di que-
sta Canonizzazione, e ne attribuisco-
no l' istoria ad una lettera, la quale
credesi scritta da s. Ludgero, vesco-
vo di Munster. Si deve poi stimare
per apocrifo il racconto di Troilo
Malvezzi nel suo trattato de Cano-
nizadone t. I, i4, dub. 4? J^"m.
46, in cui pretende di affermare es-
sere stato il primo santo canoniz-
zato per divina rivelazione da Ni-
colò I, Papa dell' anno 858 , Apol-
lonio, romito greco, il quale a' tem-
pi di Gesìi Cristo avendo predicato
a' pastori la venuta del Messia, fu
dai giudei confitto con chiodi di
legno.
Per altro il nome di Canonizza-
zione solenne non si udì prima del
secolo X, per consenso della mag-
gior parte degli scrittori, i quali di-
cono, che il primo veramente a ce-
lebrarla fu il Pontefice Giovanni
XV, detto XVI, romano, noli' anno
993, coll'autorità della costituzione,
o decreto sinodale Cimi com'entus,
che si legge nel tomo I, pag. 288
del Kollario romano, nel Labbé, nel-
r Arduino, nel JMabilIon, e nel Fon-
tanini. Canonizzò egli solennemente
in aula concilil Utleranensis^ s. Ul-
daiico vescovo, eh' era morto a' 4
luglio del 973.
Il secondo santo canonizzato so-
lennemente dai Pontefici fu s. Si-
meone armeno, rinchiuso a Treveri,
che fu ascritto al catalogo de' santi
da Benedetto Vili, in virtù della
costituzione Requisitisi Bull. tom. I,
p. 32 3, come scrivono il Mabillon
a' 26 luglio del io 16, e Fontanini,
p. 3. Prova tuttavia il Lambertini,
de Canon, ss., lib. I, cap. 44? ^' i2^>
che Benedetto Vili non lo abbia ca-
nonizzato, ma beatificato solamente;
onde il Papebrochio soggiunge, A-
cta fs. tom. I, juiiii p. 97, che sia
CAN 283
stato canonizzato da Benedetto IX
nel 104^.
La terza canonizzazione, secondo
gU autori piii critici , si attribuisce
( almeno per la solennità ) a s. Leo-
ne IX, il quale, nel io5o, celebrolla
in Hartzheim. Essa fu di s. Gerardo
vescovo di Toul morto 1' anno 994 ,
come si rileva dai Condì. Gemi.
tom. Ili p. II 4- Altri vogliono ce-
lebrata questa canonizzazione in Ro-
ma, in un concilio, che il Papa a-
dunò nel mese di maggio, in virtù
della costituzione Virtus Divinne o-
perationisj presso il citato BoUario
tomo I, p. 1 3 1 . Se realmente fos-
sero la seconda, e la terza canoniz-
zazione le suddescritte o altre, si ve-
drà al termine di quest'articolo, ove
riporteremo il Catalogo de' santi
canonizzati dai romani Pontefici,
cioè da Giovanni XV, detto XVI, si-
no al regnante Gregorio XVI.
Abbiamo altresì, che insorta con-
troversia tra i limogesi, e parigini,
se s. Marziale dovesse soltanto chia-
marsi confessore o apostolo, Gio-
vanni XX , colla costituzione Ad
pasloralem, Bull. Rom. t, I, p. 34o,
decise a favore de' primi, dichia-
randolo Confessore . Lo stesso Pon-
tefice nel io32, permise che si des-
se il culto di santo, cioè di beato,
a s. Romualdo, morto cinque anni
prima, che da Clemente fu canonizza-
to per equipollenza, approvandone il
culto immemorabile, in cui appunto
consiste la canonizzazione ^ e beatifi-
cazione equipollente. In qual modo pe-
rò essa si domandi , e come dal som-
mo Pontefice venga concessa, si trat-
ta all'articolo Beatificazione. Che
in que' tempi antichi ancora i ve-
scovi proseguissero a canonizzare
nelle loro chiese qualche servo di
Dio , il cui culto peraltro , come
dicemmo, era ristretto nella dio-
a84 CAN
cesi loro , sì legge nelle Coìp-
troversie del Bellarmino. Talvolta
pur si propagava tal culto anche
in altre parti , sempre che il Papa
non disapprovasse la canonizzazione
del vescovo, e la divulgazione del
culto stesso. Che poi ancora i ve-
scovi celebrassero le Canonizzazioni
nel secolo XI nei sinodi, lo abbia-
mo da s. Pier Damiani , il quale
nell'epist. i6, e. 29, circa molti santi
vescovi de' suoi tempi, dice quanto
segue: w All'età nostra i beati ve-
" scovi Romualdo di Camerino, A-
>» mico ramibonense, Guido Pome-
M siano, Firmano di Fermo, ed al-
w tri assai fiorirono, e sopra i loro
M venerandi cadaveri si sono fatti
« con autorità sinodali degli alla-
*» rij ove, cosi richiedendo i mira-
ci coli, si celebrava la s. messa '\
Finalmente abbiamo pure, che ta-
lora i romani Pontefici autorizzaro-
no i vescovi a canonizzare i santi,
ed Urbano II, nel 1088, con appo-
sita bolla, concesse facoltà a Bizan-
tino arcivescovo di Trani, di poter
ascrivere nel catalogo de' santi s.
IVicolò cognominato Pellegrino , al
«ui onore è dedicato il sontuoso
tempio di quella metropoli.
§ II. Della Canonizzazione riservata
al solo romano Pontefice^ e della
procedura, che si tenne sino a
(quella di oggidì.
Abbiamo veduto essere stato anti-
camente di due sorte le canonizzazio-
ni, cioè la generale, e la particolare.
La prima era eseguita dal Pontefice
romano, o dal concilio generale ecu-
menico, e riguardava la Chiesa uni-
versale; la seconda, che si faceva dal
vescovo, o dal concilio particolare,
o da una chiesa particolare , non
riguardava che i fedeh soggetti alla
CAN
loro parziale giurisdizione. I vescovi
avendo conservato il potere di fare
le canonizzazioni, o piuttosto beati-
fiaizioni, Alessandro IH fu il primo,
come diremo meglio, a riserbarsi
un tal diritto, per ovviare gli abusi,
che ne seguivano, e dopo lui appar-
tenne costantemente ai suoi succes-
sori , ad esclusione di ogni altro
vescovo, arcivescovo, primate, pa-
triarca, legato a latere, collegio dei
Cardinali, etiani sede apostolica va-
cante. Non pochi teologi, e cano-
nisti sostengono, che tal diritto non
sia del concilio generale, durante la
vacanza della Santa Sede, ma solo
quando è convocato dal Papa, per
mezzo de' suoi legati apostoUci, che
è appunto l' ecumenico. La canoniz*
zazione di s. Gualtero da Pontoise,
fatta nel 1 1 53, dall' arcivescovo di
Rouen, è l* ultimo esempio, che ci
offre la storia dei santi , i quali
non sono stati canonizzati dal Papa.
Dovendosi estendere il culto dei
santi a tutta la Chiesa, era cosa
troppo ragionevole, che ne fosse su-
premo giudice in ultima istanza
il venerando capo della Chiesa stes-
sa, successore di s. Pietro, e vicario
di Gesù Cristo, il quale coli' assi-
stenza promessa alla cattedra apo-
stolica, con certezza poteva delibe-
rare sopra oggetto di tanta impor-
tanza. E poiché pregiudicherebbe
in qualche maniera anche a tutto
il corpo de' fedeli , come si esprime
Bergier, il vedere venerato sugli
altari un soggetto non meritevole
di tanto onore, e molto piii uno
affatto immeritevole, perciò i som-
mi Pontefici hanno alle occasioni
spiegato in tal delicata materia il
loro primato di giurisdizione, sic-
come hanno fatto in altre materie
ancora.
Di fatti lo spiegò il Sommo Pon-
CAN
tefice Alessandro III, Bandinellij nel
I i8o, proibendo si venerasse per
martire certo tale, che, stato ucciso
ubbriaco, riceveva culto dal popolo.
Quindi nella sua decretale, Audìvi-
mus, lib. Ili delle decretali di Bo-
nifacio Vili, titolo 45 De reliq. et
venerai, sanct., disse non essere le-
cito il venerarlo per santo pubbli-
camente, senza l'autorità della ro-
mana Chiesa, riserbando alla sola
Santa Sede il canonizzare, e beati-
ficare . La prima canonizzazione do-
po questa legge , fu celebrata da
Lwcio III , immediato successore di
Alessandro III , in Segni, 1' anno
1 182. Canonizzò egli san Brunone,
vescovo di quella città, morto nel
I 1 25. Non è poi a tacersi una ca-
nonizzazione fatta nel Pontificato di
Alessandro III, da uno degli anti-
papi, che insorsero contro di lui. Il
falso Pontefice Pasquale III, a' 29
dicembre 11 65, canonizzò Carlo
Magno, la qual canonizzazione non
mai approvò la Chiesa, ma venne
solamente da essa tollerata in guisa,
che tutto al più si può considerare
beatificato, come avverti il Lamber-
tini, De Serv. Dei Bealif. lib. I,
pag. 9, num. 4, p. 47, seguendo
la sentenza del Coiitelori , De Ca-
nonizatione Sanctorum, cap. 2 num.
2. Tutta volta egli gode il titolo di
santo in diverse chiese di Francia,
Germania e Fiandra, comunque il
suo nome non sia stato registrato
nel martirologio romano. F. Bol-
lando ad diem 1^ januar. p. 874,
l'annalista Spondano all'anno 874
§ 5. Cristiano Guglielmo Francesco
Walchio, nel i75o, stampò in Je-
na la Storia Canonizalionis Ca-
roli M,y che vuol esser letta con
molta cautela.
Innocenzo 111, nella bolla XXXI,
Cam seciindum^ data a' 3 aprile
CAN 285
1200, Bidl. Rom. tom. IH, par. I,
pag. 99 , della canonizzazione di s.
Cunegonda imperatrice , morta nel
io4o, confermando il decretato da
Alessandro III, dice, che al vero e
legittimo successore di san Pietro,
^1 romano Pontefice spetta profe-
rire SI alto giudizio. Avverte poi il
Lambertini , lib. II, cap. 3, die il
primo regolare processo, fatto da un
vescovo, per la canonizzazione d' un
servo di Dio, fu per san Raimon-
do di Pennafort, morto nell' anno
1275.
Passando a trattare della proce-
dura tenuta dai Sommi Pontefici
anticamente nel canonizzare, sino a
quella d'oggidì, diremo, che troppo
è nota sì a' cattolici, come agli ete-
rodossi, la severità del giudizio, con
cui la sede Apostolica ha in ogni
tempo proceduto alla canonizzazione
de' santi, e la sua grande cautela
neir esame de'miracoli , che vengono
proposti. Ben è nota la confessione
di quel gentiluomo inglese prote-
stante, per non dire d'altri, il
quale essendo in Roma da un pre-
lato suo amico, gli fu dato a leg-
gere un processo verbale, contenente
la prova di molti miracoli. Dopo
averlo letto con molta attenzione,
disse nel restituirlo « Se tutti i mi-
« racoli, che si passano dalla Chiesa
M romana, avessero delle prove cos\
» evidenti, come questi, noi non
» avremmo alcuna difficoltà a soscri-
« vervi. Ebbene rispose il prelato,
« di tutti questi miracoli, che vi
« paiono sì avverati, non ne fu
« ammesso pur uno dalla congre-
« gazione de' Riti , perchè non li ha
j' creduti bastantemente provati.
Il protestante meravigliato di tale
risposta, confessò, che soltanto per
una cieca prevenzione puossi com-
battere la canonizzazione dei santi.
a86 CAN
etl aggiunse, che non si sarebbe mai
immaginato essere così grande la
diligenza della Cliicsa romana nel-
r esame dei Uwo miracoli. P^. il p.
Uaubenton, Fila del h. Gio. Fran-
cesco Regisy lib. IV, stampata in
Parigi nel 1716.
E chi pur dia uno sguardo alla
disciplina de' più remoti secoli , nei
quali incominciò la solennità di
questo rito, scorgerà aver sempre i
Pontefici trattato un tal affare con
profonda maturità, ne mai il cele-
brarono senza aver prima commes-
sa la giudiziale ricerca della santi-
tà, e dei miracoli del canonizzando,
e senza aver sentito prima il consi-
glio, ed il parere dei Cardinali, e dei
vescovi. Nei tempi medii commisero
altresì l'esame degli atti, virtù e
miracoli de' servi di Dio anche al
tribunale della sacra Rota romana,
ed ecco come si procedeva. Avver-
tito il Sommo Pontefice, che un
fedele era morto in opinione di san-
tità, dopo aver ricevuto ripetute, e
calde preghiere per la sua canoniz-
zazione, proponeva l'affare ai Cardi-
naU, e col loro consiglio dava l'in-
carico ad altri personaggi autore-
voli del luogo ov'era vissuto que-
gli, che veniva riputato per un san-
to, affine di prendere generalmente
notizia de' suoi meriti, e della divo-
zione de' popoli verso di lui. Tali
preliminari erano fatti per indagare,
se conveniva progredire più oltre.
Che se il Papa per la relazione di
quei plimi commissarii giudicava
cosi , esso li deputava di nuovo ,
ovvero ne nominava altri secondo
la sua prudenza, per prendere co-
gnizione de' più circostanziati rag-
guagli a seconda degli articoli, e dub-
bii, che loro specificava, sulla cre-
denza, virtù, e miracoli del presun-
to sauto.
CAN
Fatta l'informazione, il Pontefi-
ce ne commetteva l'esame ad alcu-
no de' suoi cappellani, cioè agU udi-
tori di Rota, oppure ad altre per-
sone capaci, per ((armarne i princi-
pali capi del processo; dopo di che
faceva esaminare il tutto da tre
Cardinali, cioè da un vescovo sub-
urbicario, da uno dell' ordine dei
preti, e da uno dell'ordine de' dia-
coni, i quali ne davano una lunga
relazione in concistoro. In un' altra
sessione poi leggevansi le deposizio-
ni de' testimoni! intorno alle virtù,
ed ai miracoli; ma prima di questa
seconda lettura il Papa determina-
va, unitamente ai Cardinali, se fos-
se bene verificata la perfezione del-
le virtù, indi sopra ogni miracolo
decideva se l'articolo era ben pro-
vato, e le decisioni di punto in pun-
to erano scritte da un Cardinale.
Terminato l' esame , il Pontefice
chiedeva in concistoro al sacro Col-
legio, se fosse a proposito di fare
la canonizzazione, e quando i voti
erano per 1' aifermativa, egli vi pro-
cedeva segretamente. A questo con-
cistoro seguiva r altro , in cui in-
tervenendo anche i patriarchi, gli
arcivescovi, e i vescovi presenti in
Roma, il Papa esponeva loro ciò,
che era stato fatto, e ne chiedeva
il loro parere; poscia seguivano i
voti de' Cardinali, e dei menzionati
prelati, come eruditamente descrive
il citato Lambertini lib. I, cap. i5,
n. 12. Finalmente in altro conci-
storo il Papa stabiliva il giorno , e
la chiesa ove farebbe la canoniz-
zazione, che esegui vasi presso a po-
co colle stesse cerimonie, le quali
si praticano oggidì, come si dirà al
Aggiungiamo inoltre essere stato
primo il Pontefice Onorio III, del
I2i8, che nella canonizzazione di
CAN
s. Guglielmo, arcivescovo di Bourges,
iiiorLo liei 1209, intrtidiisse di con-
cedere l' indulgenza in tal solennità ;
e che la prima canonizzazione ce-
lebrata in chiesa , è stala quella
di s. Stanislao vescovo di Ci-acovia
marlirizzato nel 1079, fa'^t^ ^^ li"
nocenzo IV in Assisi a' 1 7 settem-
bre 1-253, con promulgare il decre-
to, Const. XIII. Bull. Rom. toni. I,
p. 124 Inter missarutn solemnia^
dall'ambone, o pulpito.
Nell'anno poi 1587, il Pontefice
Sisto V colla costituzione Immen-
sa aeterni Dei, istituì una partico-
lar congi cgazione , denominata dei
Sacri Riti (^P^edi), cui privativa-
mente commise anche l'esame della
gravissima causa delle beatificazioni,
e canonizzazioni. In essa hanno an-
che il voto i tre più antichi udi-
tori di Rota, e molti consultori ,
tanto prelati del clero secolare ,
quanto teologi del clero regolare,
come si dice a quell'articolo. Ma
sebbene Sisto V avesse istituita la
congregazione de' Riti, non le com-
mise la causa, che si trattava pri-
ma, del beato Diego, che fu cano-
nizzato nei i588, forse perchè non
ancora nominati i CardinaH, che
la doveano comporre , o per non
levare dalle mani di quelli, che la
trattavano, e che già aveano molto
avanzata la canonizzazione di tal
santo: canonizzazione che quel Pon-
tefice prese il temperamento di
affidai'e non a tre Cardinali, co-
me si era praticato sino a lui,
ma bensì ad otto di essi , col-
l' aiuto di molti teologi e canonisti,
che la terminarono . In tal guisa
più rispettabile , esatta, e rigorosa
divenne la procedura delle cano-
nizzazioni, e le cause vi si propon-
gono, e discutono con iscrupoloso
esame, ed a seconda delle piovvi-
CAN 287
denze, ed analoghi decreti emanati
dai Pontefici , principalmente da
Urbano Vili, da Alessandro VII,
Innocenzo XI e Benedetto XIV.
Il sommo Pontefice alle preghie-
re del postulatole, ed a relazione
del segretario de' Riti, nelle cause
de' santi deputa un Cardinal ponen-
te. Questi presenta alla stessa con-
gregazione lo stato della causa, i
processi della quale vengono esami-
nati dai consultori, che ne danno
il suffragio. Ne però questo si atten-
de, se trattasi di beatificare, e ca-
nonizzare persona dell'istituto loro,
o religione, benché il p. maestro
del s. palazzo dell'Ordine de' pre-
dicatori, ed i consultori vescovi re-
golari non soggiacciano a tale ecce-
zione.
In sequela pertanto delle più mi-
nute indagini, e questioni relative
alla compilazione de' giudizii, e pre-
scritti requisiti, si propongono in si
illuminato consesso, e con severa
mano si pesano alla bilancia del
santuario, le aziojii dei servi di Dio;
e con rigoroso scrutinio, e pubbli-
che allegazioni si esamina in con-
tradditorio giudizio, se esse appar-
tengano al grado eroico. Colla me-
desima accuratezza si discute la ve-
racità de' miracoli, ed il Papa non
emana il decreto , in cui consti o
delle virtù eroiche, o de' miracoh ,
se prima non abbia udito il voto
di questa numerosa assemblea , e
non abbia a tal uopo implorato con
molte orazioni il divino aiuto. Fi-
nito questo duplice giudizio, segue
un' altra congregazione generale in-
nanzi il Pontefice, il quale ascolta
in iscritto la protesta di monsignor
promotore della fede (Vedi), cui
spetta per ufficio, a guisa di fisco,
o il proporre le obbiezioni, o l' as-
soluta sua adesione. Indi il mede-
»88 CAN
Simo Pontefice interpella tutti i Car-
dinali, ed i consultori della stessa
congregazione de' Riti, sul voto di
j>otersi sicuramente procedere o alla
Beatificazione, o alla Canonizzazio-
ne, lo che poi egli dichiara con
solenne decreto, e nel modo, che
si dice a Beatificazione.
Tuttavolta non riuscirà discaro,
che qui si riepiloghi la notabile
differenza tra la Beatificazione, e la
Canonizzazione, secondo l'erudita de-
finizione, che ne dà Giacinto Ami-
ci, // sacro rito della Canonizza-
zione brevemente descritto, Roma
i838. La Beatificazione pertanto
non è che una semplice disposizio-
ne alla Canonizzazione; essendo la
prima soltanto un indulto o per-
messo,' che dà il Papa di potersi
venerare con ecclesiastico culto un
qualche servo di Dio; menti-e la
Canonizzazione è la definitiva sen-
tenza pronunziata dallo stesso Pon-
tefice, con cui egli dichiara ed or-
dina, come superiormente si disse,
doversi venerare nella cattolica Chie-
sa per santo quello, che fu dichia-
rato prima beato (Vedi). Inoltre
il culto, che nella Beatificazione si
permette, è solo circoscritto ad una
qualche provincia, diocesi, città, o
famiglia di regolari e simili ; e seb-
bene possa, per indulto della sede
Apostolica , estendersi eziandio ad
altri luoghi, ciò si fa per la sola
concessione facoltativa, non già per
precetto, e Sisto IV diede il culto
di beato a Giovanni Bono, senza
restrizione di luogo , o di persone ,
permissione rarissima, colla clausola
però : » finche altrimenti da Noi, o
» dalla santa Sede sarà ordinato".
Il culto, che si prescrive nella Ca-
nonizzazione, è invece esteso per la
Chiesa universale, ed il precetto di
esso obbliga tutto il mondo catto-
CAN
lieo. Vi sono ancora delle altre dis-
parità tra il culto de' santi {Vedi)
e fjuello dei beali ; e la santa Sede
non fa il passaggio dalla Beatific;i-
zione formale alla Canonizzazione ,
se non esaminati ed approvati altri
due miracoli accaduti dopo la con-
cessione del culto. Nelle cause poi
di un culto antico posseduto cen-
t'anni innanzi ai decreti di Urbano
Vili, emanati nel i634, non pro-
cede essa alla Canonizzazione, se
prima non abbia esaminato ed ap-
provato tanto il culto , quanto le
virtù, ed i miracoli di quel beato,
cui vuole canonizzare. Una circospe-
zione sì grande, lo ripetiamo an-
cora, siccome dimostra al mondo la
singoiar prudenza de' romani Pon-
tefici nel giudizio di queste cause,
così toglie agli eterodossi qualunque
motivo di calunniare : su di che è
a vedersi quanto polemicamente scri-
ve il Bergier nel Dizionario enciclo-
pedico, alla parola Canonizzazione.
Tuttavia il Lambertini riporta di-
versi esempii di beati, che, per gra-
zia speciale di alcuni Pontefici, fu-
rono posti nel martirologio romano,
avanti clie fossero canonizzati.
§. III. Atti concistoriali, ed altre
particolarità, che precedono la
Canonizzazione.
Sebbene l' odierna disciplina sia
più rigorosa nelle cause delle Ca-
nonizzazioni, la Chiesa romana non
ha abbandonato il costume antico
di assoggettarle eziandio al giudizio
del concistoro ( Vedi ) : che anzi ai
due concistori, ne' quali prima si
esaminavano queste cause, se ne ag-
giunse un terzo, affinchè con mag-
gior diligenza, se ne potesse eseguir
l'esame. Compiuto pertanto, come
si è detto, il giudizio della congre-
CAN
gazici le de' sacri Riti , si propone
ciascuna causa de' canonizzandi pri-
ma in concistoro segreto, in cui in-
tervengono i soli Cardinali, indi in
ooncistoio pubblico, e finalmente in
im altro semipubblico. Avanti che
per ordine del Papa s' intimi dal
prefetto delle cerimonie Pontificie il
concistoro segreto, il promotore del-
la fede presenta a tutti i Cardinali
i com pendii della vita, virtù e mi-
racoli de' beati , che devono cano-
nizzarsi , tratti dagli atti autentici ,
i quali si conservano nella segrete-
ria de' Riti, acciò possano ben pon-
derare il sentimento, che dovranno
dare tanto nel concistoro segreto ,
quanto nei semipubblici. Questi stes-
si compendii si distribuiscono in se-
guito a tutti i patriarchi, arcivesco-
vi e vescovi, che devono dare il vo-
to loro ne' concistori semipubblici.
Convocato quindi il sagro Collegio
nel concistoro segreto , il Papa di-
chiara con apposita allocuzione , il
desiderio di voler effettuare la so-
lenne Canonizzazione. Indi il Car-
dinal prefetto della congregazione
de' Riti fa la relazione delle virtù
del primo fra i beati da canoniz-
zarsi, de' miracoli a sua intercessio-
ne operati da Dio, e degli atti ese-
guiti dalla mentovata congregazione.
Terminata tal relazione, il Pontefice
interroga i Cardinali, se giudicano
potersi procedere agli atti da pre-
mettersi alla solenne Canonizzazione
di quel beato , ed ogni Cardinale
esterna il suo parere, con dire pla-
cet^ ovvero non placet. Qualora poi
vi sia più d' un beato da cano-
nizzarsi, il medesimo Cardinal pre-
fetto passa a riferire l'altra causa,
e interrogati i Cardinali dal Ponte-
fice, rispondono nel modo riferito .
Finalmente, terminate le relazioni di
tutte le cause, il Papa pone termiae
YOL. VII.
CAN 289
al concistoro, ordinando che si pero-
rino dagli avvocati concistoriali le
medesime cause, ne' seguenti conci-
stori i pubbhci.
Al detto concistoro segreto succe-
de il pubbhco, nel quale il Pontefi-
ce si reca con falda, piviale rosso ,
e mitra di tela d'oro in sedia ge-
statoria,, ovvero a piedi preceduto
dalla croce Papale. Assiso nella se-
dia pontificale riceve all' ubbidienza
i Cardinali; indi il primo maestro
delle cerimonie, implorato il Ponti-
ficio permesso, avvisa gli avvocati
concistoriali ( fedi ) , che si presen-
tino ai gradini del trono , dicendo
loro : Accedant. Questi, fatta genu-
flessione al Papa, formano un se-
micircolo, e quegli, che dee perora-
re la prima causa, stando nel mez-
zo de' colleghi , recita la sua ora-
zione, nella quale si espongono le
virtù e le gesta del beato breve-
mente, indicandosi gli atti, che han-
no avuto luogo sino dal principio
della causa, ed alcuni de' miracoli,
cui per intercessione di lui Dio
erasi degnato di operare , special-
mente si dichiarano quelli approvati
dai Pontefici prima, e dopo la bea-
tificazione, ed al termine si fa
istanza al Papa, che quel beato ven-
ga canonizzato. Compiuta la pri-
ma relazione, il detto maestro di
cerimonie dà avviso, che si passi al-
l'altra colle parole : Dicat alter j ed
allora il secondo avvocato concisto-
riale pronunzia la perorazione del-
l' altra causa, nel modo usato dal
primo, ed altrettanto si eseguisce
in tutte le relazioni delle cause, le
quali sono descritte nella schedula
d' intimo per perorarsi in quel con-
cistoro. Dappoiché, non essendo pos-
sibile il compire le perorazioni di
molte cause in un sol concistoro
pubblico, si tengono a tale oggetto
19
ago CAN
due o più concistori pubblici secon-
do il numero de' beati da canoniz-
zarsi. Mentre poi gli avvocati conci-
storiali perorano le cause dei beati,
quattro protonotari apostolici parte-
cipanti occupano il luogo prossimo
al trono Pontifìcio, a seconda del
privilegio loro conceduto da Pio II,
nel XV secolo. Perorate le cause
stabilite, gli avvocati concistoriali
s' inginocchiano suH' ultimo gradino
del li'ono, e sebbene alle loro for-
mali istanze sia preceduto il rigo-
roso esame suindicato, pure il Pa-
pa non condiscénde a celebrare la
Canonizzazione, ma fa rispondere in
suo nome dal prelato segretario dei
brevi a' principi, che, essendo l'affa-
re di somma importanza, esorta tutti
ad innalzare fervide preghiere al
Padre dei lumi , acciò possa egli
piendere quelle determinazioni, che
saranno più confacenti alla mag-
gior gloria di Dio, dopo che nei
concistori , i quali si terranno in
seguito, avrà ascoltato il parere, ed il
voto de' Cardinali e de' vescovi. In-
di partono gli avvocati, ed il Papa,
disceso dal trono in sedia gestatoria,
o a piedi, fa ri tomo nella camera
del letto de' paramenti , preceduto
dalla Pontifìcia Croce portata dal-
l'ultimo uditore di Rota.
In esecuzione delle preghiere im-
poste dal Papa, il Cardinal vicario
nel suo nome, eccita i fedeli a por-
gere umili preci a Dio, acciò coll'ab-
bondanza de' suoi lumi voglia assi-
stere il capo augusto della Chie-
sa nel gravissimo affare di pronun-
ziare il suo giudizio per la Cano-
nizzazione. A tal effetto si prescri-
vono pubbliche preghiere, e preci-
puamente si propongono (per l'acqui-
sto della plenaria indulgenza solita
a concedersi ) tre giorni di digiuno,
premettendosi però la confeàsione, la
CAN
comunione, e la visita d'una delle
basiliche patriarcali, nelle quali per
alcuni giorni successivamente si espo-
ne alla pubblica adorazione il ss. Sa-
cramento, visita cui suole fare anche
il Papa in ciascuna delle dette basi-
hche coi Cardinali , patriarchi, arci-
vescovi e vescovi. Le medesime gra-
zie spirituali si possono conseguir
dalle monache, oblate, zitelle, ed
altre donne, che vivono unite nei
luoghi pii, purché negl' indicati gior-
ni visitino le loro chiese, e cappelle
interiori, e pratichino di vote suppli-
che all'Altissimo per la s. Chiesa, e
pel Sommo Pontefice.
Segue di poi l' intimazione con
ischedula de' concistori semipubblici,
cosi chiamati, perchè in essi danno
il voto non solo i Cardinali, ma al-
tresì tutti i vescovi, i quali si trova-
no in Roma , invitati già con enci-
clica della congregazione del concilio,
colla distinzione, che quelli distanti
nel raggio di cento miglia da Roma,
sono obbligati ad intervenirvi , ma
vengono dispensati se adducono delle
ragioni, per cui ne sieno stati impediti.
Per la qual cosa giustamente il dot-
to Clemente XI, nella sua allocuzio-
ne pronunziata nel concistoro semi-
pubblico per la Canonizzazione del
b. Pio V, disse, che tal consesso di
Cardinali, e vescovi rappresentava
l'immagine d'un concilio romano.
V> Concistori semipubbiici.
Nella mattina dunque del conci-
storo , il Pontefice si reca nell' aula
concistoriale, con piviale rosso, e mi-
tra di lama d' oro ; ed informati già
i Cardinali e i vescovi delle virtù e
dei miracoli di ciascun beato da cano-
nizzarsi, tanto dalle orazioni degli
avvocati concistorìali antecedentemen-
te udite, quanto dal compendio della
vita molto prima, come si è detto, di-
stribuito a ciascuno, danno il loro votp
CAN
scritto, e sottosciitto, secondo l'avvi-
so espresso nella schedula d' intima-
zione. Che se alcuno per indisposi-
zione fosse impotente a recarvisi, lo
fa giungere sigillato nelle mani del
Papa. Incomincia pel primo il Car-
dinal decano , il quale , alzatosi dal
suo stallo in piedi, fa un inchino al
Pontefice col capo scoperto, si pone
indi a sedere ricuoprendosi col ber-
rettino, e legge il suo voto. In tal
guisa r un dopo l' altro successiva-
mente votano tutti gli altri Cardi-
nali, cui succedono i patriarchi , gli
arcivescovi, e i vescovi, premettendo
ognuno la genuflessione al Papa, e leg-
gendo in piedi il proprio sentimento.
Allorché si alza il primo patriar-
ca o arcivescovo, si alzano pure tutti
gli altri arcivescovi , che stanno in
piedi sino a che l' ultimo vescovo
abbia terminato di leggere il suo
voto. I voti poi si raccolgono dal
prelato segretario della congregazio-
ne de'Riti, e in assenza di lui da un
maestro di cerimonie, votandosi in
ciascuna causa separatamente, a te-
nore dell'intimazione della schedula
concistoriale.
Terminate le votazioni della pri-
ma causa, il Pontefice, riassumendo
la sua allocuzione, passa a doman-
dare il parere del sacro Collegio, e
del corpo episcopale, nella causa del-
l' altro beato , che ad essi propone.
Terminati finalmente tutti i voti,
sebbene il Papa si dimostri propen-
so a risolversi per la Canonizzazione^
pure di nuovo esorta tutti a rinno-
vare le loro preghiere a Dio, perchè
in sì arduo affare si degni d* illumi-
narlo. Intervengono inoltre a questi
concistori i prelati due primi udi-
tori di Rota, il segretario della sa-
gra congregazione de' Riti , il pro-
;k motore della fede, e il segretario
del concistoro.
CAN 291
Terminato che ha il Sommo Pon-
tefice di parlare in ciascuno di que-
sti concistori semipubblici, il procu-
ratore fiscale della reverenda camera
apostolica , genuflesso al suo luogo ,
dietro il banco de' Cardinali pr^ti ,
rivolgendosi ai protonotari apostolici ,
fa loro istanza, che si stipuli pubbli-
co istromento de' voti de' padri, del-
le Pontificie allocuzioni, e degli atti
tutti di quel concistoro, cui rispon-
de il piti anziano prelato di quel
collegio a nome di tutti, dicendo che
Io farà : Conficiemus. Indi rivolto ai
due camerieri segreti partecipanti del
Papa, che assistono in piedi fuori
dei gradini del trono, li chiama a
testimonii colla formula : vohis testi-
bus. Che se per eventuale combina-
zione, come avvenne nel concistoro
semipubblico tenuto da Benedetto
XIV , non vi fosse presente alcuno
de' protonotari apostolici, si roga al-
lora quest' atto dal primo maestro
di cerimonie, il quale sta sempre al-
l'assistenza, e servizio del Papa nel ri-
piano del trono, come quello, che in
conclave roga ad alta voce l' atto
dell'accettazione della seguita cano-
nica elezione del nuovo Pontefice.
Al termine poi delle votazioni, nell'ul-
timo concistoro semipubblico, il Papa
manifesta insieme la sua soddisfazione,
che ne' concistori sia stato uniforme
il sentimento di procedere alla Ca-
nonizzazione, e stabilisce la pubbH-
cazione del solenne decreto , nella
basilica vaticana , in un apposito
giorno, che dichiara. Poscia esorta
tutti a rinnovare le preghiere a Dio
per un affare si grave. Dopo di ciò
i due primi Cardinali diaconi par-
tono dai loro stalli, vanno al trono, e
il Papa, disceso da questo, comparte
la solita benedizione, preceduto dal-
la Pontificia croce, fa ritorno alla
camera del letto de' paramenti, óve
29^ CAN
Ji (Iciìone , e riassuntn la moz-
retta, si ritira nellr sue camere, in
una delle quali dal secondo maestro
di cerimonie gli è levata la falda.
5 IV. Luoghi 3 ove si celehrar'ono le
Canonizzazioni j e qual è quello
in cui si sogliono j e devono ce-
lebrare.
Dopo che tanti dotti teologi , e
canonisti , chiamati a consulta nella
congregazione de'sacri Riti, tanti Car-
dinali di quel medesimo tribunale,
e tutto anzi il sacro Collegio, ad
una con moltissimi vescovi, ne' con-
cistori hanno giudicato potersi ce-
lebrare la Canonizzazione, il Papa vi
procede colle consuete solennità.
Che questo atto per antica con-
suetudine sia stato celebrato nella
basilica vaticana, tutte le volte, che
si sia dovuto celebrare in Roma, ne
fanno testimonianza autentici docu-
menti, se pure se ne eccettui qual-
che caso particolare. Colla autorità
adunque della Breve notizia delle
solenni canonizzazioni de" santi ce.'
Idrate in diversi tempi nella pa-
triarcale basilica vaticana , Roma
1807- 1839, diremo di quei bea-
ti assunti dalla Chiesa romana in
sì augusto tempio al grado dei san-
ti, e di qualche altra Canonizza-
zione, che si celebrò altrove. Il mag-
gior numero delle canonizzazioni, co-
me asserisce Benedetto XIV, sono
state fatte in Roma , principale e
propria residenza de' Sommi Ponte-
fici , e quelle, che si celebrarono in
altri luoghi , lo furono in occasione
della dimora, che vi fecero alcuni
Papi. Il Rocca nel suo commentario
De canonizatione Sanctorum ^ Ro-
mae 1 60 1 , eh' è la prima opera stam-
pata in tal materia , e dedicata a
CAN
Clemente Vili, riporta un catalogo
di tutte quelle C^anoiiizazzioni, le qua-
li si sono potute da esso rinvenire,
incominciando da quella di s. Swid-
berto, che vuoisi celebrata in Ferden*,
neir8o3, da Leone III. Dal mede-
simo catalogo si conoscono eziandio
quelle, che furono eseguite fuori di
Roma, delle quali ommettendo le
anteriori, in parte summentovate col-
la scorta di Benedetto XIV, accenne-
remo quelle de' tempi successivi, in-
nanzi di trattare della solenne ceri-
monia della Canonizzazione.
Gregorio IX canonizzò in Peru-
gia, nel 1228, il b. Francesco d'As-
sisi, e poi nel i235, la b. Elisabetta ;
in Spoleto, nel i232, il b. Antonio
di Padova, e nel 1234, in Rieti,
il b. Domenico. Innocenzo IV cano-
nizzò solennemente in Lione, nel
1 248, il b. Edmondo, e poi nel 1 253,
il b. Guglielmo; in Perugia, nel
1253, il b. Pietro Martire, e in
Assisi il b. Stanislao. Alessandro IV,
nel 1255, ascrisse in Anagni nel
numero de'santi la b. Chiara, e fece
altrettanto in Viterbo, nel 1261,
Urbano IV, col b. Riccardo. Ivi nel
1267, Clemente IV canonizzò la b.
Edwige. Bonifacio Vili, nel 1297,
in Orvieto pose nel catalogo de'santi
il b. Luigi IX, Clemente V, nel
r3i3, in Avignone canonizzò il b.
Pietro, o Celestino V Morone, ed
ivi pure furono canonizzali , nel
1 3 1 7, da Giovanni XXII i beati
Ludovico vescovo di Tolosa, e Tom-
maso vescovo di Erford, e nel i328,
il b. Tommaso d'Aquino; ed in A-
vignone pure Clemente VI, nel 1 347,
canonizzò il b. Ivone, come abbia-
mo anche dal Bercastel toni. XVI,
e dall'annalista Rinaldi a detto an-
no. Queste sono le Canonizzazioni,
che per particolari motivi si sono
celebiate lUori di Roma , dalle quali
CAN CAN 293
passando a quelle in essa solenniz- tuna le Canonizzazioni celebrate nella
zate, si rileva dalla citata Brevt basilica vaticana.
Notizia, eli' ebbero luogo nella ba-
silica vaticana , anche nelle e[X)che § V. Ceritnonic, e solenne funzione
in cui i Pontefici abitavano il pa- della Canonizzazione,
triarchio lateranense, meno quelle,
che Benedetto XIII fece del b. Gio- Fra le descrizioni delle particola-
vanni Nepomuceno, e Clemente XII rità di questa sacra funzione, brevi
Oìlebrò dei beati Vincenzo , Gio. ed erudite sono quelle del Sarnelli
Francesco Regis, Giuliana, e Gate- tom. VI, p. 78, Della solenne ce--
rina Fieschi , in s. Giovanni in La- rinionia, con cui nel 1 7 1 2 // Ponte-
tei ano. Ma affinchè non vi fosse fice Clemente XI canonizzò i Santi-.
ulteriore variazione si nelle Beatifì- del Lunadoro tom. I, p. 244> Delle
cazioni , che Alessandro VII decretò cerimonie che si fanno per la Cano-
doversi fare nella vaticana basilica, nizzazione de' Santi: del Costanzi
che nelle Santificazioni, o Canoniz- tom. II. Supplemento, DeW Osser-
zazioni , stabilì Benedetto XIV, che valore di Roma pag. 1 8, Rito della
in essa tutte si dovessero celebrare, Canonizzazione de' Beati, Breve No-
come si legge nella bolla. Ad se- tizia ec. a pag. 3o. , Della solenne
pillerà Apostolorum j emanata nel funzione, e delle particolari Ceri-
1741 a' 28 novembre, Bull. Vat. monie della Canonizzazione. Noi
tom. Ili, pag. 3 IO. Merita leggersi su profittandoci di esse, e di altre, se-
questo argomento la p. 22 della jffre- guiremo quella del summenlovato
ve Notizia, le Osservazioni, >> sopra Giacinto Amici, // Sacro rito della,
» il punto, se sia cosa in una tal Canonizzazione, p. 20 e seg., ag-
y> quale maniera doverosa, che fa- giungendovi qualche particolarità, ed
» ceiidosi dal Sommo Pontefice la erudizione relativa ai nostri tempi,
>» Canonizzazione di qualche beato e specialmente all' ultima celebrata
« in Boma , si faccia la funzione Canonizzazione.
y> nella basilica vaticana , e non StabiUto pertanto il giorno della
« nella lateranense, o in qual si solennissima cerimonia, si notifica
>i voglia altra basihca, e chiesa della con editto del Cardinal vicario, e
« detta città ", ove fra le altre cose si dichiara per quell' anno giorno
si dice, che se Bonifacio IX, nel festivo di precelto, se già non lo
1 390, essendosi ammalato nella not- fosse. E perchè non manchi in una
te precedente alla funzione , nella azione sì grande lo spirituale vau-
quale voleva canonizzare nella basi- taggio del popolo, si concede dal
lica di s. Pietro la b. Brigida, la Papa indulgenza plenaria a quelli,!
celebrò nella cappella del palazzo quali interverranno alla Canonizzazio-
apostolico vaticano, per essersi pron- ne, o alla solenne processione, che
tamente ristabilito, nel dì seguente la precede. La stessa indulgenza
recossi in s. Pietro, ove cantò la viene accordata a quelle persone,
messa solenne della santa. Pertanto le quali vivono in clausura, o nei
compresi i cinque santi, che vi ca- conservatorii, e luoghi pii di Roma,
nonizzò il regnante Pontefice, secondo infermi , carcerati , legittimamente
il novero, che ne fa il pi-edetto li- impediti ec. , quando però abbiano
bro a pag. 47 e seg., sono settan- premessi i ss. Sacramenti della con-
294 CAN
fcssione, e comunione, cà allo sparo
del cannone di Castel s. Angelo, o
al suono delle campane genuflessi ,
oppure neir atto il più devoto, che
sarà loro possibile, recitino tre Pa-
ter, Ave e Gloria ec. in ossequio
alla ss. Trinità, e in ringraziamento
del nuovo lustro , che per divina
bontà si accresce alla Chiesa Catto-
lica, colla gloria accidentale de' nuovi
santi. Il medesimo Cardinal vicario
pubblica due altri editti , cioè V in-
vito sacro al clero secolare e rego-
lare per intervenire alla processione
della Canonizzazione, diretta dai ce-
rimonieri Pontificii , e dell' ordine ,
che devono tenere, ed una notifica-
zione pel giulivo suono delle cam-
pane. Diretto è quel suono a com-
mettere a tutti i superiori tanto
secolari , quanto regolari , ed a qua-
lunque altro ministro delle basiliche
patriarcali, collegiate, chiese, moni-
steri, ed oratorii, che la mattina
della Canonizzazione, subito che si
udirà lo sparo dei cannoni del Castel
s. Angelo, o il suono delle campane
di Campidoglio, facciano immedia-
tamente suonare tutte le loro cam-
pane per lo spazio d'un ora almeno.
Oltre quanto si è detto sul mira-
coloso suono delle Campane ( Vedi)^
pei servi di Dio, aggiungasi, che
canonizzando Gregorio IX , nella
città di Spoleto, al primo giugno
1282, s. Antonio di Padova, in Lis-
bona, patria di quel santo, suona-
rono prodigiosamente da per loro
tutte le campane.
Il Sommo Pontefice poi (molto
tempo prima che si celebri questa
funzione ) deputa un Cardinale in
procuratore della Canonizzazione ,
acciocché in quel solenne giorno si
presenti al trono Pontificio , ad im-
plorare dal Papa la gran sentenza.
Preventivamente elegge ancora un
CAN
prelato, il quale coi rispettivi postu-
latori provveda a ciò, eh' è necessa-
rio, presieda alle spese pel magnifico
addobbo della basilica vaticana, e
faccia ogni altra cosa secondo le
consuetudini, d'intelligenza coi mae-
stri delle cerimonie Pontificie. L'au-
gusto tempio vaticano vestito a son-
tuosa, e straordinaria pompa, pre-
viene ognuno dell'atto sublime, che
in esso devesi celebrare. Oltre i rio-
chi damaschi, ed i drappi tanto
rossi che di altri colori , guarniti
con frangi e, e trine d'oro, con varia-
ta architettura, acquista nuova for-
ma, cogli emblemi, e gli stemmi,
e con tutto ciò, che riguarda i futuri
canonizzandi, le cui gesta eroiche e
miracoli sono rappi'esentati in quadri
dipinti. Per tutto innumerabili cerei
accesi, disposti simmetricamente, ac-
crescono splendore agli ornati, ed
alle decoi'azioni, inframmessi alle quali
stanno gli stemmi del Pontefice, che
celebra la Canonizzazione, e quelli
dei sovrani, che la domandai'ono, o
delle religioni, cui appartennero i
canonizzandi. La circostanziata de-
scrizione, ed il dettaglio di tali ad-
dobbamenti, compresi quelli, che si
mettono tanto sulla facciata della
basihca, che sulla porta principale,
vengono pubblicati con opportune
relazioni in ogni Canonizzazione, e
ne' Diarii di Roma se ne leggono
le particolarità. Ed è in tal modo,
che la basilica di s. Pietro rassem-
bra alla presenza del vicario di Cri-
sto in terra, quella città santa, la
nuova Gerusalemme, che vide già
r apostolo dell' Apocalisse scendere
da Dio dal cielo, messa in ordine
come una sposa, che si è abbigliata
per lo sposo suo. Apoc. XXI.
Nel giorno adunque, e nell' oia
intimata, anche per mezzo di sche-
dula, incomincia la sacra ceiimonia
CAN
tla solenne, e numerosa processione
di tulto il clero secolare, e regolare
di Roma, rito antichissimo, come
notò fino dai suoi tempi Pietro A-
melio, sagrista di Urbano V, e pe-
nitenziere di Gregorio XI, nel XIV
secolo. V. Ordine Romano presso
Mabillon, Mus. Ital. tom. II, pag.
i53, e i56. La detta processione
esce dalla porta del palazzo vaticano,
si estende da un colonnato all'altro
della gran piazza, fino alla porta
maggiore di s. Pietro, unendo i due
portici un continuo giro coperto
di tende, ovvero, come si praticò
alcuna volta , uscendo dal colonnato
dalla parte del palazzo Pontificio,
si ripiegò nella piazza in dirittura
dell'obelisco, ed ivi prosegui in retta
linea verso la porta principale della
basilica. Per altro tale processione
ha fatto anche il giro, come quella
d' oggidì del Corpus Domini^ sino
al fine della piazza Rusticucci, riu-
nendosi COSI più ampiamente' l'una
e r altra parte del colonnato. Ciò
praticarono i Pontefici Pio VII, e
Gregorio XVI, nelle due ultime ce-
lebrate Canonizzazioni del 1807 e
1839. "^^ osserva in questa proces-
sione l'ordine stesso di precedenza
stabilito per 1' altra papale solita
farsi nel giorno del Corpus Domìni^
e che descrivesi all'articolo Proces-
sioni ec, perocché è al tutto simile
a quella, a riserva delle seguenti
circostanze sempre invariabilmente
osservate. La prima è, che in questa
non si usano torcie, meno "quelle
avanti gli stendardi, dovendo tutti
portare un cereo acceso; l'altra, che
il clero non entra in chiesa, fuor-
ché nelle basiliche patriarcali , e
minori, ma staziona da una parte,
e l'altra lungo il giro della proces-
sione, dimodoché la parte più rag-
guardevole del clero va ad occupar
CAN 295
le parti più prossime al tempio,
trattenendosi cosi disposto sinché
pervenga il Pontefice nella basilica.
Il Cardinal Giacomo Caietano, trat-
tando neir Ordine Romano, presso
Mabillon Mus. hai. tom. II, e. ii5
pag. 122, dell'ingresso del Papa
nella chiesa per celebrare la Cano-
nizzazione, riferisce, che si fa incon-
tro la processione del clero, come
si legge anche negli atti della Ca-
nonizzazione di s. Bonaventura , ce-
lebrata da Sisto IV, presso il Ri-
naldi all'anno 1482, e in tutte le
altre consecutive. La terza circostan-
za finalmente di questa processione
è quella, che si portano gli stendar-
di de'nuovi beati, i quali devono es-
sere canonizzati, e che v' interven-
gono i consultori de* Riti. Questi
stendardi, terminata la processione,
si pongono nella cappella del ss. Sa-
cramento della basilica vaticana, ed
ivi si ritengono sinché, previa ima
certa cerimonia , sieno trasportati
solennemente alle chiese loro. Gli
altri stendardi simili a questi, che
si veggono esposti nel luogo della
Canonizzazione, rimangono alla basi-
lica, e poi sono appesi, quasi altrettan-
ti trofei, al cornicione della gran cu-
pola. Crediamo bene di qui riportare
l'ordine, che fu tenuto nella proces-
sione dell' ultima Canonizzazione, dei
beati Alfonso Ligorio, fondatore del-
la congregazione del ss. Redentore;
Francesco da Geronimo della compa-
gnia di Gesù ; Giovanni Giuseppe
della Croce, minore osservante rifor-
mato di s. Pietro d'Alcantara; Paci-
fico da s. Severino, minore osser-
vante riformato, e Veronica Giulia-
ni, cappuccina. Questa servirà di
norma per conoscere in generale
quello di tutte le altre.
Gli alunni pertanto dell' ospizio
Apostolico di s. Michele, e quelli
lofi e A ri
degli oi'ftini aprirono Jn processione.
A questi tenevano dietro i fVali
della penitenza, detti degli scalzetti;
gli agostiniani scalzi; i minori cap-
puccini; i nierccdari della redenzio-
ne degli schiavi; l'Ordine di s. Gi-
rolamo della congregazione del b.
Pietro da Pisa; i minimi di s. Fran-
cesco di Paola; i fiati del terz' Or-
dine di s. Francesco, conventuali; i
conventuali minori di s. Francesco;
i minori osservanti ; gli agostiniani
romitani; i carmelitani; i servi di
Maria; i predicatori, o domenicani.
in appresso si vedevano i monaci
girolomini , Olivetani , cistcrciensi ,
vallombrosani , camaldolesi, cassinesi,
seguiti dai canonici regolari latera-
nesi del ss. Salvatore. Dopo questi
veniva la croce del clero secolare,
ìndi proseguivano gli alunni del
seminario romano, i parrochi, e vi-
cari perpetui con istole bianche, i
canonici delle collegiate , basiliche
minori, e patriarcali, il clero di s. Gi-
rolamo degli schiavoni, di s. Ana-
stasia, dei ss. Celso e Giuliano, di
s. Angelo in Pescheria, di s. Eusta-
chio, di s. Maria in Via Lata, di
s. Nicola in Carcere Tulliano, di s.
Marco, di s. Maria ad Martyres^ il
camerlengo del clero romano, il clero
delle basiliche di s. Maria Regina Celi,
di s. Maria in Cosmedin, di s. Maria
in Trastevere, di s. Lorenzo in Da-
maso, di s. Maria Maggiore, di s.
Pietro in Vaticano, di s. Giovanni in
Laterano, tutti colle rispettive insegne,
tintinnaboli , padiglioni e croci.
Seguiva il tribunale, ossiano i mi-
nistri civili, e criminali del Cardinal
vicario di Roma , col luogotenente
civile , ed il prelato vicegerente , i
quali erano prima assisi dopo la por-
ta ferrea, per • comporre qualunque
questione, che potesse insorgere uel-
l' ordine della processione.
CAN
Seguivano immediatamente a que-
sti i consiUtatori della congregazio-
ne de' ss. Riti , tanto regolari , che
prelati, secondo il grado, ed in fine
gli stendardi de' beati , che doveva-
no essere canonizzati, colla preceden-
za secondo l'ordine di gerarchia, cioè,
ottenendo il posto più degno quello
fra i beati dello stesso stato, e ceto,
che sia stato fondatore, o fondatrice
di qualche istituto, a norma del de-
creto emanato dalla congregazione
de* Riti a* 17 aprile lySy. Si por-
tano tali stendardi dalle confrater-
nite a ciò destinate , regolandone i
cordoni quattro distinti soggelti di
quel corpo o ceto, cui appartenne
ciascun beato , precedendo altri sei
con torcie accese. Egli è perciò^ che
in quest' ultima Canonizzazione del-
l'anno 1889, seguiva lo stendar-
do della beata Veronica sostenuto
dalla compagnia o confraternita di
s. Febee da Cantalice; poscia quello
del b. Pacifico , portato dalla com-
pagnia di s. Antonio di Padova in
s. Bonosa ; poi T altro del b. Gio.
Giuseppe della Croce, alzato dalla
compagnia del ss. Sacramento della
basilica vaticana ; indi succedeva quel-
lo del b. Francesco di Geronimo, sos-
tenuto dalla compagnia di s. Fran-
cesco Saverio , ed in ultimo quello
del b. Alfonso Maria de Liguori ve-
niva portato dalla compagnia delle
sacre Stimmate, convenendovi la pre-
lodata compagnia del ss. Sacramen-
to, a cui avrebbe toccato portare il
primo stendardo.
Avanti a ciascun stendardo proce-
devano, come si disse, sei religiosi in
cotta appartenenti alle corporazioni,
alle quali era addetto il beato, por-
tando 1« torcie accese, intanto che i
padri graduati recavano i cordoni
di essi , meno quelli del b. Alfonso,
eh* erano sostenuti dal principe di
CAN
Pollica d. Giusep|K; de Liguori, ni-
pote del l)eat() , e dagli altri proiii-
jìoti di questo , o meno quelli della
b. Veronica (iiuliani, uno de' quali
si portava da monsignor Mancini, (ce-
rimoniere Pontificio, e da Ignazio
Giuliani, ambedue parenti della Bea-
ta. I cin(|ue padri postulatori della
Canonizzazione , con cero in mano
seguivano Io stendardo del rispettivo
Beato.
In quanto poi all' origine degli
stendardi de' novelli santi , per non
interrompere di troppo il racconto
della processione , si riporterà al §
Vili ed ultimo di quest'articolo.
Mentre si disponeva, e in tal gui-
sa proseguiva processionalmente il cle-
ro secolare e regolare, dal Sommo
Pontefice vestito con Falda, amitto, ca-
mice, cingolo, stola, piviale bianco for-
male, e mitra di lama d'oro, s'intuonò
nella cappella Sistina l'inno Ave Ma-
ris Stella jf per implorare l' interces-
sione della Regina de' santi. Bene-
detto XIII però, quando nel 1728
canonizzò s. Margherita, volle riceve-
re all' obbedienza nella cappella Si-
stina i Cardinali, e vescovi ec, pri-
ma d' intuonare VAvc Maris Stella,
e Clemente XI, nel 17 12, si recò in
detta cappella col triregno , ma le-
vollo neir ascendere la sedia gesta-
toria, per assumere la mitra. lu'Ave
Maris Stella j intuonato dal Pontefice,
come sempre si piatica, venne prose-
guito anche nella detta ultima proces-
sione dai cantori Pontificii in canto fi-
gurato, e in canto fermo, alternandolo
per tutta la processione. Indi dal
faldistorio , ove avea orato , ascese
il Papa sulla sedia gestatoria (/^e^/),
assiso sulla quale ricevette dal Cardi-
nal procuratore della Canonizzazio-
ne due grossi ceri vagamente dipinti,
ed un altro più piccolo. I primi due
si sogliono dare per ordine dello stes-
CAN 29^
so Pajw ai principi assistenti al so-
glio, ed il terzo viene da lui porta-
to colla njano sinistra avvolta con
ricco velo di seta bianca ricamala ,
mentre colla destra va benedicendo il
popolo. S' incamminarono allora con
cero acceso tutti quelli, i quali han-
no luogo nella cappella Pontificia ,
cogli abiti, che rispettivamente as-
smnono ne' Pontificali, e col seguen-
te ordine:
I camerieri laici segreti soprannu-
merarii di spada e cappa, i procu-
ratori di collegio, il p. confessóre del-
la famiglia Ponfificia col p. predica-
tore apostolico , i procuratori gene-
rali delle religioni, che hanno luogo
in cappella, i bussolanti, i cappellani
communi e segreti, colle mitre pre-
ziose j e triregno Pontificio, avendo
a fianco il gioielliere di palazzo con
abito di spada, gli aiutanti di aimera
del Papa, i cappellani comuni, e se-
greti, il procuratore fiscale, e commis-
sario generale della R. C. A., gli avvo-
cali concistoriali , i camerieri di onore
e segreti, ecclesiastici, i cappellani can-
tori Pontificii, che interpolatamente
cantavano l' Ave Maris Stella. Succe-
devano i tre canonici delle patriarcali,
che hanno l' ufficio in cappella di
suddiacono , diacono , e prete as-
sistente; i referendarii di segnatura
in cotta , e rocchetto ; gli abbrevia-
tori di parco maggiore in cotta e
rocchetto; i votanti di segnatura in
cotta e rocchetto, i chierici di ca-
mera in cotta e rocchetto; gli udi-
tori di Rota in cotta e rocchetto, coi
maestro del sacro palazzo; indi due
cappellani segreti colla mitra, e col
triregno di uso; il maestro del sacro
ospizio, l'accolito votante di segna-
tura col turibolo fumante d* incenso
in cotta e rochetto; gli accoliti vo-
tanti di segnatura in cotta e roc-
cliettb, sostenendo sette candellicri
298 CAN
con candele accese, ed aventi in mez-
zo r ultimo uditore di Rota , sud-
diacono apostolico , vestito di toni-
cella, colla croce Papale, assistito da
due maestri osliarii, \'irf[a ruheaj il
suddiacono, e diacono, che dovevano
cantare l'epistola, e il vangelo in
greco nella messa Pontifici le, vestiti
co' paramenti sacri dei loro rito ,
avendo in mezzo l' uditore di Rota
in tonicella, che dovea fare da suddia-
cono nella stessa messa; i padri pe-
nitenzieri della basilica vaticiina, con
pianete bianche, e berrette nere, pre-
ceduti da due fanciulli in cotta, che
in segno della loro potestà, portavano
in mano due lunghe verghe ornate
con fiori ; gli abbati mitrati con pi-
viale bianco, seguiti dal commenda-
tore di s. Spirito, e se vi fosse, qui
dovrebbe trovarsi 1* archimandri-
ta di Messina ( qualora sia in sa-
cris) , vestito di piviale , e mitra in
capo; poscia i vescovi, ed arcive-
scovi presenti in Roma, con piviale,
e mitra bianca, i vescovi, ed arcive-
scovi assistenti al soglio Pontificio,
nonché i patriarchi con piviale , e
mitra bianca di tela ; i Cardi-
nali diaconi colle dalmatiche bian-
che, i Cardinali preti con pianete
bianche, i Cardinali vescovi suburbi-
carii con piviale bianco, essendo il
ricamo più ricco nel piviale di quel-
lo , che dee fare da assistente , e
tutti i Cardinali con mitre in capo
di damasco bianco. Quindi proce-
devano i conservatori del popolo ro-
mano, e il priore de'capo rioni, vesti-
ti in rubbone nobile, e se vi fosse
il senatore, in questo luogo dovreb-
be incedere; ed appresso il principe
assistente al soglio in abito di città ,
con una delle candele accese, di quel-
le date al Papa nella cappella Sisti-
na, a sinistra del governatore di Ro-
1119, vicecamerlengo in cappa; i due
CAN
uditori di Rota in cotta e rocchet-
to, inservienti per sostenere la falda
del Papa ; i due Cardinali diaconi ,
i più antichi, vestiti come i colleghi,
aventi in mezzo il Cardinal diacono,
che dovea cantare il vangelo e fare
da ministrante alla messa; 1 due pri-
mi maestri delle cerimonie Pontiti-
cie in cotta e rocchetto, mentre gli
altri regolavano la processione ; i co-
mandanti , ulliziali , ed esenti delle
guardie nobili in grande uniforme,
coi cadetti, e colle guardie, che pre-
cedevano, e che circondavano la sedia
gestatoria, in cui veniva portato mae-
stosamente dai suoi palafrenieri, e se-
diarii il Sommo Pontefice, il quale sta-
va sotto nobile baldacchino bianco,
secondo l' antico rito , ad esprimere
la sua suprema autorità , e la pa-
storal vigilanza sopra tutta la Chie-
sa cattolica. Le aste del baldacchino
venivano sostenute a vicenda da quel-
li , che ne hanno 1' onore nella
processione del Corpus Domini, con
piccola varietà ; e due cameiieri se-
greti sostenevano ai lati i flabelli.
Precedevano ancora il capitano, e
gli ufilziali della guardia svizzera, il
cavallerizzo, e foriere maggiore, fa-
cendo anche corteggio la guardia
svizzera cogli spadoni, ed il collegio
de* mazzieri.
Appresso alla sedia gestatoria,
procedevano il decano del tribu-
nale della rota in cotta e rocchetto,
che dovea custodire la mitra quan-
do veniva levata dal capo al Pa-
pa , in mezzo a due camerieri se-
greti , r archiatro Pontificio , col
caudatario, ed aiutante di camera
del Papa , colle loro vesti , e cappe
rosse, come tutti gli altri cubicularii
summentovati , ed altri cappellani
cantori, che cantavano XAve Maris
Stella.
Finalmente in cappa e rocchetto
CAN
incedevano i prelati uditore generale
della camera, tesoriere, maggiordo-
mo, e proto nota ri apostolici, dopo i
quali i generali degli Ordini mendi-
canti , che chiudevano sì augusta ed
imponente processione. Quando vi
sia, prima dei generali ^ procede il
reggente di cancelleria, ed ancora,
quando vi erano, l'uditore delle con-
traddette, il correttore delle lettere
apostoliche, il presidente del piom-
bo, e il giudice delle confidenze ,
che v' intervennero nel 1 7 1 2 nel-
la Canonizzazione celebrata da Cle-
mente XI.
In tal guisa viene portato il Som-'
mo Pontefice tra il giubilo, e la ve-
nerazione de' romani, e degli esteri
dalla cappella Sistina alla basilica va-
ticana , passando in mezzo a tutto
il clero schierato pel giro della pro-
cessione. Fuori della porta maggiore,
è ricevuto dal capitolo di s. Pietro,
che poi in alcuni palchi presso la
confessione assiste alla Canonizzazio-
ne, secondo il disposto di Benedetto
XIV. E mentre il Papa entra nel
tempio, i cantori di esso cantano il
versetto : Tu es Petrus ^ etc. Perve-
nuto poi avanti la cappella, in cui
è esposto il ss. Sacramento, scende
dalla sedia gestatoria, e levatasi la
mitra, dopo breve orazione, ascende
nuovamente sulla sedia, e ripresa la
mitra, viene trasportato nel gran
circolo preparato per la solenne fun-
zione avanti la confessione, od alta-
re Papale. Scende qui nuovamente
dalla sedia, passa ad orare genuflesso
sul faldistorio, e recandosi al mae-
stoso suo trono, quivi riceve gli omag-
gi della consueta ubbidienza, con
ammettere al bacio della mano, sot-
to r aurifrigio del manto, i Cardina-
li, al bacio del ginocchio i patriar-
chi, arcivescovi e vescovi, ed al ba-
ck) del piede gU abbati mitrati, il
CAN 299
commendatore di s. Spirito, l'archi-
mandrita di Messina , se vi è, ed i
padri penitenzieri della stessa basili-
ca vaticana. La candela, che teneva
il Papa nella processione, viene con-
segnata al cameriere segreto coppie-
re, che la sorregge nel tempo della
funzione. Seduti già i Cardinali nei
sedili del vasto semicircolo , e tutti
gli altri nei loro posti, uno dei mae-
stri di cerimonie conduce innanzi il
trono Pontifìcio il Cardinal procu-
ratore della Canonizzazione, avendo
alla sua sinistra 1' avvocato concisto-
riale , che deve fare la solenne po-
stulazione. Questi genuflesso , cogU
altri colleghi avvocati concistoriali,
che gli fanno corona , o ciicolo, fa
a nome dello stesso Cardinale l'istan-
za al Papa, acciò si degni ascrivere
al catalogo de' santi, i beati de' quali
deve farsi la Canonizzazione , colla
seguente formula : >s Beatissime Pa-
» ter R.mus d. Cardi nalis N. hic
»> praesens instanter petit per Sancti-
» tatem vestram catalogo sanctorum
» D. N, J. C. adscribi, et tamquam
*» sanctos ab omnibus Christi fide-
»> libus pronuntiari venerandos bea-
« tos N. N. ".
A qqesla istanza risponde in no-
me di sua Santità il prelato segre-
tario de' brevi a' principi, recatosi a
tal effetto sul ripiano del trono, vesti-
to di cappa e rocchetto ec, col dire
essere ben noti i meriti di que' beati,
e le loro virtù, ma trattandosi di
dover decidere intorno ad un affare
sì rilevante, esortarsi gli astanti ad
implorare su ciò il divino aiuto col-
r invocare 1' intercessione della b.
Vergine , de^ ss. apostoli Pietro e
Paolo, e di tutti gli altri santi.
Ricevuta questa risposta, il Car-
dinal procuratore ritorna al suo luo-
go, ed il Papa si genuflette al piano
del soglio sul faldistorio. Incomin-
3oo CAN
ciano due cantori Pontilkii l'into-
nazione delle litanie de* siuiti , nel
qual temjK) tutti stanno genuflessi,
e rispondono sino all' ultimo ver-
setto dell* yJgnus Dei. Terminate le
litanie, si alzano tutti in piedi, te-
nendo ancora ciascuno il cero ac-
ceso, compreso il Papa, il quale po-
nendosi a sedere sul trono, siedono
tutti gli altri, restando in piedi al
termine de' gradini del trono il Car-
dinal procuratore, il quale di nuo-
vo, per mezzo dell' avvocato conci-
storiale, replica la menzionata for-
mula, e più istantemente rinnova la
preghiera al Pontefice , coli' espres-
sione insUtnter, et iiistantius , allin-
eile si degni venire alla Canonizza-
zione.
A questa iterata istanza nuova-
mente risponde il segretario de' bre-
vi a' principi, che penetrata la San-
tità Sua della grandezza dell'azione,
cui deve celebrare, vuole che quel-
r ecclesiastico consesso con nuove
preghiere invochi il lume dello Spi-
rito Santo, dal quale, come fonte
di luce e santità, derivar deve sì
importante determinazione. Ritirati-
si pertanto dal soglio il Cardinal
procuratore, e l'avvocato, il Sommo
Pontefice deposta la mitra, si genu-
flette al faldistorio , ed il Cardinal
primo diacono , il quale lo assiste
alla destra, avvisa tutti, che faccia-
no orazione, dicendo ad alta voce:
Orate. Pregano tutti genuflessi in
silenzio, finche il secondo Cardinale
diacono, che sta alla sinistra del
Papa, alzatosi in piedi, dice agli a-
stanti : Levate ^ onde tutti sorgono in
piedi. Allora il Pontefice, servito al so-
lito dai due patriarchi, o digniori ve-
scovi assistenti con libro, e candela ac-
cesa, intuona l'inno: J^eni^ Creator
Spiritus, ed indi di nuovo genu-
flette, fiuché dai cantori ne sia tcr-
C/VN
minata in canto figurato la prima
strofa . Allora risale sul trono , e
finito r inno, e cantato da due so-
prani il versetto, E/nìtteSpìrìturn, etc,
assistendo due votanti di segnatura
in ollicio di accoliti coi candellieri
innanzi ai gradini del trono, il Pa-
pa recita l'orazione : DeiiSj qui cor-
da fìdelium, etc. Riflette il citato
Cardinal Cajetano, Ord. Roni. t. II,
cap. 1 15, p. 12 2, che questo stesso
rito di far prima orazione in silen-
zio , ed indi cantare l' inno dello
Spirito Salito nelle Canonizzazioni,
si osservò anche nell' antica disci-
plina.
Assiso nuovamente il Pontefice
nella sua sedia al trono, torna la
terza volta alla presenza di lui il
Cardinal procuratore coli' avvocato
concistoriale, assistiti, come le alti*e
volte, da un maestro di cerimonie,
ed ivi l'avvocato con maggior ca-
lore prega il Papa, perchè si degni
celebrare la sospirata Canonizzazione,
ripetendo la stessa formula detta
nelle altre due volte, e servendosi
delle espressioni, instanter ^ instan-
tiuSj et instantissinic . Risponde a
questa terza supplica il segretario
de' brevi a' principi, che sua San-
tità, conoscendo essere cosa grata
a Dio la richiesta Canonizzazione,
vuole finalmente pronunziare la de-
finitiva sentenza, e ciò detto, si ri-
tira il prelato al suo posto. Allora
alzatisi in piedi i Cardinali , e gli
altri tutti del sacro consesso, il Som-
mo Pontefice tenendo la mitra in
testa, e sedendo al suo trono , con
quella potestà divina, a cui ubbi-
discono le nazioni, pronunzia dalla
sua cattedra apostolica, come dot-
tore e capo della Chiesa universale,
la gran sentenza della Canonizza-
zione dei beati, dichiarandoli santi,
colla seguente formula: « Ad ho-
CAN
noivm sancte et individnnp Tri-
nitatis, ad exaltationcm fìdci ca-
iholicoR, et christianre rcligionis
augmentiim, auctoritate Domini
nostri Jcsii Christi, Ijeatorum A-
postoloriim Petri et Pauli, ac
nostra, matura deliberationc pra3-
habita, et Divina ope sajpius im-
plorata, ac de venerabili um fra-
triim nostrorum S. R. E. Car-
dinalium, patriarcliarum, archie-
> piscoporum, ej^iscoporum in urbe
> existentium Consilio, beatos N. N.
' Sanctos, et Sanctas esse deccrni-
» mus, et defini mus, ac Sanctorum
» catalogo adscribimus ; statuentes
» ab Ecclesia universali eorum me-
moriam quolibet anno, die eorum
natali, nempe beati N. die etc. ,
pia devotione recoli debere , in
nomine Pa -^ tris, et Fi -^ lii,
et Spiritus -^ sancii. Amen".
Pronunziata così la sentenza, l'av-
vocato concistoriale a nome del Car-
dinal procuratore, rende le dovute
grazie a Sua Santità, con supplicar-
la umilmente a decretare, che ne
vengano spedite le lettere apostoli-
che, dicendogli: >» Beatissime Pa-
y> ter, idem reverendiss. D. Card. N.
» hinc praiscns acccptat proniinlia-
« tionem a Sanctitate vestra factam,
f* eidem gratias agit, ac enixe sup-
9» plicat, ut Sancii tas vestra super
w Canonizatione eadem litteras apo-
>3 stolicas dignetur decernere ". A
questa supplica risponde il Papa col-
la parola : clecèrnimus. Sale allora
al trono il Cardinal procuratore, e
gli bacia la mano, ed il ginocchio,
e r avvocato alzatosi in piedi, rivol-
to ai protonotarii apostolici, li pre-
ga a rogere l'atto della Canonizza-
zione nel seguente modo: » llogan-
« tur omnes pi'otonotarii , et nota-
« rii hic pracsentes , ut super hu-
« jusmodi Caiioiiizationis aclu u-
CAN 3of
« nirm, vcl plura , publicum , seu
« publica , instrumentum , vcl in-
w si rumenta confìciant , ad jX3rj>C"
« tuam rei memoriam ". Risposto
dal decano , o più anziano di que-
sto collegio de' protonotarii : Confi-
cìcmuSy si volta ai camerieri segreti,
che sono vicini al soglio , e chia-
mandoli in testimonio , dice loro :
Vobis testibus.
Ciò fatto, deposta dal Papa la
mitra, ed esibitogli al solito il libro,
intuona l' inno Te Dcuni , che vie-
ne proseguito in canto figurato dai
cantori della cappella Pontificia, in
rendimento di grazie a Dio. Appe-
na il Pontefice ha intuonato tal in-
no, suonano le trombe delle guar-
die nobili, e prima suonavano quelle
del maestro del sagro ospizio, quin-
di quelle della milizia urbana , o
capotori del popolo lomano. Ad un
tempo le campane della basilica va-
ticana col loro festoso suono annun-
ziano al pubblico la già seguita Ca-
nonizzazione , facendo eco il rim-
bombo de' tamburi, ed il fragore
de'mortari nelle vicinanze del tem-
pio, lo sparo delle artiglierie di Ca-
stel s. Angelo, ed il suono delle
campane di Campidoglio, e di tutte
le chiese di Roma , che prosieguo
per lo spazio almeno d' un ora. Cosi
si annunzia all'alma Roma la spi-
rituale allegrezza, ed il trionfo di santa
Chiesa nella esaltazione all' onore
degli altari dei nuovi santi, co' quali
si accrescono in cielo i nostri inter-
cessori presso la divina miseiicor-
dia, come si esprime la riferita for-
mula di sentenza.
11 primo di tutti , che invoca i
canonizzati col titolo di santi , è il
primo Cardinale diacono, dappoiché
terminato il Te Deum^ irituona egli
il versetto: Orate prò nobis, sancti
N, IV. y rispondendosi dai cantori : Ut
3o2 CAN
(lìgtii efficiamur proniìssionihiis Chri-
stì. Indi il Cardinal diacono, che
dee cantare il vangelo, recalosi nel
piano del soglio alla sinisti-a del Pon-
tefice, che sia in piedi, canta il Con-
fiteor, aggiungendovi dopo l' invo-
cazione de' ss. Apostoli , i nomi de'
nuovi santi. In questo mentre 1* u-
ditore di Rota suddiacono, termina-
ta la confessione, si presenta innan-
zi al trono colla croce, ed il Pon-
tefice sLindo ancora in piedi fa l'as-
soluzione, e dà la benedizione al
popolo , con aggiungere anch' egli
neir orazione deprecatoria , Precibus,
et mentis b. Marine, etc. , dopo i
nomi de' ss. apostoli Pietro e Paolo,
quelli de* beati dianzi ascritti nel
catalogo de* santi.
Qui ha termine l'essenziale della
solennità della Canonizzazione , non
essendo necessario, che il Pontefice
canti poscia la messa, anzi non
mancano recenti esempii de' Papi ,
che hanno celebrato la Canonizzazio-
ne senza cantare là messa , la quale
■venne cantata, o celebrata bassa dal
Cardinal decano del sagro Collegio,
o da altro Cardinale. Clemente XII
nel 1737 celebrò nella basilica late-
ranense la Canonizzazione di quattro
santi, ma essendo affatto cieco assi-
stette alla funzione, e pel Cardinal deca-
no egualmente impotente, cantò messa
il Cardinal Ruffo sotto- decano. Nul-
ladimeno è consuetudine, che a mag-
gior solennità celebri lo stesso Pon-
tefice. Qualora canti la messa , di-
sceso dal trono, si reca ad altro più
piccolo senza baldacchino dalla par-
te dell' epistola, ove, deposta la mi-
tra, intuona terza. E mentre questa
viene proseguita dai cantori, recita
sotto voce le preci stabilite per la
preparazione della messa, intanto
che viene vestito de' nobili paramen-
ti. Del colore però dei paramenti
CAN
medesimi, secondo che sicno i Ca-
nonizzati o marliii o confessori, se-
condo che sia festivo o meno il
giorno in cui si celebra la Cano-
nizzazione, si parla al § Vili verso
il fine del numero 8.
Non fa qui duopo esporre le ce-
rimonie della gran messa Pontifiade,
che si descriveranno all'articolo Cap-
pelle Pontificie (ì^edi) , dappoiché
questo Pontificale non di (ferisce dal
consueto, se non in tre particolari
circostanze, cioè, che in esso Si uni-
sce con unica conclusione la ora-
zione propria de' santi novelli ( la
quale anticamente si componeva dai
Papi , come l' ufficio era compilato
dai Cardinali) con quella della mes-
sa corrente in quel giorno ; che do-
po cantato il vangelo tanto in idio-
ma latino che greco, suole il Pon-
tefice pronunziare un' omelia su tale
funzione, encomiando le virtù dei
novelli eroi della Chiesa da lui ca-
nonizzati. Dopo la omelia il Cardi-
nal vescovo assistente pubblica l'in-
dulgenza plenaria a quei , che sono
presenti alla funzione , e 1' altra di
sette anni, ed altrettante quarantene
a quelli , che visiteranno i sepolcri
de' nuovi santi nell'anniversario delle
feste stabilite nella formola e decreto
della Canonizzazione. Finalmente la
terza circostanza particolare di que-
sta messa è, che nell'offertorio, il
quale cantasi in contrappunto, si pre-
sentano al Pontefice delle oblazioni^
delle quali parleremo al seguente
§ VI. Però nel caso, eh' egli non fa-
cesse il Pontificale, gli vengono pre-
sentate terminata la Canonizzazione.
Eseguite tutte le oblazioni, i can-
tori cantano un mottetto proprio del-
la funzione , e prosiegue il Papa la
messa colle solite cerimonie. Asceso
in sedia gestatoria col triregno in
testa, dal Cardinal arciprete della
GAN
basilica gli viene presentato in nna
borsetta ricamata d'oro, il solito
presbiterio , consistente in venticin-
que giulii antichi, come fa ogni vol-
ta, in cui celebra il Pontificale.
Nella Canonizzazione fatta dal re-
gnante Pontefice si aggiunse altra
augusta funzione qual è quella della
solenne benedizione dalla gran log-
gia della basilica vaticana, perocché
essendo concorsi a Roma gran nu-
mero di foraslieri per godere del re-
ligioso sorprendente spettacolo della
Canonizzazione , bramosi com' erano
di vedere anche l'altro della solen-
ne benedizione, il Pontefice sebbene
ciò non si fosse praticato nelle an-
teriori Canonizzazioni , si determinò
a compiacerli , per rendere la fun-
zione vieppiù solenne. 11 Cardinal
vicario ne diede avviso al pubblico
con una notificazione , prevenendo
dell' indulgenza plenaria, che avreb-
bero acquistato i fedeli, i quali con-
fessati, e comunicati fossero presenti
alla suddetta benedizione. Laonde
dopo il Pontificale, colle soUte for-
malità , fu portato il Pontefice re-
gnante in sedia gestatoria sulla gran
loggia vaticana, ove comparti la so-
lenne benedizione a numerosissimo
popolo, dando termine con essa alla
funzione. A maggior letizia delle Ca-
nonizzazioni celebrate da Pio VII e
Gregorio XVI , vollero questi due
Pontefici, che nella sera di quel gior-
no avesse luogo la doppia illumina-
zione a lanternoni, ed a fiaccole, del
colonnato, facciata, e cupola vaticana.
§ VI. Oblazioni, diesi fanno nella
Canonizzazione , ordine con cui
si eseguiscono, e loro significato.
Giunto che sia il Pontefice al-
l' offertorio, si fanno ad esso dai po-
stulatori di ciascun santo le oblazio-
can 3o:5
ni di ceri, di pani , di Ixiriletti di
vino, e talvolta anche di tortore ,
colombe, ed altre sorta di uccelli.
Sebbene i postulatori sieno quelli ,
che rassegnano le oblazioni , tutta-
volta l'onore della presentazione è
devoluta, oltre al Cardinal procura-
tore, ai Cardinali della congregazio-
ne de' ss. Riti, cioè a tre di loro in
ciascuna causa , vale a dire ad un
Cardinale vescovo, ad un Cardi-
nale prete, e ad un Cardinale dia-
cono di detta congregazione. Non
essendovi tanti Cardinali vescovi
quanti sono i santi, si sostituisco-
no altrettanti dell' ordine de' preti,
e mancando al numero necessario
quelli della congregazione de' Riti, si
supplisce in primo luogo co' Cardi -
naU più anziani del sacro Collegio.
Compete questo diritto principalmen-
te a' Cardinali de' Riti , i quali ora
privativamente esaminano le cause
di beatificazione, in memoria dell'an-
tica disciplina suaccennata, per la qua-
le rimettendosi , dopo l' esame della
Rota, la discussione di queste cause
a tre Cardinali, cioè ad un vescovo,
ad un prete, e ad un diacono, spetta-
va per ciò ad essi come a giudici l'onore
nella Canonizzazione di presentare
le oblazioni al Pontefice. V. il Rocca,
ed il Lamberti ni.
Preparate innanzi la funzione so-
pra più mense le suddette oblazioni,
si portano al trono Pontificio pro-
miscuamente dai postulatori, e dai
gentiluomini dei Cardinah, di modo
che ognuno de'Cardinali è preceduto
da due de' suoi gentiluomini, ed è
seguito da due religiosi, ossieno in-
dividui di quel ceto, cui appartiene
il santo per cui si fa l' oblazione.
Ciascuno sostiene la sua offerta colle
mani coperte da piccola tovaglia
bianca, il che viene eseguito col
seguente ordine. Precedono a tutti
3o4 GAN
d ne mazzieri, seguiti da un ninestro
di cerimonie, succedono due genti-
luomini del Giixlinal vescovo C(m
due grossi ceri di sessantii libbre
1' uno, elegantemente dipinti coli* ef-
fìgie del santo, cui spetta quell'obla-
zione. Li segue il Cardinal vescovo
più anziano, alla cui sinistra è il
Cardinal procuratore della Canoniz-
zazione con altro maestro di ceri-
monie, che li assiste; appresso ven-
gono due religiosi graduati dell'Or-
dine del santo, il primo de' quali è
il postulatore della causa, oppure,
nel caso clic il Santo non appar-
tenga ad Ordine regolare , due di-
stinti soggetti di quel ceto, cui spetta
la postulazione della causa. L'uno
di essi porta un cereo piccolo, e
l'altro una gabbia di bella forma
dipinta e dorata, con due colombe.
Dipoi succedono due gentiluomini
del Cardinale dell' ordine de' preti,
con due pani l' uno dorato, e l'altro
inargentato, collo stemma Pontifìcio
in ambedue, i quali sono collocati
su due piatti di legno inargentato
co' suoi piedi. Appresso ai detti due
gentiluomini procede il Cardinale
prete, a cui sono addetti, ed il Car-
dinale è seguito da due religiosi
dell' Ordine del Santo, ovvero da due
soggetti spettanti al ceto di lui, uno
dei quali porta un cereo piccolo, e l'al-
tro una gabbia con entro due tor-
tore. Seguono quindi i due genti-
luomini del Cardinale diacono , con
due barili col vino, uno dorato,
r altro inaigentato , decorati dello
stemma Pontificio. Poscia vengono
il Cardinale, e finalmente altri due
religiosi, o soggetti appartenenti al-
l' Ordine del Santo, ovvero i parenti
del medesimo, l'uno con cereo pic-
colo, l'altro con gabbia contenente
diverse specie di uccelli.
I mazzieri appena giunti al tro-
CAN
no, si pongono in ginoediio al-
le due estremità del medesimo ,
<lirigendo l'ordine delle oblazioni i
maestri di cerimonie. Ascendono
(juindi al trono il Cardinal procu-
ratore, e i duo gentiluomini col
cereo grosso, che il Cardinal vescovo
presenta al Papa, baciandogli la ma-
no. Il Pontefice pone la mano sopra
quosto primo cereo in segno di ac-
cettazione, ed un cerimoniere lo
consegna al gentiluomo, che lo ha
portato, il quale dopo aver baciato
il piede di Sua Santità, lo riporta
alla mensa. Collo stesso metodo si
presenta dal Cardinal vescovo V altro
cereo al Papa, e dopo avergli ba-
ciato il ginocchio, scende dal trono,
e si restituisce al suo posto. Dopo
di ciò il Cardinal procuratore della
Canonizzazione, preso dalle mani
de' religiosi l'altro cereo piccolo, lo
offre al Pontefice, baciandogli pari-
menti la mano. Consegnato questo
al maestro di cerimonie, il religioso
bacia il piede al Papa, e, ripreso il
cereo, lo riporta alla credenza. Pre-
senta quindi lo stesso Cardinal pro-
tettore la gabbia delle colombe,
baciando al Pontefice la mano, e il
ginocchio destro, e poscia il religioso
gli bacia il piede , e porta alla
mensa la detta gabbia. Colle mede-
sime cerimonie il Cardinal prete,
asceso alla destra del Pontefice, pre-
senta prima il pane dorato, poi
l'altro inargentato, portati dai suoi
gentiluomini. Bacia egli la mano al
Papa, e i gentiluomini gli baciano
il piede. Ritiratosi al suo posto il
Cardinal prete, il Cardinal procura-
tore offre al Pontefice il cereo pic-
colo, e poi la gabbia delle torto-
re, baciandogli la mano, e il gi-
nocchio, e i religiosi, che portavano
le dette cose , baciato il piede , le
riportano alla credenza. Ascende
CAN
allora al trono il Cardinal diacono,
col solito inchino, e col bacio della
mano , e preso dal gentiluomo il
bariletto dorato, lo presenta al Pa-
pa , offerendogli poscia 1' altro inar-
gentato . Riportati sono ambedue
alla credenza dai due gentiluomini,
dopo che abbiano baciato il piede
a Sua Santità. Ritiratosi il Cardinal
diacono, il Cardinal procuratore, ri-
cevuti successivamente dai religiosi
il cereo piccolo, e la gabbia degli
uccelli, presenta l'uno e poi l'altra,
baciando nella prima oblazione la
mano al Papa, e nella seconda il
ginocchio.
Partiti dopo il bacio del piede i
due ultimi religiosi, il Cardinal pro-
curatore non parte , ma rimane ivi
per presentare le altre consecutive
oblazioni; dappoiché tante volte si
presentano al Pontefice i descritti
doni, quanti sono i Santi canoniz-
zati. Per la qual cosa, quando sta
per finire la prima presentazione,
s' avviano al soglio altri tre Cardi-
nali, vescovo, prete, e diacono, pre-
ceduto ciascheduno, come si è det-
to, da due gentiluomini, e seguito
da due religiosi, o soggetti, spet-
tanti alla causa dell'altro Santo, coi
medesimi doni. Presentano i detti
Cardinali le offerte portate dai loro
gentiluomini, e il Cardinal procura-
tore offre le altre, sostenute dai re-
ligiosi. Terminate tutte le oblazioni,
prosiegue il Papa la messa colle solite
cerimonie, come si disse superior-
mente.
In quanto poi all'origine e signi-
ficato delle oblazioni, tutti sanno
che questo rito rimonta ai primi
tempi della Chiesa. Corsero a' piedi
degli Apostoli i primi cristiani a
recar loro il prezzo delle proprie
sostanze ; ed i fedeli continuarono
ne' primi secoli le oblazioni a'sacer-
VOI. VII.
CAN 3o^
doti nel tempo del divin sacrifizio»
come prefigurate già dalla legge
mosaica. E non solo si offrivano
nella messa il pane, o farina, ed il
vino per 1' uso del sacrifizio , ma
ancora molte altre cose di valore ,
pel sostentamento de' sacri ministri.
Da ciò trasse il nome di offer-
torio quella parte della messa , che
segue alla professione di fede do-
po il vangelo. In progresso di
tempo incominciò a variarsi il co-
stume delle oblazioni, sostituendo
i fedeli ai commestibili il denaro,
in mantenimento de' ministri del
santuario. Il denaro era consegnato
in mano del sacerdote, o posto
nella cassetta , che a tal effetto era
situata innanzi le confessioni , ossia
sepolcri de' martiri. Si fecero poi le
oblazioni di pane, vino, olio, cera,
e denaro a' piedi del Pontefice, so-
pra l'altare nel giorno di Pasqua, e
negli altri giorni, in cui egli celebrava
o al Lateiano, o al Vaticano, come
ancora nelle chiese stazionali, e nelle
ordinazioni. Anche a nostri giorni si
offi'Ono i ceri nell' amministrazione
del battesimo, e della confermazio-
ne, nell'ordinazione de' sacerdoti , e
nella consacrazione de' vescovi, ed
in queste ultime si aggiungono ì
pani, e i barilozzi di vino, per al-
ludere ai santi in cielo, che come
abbiamo dall'Apocalisse, 20. 6, Erunt
sacerdotes Dei, el Christi. Alle obla-
zioni però nella Canonizzazione dei
Santi, per antica discipfina, conte-
stata da Pietro Amelio, nell' Ord.
Rom. presso Mabillon, si offrono
al Pontefice il pane, il vino, le tor-
tore , le colombe , ed alcun' altra
specie di uccelli, per simboleggiare i
mistici significati in tali cose con-
tenuti, e tutti allusivi alle virtù
esercitate dai novelli Santi.
Molti sono gli autori, che trat-
20
3o6 CAN
lano delle oblazioni nelle Canoniz-
zazioni , le quali si credono fatte
con solennità maggiore dopo l'anno
iSgo, in cui Bonifacio IX ascrisse
al numero de' Santi la b. Brigida,
come osserva il Memmi, nel Sa-
cm rito di canonizzare i Santi ^
pag. 123. Che anticamente si fa-
cessero delle altie oblazioni, lo ri-
caviamo da questo , che al detto
Bonifacio IX si offrirono » Una
)> pintola de amo valoris C. du-
>» catorum , et unus vitulus , vi-
». gintiquatuor cappones, vigintiqua-
» tuor pulii, vigiutiquatuor colum-
»> bi , duo barilia vini, " e ad
Eugenio IV nel i44^ P^^' ^^ Ca-
nonizzazione di s. JNicolò da To-
lentino, Tennero ofiferti: » duo ca-
» di vini Falerni , plures phasia-
» ni, pulii, gallinae, anseres , tur-
» tures , coturnices , et vitula u-
» na ". Però dai piimordii del
XVI secolo in poi, nuli' altro suole
formare l'oblazione nelle Canoniz-
zazioni , se non le cose di sopra
enumerate.
Sul mistico significato delle obla-
zioni, ci limiteremo a dire, che i
cerei indicano come le virtuose a-
zioni de'nuovi Santi furono poste
dal Papa nel candelabro, affinchè
illuminino collo splendore delle lo-
ro gesta tutti i fedeli . Il pane ,
simbolo d'ogni sorta di cibo, fa in-
tendere ogni sorta di virtù prati-
cate dai Santi per giungere alla
gloria. Il vino, espressivo simbolo
della grazia santificante, ci dà ad
intendere essere stata questa dai
Santi abbondantemente conseguita, e
mantenuta ne' loro cuori, ed ancora
in lode a Dio, perchè i canonizzati
uniti già in terra con la vera vite,
cioè Cristo, hanno reso a lui quel gran
frutto, eh' egli desiderava dai pal-
miti di essa, cioè il vino della di-
CAN
vozione, della carità, e della com-
punzione, sino all'eroismo esercita-
te. Però alle oblazioni del vino han-
no supposto taluni dover andar uni-
ta quella dell'acqua, come espressi-
va figiu-a delle tribolazioni , e degli
affanni, compagni della santità. Il
perchè anche con questa oblazione
viene simboleggiata la gran virtii
de' Santi, nel superare tutte le an-
gustie, per le quali dovettero ne-
cessariamente passare, senza perdere
nulla della loro sofferenza e carità.
Per altro la cerimonia si restringe
al solo vino, e non altro, che que-
sto viene contenuto nei bariletti of-
ferti.
Alle oblazioni predette si aggiun-
se quella di due tortore, e due
colombe, nella Canonizzazione di
s. Brigida, alle quali poi si unirono
anche altri piccoli uccelli di varie
specie. Ma Benedetto XIII, consi-
derando non essere queste uniformi
alla più rehgiosa disciphna della
Chiesa, e non ignorando essere sta-
te disapprovate dal ven. Cardinal
Tommasi, ora beato, peritissimo nei
sacri riti, non volle riceverle nella
prima Canonizzazione da lui fatta di
otto santi nella basilica vaticana in
sul finire del 1726. Neppure Bene-
detto XIV volle queste oblazioni
nella Canonizzazione, che fece di cin-
que santi nel 1746, e permutoUe
invece in due altri piccoli cerei ,
siccome ha praticato il regnante
Pontefice nella memorata Canoniz-
zazione de' 26 maggio iBSg.
Comunque siasi, in alcune Ca-
nonizzazioni si sono offerte le tor-
tore , come simbolo di fedeltà , in
contrassegno di quella prestata a
Dio dai santi, non allontanandoli
da esso né le angustie, né la fame,
né la nudità, né le persecuzioni.
Le colombe, come simbolo della pa-
CAN
ce, dell* unione, divengono figura
della carità; e per essere la colom-
ba stata foriera di pace dopo l' u-
iii versale diluvio , vennero offerte le
colombe per significare eziandio la
implacabile guerra del mondo ter-
minata dai santi , e l'eterna pa-
ce, di che godono in cielo. Le co-
lombe sono inoltre simboli del Pa-
racielo Signore, e ci ricordano, che
i canonizzati furono tempio vivo
dello Spirito santo, ed appieno ar-
ricchiti de' suoi sette doni. Nelle di-
verse specie di uccelli viene final-
mente simboleggiata la brama avu-
ta dai Santi delle cose celesti , sol-
levandosi sempre in alto per mezzo
della considerazione delle divine co-
se, come appunto gli uccelli abban-
donando la terra, vanno ad innal-
zarsi in un più puro elemento. Per
la quale, ed altre ragioni , talvolta
si aprirono dal maestro di cerimo-
nie le gabbie, o canestrelli degli uc-
celli, e si lasciarono volare, come si
fece nelle Canonizzazioni di s. Die-
go, di s. Giacinto, e di s. Carlo
Borromeo. Tale costume fu però abo-
lito come quello, che cagionava con-
fusione nella moltitudine desiderosa
di prenderh. In somma tutte le det-
te offerte rappresentano le virtù pra-
ticate dai canonizzati , che imitate
da noi ci meriteranno di esser com-
pagni loro nella gloria beata del cie-
lo. Ma per un dettaglio erudito
delle oblazioni , e dei loro diversi
significati, si vegga il citato Amici,
// Sacro Rito della Canonizzazio-
ne, ec;, pag. 39 e seg. Non è poi
a tacersi, che il rito delle obla-
zioni , ricevute da Alessandro Vili
nella Canonizzazione celebrata nel
1690, venne egregiamente espres-
so in basso rilievo nel suo monu-
mento sepolcrale nella basilica va-
ticana.
CAN 3o7
§ VII. Catalogo dei Santi dai Ro-
mani Pontefici solennemente ca-
nonizzati, e di cui si hanno in-
contrastabili prove, cominciando
da Papa Giovanni XV , detto
XVI, fino al regnante Gregorio
XVL
DA Giovanni XV detto XVI.
S. Uldarico vescovo, l'anno 993.
S. Arduino, prete di Rimini.
DA Gregorio V.
S. x\dalberto, vescovo e martire,
nel 997.
DA Giovanni XX.
S. Adalardo abbate, l'anno io3o.
da Benedetto IX.
S. Stefano I, re d' Ungheria, Tanno
io36.
S. Emerido, figlio del medesimo,
nello stesso anno.
S. Simone monaco, l'anno 1042.
S. Simone Armeno, anacoreta.
DA Clemente II del io46.
S. Viborada, vergine e martire.
DA s. Leone IX.
S. Gerardo vescovo, l'anno io5o.
S. Wolfango vescovo, l'anno io52.
S. Erardo, l'anno suddetto.
S. Urio, monaco, e compagni, Tan-
no io53.
S. FeUcita, vergine.
S. Gerando, vescovo.
DA Alessandro II.
S. Arialdo martire. Tanno 1067.
da s. Gregorio VII nel iO'f3.
S. Giovanni, abbate.
DA Vittore III del 1086.
S. Alferio, monaco.
DA Urbano II.
S. Erlembaldo, Tanno 1095.
S. Attilano vescovo. Tanno 1098.
S. Mamiliano, vescovo.
DA Pasquale II.
S. Guiberto, nel 1099.
S. Pietro vescovo, nel ilio.
S. Gottardo, vescoTo.
S. Angilberto.
3o8 CAN
DA Calisto II nel 1119.
S. Bertoldo, vescovo.
S. Ugone, abbate.
DA Innocenzo IL
S. Ugone vescovo, nel 1 1 34-
S. Godeai'do, nel 1 1 38.
S. Petronio, vescovo.
S. Giusto, vescovo.
S. Sturmio, abbate di , Fulda , nel
1139.
DA Celestino II del ii43.
S. Ottone, monaco e vescovo.
S. Con-ado vescovo, che altri voglio-
no canonizzato da Calisto II.
DA Eugenio III.
S. Enrico I imperatore, nel 11 52.
DA Alessandro III.
S. Eduardo, re d' Inghilterra , nel
1 161.
S. E lena, vedova e martire, nel 1 1 64.
S. Bernardo abbate, nell'anno sud-
detto.
S. Canuto, re di Danimarca , nel
1168.
S. Tommaso, vescovo e martire, nel
1 173.
S. Teobaldo, eremita.
S. Giovanni Meda.
S. Caldino, vescovo, e Cardinale.
S. Davino, armeno.
S. Guglielmo, eremita
Il Castellini, nel
Canonizzazioni,
Guarino Cardinale ,
eremita.
DA Lucio III.
S. Brunone vescovo, nel 1182.
DA Clemente III.
S. Ottone vescovo, nel 1 1 89.
S. Stefano di Mureto, Tanno sud-
detto,
S. Rodosindo, vescovo.
DA Celestino III.
S. Pietro vescovo, Tanno 1191.
S. Ladislao, re d'Inghilterra, Tanno
stesso.
S. Malachia arcivescovo, nel 1192,
suo indice delle
vi aggiunge i ss.
e Galgano
CAN
ma dalla bolla di sua Canoniz-
zazione si rileva, che piuttosto Cle-
mente III lo elevò all' onore de-
gli altari.
. Ubaldo vescovo, Tanno suddetto.
Giovanni Gualberto, Tanno i igB.
. Berwardo, Tanno suddetto.
Silvano.
Gauchiero, canonico di Limoges.
Bernardo, vescovo.
Geraldo, abbate.
DA Innocenzo III.
Omobono, nel 1198.
Cunegonda, imperatiice, nel 1200.
Guglielmo, duca d'Aquitania, nel
1202.
Vulstano vescovo, nel i2o3.
Procopio abbate, nel i2o4-
Gilberto, nel 1 2 1 1 .
DA Onorio III.
Guglielmo vescovo, nel 1 2 1 8.
Willelmo abbate, nel 1224.
Guglielmo, canonico regolare, nel
1224.
Lorenzo vescovo, nel 1226.
Ugone, monaco e vescovo, nel
1226.
Geltrude, vergine.
Guglielmo, arcivescovo di Yorck.
DA Gregorio IX.
Francesco d'Assisi, nel 1228.
Virgilio vescovo, nel i23o.
Antonio di Padova, nel 1282.
Domenico, nel i2 33.
Elisabetta, o Isabella regina d'Un-
gheria, nel 1235.
DA Innocenzo IV.
Guglielmo, vescovo di s. Brieu,
nel 1247-
Edi mondo vescovo, nel 1248.
Pietro martire, nel i2 53.
Stanislao, vescovo.
DA Alessandro IV.
Chiara vergine, nel I255.
Colombano, abbate.
DA Urbano IV.
Riccardo vescovo, nel 1261.
3.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
s.
Ss.
CAN
DA Clemente IV.
Edwige , duchessa di Polonia ,
l'anno 1267.
DAL B. Gregorio X del 127 i.
Leone, vescovo.
Francesca Piacentina.
DA Bonifacio Vili.
Luigi IX, re di Francia, nel 1297.
DA Clemente V.
Pietro Morone, o Celestino V,
nel i3i3.
DA Giovanni XXII.
Luigi vescovo, nel i3i7.
Tommaso vescovo, nell' anno sud-
detto.
Tommaso d'Aquino, nel i323.
DA Clemente VI.
Roberto abbate, nel i347.
Ivone prete, nel i347.
DA Urbano V.
Eleazaro Sabrano, nel i36g, zio
del Papa.
DA Urbano VI.
Caterina, figlia di s. Brigida, nel
1378.
DA Bonifacio IX.
Brigida vedova, nel 1 390.
Giovanni, confessore.
Giovanni Bridlingtono.
DA Martino V del i4i8.
Sebaldo, eremita.
Monica, madre di s. Agostino.
da Eugenio IV.
Nicola da Tolentino, nel i^^6.
Bellino, vescovo e martire.
Fiorentino, vescovo.
DA Nicolò V.
Bernardino da Siena, nel i45'0.
DA Calisto III.
Vincenzo Ferrerio, nel i^S5,
Osmondo vescovo.
Edmondo d' Inghilterra.
Rosa da Viterbo, nel i45>8.
DA Pio II.
Caterina da Siena, nel 1461.
DA Sisto IV.
martiri Berardo, Pietro, Ottone,
S.
CAN 309
Accurso e Adiuto dell'Ordine dei
minori, nel 1482.
Bonaventura, vescovo e dottore,
r anno stesso.
Alberto carmelitano.
DA Innocenzo VIII.
Leopoldo , duca d' Austria , net
i485.
DA Giulio II.
ss. martiri Giovanni , Benedetto ,
Matteo, Isaac, Cristino, Atanasio,
Lorenzo, Rogumilio e compagni,
camaldolesi.
DA Leone X.
Brunone, nel i5i4-
Francesco di Paola, nel i5i9.
Casimiro, re di Polonia, nel 1 52 1 .
Leone, vescovo.
DA Adriano VI.
Bennone vescovo, nel i523.
Antonino vescovo, nel medesimo
anno.
Famiano, confessore.
Famiano di Colonia.
DA Giulio III del i55o.
Silvestro^ monaco basiliano.
DA Sisto V.
Diego confessore, nel i588.
DA Clemente Vili.
Giacinto confessore, nel i5>94-
Raimondo diPennafort, nel 1600.
DA Paolo V.
Francesca Romana, nel 1608.
Carlo Borromeo, Cardinale, nel
1610.
DA Gregorio XV nel 1622.
Isidoro Agricoltore.
Filippo Neri.
Ignazio Loiola.
Francesco Saverio.
Teresa.
DA Urbano Vili.
Elisabetta, regina di Portogallo,
nel 1625.
Andrea Corsini, nel 1629.
DA Alessandro VII.
Tommaso daVillanova, nel i658.
5io CAN
S. Francesco di Sales, nel i665.
DA ClEMEITTE IX NEL 1 669.
S. Pietro d' Alcantam.
S. Maria Maddalena de' Pazzi.
DA Clemente X nel 1671.
S. Gaetano Tieneo.
S. Francesco Borgia.
S. Filippo Benizii.
S. Luigi Bertrando.
S. Rosa di Lima.
DA Alessandro Vili nel 1690.
S. Lorenzo Giustiniani.
S. Giovanni da Capistrano.
S. Pasquale Baylon.
S. Giovanni da s. Facondo.
S. Giovanni di Dio.
DA Clemente XI nel 17 12.
S. Pio V, Papa.
S. Felice da Cantalice.
S. Andrea Avellino.
S. Caterina da Bologna.
DA benedetto XIII NEL I726.
S. Torribio, vescovo.
S. Giacomo della Marca.
S. Agnese da Montepulciano.
S. Pellegrino Laziosi.
S. Giovanni della Croce.
S. Francesco Solano.
S. Luigi Gonzaga.
S. Stanislao Rostka.
Nel 1728.
S. Giovanni Nepomuceno.
S. Margherita da Cortona,
DA Clemente XII nel 1737.
S. Vincenzo de Paoli.
S. Gio. Francesco Regis.
S. Caterina Fieschi-Adorno.
S. Giuliana Falconieri.
DA Benedetto XIV nel 1746.
S. Fedele da Sigmaringa, protomar-
tire di Propaganda.
S. Camillo de Lellis.
S. Pietro Regalato.
S. Giuseppe da Lionessa.
S. Caterina Ricci. ♦
DA Clemente XIII nel 1767.
S. Giovanni Canzio.
CAN
S. Giuseppe Calasanzio.
S. Giuseppe da Copertino.
S. Girolamo Emiliani.
S. Serafino da Montegranaro.
S. Giovanna Francesca Fremiot de
Chantal.
DA Pio vii nel 1807.
S. Francesco Caracciolo.
S. Benedetto da s. Filadelfo.
S. Angela Merici.
S. Coleta Boilet.
S. Giacinta Marescotti.
DA Gregorio XVI nel 1839.
S. Alfonso Maria de* Liguori.
S. Francesco di Geronimo.
S. Gio. Giuseppe della Croce.
S. Pacifico da s. Severino.
S. Veronica Giuliani.
§ Vili. I. Altre notizie sulle Ca-
nonizzazioni solenni, ed equipol-
lenti. 1. Cenni sulla notorietà dei
miracoli. 3. Sul culto. 4- Su quello
de^ bambini. 5. Origine degli atti
dei Santi, e quali Pontefici ne ca-
nonizzassero maggior numero. 6.
Degli stendardi. 7. Delle Cano-
nizzazioni celebrate con magnifi-
cenza straordinaria j delle spese
occorrenti per essej delle loro
riforme, con altre analoghe no-
tizie sulle propine, regalie, ec.
8. Autori che scrissero sulle Ca-
nonizzazioni. 9. Delle loro bolle.
10. Degli ottavarii, che si soglio-
no fare a^ nodelli canonizzati.
1 . La Canonizzazione solenne ,
come abbiamo veduto, è il ricono-
scere, e il proporre, che fanno i
Pontefici alla venerazione de' fedeli,
e della Chiesa universale, que' servi
di Dio, i quali colle loro esemplari
azioni l'aveano esaltata, ed accre-
sciuta. Essi pertanto, per promovere
l'aumento della religione cattolica,
la gloria divina ne' suoi servi, come
CAN
per dare alla medesima Chiesa un
miovo splendore accidentale, li cano-
nizzano sublimandoli all' onor degli
altari. La Canonizzazione poi equi-
pollente, cioè r approvazione del culto
immemombile, consiste nel decreto
Pontificio, con cui si comanda di pre-
cetto, che per tutta la Chiesa si faccia
l'uffizio , e la messa di quel servo di
Dio, che da tempo immemorabile
gode il culto, ed il titolo di Santo;
che la sua festa sia inserita nel bre-
viario, e messale romano, con ob-
bligo di celebrarsi nella Chiesa uni-
versale con rito semidoppio.
Nel 1625, Ui'bano Vili confermò
il decreto della s. congregazione del
santo uffizio, in cui si approvava il
culto immemorabile della b. Colomba
da Rieti : approvazione, che equival-
se alla beatificazione non solenne,
o equipollente, e che fu per la pri-
ma volta conceduta dai Pontefici.
Sì emanò il decreto dalla congrega-
zione del santo uffizio, e non da
quella de* Riti , perchè neh' anno
stesso erano usciti dal sant' uffizio i
decreti ( che il suddetto Urbano Vili
poi confermò con breve del i634),
in cui con autorità apostolica fu
commesso il grave affare delle bea-
tificazioni e canonizzazioni , definiti-
vamente, ed esclusivamente alla sola
congregazione de' Riti. Dicemmo, che
la Canonizzazione si richiede a nome
di qualche sovrano, o da qualche ec-
clesiastica o regolare società ; ma ab-
biamo esempi, che talvolta fu dai Papi
ricusata tal petizione , come fece
Clemente Vili quando diversi prin-
cipi lo supplicarono per la Canoniz-
zazione del b. Pietro di Luxemburgo.
Fece risponder loro quel Pontefice,
che se volevano tolto il titolo di
Cardinale, come creato da un anti-
papa, e messo quello solo di con-
fessore, avrebbe procurato di com-
CAN 3ii
piacerli; ma non convenendo essi
nella condizione , restò sospeso l' af-
fare, come attestano i Bollandistì.
Tuttavolta, nel 1628, da Urbano VII!
fu conceduto l'uffizio, e la messa di
questo Beato, nel giorno cinque di
luglio, per le chiese de' certosini.
2. Bonifacio Ferrari, certosino,
scrisse nel 1420 un trattato, in cui
cercava per qual ragione nel suo
Ordine pochi sieno i santi canoniz-
zati , e perchè non vi si faccia alcun
miracolo pubblico? Volle monsignor
Sarnelii sciogliere questo quesito, e
nel tom. X delle sue Lettere Eccle-
siastiche ^ lettera XCVII, risponde,
che per le Canonizzazioni non sola-
mente si richiedono le virtù, ma
anche i miracoh, i quali per lo più
non si fanno ad intercessione di
que' santi solitarii, affinchè non ven-
ga sturbata la loro religiosa solitu-
dine colla frequenza de' concorrenti.
Il p. Raynaud, esaltando la santità
dell'Ordine certosino, ed i miracoli
di que' venerandi monaci, nel Punct.
X del tomo IX delle sue opere,
risolve lo stesso quesito con poche
parole , dicendo , che quest' Ordine
fu sempre più diligente nel formare
molti santi, che nel manifestarli.
Di ciò dà un'ottima ragione il Lam-
bertini, ed è, che per le canoniz-
zazioni o santificazioni, richiedesi la
necessaria prova delle virtù in grado
eroico, dedotta dagli atti esterni, ed
assicurata colla deposizione di parec-
chi testimonii, la qual prova è molto
più difficile ne'sohtarii per la diffi-
coltà delle occasioni, in cui vSi pos-
sano dagli altri osservare queste
virtù. Conchiude pertanto il mede-
simo Lambertini, che nella religione
de' certosini , e ne' monisteri di altri
solitarii , molti sono stati i santi
per la chiesa trionfante, e pochi
nella chiesa militante, nella quale
3i2 CAW
si ha bisogno delle prove esterne
della loro santità, prove, lo ripe-
tiamo, diflicili ad aversi ne'solitarii.
3. Urbano Vili, nel i63o, de-
cretò che non i beati, ma i soli
santi canonizzati si potessero dare
in protettori , e patroni di regni ,
città, Ordini rehgiosi , ec. , e, me-
diante bolla del 1 642 , lo stesso
Pontefice stabilì che la festa di pre-
cetto si osservasse pei soli protettori
principah. Ciò non pertanto Ales-
sandro VII, coll'autorità del breve,
Commissì Nobisy del 1 664 , ordinò
che r uffizio di s. Domenico Guzman,
come protettore della città, e regno
di Napoli , vi fosse celebrato con
ottava, e festa di precetto, nono-
stante che fosse protettore meno
principale. Il successore Clemente IX,
beatificando nel 1669, Rosa di Li-
ma (che poi fu canonizzata, la pri-
ma dell'America meridionale, da
Clemente X), fu da lui eziandio
dichiarata protettrice del regno di
Però, ordinando, che si osservasse
con festa di precetto il giorno della
sua morte, e comandando, con raro
esempio (per riguardo a' soli beati-
ficati , pe' quali non s' impone , ma
solo si permette), che in tutto il
predetto regno se ne facesse l'ufifi-
zio, e la messa da tutto il clero.
E Clemente X, col suo breve, Ex
injuncta^ emanato nel 1674, dichiarò
il b. Stanislao Kostka ( canonizzato
poscia da Benedetto XIII) princi-
pale protettore della Polonia, colle
medesime prerogative degli altri prin-
cipali protettori, ad onta del sum-
mentovato decreto, il quale vieta,
che i beati non ancor canonizzati,
si possano eleggere in protettori, ciò
che solamente può farsi di quelli
che la Chiesa universale venera col
titolo di santi. Finalmente Innocenzo
XI, nel 1687, permise a tutto l'Or-
CAN
dine della Mercede di fer l' uffizio
e la messa con rito doppio di se-
conda classe con ottava al b. Pietro
Armangol, benché Alessandro VII
avesse prescritto con un decreto del
iGSg, che i beati non ancor cano-
nizzati, non possano esser eletti in
patroni, ne celebrarsi la loro festa
con ottava: eccezione, che pure fu
conceduta pel b. Bernardo Tolomei,
alla congregazione olivetana da esso
fondata, e pei sette beati fondatori
de' serviti, alla religione da questi
istituita. F. Trombelli, De cultu
Sanctoruiìiy Bononiae i743.
4. Sulla Canonizzazione de' bam-
bini, abbiamo, che il b. Simeone di
Trento, fanciullo di ventinove mesi,
ucciso dagli ebrei in odio della fe-
de, nel 1472, ricevette dopo il mar-
tirio il culto pubblico, come a san-
to martire, per cui Sisto IV colla
costituzione. Licei inter causas, dei
IO ottobre 147 5) pi'esso il Martene,
Veter. Scriptor. ^ t. II, col. i5i6,
diretta a tutti i signori ed uffiziali
d' Italia, proibì, che gli venisse dato
culto alcuno, finche fosse assicurato
della verità della sua causa, per
mezzo de'commissarii, che a tal fine
avea mandati in quelle parti. Fatto-
ne dipoi processo, fu approvato il
culto da Gregorio XIII, che ne fe-
ce mettere il nome nel martirolo-
gio romano ; ed il successore Sisto
V concesse, che in tutta la diocesi
di Trento si celebrasse la sua festa
con officio e messa propria, locchè
corrisponde alla Beatificazione equi-
pollente. Benedetto XIV poi, nel
1751, ricevette le suppliche del ve-
scovo di Bressanone , perchè ordi-
nasse l'ufficio e la messa pel dì 1 1
luglio , del b. Andrea della terra
Rinnense, ucciso dai giudei in odio
della fede nell'anno 1460, quando
non avea compiti tre anni di età .
CAN
Il Papa gli rispose, che si facessero
i processi del culto immemorabile ,
del martino e de' miracoli di questo
beato. Dispiacque la risposta al ve-
scovo , per esservi d' uopo al pro-
cesso per la sola Canonizzazione,
non già per l'indulto dell'uffizio,
e della messa, che per altro poi ac-
cordò Benedetto XIV. Ma consegui-
ta tal grazia, se ne domandò la Ca-
nonizzazione, onde il Pontefice pre-
se da ciò occasione per dimostrare
colla costituzione Beatus Andreas ,
che si legge nel tomo XIX del Boll.
Mag. p. I20, emanata a' 2 3 mag-
gio i'/55 f e diretta a monsignor
Benedetto Veterani promotore della
fede, che non conveniva canonizzare
i bambini per più ragioni, i.° per
la novità; 2.° per non avvilire
colla frequenza le Canonizzazioni ;
3.** perchè da questi bambini niun
esempio di virtù possono cavare i
fedeli, non potendolo essi aver dato
in così tenera età. Quindi ordinò al
promotore della fede, doversi in tale
maniera rispondere a chiunque do-
mandasse la canonizzazione di simili
bambini. In quanto poi al primo
santo confessore di minore età ca-
nonizzato , esso è s. Stanislao della
compagnia di Gesù, morto d'anni
diciotto.
5. La compilazione degli atti de'
santi martiri rimonta al Pontefice
s. Clemente I, allorquando istituì in
R.oma sette notari per raccogliere i
loro alti, e registrarli ne' fasti della
Chiesa, ond' ebbero origine i marti-
rologi, catalogo, o registro de' santi,
sebbene questi vogliansi incomincia-
li solo nel VI secolo. Ma Papa Ni-
colò V, eletto nel 1 44? > comandò
pel primo al letterato Antonio de-
gli Agli fiorentino, la compilazione
degli atti de' santi, ed Urbano Vili
stabilì di nuovo un protonotario a-
CAN 3i3
postolico, per ricevere nella congre-
gazione de' Riti, gli atti de' martiri.
In quanto al maggior numero dei
beati canonizzati dai Pontefici, si os-
serva che Gregorio XV, nel giorno
di s. Gregorio I a' 12 marzo 1622,
con una sola solennità (ciò che per
r addietro non s' era fatto ) cano-
nizzò cinque beati, quattro de' quali
erano spagnuoli. Vero è che Ales-
sandro III, dal 1159, in cui fu e-
letto, sino al 118 1, in cui morì, in
diversi tempi canonizzò dieci santi ,
ciò che non fecero altri sino a Be-
nedetto XIII. Questi, in sei an-
ni circa di Pontificato, ne canonizzò
altrettanti , con diverse solennità ,
per cui il Lambertini, De servo-
rum Dei beatific.^ etc. , lib. I, cap.
XXXVI , confuta la favola , che i
Pontefici, fatta qualche Canonizza-
zione, muojano subito. Già si è det-
to, che soghono i Papi destinare
per tale solennità un dì festivo, ov-
vero dichiarano per quell'anno di
precetto quel giorno, in cui cele-
brano la Canonizzazione ; ma Pao-
lo V fece quella di s. Francesca
Romana nel dì anniversario della
sua incoronazione, a' 29 maggio
1608, e Clemente XIII celebrò la
Canonizzazione di sei beati, anche
nel giorno anniversario di sua in-
coronazione, cioè a' 16 luglio 1767.
6. Degli stendardi, che si porta-
no nelle processioni delle Canoniz-
zazioni, si trattò al § V. Però pri-
ma di riparlare di quelli, che si ap-
pendono nella basilica di s. Pietro,
diremo d' una processione straordi-
naria fatta da Eugenio IV nel pri-
mo di febbraio i447> quando ca-
nonizzò s. Nicolò da Tolentino, ago-
stiniano. Eseguita la Canonizzazione
nella detta basilica , il Papa partì
da essa, e processionalmenle si recò
a celebrare la messa nella chiesa di
3i4 CAN
s. Agostino, onde nacque l'errore in
(ìlcuni, che dissero fatta la Canoniz-
zazione in questa chiesa degU ago-
stiniani ( F. Ridolfino Venuti, Nii-
mismata Pontìfic. Roman., pag. 9).
Tuttavolta i critici sostengono esser
vero, che la Canonizzazione seguì
nella basilica vaticana , ma che la
processione partì dalla chiesa di s.
Agostino, e si condusse in quella di
s. Pietro, avendo realmente Papa
Eugenio celebrata la messa in quel-
la di s. Agostino. Gio. Battista Mem-
mi, Del sacro rito di canonizzare
ì santi, cap. IV, p. 61, aggiunge,
che essendo morto un fanciullo, ca-
duto dal ponte s. Angelo nel Te-
vere, mentre passava la processione,
]ier intercessione del beato , fu da
Dio resuscitato. Riguardo poi agli
stendardi, che vengono attaccati nel
dì della Canonizzazione, nel presbi-
terio, o nella parte superiore della
confessione de'ss. Apostoli ( che è il
luogo, ove si fa la solenne funzio-
ne), rappresenta ognuno in dipinti
a olio l'effigie del nuovo santo in
gloria, e nel rovescio uno de' pro-
digi più illustri da lui operati. Al-
l'estremità dello stendardo sta lo
stemma del Pontefice, del Cardina-
le procuratore della Canonizzazione,
della religione cui appartenne il ser-
vo di Dio, e di altri. Rimonta il
principio di tal rito da un prodigio
accaduto nella Canonizzazione di s.
Stanislao martire, vescovo di Cra-
covia, a* 17 settembre i253. Impe-
rocché in essa appena pronunziata
la gran sentenza da Innocenzo IV,
mentre stava ancora seduto in tro-
no, apparve in aria uno stendardo
sostenuto dagli angeli, di colore ros-
so purpureo, e nel mezzo dello sten-
dardo si dava a vedere un vescovo
in abito Pontificale. Questa visione
fu patente, e manifesta a molti fe-
CAN
deli ivi presenti, i quali con am-
miiazione appresero, che nel colore
rosso si esprimeva il sangue sparso
dal santo martire, e nella persona
vestita in abito pontificale si effigia-
va la sua dignità di vescovo di
Cracovia, come riferiscono con Gio.
Longino i Bollandisti, a' dì 11 mag-
gio, t. II, p. 260. Laonde il Pape-
brochio scrisse, che da questo mi-
racolo incominciò il costume di es-
porre gli stendardi de' santi , soste-
nuti in aria, ed altri portati nella
processione della loro Canonizza-
zione.
7. Passiamo a dire alcuna cosa
sulla magnificenza, con cui furono
celebrate le Canonizzazioni, delle spe-
se occorse per esse, delle regalie, ed
altre analoghe notizie. Che le fun-
zioni delle Canonizzazioni si facciano
di rado, oltreché ne danno fede gli
stessi fatti, lo prescrisse Innocenzo
Vili, scrivendo nel i485 a Jacopo
arcivescovo d' Upsala , e ai vescovi
della Svezia, altrimenti verrebbero
ad avvilirsi ; oltre a ciò si aggiun-
ga la compilazione de' rigorosi pro-
cessi, cause, ec, e le indispensabili,
e forti spese, che devonsi effettuare.
La prima solenne Canonizzazio-
ne, che fu eseguita con slngolar
magnificenza , è quella nella quale
Gregorio IX, nel 1228, canonizzò
in Assisi s. Francesco, fondatore dei
minori, tre anni dopo la sua mor-
te, cioè con pompa e rito per l' ad-
dietro non mai praticato , stante il
tenero amore, che vivente portava
a quel gran servo di Dio. Clemen-
te VI, a' 16 giugno i347, canoniz-
zò in Avignone s. Ivo di Treguier
nella Bretagna, e s. Roberto, abba-
te di Casa di Dio, monistero in cui
il Papa era stato monaco, e con tal
solennità di rito, quale è descritta
a detto anno n. 74 dall' annalista
CAN
Rinaldi. Nicolò V, nell'anno san-
to i^5o , accrebbe la solennità, ce-
lebrando a* ^4 maggio, festa di Pen-
tecoste, la Canonizzazione di s. Ber-
nardino da Siena, minore osservan-
te, essendovi in Roma pel capitolo
generale, tremila ottocento suoi cor-
religiosi, tra' quali s. Giovanni da
Capistrano, san Jacopo della Marca,
e s. Diego laico spagnuolo. Dall'an-
nalista Wadingo apprendiamo la
celebrazione solennissima di tal Ca-
nonizzazione, nella quale JVicolò V
concorse con duemila scudi, e la fe-
ce alla presenza di quarantaquattro
Cardinali. Nella Canonizzazione poi,
che a' 6 gennaio i^S5, festa dell'E-
pifania , fece Innocenzo Vili di s.
Leopoldo, detto il Pio^ IV e mar-
chese d'Austria, furono impiegati
venticinquemila ducati d'oro ; men-
tre in quella di s. Bonaventura, e-
seguita dal predecessore Sisto IV ,
nel 1482, nella domenica in Albis,
furono spesi ventisettemila ducati
d'oro, come attestano il Patrizi, e
Burcardo. Dallo splendido Pontefi-
ce Leone X, nella domenica in Al-
bis ^ che cadde nel di primo maggio
i5i9, fu canonizzato s. Francesco
di Paola, confermando la elezione,
che del medesimo santo fece il re-
gno di Sicilia per protettore. Per
questa Canonizzazione furono per la
prima volta usati i celebri arazzi
eseguiti con tessuti di seta ed oro in
Fiandra, presso i disegni di Raffae-
lo, e sono queUi, che stanno nella
galleria del Vaticano , de' quali si
parlerà all'articolo Cappelle Ponti-
ficie, § X, al numero che descrive
la processione del Corpus Domini,
per cui prima si esponevano. Dessi
costarono settantamila scudi, e dicesi
che sieno stati donati da Francesco I,
re di Francia , a Leone X per la
predetta Canonizzazione. Però il Va-
CAN 3i5
sari dice, essere stati ordinati dal
Pontefice, ed aggiunge che sembra-
no un miracolo, piuttosto che arti-
ficio umano. Sisto V non solo con
gran solennità, a' i4 marzo i588,
annoverò nella basilica vaticana, tra
i dottori di s. Chiesa, s. Bonaven-
tura Fidanza, ma a' 2 luglio del-
l'anno stesso, ad istanza di Filippo
II, re di Spagna, canonizzò con ec-
clesiastica magnificenza s. Diego. L'al-
tare sul quale il Papa celebrò in
questa solennità fu da esso chiama-
to Papale, e mandato in dono al
re, a cui prescrisse le persone, che
vi potevano celebrare la messa, co-
me si legge nel suo breve del 20
agosto.
Si rileva dagli atti della Cano-
nizzazione di s. Francesco di Sales,
fatta da Alessandro VII nel i665
(che pure lo avea beatificato agli
8 gennaio i562, con una maniera
di solenne beatificazione, la quale
fu la prima che siasi celebrata nel-
la Chiesa ) ; atti pubblicati da Do-
menico Cappello maestro delle ce-
rimonie Pontificie, col titolo » Con-
» textus actorum omnium in Bea-
« tificatione, et Canonizatione san-
>y cti Francisci de Sales ", che la
spesa fatta negli ornati della basili-
ca vaticana, ne' sacri arredi, e per
tutto l'occorrente alla Canonizzazio-
ne, ascese a trentunmila novecento-
tre Centussiy che il p. Bonanni
{Numismata pontificum tom. II) chia-
ma scudi romani. Alessandro VII
poi, per ristaurare la fabbrica del-
l'augusto tempio vaticano, e per in-
dennizzare quella basilica della fattu-
ra degli arazzi, destinati per la fun-
zione delle Canonizzazioni, avea or-
dinato, che in ciascuna delle Cano-
nizzazioni stesse si pagassero per
ogni santo seimila scudi alla rever.
fabbrica della basilica . Essendosi
3iG CAN
però in progresso reintegrata delle
spese fatte, i Papi cessarono di far
osservare la determinazione di Ales-
sandro VII, e condonarono ai po-
stillatori delle cause de* novelli santi
tutta la mentovata somma, o pure
la minorarono talvolta di due o tre
mila scudi, impiegandosi il denaro
nella conservazione, ed aumento del-
la basilica, o di qualche altra chie-
sa di Roma, o di altrove. Osserva
il Lambertini, che a' suoi tempi le
spese d' una Canonizzazione, qualora
ad un tempo si celebri quella di
parecchi altri santi, non oltrepassa-
vano la somma di quattordicimila
scudi per cadaun santo.
Ma il provvido Pontefice Inno-
cenzo XI, considerando le esorbitan-
ti spese, che facevansi nelle Cano-
nizzazioni de' Santi , per istabilirne
un opportuno regolamento, da os-
servarsi inviolabilmente per V avve-
nire, colla costituzione, che si legge
nel toni. VIII, p. 67 del Boll. Rom.,
pubblicata a' i5 ottobre 1678, ap-
provò i decreti della congregazione
de' ss. Riti , sopra ciò che si deve
osservare nelle cause delle beatifica-
zioni, e canonizzazioni de' santi , e
sopra le tasse degli avvocati , pro-
curatori, e notai nelle medesime
cause, riformandone, e moderando-
ne le sportule, che solcano darsi in
simili occasioni. Benedetto XIII, a
risparmio di spese, nel 1729, cano-
nizzò s. Giovanni Nepomuceno nella
basilica lateranense , come quella
che trovavasi già parata per la so-
lenne consacrazione, che della basi-
lica aveva fatta il Pontefice stesso .
Sì risparmiò in tal modo quanto
occorreva per parare , ed orna-
re la basilica vaticana. E Clemen-
te XII, avendo fatta la nuova fac-
ciata alla detta basilica lateranense,
non solo nella festa della ss. Tri-
CAN
nità, a' 16 giugno del 1737, cele-
brò la Canonizzazione di quattro
Santi, ma a' 22 dello stesso mese,
per risparmio di spese, vi beatificò
solennemente Giuseppe da Lionessa,
altrimenti avrebbe occorso di fare
il solito apparato nella basilica va-'
ticana.
Finalmente, con approvazione di
Benedetto XIV , la sacra congre-
gazione de' Riti fece pubblicare, nel-
r anno 1741 > colle stampe della
Reverenda Camera Apostolica, la
« Nuova tassa, e riforma delle spe-
M se delle cause per le Beatifica-
« zioni e Canonizzazioni , e delle
»> altre spese per la solennità delle
y» medesime Beatificazioni, e Cano-
M nizzazioni, fatta, e pubblicata per
» ordine di Nostro Signore Papa
*» Benedetto XIV ". In questa per-
tanto vengono fissate le spese, e pro-
pine pel promotore, e pel sotto pro-
motore della fede , pel notaro , pel
traduttore , e revisore de' processi ,
per le stampe, pel sostituto della se-
greteria, pei giudici, pegli avvocati e
procuratori, pe' medici, per le man-
eie e pei regali . I quadri per le
solenni beatificazioni , cioè le effigie
dei beati, dipinte ad olio, con corni-
ce dorata, vengono conceduti al Car-
dinal ponente della causa e al suo
uditore , al segretario della congre-
gazione de' Riti, al suo sostituto, al
promotore della fede, e al sotto pro-
motore, all'avvocato e al procurato-
re , al Cardinal prefetto della con-
gregazione, ed al Sommo Pontefice
è dato un quadro grande in cui
è rappresentato un miracolo ope-
rato dal beato. Per la solenne Ca-
nonizzazione è poi stabihto, che si
dieno i quadri ( oltre uno al Papa
più grande di quello de' beati , ed
esprimente del pari , o im mira-
colo o la gloria del santo, o alcuna
CAN
virtù da esso esercitata) uno al pre-
fetto , ai Cardinali , e ai consultori
della congregazione de' Riti, al mag-
giordomo, ed al maestro di camera
del Papa, e tanto ai due primi mae-
stri di cerimonie, che ai partecipanti,
e loro soprannumerarii. L'avvocato
concistoriale, che fa l'orazione, l'udi-
tore del Cardinal ponente, il segre-
tario e sostituto de's. Riti, l'avvoca-
to, e procuratore della causa, il pro-
motore, e sotto-promotore della fede
e il notaro della congregazione, deb-
bono pur averlo, ma di diverse mi-
sure , secondo il grado de' soggetti.
Nel titolo Beatificazione si descri-
vono le propine, che si devono sbor-
sare per esse , fra le quali vi è il
pagamento di scudi ottocento venti-
cinque alla sagrestia di s. Pietro, per
ordine di Alessandro VII. Nel titolo
Canonizzazione viene disposto , che
a detta sagrestia si dieno mille sei-
cento cinquanta scudi. I seimila scu-
di , che i postulatori solevano con-
segnare al Papa , applicati già da
Alessandro VII ad estinguere, come
si disse, il debito contratto per l'ap-
parato della basilica vaticana, e poi
rivolto in beneficio di chiese, e luo-
ghi pii, e ridotto quindi a tremila scu-
di, furono da Benedetto XIV applica-
ti in perpetuo alla congregazione di
Propaganda, a vantaggio delle mis-
sioni. Finalmente evvi la lista delle
ricognizioni sotto titolo di vesti, re-
gahe, ed altro da darsi ai seguenti
nella somma, che si nota, cioè agli uffi-
ziali della congregazione de'Riti, della
curia, e corte romana, della fami-
glia e cappella Pontificia, alle milizie,
ed altri. Tuttavolta, stanti le circostan-
ze de'tempi , questa nota di riforma
soggiacque a riduzioni , tanto nella
Canonizzazione celebrata da Pio VII,
quanto segnatamente in quella fat-
ta dal Pontefice regnante.
CAN 3i7
Oltre a ciò i postulatori de' bea-
ti, che si devono canonizzare , som-
ministrano molti paramenti, ad ar-
redi sacri nuovi al Sommo Ponte-
fice , e a' principah ministri della
funzione, che rimangono poi di pro-
prietà del Papa , meno le cose infe-
riori, le quali vanno a chi spettano.
Ci limiteremo ad indicare gli oggetti
principali consegnati al Pontefice per
uso di lui, e de' suoi assistenti, av-
vertendo, che se il canonizzato è
martire i paramenti sono di colore
rosso, altrimenti sono bianchi, sem-
pre però di drappo di seta, sempre
e tutti riccamente e superbamente/ ri-
camati d'oro, purché si dica la messa
del canonizzato. Dove si faccia la
Canonizzazione in uno de' giorni ec-
cettuati pel rito maggiore, allora il
parato è coerente alla messa, ne piìi
si fa del canonizzato che la sola com-
memorazione. Cosi per esempio se
celebrasi la Canonizzazione d'un mar-
tire nel giorno di Pasqua di risur-
rezione, il parato è bianco, e vice-
versa se si fa la Canonizzazione di
un confessore nella solennità di Pen-
tecoste, il parato è rosso. I paramen-
ti degni di special menzione , sono
questi : manto o piviale Pontificio ,
stola, piviale pel vescovo assistente,
velo umerale, pianeta con istola, ma-
nipolo, velo del calice, e borsa; tre
tonicelle con istola, e due manipoli,
oltre i fiocchi d'oro pe'diaconi, e sud-
diaconi latini, fanone, grembiale, due
tonicelle pel diacono, e suddiacono
greci ; due grandi , e magnifici pa-
liotti co' Pontificii stemmi per l'alta-
re Papale del valore non meno di
duemila e duecento scudi, calice
d'oro del valore di circa seicento
scudi , camici , tovaglie , biancherie
della Pontificia credenza , ed altre
biancherie e cose, che si tralascia di
rammentare, oltre la mitra preziosa
3.8 CAN
ricca dì gemme, e la mitra di lama
iV oro, guanti, paramano, scarpe, san-
dali ec.
In quanto all' uso dei detti para-
menti, arredi, ed oblazioni, i Pontefi-
ci dopo la funzione ne disposero a
loro beneplacito, rilasciando per so-
lito all'altare Papale della basilica,
ove celebrarono la Canonizzazione, i
paliotti e le tovaglie, mentre il cali-
ce d'oro da molti fu donato alla
basilica vaticana. 11 Pontefice regnan-
te donoUo alla basilica lateiancnse ,
avendo egli inoltre conceduto gli al-
tri paramenti alla sagrestia Pontifi-
cia , meno i paliotti clie lasciò alla
basilica di s. Pietro , e distribuì i
cerei delle oblazioni fra il sagrista ,
ed i cerimonieii. Del ricavato e pro-
dotto delle oblazioni , ed altro dei
quattro santi canonizzati da Clemen-
te XII, ascendente alla somma di
dodicimila scudi, ne furono assegnati
nove mila all' arciconfrateruita della
divina pietà, il cui pio istituto è di
sovvenire le persone più bisognose,
ed i residui scudi tre mila vennero
distribuiti a' poveri.
Nelle Canonizzazioni , come nelle
Beatificazioni, si fa copiosa dispensa
delle reliquie, immagini, vite e com-
pendii delle azioni virtuose de' cano-
nizzati, e qui rammentiamo, che Ur-
bano YIII vietò severamente la pub-
bliaizione delle vite de' venerabili
servi di Dio , beati e santi , senza
l'approvazione della Santa Sede. Ogni
postillatore umilia al Pontefice la
immagine del beato canonizzato, in-
cisa da valente bulino, ed impressa
in carta grande, legata con fettuccia
co' fiocchi d'oro, insieme ad una
magnifica rama di fiori finti, nonché
la vita legata elegantemente, e un reli-
quiario d'argento con Pontificio stem-
ma, e con porzione di reliquia in-
signe del servo di Dio. Talvolta i
CAN
Pontefici fecero coniare delle mone-
te in onore, e memoria dei santi
canonizzati, come attestano il Venu-
ti il Bonanni, Scilla, e lo stesso
regnante Gregorio XVI, per quella
celebrala nel 1839, volle, che la
medaglia, la quale suol coniarsi per
la festa de' principi degli apostoli ,
avesse le immagini de' cinque santi
da lui canonizzati.
8. Se poi si vuol prendere cogni-
zione dei diversi modi, con cui fli-
rono nell'apparato, oltre gli atti,
celebrate diverse Canonizzazioni, so-
no a consultarsi i seguenti. Gli atti
della Canonizzazione celebrata nel
1669 da Clemente IX furono com-
pilati da Domenico Cappello mae-
stro delle cerimonie Pontificie, e
stampati col titolo, Ada Canoniza-
tionìs s. Pelri de Alcantara^ et s.
Mariae Magdalenae de Pazzis una
cum dìssertatìone Francisci M. Phae-
bei, archiepiscopi tarsensis, Cori'
greg. Rituum a secretis, super ca-
nonizatìone sanctorum_, Romae 1 669 ;
opera ricchissima di squisita erudi-
zione. Da Maffeo Urbano de Rubeis si
ha la Relazione dell' apparato fatto
in s. Pietro, e delle cerimonie per
la Canonizzazione de' cinque santi
Lorenzo Giustiniani, Gio. da s. Fa-
condoj Pasquale Baylon, Giovan-
ni di Dio, e Gio. da Capistrano,
canonizzati a' 16 ottobre 1690 da
Alessandro Vili , Roma 1690.
Monsignor Giustiniano Chiapponi ,
allora primo maestro delle ceri-
monie Pontificie , pubblicò in Ro-
ma, nel 17 12, corredati di squisita
erudizione, gli Aiti della Canoniz-
zazione celebrata da Clemente XI,
a' 11 maggio 1712 de santi Pio
V. Andrea Avellino, Felice da
Cantalice e Caterina Vigri. Bene-
detto XIV, a' 29 giugno 1746, ca-
nonizzò i beati Fedele da Sigma^
CAN
ringa , Camillo de Lellis, Pietro
Regalato, Giuseppe da Lionessa, e
Caterina Ricci, per cui abbiamo,
Ada Canonizatìonis quinque sari'
ctorum etc, a Benedicto XIV ce-
lehratae^ una cum ejusdem apostO'
Ucis lìteris et vaticanae basilicae or-
natus descripiionej adjeclis etìani
pluribus aeneis tabulis, sive sitpple-
mentuni secundum ad opus de CanO'
nizatìone sanctorum, Yenetiis 1768.
Gli stessi atti erano già inseriti nel
tomo V dell' opera De Canoniza-
tione sanctorum, dell'edizione terza,
prima romana, fatta dal gesuita por-
toghese Azevedo, nel i747-
Clemente XIII, a' 16 luglio 1767,
cononizzò i beati Giovanni Canzio ,
Giuseppe Calasanzio, Giuseppe da
Coperti nOj Girolamo Miani, o Emi-
liani, e Serafino d' Ascoli. Gli atti,
colle bolle di questa Canonizzazio-
ne , furono eruditamente raccolti
da Giuseppe Andrea Mariotti, e
pubblicati in Roma nell'anno 1769.
Fra gli autori poi , che hanno
trattato della Canonizzazione, oltre
i citati superiormente, aggiungere-
mo, Furtunato Sebaceo, De notis
et signù sancthalis heatijìcandorum ,
et canonìzandorumj Luca Castelli-
ni con tre opere, cioè ; De certitu-
dine glorlae sanctorumj De inquisì'
tione miraculorum in sanctorum mar-
tyrum canonizalionej De dilatione
Canonizatìonis j Felice de Mattia,
De canonizatione sanctorumj Fran-
cesco Bordoni, De miraculis ratio-
ne habita beatìjìcationis et canoni-
zationisj Gio. Battista Memmi, De
sacro ritu sanctos canonizandij Fe-
lice Contelori, De canonizatione san-
ctorumj il Ferrari nel suo Catalo»
gus sanctorum quorum nomina non
sunt in martyrologio romanoj e il
Fontanini nel suo Codex canoni-
zationiSf etc.
CAN 319
9. A tenore della richiesta fatta
dall' avvocato concistoriale al Papa ,
dopo la promulgazione del decreto
di Canonizzazione, cioè, che si de-
gni ordinare la spedizione delle let-
tere apostoliche nel modo, che si
disse al § V, nella stesso giorno, o
in altro, il Pontefice emana la bol-
la di Canonizzazione, cioè una per
cadaun canonizzato. Quando poi av-
viene la morte del Papa, che ha
celebrata la canonizzazione, senza che
sia spedita la sohta bolla, il succes-
sore, o altri la spedisce, incomin-
ciandola colle parole, Ratione con-
gruit, perchè è cosa conveniente, che
un Papa dia la pubbUcazione , e
l'esecuzione dei decreti ultimati dal
suo antecessore, supplendo alla man-
canza. Benedetto XIII promulgò tut-
te quelle, che mancavano sino a lui,
meno quella di s. Elisabetta cano-
nizzata da Urbano Vili nel 1623,
che fu poi pubblicata da Benedetto
XIV a' 28 aprile 174^? Rationi
congruità che si legge nel tomo I
del suo Bollano, p. 148.
La bolla di Canonizzazione è spe-
dita dal prelato abbreviatore di cu-
ria (Fedi)^ del quale tratta Giovan-
ni Ciampini, Abbreviatoris de cu-
ria, Romae 1696. Oltre il consueto
sigillo della cancelleria, è solito ap-
porsi alle bolle di Canonizzazione
un timbro orbicolare, intorno alla
cui periferia si legge un motto del-
la sacra Scrittura, diverso in ciascun
Pontificato. Evvi nel mezzo una
croce, a sinistra della quale sta
sciitto sopra l'asta, S. Peteus, a de-
stra S. Paulus, e nella estremità in-
feriore il nome del Papa, sotto cui
si è spedita la bolla. Non si sapreb-
be con certezza assegnare l'antichi-
tà e l'origine di una tal costuman-
za, dappoiché il Cardinal de Petra,
Commeiitaria ad apostolicas consti-
28604Ó
320 CAN
tutionesy il Riganti, De regulis Can-
ceUariaCj TAmidenio, De slylo Da-
teriacy e lo stesso Benedetto XIV,
De canonìzalione sanctorum j non
ne fanno menzione. Sembra una ri-
petizione del sigillo plumbeo^ fatto
forse primitivamente ad ornatum.
Niente v' ha difatti nel sigillo , che
non si rinvenga nel timbro : v' ha
la sola differenza, che nel timbro
è scritto il nome de* ss. Pietro e
Paolo, e nel sigillo vi sono effigiati,
e di più nella parte opposta al si-
gillo è scolpito il nome del sommo
Pontefice, che nel timbro necessa-
riamente si rinviene nell'unica su-
perficie. Questa bolla poscia viene
sottoscritta dal Papa, e da tutti i
Cardinali piesenti in Roma.
Abbiamo poi dalla citata Nuova
Tassa, e Riforma per le cause di
Canonizzazione, p. 23, che, affinchè
sollecitamente si spedisca la bolla
della Canonizzazione di ciascun san-
to, ne si differisca come talvolta av-
venne, anche per più d'un secolo,
vengano prima della Canonizzazio-
ne depositati da ciascuno dei postu-
latori nel monte di pietà, o nel ban-
co di s. Spirito scudi seicento qua-
rantanove, da ripartirsi come se-
CAN
gue : al prelato abbreviatorc di cu-
ria, che stende la bolla, scudi cento-
cinquanta; all'uffizio dello scrittore
segreto straordinario, e per le ma-
juscole , scudi centosettantacinque ;
air uffizio del piombo, scudi ottan-
tasette, e baj occhi cinquanta ; alla
segreteria de' brevi , e pel registro
scudi centosetlantasei, e bajocchi cin-
quanta; ed allo spedizionere scudi
sessanta.
IO. Finalmente dopo la celebra-
zione della Canonizzazione , nelle
chiese de' canonizzati si suole cele-
brare solenne otta vario, con magni-
fica paratura, e illuminazione, e nel
primo giorno si tiene cappella Car-
dinalizia con intervento del sagro
Collegio. Il Diario di Roma del
1788, nei numeri 3169,3175,825^9
e 8268 fa la descrizione di quelli,
che si tennero pei quattro santi ca-
nonizzati da Clemente XII nell'an-
no precedente, cioè per s. Gio. Fran-
cesco Regis nella chiesa del Gesù ;
per s. Caterina Fieschi, in quella
di s. Giovanni de' Genovesi in Tras-
tevere ; per s. Vincenzo de' Paoli ,
nella chiesa della missione a Monte
Citorio, e per s. Giuliana Falconie-
ri in quella di s. Marcello.
FINE DEL VOLUME SETTIMO.
BX 841 .M67 1840
SMCR
Noronì , Gaetano,
1802-1883.
Di z i onari o di erud
i 2 ione
storico-ecc les ias
t ica
AFK-9455 (awsk)